Informazioni storicheData: 1780 / 1936
Codice identificativo monumento: 10302
CronologiaIl Marchese Benedetto Correa acquista il palazzo sorto sopra le rovine del Mausoleo di Augusto.
All'interno dell'Augusteo, viene inaugurata una Plaza de Toros (89 metri di diametro) allestita dallo spagnolo Bernardino Matas per Giostre e Corridas a la Romana.
Le tre sezioni del secondo Obelisco dell'Augusteo, sono montate presso il basamento realizzato a Piazza del Quirinale.
Nell'Anfiteatro Correa si svolge il primo volo di un globo aerostatico a Roma. Il mezzo creato da Vincenzo Lunardi viene erronemente pilotato dal romano Carlo Lucangeli, che rimase in aria per circa un quarto d'ora, prima di prendere terra spaventato ma illeso.
La Reverenda Camera Apostolica acquista il complesso dell'Anfiteatro Correa per 29.500 scudi, concedendolo in affitto per l'esecuzione di spettacoli circensi e di animali.
All'Anfiteatro Correa si alza in volo il pallone aerostatico francese della Signora Blanchard. Si solleva di qualche metro, sfiora i tetti di Ripetta e ricade appena fuori Porta del Popolo.
In occasione dei festeggiamenti in onore di Francesco I d' Austria, l'architetto Valadier realizza un velario.
Papa Pio VIII abolisce gli spettacoli pirotecnici, di animali e di caccia che si svolgono all'interno dell'Anfiteatro Correa, per lasciare spazio al solo divertimento diurno, composto da esercizi ginnici e numeri da circo.
Banchetto in onore di Giuseppe Garibaldi all’anfiteatro Correa.
Il conte Giuseppe Telfener ottiene la concessione dell'Anfiteatro Corea per anni 30. Lo intitola Anfiteatro Umberto e realizza una copertura in ferro zincato e ondulato:
"Per rendere l'anfiteatro Corea, già Mausoleo di Augusto, degno della capitale d'Italia, e suscettibile di essere esercitato in tutte le stagioni e con ogni genere di spettacoli anche nelle ore notturne, il demanio, proprietario del medesimo, dopo avere approvato un progetto dell'architetto Comencini presentato in nome di Giuseppe Telfener, secondo il quale la nuova copertura doveva poggiare sopra colonne di ferro senza toccare il muro circolare di pregio storico e artistico, stipulò nel 15 aprile 1879 collo stesso Telfener una convenzione, approvata poi colla legge del 29 gennaio 1880, n. 5252, del seguente tenore:
Lo Stato concesse a Telfener l'uso dell'anfiteatro, esclusi i grottoni sotterranei, per anni 30, con obbligo nel concessionario di pagare un canone di affitto di annue lire 8000 per i primi quindici anni, e di lire 10,000 pei rimanenti.
Il Telfener si obbligò di dare piena esecuzione entro un anno al progetto pei lavori di restauro, abbellimento, provvista di mobili e copertura dell'anfiteatro, sotto la sorveglianza del genio civile. Alla fine della concessione i miglioramenti di ogni natura dovevano cedere a vantaggio del demanio nazionale, senza obbligo di alcun rimborso, se anche il relativo importo superasse la somma prevista nel progetto.
Come condizione essenziale del contratto si pattuì che al Mausoleo si conservasse l'attuale sua destinazione di anfiteatro per pubblici spettacoli, e il concessionario dovesse, riguardo a questi, osservare le disposizioni vigenti e quelle che fossero emanate dalla competente autorità (art. 12).
Il concessionario era ammesso a domandare la diminuzione del canone unicamente per cause speciali di forza maggiore, ma veniva obbligato a sopportare i pesi e le servitù inerenti al fondo, meno l'imposta sui fabbricati, ed inoltre a fare a proprie spese tutte le riparazioni di ogni natura, si ordinarie che straordinarie, per mantenere in buono e lodevole stato la proprietà (art. 16 e 17).
Compiuti i lavori colla spesa di circa 700,000 lire, per quanto disse Telfener, invece di quella prevista in lire 573,971, l'anfiteatro, intitolato coll'augusto nome di S. M. Umberto I, entrò in esercizio con spettacoli di varia specie, diurni e notturni."
Convenzione tra lo Stato e il conte Tefler (proprietario del Teatro Correa umberto I), che gli permette di restaurarlo ed abbellirlo.
Il teatro è attivo, però, solo per pochi anni, prima di cadere in disuso e venire utilizzato, diversi decenni dopo, come cantiere per la posa dei materiali necessari alla costruzione del Vittoriano:
Per cura d'un ricco mecenate, il Corea viene abbellito, adornato di palchi, ricoperto d'una tettoia, "e munito di questa nuova e solida veste potè assurgere anche a teatro di musica nel nome di Umberto I".
