Informazioni storicheData: / 1903
Codice identificativo monumento: 10108
CronologiaIl duca Don Giovanni Torlonia dispone con testamento che la sua collezione di opere d'arte venga conservata e mantenuta a carico dei suoi discendenti in perpetuo "affinché rimanesse a memoria di lui e potessero avervi accesso tanto i cittadini, quanto gli esteri che bramassero di osservarla, a lustro della capitale ed a godimento del pubblico".
L'architetto Andrea Busiri Vici, viene incaricato dal sindaco di realizzare un progetto per un nuovo ingresso alla Via Nazionale dalla Piazza di Venezia al Campidoglio.
"Il proseguimento della via del Corso si compirebbe prolungando l'asse con sezione costante sino alla via del Foro Trajano, e taglio parziale in prospetto dei palazzi Torlonia e Mereghi. In cotal guisa, sono rispettati il Sepolcro di Bìbulo, e la Casa di Giulio Romano, lo sarebbe ancora nella sua integrità il palazzo monumentale di Venezia. Sul nuovo largo verrebbe trasferita la fontana di piazza Colonna decorandola maggiormente. Il palazzo Torlonia, venendo a scoprire nel taglio la sua corte di onore, migliorerebbe notevolmente nel prospetto, poiché il lato anteriore verrebbe aperto, ed un portico a tre arcate ne costituirebbe il sontuoso ingresso che con un grande ambulacro condurrebbe sino all'opposta piazza dei SS. XII Apostoli."
Nella Basilica dei Santi Apostoli si svolge il funerale di Donna Teresa Chigi-Albani, vedova del Duca Giulio Torlonia. Un solenne corteggio funebre parte dal palazzo di Piazza Venezia verso la parrocchia, concludendosi al Cimitero del Verano per la cerimonia di inumazione.
Il Circolo degli Scacchi si trasferisce al palazzo Torlonia di Piazza Venezia.
Solenni funerali del compianto principe Alessandro Torlonia, nella chiesa dei SS. Apostoli.
"La salma di Alessandro Torlonia fu lavata e rivestita dell'abito dell'ordine francescano — cui apparteneva come terziario — dal genero duca di Ceri, e dai nipoti Leopoldo, Stanislao, Clemente e Marino Torlonia, e Prospero Colonna. Essi lo trasportarono al piano nobile dal modesto quartierino ch'egli occupava al secondo piano del palazzo di piazza Venezia, e lo deposero nella sala del trono trasformata in cappella ardente. Nella sala precedente furono elevati due altari, ai quali i frati della chiesa dei SS. Apostoli celebravano delle messe.
Nelle prime ore mattutine del giorno 9 corrente la cappella ardente fu aperta al pubblico. Il cadavere giaceva in terra; gli erano state collocate intorno sei grandi corone; una della città di Roma, una degli impiegati della casa, una degli artisti da lui stipendiati, una degli impiegati nell'amministrazione del Fucino, le altre due dei parenti. Il concorso fu straordinario. Due suore pregavano davanti al cadavere, intorno al quale vegliavano quattro camerieri della casa vestiti di cappa nera.
Lo stesso giorno il cadavere fu chiuso nella cassa alla presenza di monsignor Cataldi, prefetto delle cerimonie pontificie, del genero e dei nipoti.
La mattina seguente sono stati celebrati i solenni funerali, presente cadavere, nella chiesa dei SS. Apostoli. Intorno al catafalco, eretto in mezzo alla chiesa, erano quattro domestici in cappa nera e quattro vigili municipali.
Alla funzione assistevano, da una tribuna il duca e la duchessa di Ceri con i loro quattro figli, molte rappresentanze ufficiali, tutti i parenti, ed un grandissimo numero d'invitati, oltre una folla immensa di popolo. Nel coretto v'erano sei cardinali, e parecchi arcivescovi, vescovi e prelati. La funzione è durata dalle 10 1/2 alle 11 1/2: celebrava monsignor Lenti vicegerente di Roma. A mezzogiorno la cassa fu portata dai vigili sopra un carro che, seguito da sei carrozze, la trasportò alla sepoltura di famiglia a Castelgandolfo.
