Informazioni storicheData: 1886
Codice identificativo monumento: 10002
CronologiaIn quella parte del giardino di S. Silvestro al Quirinale, che il demanio dello Stato ha ceduto alla Società nazionale per l'incoraggiamento dell'arte drammatica, e dove sarà costruito un nuovo teatro, sono stati scoperti muri rovesciati, dalla cui demolizione provengono questi bolli: OPVS TI CLAVDI SECVNDINI OP DOL EX FIG PVB DE PRA M SEVE NEG IVNIAES ANTONIAES. Sono poi apparsi frammenti di una bellissima tazza di bigio morato, ornata con quattro mascheroni ; il sostegno di un' altra tazza in forma di balaustro, scolpito in alabastro ; e si è rinvenuta una lapide, corrosa e poco leggibile, del secolo XVI.
Presso il nuovo teatro drammatico in via Nazionale, si è trovato un pezzo di fistula plumbea colla seguente leggenda; NARCISSI AVG L AB EPISTVL
Luigi Borsari.
Scoperta della Statua bronzea del cosiddetto principe ellenistico.
Facendosi degli sterri per la costruzione del teatro drammatico in via Nazionale, e precisamente nel luogo dell'ex convento di S. Silvestro al Quirinale, è stata fatta la seguente importantissima scoperta. A metri 6,00 sotto il ciglio del Quirinale, in un fabbricato composto di spaziosi vani, è venuta alla luce una magnifica statua di bronzo, lunga m. 2,22, larga alle spalle m. 0,60, rappresentante una figura virile ignuda, di tipo atletico e d'ottima scultura.
I lineamenti del volto accennano chiaramente ad un ritratto: la figura insiste sulla gamba sinistra, porta la dritta alquanto innanzi, il braccio destro è appoggiato dietro il dorso, come nella statua di Meleagro e nell'Ercole di Glicone: il sinistro appoggiavasi ad un'asta, di cui rimangono indizi lungo l'antibraccio.
Per quanto può giudicarsene nella positura giacente, la statua è d'arte greco-romana. Il braccio sinistro è staccato dal corpo, i piedi sono assai malmenati, ma fortunatamente non mancando alcun pezzo, ne è facilissimo il restauro. Sul petto della figura leggonsi incise le seguenti note: L VIS L XXIIX
Rodolfo Lanciani
Nettandosi la gamba sinistra del lottatore sedente, maraviglioso simulacro di Bronzo scoperto nel giardino dell' ex-convento di s. Silvestro al Quirinale, poco discosto dall'altro, di cui fu detto nelle Notizie (facendosi degli sterri per la costruzione del teatro drammatico), si è riconosciuta una lettera, segnata a graffito con lo stecco nel modello in cera, e fusa poi con tutto il resto. La lettera corrisponde sotto il dito medio del piede sinistro, e sembra essere un' A greca, piuttòsto che un' A latina. Una simile lettera, di tipo latino, è incisa sul piede destro, poco sopra al nascimento delle dita. L'incisione, fatta con tre colpi di scalpello, è di età molto piìi recente.
Rodolfo lanciani descrive ulteriormente la scoperta nel suo volume La Roma antica:
«Il più importante dato raccolto, mentre ero presente e seguivo la rimozione della terra nella quale il capolavoro giaceva seppellito, è che la statua non era stata gettata là, o seppellita in fretta, ma era stata nascosta e trattata con la massima cura.
La figura, trovandosi in posizione seduta, era stata posta su un capitello di pietra dell'ordine dorico, come sopra uno sgabello e il fosso che era stato aperto tra le fondamenta più basse del tempio del Sole, per nascondere la statua era stato riempito con terra setacciata per salvare la superficie del bronzo da ogni possibile offesa.