In seguito a gravi incendi avvenuti in teatri di esteri paesi, il prefetto di Roma nel 2 gennaio 1882 emanò un nuovo regolamento, in cui si prescriveva di proporzionare al numero degli spettatori, di cui era capace ogni teatro, il numero e l'ampiezza delle porte d'uscita.
Quanto all'anfiteatro Umberto, il prefetto aveva comunicato precedentemente a Telfener i rilievi fatti dalla Commissione, incaricata di verificare lo stato materiale dei teatri della capitale, intorno alla necessità di prolungare alcune scale per avere una terza uscita e di farne una quarta nuova a fine di facilitare l'evasione al numero degli spettatori che potevano convenirvi; e Telfener con lettera del 14 aprile 1881 aveva risposto che questa quarta nuova uscita sarebbe stata dispendiosa e difficile perchè vi si sarebbe opposta l'Amministrazione dello spedale di S. Rocco, proprietaria del fondo limitrofo.
Contemporaneamente egli chiese il permesso d'aprire l'anfiteatro, che gli fu, per quanto pare, accordato.
Presentò poi un progetto pel prolungamento di certe scale e per la costruzione della quarta uscita, dichiarando però che l'esecuzione di questi lavori, assolutamente nuovi e non previsti nel progetto approvato, incombeva al demanio, proprietario dell'anfiteatro.
Replicò l'Intendenza di finanza, con nota 18 marzo 1882, che per gli art. 12, 16 e 17 del contratto era Telfener che doveva sostenere questa spesa. Vi fu un ulteriore ricambio di lettere e note nel 1882, nelle quali ciascuna delle parti rimase ferma nel negare l'obbligo di sopportare detta spesa. Non cessarono frattanto nell'anfiteatro le consuete rappresentazioni.
Asta di Cavalli della scuderia del Conte Telfner:
"Domani, all'anfiteatro Umberto, si effettuerà la vendita di molti cavalli da corsa delle scuderie di Porta Latina, del generale Agei e del signor Plowden. Parecchi ufficiali di cavalleria sono giunti appositamente per le rimonte.
Domani saranno pubblicati i pesi per la riunione di corse della Società del Lazio, che avrà luogo domenica a porta Salaria. È molto probabile che pure a questa riunione intervenga Sua Maestà il Re. "
Raffaello Gambardella prende in affitto l'anfiteatro Umberto, dal Concessionario il Conte.
"Erano così passati vari anni quando Telfener affittò nel 22 marzo 1887 l'anfiteatro all'impresario Raffaello Gambardella per sei anni e colla corrisposta di lire 20,000 pel 1° anno, di lire 31,000 pel 2°, 3° e 4°, e di lire 36,000 per il 5° e 6° anno.
Avvenuti altri incendi in esteri teatri si ravvivò la sorveglianza della pubblica autorità sui teatri, sicchè nel 1887 l'apertura dell'anfiteatro Umberto fu concessa sotto varie condizioni riguardanti l'illuminazione e il numero degli spettatori, e poi si proibì che una parte dell'anfiteatro fosse occupata dagli spettatori.
In conseguenza di ciò il Gambardella, con citazione del 7 ottobre 1887, convenne Telfener avanti il tribunale di commercio di Roma per ottenere una diminuzione del canone di affitto e il risarcimento dei danni."
L'affittuario del Teatro Umberto, Gambardella, cita in giudizio il Concessionario Conte Telfener, avanti al tribunale di commercio di Roma per ottenere una diminuzione del canone d'affitto e il risarcimento dei danni.
"Avvenuti altri incendi in esteri teatri, si ravvivò la sorveglianza della pubblica autorità sui teatri, sicchè nel 1887 l'apertura dell'anfiteatro Umberto fu concessa sotto varie condizioni riguardanti l'illuminazione e il numero degli spettatori, e poi si proibì che una parte dell'anfiteatro fosse occupata dagli spettatori.
In conseguenza di ciò il Gambardella con citazione del 7 ottobre 1887 convenne Telfener avanti al tribunale di commercio di Roma per ottenere una diminuzione del canone d'affitto e il risarcimento dei danni."
Fiera dei vini nel teatro Umberto I:
"Quest'anno il Circolo Enofilo ha pensato bene di fare la consueta fiera dei vini nel teatro Umberto I, che sorge dove fu una volta l'anfiteatro Corea, ovverossia sui ruderi dell'antico mausoleo d'Augusto...
I banchi per la fiera dei vini sono disposti in bell'ordine attorno alla platea ed alla galleria sulla prima gradinata. La fiera vi fu inaugurata il 2 del mese corrente dal ministro Grimaldi. Vi figurano prodotti enologici di tutte le regioni italiane; vasi vinarii di tutte le forme; vini di tutti i colori e di tutti i sapori.
