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Circo Massimo

Tra archeologia, astronomia e riuso medievale

E' noto che Il Circo fu luogo di gare ippiche: chi non ricorda il principe ebreo Ben Hur, campione di corsa delle quadrighe? Ma, in antico, rappresentò molto di più: il simbolismo legato alle corse rese il luogo una sorta di planisferio, ove l'astronomia si fonde con il mito di Roma arcaica.

Fu la scena ove la tradizione colloca il Ratto delle Sabine, il luogo che comunicava con il mondo degli inferi; nelle vicinanze, Numa Pompilio incontrava la ninfa Egeria, sua consigliera e compagna di vita.

Cicerone ci dice che "intorno al circo, maghi ed astrologhi promettevano all’incauto spettatore di predire il nome del vincitore"; racconta Ammiano Marcellino (IV secolo d.C.) che "per i Romani il Circo è tempio e casa, luogo di riunione e realizzazione dei desideri".

Parleremo anche della sua involuzione alto medievale: divenne un acquitrino, semi-abbandonato, in parte colonizzato dalla diaconia di S. Lucia; unica testimonianza di questo periodo, resta la Torre della Moletta.

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