Cronologia sport
1 Gennaio: Ultima competizione di gladiatori all'Anfiteatro Flavio.
6 Aprile: Editto sul "divieto di giuocare a palla, pallone, pilotta e piastrella presso i monasteri".
1 Giugno: All'interno dell'Augusteo, viene inaugurata una Plaza de Toros (89 metri di diametro) allestita dallo spagnolo Bernardino Matas per Giostre e Corridas a la Romana.
15 Agosto: Per festeggiare l'onomastico di Napoleone I, piazza Navona viene trasformata in circo posticcio a 3 ordini di gradinate e viene svolta la prima corsa con fantino.
In un area della Villa Barberini, angolo Quattro Fontane e Via XX Settembre, viene realizzato uno Sferisterio, campo destinato al gioco del pallone con bracciale all'uso toscano.
8 Aprile: Il Comune autorizza la Società Ginnastica dei Canottieri del Tevere a costruire la sede sociale sull’area di Ripetta, a suo tempo concessa per le vie brevi. Il verbale della Commissione edilizia recita: “Non trova difficoltà la Commissione possa permettersi alla Società mastica dei Canottieri del Tevere di costruire un piccolo fabbricato nell’area provvisoriamente cedutagli dal Comune di Roma a contatto del pubblico mattatoio con prospetto sulla Passeggiata di Ripetta come l’esibito disegno piante”.
25 Maggio: Primo Torneo Nazionale dei giuocatori di scacchi nelle magnifiche sale del Circolo Filologico di Roma a Palazzo Del Drago.
Dicembre: Congresso ginnastico Italiano con inaugurazione della Palestra all'Orto Botanico e gran concorso di gente. Partenza dei Ginnasti dall'arco di Tito al Foro Romano per la palestra all'Orto Botanico. Esercizi individuali obbligatori. Esercizi di velocipedisti. Grande Accademia di scherma alla Sala Dante. Al Museo Capitolino Tiro del giavellotto. Esercizio della palla di cannone.
2 Aprile: Si svolge la prima cora al trotto (dei. sedioli) nel Circo di Massenzio.
Luglio: Regate organizzate dai Canottieri del Tevere a beneficio, questo s'intende, degli inondati (del Po).
"Spettacolo piacevolissimo; c'era tutta la cour et la ville, l'una e l'altra nello splendore delle loro bellezze e delle loro toilettes primaverili. Non ho mai visto tanti abiti color burro fresco, nè tante belle signore riunite insieme. Pareva che sulle sponde del Tevere fosse spuntata improvvisamente una vegetazione lussureggiante di fragilità umane. Dico fragilità senza intenzione d'offendere nessuno, e perchè lo ha detto anche Shakespeare — Frailty, thy name is woman — ma in fin de' conti se c'è un paese dove le donne hanno diritto di non essere chiamate fragili è questa nostra Roma dove passeggian ancora le matrone d'antico modello e dove le giovinette di quattordici anni possono parlare delle audacie del busto e dell'opulenza dell'anca con cognizione di causa.
La regata aveva luogo in un tratto di fiume compreso fra il nuovo ponte di Ripetta e un punto fuori delle mura urbane, detto Acqua fresca. Benchè fosse domenica, e benchè tutte le signore di Roma e la signora delle signore d'Italia si fossero mosse da casa alle 5, quando il sole è ancora alto, per fare una visita al Tevere, il vecchio fiume non s'era dato neppur la pena di essere un po' più pulito del solito. Non c'è nulla di tanto contrario alla pulizia quanto l'essere passati nel così detto dominio della storia. I canottieri che non vi sono invece passati erano lindi, eleganti, proprio carini.
Quelli che non prendevano parte attiva alla festa stavano sulla sponda destra del fiume a ricevere le signore ed accompagnarle ai palchi, oppure stavano nel giardino del loro chalet sulla sponda sinistra per fare ala al giungere del Re, della Regina e del Principe ereditario.
Quando giunsero, le due rive del fiume si commossero per la lunghezza di un chilometro e mezzo per parte, e 20,000 metri di stoffa, dalla cotoncina alla tela batista, sventolarono con unanime accordo. Ho calcolato i fazzoletti a 50 centimetri quadrati, ma se le signore li trovano un po' troppo grandi son pronto a rettificare la cifra.
Un altro applauso egualmente intenso, egualmente unanime, lo ebbero i pontieri quando corsero con quattro delle loro barche. Si può scrivere quell' egualmente senza paura di mancare ad alcun riguardo. Il Re ama troppo l'esercito di cui egli è capo, e sa che gli applausi diretti all'esercito vanno di pien diritto a chi lo comanda. D'altronde più che agli abili e svelti rematori, Roma applaudiva in quel momento agli eroici lavoratori di Ostiglia, di Sermide, di Revere e di Bondeno.