Sono stato presente, nella mia lunga carriera nell'attivo campo dell'archeologia, a molte scoperte; ho sperimentato una sorpresa dopo l'altra; ho talvolta e per lo più inaspettatamente, incontrato reali capolavori ma non ho mai provato un'impressione straordinaria simile a quella creata dalla vista di questo magnifico esemplare di un atleta semi-barbaro, uscente lentamente dal terreno come se si svegliasse da un lungo sonno dopo i suoi valorosi combattimenti»
Statua in bronzo di un lottatore, trovata durante gli scavi nelle fondazioni del Teatro Nazionale:
« Tutti ricordano il rumore che fece la scoperta di due statue trovate alla fine dello scorso inverno negli scavi per la costruzione del teatro stabile. L'una e l'altra sono state dissepolte nel luogo dove si dice sorgesse il tempio del Sole, in pochi metri di spazio e in poche settimane di tempo.
Questa di cui abbiamo in vista il disegno è stata trovata seconda. La prima sembra che rappresenti del pari un lottatore, ma la figura è ritta in piedi ed ha il volto raso; mentre la seconda figura è seduta ed ha la barba piena.
Quest'ultima pare un lottatore in riposo, poichè sulle falangi delle dita gli si vedono i cesti, armi da pugilato, questa volta resi particolarmente evidenti a malgrado della patina e delle erosioni secolari, per la posizione delle mani appoggiate l'una sull'altra al ginocchio. Le due fisonomie hanno, in qualche modo, il tipo di Mercurio la prima, faccia piena e sbarbata, occhio fondo, profilo rilevato alla radice del naso; il tipo di Giove la seconda. Offrono anche qualche carattere di somiglianza nel naso breve ed aquilino e nella fronte sfuggente.
L'una e l'altra statua sono fuse in bronzo di Corinto, maggiori del naturale, di modellatura sapiente, accusata forse con una certa rigidezza nelle linee del viso; ma rigidezza da artista raffinato della decadenza.
L'atteggiamento del lottatore seduto esprime a meraviglia il riposo, ed ha pure un carattere speciale, poichè egli, sedendo, pare oda il fragore del combattimento che segue fra altre coppie di pugilatori, e si volga e guardi con intensità.
Negli scavi si son trovate delle muraglie scanalate che mostrano essere state costruite sotterraneamente, epperò con la guida di pali verticali equidistanti, rosi poi dall'umidità, e che han lasciato, per così dire, la loro traccia negativa nelle scanalature. Si suppone anche le statue sieno state sepolte volontariamente da qualche amatore di arte e di antichità, che volesse sottrarle al vandalismo dei Barbari invasori. Infatti attorno ad esse eran mucchi di macerie, buttate lì probabilmente per coprirle e proteggerle alla meno peggio. »
Prima rappresentazione al Teatro Drammatico Nazionale: La locandiera di Carlo Goldoni, messa in scena dalla Compagnia Drammatica Nazionale.
"Una delle buone opere recenti d'architettura è il Teatro Nazionale per la recitazione di sole opere drammatiche, fatto alzare dalle fondamenta da quella Società dei lavori drammatici sulla quale si fondano tante speranze per il Teatro italiano, e che ha per presidente il principe Giovanni Borghese e per consiglieri il principe Doria, il marchese Filippo Theodoli, il conte Antonelli, il conte Barbiellini, il marchese Cappelli, ecc., e per direttore il signor Eugenio Tibaldi.
L'architetto cui venne affidato il disegno e la parte artistica dell'erezione e compiuto sviluppo del teatro è noto già ai lettori dell'ILLUSTRAZIONE per la pubblicazione da noi fatta di alcune vedute di quella graziosa palazzina ch'egli ebbe a costruire pel celebre pittore Sedmiradsky. È il comm. Francesco Azzurri, romano di Roma, uno dei pochi che trattano l'architettura da artisti e non da semplici speculatori.
L'erezione d'un teatro moderno dalle fondamenta al tetto, era un sogno dell'Azzurri che si era preparato a porlo ad effetto con seri studi sui più moderni teatri d'Europa. Per un istante credette l'occasione venuta di dar la stura alle sue magnifiche idee, ma.... il teatro doveva svilupparsi in un'area di metri quadrati 24 mila circa, incassata tra la Villa Colonna a destra, il palazzo Campanari a sinistra (quello testè acquistato dai Gesuiti), colla meschina fronte di 20 metri sulla via Nazionale e l'orto del Genio militare di dietro; dovea essere compiuto entro un ristretto limite di tempo e non costare, tutto compreso, compiuto e pronto all'inaugurazione e alle recite, niente più di lire 390 mila.