Nel testamento olografo del principe Alessandro Torlonia, scritto da qualche anno, predomina l'idea di continuare il nome della famiglia e di non lasciar dividere in molte parti il colossale patrimonio da lui ammassato. A questo scopo ha lasciato 50 milioni di lire al figlio del primo figlio del duca di Ceri. Il padre futuro del fortunato erede, non ha ancora 13 anni, essendo nato il 10 ottobre del 1873. Si chiama Don Giovanni Raimondo. Quando il figlio di Don Giovanni sarà giunto all'età maggiore, i 50 milioni potrebbero essere diventati duecento, se fossero costituiti da valori fruttiferi. Però questi cinquanta milioni sono rappresentati in gran parte dalla Villa Albani e da altre collezioni artistiche infruttifere. Il principe Alessandro ha voluto impedire in questo modo che fossero vendute o alienate.
David Silvagni ha pubblicato nell'Antologia un articolo intorno ai Torlonia ed all'origine delle grandi ricchezze della famiglia.
Don Giovanni padre di Don Alessandro, era nato a Siena, ma di famiglia francese originaria di Tours, dalla quale città presero il nome di Tourlony. Don Giovanni fu il primo a chiamarsi Turlonia e poi Torlonia. Prima di essere banchiere al palazzo Raggi — dove è oggi la banca Tiberina — era negoziante di seterie in società con un tal Cecchi, il cui figlio ebbe poi fama di possedere i barberi più scappatori di Roma. L'ultima discendente dei Cecchi — bellissima giovane dai capelli rossi e dall'incarnato a riflessi di madreperla — andò sposa anni sono ad un legittimista francese.
Don Giovanni Torlonia parteggiò per i francesi al tempo di Ugo Basseville. Diventò nobile e patrizio romano nel 1801, avendo acquistato il marchesato di Roma vecchia. Sua moglie, Anna Maria Scultéis, dovette essere presentata al Papa dalla duchessa Braschi e fare poi il giro di tutte le case patrizie prima di esservi ammessa. La prima comparsa in mezzo alla aristocrazia fu fatta dalla nuova marchesa ad una cena a carati la sera del 10 marzo 1801.
Don Giovanni dovette farsi fare uno stemma che oggi si vede su molti edifizi di Roma, ed è: inquartato; nel primo e quarto di rosso; nel secondo e terzo di azzurro, carico d'una cometa d'oro in sbarra; il tutto attraversato da una sbarra d'argento carica di sei rose rosse.
Il Silvagni racconta che il Torlonia gli disse un giorno: — Non era difficile collocare mia figlia sopra un trono... — e gli narrò le proposte fategli fatte da un principe regnante di Germania.
La gentildonna alla cui mano aspiravano i principi, è cresciuta invece con i gusti modesti del padre. Un giorno, in un luogo di bagni, si parlava, lei presente, dei quattro superbi morelli che si vedevano allora attaccati, nelle grandi occasioni, alla di lei calèche di gala. La duchessa di Ceri non apriva bocca. Le fu domandato a che cosa pensasse:
— Pensavo, — rispose, — che preferirei d'essere fra quella folla che sta a bocca aperta a vedermi passare.
U. P."
A Palazzo Bolognetti Torlonia, si svolge il V Torneo Nazionale di scacchi. Il Comm. Bernieri Cesare, presidente dell'Accademia Romana degli Scacchi, ricevette quale sovvenzione la cospicua somma di L. 1000 dal Municipio di Roma e una elargizione da S. M. il Re d’Italia di L. 1200 da assegnare al primo premio, oltre ad altre sovvenzioni di minor importo dal Ministero dell’Interno e da quello della Pubblica Istruzione, l’elargizione di S. E. Ismail Pascià:
"Ai primi dello scorso aprile terminò in Roma il V Torneo Nazionale di scacchi che fu molto importante pel numero di giuocatori inscritti e per l'entità dei premi. S. M. il Re donò al Comitato promotore L. 1200 che costituirono il 1° premio della gara principale, ed anche il Municipio di Roma fu largo di generosità ai torneanti.
Ecco il risultato della gara dei giuocatori primarî. I Premio (L. 1200) G. Zannoni di Castelfranco Veneto. II " " Cantoni di Roma. III " " Forlicco di Roma. IV " diviso fra i sigg. Avv. C. Salvioli di Venezia e conte Zon di Padova.
Nella seconda gara dei dilettanti vinse il 1° premio di L. 600 il maggiore Costanzo Arganini di Milano. Il signor Guasco di Roma fu II; Mari di Roma III; e Ceccarini di Roma IV."
