Fu il suo unico viaggio di studio. Durante questo soggiorno Antoni visitò le città italiane più importanti: Roma, Assisi, Napoli, Siracusa, Firenze, Pompei, Palermo, Bologna, Ravenna, Ferrara, Venezia. Annotava: Sto andando a Roma, tratto finale dei miei viaggi in treno, con il mio biglietto ho fatto 3530 km, a cui aggiungere il viaggio da Roma ad Assisi, più il percorso da Padova a Venezia andata e ritorno, il mio viaggio ammonta a 4000 km. Aggiungere i filobus, i tram e i piedi, è difficile stabilire la cifra.
In tutti questi luoghi lo attirò l’arte, la sete di conoscere e vedere. Studiò con attenzione le opere dei grandi artisti italiani. Fu profondamente toccato dalle opere dei maestri del XIII e XIV secolo e dall’arte paleocristiana. Scrisse: “Sono stato soggiogato dalla fantasia, dall’inventiva, dalla sincerità e dalla semplicità. È davvero una grande arte”.
Al ritorno in Polonia per sei mesi Antoni Rzasa non scolpì nulla, non toccò lo scalpello nella convinzione che tutto ciò che contava fosse già stato fatto...
Non posso più scolpire, Jozek, non è che mi manchino i concetti, ho tante di quelle idee che mi basterebbero per un anno, ho portato dall’Italia un sacco di schizzi, non ho la forza, non ho la voglia di scolpire, a parte la stanchezza non mi dà nessuna soddisfazione, dopo l’Italia sono come un ubriaco che non può nemmeno guardare la vodka.
Il viaggio in Italia si rivelò un’esperienza cruciale per la sua maturazione artistica. La sua arte, cresciuta dalla tradizione al confine tra la cultura orientale e occidentale, fu arricchita, in qualche modo irrobustita dalle ispirazioni attinte dalle fonti della cultura europea.
"Mi accusano del fatto che la mia opera rimanda a quella di 1000 anni fa, sono d’accordo e non lo sono, ci sono delle leggi eterne a cui le persone sono obbligate ad attenersi, 4000 anni fa, oggi e tra qualche millennio, perché esisteranno ancora, alcuni artisti nella loro opera mostrano l’orrore dell’epoca odierna, vulcanica, la loro opera agisce, spaventa, ravvedetevi, io nelle mie sculture mi richiamo al cuore, all’amore, che vi salva, volente o nolente dalla sofferenza non ti proteggi"
A. Rzasa
La mostra rimarrà aperta fino al 8 aprile
lun-sab: ore 9.30 – 12.30 e 14 – 17 (dal 28 marzo: 15 – 18)
domenica: ore 9.30 – 12.30
Grazie all'ospitalità della Chiesa di Santo Stefano Rotondo e alla cortesia di P. Franz Meures S.J., Rettore della chiesa e del Pontificio Collegio Germanico Ungarico.
L'Evento è gratuito!
ORE 17.00
Indirizzo evento: Via Santo Stefano Rotondo 7
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