Allora avvenne una scena commovente. Le quattro barche, dopo aver corso, andarono a pigliar terra a poca distanza dal padiglione reale. Il Re pregò il generale Bariola a dare ordine alla ciurma della barca vincitrice di salir su. Avevano ancora il petto ansante e fuori della giacchetta di tela usciva a larghe macchie il sudore.
I dodici pontieri comandati da un caporal maggiore non salirono, saltarono sulla riva sino al padiglione reale. Il Re si avvicinò alla porta e andò a parlare benevolmente a quei dodici, attoniti, confusi, entusiasti. Il caporale fu introdotto nel padiglione e la Regina Margherita gli consegnò con le proprie mani la bandiera guadagnata. Durante questa breve scena tutti gli spettatori stavano muti, guardavano fisso verso il padiglione, intentique ora tenebant.
Quando videro l'atto gentile non applaudirono, strillarono addirittura. Un signore che per veder meglio s'era proprio seduto in cima alla riva, approfittò della commozione generale per cascare nel fiume; fortunatamente in quel punto c'era solo della melma nella quale lasciò impresse le forme del suo corpo. Poi le regate finirono come erano cominciate. Veramente io non l'ho detto come erano cominciate: ma certe cose non si descrivono nel loro insieme, basta accennarne gli episodi salienti."
Per far posto a nuove costruzioni, viene demolito lo Sferisterio Barberini su via XX Settembre. Un nuovo impianto viene costruito in un lotto libero tra via Sallustiana e Via Calabria.
Marzo: Dopo gli incidenti durante la passata corsa dei Barberi, inizia un forte dibattito pubblico circa l'abolizione della manifestazione :
"Il passato carnevale si è lasciato dietro, a Roma, uno strascico luttuoso. Alla corsa dei barberi, nacquero lagrimevoli disgrazie. Il popolo è stato calpestato dai cavalli. Vi furono feriti; e pur troppo dei morti! Bisogna finirla con questa corsa dei barberi! — si grida da tutte le parti. — Bisogna sopprimerle. Sono un avanzo di barbarie.
Descriviamolo con due tratti questo avanzo di barbarie che ogni anno co sta al popolo, che ne è ghiotto, sangue e lamenti. In Piazza del Popolo, a Roma, donde i barberi prendono le mosse, c'è uno steccato con palchi e gallerie ed arena in mezzo. Lo sfondo è semi-circolare, i lati sono in linea retta, e davanti spazia e si allunga il Corso.
I posti nei palchi coperti e nelle gallerie scoperte costano dall'una alle tre lire; e si pigliano d'assalto fin dal mezzogiorno.
Per ingannare l'aspettazione fino alle cinque, ora della corsa, si osserva il corso che passa: si censurano le carrozze, i carri, le signore; si buttano e si ricevono mazzeltini di fiori, galanterie di carta; si sbucciano aranci; si leggono i giornali. Intanto le rustiche fioraie girano coi loro canestri e vociano il querulo e monotono: Ecco fiori I e si abbrancano agli sportelli delle carrozze per esitare forzatamente la loro merce. Le maschere strepitano, si saltano sulle spalle, i Pulcinella si fanno largo colla loro irruenza brontolona, i monelli si gittano persino sotto le carrozze a ghermire mazzetti di fiori.
Una detonazione di mortaretti, che fa rizzare le orecchie e sussultare le gambe ai cavalli, avyerte le carrozze perchè si apparecchino a sgombrare il Corso. Un'altra detonazione le fa andar via tutte. Intanto si è gremito di gente persino il terrazzo del Pincio su cui spicca la frotta curiosa dei seminaristi; sui frontoni delie chiese, sui tetti, stanno righe di curiosi; e a cavalcioni di un fumaiuolo, si asside un monello come sul vertice dei proprio monumento.
Fuori dello steccato il pubblico pedone curiosa; l'altro si rizza in piedi sulle carrozze e sulle botti; e su tutti predomina, in aria, un mazzo di palloncini areostatici color rosso che il venditore, manovrando la cordicella in pugno, richiama in giù e libera in su a prova della loro leggerezza.
Si ode un primo squillo di trombette. È giunto il classico tempo di far largo fra la folla; ciò che si faceva soto il regno del Papa con la memoranda carriera dei dragoni. Di questa carriera è rimasto appena un embrione in Piazza del Popolo fra lo steccato.
