Cronologia giubileo 1911

Cronologia storica di Roma

1911 d.C.   a.U.c.

Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, a Castel Sant'Angelo si preparano le Mostre Retrospettive dell'Esposizione Universale.

Come spazio espositivo sono scelte le Casermette e un padiglione costruito nello slargo libero accanto al Palazzaccio.

Sul bastione ovest viene allestito un Padiglione per i Congressi.

Tra l'esposizioni, la ricostruzione di una farmacia del XVII secolo e di un laboratorio alchemico con una sezione dedicata alla storia della medicina, che alla fine della fiera saranno il nucleo di un nuovo Museo di Storia dell'Arte Sanitaria.

Il famoso tenore Evan Gorga, concede per l'esposizione alcune delle sue collezione, tra cui 280 strumenti musicali.

La famiglia Sanseverino presta, per l'esposizione, il marmo michelangiolesco della Pietà Rondanini, fulcro della sezione dedicata alla scultura e all'arte antica.

Demolizione della facciata vanvitelliana su Piazza Esedra della chiesa di Santa Maria deli Angeli, per rimettere in vista le murature romane della nicchia del calidarium in vista della Mostra Archeologica per il Giubileo d'Italia.

In occasione dell'Esposizione Universale, viene aperto il nuovo ingresso di Villa Borghese verso la Valle Giulia, area destinata alla Mostra internazionale di Belle Arti. Il nuovo accesso è sistemato con giardini all'italiana, scalinate e fontane.

In occasione delle celebrazioni per il Cinquantenario del regno, la città di Milano dona a Roma una statua dedicata al Guerriero di Legnano, Alberto da Giussano, che viene collocato nei giardini della passeggiata del Pincio.

I vagoni del Treno di Pio IX sono trasferiti a Castel Sant'Angelo per le Mostre retrospettive, organizzate nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia.

"Il treno componesi di un vagone da viaggio, di un vagone-cappella e di un vagone piattaforma. Pio IX vi viaggiò pochissimo; e quando gl'italiani entrarono in Roma, il treno passò in consegna alle Ferrovie Meridionali (poi Adriatiche) le quali assunsero anche l'esercizio delle Ferrovie Romane. Per la necessità di sgombrare la stazione di Roma, il treno fu trasferito a Firenze, dove rimase per anni ed anni quasi dimenticato.

Tenutasi nel 1901 a Milano una prima esposizione di locomozione, la Direzione Generale delle Ferrovie Adriatiche ne mandò ad esporre le fotografie, ed allora tornò un poco in onore quel treno papale, che avrebbe figurato anche alla mostra del 1906, in Milano — dove figurava anche la grande carrozza di gala del Papa, costruita nel 1822, regnando Leone XII; ma per metterlo in condizioni di esser esposto, il treno papale richiedeva una spesa non indifferente, che allora nessuno volle fare; e che poi è stata fatta dalle ferrovie dello Stato perchè figurasse nell'odierna esposizione di Roma.

Giacchè l'hanno rimesso in ordine e alla luce, è desiderabile che non ricaschi più nell' oblio e nell'abbandono: lo richiedono ragioni di arte e di storia; e sarà una gran bella cosa se tutte le varie esposizioni di quest'anno ridestreranno l'amore per la conservazione anche di ciò che può parere o troppo contemporaneo o ricordante tempi e regimi tramontati. Vi sono apposta i musei, anche di storia contemporanea e recente, e sono indice di cultura, di amore alle arti e agli studi al pari degli altri."

5 Gennaio: Inaugurazione del Giardino Zoologico a villa Borghese.

12 Gennaio: Inaugurazione del Palazzo di Giustizia, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III:

"Dopo un anno da che vi sono insediati magistrati ed avvocati, fu solennemente inaugurato, dal Re, dai ministri, dagli alti poteri e rappresentanze dello Stato, il colossale Palazzo di Giustizia, opera del Calderini, la cui prima pietra fu posta il 14 marzo 1888 dal compianto re Umberto, auspice Giuseppe Zanardelli, ministro guardasigilli che fu l'anima volitiva del mastodontico edificio, che doveva costare 8 milioni, ed oggi non è ancora finito e ne costa già 35 e, a cose finite, ne costerà almeno 40!. I preventivi degli architetti sono famosi per gli aumenti che subiscono strada facendo; ma l'aumentare cinque volte tanto è un vero record.

