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Mozza

  Dal 12/03/2016 al 13/03/2016

Valutazione: ★ 1 stelle

C’è una giovane donna in mare sulla prua di un peschereccio, è lì da tempo e per scelta. Una generazione di marinai la sua, di uomini che hanno visto tutte le albe e tutti i tramonti del loro mondo. La sua infanzia è trascorsa mano nella mano con il nonno, unico vero uomo di mare della sua famiglia. Lui, a differenza degli altri, il mare “ce l’aveva dentro” perché lo aveva bevuto tutto durante la sua vita e lo aveva conservato con orgoglio, goccia dopo goccia, nel suo stomaco abbastanza largo da poterlo contenere.

Con la sua morte il destino di Mozza si palesa rapidamente. Un sintomo di malessere dietro l’altro costringerà la madre, sotto le pressioni dei vicini di casa, a sottoporla ad analisi del sangue accurate e ripetute che non daranno mai un esito preoccupante, anzi “Mozza è sana come un pesce”.

Un urlo liberatorio, insegnato dal nonno per farle tornare in corpo il sangue che le era stato tolto, viene scambiato per un sintomo di follia fino a condurla al cospetto di uno psicologo che, dopo varie sedute, le diagnostica un semplice e scontatissimo mal di mare in terra.

Dopo un breve confronto con la madre c’è una sola cura e il da farsi è chiaro: “Mozza a mare deve stare “ .
Il suo peschereccio, dotato di un campanaccio da suonare in caso di emergenza, manca di una parte fondamentale: il timone. Escludendo categoricamente la richiesta di aiuto, non c’è piu nulla che dipenda dalla sua volontà, né tornare né proseguire, almeno in apparenza.

Mozza pesca e baratta il suo pescato con i marinai vicini in cambio di acqua a cibo della terra, perché lei di tutto può fare a meno ma del cibo della terra no. Le sue giornate procedono in “sulità santità pani picca e libertà” fino a quando, dopo un pescato finito in mare a causa della rottura della rete da pesca, incontra un gabbiano con il quale si sfoga, confronta, racconta, insulta, accoglie, e perfino lo istruisce a rispondere “si” o “no “ alle sue domande.

Un dialogo che profuma di salsedine e tenerezza che la porterà ad una scelta: essere Dio a metà o per intero? E nulla è scontato per una ragazza abbastanza leggera per il mare ma troppo fragile per la terra, perché la regola che “ognuno nella vita non fa quello che vuole ma solo quello che può” vale per tutti, anche per lei.

Note di regia

Mozza è una giovane donna appena affacciata alla vita, con il desiderio profondo di voler far suo quel mare che ha accompagnato tutta la sua infanzia e che ora è diventato la sua culla morbida, necessaria, comoda - a volte forse anche troppo.

Il mare, il vento di sopra e quello di sotto, sono le sue radici, il tronco il suo peschereccio, i rami la sua voglia di vivere in solitudine lontano dalle voci soffocanti degli abitanti della terra che la reputano “troppo bianca e troppo sicca” per non avere qualcosa che non vada. Il desiderio profondo di libertà, ereditato dal nonno capitano di un peschereccio, può essere realizzato solo in quel mare infinito che aveva vissuto con lui da bambina. E se grazie ad un dialogo a volte rabbioso, altre volte liberatorio con un gabbiano si perdesse? ”Né troppo vicino né troppo lontano” bisogna stare dalle cose che ci fanno paura… ma per questo bisogna avere un timone che lei, appena salita a bordo, scopre di non avere. Mozza ha un duplice significato “marinaia” per desiderio e “mozzata” per volontà. E se in quel perdersi scoprisse che anche il mare è finito? E che dove finisce lui inizia la terra? La stessa che le provocava un tempo vomito, nausea e spossatezza adesso si palesa come la parte mancante per la sua “interezza”. Ho voluto raccontare questa storia che parla di acqua troppo salata da bere e di terra troppo pesante da sorreggere... ed accade qui ed ora, come solo la magia del teatro ci permette di fare.

Claudia Gusmano


PRENOTA
12 Marzo h.21
13 Marzo h.17.30

Roberto Sapienza e Associazione Il Rinoceronte
presentano
MOZZA ATTO UNICO
Di e con Claudia Gusmano
Aiuto regia Laura Palmeri
Musiche Ermanno Dodaro
Luci Michelangelo Vitullo
Scenografia Martina Picchioni e Letizia Cascialli
Foto Valeria Tomasulo

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