L'anfiteatro è stato gradito luogo di ritrovo carnevalesco. Nel centro della platea suonava la banda municipale e nell'anfiteatro Umberto illuminato a luce elettrica, hanno avuto luogo i primi veglioni della stagione, ripetutisi poi tutte le sere fino al mercoledì delle Ceneri."
Il conte Telfener, usufruttuario del Teatro Umberto, non intendendo aderire alle misure impostegli dalla Prefettura di una scala di sicurezza retrocederà al governo il Mausoleo di Augusto. Il Demanio medita di trasformare questo teatro favorito e monumentale di Roma in un locale per l'Archivio di Stato.
Il Prefetto di Roma vieta la riapertura dell'Anfiteatro Umberto finché non siano realizzate nuove uscite di sicurezza a norma. Il provvedimento, rendendo la struttura inutilizzabile, scatena una causa legale tra l'affittuario Gambardella e il conte Telfener per il risarcimento dei danni.
"Finalmente, al seguito di altri disastri del genere suindicato, il prefetto di Roma con nota del 22 giugno 1888, esplicativa di altra del 12 aprile, dichiarò che, persistendo l'inesecuzione del progetto presentato nel 1882 per aggiungere nell'anfiteatro le aperture necessarie e proporzionate al numero degli spettatori che potevano intervenirvi, non poteva più oltre consentire all'apertura di questo teatro."
Si conclude la vertenza tra il concessionario dell'Anfiteatro Umberto, il Conte Giuseppe Telfener , l'affittuario Raffaello Gambardella ed il Demanio, scaturita dall'impossibilità di utilizzare la struttura, a causa del mancato adeguamento alle norme di sicurezza antincendio, dalle autorità di pubblica sicurezza.
La Corte di Cassazione di Roma, rigetta il ricorso del Demanio, confermando la responsabilità di quest'ultimo per la risoluzione dei contratti. I giudici hanno stabilito che l'ordine del Prefetto di costruire una nuova porta d'uscita per garantire l'incolumità pubblica rappresentava un 'quid novum', ovvero un'innovazione strutturale che non rientrava negli oneri di manutenzione a carico del conduttore Telfener.
Il Demanio è quindi dichiarato inadempiente all'obbligo di mantenere il fondo in stato da servire all'uso pattuito e condannato a risarcire i danni a Telfener. La sentenza chiarisce inoltre che il Demanio deve rifondere a Telfener le somme che quest'ultimo è tenuto a pagare al subaffittuario Gambardella, poiché la causa della risoluzione è interamente imputabile alla colpa del locatore pubblico.
Dopo alcuni anni di chiusura, il Comune di Roma investe centomila lire al fine di restaurare ed utilizzare il teatro Correa per i concerti popolari dell'Accademia di Santa Cecilia.
L'anfiteatro Correa viene acquistato dal Comune e trasformato in una delle sale da concerti con una capienza di 3500 persone, che verrà chiamato Auditorium Augusteo.
Scambio dell'Anfiteatro Correa tra comune e demanio. Artefice il Conte di San Martino, presidente della Real Accademia di S. Cecilia e Assessore municipale alla Pubblica Istruzione e alle Belle Arti, che si stava impegnando nella ricerca di un locale per le esibizioni dell'orchestra comunale, di recente istituzione. Viene permutato con il Demanio dello Stato (allora proprietario del Mausoleo) una scuola comunale da trasformare in caserma.
Inaugurazione del nuovo auditorio di Roma dopo i restauri del teatro Correa, con un concerto sinfonico diretto dal maestro Martucci. La neocostituita Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, sposta i concerti dalla sede di Via Vittoria alla nuova struttura.
A Roma, all'Augusteo ha luogo un grandioso concerto, sotto l’alto patronato della Regina Madre, che vi è intervenuta vivamente applaudita: "Poco dopo di lei, altrettanto applaudita, è apparsa nel palco di corte la Regina Elena accompagnata dalla nipote, principessa Elena di Serbia. Fu eseguita musica di Mascagni, Sgambati e Tosti, di Beethoven, Wagner e Listz, sotto la direzione di Ettore Pinelli, che ebbe grandi applausi. Nella seconda parte dello spettacolo fu eseguita la Zamentazione di Gounod, diretta dal maestro Stanislao Falchi. L'Emma Carelli cantò squisitamente il racconto di Santuzza nella Cavalleria Rusticana, accompagnata al piano da Paolo Tosti, del quale fu eseguita la deliziosa Serenata di un angelo, eseguita dalla stessa signora Carelli. Il tenore De Lucia cantò la toccante romanza del Werther; ed il grandioso ritisritissimo concerto fu chiuso dalla magnifica marcia del Tannhiiuser". Lo spettacolo diede un rieavo di oltre 25.000 lire. Ed un’altra bella somma fu data domenica storsa dallo spettacolo comico-mimico-equestre, con gymkana, che ebbe Inogo a Villa Borghese per iniziativa di un Comitato di gentiluomini ed ufficiali. Il concorso del pubblico fu straordinario, e Sua Maestà il.Re intervenuto allo spettacolo fu ripetutamente salntato da vivissimi applausi.