La cerimonia avrebbe dovuto svolgersi nell'aula massima del palazzo, al primo piano, ma non sendo ancora ultimati gli affreschi del Maccari, quale è attualmente ammalato, si dovette adattare per la circostanza il grande ambulacro che si apre dinanzi alla porta dell'aula massima, a cui fanno capo le due rampe dello scalone centrale d'onore. Il vasto ambulacro venne trasformato in una sala d'udienza, chiudendo ai due lati gli amplissimi archi con due grandi cortinaggi di velluto cremisi.

In terra fu disteso un tappeto rosso; presso la porta dell'aula massima, fra i due colonnati, vennero disposti ì banchi della Corte, e nel centro dell su di un magnifico tappeto persiano, la poltrona reale: dietro ad essa due lunghe file di poltrone per i ministri e le alte cariche dello Stato. Lo spazio rimanente era destinato per gli invitati.

La Corte di Cassazione entrò nel recinto preceduta dai mazzieri: Il primo presidente, i procw toriì generali, i presidenti di sezione e l'avvocato pepeale vestivano la toga di velluto rosso, con batolo a strascico e le maniche soppannate di raso rosso. La toga e il batolo del primo presidente, del procuratore generale e dell'avvocato generale erano soppannati d'ermellino. I consiglieri vestivano pure la toga di velluto rosso e il cancelliere la toga di panno rosso, producendo un magnifico effetto.

Pure di molto effetto il gruppo dei magistrati minori in toghe nere a frange d'oro e dei 500 avvocati del Foro di Roma tutti in toga.

Gli invitati erano oltre un migliaio, fra cui numerose ed elegantissime signore. I ministri portavano l'uniforme di cerimonia con la feluca piumata.

La nota più modesta era data dal Re, che giunse in piccola tenuta di generale, in una vettura di mezza gala scortata e seguita dai corazzieri. Non essendo ancora finito il grande scalone di accesso, il Re salì per una delle rampe laterali. Appena il sovrano ebbe preso posto, si avanzò il suo discorso; al quale tennero dietro i discorsi del procuratore generale della Cassazione, Oronzo Quarta, del primo presidente, senatore Pagano Guarnaschelli, dell'avvocato generale erariale, De Cupis, e dell'avv. Lupacchioli presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati.

Dopo i discorsi il Re compì la visita del palazzo, seguìto da un codazzo di invitati, i quali commentavano le vicende, ancora evidenti, del grandioso edificio, senza dubbjo imponente, ma per molti aspetti inadeguato e manchevole; e sulla cui costruzione pende davanti alla Camera una domanda di inchiesta firmata da quaranta deputati; mentre la relazione Cao-Pinna per lo stanziamento immediato di altri tre milioni formula nuove critiche severe. L'architetto Calderini, autore dell'edificio, comparve un momento alla cerimonia, poi si allontanò, la direzione dei lavori essendo tutt'ora in mano al Genio Civile, cui la volle affidata il Bertolini, quando era ministro dei lavori pubblici."

5 Febbraio: Con regio decreto, il Museo dell'ingegneria militare cambia nome in Museo Storico del Genio Militare. Le collezioni espositive si spostano dall'interno di Castel Sant'Angelo alle adiacenti Casermette di Urbano VIII, per far posto alle nuove mostre programmate per l'Esposizione universale.

19 Febbraio: Inaugurazione delle nuove tribune del Campo Corse Parioli, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III.

27 Marzo: Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, il Re Vittorio Emanuele II, partecipa alla cerimonia di inaugurazione delle Mostre programmate per l'Esposizione Universale a Roma.

La cerimonia iniziana alle ore 10.30, con la solenne seduta reale, dove intervengono S. M. il Re, alte cariche di Corte, i ministri e sottosegretari di Stato, le presidenze e le rappresentanze ufficiali del Senato e della Camera, i senatori e deputati, gli ambasciatori e ministri plenipotenziari esteri, le rappresentanze dell’esercito e della marina, con i comandanti dei corpi di stato maggiore, le alte cariche dello Stato, i sindaci e segretari generali de’ capoluoghi di Provincia, invitati dal sindaco di Roma, il prefetto, le presidenze del Consiglio e della Deputazione provinciali e, naturalmente, i consiglieri comunali.

I festeggiamenti giubilari proseguono alle 14.30 a Villa Cartoni, dove si inaugura la Mostre internazionali di Belle Arti.