Dal fondo si avanza a passo serrato un mezzo pelot| tone di cavalleria pesante, fiancheggiato da carabinieri a cavallo. A giusta distanza, sèguita un manipolo di guardie di pubblica sicurezza, col kepi perpendicolare, e colla larga tunica a vita lunga, terrore od amore delle erbaiuole. Dopo esse, viene una schiera di pompieri col brave elmo di Scipio. di tutto ottone. Il pubblico, incalzato da quel corpo di esercito, si ritira lentamente.
Sgombrato lo steccato dell'ultimo pagliaccetto, che è passato e ripassato sotto il ventre di un cavallo, si avanzano quattro o cinque spazzini municipali e si chinano per terra a raccogliere con le pale e con le Unghie i pezzettini di carta colorata troppo vistosa, che potrebbe fare adombrare i barberi sospettosi. Davanti l'emiciclio si suonano un'altra volta le cornette. A momenti, i barberi devono arrivare. Invece arriva un cane, il solito cane che giunge, appena si è fatto largo nella folla.
Finalmente si aprono i cancelli e compaiono i barberi esili, lunghi. Sono numerati, segnati di gesso, e conosciuti al loro numero. Oltre ai numeri, si vedono sulle schiene dei barberi scatole di tormenti, perette, legature, ricami di metalliche mosche canine. Passano, guidati dai mossieri a piedi, che portano casacche corte, nere, babottonate e berettoni róssi e lunghi. I barberi sono frenati a stento dai mossieri, che li tengono per mano, e scalpitano. Suonano ancora le trombe. I barberi sciolti scattano duramente e sfolgorano.
II popolo dei marciapiedi freme, grida, fischia, e si assiepa. Sulle cantonate, i monelli si sporgono col petto, quasi per dare di spalla al barbero amico. E spesso ne sono essi sconvolti e fracassati, con curiosi e servette, che vanno a gambe in aria.
I puledri trafitti dalle perette nella rabbia del moto accelerato, che accresce il dolore per fuggirlo, corrono, corrono. Hanno le criniere al vento, fumano, nitriscono, gittan fuoco dagli occhi, sangue dal morso. Sono orribili, spaventano. Dall'alto dei balconi il Corsoda Piazza 'dei Popolo a Piazza Venezia è un solo formicaio, un solo cappello nero.
In tre minuti i barberi, si veggono giungere allo steccato di Piazza Venezia, dove c’è moltitudine come in Piazza del Popolo. In via della Ripresa, allo stesso balcone da cui qualche papa godeva dello spettacolo, ora siedono giudici i consiglieri del Municipio, e pende, come una bandiera, il drappo di premio. Una doppia tenda bianca chiude la via della Ripresa; percotendo in essa, i barberi si arretrano confusi, o ciecamente la sfondano.
Gli stallieri penosamente li acciuffano e li traggono sotto un portico da lato, donde escono i due barberi vittoriosi ; e su essi cala la bandiera del premio. II pubblico sfolla faticosamente, con soddisfazione primitiva, selvaggia. Delle sventure accadute alle corse dei barberi il 21 febbraio, i giornali quotidiani recarono ragguagli dolorosi.
Una gran folla assisteva anche in quel giorno al corso delle carrozze ed alla corsa dei barberi. Allo sbocco della piazza di San Lorenzo in Lucina fra il palazzo Ruspoli e il palazzo Fiano, si era formata una folla compatta, attrat ta vi anche perchè il Re e la Regina assistevano al corso in quel punto.
I segnali di cornetta, con i quali i vigili annunziano l’avvenuta partenza dei cavalli, non furono ascoltati in que punto. I barberi giunsero improvvisa mente, investirono quella massa compatta di cprpi umani. Il barbero, ch’era primo, cadde; sopraggiunto il secondo, cadde esso pure, due cavalli rialzandosi s’impennarono, e, volendo retroce dere, urtarono e calpestarono molte persone: finalmente ripresero la loro strada.
Tale fatto produsse un indescrivìbile panico, li Re ch’era affacciato al balcone, vedendo i cavalli urtare contro la folla, non seppe trattenere un ohi accompagnato -da un gesto d’orrore. La Regina impallidì commossa dal triste spettacolo: la principessa d’Ottajano, dama di corte, che accompagnava la Regina, svenne.
Molti corsero a soccorrere i cadmi, e li trasportarono all'ospedale di San Giacomo. Un ragazzo di dieci anni, israelita, morì appena giunto all'ospedale I feriti o contusi gravemente, fra’ quali due guardie municipali, una guardia di pubblica sicurezza ed un carabiniere moribondo avendo riportata una forte commozione cerebrale, vennero circondati di cure.