L'Anfiteatro Correa viene dotato di un grande organo a canne, costruito da Carlo Vegezzi-Bossi con 81 registri su quattro manuali e pedale.
La solenne commemorazione organizzata nella Sala degli Orazi e Curiazi alla presenza del ministro Credaro:
""Anche a Roma, in Campidoglio, il centenario di Giuseppe Verdi ha avuta (venerdì 21 novembre) la solenne, attesa celebrazione.
Il busto del glori maestro ebbe, finalmente, gli onori capitolini. La presentazione del busto fu fatta dal conte di San Martino, presidente dell’Accademia musicale di Santa Cecilia.
Parlò, dopo di lui, il ministro per l’istruzione, Credaro, facendo un bellissimo elogio dell'arte e dell'anima del maestro; ed un altro elogio, considerando Verdi come italiano, lo fece il Sindaco Nathan, concludendo con le parole di Carducci:
«Gloria a lui immortale, sereno, trionfante, come l'idea della patria e dell'arte». La cerimonia, alla quale assistevano ministri, senatori, deputati, il corpo diplomatico ed un pubblico sceltissimo ed affollato, riuscì perfettamente.
La sera ebbe luogo all'Augusteo una magnifica esecuzione della Messa da Reguiem."
L'Accademia Filarmonica trova sede a Via di Ripetta 105 (ex Ospedale di San Rocco), nei pressi del Auditorio Corea, ponendo le premesse per l'inizio di un'importante attività concertistica.
La Regia Accademia di Santa Cecilia , organizza nella sala dell'Augusteo, un concerto dedicato a Giovanni Sgambati, scomparso un mese prima.
Al Teatro Augusteo si svolge la prima esecuzione del poema sinfonico di Ottorino Respighi, Fontane di Roma.
All'Augusteo si svolge il terzo Congresso dei Sindacati, con la partecipazione di 6000 delegati convenuti da tutta Italia: per la seduta inaugurale, il Duce pronuncia un discorso esaltando la disciplina e il diuturno del popolo lavoratore.
All'Anfiteatro Augusteo si svolge il primo convegno dei reduci delle patrie battaglie, dove il presidente del comitato centrale Fabio Luzzatto, esprime le prime posizioni politiche dell'associazione:
favorevole a Fiume italiana e contraria al ritorno al governo di Giovanni Giolitti, secondo i congressisti inoltre «la guerra ebbe un carattere eminentemente rivoluzionario di liberazione e di rinnovamento».
Al Teatro Augusteo si inaugura il III congresso nazionale dei Fasci italiani di combattimento, movimento fondato da da Benito Mussolini che conta 312.000 iscritti.
Al Teatro Augusteo, durante il III congresso nazionale dei Fasci italiani di combattimento, viene sancito lo scioglimento del movimento, che confluisce nel nuovo Partito Nazionale Fascista:
"I fascisti hanno avuto torto a non ascoltare il savio consiglio del loro Duce, quando egli cercò di dissuaderli dallo scegliere la capitale come sede del loro congresso e sfondo della loro parata.
Perchè Roma non è città di facile conquista. Urbi Romae aeternae. Ha visto tanti e così portentosi eventi, la capitale due volte millenaria, e sorgere e tramontare tanti poteri, che poco più la sorprende. È così antica Roma e il fascismo è così giovane e acerbo di spirito che c'era da giurare che non si sarebbero capiti. Roma era disposta a considerare con benevolenza serena i giovani pellegrini che giungevano a lei, se fossero venuti con umile spirito e cuore devoto. Ma chiunque conosce i fascisti sa che queste non sono precisamente le loro caratteristiche.
Peggi son capitati qui con animo pieno di sprezzo per la capitale, che non conoscevano. Erano avvezzi, nei loro borghi e nelle loro città provinciali, a considerare Roma come il centro di tutti gli intrighi poli il campo di tutti i patteggiamenti ignobili, la sentina maleodorante di tutte le codardie. Hanno immagi ginato che colla loro venuta avrebbero puri ficato l’ambiente. Si sono foggiati un'anima di liberatori del Santo Sepolcro ed hanno creduto in buona fede che al loro apparire Roma rebbe genuflessa, osannando. Santa ingenuità della giovinezza.
