di GIOVANNI TESTORI e ALDA MERINI
drammaturgia e regia FABIO BATTISTINI
Violoncello Marcella Moretti
Arpa Donata Mattei
Abito di scena Maurizio Galante
Ufficio stampa Fabi & Ghinfanti
Foto Azzurra Primavera
Produzione
Stefania Reggiani in collaborazione con TEATRO QUIRINO
La vocazione di Valentina Cortese alla poesia, data sin dalla giovinezza, anche se non aveva mai affrontato una serata imperniata su frammenti di un discorso “amoroso” ed esistenziale, troppo presa com’era da impegni cinematografici e teatrali (dai film stranieri con Losey, Truffaut, Aldrich, ad Antonioni, Fellini, Zeffirelli e il lavoro al Piccolo Teatro a fianco di Strehler e poi con Chéreau e Visconti). Le serate su Testori e la Merini seguirono un percorso che sul filo della memoria dai lirici greci, avvicinava D’Annunzio ai contemporanei (Louis, Lorca, Prevert, Neruda, Radnòti, Schwarz, Macchi, Centinari, Dell’Agnese, Ronfani) con un supporto musicale che dal romanticismo approdava alla musica dodecafonica, poiché Valentina ha una straordinaria conoscenza della musica.
La contrapposizione di due voci così diverse eppure complementari del Novecento, di questi due grandi solitari, innamorati della vita, ci permette un viaggio iniziatico intenso e struggente. Il suono dell’arpa e del violoncello (per Testori), ci scorta e sparisce, lasciandoci sulla soglia del santuario; là, tolti i sandali, solo i versi nudi risuonano, quando è la voce della Merini a parlare…perché ”le più belle poesie si scrivono sopra pietre coi ginocchi piagati e le menti aguzzate dal mistero. Le più belle poesie si scrivono davanti a un altare vuoto, accerchiati da agenti della divina follia”.
Indiscussa è l’importanza di Giovanni Testori, “il più instancabile sperimentatore della letteratura italiana di questi decenni”, autore audace, creatore “di una lingua inaudita e babelica, appresa in un lungo, esaltante corpo a corpo con la poesia e il teatro, con la poesia come teatro interiore e con il teatro come luogo fisico e incandescente della poesia” (Giovanni Raboni, Classici Bompiani, 1996). Ma con la poesia di Alda Merini, dovremo fare ancora i conti, a lungo, “poesia naturale ed epifanica, dove le letture sedimentano e riemergono per allucinazioni, per illuminazioni, per strappi, in stato di grazia. Poesia bruciata su un’adolescenza protratta dei sentimenti, di quel sentire che segna gli anni giovanili e li condanna alla cognizione del dolore”, come dice Benedetta Centovalli nella prefazione de “La volpe e il sipario”, Rizzoli, 2004, il primo libro che Alda mi ha regalato.
La poesia è urgenza di dire, di comunicare: è grido o preghiera, qualcosa che si fa dentro di noi e ci accompagna, passo dopo passo lungo la nostra vita; un tempo c’erano gli aedi e gli erranti a portare la poesia fra gli uomini e nei simposi…il teatro è il luogo della poesia e la poesia non morirà mai, poiché resuscita ogni sera quando si spengono le luci della sala: questo è il messaggio estremo di Pirandello e della sua attrice Ilse , questo il significato del suo sacrificio.
Qualcuno, fra voi che siete qui stasera , ricorderà senz’altro quello spettacolo stupendo che Strehler aveva portato su questo palcoscenico nel 1967 e quell’attrice, bruciata dalla passione e sacrificata nella pantomima finale. Quell’attrice è qui, stasera, ancora fra voi, perché il mito dell’arte, non muore. Fabio Battistini
Nel foyer del Teatro Quirino verrà allestita una mostra fotografica dell’archivio privato della Signora Cortese.
Costo del biglietto €20,00 – ridotto €15,00
ore 20.45
Indirizzo evento: Via Marco Minghetti
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