Palazzo Muti Papazzurri Balestra

Data: 1644 / 1909

Localizzazione Riproduzioni in Stampe antiche Committenti Autori Autori delle decorazioni interne Casati e Famiglie collegateStoria

La famiglia Muti aveva le proprie proprietà in quest’area fin dal ‘300. Nel 1435 nel testamento di tale Giovanni Paolo Muti vengono menzionate le case ed una torre.

Prima del definitivo rifacimento secentesco, la residenza appare raffigurata da una veduta del Maggi del 1625 con altana e grande scalinata sulla piazza. In questo periodo viene affittata dai Muti ad alcuni cardinali. Nel 1612 nel palazzo risiedeve il cardinal Gonzaga, subentrato al cardinal Bianchetti.

Nel palazzo Vincenzo Muti ospita fra il 1627 e il 1631 il pittore francese Charles Mellin, allievo di Vouet, che vi ha lasciato due centri di volta affrescati e Claude Gellé, ed il celebre paesista francese, che realizza quattro grandi paesaggi sulle pareti di una sala oggi scomparsi.

Il palazzo viene rinnovato dal marchese Giovan Battista Muti fra il 1643 e il 1644.

Nel 1719 la Camera Apostolica prende in affitto il palazzo per ospitarvi Giacomo III Stuart, pretendente al trono d'Inghilterra. Il papa Clemente XI Albani accorda al sovrano cattolico in esilio la sua protezione e ne sostenne le rivendicazioni sul trono di Gran Bretagna, passata all’eresia anglicana.

Per questo Alessandro Specchi realizza nuovi tramezzi, pavimenti, camini e probabilmente il cortile con archi a sesto ribassato.

La famiglia dei Muti Papazurri si estingue con Raffaele nel 1816, il palazzo passò in proprietà del marchese Livio Savorelli, discendente per via femminile.

Nel 1909 viene effettuata l'infelice sovraelevazione di un piano.

Interni

I soffitto del Mellin rappresentano una Gloria, raffigurata insolitamente con le sembianze del mitico Curzio in atto di gettarsi dalla rupe, ed la Fama alata che suona la tromba, circondata da rilievi e statue antiche in un giardino aperto.

Le nuove decorazione interne del 1719 sono del pittore Giovan Angelo Soccorsi che nella galleria al piano nobile realizza un'Allegoria della Religione Cattolica e una Allegoria della Fede, ancora visibile.

Il cardinal Enrico di York, figlio di Giacomo III divide in due la galleria e la fa ridecorare in stile pompeiano dal suo pittore di fiducia, Giovan Battista Marchetti.

Un ultimo intervento decorativo alla fine dell’ottocento, quando Alessandro Muti-Papazzurri, già conte Savorelli, fece ricostruire la cappella interna nel 1851, con disegni del conte Vespignani e vengono dipinti in stile pompeiano una galleria ed alcune stanze al piano nobile.

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