Il Circolo degli Scacchi si trasferisce da palazzo Torlonia a palazzo Pericoli al Corso.
A seguito delle demolizioni al Palazzo Torlonia, il gruppo Ercole e Lica viene trasferito a Palazzo Corsini, sede della galleria Nazionale d'Arte antica, in un andito a pianterreno in attesa della sua collocazione definitiva: "È l'avvenimento artistico del giorno nella Capitale. Le demolizioni di piazza Venezia han fatto parlare assai, dopo un secolo della sua esistenza, del gigantesco gruppo fa scaglia Lica, d'Antonio Canova, Trovavasì infatti collocato in un'apposita edicola nel palazzo Torlonia a Roma; ma ben pochi avevano il bene di poter ammirare quello stupendo capolavoro, nel quale il sommo statuario veneto, eguagliò Michelangelo nell'ardimento del gruppo titanico, nel movimento furibondo, immane di Ercole. Il gruppo è valutato oltre il milione di lire.
La galleria d'opere d'arte del Torlonia e il sontuoso suo appartamento, secondo la volontà del defunto Duca, dovevano essere, alla fine, esposti alla vista del pubblico. Ma era scritto lassù che dovessero, invece, scomparire. Il palazzo cominciò col cedere il suo angolo nord per il rettifilo della Via Nationale e fu destinato ch'esso sparisca anche per il resto, affine di non impedire la veduta del Corso sul sorgente monumento a Vittorio Emanuele; mole che quando sarà finita (quando ?) parrà degna dei secoli antichi. Fu approvata dal Parlamento la convenzione, per la quale la Galleria Torlonia entrava a far parte, come sezione speciale, della Galleria antica Corsini in Trastevere, nel palazzo dei Lincei; e adesso, era venuto appunto il momento che l'ornamento massimo della galleria Torlonia doveva essere trasferito nella nuova sua sede, che si crede definitiva. Eminenti artisti (Giulio Monteverde, Maccari, Galloni, Biondi) volevano collocare quel gruppo meraviglioso nella Galleria d'arte moderna in via Nazionale. Infatti, nessun'altra opera d'arie del secolo XIX poteva -illustrarla meglio, tanto pii, che il Canova esercitò sugli statuarii del secolo or ora passato influenza grandissima. Ma i propugnatori dell'idea dovet-tero, con rammarico, vederla cadere. E il gruppo moderno di Erede che scaglia Lica (è spaventoso l'eroe che scaglia come un fuscello quella delicata creatura atterrita, venne in questi giorni trasportato fra i gruppi antichi.
L'opera dell'immortale Possagnese, su carri guidati da parecchie coppie di cavalli da tiro, pareva un fantasma enorme della Grecia leggendaria che passasse per la Roma d'oggi."
Il palazzo Torlonia è abbattuto per permettendo un'adeguata visione dell'Altare della Patria da via del Corso.
Continuandosi in piazza di Venezia lo sterro dell' area, ove sorgeva il palazzo Torlonia, sono stati recuperati varî altri frammenti di marmi architettonici, piccoli avanzi di sculture ed alcune anfore fittili.
Sono stati inoltre raccolti questi tre frammenti epigrafici: a) Urna cineraria quadrata, di m. 0,20 per lato, ornata sui fianchi di rosoni a rilievo: sulla fronte vi si legge: CIVLI VERI MIL COH VIII PR P V QVIETI ORIVNDI EX CIVITATE CELEIAE QVI MILITAVAN XIIII MENSIBYS... C REGINIVS P ...SCOMM anipularis.... b) Frammento di lastra marmorea, di m. 0,09 X 0,10: ... CIT FLA ... ENTIAN ... NEMER ... QVIXIt c) Frammento di cippo marmoreo, di m. 0,23 X 0,20: ... DONATI ... MNESV ... CIT PAX ... BIO VIX ... I M VI.
Due pezzi di mattoni con bollo di fabbrica sono stati trovati nel medesimo sterro, i quali riproducono i noti sigilli C.I.L. XV, 5637 e 1563a.
Giuseppe Gatti.