Una delle guardie municipali aveva la gamba destra frantumata. Fra i feriti v’era un muratore, un cappellaio, un manovale, un macellaio una donna con un bambino di sette anni. Alcuni feriti meno gravemente furono portati allo spedale della Consolazione.
II Re volle recarsi subito al tetto dei feriti e li confortò con affettuose parole. E si aperse subito una colletta a favore delle loro povere famiglie e il Re sottoscrisse primo per egregia somma.
Non più corse di barberi! — si grida tuttora. — Non più corse di barberi! E si grida a ragione. Noi noia mo il nostro voto a quel grido umanitario.
Una volta, sotto il regime dei papi, si facevano correre gli ebrei, i vecchi zoppicanti, i gobbi nudi: e perchè destassero le più grasse risate, nella corsa goffa e impacciata, venivano costretti a rimpinzarsi prima di Cibo; se no, le erano frustate mortali, quelle che toccavano! Orribile barbarie anche questa, che scomparve sotto il dominio di sentimenti più cristiani. Così deve scomparire l’uso delia corsa dei barberi che ricordano tempi brutali e violenti in cui per assistere meglio tra la folla a spettacoli siffatti si metteva mano ai coltelli e più di qualche cadavere cadeva insanguinato e stecchito tra i piedi dei prepotenti.
Ripetiamolo: si sopprimano le corse dei barberi."
2 Luglio: Con la legge n. 883, viene istituito il Tiro a Segno Nazionale, con la finalità di "curare l'istruzione nell'impiego delle armi e di coltivare l'esercizio del tiro".
Viene costituita la sezione romana del Tiro a Segno Nazionale.
18 Aprile: Grande Steeple-Chase all'Ippodromo delle Capannelle:
"Il giorno 18 aprile, maggiore attrattiva e quindi maggior concorso. L'attrattiva consisteva nel grande Steeple-Chase di Roma con 4270 metri da percorrere e più di 20 ostacoli da superare... ed era una bellissima giornata di primavera. Marines del principe d'Ottaiano vinse non facilmente la prima corsa: Roquentin di sir James (A. Minghetti e principe di S. Mauro) ribatté Mackay nella corsa del Tevere; Americanus montato dal conte Sapelli vinse senza molta difficoltà la corsa piana dei gentlemen; First-Chapter la corsa delle signore, e Santa Severa dei fratelli Tittoni lo steeple-chase del Lazio.
E arrivò finalmente il gran steeple-chase di Roma. Lo vinse Tally-Ho della contessa di Cellere producendo un tal fanatismo nelle tribune da far sventolare i fazzoletti delle signore e gridare Urrah! dagli uomini più maturi e stagionati. La contessa di Cellere non scese... saltò dalla tribuna per andare ad abbracciare il suo cavallo mentre esso ancora aspettava il sacramentale all right del commissario incaricato di verificare i pesi all'arrivo.
Intanto incominciava la sfilata delle vetture verso Roma e andava avanti la Regina in caleche scoperta a grandi guide, accompagnata da un vero stormo di ufficiali a cavallo che le facevano scorta d'onore. Saranno stati più di sessanta.
Lungo la strada migliaia di persone erano schierate da una parte e dall'altra per godere lo spettacolo del ritorno. A notte fatta la fila delle carrozze era ancora a qualche chilometro dalle mura! Per quest'altr'anno, quando ci sarà il Derby Reale, sarà indispensabile allargare in qualche modo l'apertura della porta San Giovanni se non si vuole dar luogo ad inconvenienti ed a lamenti non ingiustificati."
3 Maggio: In occasione delle nozze e della visita dei Duchi di Genova, viene organizzato un Carosello Torneo storico all'ippodromo di piazza di Siena, a cui partecia anche il principe ereditario.
Una delle grandi attrattive per richiamare a Roma durante le feste un numero tanto considerevole di italiani e di forestieri da far credere raddoppiata la popolazione della città, è stato il torneo o carosello che ha avuto luogo giovedì nella grande Arena ellittica di Villa Borghese.
Capo del carosello era il maggior generale marchese Giuseppe Colli di Felizzano, comandante della settima brigata di cavalleria. Figlio del marchese Vittorio Colli che si distinse nelle guerre napoleoniche, e pronipote della contessa Giulia Canale di Cumiana sorella di Vittorio Alfieri della quale ereditò il censo, Giuseppe Colli fu destinato dal padre alla carriera delle armi insieme ai suoi fratelli, ed entrò giovanissimo nella R. Accademia di Torino. Ne uscì a 17 anni sottotenente nel 1848 andando a raggiungere l'esercito in campagna, prendendo poi parte a tutte le guerre nazionali ed a quella di Crimea e guadagnandosi due medaglie d'argento e due menzioni onorevoli al valor militare. Dopo il 1870 venne incaricato della formazione del reggimento Roma; nel 1873 fu nominato comandante della scuola normale di cavalleria, nel 1877 maggior generale.
