Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 1012
CronologiaNell'appartamento Borgia al Palazzo Vaticano, si celebra il matrimonio di Lucrezia Borgia con Giovanni Sforza, conte di Pesaro.
Un fulmine fa crollare il soffitto della Sala dei Pontefici ai palazzi vaticani ed Alessandro VI resta sepolto sotto un cumulo di macerie uscendone però incolume.
Restauri delle Sale dell'appartamento Borgia nel Palazzo Apostolico Vaticano:
"Quando Leone XIII salì al papato, si diceva che egli non avesse nessuna tendenza per le arti, come si assicura quasi sempre che gli eredi di padri autocrati hanno sentimenti liberali. Quando questi principi salgono al potere sono a un dipresso quello che fu il loro predecessore perchè le tradizioni di governo non permettono che si allontanino dalla via seguita per il passato. Lo stesso è avvenuto a Leone XIII; amante delle arti o no, egli ha dovuto onorarle durante il suo pontificato perchè così fecero i papi che lo precedettero, e come le abbia onorate ce lo dicono l'Aula della Beatificazione, le Sale dei Candelabri, i restauri di San Giovanni in Laterano, e ce lo dirà fra non molto l'appartamento Borgia, che vide i fasti del pontificato di Alessandro VI, e fu dipinto maestrevolmente e ornato di stucchi e di dorature dal Pinturicchio e dal Bonfiglio.
Questo appartamento, che è collocato al primo piano del gran cortile del Belvedere e appunto sotto le stanze dipinte da Raffaello, consta di sei ambienti, quattro dei quali costruiti da Nicolò V e gli altri due che formano la torre Borgia, dal papa più celebre di questa famiglia spagnuola.
Alla prima stanza che porta il nome di Sala dei Pontefici, si ha accesso da una porta attigua al grande cancello che mette nel Corridoio delle Iscrizioni e in essa non si vede più traccia dei dipinti del Pinturicchio, ricoperti come furono da altre pitture di Pierin del Vaga e di Giovanni da Udine, su disegni di Raffaello, di cui essi erano scolari. Nonostante che essi fossero guidati da tanto maestro, queste pitture sono molto inferiori a quelle delle sale successive e delle due stanze della Torre Borgia, condotte con arte finissima dal Pinturicchio e dal Bonfiglio e messe a stucco e oro con dei fondi azzurri che danno grandissimo rilievo alle figure. Fra queste pitture è specialmente notevole quella che rappresenta la disputa di Santa Caterina dinanzi all'imperatore Massimino. Nella Santa Caterina, con i capelli biondissimi e gli occhi neri, il Pinturicchio volle raffigurare Lucrezia Borgia, e nell'imperatore, il duca Valentino.
In queste sale si scorge traccia di antichi mattonati maiolicati contemporanei alle pitture e nelle due cappelle, pure del Pinturicchio a destra di chi entra in Santa Maria del Popolo, e che sono dipinti alla stessa guisa della sala Borgia, con molta profusione di azzurro e oro, vi è un mattonato a quadrelli che poco differisce da quello dell'appartamento di Alessandro VI.
Queste sale Borgia, dopo che i papi trasportarono altrove la loro dimora, furono abbandonate e ora accoglievano un ammasso di libri ed erano chiuse al pubblico. Leone XIII ha ordinato che le vòlte fossero restaurate, che dalle pareti fosse tolto l'intonaco per rintracciarvi le antiche pitture e che i mattonati fossero rifatti copiando quelli già esistenti dove se ne trovava qualche vestigio e copiandone altri, serbati nei magazzini della floreria Vaticana, per quelle stanze dove mancava ogni traccia di antico mattonato.
I restauri delle pitture furono affidati al professor Seitz, il quale si unì il Mariani, abilissimo restauratore e imitatore dell'antico che lavorò molto per il Museo di Kensington; — e per rifare i mattonati fu aperto un concorso fra la fabbrica Cantagalli di Firenze e il Museo Artistico Industriale di Napoli. Questo concorso è stato di una grande utilità per quel ramo della ceramica che intende alla riproduzione dell'antico e il Museo di Napoli ha trionfato splendidamente esponendo le riproduzioni dei modelli forniti dal Vaticano sotto tre forme. La prima, con le tracce dell'attrito e dell'azione del tempo, è così perfetta che i più intelligenti conoscitori di cose d'arte, non sono riusciti a distinguere i mattoncelli fatti ora da quelli che contano cinque secoli e che furono in uso per lunghissimi anni. Finora in Italia e fuori ci eravamo contentati d'imitare le antiche maioliche; ora il Museo le riproduce con tutte le inesperienze dell'artefice e con tutti i difetti di tecnica, e fa il fac-simile di quelle che il tempo e l'attrito hanno consumato e sbiadito. Questa riproduzione perfetta, che inganna l'occhio, è di una grande utilità per i lavori di restauro, e ogni amico dell'arte deve rallegrarsi di questo splendido risultato ottenuto da una istituzione italiana."
Casati e Famiglie
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