L'equivoco è stato esiziale. Roma non li ha accolti da liberatori come avrebbe potuto a coglierli qualcuno dei centri emiliani, padar o toscani che il fascismo liberò dalla tirannide comunista. E per una eccellente ragione: che a Roma non s'è conosciuta l’insolenza rossa e quindi non si è mai avuto bisogno di nessuna liberazione. Il fascismo romano, ora ce ne siamo accorti, era di natura diversa da quello dei centri industriali e agricoli dell'alta e media Italia.
Si addiceva alle speciali condizioni di qui: non era un prodotto energico di reazione diretta in quanto non era sorto per un disperato bisogno di reagire contro la tracotanza altrui: era soltanto un prodotto d'imitazione, derivava semplicemente dal desiderio di solidarietà spirituale col fascismo di fuori. È ben a torto che il fascismo di fuori lo giudicava spurio, addomesticato e pusillanime, per il fatto che non s’azzuffava quotidianamente coj comunisti.
Il fascismo romano era semplicemente ragionevole e aderente alla realtà della situazione locale. Non giudicava di buon gusto l’assumere atteggiamenti donchisciotteschi e partire in guerra contro i mulini a vento.
Ma anche questo malinteso fra i fascisti di Roma e quelli di fuori ha disgraziatamente contribuito ad aggravare l'equivoco del quale erano prigionieri i fascisti e sopratutto quelli delle squadre d'azione convenuti a Roma. Colla migliore intenzione del mondo credevano di dover dare una lezione a Roma ed ai fascisti di qui. La loro inesperienza provinciale immaginava che tutto il mondo fosse paese: e che la capitale riproducesse, salve le proporzioni, le precise condizioni che caratterizzavano la lotta nei loro piccoli centri Con un semplicismo sbalorditivo hanno creduto di poter trasferire qui le tattiche delle dimostrazioni intimorative, degli spiegamenti di forze, delle spedizioni punitive in cui eccellono.
Era fatale che da questo errore d'impostazione derivasse la tragedia. E oltre che fatale, melanconico. Perchè ha fatto perdere ai fascisti molte simpatie proprio nell'ambiente politico dov'era più necessario che le accrescessero. E perchè sono tornati ai loro paesi persuasi più che mai che Roma ha bisogno urgente di essere salvata.
Povera Roma incompresa! Oggi è la giovinezza d'Italia che non la capisce: e la guidica sconsacrata. Non commettiamo l'errore di credere che l’Italia possa curare le sue piaghe col perpetuare tumulti e fazioni. L’ Italia vuole quiete: e, per chi sa intendere, Roma lo ha espresso quietamente e dignitosamente."
All'Augusteo si svolge un incontro schermistico tra l'olimpionico Aldo Nadi e Candido Sassone, sotto l'alto patronato di S. A. R. il Principe di Piemonte. Vince Sasssone con venti botte a tredici.
Convegno Bandistico Italiano all'Augusteo. Alla chiusura (il 17 ottobre) della manifestazione, il direttore Alessandro Vessella dirige sedici bande che eseguono l'inno del piave, sulla scalinata dell'Altare della Patria.
All'Augusteo, Pietro Mascagni dirige la prima della sua opera sinfonica, Visione lirica (guardando la Santa Teresa del Bernini). La composizione è inspirata dall'Estasi di Santa Teresa, gruppo marmoreo che Lorenzo Bernini scolpito per la Cappella Cornaro nella chiesa di Santa Maria della Vittoria.
Al Teatro Augusteo, dove sono convenuti 4000 ufficiali, si celebra l'aniversario dell'Istituzione della Milizia volontaria nazionale. Dopo il discorso del generale Italio Balbo, l'on. Mussolini rievoca il percorso della Milizia dalle sue origini ad oggi". Terminata la cerimonia del giuramento, tutte le rappresentanze, in corteo ordinato si recano all'Altare della Patria a rendere omaggio al Milite Ignoto.
Al Teatro Augusteo, Bernardino Molinari drige la prima esecuzione del poema sinfonico di Ottorino Respighi, I pini di Roma.
Al Teatro Augusteo, Benito Mussolini inaugura il IV Congresso Fascista.
All'Augusteo, il segretario del Partito fascista Augusto Turati, celebra l'insediamento del Direttorio della federazione dell'Urbe.
Si conclude lo Scavo della cella sepolcrale del Mausoleo di Augusto, che ospitava le urne con le ceneri dei parenti di Augusto.
Ritrova l'iscrizione del sepolcro di Marcello e di sua madre: M. MARCELLUS C. F. GENER OCTAVIA C. F. SOROR AUGUSTI CAESARIS AUGUSTI CAESARIS.
