Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 11115
Cronologia I censori Spurio Servilio Prisco e Quinto Clelio Siculola, avviano la costruzione delle nuove mura difensive. La costruzione durò oltre 25 anni.
La nuova cinta, estesa circa 11 km, include circa 426 ettari di territorio. Al Campidoglio (già protetto da una fortificazione propria, l'arx capitolina), furono collegati Quirinale, Viminale, Esquilino, Celio, Palatino, Aventino e parte del Foro Boario, sfruttando, dove possibile, le difese naturali dei colli.
Le mura sono alte circa 10 metri e spesse circa 4 metri, in alcuni tratti ulteriormente protette da un fossato largo mediamente più di 30 metri e profondo 9.
Il tratto pianeggiante (e più indifeso) tra Quirinale ed Esquilino, lungo un chilometro, viene rafforzato con un aggere (agger), un terrapieno largo più di 30 metri.
Sull'Esquilino, nella nuova strada che da s. Maria Maggiore mena a s. Croce in Gerusalemme, esplorato l'ultimo cantiere a sinistra della strada Conte Verde, si trovò a molta profondità una solida costruzione laterizia, con pavimento di musaico bianco e nero, una stanzetta con soglia di travertino, presso cui un capitello corintio di buono stile, e due statuette marmoree, figuranti Giove e Venere, con traccia di doratura anche nelle piccole basi.
Altra statuetta di Ercole seduto, con la pelle di leone e la clava, tornò a luce dal saggio fatto in vicinanza del casino della villa Palombara; ed un pezzo di bassorilievo con figura di Baccante fu raccolto nella demolizione degli archi dell’acquedotto presso il Ninfeo d’Alessandro Severo.
Poco lungi dal quale, ad oriente del fabbricato annesso alla chiesa di s. Vito, uscirono i resti di un bagno privato, co’ mattoni vuoti per la condottura del calorico dall’ipocausto, e numerose grappe di ferro conficcate ancora nelle pareti, oltre alcune antefisse a testa muliebre, e qualche lastra di terracotta con rilievo esprimente due Satiri che si dissetano ad una fonte, la quale ha forma di vaso ansato con haccelli, sormortato da testa di leone in mezzo a grappoli e foglie, non altrimenti che nell'esemplare pubblicato dal Campana.
A dritta dell'Arco di Gallieno per chi esce dalla città, continuandosi a ritrovare mura della tarda epoca imperiale, s'incontrarono due balsamarii di terracotta, vasi potorii verniciati in nero, e frammenti di stoviglie.
Giuseppe Fiorelli.
Scavi al di sotto della chiesa di San Vito, permettono di acquisire importanti informazioni relativamente alla topografia della zona. Viene ritrovata una porzione delle antiche mura di cappellaccio, forse databili addirittura al VI secolo a.C. e fondate nel terreno vergine della valle esquilina e opere idrauliche da riferirsi all'arrivo dell’acquedotto Anio Vetus.