Alle 22, il Municipio organizza un grande ricevimento nei Palazzi Capitolini. Da piazza del Popolo, dalla torre capitolina e da Monte Mario, vengono illuminati con riflettori elettrici i principali monumenti, e nelle maggiori piazze, straordinariamente illuminate, hanno luogo concerti musicali oltre ai trattenimenti organizzati dai diversi Comitati. La data gloriosa viene salutata a mezzanotte da un colpo di cannone sparato dall'alto del Gianicolo:

"La prima giornata di codeste teste e commemorazioni è stata quella che si dice una giornata campale. Una seduta reale assolutamente straordinaria nella mattinata, l'inaugurazione di una esposizione internazionale nel pomeriggio, un grande ricevimento la sera in Campidoglio hanno fatto si che tutti gl'invitati a queste feste e cerimonie si siano dovuti trovare mobilizzati ed in perfetta tenuta per quindici ore, almeno, dalle nove del mattino alla mezzanotte. Si fa dunque qualche cosa per la Patria anche ai giorni nostri

Tutti, tutti si sono buttati con fervore, con entusiasmo a rendere grandiose queste giornate solenni; tutti, dai venditori ambulanti ai principi romani, cominciando col profondere per ogni dove ed in ogni forma i colori nazionali su tutta la superfìcie di Roma. Dalle colossali cravatte tricolori svolazzanti del limonaro girovago, alle bandierine tricolori sventolanti dall'alto dei traileys dei trams o dai frontini dei cavalli dei hottari ; dalle banderuole delle finestrino degli ammezzati delle piti umili case, alle bandierone delle sedi principesche e delle ambasciate, è stata una inebriante festa di colori, infiammata dallo splendore del sole primaverile, che è entrato come elemento essenziale a creare quell’entusiasmo patologico a pressione elevata, che tutti abbiamo qui respirato specialmente dall’alba del 27 alla mezzanotte del 28 marzo, anzi dalla mezzanotte del 27, giacché a quell'ora, dal Gianicolo, dove tanto latin sangue gentile cadde in difesa dell'italianità contro i francesi invasori e pallisti, nel ’49, dal Gianicolo, su cui grandeggia il superbo monumento di Garibaldi, e dove Passo soffrì e morì, dal Gianicolo tuonò su Roma il primo colpo di cannone a salutare l’alba festiva!

Un altro colpo di cannone, alle dieci un quarto del mattino del 27, annunciava l'uscita dall'alto Quirinale del corteo reale che per la salita di Magnanapoli, via Nazionale, piazza Venezia, piazza dell'Ara Coeli portava il Re, la Regina, i personaggi della Corte al Campidoglio, il cui campanone spandeva su Roma le sue onde sonore festose.

Tutta Roma era nelle vie e nelle piazze: La festa ufficiale era attorniata da una vera, grande festa di popolo acclamante; così che nel glorioso recinto chiuso di Campidoglio, sulla classica piazzi fatta sgombare dalla folla, nel magnifico salone degli Orazii e Curiazii, riservato agl'invitati di qualità, si aveva quasi, malgrado la solennità, una sensazione di vuoto, in confronto con la ressa popolare delle vie e piazze, a stento attravessate, ed invase da un entusiasmo irrefrenabile.

Nella grande aula capitolina era tutto quanto Roma accoglie e può offrire di solenne: le cavalieresse dell'Annunziata, da donna Elena Cairoli Sizzo a donna Ra: Itele Marcora; i presidenti delle due Camere, i ministri, ormai in partibus, i sindaci di Roma e delle grandi città, ufficiali generali, diplomatici in splendide uniformi, dame e cavalieri in aggruppamenti accidentali pittoreschi per la varietà delle toilettes primaverili ed il luccichio delle decorate uniformi, uomini della politica, della scienza, dell’arte, compreso Ermete Novelli, col petto e la marsina cosparsi di decorazioni, e Tommaso Salvini, appoggiarne, sotto il peso di stelle, croci e crachats i suoi ottanta anni di gloria al piedestallo del busto di Garibaldi. Non mancava Matilde Serao, intenta, col lorgnon , ad analizzare le toilettes delle dame, e pronta a fissare la figura alta e severa della Regina Elena nel momento in cui al braccio del Re, e nel cospetto di tutto quel magnifico uditorio in piedi ed acclamante, entravano a prendere posto sul trono, seguiti dal Duca d'Aosta dal Conte di Torino e dal Duca di Genova.

Dei discorsi non vi parlo: tutti li hanno letti nei giornali. Il momento solenne fu per il discorso del Re, il primo, — discorso breve, ma intenzionalmente significativo, riunente le idee e la forma del primo ministro che se ne va, Luzzatti, dedicate, quasi, al primo ministro che viene, Gioì itti. Al discorso, detto con voce ferma, sonora, ma calma, gli applausi risposero, quasi ogni volta, per segnale di Tommaso Salvini, ad ogni frase toccante i sentimenti dei convenuti. Fu esso il grande numero della seduta capitolina. Gli altri tre discorsi, cioè gl’indirizzi del Senato e della Camera, già noti, ed il discorso del Sindaco di Roma, Ernesto Nathan, sproporzionatamente lungo, furono accolti da un silenzio rispettoso, ma rassegnato.