Il generale Colli di Felizzano indossava al torneo un bellissimo costume di broccato nero e oro. Il principe di Napoli aveva un corsetto a vita di velluto azzurro con colletto dritto, maniche strette e maniconi aperti, calconcini e maglie di seta azzurre, cappello azzurro a spicchi depressi con filettature d'oro e pietre preziose; a sinistra fermato diagonalmente un mazzo di ricche piume; sul petto ricamati i lacci d'amore del collare dell'Annunziata ed il FERT di casa Savoia. Gli stivaloni erano di pelle di camoscio smerlati in seta e oro; i paramani, il fodero della spada e la cintura della stessa pelle.
I cavalieri della 1ª e 3ª quadriglia (bavaresi) avevano il cappello di felpa ad ala stretta e tesa con penna diritta e rigida; colletto alto, collana con lo stemma di Baviera a losanghe bianche ed azzurre, corsetto con manicone pendente e manica stretta a sbuffi, maglia del colore del corsetto, stivaloni a mezza coscia centrica, paramani e fodero della spada color naturale. La prima quadriglia alternava nel corsetto il raso bianco alla felpa celeste ed azzurra; la terza il raso giallo col rosso ciliegia, e l'azzurro. I cavalieri della 2ª e 4ª quadriglia (italiani) avevano il cappello a pane di zucchero con gran piuma, corsetto di felpa con l'aquila di Savoia dorata sul petto; manicone quadrato e sottomanica liscia di raso; calzoncino di raso eguale alle maniche e maglia eguale al corpetto, con stivaloni a mezza coscia, paramani, e cintura con borchie dorate di cuoio naturale: spada a coccia all'italiana e pugnaletto.
La seconda quadriglia alternava la felpa verde e rosa col raso bianco: la quarta il velluto viola col giallo canarino e la felpa vieil or col raso grigio perla. Ogni cavallo aveva la copertina e l'imbraca del colore del cavaliere con stemma di Savoia nelle borchie del frontale, e nel pettorale un grande stemma con le iniziali I e T intrecciate. I trombettieri avevano un costume simile a quello de' cavalieri, ma di lana con sopra la casacca alla moschettiera; metà di azzurro cupo, colore di casa Savoia, metà di bianco e celeste colori di Baviera. Gli alabardieri avevano un costume simile a quello de' trombettieri, ma senza la casacca, e a colori vari. Ve n'erano 12 disposti sotto il palco Reale, con l'elmo in testa, la gorgiera al collo ed in mano la storica alabarda. I valletti avevano un cappello grigio a pan di zucchero all'Italiana con fascia d'oro e penna di fagiano: giubba di lana grigia con maniche strette di lana rossa e manicone quadrato foderato di rosso; colletto bianco a punte rovesciate; cintura rossa con borsetta; sul petto lo scudo con la croce di Savoja bianca in campo rosso: calzoni pendenti sul ginocchio, calza cenerina e scarpa bassa scollata.
Maggio: In occasione delle nozze e della visita dei Duchi di Genova, vengono organizzate delle feste popolari ai prati di Castello, con spettacoli di ascensioni aerostatiche e delle corsa con le Bighe.
27 Giugno: Inaugurazione del Campo del tiro a segno del Genio militare
"L'antico campo del tiro a segno era nei prati della Farnesina, a sinistra passato il Ponte Molle — e l'accedervi era facile mercè la linea de' tram. Ora ha sloggiato di là per andarsi a confinare ne' dintorni di Acqua Acetosa.
Tale località adatta perchè in perfetto piano, e con collina naturale che serve da fermapalle, è situata a destra prima di passare il ponte alla distanza di qualche chilometro.
Coi disegni del Genio militare è stata costruita una lunga galleria con quindici bersagli in linea. Esso non è che la metà dell'intero progetto che fra poco sarà del tutto eseguito. Dalla unita pianta si può ben vedere la disposizione del locale diviso nel mezzo da una piccola linea ferroviaria.
A spiegare il motivo di questa via ferrata, convien parlare dei bersagli elettrici del signor Marzi, che dopo un felice esperimento sono ora adottati definitivamente dal Ministero della Guerra come quelli che presentano i più grandi vantaggi: sicurezza nelle operazioni, sollecitudine nel registro dei punti, epperò nel tiro, nessun personale occupato.
