Data scatto: 1908
Notizie degli scavi di antichità
Monumento
CronologiaIn via Malabarba, che corrisponde all'antica via Collatina, nel Quarto S. Giacomo, in occasione dei lavori ferroviari, a cinque metri sotto il piano di campagna si è rinvenuto un sarcofago di marmo bianco, il cui coperchio era fermato con grappe. Conteneva uno scheletro, un vasetto di vetro e due frammenti di un denaro d'argento coniato da Tito in onore del divus Augustus Vespasiahus.
Questi frammenti furono raccolti dentro il teschio. Il sarcofago stesso era contenuto in una specie di controcassa composta di tegoloni di terracotta; il tutto poi era racchiuso dentro muratura in pietrisc, ciò che ha contribuito alla sua perfetta mirabile conservazione.
Esso misura m. 1,86 per 0,50; il coperchio m. 1,88 per 0,80. Quello ha in basso a destra un incasso, evidentemente per essere fermato. Sulla fronte del sarcofago (fig.5) sono rappresentate in altorilievo molte scene di genere guerresco. Cominciando dalla sinistra, l'angolo è costituito da un trofeo composto di corazza, schinieri, corto pilum e, in alto, un elmo con pelo.
Procedendo verso destra, segue un barbaro con folta barba, in moto verso destra, nudo il torso, bracato, coperta la testa di berretto frigio, da cui sfuggono tutto all'intorno i folti e lunghi capelli, con le braccia sul dorso, strette ai polsi le manette, la cui caleiui e rotta da un soldato romano che lo segue, quasi tratleneudone l'andare. Due altri soldati romani assistono alla sceua. Tra i piedi del prigioniero a terra un berretto frigio, e dietro di esso a terra appoggiato sul fondo uno scudo ovale.
Il prossimo gruppo (fig. 6) ci presenta un'altra scena, una famìglia di barbari prigionieri: l'uomo, con breve barba, lunghi e folti capelli, con berretto frigio, bracato, seduto in terra quasi di fronte, riguardante a destra, con le mani legate sul dorso; una giovane donna coi lunghi capelli sciolti sulle spalle, vestita di tunica manicata, stretti i polsi dello manette che divergono da una lunga o forte catena, in atto di dirigersi verso sinistra spingendo innanzi a se un bambino che con mantello svolazzante, appoggiando la sua sinistra sul ginocchio destro del padre, avanza verso sinistra quasi precedendo la donna.
A dividero queste due scene, piene di vita e di movimento, dal resto della rappresentazione che pur essa, come vedremo, è tutto moto e vita, sta, ritto in piedi, un soldato romano barbato, ignudo, con elmo e spada fermata sul fianco dal balteo, ap- poggiato con la sinistra allo scudo (fig. 7). È volto verso sinistra ed appende con la destra alzata la spada ad un trofeo, da cui già pendono la lorica, il paludamento, lo scudo, l'elmo con bassa calotta e lunghi barbozzi; ai piedi del trofeo sono un turcasso ed un altro elmo.
La scena principale è quella di destra (fig. 8), dove, presenti soldati romani e barbari, un soldato romano, ignudo, con elmo, mantello avvolto sulla spalla sinistra e spada sguainata nella destra, spinge con atto feroce, acciuffandolo con la sinistra per i capelli e colpendolo sulle reni con il ginocchio destro, un barbaro vestito di tunica e bracae, costringendolo ad inginocchiarsi innanzi a un personaggio seduto su di una roccia.
È questi un giovane sbarbato, con i capelli corti tirati innanzi sulla fronte, ignudo, con mantello avvolto sulla spalla e sul braccio sinistro. La si- nistra egli appoggia sull'impugnatura della spada e la destra protende con atto bene- volo verso il prigioniero caduto in ginocchio, probabilmente in atto di accettarne la deditio. In questo personaggio, raffigurato nudo come un eroe, è rappresentato certa- mente o l'imperatore sotto i cui auspicî si era combattuto, o un generale romano, forse un membro stesso della famiglia imperiale. Davanti al prigioniero è posato per terra un elmo.