Malgrado il ristretto programma, il teatro soddisfa le più moderne esigenze per sviluppo d'ambienti da veglioni e scalee fastose d'accesso, sale per ridotti, rifugi, camerini, caffè ristorante, cucine e sopratutto per sbocchi facili onde lasciar gli animi sicuri di salvamento immediato in caso di minaccia o divampamenti di incendi, e si è inaugurato alla fine di luglio.
A Roma, per l'architettura l'ambiente storico impone serietà e forme che per lo meno non ripugnino ai lineamenti ormai stabili della città eterna; da qui il pericolo di cadere colla facciata nell'architettonico scolastico, nel classico, nel grecismo accademico, o nel barocco solenne. L'Azzurri ha evitato questi scogli, con una facciata corretta, nella quale i ritmi delle linee dei campi, dei vani, degli aggetti, riescono gradevoli all'occhio, corretti e armonici. È di bell'effetto sopratutto la loggia sopra l'accesso a tre arcate colle campate laterali decorate di nicchie colle statue simboliche della destinazione dell'edificio. La decorazione del frontone in bassorilievo è di Emilio Retrosi, le due statue sedenti, laterali, di un altro romano, il signor Fasce. L'aquila è del Troia, le statue delle due nicchie del Tabacchi, modelli di quelle che devono ornare il palazzo delle belle arti. Nel Foyer e in una nicchia delle scale, vi sono due riproduzioni a calco bronzato di due statue trovate negli sterri dell'area.
Oltrepassati questi ingressi signorili a sbocco solenne si arriva ad un vestibolo dal quale si presenta quasi una seconda facciata interna più ricca, più liberamente svolta, che è una vera trovata ed a sua volta troverà imitatori e sfruttatori. Il vestibolo è un atrio architravato di tre campate aperte verso l'interno. Da quella di mezzo sale un'ampia scala diretta all'ingresso della platea; — sul pianerottolo due rami di scale salgono divergendo; poi ripiegandosi, una incontro all'altra, raggiungono un piano superiore d'ordine di cinque allegre campate, con un balcone centrale del più festivo effetto.
Lateralmente si sviluppano dei ballatoi che mettono ai corridoi laterali di palchi e ad ambienti accessori, e compiono questo organismo di linee divergenti e convergenti, che nelle sere di affluenza, colle diverse direzioni che imprimono alla folla, creano lo spettacolo più animato di correnti e cascate sfarzose di gente, di vesti, di ricchezza, di fulgori. Sopra questi ordini si ripetono come al di sotto, l'ampio vestibolo coi ballatoi sporgenti per il terzo ordine e pel loggione, tre grandi arcate danno sopra una vasta terrazza a giardino pensile per fumare, per rifiatare, e godere il fresco o il chiaro di luna secondo i casi e i gusti.
Vi sono più ingressi e più uscite oltre le principali. La casa reale dal vicino Quirinale ha accesso particolare al teatro attraverso i locali del Genio militare. Un ingresso dalla via della Cordonata porta agli ordini superiori, meno il loggione, senza l'incomodo d'un gradino, e scende alla platea; da questa ci sono più uscite all'aperto su giardini adiacenti.
Nella sala da spettacolo vi sono quattro ordini di palchi ed il loggione; non vi è l'ordine di pian terreno. Sotto il primo ordine si allarga la platea come in molti teatri francesi. Il parapetto d'ogni ordine sporge a gola rovescia e regge successivamente i colonnini di separazione da palco a palco. La decorazione è di bianco e oro con una nota azzurra nei davanzali de' palchi; d'oro opaco sono tappezzate le pareti interne de' palchi con effetto ammirabile per l'incarnato e gli abbigliamenti delle signore.