Due ore, appena, di tregua rimasero libere per tutto il mondo di cerimonia; e in quelle due ore c’era da rifarsi un poco dalla stanchezza, rinfrescarsi, rifocillarsi; poi in marcia tutti al lato opposto di Roma, da Sud a Nord, dall’Arce capitolina, alla Valle Giulia, alla vigna Cartoni, all'inaugurazione formale — non sostanziale — della grande Esposizione internazionale di arte. Sulla scalea del palazzo felicemente ideato dal Bazzani e nel salone d'onore si raggruppava lo stesso pubblico decorato, militare, diplomatico, parlamentare che raccoglievasi due ore prima in Campidoglio. I ministri dimissionari erano li, in tutta la solennità delle loro uniformi, sotto il cui splendore nascondonsi gl’intimi sentimenti inesplicabili di chi si sa designato al sagrifìcio dell’andarsene o a quello, non meno grave, del rimanere.

11 palazzo delle belle arti c’è, l'esposizione non c'è ancora, ma ci sarà, man mano, nei giorni venturi. Tutti ammirano dell' edificio la arandiosità e l’armonia. Fra gli ammiratori è il miliardario americano, Pierpont Morgan, ammirato alla sua volta per la fioritura del suo naso solenne non meno che per la rinomanza dei suoi milioni e del suo mecenatismo. L’ambiente è delizioso. Valle Giulia, solcata dall’ampio viale lungo il quale sorgono eleganti e festosi i padiglioni stranieri, belli nelle loro decorazioni boreali, ed ornati da grandi orifiammi multicolori agitati dall’aura primaverile, è di effetto incantevole.

Le trombe squillano, la folla si move; è il corteo reale che si avanza, nell’ordine e nell’insieme medesimo che abbiamo visto in Campidoglio. Il Re, la Regina, i principi sono sotto il trono; gli inchini, gli ossequi si susseguono rapidamente, e cominciano i discorsi — quattro discorsi; quattro come nella mattinata in Campidoglio, quattro e quattro otto, aprendo la nuova serie" il conte di San Martino, imperturbabile; poi, col suo bel vocione, la sua faccia serena e contenta, il senatore Secondo Frola, che, presidente del Comitato generale dell'Esposizione di Torino, reca a Roma il saluto, applaudito, dcU’operoso Piemonte; quindi il ministro per gli affari esteri di ieri e di domani, marchese Di San Giuliano; ed infine l'ambasciatore francese, signor Barrère, decano del corpo diplomatico, giacché questa esposizione internazionale di arte ha anche il suo contenuto diplomatico.

Finiti i discorsi, l'entusiasmo prorompe invadendo tutta vigna Cartoni, e di là rovesciandosi di nuovo in Roma, mentre gli studenti fanno attorno al Corteo Reale una dimostrazione clamorosa, illuminata dal sole ridente, che nascondesi dietro la gran mole della cupola di San Pietro.

Roma si accinge ai tripudi della sera: la luce del crepuscolo si tramuta, per oggi, in alba sorprendente di una nuova giornata luminosa; ogni finestra, ogni piano, ogni facciata di casa diventa, a poco a poco, risplendente per migliaia e migliaia di ondeggianti fiammelle ; una miriade di fiaccole danno bagliori ed ombre inconsuete ai monumenti; due riflettori del genio incrociano su Roma, dal Campidoglio al Monte Mario, i loro fasci raggianti; tutta l'urbe è ài nuovo formicolante nelle vie e nelle piazze; mentre la folla dei decorati e degli uniformati sale, per la seconda volta nella giornata, il Colle Capitolino, ad ammirare le bellezze dei tre palazzi classici, riuniti col tanto discusso porticato intercomunicante, e raccoglienti in una pompa di luce e di fiori i sovrani e i dignitari dello Stato e del mondo ufficiale ad un trattenimento artistico — epilogo delle fatiche di questa prima giornata commemorativa."

Il Discorso del Re in Campidoglio per il cinquantennario dell'Unità d'Italia.

"Sul Campidoglio, vaticinato dal sommo Poeta latino, eterno come Roma, stanno oggi attorno al Re i liberi rappresentanti del Parlamento, dei Municipi, simboli viventi dell'unità politica indissolubile e delle franchigie locali. Io Vi saluto, evocando la memoria dei pensatori, degli eroi e dei martiri, ai quali dobbiamo la Patria!