All'angolo destro un barbaro ignudo, con le mani legate sul dorso, siede sullo scudo ai piedi di un trofeo costituito di lorica, paludamento, elmo come nel trofeo di sinistra, e due scudi, ornati l'uno come quello di un soldato romano della scena a destra, l'altro come quello di due soldati della scena a sinistra. Questo trofeo fa riscontro a quello dell'angolo sinistro.
Nel lato sinistro, un bellissimo Pegaso imbrigliato (fig. 9), in corsa veloce, come spiccando il volo, verso destra, pare che esca da una porta o di sotto ad un arco di costruzione quadrata; giacciono a terra un elmo ed un pilum. Non credo di errare riconoscendo in questo Pegaso, che esce da un arco, piuttosto che il solito elemento decorativo, l'insegna della legione romana vittoriosa.
Nel lato destro, si vede un soldato romano barbato (fig. 10), il cui elmo giace a terra, il quale chinato in avanti, estrae il pilum dalla ferita inferta nel petto di un barbaro giacente sul suolo in completo abbandono, quasi nella rigidità della morte, ai piedi di un albero, con la destra posata sul petto del giacente, ove si apre la ferita sanguinante.
Non so comprendere che cosa sia l'oggetto a tre punte, che potrebbe essere un viscere. Sulla fronte del coperchio (fig. 5) è rappresentata nel centro la protome del defunto entro corona di alloro sostenuta da due Vittorie volanti; a ciascun lato sono due prigionieri barbari, nudi, seduti a terra, con le braccia legate sul dorso. Fanno ad essi sfondo una quantità di scudi rotondi ed ovali, di pelte ed alcuni pila. Formano gli angoli del coperchio due teste di barbari con berretto frigio, che ricordano nella espressione e nell'insieme della figurazione la tradizionale Medusa, che in quelli si è trasformata.
...Il sarcofago certamente appartiene al secondo secolo d. Cr. La rappresentanza di fatti personali sostituiti alle scene mitologiche, l'importanza della rappresentanza del coperchio che porta il ritratto del defunto e continua la scena del sarcofago, l'uso della barba e le pupille incise, ci portano a questo periodo, anzi secondo la opinione comune ci porterebbero ad un tempo piuttosto avanzato del secondo secolo. Ma la squisitezza e la ricercatezza, il movimento, l'espressione, una cera aria di dolcezza anche nelle scene più truci, l'acconciatura dei capelli dell'imperatore o capitano che sia, mi obbligano a risalire più indietro. E la moneta di Tito rinvenuta nel cranio del defunto, che certo gli fu deposta in bocca come viatico e i tegolooi del'anno 12o in un consimile seppellimento della stessa via Collatina, a distanza uou tioppo grande, mi sorreggono in questa induzione. Oltremodo importante sarebbe per la questione cronologica l'identilicazione del personaggio, rappresentato siccome un eroe, clie dal suo seggio domina la scena, vei"so il quale è orientato tutto il movimento, perocché verso lui riguardano romani e barbari. Non sarà intanto inutile, né troppo azzardato l'emettere un min '^'itidizio, che cioè in esso si possano sorprendero i tratti fisionomici di Traiano giovane o almeno di personaggio che no ricordava in qiiaiclie modo la fisouomia e l'acconciatura dei capelli. Altri più di me idonei potranno confermare o rigettare l'ipotesi con più forti argomenti dati da profondi sludi comparativi sui munumenti consimili rimastici.
Por gli stessi lavori lungo e sotto la stessa via Malalbarba, a circa 400 metri dal suo imbocco, alla profondità di m. 2,00 sotto il piano di campagna, sono usciti in luco avanzi di sepolcri in opera laterizia mista a reticolata. Uno di questi sepolcri orientato da nord e sud, con l'ingresso a sud, era largo m. 4,15 e nelle pareti erano costruiti i loculi per le olle, dello quali si ritrovarono solo pochi frammenti; nella parole ovest ora un'edicola.
Dante Vaglieri.