L'Architetto esitante per questo ricco partito fu confortato a seguire il suo impulso da' suoi amici gli artisti Maccari, Siedmiradski, Alvarez, ecc.
Ci sarebbe ancora a dire assai sugli sviluppi di questo teatro che ha un salone ampio e bene ordinato, camerini a tutti i palchi e specchi, e servizio telefonico, e campanelli elettrici, e sale vaste al piano della platea, e scale da ogni punto per la più diretta comunicazione tra le diverse parti del teatro, e luce e aria che gira dappertutto. È insomma un vero teatro moderno che ha soddisfatto il pubblico romano dopo aver soddisfatte le esigenze dell'arte e del buon gusto."
Nei lavori per la costruzione del nuovo teatro drammatico in via Nazionale, sono state rinvenute parecchie fistule aquarie di piombo, le quali evidentemente partivano da un castello di divisione posto circa il sito medesimo.
È assai verisimile, che cotesto castello di distribuzione fosse alimentato dalla grande condottura centenaria di Traiano, la quale dal bottino terminale delle acque Marcia, Tepula e Giulia, andava alla porta Viminale, percorreva l'alta semita, e per la via che divideva le terme di Costantino dal tempio del Sole, si dirigeva al foro Traiano (Cf. Bull. com. 1876, p. 180; 1880, p. 19). I nomi dei proprietari delle acque e degli officinatori, che si leggono sui tubi predetti, sono i seguenti:
DEC SACERDOTIVM VIDENTALIVM XXIII
DEC SACERDOTIVM VIDENTALIVM XIIII
DEC SACERDOTIVM VIDENTALIVM IIIVXXX
FLAVIA SEPTIMA FEC
Ognun vede, che la decuria sacerdotum bidentalium qui ricordata, è quella medesima che aveva in custodia il tempio di Semone Sanco, eretto sul Quirinale ed in queste stesse vicinanze.
PONPEI RVSONIANI
M CARTILIVS CALLIDROMVS FEC
CN SERG CRATERI E IVLI HIERACIS
SERVIVS SALVIDIENVS SYMPHOR
NARCISSI AVG L AB EPISTVLIS
Questa leggenda si è trovata non solo sopra un altro pezzo della medesima condottura, ma anche sopra un tubo di grandissimo modulo.
Giuseppe Gatti e Luigi Borsari.
Inaugurazione del Teatro Drammatico Nazionale.
"Giovedì scorso, 15 luglio, dev'essersi inaugurato a Roma il nuovo teatro Nazionale, costruito in Via Nazionale dalla Società proprietaria della compagnia Nazionale, che s'è chiamata finora stabile perchè non lo è mai stata, ma forse lo diventerà quando avrà messo le tende nel nuovo teatro.
Non posso ancora dir nulla della inaugurazione, nè so spiegarmi come qualmente perinaugurare un teatro nuovo e bello sia stato scelto un momento nel quale è lontano da Roma tutto quel pubblico che rende imponente una qualsiasi cerimonia inaugurale, specie poi quella d'un teatro, Oramai tanto valeva aspettare novembre.
Credo che, in un modo o nell’altro, neppure il nuovo teatro, nonostante il suo triplice battesimo di nazionalità di nome, di strada, e di compagnia, basterà a rialzare le condizioni miserevoli del nostro teatro drammatico."
Il Teatro Drammatico Nazionale viene scelto come sede del IV Congresso Drammatico Nazionale.
Al teatro Drammatico Nazionale, viene realizzata la rappresentazione del Matrimonio segreto:
"Ed al Nazionale è andata benone col Matrimonio segreto, la prima rappresentazione della stagione classica, annunziata da Guglielmo Canori.
Il Teatro Nazionale, non troppo grande, elegantissimo, si presta mirabilmente a questo genere di Ajetiacolo, un po incipriato, ma che permette di fare a meno delle dive e dei divi, e di non sottostare alle pretese degli editori... è, in confidenza, di conciliare il sonno.
