Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 10004
CronologiaLa famiglia Patrizi acquistano la villa Bolognetti unendo i giardini alla loro confinate proprietà presso Porta Pia.
Nei lavori di sterro che la Banca generale eseguisce per conto del Comune, allo scopo di protrarre il viale dei Parioli sino alla basilica di s. Lorenzo fuori le mura, e precisamente a m. 150 di distanza, e ad oriente del viale che da Porta Pia conduce a s. Agnese, si viene discoprendo un diverticolo della via Nomentana, col selciato in ottimo stato di conservazione.
Corre in direzione, e discende, da sud-ovest verso nord-est alla profondità di m. 1,50 sotto il piano di villa Patrizi, ed alla profondità di m. 0,45 sotto il piano del viale de' Parioli. Il diverticolo doveva essere fiancheggiato da sepolcri, degli ultimi tempi della repubblica e dei primi dell'impero; costruiti parle in opera quadrata, parte di reticolato, ma gli sterri non discendono alla profondità occorrente per la loro esplorazione completa. La larghezza del selciato è di m. 3,00.
La causa di così immane lavoro è evidente: conglobate le mura, relativamente basse, del Castro nella linea generale di difesa della città, hanno voluto accrescerne la efficacia collo spianamento ed abbassamento della zona d'attacco. La scoperta di un edificio del tempo di Diocleziano, a livello della zona « abbassata » dimostra, che autore dei disterri è Aureliano (o Probo): mentre la nota formula « egestis immensis ruderibus » incisa sulle porte Tiburtina e Prenestina, avrebbe potuto farne credere autore Onorio.
Sul margine orientale del citato diverticolo della Nomentana, e a piedi della parete di uno dei sepolcri di maniera reticolata, è stato scoperto un notevole monumento d'arte figurata. Rappresenta due mezze figure, virile l'una, muliebre l'altra, certamente i coniugi titolari del sepolcro. Sono scolpite d’'altissimo rilievo e con arte squisita in lastrone scorniciato di marmo greco, lungo m. 0,97 alto m. 0,75. Il busto virile, a destra è togato, ed esprime i lineamenti di un'uomo d'età matura coi capelli corti e folti, barba, e baffi.
La mano sinistra stringe l'orlo della toga contro il petto: la destra che era protesa in avanti e retta da un puntello, è spezzata all'altezza del polso. La donna ha lineamenti piuttosto senili, e porta i capelli acconciati alla maniera della imperatrice Sabina, con treccie lunghe e sottili che fanno più volte il giro della fronte, sollevandosi a maniera di diadema. La buona qualità ed il colore eburneo del marmo, la vigoria dell'intaglio unita alla perfetta imitazione dal vero, permettono di classificare questo rilievo fra i migliori, di natura sepolcrale, tornati in luce in questi ultimi anni.
In quest istesso luogo sono stati scoperti due frammenti di epitaffi in lastra di marmo: M... | VETER VI.... | AMMIAS PATRONO L...; EST
Presso il casale della villa già Patrizi, detto la Vaccareccia, sul lato orientale del grande viale de’ Parioli, è stato scoperto il proseguimento della strada antica, già descritta superiormente. Se ne hanno così complessivamente oltre a 100 metri, a partire dal punto di distacco dalla via Nomentana. Questo nuovo tratto è fiancheggiato da ruderi di un'edificio, forse termale, conforme dimostra l'intonaco di signino onde sono spalmate le pareti.
L'edificio deve essere stato distrutto o finito di distruggere nelle turbolenze del 1849, mediante lo scoppio di una mina. A breve distanza verso oriente i marchesi Patrizi scoprirono, alcuni anni or sono, l'atrio di una villa, con il peristilio formato da colonne di mattoni, scanalate dal terzo in su, e dipinte di color nero morato, dal suolo fino al nascimento delle scanalature, e di cinabro nella parte più alta. Anche oggi si possono visitare ampî e lunghi cripto-portici, ed anditi sotterranei e cripte, costituenti il substrato della villa.
