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Tor de' Specchi

Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana

In occasione dell'aniversario della Canonizzazione di Santa Francesca Romana, patrona di Roma, si svolge un apertura straordinaria dell'ala vecchia del Convento di Tor de Specchi.

Il 15 agosto 1425, nella solennità dell’Assunzione, dieci donne, guidate da Francesca Ponziani, si offrirono come oblate della Vergine nella basilica di S. Maria Nova al Palatino, retta dai monaci olivetani. Il piccolo gruppo delle compagne era costituito da esponenti delle famiglie più ricche e facoltose della nuova nobiltà cittadina, ma soprattutto legate alla nuova borghesia degli affari e dei commerci. Pur continuando a vivere nelle proprie case, esse si impegnavano, con l’oblazione, a una vita cristiana più perfetta, nella frequenza sacramentale, nelle penitenze, nelle opere di carità.

La svolta decisiva si ebbe però nel 1433, quando venne affittata una piccola casa nel rione Campitelli presso la chiesa di S. Andrea dei Funari. L’abitazione sorgeva all’ombra della Torre degli Specchi, che già da tempo la fantasia medievale aveva ammantato di mito. Da quel momento si sarebbe sviluppata una comunità spirituale che ancora oggi costituisce un'oasi di silenzio e clausura nel pieno centro della città. Tale condizione ha permesso di preservare praticamente intatto lo spirito originario delle Oblate della congregazione benedettina olivetana, simboleggiato dal prezioso ciclo di affreschi (1468) attribuito ad Antoniazzo Romano e singolarmente corredato da un apparato di didascalie in volgare romanesco. Queste immagini ci narrano nei dettagli la vicenda di Francesca Bussa de’ Ponziani (1384-1440), esempio paradigmatico di santità femminile laica, ma soprattutto personalità moderna e profonda.

Dei diversi luoghi della città toccati dalla figura della santa (basti pensare all'omonima chiesa situata nel complesso dei Fori Imperiali o la Casa trasteverina) nessuno ci restituisce in maniera altrettanto fedele l'avventura terrena e spirituale di Ceccolella come la comunità da lei stessa fondata, a cui donò consigli e assistenza fino alla sua morte (9 marzo 1440). Splendidi affreschi nella cappella vecchia e nel refettorio, tramandano ancora la sua vita, la dedizione ai bisognosi, i miracoli, le epiche battaglie con il maligno.

Per questo il convento (che divenne una clausura solo nel XVII secolo, in seguito alla canonizzazione della sua fondatrice nel 1608) apre le sue porte raramente e secondo modalità rispettose della sua peculiare condizione. Non è infatti permesso parlare all'interno, per cui spiegazioni saranno fornite prima dell'ingresso, quando consentito e al termine della visita interna.

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