I lavori e restauri, rendono accessibile la cripta attraverso una scala di ferro, che scendeva dal pavimento della sala per concerti.
Primo Congresso dell'industria italiana all'Augusteo. Il capo del Governo Mussolini inaugura la manifestazione con un discorso.
Il duca degli Abruzzi parla ad una conferenza all'Augusteo sui risultati conseguiti durante la recente esplorazione alle sorgenti dell'Uebi-Scebeli.
All'Augusteo si svolge un Congresso dei postelegrafonici fascisti. Discorso Augusto Turati.
All'Augusteo si svolgono le commemorazione di Arnaldo Mussolini (fratello del duce e presidente del Comitato Nazionale Forestale). Discorso di Augusto Turati.
VIII annuale dell'Opera le Balilla è stato celebrato solennemente all'Augusteo, dove Starace e Ricci consegnano le Croci al merito.
Dando una prima picconata sul tetto di una vecchia casa nel vicolo Soderini, Mussolini da inizio alle demolizioni per l'isolamento del Mausoleo di Augusto.
Antonio Muñoz. L'isolamento del Mausoleo di Augusto.
Ecco che si compie finalmente l'antico voto degli studiosi, degli artisti, di quanti sentono la grandezza delle nostre memorie: il Mausoleo di Augusto viene liberato e restaurato. Benito Mussolini intervenendo personalmente a dare il primo colpo di piccone, e pronunciando dinanzi al venerando monumento un discorso, ha voluto sottolineare la grande importanza dell'evento: ha voluto significare che questa volta il grande lavoro a cui per ordine suo si accinge il Governatorato di Roma, non è, come gli altri finora eseguiti in questi ultimi dodici anni, un'opera di carattere edilizio od archeologico, ma un'impresa che racchiude un profondo significato spirituale e politico.
Siamo dinanzi alla tomba di Augusto, del fondatore dell'impero che giunse al dominio di tutto il mondo antico, di colui che nel suo nome rappresenta l'idea più elevata della romanità. Il Mausoleo di Augusto, liberato dalle indegne costruzioni che lo contaminavano, diverrà il centro sacro della latinità; il luogo a cui dovrann affluire tutte le genti d'Italia, come fanno ora alla tomba dell'Ignoto ai piedi del Campidoglio; la méta di pellegrinaggio di quanti popoli si vantano di appartenere alla razza latina.
[...]
Da molti decenni si vagheggiava l'idea della liberazione del monumento insigne, ma le difficoltà sembravano insormontabili; si trattava di abbattere un gran numero di case per un'area vastissima, urtando gli interessi di gran numero di proprietarii; di conciliare la sistemazione archeologica con quella non meno importante di Piano Regolatore in un quartiere cosi centrale della città, a due passi dal Corso.
Le soluzioni si erano presentate numerose; le proposte più diverse erano state affacciate da vari competenti; la Commissione del Piano Regolatore del 1931 pose per la prima volta il problema sopra una via concreta, innestandolo con quello delle comunicazioni tra la parte alta della città ed il quartiere dei Prati, prolungando verso l'Augusteo, attraverso il Corso, la strada che congiungerà il nuovo viale panoramico alle falde del Pincio con il Ponte Cavour.
Posta cosi la questione sopra un terreno pratico, è stato possibile trovare i mezzi ingenti per affrontare l'opera, che per l'anno del Bimillenario di Augusto, 1937, sarà certamente compiuta. Così il ricordo del tempo non lontanissimo in cui si era pensato di radere al suolo i ruderi del Mausoleo per ricavarne area fabbricabile saranno definitivamente dimenticati.
E intanto, come è noto, è stato bandito tra gli architetti italiani un concorso per la costruzione della nuova sala dei concerti, l'Auditorium, che sorgerà all'ingresso della Passeggiata Archeologica, come fondale della Via dei Trionfi; zona quanto mai adatta per la centralità, per il silenzio che vi regna, per gli ampi spazi circostanti utili allo stazionamento delle vetture.
Dal Cinquecento, quando il monumento fu trasformato in giardino pensile, fino ai nostri giorni la tomba imperiale ha avuto diverse destinazioni; fu ridotta a circo per giostre di tori, per corse di cavalli, per spettacoli pirotecnici (i celebri fochetti riprodotti in un acquarello del Pinelli che è al Museo di Roma) poi a circo equestre e perfino a teatro di pulcinella e dei burattini: specie dopo il 1880 quando fu coperta a cupola, e battezzata col nome di Anfiteatro Umberto I. Abbandonata poi per parecchi anni fu prescelta, con felicissima idea, per le audizioni dei concerti sinfonici.