Negli scavi in corso, per la costruzione dei fognoli del viale, sono stati ritrovati pezzi di pilastri scanalati di giallo antico, e parecchi mattoni bollati. Ne riferisco due soli, perchè meno comuni. Il primo è inciso in targhetta rettilinea a lettere di rara eleganza e freschezza: c MAERCI MAI STR
Il secondo bollo pure rettilineo, dice: | DEF MACEDON | L P CASSIORVM
I lavori per la fognatura della nuova strada, che dal Policlinico andrà a congiungersi col viale dei Parioli, hanno restituito alla luce un titoletto sepolcrale, inciso su lastra di marmo, di m. 0,28X 0,29. Vi si legge:
D M S | VAL MAXENTIO | AE Q UEX NVMERO | LANCIARORVM | VIXIT AN XXVI MIL | AN V IISCOLAAEOVI | TVM B M F
Giuseppe Gatti.
Alla estremità della villa Patrizi, sul confine del Policlinico, continuando i disterri per il viale parallelo al lato nord del Castro Pretorio, sono stati scoperti due pavimenti: il primo di mosaico fine, bianco con fascia nera; il secondo di rettangoli di alabastro. Su quest'ultimo giaceva una testa di statua, abbozzata in alcune parti, finita in altre, che offre una certa rassomiglianza con la Vesta del Museo Torlonia.
Presso l'angolo nord-est del recinto del castro Pretorio, e presso il cancello posteriore di villa Patrizi, sono tornati in luce avanzi di un fabbricato dell'epoca dioclezianea, conforme può dedursi dal noto sigillo OF SOFDomdeCEMB impresso sui mattoni. Il fabbricato è orientato col vicino castro, e dista dal recinto m. 10,50.
Questa scoperta non manca d'importanza. È noto che quando furono costruiti gli alloggiamenti dei pretoriani, il suolo lungo i lati nord ed est del loro perimetro, era assai piè alto che non apparisce ora. Infatti la risega delle fondamenta, e le fondamenta stesse sono messe a nudo per una altezza massima di m. 3,50. Ora siccome la legge costante per le zone pianeggianti di Roma antica è il sopraelevamento e non l'abbassamento del suolo, non v'ha dubbio che se attorno il Castro il livello è disceso uniformemente di 8",50, ciò devesi attribuire alla mano dell'uomo.
Giuseppe Gatti.
Continuando i disterri per l'apertura di uno dei viali di accesso al Policlinico, vicino all'angolo nord-est del Castro Pretorio ed alla linea di confine tra le ville già Patrizi e Berardi, è stato scoperto un pavimento marmoreo, singolare per la ampiezza, la conservazione, la bontà del disegno, e la ricchezza e colorito dei marmi. L'aula è chiusa da pareti laterizie per due lati, reticolate per gli altri, e misura m. 12,34 in lunghezza, m. 10,61 in larghezza, m. quad. 130,92 in superficie.
Il centro del pavimento è spartito in sedici rettangoli di m. 1,56 X 1,56, divisi l'uno dall'altro da fasce a mostaccioli, larghe m. 0,22. I rettangoli sono chiusi da doppie riquadratura di giallo e di africano, ed hanno nel mezzo o un disco o un ottagono di giallo brecciato, o di pavonazzetto. Questo partito centrale è concordato per due soli lati da un largo fascione a squame, con mirabili macchie di verde ranocchia, granito della sedia, bigio africano, e granito di s. Prassede.
L'ignoranza dei terrazzieri, e l'avanzarsi della fronte di scavo con taglio verticale, hanno danneggiato una parte del pavimento: forse un quarto della superficie totale. Il resto è stato distaccato per mia cura, e trasportato su tavole a disposizione di chi di ragione.
A nord della grande aula s'incomincia a scoprire un secondo ambiente, il cui piano, perfettamente conservato, è composto di parallelogrammi di bigio, divisi ed incorniciati da listellini di giallo.
Tutti i particolari della costruzione e della decorazione di questo edifizio, presentano il tipo gentile ed elegante del secol d'oro.
Rodolfo Lanciani.
In quella parte della Villa Patrizi che prospetta il casino Mayor, tagliandosi il terreno per livellare una nuova strada, è tornata in luce a soli 70 centimetri di protondità una statua muliebre alquanto maggiore del vero, drappeggiata, mancante della sola mano sinistra. Il simulacro, forse ritratto di dama romana del secolo secondo, è alto m. 2,10 ed è scolpito di buona maniera.
Rodolfo Lanciani.
Presso l'ingresso alla villa Patrizi, costruendosi una fogna, alla profondità di m. 0,60 si è incontrato un grande pavimento a lastroni di marmo, per la lunghezza di otto metri; e presso il medesimo è stato scoperto un avanzo di altro pavimento, a musaico grossolano, in scaglie di selce. Fra la terra si è trovata una base rotonda di colonna, che ha il diametro di m. 0,60.