La Rivista di artiglieria e genio dando molti dettagli dell'ammirabile congegno e de' suoi vantaggi, dice: "Il signor ingegnere B. Marzi studiò il modo di evitare l'impiego di tanti fili quanti sono gli scompartimenti in cui è diviso il bersaglio; cioè si propose: di ottenere la trasmissione di qualunque numero di segnalazioni con un sol filo. In tal modo si riduce al minimo la spesa d'impianto della linea e si ottiene una grande semplicità nelle segnalazioni."
E dopo la descrizione completa dell'apparecchio, conclude: "Ad ogni proietto che percuote una qualunque delle piastre del bersaglio, la macchina trasmettente emette tante correnti quante ne sono necessarie per trasportare nell'apparecchio ricevente il disco segnalatore sotto il foro della divisione corrispondente, dove rimane fino a che, ad un colpo successivo che colpisce un'altra lastra del bersaglio, il disco non si trasporti sotto il foro di quest'altra piastra.
Quando si colpisce successivamente la stessa piastra, il disco parte dal foro in cui si trova e compiendo un giro intero nel termine massimo di tre minuti secondi vi ritorna."
A questi elogi autorevoli, aggiungerò che l'effetto che prova il tiratore che ha a fianco la copia del bersaglio sul quale tira, è sorprendente e piacevole. Non appena la detonazione si è intesa, la pallina rossa che marca è già in giro per fermarsi senza fallo al punto colpito.
Ciò spiega la piccola linea ferrata del nuovo Poligono. I bersagli escono dal magazzino e vanno al loro posto sulle rotaie. Messa la comunicazione, tutto è pronto. Qualora accadesse qualche incidente, un velocipede di servizio spinto a mano e piedi sulle rotaie, parte veloce come il vento, con una o due persone, per fermarsi a piacere sulla linea dei bersagli.
Ed è in questo nuovo Poligono e con diversi bersagli elettrici che questa domenica (27 giugno), s'inaugura a Roma la Gara Provinciale del Tiro a segno. Gara che, per desiderio mostrato da altre società del regno di prendervi parte, diventa senza volerlo una gara nazionale.
I premi, cominciando da quello di S. M. il Re, sono numerosissimi e di valore, ma ce ne occuperemo allorchè daremo i disegni della premiazione reale, per la quale già si costruiscono padiglioni e palchi.
Oltre la galleria di tiro sopraccennata, il poligono è provveduto di magazzini per il materiale e di un servizio di restaurant per i signori ufficiali. Altre baracche portabili prendono posto al di fuori del campo, nei giorni di tiro pel servizio dei soldati e del personale.
È solo desiderabile una cosa: che il Genio militare alla solidità delle costruzioni unisca se è possibile l'eleganza della forma.
Ipsilonne."
5 Luglio: Alla presenza del Re Umberto I, viene inaugurata la strada del viale Parioli, in occasione delle premiazioni della Gara provinciale del tiro a segno.
"La gara provinciale del tiro a segno, ch'ebbe luogo a Roma finì con la distribuzione dei premi dati personalmente da S. M. il Re. Un'elegante e spaziosa tribuna, decorata degli stemmi dei Comuni della Provincia fu eretta dinanzi alla galleria del tiro, e nella parte centrale di questa spiccava, sormontato da un'aquila, il padiglione reale in velluto rosso con trofei di armi.
Il Re, accompagnato dal general Pasi, dal general Abate, dal comandante marchese La Via, dal commendatore Brenda cerimoniere di Corte, fu ricevuto dal Ministro della Guerra, dal segretario generale Marselli, dal Prefetto Gravina, dal comm. Bastianelli rappresentante il Sindaco, da Don Fabrizio Colonna presidente del Tiro a segno, e da Deputati, Consiglieri provinciali e municipali di Roma.
Dopo volto uno sguardo nei palchi, e osservati i doni che erano collocati nella tribuna reale, il Re discese nel recinto ove erano schierati i tiratori premiati nella gara provinciale, e che erano i soli ammessi alla gara.
Dati i segnali, la gara cominciò subito.
Erano 24 bersagli a 200 metri: 62 tiratori concorrenti. Si dovevano sparare 8 colpi.
Sparare mentre il Re e il seguito assistono al tiro non è la cosa più facile del mondo, perchè il tiratore che sa di essere osservato può essere turbato dall'emozione. Tuttavia i fre e i due fioccavano, destando l'ammirazione di tutti.