Il nostro illustre storico, Ettore Pais, ha scritto: Mi sia lecito ricordare il tempo non ancor molto lontano, quando, negli anni della mia giovinezza, giusto per la prima volta a Roma, visitai il Mausoleo, mentre vi si rappresentava una volgare commedia.
Più tardi l'edificio venne destinato a più nobili usi; ed anche oggi i romani vi si recano per audizioni musicali, ed assai spesso per ascoltare concerti e le divine musiche di insigni maestri stranieri. Ma ad ogni italiano che abbia la piena coscienza della nobiltà della sua stirpe, il Mausoleo di Augusto dovrebbe ispirare ben altri pensieri.
Questo insigne monumento, che la fortuna ci ha in parte riservato, dovrebbe invece farci ripensare alla maestà dell'antica storia di Roma, alla grandezza delle gesta che dall'Imperatore vi erano commemorate.
Si presentano infatti alla mente accesa il ricordo delle lunghe e sanguinose guerre civili, alle quali Augusto pose fine, le vittorie e le conquiste dei nostri grandi avi attraverso la Gallia, la Spagna, la Germania, la Penisola Balcanica, l'Africa e l'Asia. Anziché accorrervi per udire buona musica straniera, dovrebbe ripensare alla grandiosa espansione e preponderanza politica delle antiche genti di Roma e d'Italia.
Il Mausoleo di Augusto ricorda non solo agli italiani, ma a tutti i popoli civili, quel glorioso periodo in cui l'Italia, maestra nelle arti della guerra e della pace, non soggetta a preponderanza straniera, dettò leggi e insegnò civiltà a tutto il mondo».
Come si presenterà l'Augusteo, dopo demolite le costruzioni che da ogni parte lo soffocano, è una questione che oggi ci si presenta con carattere di immanenza. La maggior parte di quanti hanno pensato all'isolamento del Mausoleo Imperiale lo immaginano come qualche cosa di simile a quello di Adriano, o Castel Sant'Angelo, e alla Tomba di Cecilia Metella; insomma un monumento grandioso che possa giganteggiare nello spazio libero che gli si aprirà d'intorno e darci un altro esempio, della grandiosità dell'architettura dei romani, che, come disse Goethe, costruivano per l'eternità.
Gli artisti e gli archeologi dei secoli scorsi, il du Pérac, il Piranesi, il Canina, e tanti altri, fino quasi ai nostri giorni, hanno immaginato il Mausoleo come un alto basamento di pietra, sormontato da vari ordini rientranti, e sorreggente un altissimo tumulo di terra piantato di cipressi, che raggiungeva l'altezza di oltre 40 metri.
Non c'è dubbio che il monumento era costituito nella parte inferiore da un grande basamento circolare di ottantasei metri di diametro, rivestito di lastre di travertino, alto circa dodici metri. Al disopra di questo basamento circolare verdeggiava un tumulo coperto di alberi, in mezzo al quale sorgeva un secondo ordine architettonico, di diametro assai minore, contenente forse una cella superiore, e sormontato dalla statua di Augusto.
L'ingresso era fiancheggiato da due obelischi, che, come è noto, furono ritrovati in pezzi nel secolo XVI, e rialzati uno da Domenico Fontana dietro l'abside di Santa Maria Maggiore e l'altro, oltre due secoli dopo, da Pio VII, in Piazza del Quirinale. Che cosa rimane di questa ingente mole che sovrastava la pianura del Campo Marzio, e doveva dominare nel pa norama di Roma?
Il basamento anulare rivestito di pietra, che partiva da un piano circa cinque metri più basso di quello stradale odierno, quasi certamente, avendo perduto il suo rivestimento di travertino, apparirà non più alto di dodici metri; l'altezza cioè appena del primo piano di un palazzo. Del corpo centrale superiore rimangono dei resti, visibili nel cortile interno di via dei Pontefici e nei corridoi circolari dell'anfiteatro, non più alti in totale di quindici o sedici metri dal piano di oggi.
A riparare a questo aspetto di poca grandiosità che il monumento verrà a presentare, non c'è che un mezzo; e cioè la ricostruzione del tumulo marmoreo. Questo tumulo, piantato coi verdi cipressi descritti da Strabone, circonderebbe, senza nasconderli, i resti del secondo portico centrale, e così il Mausoleo, senza poter raggiungere l'altezza che aveva in origine, quando la seconda cella superiore era integra, potrebbe mostrarsi tuttavia con un effetto sommainente pittoresco, e costituire uno sfondo bellissimo delle nuove vie che si dirigevano verso di esso.
E all'ingresso dovranno collocarsi le copie delle tavole di bronzo che vi erano in antico, sulle quali era inciso il celebre testamento di Augusto, Index Rerum a Se Gestarum, a noi note attraverso la copia che è nel tempio di Ancira in Asia Minore.