Giuseppe Gatti.
Nell'area dell'antica villa Patrizi, a circa 400 m. di distanza dalla porta Pia, togliendosi il terrapieno, sono state rimesse all’ aperto parecchie tombe costruite con tegoloni fittili e coperte alla cappuccina. Erano a m. 0,60 sopra il livello stradale, e tutte franate e disfatte. Fra la terra si trovarono quattro tegoloni recanti il noto bollo, degli ultimi anni del secondo secolo (C.I.L. LZ. XV, 193); un'olla ed un piccolo sarcofago in terracotta.
Si raccolse pure una lastra di marmo, di m. 0,30 X 0,30, con l'iscrizione: D M THEODOROFILI O B M QVIS V ANN XII M IIl D XV FECITSPH RONIME MATER
Giuseppe Gatti.
Sterrandosi nell'area della villa Patrizi, per la costruzione di un villino, sulla strada che da porta Pia conduce al Policlinico, sono stati scoperti, al piano della via moderna, gli avanzi di un'antica scala in muratura, con quattro gradini rivestiti di lastre marmoree. La larghezza della scala è di m. 2,65; i gradini sono larghi m. 0,29 ed alti m. 0,17. Di fianco a questa scala si rinvennero due statue marmoree. La prima, alta m. 0,85, rappresenta una Musa, seduta su di una rupe. È di assai mediocre lavoro: mancano la testa e la mano destra. L'altra è una figura femminile, vestita di tunica e peplo, alta m. 1,85. Mancano la testa e le braccia, che erano lavorate a parte ed impernate.
Giuseppe Gatti.
Nell'area dell'antica villa Patrizi, sulla via Nomentana, stata raccolta fra la terra una lucerna fittile, quasi intiera, lunga m. 0.21, con manico semilunato e recante in rilievo una Vittoria alata. Un altro frammento di simile lucerna, cioè il manico con piccola parte del piatto superiore, si è pure rinvenuta nel medesimo luogo.
Giuseppe Gatti.
Costruendosi un nuovo villino nell'area dell'antica villa Patrizi, in immediata prossimità di quello in cui nello scorso anno si rinvennero due statue in marmo (cfr. Notizie 1903, pag. 60), ne sono state recuperate altre due, alla profondità di m. 6,50 dal piano di campagna. Una (alt. m. 1,10) è in marmo lunense, acefala, e mancante della metà inferiore delle gambe e di una parte degli avambracci. Rappresenta un oratore seduto, avvolto nel pallio che gli lascia scoperto il petto e dalle spalle scende ai lombi, ripiegandosi poi sul ventre e sulle ginocchia. Nella destra posata sul grembo stringe un rotolo; la figura ricorda il così detto Demostene del Louvre.
L'altra (alt. m. 1,40), in marmo greco di grana sottile e tinta calda, è parimenti seduta ed acefala; la testa era lavorata a parte ed inserita nel collo. Mancano il braccio destro, l'avambraccio sinistro, ed il piede destro. La figura è avvolta nel manto, che si aggruppa con bel partito di pieghe; ed aveva la gamba destra protesa in avanti, mentre la sinistra è alquanto ritirata indietro, per modo che il piede sta col tallone sollevato. Rappresenta forse un poeta: sembra infatti che con la mano sinistra sì appoggiasse ad una cetra, e con la destra tenendo il plettro si rivolgesse verso l'istrumento, come nella celebre statua di Anacreonte, già Borghese, ora a Copenaghen. Nella fronte del masso rettangolare, su cui siede il personaggio, e in vicinanza del piede sinistro, v'è inciso il nome dell’artefice che scolpì la statua. Quest' autore è sconosciuto, ed appartiene all'epoca ellenistica romana.
Giuseppe Gatti.
Il marchese Filippo cede Villa Patrizi all'Amministrazione delle Ferrovie dello Stato, che la demolisce far costrirvi al suo posto la propria nuova sede.
Nell'area della già Villa Patrizi, mentre si scavano le fondamenta della nuova Sede della Direzione generali delle Ferrovie, vengono scoperte antiche cavità nei banchi di tufo:
Sono stati riconosciuti quattro strati le quote dei quali furono esattamente determinate mediante una serie di scandagli eseguiti dalla Cooperativa edilizia.