Continuandosi lo sterro nell'area già occupata dal palazzo Torlonia, in piazza di Venezia, sono stati recuperati questi due frammenti epigrafici: a) frammento di lastra marmorea, di m. 0,22 X 0,20: D... L PVLLAENIO... VALERIA TIGRIS ALVMNO SVO FECIT VIXIT ANN VI ... D V b) altro frammento di lastra marmorea, di m. 0,18 X 0,10: IT SIBI ...A TEGID ....VIS LINERTI ...RISQ FOR
Dal medesimo luogo provengono: una lucerna, in bronzo, di forma comune, tutta guasta dal fuoco; e varî pezzi di mattoni che riproducono i noti sigilli, editi nel C.I.L. XV, n. 276, 1007, 1029 a, 1056 (due esemplari), 1073.
Giuseppe Gatti.
Continuandosi gli sterri nell'area ove sorgeva il palazzo Torlonia, fra la piazza di Venezia e la via de' Fornari, sono tornati all' aperto vari resti di antiche fabbriche in laterizio, in mezzo alle quali si è trovato un pavimento a lastre di marmi colorati, totalmente consunto dal fuoco.
Fra la terra sono stati raccolti molti frammenti marmorei di decorazioni architettoniche, cioè: una colonna di marmo bigio, alta m. 2,00, diam. m. 0.40; altra dello stesso marmo, tortile, alta m. 1,60 X 0,22; altra, pure tortile, di marmo bianco, alta m. 1,80 X 0,30; altra di granitello, alta m. 1,75 X 0,28; uno scaglione di verde antico, alto m. 0,60; tre rocchi diversi di colonne in marmo bianco, del diametro di m. 0,15; basetta spettante ad una di tali colonne, del diam. di m. 0,18; altre quattro basi, col rispettivo diam. di m. 0,25, m. 0,30, m. 0,30 e m. 0,42; un capitello corinzio, alto m. 0,52 X 0,40; due frammenti di altri simili capitelli; due mensole, lunghe m. 1,35 X 0,55; un pezzo di cornice sagomata, rotta in due parti, che insieme misurano m. 1,40 X 0,35 X 0,30; un lastrone di marmo bianco, scorniciato, lungo m. 1,65 X 0,60 X 0,38; altri quattro lastroni, lisci, di m. 1,85 X 0,72, m. 1,95 X 0,55, m. 1,72 X 0,58; due massi rettangolari, che misurano m. 2 X 1,15 X 0,15 e m. 1,75 X 1,55 X 0,38; parte inferiore di cippo sepolcrale, alta m. 0,28 X 0,26, che da un lato porta scolpito il prefericolo, e sulla fronte restano le gambe di un uomo con le zampe anteriori di un cavallo; frammento d'angolo di sarcofago con putto alato, in rilievo; altro frammento laterale di sarcofago, con la figura di un grifo.
Furono parimenti trovate negli sterri medesimi le iscrizioni sepolcrali che seguono: Frammento di lastra marmorea, di m. 0,38 x 0,30, assai consunta per attrito. Frammento di stele, di m. 0,28 x 0,15, superiormente tagliata a semicerchio: D... T FLAVIC... LIB KAP... T FLA... POSID ...PA. Frammento di lastra marmorea, di m. 0,16 X 0,14: syMPHAEVs... sYMPHOR cARISSIMAE o NESIPHOFus fece RVNT ET Sibi ...RQE. Frammento di grande lastrone marmoreo, scorniciato, di m. 0,35 X 0,30, spettante ad una iscrizione onoraria: ...EMPLO VG N AD... M PROMOTO ...ERPET VO. Frammento d'iscrizione cimiteriale cristiana, di m. 0,28× 0,20: colomba AVRELIA SA ANNOS VI DEFVNTA B...
Giuseppe Gatti.
In piazza Venezia, continuandosi lo sterro nell’area del palazzo Torlonia verso la via dei Fornari, sono stati scoperti altri resti di antiche costruzioni di diversa età, alcuni dei quali sembrano appartenere a grandioso edificio pubblico. Fra la terra è stato raccolto un pezzo di cornice marmorea, di elegantissimo e fino intaglio, lungo m. 1,40 X 0,60 X 0,25 e perfettamente conservato.
