Informazioni storicheData: 1880 / 1902
Codice identificativo monumento: 10270
CronologiaInaugurazione dello stabilimento fluviale dell'Alhambra, progettato da Eugenio Venier, famoso scenografo e allestitore di opere liriche e teatrali. Il complesso ospita anche un teatro realizzato in legno con esotica copertura a cupolette. All'occorrenza i posti di platea potevano essere tolti per trasformare il teatro in sala da ballo:
"Dieci anni sono un impresario ebbe l'idea di ampliare il Politeama e di aprirlo di Carnevale ad una specie di veglioni. L'idea riuscì: tutta Roma è andata per dieci anni al Politeama e l'impresario ora va in carrozza. Ma quest'anno la stella del Politeama è tramontata improvvisamente; è precipitata. Un altro impresario ha avuto il coraggio in tre mesi di tirar su dalle fondamenta, in un luogo molto più centrale, una specie di baracca, di sala — chiamatela come volete — alla quale ha dato nome d'Alhambra. Il pubblico ha disertato al Politeama ed è corso all' Alhambra, dove in questi ultimi giorni di carnevale si risolveva il problema di stare in 7 od 8 mila persone avendo ciascuno 25 centimetri quadrati di spazio a propria disposizione.
Ed anche qui un altro fenomeno che si vede solamente a Roma. In un locale di questa specie, per entrare nel quale si pagano trenta soldi, o due lire al maximum quando il veglione dura tre ore di più, ci son venute, senza maschera, tutte le signore di Roma, proprio la ville et la cour, con i loro mariti, amici e conoscenti. Venute lì per dare un'occhiata ed andarsene, hanno finito per passarvi l'intera serata e per ritornarci la sera dopo, uscendo dall'Apollo o prima d'andare ad un ballo. Senza offender nessuno, conosco delle città d'Italia dove, chiuse in un locale di questo genere ottomila persone che avessero pagato solamente trenta soldi all'ingresso, bisognerebbe ricorrere al cannone di cento tonnellate per ristabilire un po' d'ordine."
Il re Umberto I inaugura il concorso e la fiera enologica allo stabilimento Alhambra:
Vi fu ricevuto dal presidente del Comizio Agrario, dal sindaco, dal prefetto, dal segretario generale di agricoltura, industria e commercio, e dalla commissione ordinatrice del concorso,
La fiera ha seguito la moda: ha abbandonato il lontano Politeama ed è venuta a stabilirsi a due passi dal centro, nella elegante e comoda Alhambra, affollata quel giorno della inaugurazione come in una delle sere di carnevale. La commissione aveva disposto che gli invitati prendessero tutti posto nelle gallerie affinchè il Re ed il suo seguito potéssero circolare liberamente; ma siccome în Italia in queste occasioni si distribuiscono sempre troppi biglietti e la gente vuole stare dove le torna più comodo, così la platea fu invasa in un batter d'occhio, ed il Re percorse la Junga fila de' banchi in mezzo a una folla compatta. La visita durò più d'un’ora, avendo il Re parlato con molti espositori. Quattro o cinque di essi portavano medaglie commemorative o al valor militare: il Re se ne accorse e disse esser molto contento di vedere chi rese utili servigi alla patria come bravo soldato quando era tempo, dedicarsi ora ad un'industria dalla quale l’Italia spera gran parte della sua prosperità.
Come concorso enologico, quello di Roma non ha grande importanza industriale se non per la provincia di Roma. In proporzione gli espositori delle altre provincie non sono molto numerosi e si presentano alla fiera più per far conoscere i loro prodotti al commercio che per aspirare ai premi.
Nella provincia di Roma l’industria enologica è in vero progresso ed ogni anno si fanno conoscere nuovi produttori. Il concorso dimostra altresì che molti grandi signori e ricchi proprietari hanno capita tutta l’importanza di questa industria, e si leggono difatti fra i nomi degli espositori quelli del principe Aldobrandini, del marchese Campanari, del principe del Drago, del marchese Spinola, del duca Salviati; nomi da’ quali s’impara anche come l’agricoltura non abbia colore politico. Don Marino Ginnetti principe d’Avellino figura fra i fabbricanti di liquori della provincia Romana, per i quali è stato aperto quest’anno un concorso speciale.
Il Piemonte, per quanto rappresentato da sole ventidue qualità di vini, ha tenuta alta la sua bandiera di paese vinicolo ed oltre parecchie medaglie d’argento avute nelle diverse categorie, è toccata ad un piemontese, il professor Gagna di Monforte d’Alba, per il suo eccellente Barolo, una delle due medaglie d’oro; l’altra è stata aggiudicata all’avvocato Ostini per il suo vino di Genzano presso Roma.
È toccato a un produttore piemontese, l’Unione Enofila d’Asti, il primo premio per i vermouth: quello per i liquori ad un espositore Romano, il sig. Sannisanti.
Un incendio distrugge lo Stabilimento Alhambra a Prati. Al suo posto viene costruito il palazzo Blumensthil e il nuovo lungotevere Vittoria Colonna.
Stampe antiche