In questo convegno nazionale, irresistibile e fervido, esce dai nostri petti il giuramento di rendere l'Italia sempre più libera, più felice, più rispettata nel mondo (applausi). Nelle legittime impazienze, aspiranti a migliori fortune, giova riconoscere che non si riparano in breve tempo gli effetti di lunghi secoli vissuti nella divisione e nel servaggio (applausi).

Per il nostro paese corse un’età anche più miseranda di quella dipinta dal Segretario fiorentino quando, mancata la concordia dei cuori e delle armi, la disciplina del carattere, l'obbedienza spontanea a quelle leggi che sono sostanza di vita e di salute, all'Italia vinta e doma si tolse ogni virtù di pensiero, ogni potere militare e civile.

E occorre figgere lo sguardo in quelle calamitose profondità a misurare di quale sforzo titanico fu capace l’animo della Nazione per rivolgere le sorti di un volgo avvilito in quelle di un popolo libero e geloso dei suoi diritti. Nella nostra virile modestia non si dimentichi l’ufficio che la storia ha assegnato all’Italia. Esso esprime con il ricongiungersi di sparse genti infelici il diritto intangibile delle nazioni a vivere indipendenti (grandi applausi). Grida di: Viva il Re!) Con Roma capitale, l'Italia rappresenta la tranquilla convivenza della Chiesa con lo Stato, che garantisce piena e feconda libertà alla religione come alla scienza (applausi).

Quest'opera dei padri, dei redentori della patria, non può apparire meno elevata delle due precedenti civiltà di Roma.

Il Padre mio di venerata memoria, in un discorso solenne, diceva: "Fra i maestosi avanzi della grandezza antica non ci sembri modesta la grandezza nuova. L'antica per lo spirito del tempo fu universale, la nuova è nazionale. Dalla prima si ebbe un’Italia romana, si ha dall’altra una Roma italiana. Quella fu l'espressione della forza, questa è l'espressione del diritto e, come ogni diritto, Roma italiana è inviolabile (applausi).

Devota all’indipendenza di ogni popolo, l'Italia saprà custodire la propria che è il retaggio di tutta la sua storia antica e recente e contribuirà con le opere della pace al progresso universale in una ascensione continua verso ideali sempre più alti.

Ed è fatidico che di tanti imperatori sul Colle aperto ai fasti consolari e alle istituzioni romane, resti solo il simulacro di Marco Aurelio, salutante il trionfo, illuminato dalla luce austera della virtù stoica (applausi); immagine sacra e propiziatrice di quel culto della legge morale e civile che la Patria nostra vuol osservare fidente in un sicuro avvenire di prosperità e di gloria (lunga ovazione)».

Dopo il discorso reale, lessero degl'indirizzi di occasione il presidente del Senato, Manfredi; il presidente della Camera, Marcora; poi pronunziò un discorso — ahi! troppo lungo — il sindaco di Roma, Ernesto Nathan. La cerimonia, veramente solenne, aveva durato meno di tre quarti d’ora e alle 11 e un quarto, fra le acclamazioni incessanti della folla, i sovrani e tutto il corteggio rientrarono al Quirinale, dal cui grande balcone il Re e la Regina dovettero presentarsi alla folla plaudente sulla Piazza.

Tre ore dopo il corteo reale, attraversando ancora tutta la città festante, moveva dal Quirinale a Villa Cartoni, fuori di Porta del Popolo, atteso dai ministri, dal corpo diplomatico, da una collana fiorita e splendente di dame e di personaggi, ad inaugurarvi l’Esposizione di Belle Arti internazionale. Anche questa, naturalmente, è stata una cerimonia di discorsi: hanno parlato il conte di San Martino, presidente dell'Esposizione di Torino; il ministro per gli affari esteri, marchese di San Giuliano, e l'ambasciatore di Francia, signor Barrère, decano del corpo diplomatico.

Dopo i discorsi sono passati davanti ai sovrani tutti i rappresentanti, ad uno ad uno, dei vari governi esteri, ed il Re ha accolto da ciascuno simpatiche parole d'augurio, ricambiate con ringraziamenti cortesi e vigorose strette di mano. Per le Esposizioni, l'importante è inaugurarle; il resto viene poi; ed anche per l’Esposizione di Roma tutto si è limitato all'inaugurazione esteriore ed al godimento della folla nell’ammirare il corteo, gl’invitati, se stessa, le bellezze dell’ampio pronao del palazzo e dell’ingresso trionfale, e le facciate dei padiglioni esteri ancora chiusi.

Tutta Roma era nelle vie, affollate, imbandierate, risonanti di evviva; e la sera tutta Roma fu ravvolta in un vero mare di luce, mentre in Campidoglio i sovrani assistevano ad uno spettacolo artistico e ad un ricevimento fastoso."