Si rinvennero pure: un rocchio di colonna baccellata, in pavonazzetto, lungo m. 0,40, col diametro di m. 0,14; due rocchi di granito bigio, l'uno lungo m. 0,90, diam. m. 0,32, l’altro lungo m. 0,55, diam. m. 0,18; tre altri rocchi di colonne in marmo bianco, del diametro di m. 0.20, lunghi rispettivamente m. 0,92, m. 0,90 e m. 0,64; un capitello alto m. 0,60, tutto guasto e consunto; un frammento di piccola cornice, o di zoccolo, in porfido; due altri pezzi di cornice in rosso antico; una testa muliebre, in marmo, alta m. 0,40, mancante in gran parte del volto, con acconciatura di capelli dell'età di Adriano; un torso di statuetta ignuda; un pezzo di base di candelabro; una testa di leone; due piccoli frammenti spettanti a sarcofagi, con resti di figure in rilievo, d'arte assai mediocre.
Oltre i descritti marmi, si recuperarono nel medesimo sterro due iscrizioni sepolcrali, che erano state già vedute e copiate in altri tempi, ma poi erano andate perdute. La prima è incisa a grandi lettere sopra un cippo di travertino, che ora è rotto nella parte inferiore, e dice: SEX VALERIVS C F VOL FIRMINVS VIENNAE MILES COH IIII PR GALLI MILITAVIT ANN XVIIII vixit, anN XXXXI t. f. i. Questo cippo fu trovato circa la metà del secolo XVIII nella vigna Pelucchi, posta fra le vie Pinciana e Salaria. Trovasi edito, con qualche varietà di lettura, nel C.I.L. vol. VI, n. 2549.
L'altra iscrizione è la seguente, incisa sopra una lastra marmorea con cornice di m. 0,26,16: dis. ma. L SHETCIO FR ONTONI ATHENIA AMAN DA CONIVGI BENE MERENTI FEC ET SIBI POSTERISO suis
Questa lapide fu trascritta circa il 1520 dall'Accursio, il quale la vide intiera « in domo Pauli Pini, regione Columnae : dopo quel tempo era totalmente scomparsa. È pubblicata nel predetto volume del C.I.L. n. 26552. Finalmente fu trovato un gruppo di circa duemila monete del basso impero, di piccolo modulo, che dovranno essere ripulite per poterle riconoscere e classificare; una lucerna bilicne, in bronzo, con coperchio a cerniera, lunga m. 0,085, alta m. 0,06; diciannove lucerne fittili, di forma comune, senza ornati, parecchie delle quali sono mancanti di qualche parte; cinque anfore in terracotta; un grande dolio rotto nell'orlo superiore; ed un catillo di macina in pietra albana.
Giuseppe Gatti.
Dai movimenti di terra, che proseguono nell'area dei demoliti palazzi Torlonia, fra la piazza Venezia e la via dei Fornari, provengono gli oggetti antichi qui appresso indicati:
Marmo. Rocchio di colonna di marmo bianco, lungo m. 1,28, diam. m. 0,25; altro simile, lungo m. 0,78, diam. m. 0,24; piccolo pezzo di colonna tortile, lungo m. 0,20, diam. m. 0,12; due mezze colonne di granito rosso orientale, lunghe ciascuna m. 1,55, diam. m. 0,20; colonna di marmo bianco, lunga m. 1,72, diam. m. 0,20, tutta corrosa e guasta dal fuoco; capitello spettante a detta colonna, alto m. 0,22, anch'esso consunto dal fuoco; simile capitello di marmo bianco, discretamente conservato, con piccole teste muliebri scolpite nel mezzo dei ricci d'angolo; due basi rotonde, del diam. di m. 0,18; altre due basi più piccole, del diam. di m. 0,10; frammento di cornice con semplice modinatura, lungo m. 0,15, alto m. 0,04; piede di candelabro baccellato, alto m. 0,30; tronco di statua panneggiata, alto m. 0,42, assai consumato; altro torso di statuetta, alto m. 0,20; mascherone femminile, per fontana, diam. m. 0,35; peso circolare di marmo bianco, diam. m. 0,18; altro simile peso, di basalte; lastra marmorea, con cornice, alta m. 0,15 x 0,13, su cui leggesi in caratteri assai minuti il titolo sepolcrale: D M QVETVS FABIVS VIXIT ANNIS LXXX MILIT ANN XXVII FECIT aVR FABIANVS ...TRI SVO.
Metallo. Varî pezzi di caldai, catini ed altri recipienti di rame, in gran parte schiacciati e consunti; manico di simile vaso, in rame, lungo m. 0,18, decorato all'estremità con un'aquila ad ali spiegate; lucerna di bronzo, ornata nel centro con una testina muliebre in rilievo; chiave di ferro lunga m. 0,08.