La conclusione fu che il signor Prosperi di Roma vinse il premio donato da S. M. il Re — statua in bronzo — con 20 punti e 8 imbroccate (cinque tre due due e un uno); il secondo — bandiera d'onore — fu vinto dal signor Pietro Pasqualini di Bracciano con 19 punti e 8 imbroccate, e il terzo — medaglia d'oro — dal signor Lang avv. Filippo di Roma.
Terminata la gara, si venne alla seconda parte della festa, cioè alla esposizione e agli esperimenti dei bersagli elettrici inventati dal signor Marzi, dei quali abbiamo già avuto occasione di parlare.
Sua Maestà volle vedere da vicino i bersagli e i varii meccanismi, domandando un'infinità di spiegazioni al signor Marzi. E con una rapidità prodigiosa i cinque colossi di acciaio vennero condotti alla distanza di duecento metri, e alla presenza del Re si eseguì una piccola poule. I ricevitori marcavano man mano i punti, mentre il Re accompagnava con un: Bravo! i tiratori che facevano dei bei tiri. Il Re non fu parco di elogi per il signor Marzi e volle congratularsi con lui della bella scoperta ed esprimergli la sua soddisfazione per gli esperimenti riusciti così felicemente.
Siamo alla parte terza: il corteggio reale si avvia alla tribuna, e il Re prende posto nel centro del palco, mentre il Prefetto Gravina pronunzia un discorso che ha il merito di essere breve e succoso.
Si principia la chiama dei premiati, fatta dal segretario della direzione provinciale cav. Colucci.
Il Re volle ricevere tutti i sessantadue premiati e per tutti ebbe una parola, un elogio od un incoraggiamento. Si trattenne specialmente coi tiratori di provincia, alcuni dei quali, quelli di Ceccano, Veroli, Anagni, non hanno scarpe ai piedi, ma le ciocie. Il ricevimento durò circa un'ora con gioia di tutti i tiratori che ebbero l'onore di ricevere una stretta di mano dal Sovrano e di parlare con lui. Alcuni non risposero alle sue domande che sì o no, altri risposero un sissignore o un nossignore, a seconda della domanda reale.
Parlando coi tiratori, il Re fu di buon umore e domandò per lo più a tutti se aveano fatto il soldato e in quale reggimento servito. Si ricordò meravigliosamente di tutti quelli che vide in altre occasioni o in altre gare.
Alle sei e un quarto la cerimonia aveva termine, e il Re, salutato dalla folla e dalle bandiere delle ventiquattro Società schierate fuori del palco, e d'ille autorità, se ne tornava al Quirinale, ripassando per la nuova strada del viale Parioli, costruita dalla Banca Tiberina e nello stesso giorno inaugurata.
Ipsilone."
17 Dicembre: A Ciampino si svolge la prima caccia al daino organizzata dal cavaliere Scheibler arrivato a Roma con 25 cavalli, 24 coppie di cani e capitanando con un irresistibile entusiasmo gli sportmen lombardi: Emilio Silvestri, Poggi, Durini, Carlo Leonino, Simonetta ed un’amazzone, la signora Leonino.
21 Giugno: IV Gara provinciale del Tiro a Segno al Poligono dell'Acqua Acetosa:
"La provincia di Roma è forse quella dove l'istituzione del tiro a segno nazionale è maggiormente in onore. Dal 21 al 24 del prossimo passato mese di giugno, al poligono dell'Acqua Acetosa, situato a nord-est di Roma presso le rive del Tevere, ebbe luogo la IV gara provinciale alla quale presero parte le rappresentanze delle numerose società mandamentali della provincia e moltissimi tiratori.
La gara fu inaugurata alle 8 antimeridiane del 21 con un discorso d'occasione del prefetto di Roma, marchese Gravina.
Domenica, 24, si fece la gara reale per la quale erano stabiliti tre premii; il primo, regalato dal Re, consisteva in una bella statuetta in bronzo, rappresentante un cacciatore. La gara era a 300 metri: il primo premio fu vinto dal signor Vitali della Società di Monterotondo — la quale avendo mandato eccellenti rappresentanti ha riportato nella gara provinciale il maggior numero di premii — il 2°, dal signor Mazzanti della società di Genzano; il 3°, dal signor Rinaldi della società di Velletri.
Nello stesso giorno di domenica ebbe luogo la distribuzione dei premi ai migliori tiratori, fatta dal Re stesso nel padiglione reale.