25 Marzo: Inaugurazione del Teatro Frattini, padiglione provvisorio realizzato per l'Esposizione Universale, a coprire il vuoto lasciato dalle demolizioni accanto a Piazza COlonna. All'interno si svolgono proiezioni cinematografiche alternate a spettacoli di varietà.

28 Marzo: II giornata di festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia. proseguono le inaugurazioni delle mostre dell'Esposizione Universale di Roma 1911.

Alle dieci e mezzo inaugurazione della Mostra retrospettiva a Castel Sant'Angelo. Alle quattordici inaugurazione del Congresso dei Sindaci e dei segretari generali delle città capoluoghi di provincia, in Campidoglio nella sala degli Orazi e Curiazi. I lavori si svolgono nel padiglione dei Congressi a Castel Sant’Angelo. Nel pomeriggio inaugurazione a Valle Giulia dei padiglioni di Belle Arti dell'Ungheria e dell'Inghilterra. La sera a Corte, un ricevimento viene offferto da S. M. il Re ai sindaci delle città capoluoghi di provincia:

"La seconda giornata, è stata la giornata di Castel Sant'Angelo. La mole maestosa che l'imperatore Adriano si fece costruire a riposo delle ossa sue e di quelle della sua consorte, Sabina, era ancora tutta incorniciata este¬ riormente dalle fiaccole spente della illuminazione della notte innanzi, quando la folla già veduta il 27 a Campidoglio ed a Valle Giulia, accorreva con ogni forma di veicoli verso il Ponte ed il Castello, per assistere all'inaugurazione dell'Esposizione artistica e storica retrospettiva. Già il i 3 febbraio una prima reinaugurazione aveva colmato di gioia il cuore del direttore generale ed organizzatore, colonnello Borgatti. E il 28 il benemerito ufficiale non stava più in se dalla gioia, perchè delle varie esposizioni di Roma, questa di Castel Sant’Angelo si può dire veramente la piti completa ed organizzata, cosi che la parola inaugurazione corrisponde ad un fatto reale e concreto.

Ciò è stato possibile, perchè qui non vi era che ben poco da creare ex-novo; tutti i grandiosi e fastosi locali del Castello erano pronti da un pezzo; poi il colonnello Borgatti ha potuto disporre di un'organizzazione militare pronta e disciplinata, che gli ha reso meno difficoltoso che altrove tutto il lavoro, pur rilevante, di ordinamento.

Il 28 marzo, in luogo degli homeni d'arme, di Leone X o di Giulio II, battevano i risonanti selciati dei fossati del castello i cavalli delle carrozze reali recanti dentro l'antico pauroso recinto riservato ai papi il Re e la Regina d’Italia, affrontati, anche in Castel Sant’Angelo dagl'inevitabili discorsi — due soli, per fortuna, brevi e succosi, quello del ministro Credano, che parlava come governante di ieri e governante di domani, e quello del bravo colonnello Mariano Borgatti, la cui felicità trasudavagli dalla spaziosa fronte — e ne aveva ben ragione e diritto, perchè egli, da almeno un ventennio è il vero papa o papà del Castello, e ne ha rinnovata la vita, pur rispettando i caratteri e la storia del colossale edificio.

11 discorso del Borgatti fu una brillante prolusione storica, preparatrice eccellente dell’uditorio sceltissimo alle maraviglie d’arte che poco dopo tutti si affrettarono ad ammirare nelle casermette, nel cortile delle Palle, nei fossati, sui bastioni, nelle casematte, nel grandioso appartamento papale, sulla piattaforma, dovunque il bravo colonnello ha potuto collocare qualche oggetto degl'infiniti tesori che egli è riuscito a riunire e felicemente ordinare e disporre in ambienti dove la civiltà romana ed il fasto papale non sono in nessun modo turbati dall’ora sopraggiunta esposizione.

Non è possibile inoltrarsi, nemmeno per un accenno sommario, nella specificazione di questa esposizione che formerà — non v’ha dubbio — uno dei maggiori successi delle Esposizioni Romane ed è fra le piti rispondenti alle tradizioni, alla storia, ai caratteri della Capitale d’Italia. In Castel Sant’Angelo possono saziarsi di godimenti gli eruditi e gli archeologi, gli artisti e gli amatori, tutti i cultori della bellezza sotto le forme piti elette e caratteristiche; è un’Esposizione che ha, aneli’essa, i suoi limiti di tempo, e, con quella archeologica che si inaugurerà alle Terme Diocleziane, forma il paio delle mostre che in Roma dovrebbero e potrebbero rimanere permanenti.