Terracotta. Otto anfore, di varia forma e grandezza; venticinque lucerne monolicni, di forma comune, senza ornati; una simile. con delfino in rilievo sul piatto: un'altra ornata con la croce latina, e due col monogramma cristiano; tre pezzi di tegole, su cui sono impressi i bolli di fabbrica, già conosciuti, di Allieno Proclo, di L. Lanio Felicissimo e di L. Aurelio Rufo (C.I.L. XV, 143, 755, 882).
Giuseppe Gatti.
Continuandosi gli sterri nell'area del palazzo Torlonia, fra } piazza Venezia e la via dei Fornari, è stato trovato un altro pezzo di tubo acquario in piombo con la leggenda (cfr. Notizie 1903, pag. 462): fl.a STERI VC
Quasi al centro dell'area medesima, alla profondità di m. 6,20, è stata Bre. un'altra condottura d'acqua. Tre fistole di questa condottura sono inscritte, e su tutte e tre è segnato in belle lettere il sigillo: R VILEX OF HILARIANI cioè: R(egionis) VII, ex of(ficina) Hilariani. In un altro pezzo della condottura medesima leggesi soltanto il numero VIII. Sono stati pure raccolti nello stesso luogo i seguenti oggetti:
Marmo. Due rocchi di colonne baccellate; quattro basi di colonne; una lastra di portasanta, lunga m. 1,00 X 0,21; due mensole, di cui una reca scolpita una maschera, l'altra un fiore; frammento posteriore di testa muliebre con ricca acconciatura di capelli; frammenti di vaso, senza ornati; coperchio d'urna cineraria, di m. 0,38 X 0,27; vari piccoli pezzi di ornati in rilievo ed i frammenti epigrafici che seguono: 1. Frammento di grande lastra marmorea, largo m. 0,90 X.0,60, su cui questo avanzo d'iscrizione votiva: AVENTINVS A V... | P P TABELLAR S... | BASEM MARMORIB... | EX VOTO ...| C A FRVCTVOSO COLLIB...; 2. Frammento di m. 0,19 X 0,07: ... IS M ...|... HEC ...|... P AC ...|... CONT... ANT ...|... RENT; 3. Frammento di lastra, terminata superiormente a timpano, largo m. fio X 0,09: M QVAM ...|... PERVENINT NVC ...|... XXIIII ME III; 4. Frammento di m. 0,12 × 0,10: NIO | IT; 5. Simile, di m. 0,22 × 0,12: ...OS DE...
Quest'ultimo frammento appartiene all'elogium sottoposto alla effigie di un magistrato, dell'età repubblicana, che, come console o proconsole, trionfò di qualche popolo nemico di Roma, e facilmente era una copia privata di quello che pubblicamente era inciso sulla base della statua dedicata al personaggio medesimo nel Foro di Augusto.
Terracotta: Sette anfore di varia altezza; un vasetto comune, a due manichi, alto m. 0,09; tre lucerne semplici, una delle quali porta impresso nel fondo il nome COMAVNIS (C. XV, 6382 a).
Bronzo. Vaso, alto m. 0,30, del diametro di m. 0,14, ossidato e schiacciato; manico di vaso, lungo m. 0,22, terminato alle estremità con due piccole mani.
Giuseppe Gatti.
Per i lavori di sterro, che sono stati proseguiti nell'area del palazzo Torlonia, in piazza di Venezia, si sono rinvenuti i seguenti oggetti:
Marmo. Parte inferiore, dalle ginocchia ai piedi, di statua virile togata; metà di piede nudo, appartenente a grande statua; capitello ionico, alto m. 0,22, diam. m. 0,20; due piccoli capitelli con rilievi, alti m. 0,15, diam. m. 0,10; frammento di fregio, ornato con fogliami: rocchio di colonna tortile, alto m. 0,27, diam. m. 0,12; altro liscio, alto m. 0,31, diam. m. 0,10; varî frammenti di grossi scaglioni in porfido, in giallo, in serpentino; lastrone, con cornice, alto m. 0,90, largo m. 0,60, la cui iscrizione, dedicata all'imperatore Antonino Caracalla e scarpellata per oltre la metà, può essere restituita come appresso: IMP Caesari | M AV Rellio | ANTONino pio | FELIC AV g. parth. max. | BRIT MA x. germ. max. | PONT MA x.trib. pot. xvi | IMP III COS. iiii. p. p. | PRO COS | DOMINO N invictissimo | PAELIVS..... | PROC MCnetae numini | EIVS semper | DEVOTIssimus
L'ultima frase è posta soltanto ad esempio. La dedicazione si riferisce alla fine dell'anno 218, quando Caracalla, reduce dalla vittoria Germanica, fu salutato mperator per la terza volta, ed aggiunse agli altri cognomi onorifici quelli di Yelix e Germanzieus.