Questi pozzi di esplorazione, corrispondenti nelle misure e nel sito ad altrettanti piloni di fondamento dei fabbricati da costruirsi, furono spinti dalla quota media di m. 64 s m. (che era quella della villa Patrizi) alla quota di m 40 circa.
A questa profondità, non essendo più possibile abbassare gli scandagli con mezzi ordinari, fu mestieri ricorrere all'uso della trivella, la quale toccò nei singoli pozzi la quota media di m. 30 sul mare inferiore di ben 34 metri a quella della villa predetta:
1) quota 40,30 - 43,00 m.: si è trovato un banco di tufo lamenare cinereo solcato da gallerie rettilinee perfettamente squadrate, latomie antichissime non posteriori all'epoca dei Re.
2) quota 46,50 - 49,00 m.: si è trovato un banco di pozzolana solcato da gallerie irregolari quali cioè usavano scavare i fossori del Cinquecento.
3) quota di 53,20 - 55,30 m.: si è trovato un banco di tufo granulare o pozzolanella, nel quale sono scavate le catacombe di Nicomede e altre gallerie d'estrazione non anteriori al secolo XVI
4) quota di 55.00 m.: le più profonde vestigia di costruzioni romane (prescindendo dalle latomie).
5) quota di m 60,30 - 63,75 m.: antiche fabbriche sopraterra, strade, sepolcri, ville, case ecc, scoperte nello sbancamento del suolo di scarico
6) quota di m 60,30 m.: il piano dei sotterranei del nuovo palazzo delle Ferrovie.
Latomie profondissime: Per determinare l'età approssimativa delle latomie alla quota di m. 40.00-43,00 s. m., vi sono due mezzi, cioè il paragone con altre che offrano uguali caratteristiche tecniche, in identici banchi di materiale tufaceo grigio, e la cronologia delle fabbriche romane nelle o per le quali si è fatto uso del materiale predetto.
Il paragone non è difficile: le latomie scoperte alla quota di m. 40-43 sono identiche nella tecnica del taglio delle gallerie, nel loro inerociarsi al angolo retto, nel sistema del distacco dei blocchi, nella misura dei blocchi stessi alle latomie di Vigna Querini, salvo che queste ultime erano a cielo aperto, mentre le nostre erano sotterranee.
Cave di Pozzolana: alla quota di m. 46,50-49,00. È cosa accertata dai fatti che sono per esporre come tutta la superficie del sottosuolo urbano e suburbano, a partire dalle Quattro Fontane sino al viale della Regina, sia per forata da latomie di pozzolana, scavate senz'ordine, senza precauzioni di sicurezza, senza rispetto alcuno alle fabbriche del soprassuolo, nei secoli XV-XVII.
Gallerie di Pozzolanella: Questo strato alla quota di m. 53,20-55,30, è di poca importanza. Disprezzato dai pozzolanari del rinascimento per la cattiva qualità del materiale, se ne valsero i seicentisti e i settecentisti quando non c'era. più altro da scegliere nelle vicinanze immediate della città. In questo banco di pozzolanella, furono scavate sulla fine del secolo III, le piccole catacombe di Nicomede.
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Casati e Famiglie
Stampe antiche1908
Pianta del Palazzo delle Ferrovie
1908
Sottosuolo dell'Ex Villa Patrizi
1908
Sezione del sottosuole dell'Ex Villa Patrizi
1908
Pianta della zona archeologica del Palazzo delle Ferrovie
1865
Paolo Cacchiatelli
Porta Pia
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1849
Veduta della Villa Patrizi con il giardino
1848
Paolo Cacchiatelli
Portico nel giardino della Villa Albani
Vedute di Ville di Roma
1835
Giovanni Battista Cipriani
Villa Patrizi
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1829
Luigi Rossini
Veduta dell'antica Porta Salaria
Le Porte antiche e moderne del recinto di Roma
1820
Pietro Parboni
Porta Salaria
Le mura di Roma
1820
Pietro Parboni
Castra Prætoria
Le mura di Roma
1780
Villa Albani
1780
Giovanni Volpato
Veduta di Villa Patrizi
Vedute di Roma e dei suoi dintorni
1761
Giuseppe Vasi
Casino della Villa Patrizi fuori di Porta Pia
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro X
1727
Pietro Paolo Coccetti
Facciata laterale di Villa Patritj
1727
Pietro Paolo Coccetti
Portale di Villa Patritj a Porta Pia