Il Paolocci ha raccolto, nella pagina che pubblichiamo, alcuni episodi di questa quarta gara provinciale romana. Nel disegno in alto vediamo re Umberto che entra nel poligono dell'Acqua Acetosa, accompagnato dal principe di Napoli, dai ministri Bertolé Viale e Boselli, dal prefetto e dal sindaco. Quello che gli sta accanto è il prefetto Gravina: l'ufficiale superiore di Nizza cavalleria che precede Sua Maestà è l'aiutante di campo maggiore Lorenzi Le rappresentanze delle varie Società mandamentali sono schierate facendo ala all'ingresso del poligono con le loro bandiere.
Sotto questo disegno è schizzato il padiglione reale, nel quale erano durante la gara esposti i premii offerti dai Ministeri, dalla Deputazione Provinciale, dal Municipio e da varii privati, oltre quello offerto da S. M. del quale abbiamo detto di sopra. Il terzo disegno rappresenta la tettoia del poligono — lo stand, come dicono i tiratori svizzeri — durante la gara."
Per iniziativa di Romano Guerra viene costituita la Società Romana di Nuoto, prima società di nuoto in Italia.
Aprile: La commissione reale del concorso per la statua equestre di Vittorio Emanuele II da collocare sul monumento nazionale al Campidoglio, assegna l'incarico a Enrico Chiaradia, con undici voti su sedici, imponendo qualche leggera modifica al bozzetto proposto.
30 Giugno: Al Poligono dell'Acqua Acetosa, si svolge alla presenza del re Umberto I, la gara provinciale del tiro a segno reale:
"L'ultimo di giugno ha avuto luogo al Bersaglio dell'Acqua Acetosa a Roma la gara da tiro a segno reale, che riuscì magnifico, malgrado il cattivo tempo. Il piazzale del poligono era ornato di alti pennoni, di bandiere, di stemmi, di trofei d'armi. Nel centro v'era il palco reale. Il Re arrivò verso le cinque, ricevuto dal sottosegretario di Stato, Fortis, e dal Prefetto, fra grandi ovazioni. Le gare, cominciate subito, sono state due, alla distanza di metri 3000. Ciascun tiratore sparò otto colpi. Erano ammessi, alla prima gara, tutti i soci premiati nelle precedenti gare; alla seconda, i premiati nella gara dell'Esercito. Riuscirono vincitori alla prima: Deleuse Gustavo della Società di Roma (dono del Re), Pesci Luigi (dono della Società Frosinone, medaglia d'oro o bandiera d'onore); Casinari Oreste (dono della Società Frascati, medaglia d'oro). Il vincitore della gara militare fu Pezzetta Luigi, soldato del 46° reggimento di fanteria (dono di un orologio d'oro dato dalla Presidenza della Società del Tiro a segno).
Grandi applausi accoglievano i vincitori, allorchè si presentavano nel padiglione reale per ricevere il premio. Il Re s'intrattenne lungamente con ciascuno. Gli applausi furono insistenti, vivissimi, quando fu chiamato pel premio il soldato Pezzetta. Il Re mosse, a capo scoperto, verso il soldato, che se ne stava commosso e fermo alla posizione di saluto, e gli porse la mano, trattenendosi a conversare con lui delle condizioni della sua famiglia. Il pubblico gridò "Viva il Re democratico, viva il Re popolare, viva i nostri soldati."
Il Re disse al soldato Pezzetta: Siete diventato un così bravo tiratore, forse esercitandovi a caccia? — No, — rispose il fantaccino. — Non sono mai stato a caccia. Fo il muratore, non ho mai sparato prima di esser soldato."
22 Novembre: A Roma si svolge il primo Concorso Ginnastico Nazionale a cui prendono parte tutte le Società ginnastiche federate.
"una gara interessantissima, che si tenne nei giorni 22, 23 e 24 novembre all'Orto Botanico in un locale trasformato in palestra ginnastica. La palma toccò a Milano dove sonvi due fiorenti Società ginnastiche Forza e Coragio, e Pro Patria. La prima riportò il primo, l'altra il secondo premio, il terzo toccò alla Società genovese Cristoforo Colombo. A queste gare assistettero il Re, il principe di Napoli, il ministro Boselli, il generale Pellonx e molta ufficialità, nonchè numerosissimo e scelto pubblico. Domenica 24 îl concorso sì chiuse con una grande rivista dei ginnasti tenutasi al Colosseo, alla presenza del Re. La comandò il generale Pelloux, presidente della federazione ginnastica. Vi presero parte 42 Società ginnastiche con fanfare bandiere, i ginnasti, gli schermitori e gli alunni delle scuole, ecc, Poi gran sfilata di tutte le Società al Campidoglio, dove per mano di Sua Maestà seguì la premiazione.