Quando, morto Augusto, secondo racconta Svetonio, fu aperto il suo testamento vi si trovò tra l'altro un sommario della sua vita, fatto per essere inciso in bronzo davanti al suo Mausoleo. Di esso furono inviate copie in tutte le provincie, e in varie città si volle riprodurre il memorabile scritto.
[...]
Antonio Muñoz, Ispettore generale delle Antichità e Belle Arti del Governatorato di Roma
Ultimo concerto all'Anfiteatro Corra, prima della demolizione per isolare il Mausoleo di Augusto. I concerti dell'Accademia di Santa Cecilia si spostano dall'Augusteo al teatro Adriano.
Progetto
Committenti e finanziatori
Gruppi e Istituzioni
Stampe antiche1937
Sistemazione del Mausoleo di Augusto
1936
Pianta dei posti dell'Augusteo
1934
Progetto per la sistemazione dell'area del Mausoleo di Augusto
1928
Pianta dell'Anfiteatro Correa
1928
Sezione dell'Anfiteatro Correa
1920
Concerto di Toscanini all'Augusteo
1892
Dante Paolocci
L'Albero del Natale dei Fanciulli poveri
L'Illustrazione Italiana 1892
1888
Dante Paolocci
Fiera dei Vini nel Teatro Umberto I
L'Illustrazione Italiana 1888
1869
Teatro estivo nel Mausoleo d'Augusto
1835
Giovanni Battista Cipriani
Mausoleo di Augusto
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1828
Sezione dell'Anfiteatro Corea
1823
Antoine Jean Baptiste Thomas
Giostra dei tori nell'anfiteatro Corea
Un an à Rome et dans ses environs
1823
Antoine Jean Baptiste Thomas
Giostra dei tori nell'anfiteatro Corea
Un an à Rome et dans ses environs
1823
Antoine Jean Baptiste Thomas
Fochetti nell'anfiteatro Corea
Un an à Rome et dans ses environs
1818
Mausoleo di Augusto
Catasto Urbano
1818
Allestimento dell'Anfiteatro Corea
1817
Giovanni Battista Cipriani
Mausoleo di Augusto
Degli Edifici Antichi e Moderni di Roma
1815
Copertura, pianta e sezione dell'Anfiteatro Corea
1814
Angelo Uggeri
Spaccato dell'Anfiteatro Correa
Edifizj antichi sgombrati, ristaurati, e riparati dal Sommo Pontefice
1814
Angelo Uggeri
Mausoleo d'Augusto convertito in un Anfiteatro
Edifizj antichi sgombrati, ristaurati, e riparati dal Sommo Pontefice
1810
Bartolomeo Pinelli
Teatro estivo nel Mausoleo d'Augusto
1810
Bartolomeo Pinelli
Fuochi d'artificio nell'anfiteatro Corea
1807
Velario dell'Anfiteatro Correa
1788
Giuseppe Vasi
Mausoleo di Augusto
1788
Scavi al Mausoleo di Augusto
1788
Scavi al Mausoleo di Augusto
1788
Luigi Canina
Globo aerostatico inalzato nell'Anfiteatro Correa
1780
Anfiteatro Corea
1744
Vestigia del Mausole d'Augusto
Le vestigia e rarità di Roma antica
1708
Bonaventura van Overbeek
Mausolee d'Auguste
Les restes de L'Ancienne Rome
1705
Pieter Schenk
Mausoleum Octavii Augusti
Roma aeterna
1697
Pietro Santi Bartoli
Pianta del Mausoleo di Augusto
Gli antichi sepolcri overo mausolei romani et etruschi trovati in Roma e altri luoghi celebri
1697
Pietro Santi Bartoli
Prospetto del Mausoleo di Augusto
Gli antichi sepolcri overo mausolei romani et etruschi trovati in Roma e altri luoghi celebri
1638
Giovanni Maggi
Mavsolei Vestigia
Roma vetus ac recens
1627
Pompilio Totti
Mausoleo di Augusto
Ritratto di Roma antica
1615
Aloisio Giovannoli
Mausoleum ab Augusto
Vedute degli antichi vestigj di Roma
1613
Giacomo Lauro
Mavsolevm Avgvsti
Antiquae Urbis Splendor
1610
Pietro Martire Felini
Mausoleum Augusti
Trattato nuovo delle cose maravigliose dell'alma città di Roma
1607
Giovanni Maggi
Vestigia mausolei Augusti
Aedificiorum et ruinarum romae ex antiquis
1575
Étienne Dupérac
Veduta del Mausoleo di Augusto
I vestigi dell'antichita di Roma