Il monumento però potrebbe essere stato dedicato anche nell'anno seguente; ed in questo caso- nel v. 3 sarebbe stata indicata la XVII potestà tribunizia.
Terracotta. Piatto rossastro, del diam. di m. 0,22; grande catino, alto m. 0,18, diam. m. 0,67; altro simile, alto m. 0,12, diam. m. 0,34; tre anfore, alte in media m. 0,50; due frammenti di mattoni coi noti bolli di fabbrica C.I.L. XV, 200 e 10000.
Bronzo. Vasetto con manico rotto in parte, alto m. 0,25, diam. alla bocca m. 0,12, al piede m. 0,06; due manichi di vaso, a forma di mezzaluna, lunghi m. 0, 17; frammenti di altri vasi consunti dal fuoco.
Giuseppe Gatti.
Presso l'angolo della via Nazionale con la via dei Fornari, continuandosi gli sterri nell'area del palazzetto Torlonia, alla profondità di m. 7 dal piano stradale sono stati scoperti due larghi gradini rivestiti di lastroni marmorei di diversa grandezza.
Su queste pietre dagli oziosi che quivi si trattenevano furono graffite tavole da giuoco, e figure ed iscrizioni diverse che esprimono il ricordo di pubblici spettacoli di lotte e di combattimenti, ai quali essi avevano assistito. Ad alcune figure di pugilatori è aggiunto il loro nome; altri nomi sono scritti separatamente, ed assai singolare è l'acclamazione fatta ad un Massimo Maxime, bibas (= vivas), pater esarorum, accompagnata da due spade, un tridente, una buccina ed una palma.
Le tavole lusorie sono per giuochi diversi: una di esse, è simile a quella trovata a Porto, che si conserva nella villa Albani (C.I.L. XIV, 4125, 4), ed analoga anche ad altre che si veggono sul lastricato della basilica Giulia al Foro romano. Le zincotipie, che riproducono gli indicati graffiti, sono state eseguite nelle porzione di 1/8s del vero.
Giuseppe Gatti.
In una sala al secondo piano di palazzo Braschi, viene ricostruita la Alcova Torlonia, con decorazioni provenienti dal demolito palazzo Torlonia a Piazza Venezia.
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Residenti famosi
Gruppi e Istituzioni
Casati e Famiglie
Stampe antiche1886
Dante Paolocci
Funerali del principe Alessandro Torlonia
L'Illustrazione Italiana 1886
1886
Dante Paolocci
Corteggio Reale all'apertura del Parlamento
L'Illustrazione Italiana 1886
1884
Dante Paolocci
Corteggio funebre della Duchessa Torlonia
L'Illustrazione Italiana 1884
1878
Demolizioni per il proseguimento di via Nazionale
L'Illustrazione Italiana 1878
1850
Luigi Rossini
Piazza Venezia
1835
Giovanni Battista Cipriani
Palazzo Torlonia
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1835
Giovanni Battista Cipriani
Palazzo Torlonia
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1823
Antoine Jean Baptiste Thomas
La ripresa dei barberi
Un an à Rome et dans ses environs
1804
Agostino Tofanelli
Palazzo Valentini Bonelli
Giornate pittoriche degli edifici di Roma Antica e de suoi contorni
1799
Giovanni Battista Cipriani
Piazza Venezia
Vedute principali e più interessanti di Roma
1781
Corsa dei Barberi
1780
Ripresa dei Barberi
1774
Pierre Adrien Paris
Plan du palais Bolognetti
Études d'Architecture faites en Italie
1754
Giuseppe Vasi
Palazzo S. Marco della Serenissima Repubblica di Venezia
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro IV
1658
Giovan Battista Falda
Carnevale a Piazza San Marco
1655
Pietro Ferrerio
Palazzo Bigazzini
Palazzi di Roma de Piv Celebri Architetti