Si può aprire una parentesi per ricordare che questo teatro fu edificato per la compagnia dram‘mmatica stabile italiana che doveva recitare a Roma almeno sei mesi dell’anno, ma che non vi è ri masta mai neppure due mesi di seguito.
Chi spinse a fabbricare il teatro ed a formare la compagnia stabile fu quel bizzarro ingegno di Eugenio Tibaldi, l'uomo pingue e roseo per eccellenza, ed ora egli sta fabbricando una Roma di cartone e di scenari, e scrittura una numerosa schiera di cives più o meno romani, coi quali anderà in America a riprodurre le scene della vita romana nelle varie città dell'Unione... una specie di Buffalo bill a rovescio.
Si tentò una volta a Pompei qualche cosa di simile a benefizio dei danneggiati dal disastro di Casamicciola. Il più bell’augurio che si possa fare al signor Tibaldi è di non ottenere lo stesso risultato finanziario che fu un secondo disastro peggiore del terremoto. Auguriamo piuttosto all'amico il successo che pare abbia avuto a Londra il Venezia e Londra, consisiente nella fedele riproduzione al vero della Venezia antica e moderna, coi suoi canali, lagune, è tre ponti, fra cui Rialto, ece., e cogli spettatori che vanno in gondola."
Viene installato un ascensore nello scalone del Teatro Drammatico Nazionale:
"È un bello scalone come trovata di linee e come decorazione: per effetto è uno dei migliori di quest'ultimo tempo. Sui disegni dell'architetto Azzurri, il teatro sorse nel 1886 sopra un'area di metri quadrati 3000. L'area fabbricata è di 2200.
Molti si domandano: ma perchè fare una scala così alta? All'Azzurri si presentava un problema non facile a risolvere. Occorreva isolare il teatro dal contatto delle terre laterali e di alcune fabbriche limitrofe e alzare nello stesso tempo la sala dal bassofondo umido ove sarebbe rimasta racchiusa. Per questa la ragione principale della grande scala d'onore per montare alla platea, ch'è all'altezza di 8 metri e mezzo.
Vi sono però altri ingressi, come quello della Cordonata, che portano addirittura alla galleria ed al palco scenico. E se non ci fosse stata di mezzo la solita benedetta economia avremmo avuto l'ingresso carrozzabile anche allo scalone, in modo da incominciare a salire là dove ora è la statua dell'Ercole. Perchè fu appunto nei lavori di questo teatro che furono rinvenute le due ultime più belle statue in bronzo trovate nel sottosuolo di Roma: il Pancraziaste e l'Ercole, e chi sa quanti altri capolavori sono ancora nascosti sotto quel fianco del Quirinale!
Il nuovo teatro ha tutti i requisiti, ha tutti i pregi come sicurezza, come galleria di linee e comodità. Non molti però conoscono i graziosi giardini ricavati in tutti gli angoli, e nessuno penetrerà mai nella fila dei salotti che, con l'ascensore da ultimo messo per servizio esclusivo di S. M. la Regina, precedono il palco reale. Nessun teatro italiano possiede un appartamentino così elegante, riservato alla Sovrana ed alle sue dame.
Stoffe alle pareti, mobili elegantissimi, tappeti molli, giardinetto particolare ove tra le anfore e i fiori scopronsi ancora le mura della antica Roma. L'ascensore eseguito a Milano, è d'una dolcezza straordinaria e di una sicurezza a tutta prova. Elegantissimo negl'intagli in legno e nei disegni dei vetri, sembra una grandiosa portantina Luigi XV. È tutta foderata in raso cremisi.
Un ampio scalone fa comunicare il soprastante palco delle dame con l'appartamentino di Sua Maestà. Prima che questo fosse allestito, la Regina era obbligata di salire e scendere lo scalone del quale avete il disegno, fra il pubblico curioso che faceva ala attendendola. Un elogio al cav. Tibaldi che diresse il tutto con gusto squisito."
Al Teatro Drammatico Nazionale avviene la prima assoluta dell'opera, Chatterton di Leoncavallo con Adalgisa Gabbi.