Ma le scale di Sant’Angelo, oh! le scale sono terribili, come l’antica dominazione papale, ed io mi arresto a riposarmi sulla terrazza da dove si domina l'urbe...."

29 Marzo: Il sindaco di Roma offrire un pranzo al Grand Hotel per i partecipanti al Congresso dei sindaci e dei segretari generali delle citta capoluoghi di provincia, appena conclusosi al centro Congressi allestito a Castel Sant'Angelo per l'Esposizione internazionale.

4 Aprile: I principi di Germania visitano a Frascati la villa Falconieri, proprietà dell'imperatore Guglielmo; poi a Roma intervengono a colazione dalla Regina Margherita, indi visitano l'Esposizione di Belle Arti. La sera gran banchetto al Quirinale con scambio fra il Re ed il Principe di brindisi politici.

5 Aprile: Solenne arrivo a Roma del Kronprinz di Germania Guglielmo, con la sua consorte, principessa Cecilia.

Per l'occasione, viene scoperto il bozzetto provvisoro in malta (raffigurante tre tritoni, un delfino e un polipo), realizzato da Mario Rutelli per la fontana di paizza Esedra.

Il gruppo riceve commenti sarcastici, e il popolo ribattezzato l'opera "il fritto misto di Termini".

21 Aprile: Per il Natale di Roma e nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, alla presenza dei Sovrani si inaugura in Piazza d’Armi la Grande Esposizione Etnografica delle Regioni Italiane:

"Anche questa inaugurazione è stata, per necessità di cose, più di torma che di sostanza; cinque minuti prima che arrivasse il Re e la Regina accompagnati dal principe di Connaught e dalia Corte, si lavorava ancora attivamente a mettete in ordine il salone d'ingresso, il solo ambiente portato abbastanza a compimento."

24 Aprile: Il Re inaugura nei padiglioni espositivi di Castel Sant’Angelo, il Congresso fotografico internazionale e l'annessa mostra.

Arriva la missione straordinaria francese (gen. Michel, gen. Espinasse, Colonnelli Jullian e Savater) e reca al Quirinale al Re un messaggio augurale del presidente Fallières. La sera al Quirinale banchetto con scambio di brindisi del Re e del gen. Michel.

2 Aprile: Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, il Re Vittorio Emanuele II inaugura il Congresso Artistico Internazionale nel padiglione dei Congressi allestito a Castel Sant'Angelo:

Quasi simultaneamente vennero inaugurati e tennero le loro adunanze, a Castel Sant’Angelo, il Congresso Artistico e il Congresso Musicale, ambedue internazionali.

Alla cerimonia inaugurale dei due importantissimi congressi intervennero i Sovrani: parlarono, oltre il sindaco e il conte di San Martino, Corrado Ricci, direttore generale delle Belle Arti, pronunciando due forti e alati discorsi.

Il Congresso Artistico, promosso dall'Associazione Internazionale Artistica di Roma presieduta dal comm. Adolfo Apolloni, spirito geniale e intraprendente, elesse a suo presidente Ferdinando Martini, il quale mise in rilievo l’importanza e il significato di codesti convegni, cui partecipano i rappresentanti dell’estero. I congressi internazionali — egli disse — con stabilire relazioni fra uomini colti di paesi diversi, col provocare i sentimenti di simpatia vicendevole, coll’accumunare in un alto intendimento animo e intelletto, finiscono ad essere strumenti preparativi anch'essi di quell'amicizia fra tutti i popoli, che sarà nell’avvenire il contrassegno e l’ultimo sigillo dell’incivilimento internazionale. L’internazionalismo di questi congressi non impedisce però che, quando occorra, si faccia sentire la nota sanamente nazionalista: notiamo, fra altro che, mentre nelle discussioni ognuno può parlare la lingua che gli è più famigliare, i discorsi ufficiali delle cerimonie inaugurali vengono tenuti in italiano.

All'inaugurazione del Congresso Musicale parlò in italiano, sia pure accentando a modo suo le parole, perfino il professor Adler del Conservatorio di Vienna. In ambedue i congressi intervennero numerose e autorevoli personalità del mondo dell’arte e degli studi storico-artistici, e vennero discussi ampiamente e talvolta con vivacità, però sempre garbata, temi che riguardano problemi di cultura e d’insegnamento, l’estetica e l'arte pubblica, le esposizioni e i concorsi, la legislazione artistica, gli studi e le esperienze sui procedimenti tecnici.

