Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 10134
CronologiaChiusura della stagione della caccia alla volpe:
"Mercoledì sera, nella sala del teatrino al palazzo Sforza-Cesarini, si è celebrata allegramente la chiusura della stagione della caccia alla volpe, con un banchetto sociale, od agape fraterna, che dir si voglia. La sala era stata, a cura della Direzione, e particolarmente di Don Prospero Colonna, leggiadramente addobbata, ed ornata di trofei di caccia: la tavola, a ferro di cavallo, era stata posta nella platea, e, nel suo bel mezzo, troneggiava una volpe così bene imbalsamata da sembrar viva, tanto che, al primo entrare, fui lì lì per emettere un sonoro tally-ho!
Erano presenti una trentina di cacciatori, e tra questi ricordo: Don Giulio e Don Mario Grazioli, il duca di Marino, Don Prospero Colonna, i marchesi Pizzardi, Calabrini, Gavotti, Don Agostino Chigi, Don Francesco del Drago, Don Luigi di Gallese, il cav. Simonetta, il conte Lutzow, il principe di Rossano e il conte Senni.
L'ambiente, un po' troppo vasto relativamente al numero dei commensali, si andò a mano a mano riscaldando, a furia di champagne, e, ciò che sembra paradossale, di freddure! Figuratevi che un capo scarico, che mi vergogno di nominare, sentendosi arrivare, da sotto il telone, una filatura d'aria proprio tra capo e collo, ebbe il cattivo gusto di prendersela colla Direzione, dicendo che molte volte gli era occorso di sentire dei fischi andar dalla platea al palcoscenico, ma che mai e poi mai ne aveva sentiti venire dal palcoscenico in platea!... Si minacciò di metterlo alla porta! All'arrosto, come di prammatica, cominciarono i brindisi. Il primo lo fece Don Giulio Grazioli, master of the hounds, propinando a S. M. il Re, presidente onorario della società: l'ultimo fu dedicato dal duca di Marino alle volpi.... superstiti della campagna romana cui augurò di crescere e moltiplicarsi. Per acclamazione fu poi votata la proposta di dare, l'anno prossimo, un gran bal de chasse, con l'obbligo agli azionisti di rivestire l'abito rosso, come in Inghilterra, e con delle sorprese per le signore che.... non si hanno nemmeno in Inghilterra.
La mattina dopo, tutta Roma sembrava essersi data convegno al meet di Castel Giubileo, l'ultimo della stagione. Tempo splendido: una vera prima giornata di primavera! Duecento carrozze per lo meno stazionavano intorno alla tenda, e, nella tenda, non ci si capiva addirittura. Molte signore della nostra società, e moltissime forestiere. Nè il field era meno numeroso e brillante degli spettatori; diciotto abiti rossi; non se ne sono mai veduti tanti in una sola volta.
Si parte quasi subito dietro una volpe, la quale dopo avere avuto la compiacenza di procurare un bel galoppetto, abbellito da qualche grazioso ostacolo, va a porre in salvo la propria pelle nel più folto d'una macchia, donde è impossibile ai cani di stanarla. Se ne scova una seconda nella tenuta di Belladonna, e abbiamo così un secondo galoppo, più lungo del primo, ed interrotto da tre grandi staccionate, che — incredibile dictu! — vengono superate senza accidenti spiacevoli. Una seconda macchia fa smarrire di bel nuovo la pista alla muta.
Ci allontaniamo sempre più dall'appuntamento, e ci mettiamo sulle tracce di una terza volpe verso Mentana; ma dove les chassepots ont fait merveilles non riusciamo a fare un bel nulla. Alle cinque si riprende la strada di casa, infectis rebus, come dicevano i nostri padri, o colle pive nel sacco, come diciamo noi, e con quel tantino di melanconia, che lascia sempre nel cuore ogni piacere che finisce.
Curtius."
DescrizioneLa torre era inglobata in una fattoria fortificata seicentesca nella quale sino agli anni ’30 si portavano i bambini anemici a bere il latte appena munto e sangue di bue. Alla fine del XIX secolo, il complesso diventa il Circolo di Tor Fiorenza, dove si pratica equitazione, tiro al bersaglio e caccia alla Volpe.