Nella sala del Teatro Nazionale si svolge una fiera e vendita all'incanto di oggetti d'arte offerti da valenti artisti d'Italia a favore della Società Dante Alighieri. Interviene S.M. la Regina. La fiera viene inaugurata con una conferenza del prof. Panzacchi."Ma non dobbiamo dimenticare la festa artistica della Dante Alighieri pure a Roma. Non abbiamo potuto parlarne prima d'ora; oradesso il disegno supplisce in gran parte alla parola. Il Comitato romano della Dante Alighieri, non si limita alle conferenze pel suo scopo spiccatamente italico e civile: difendere e propagare la lingua nostra: cerca di aumentare con lotterie e con feste artistiche, i fondi necessari per la sua propaganda. Bastò un semplice invito agli artisti romani, perchè cinquantasei di questi (fra i quali, alcune signore) s'affrettassero ad inviare un mondo d'oggetti d'arte, i quali vennero posti all'incanto, presente la maestà della Regina. I recenti casi d'oltre Isonzo, ove sì minaccia di cancellare ogni traccia d'identità nostra, davano vivo colore d'opportunità alla festa patriottica; e piacque il veder tante signore prendervi parte, perchè la donna nella propaganda può molto, forse tutto. Enrico Panzacchi disse un breve ispirato discorso; Ermete Novelli fu assunto agli onori di pubblico banditore, e di mettere all'incanto le opere d’arte. Egli improvvisò una scena a soggetto, e si slanciò con brio alla vendita. Un busto di Fanciulla, modellato colla solita squisitezza da Adelaide Maraini, fu acquistato dalla Regina; così altri begli oggetti d’arte, fra quali quelli offerti dal Monteverde, dal Maccari, dal Jerace, dal Biseo, dal Cabianca, dal Cortese, dai due Gioli (Luigi e Francesco) da tutti quanti. In complesso, una festa originale, degna della Dante Alighieri. Dal presidente del Comitato romano, Ernesto Nathan, fu offerta alla Regina una pergamena d'onore; anch'essa è opera d'arte; ed è firmata dal primo dei nostri storici: Pasquale Villari."
Il Teatro Drammatico Nazionale ospita il I Congresso degli Artisti Drammatici.
Al Teatro Drammatico Nazionale si svolge una mostra detta dei "Rifiutati", artisti che protestavano contro la Società degli Amatori e Cultori delle Belle Arti che monopolizzava le attività espositive: tra gli artisti presenti c'erano anche Gino Severini e Umberto Boccioni.
Al Teatro Drammatico Nazionale avviene la prima assoluta dell'opera Malbruk di Ruggero Leoncavallo.
Al Teatro Drammatico Nazionale avviene la prima assoluta dell'opera La candidata di Ruggero Leoncavallo.
Al Teatro Drammatico Nazionale si registra il tutto esaurito per La Locandiera nell'interpretazione dell'acclamatissima Tina Di Lorenzo, che si era ritirata dalle scene nel 1918. L'occasione era una recita di propaganda del regime fascista, interessato a raccogliere fondi.
Progetto
DescrizioneDistrutto nel 1929.
Stampe antiche1902
Congresso di cacciatori
L'Illustrazione Italiana 1902
1899
Dante Paolocci
Festa Artistica della Dante Alighieri
L'Illustrazione Italiana 1899
1893
Dante Paolocci
Spettacoli nei teatri di Roma
L'Illustrazione Italiana 1893
1892
Dante Paolocci
Scalone del Teatro Nazionale
L'Illustrazione Italiana 1892
1886
Facciata del Teatro Drammatico Nazionale
L'Illustrazione Italiana 1886
1886
Foyer del Teatro Drammatico Nazionale
L'Illustrazione Italiana 1886
1886
Atrio del Teatro Drammatico Nazionale
L'Illustrazione Italiana 1886
1885
Dante Paolocci
Statua trovata nelle fondazioni del teatro Nazionale
L'Illustrazione Italiana 1885