Oltre che pittori, scultori, architetti e critici d’arte nel Congresso Artistico e musicisti e musicologi in quello Musicale, parteciparono ai lavori dei due congressi anche alcuni avvocati, i quali per una certa facoltà assimilatrice e per la prontezza di parola di cui sono generalmente dotati, finiscono coll’avere partita vinta anche quando si tratta di discutere di questioni lontane dai loro studii e dalle loro consuetudini professionali.

Gli avvocati, come i giornalisti, spiegano su tutte le questioni una geniale ignoranza enciclopedica. Fra gli intervenuti al Congresso Artistico emerse George Harmand, delegato della Società degli Artisti francesi, un avvocato questo non soltanto facondo ma dotto ed acuto specialmente in tema di legislazione artistica e che aveva la costante preoccupazione, del resto legittima, di ridurre allo stesso comune denominatore internazionale le questioni di carattere nazionale o anche semplicemente regionale.

Agli artisti convenuti a Roma, patria ideale dell’arte, furono offerti una svariata serie di festeggiamenti e di ricevimenti animati dalla più fervida cordialità. Ma gli artisti, nel cui animo vibra l'entusiasmo per quanto è bello, nobile e grandioso, rimasero specialmente ammirati di quanto l’Urbe offre di vetusto e di solenne. Venuti da Budapest e da Madrid, da Mannheim e da Algeri, da Parigi e da Zurigo, da Strasburgo e da Londra, da New York e da Francoforte questi artisti vogliono tutto vedere e recar seco, lontano lontano dal fascino della città eterna, nel segreto dell'anima, la visione indimenticabile di tanto tesoro di ruderi superbi; vogliono vedere e poter dire di aver percorso il « Velabrum », di essere passati accanto all’Arco di Giano Quadrifronte, di essere passati presso il Circo Massimo o presso il sepolcro degli Scipioni....

Caratteristica, simpaticissima, fra le altre, la visita al Palatino, con relativa colazione campestre: tra i ruderi dello Stadio, sui rocchi delle colonne, sui capitelli corinti, una folla di artisti di tutti i paesi sulle cui labbra fiorivano tutti gli idiomi fece bersaglio il comm. Apolloni e i suoi collaboratori di applausi, di declamazioni e.... di pagnottelle imbottite.

Riuscitissimo anche il banchetto al ristorante del Giardino Zoologico: gli artisti fraternizzarono fra loro clamorosamente fra il ruggito dei leoni, il barrire degli elefanti e lo squittio delle scimmie.... Finiti i congressi artistico e musicale si tenne qui a Roma il convegno femminile con relativa discussione sul suffragio universale e, mentre scrivo, si sta inaugurando nell’Aula Magna della Sapienza il Congresso goliardico. Gaudeamus igitur....

Giovanni Biadene.

8 Aprile: Il Re, la Regina i principi tedeschi inaugurano alle Terme Diocleziane la Mostra Archeologica; i principi tedeschi partono alle 12.40 per la Germania.

Il Re inaugura a Vigna Cartoni il padiglione del Belgio.

4 Aprile: Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, si inaugura il Congresso internazionale di Musica nel padiglione dei Congressi allestito a Castel Sant'Angelo.

Il Re inaugura a Vigna Cartoni il padiglione Austriaco di Belle Arti e quello Danese.

In onore degli artisti e dei musicisti che hanno partecipato ai due Congressi, a sera il Municipio offre un ricevimento nel palazzo dei Conservatori.

4 Aprile: Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, il Consiglio dei Veterani va a collocare solennemente nel Museo in Campidoglio la bandiera donata nel 1873 dalla guardia nazionale di Torino alla guardia nazionale di Roma. Nel pomeriggio il Re inaugura a Vigna Cartoni i padiglioni di Belle Arti dell’Olanda, Danimarca, Norvegia e Svizzera.

14 Maggio: Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, la III edizione del Giro d'Italia di ciclismo inzia da Roma. Alle 15.30, 86 ciclisti concorrenti partono da Ponte Salario diretti verso Firenze.

11 Maggio: Aperta al pubblico l'Esposizione dei Etnografica a Piazza d'Armi, dalla quale partono le staffette ciclistiche dell'Audax per portare a Torino il saluto di Roma.

Inaugurato anche il gran Ponte del Risorgimento sul Tevere, che unisce l'Esposizione di Piazza d'Armi a quella di Valle Giulia.

6 Maggio: Il Re inaugura nei padiglioni espositivi di in Castel Sant'Angelo, la Mostra della Vita degli stranieri a Roma.

Nel pomeriggio nei Giardini del Quirinale garden party offerta dal Re al Congresso Internazionale della Stampa.

8 Maggio: Sulla nave Romana all'Esposizione in Piazza d’Armi, banchetto di chiusura del Congresso Interna¬ionale della Stampa.

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