Informazioni storicheData: / 1895
Codice identificativo monumento: 10979
CronologiaProseguono le demolizioni nel centro storico di Roma:
"Per lo sviluppo crescente dei lavori del Lungo-Tevere le demolizioni son giunte, fortunatamente, a mettere sossopra la parte centrale della città ove scorre lento il maestoso fiume.
A Ripetta per l'importante lavoro dello spostamento del fiume, le due sponde han cambiato addirittura d'aspetto. Da una parte scavasi il nuovo letto, dall'altra i muraglioni del Lungo-Tevere sorgono maestosi dalle bionde acque, come antichi ruderi di costruzione romana. Forse era per questo contrasto, che un genere strano di forestieri li prediligevano.
Ma soltanto il romano che da dodici anni assiste allo sviluppo graduale dei lavori può farsi una idea adeguata del molto che è stato fatto sin qui. Sotto Pio IX erasi invero incominciato a far qualche cosa, ma l'esiguità de' mezzi ed i bisogni minori avrebbero lasciato la città chi sa per quanto altro tempo senza un sensibile miglioramento.
Ora quanto luridume, quanta indecenza di vie, il piccone riscattatore non ha gittato giù dal settanta in qua! E quante nuove case con vere linee architettoniche, quanti palazzi sontuosi, quante vie e quartieri nuovi non sono sorti!
È un lavoro colossale questo del Tevere che rimarrà, senza fare il chiasso della torre Eiffel, come prova della potenza costruttrice de' nostri tempi, e di ciò che l'Italia nuova, fra le tante altre cose, ha saputo fare per la capitale del Regno.
Abbandonata a sè sotto i Papi, Roma sorgeva, senza regolamenti edilizi, come un paesello di provincia: strettezza di strade, deformità di linee, indecenza di fabbricazione. Solo qua e là le chiese ed i palazzi signorili signoreggiavano in tante brutture con le linee artistiche dettate da sommi maestri.
Stanno tutt'ora in piedi parecchi punti centrali della città che somigliano in tutto alle misere vie di qualunque paesello di montagna.
Chi non rammenta la stretta Via Cesarini ove il treno papale, allorchè passava contornato dalle sue guardie a cavallo, impediva non solo a qualunque veicolo di passare, ma a qualunque cittadino di guardarsi le punte... dei ginocchi, perchè non so se sappiate, che quando passava il Papa tutti dovevano mettersi in ginocchio.
Rammento a questo proposito una bellissima piattonata che ho ricevuta sulle spalle da una guardia nobile perchè il mio inginocchiamento non era, secondo lui, troppo reverente.
Ora il Corso Vittorio Emanuele squarciando la Via Cesarini è giunto al Tevere. Una sequela di viuzze, e tante cosidette piazze, che non eran poi che piccoli larghi, sono state trionfalmente abbattute. Quale ammasso di casipole indecenti non ha esso atterrato nel suo percorso!
Ho citato la ex-Via Cesarini perchè in tutto somigliante alla Via dell'Orso, oggi demolita completamente.
Detta via era (figuratevi!) una delle antiche arterie che congiungeva il Ponte Sant'Angelo al quartiere più elegante della città a Piazza di Spagna. Una strada più indecente sotto tutti gli aspetti non potevasi trovare. Le strade le più equivoche, i vicoli più sucidi sboccavano in questa via maestra.
Ora, veduta dall'alto, come nel nostro disegno, non è che un ammasso di ruine biancastre polverose. Il piccone riscattatore le ha atterrate come un benefico terremoto.
D'Annunzio, la Serao, ed altri han scritto delle pagine stupende sull'eterna città riproducendone a vivi colori le bellezze monumentali, la sua vita mondana e il cielo meridionale, ma nessuno s'è interessato della trasformazione colossale che Roma va subendo man mano, al di là dei cenni storici di Padre Tappata nel Fanfulla, e di qualche cronaca scritta per riempimento nei giornali cittadini.
Eppure Roma ha compiuto lavori sotterranei importantissimi, ha sviluppato alla luce del sole, con lavoro calmo ma continuato, una serie di abbellimenti non comuni, ha demolito, ha abbattuto con spese enormi per la miglior viabilità, per il comodo ed il lusso della città, aree immense, costosissime: sulle sacre sponde del Tevere procedono maestosi i lavori romanamente ideati, e romanamente eseguiti... e tutto ciò fra l'indifferenza e la non curanza di tutti.
Non così succedeva a Parigi, quando sotto l'impero fu dal barone Haussman sventrata e ricostruita. Brillanti corrieri occupavano le colonne dei giornali locali, i romanzieri facevano vivere i personaggi sulle vie che sparivano, e perfino i pittori ci han tramandato tra le nebbie del mattino le impalcature dei nuovi fabbricati, facendo così conoscere al mondo la città risorta abbellita.
Non credo esagerare dicendo che di Roma all'estero si ha idea ben differente. Più che abbellita e migliorata la credono distrutta e deturpata.
Passerà anche quest'idea. Intanto i vicoli che sbucavano sulla via dell'Orso, luride abitazioni di donne di mala fama, di case frequentate da soldati e dai bassi strati sociali, trovansi ora scoperti alla luce come i corridoi d'un grande formicaio messi crudamente allo scoperto dalla zappa del contadino. Nelle abitazioni umide dei pianterreni le porte sono accostate per non mettere in vista il sudicio letto e il camino sgretolato. Contornato dalla rachitica prole e col viso pallido, la barba e i capelli incolti, un babbo vedovo rabbercia scarpe vecchie. Qualche donna provocante, con la sottana corta e rossa, passa il vicolo in fretta e va a trovare altre comari. Dalle basse inferriate sale assieme al grasso odore del bucato il chiacchierio e il canto sgraziato delle lavandaie... abitanti e case sembra che si vergognino dello stato in cui il sole e la luce l'han trovati.
In fondo, nella piazza di Ponte, diventato cantiere ed ingombro di tavolati, il vecchio, il glorioso teatro Apollo, sventrato come un immenso crostaceo, cade tra nuvoli di polvere.
Gli stucchi e le dorature, testimoni di tanti trionfi musicali e di bellezze plastiche, si sgretolano e spariscono mettendo a nudo l'antica natura di legno.
Che se voleste su questo antico teatro dettagliati ricordi ed aneddoti, non avete che a rivolgervi al D'Arcais o al Padre Tappata — io mi limito a darvi l'assieme pittoresco... della sua morte.
Ipsilonne."
Stampe antiche