Informazioni storicheData: 1881 / 1926
Codice identificativo monumento: 11188
Cronologia Un numero ristretto di signori, inglesi e romani, capeggiati da lord Chestertfield e il principe Don Livio Odescalchi, organizzano le prime cacce alla volpe a Roma.
Le battute si svolgono con personale, cavalli e cani fatti appositamente venire dall'Inghilterra:
"Lord Chester field, venuto a Roma a passare l'inverno, aveva portato seco i suoi valli ed alcune dozzine ca si era dato ad inseguire le volpi nella vasta campagna che sta intorno alla città, e ad unirsi a lui aveva invitato alcuni pochi amici fra i quali il principe Livio Odescalchi.
Dopo questa prima stagione, che si potè chiamare privata, lord Chesterfield rimpatriando lasciò in dono la muta al principe Odescalchi.
Questi istituì l'anno seguente con vari amici la Società per la caccia alla volpe e ne fu eletto Presidente (Master of the hounds)."
Caduta mortale da cavallo di Sir John Bertie Mathew, durante una battuta di Caccia alla Volpe.
Il governatore di Roma e direttore generale di polizia, che era monsignor Giuseppe Zacchia, pubblica una severa Notificazione contro tali rischiosi esercizi, e specialmente contro lo sfeep chase, comminando ai contravventori, fra altro, la perdita dei loro cavalli.
L'ordinanza però, cadde ben presto in oblìo, le caccie a cavallo continuarono, il fiore della aristocrazia, romana e straniera, continuò ad acco; rervi sempre più; e sorse, nel maturare dei tempi, un Circolo della Caccia, che è il più aristocratico di Roma.
Lord George Stanhope, Conte di Chesterfield, organizza due giornate di corse sul terreno della tenuta Torlonia a Capannelle (limitrofo all'attuale area dell'ippodromo attuale) che fino ad allora era un luogo deputato a battute di caccia alla volpe.
Il crescente interesse per l'equitazione porta alla nascita del Jockey Club Italiano e della Società degli Steeple Chase.
Viene quindi avviata la costruzione di un campo corse nella tenuta di Capannelle, sulla via Appia nuova.
Don Marcantonio Colonna, duca di Marino e presidente della Società Romana e del Jockey Club Italiano, in vista dell'organizzazione di un Derby di Roma, stabilisce l'adozione delle norme di Newmarket, capitale del galoppo inglese, uniformando così il regolamento capitolino agli standard europei.
In questa tenuta, posta circa al sesto miglio a sinistra dell'Appia nuova, ed appartenente al sig. Paolo Emilio Merolli, mentre la società delle corse faceva eseguire alcuni tasti nel terreno per costruirvi le tribune, furono scoperti gli avanzi di un'antica villa. L'egregio prof. Lanciani così descrive questi trovamenti.
Vi si riconosce un muro, formato con tre ordini di pietra di tufa e peperino, sul quale posano alcune colonne anche di peperino. Le basi di esse presentano la particolarità, di avere il plinto rotondo come il toro: di più sono collocate tutte sopra un grosso lastrone di piombo. Dalla parte dell’atrio si riconosce il canalone, che raccoglieva lo stillicidio del portico. Quivi corre un tubo di piombo, il quale conserva il nome dello stagnaio eLEVTHERI
Sono stati ritrovati molti pezzi di grandi dolii, restaurati nelle screpolature con croci di piombo; molti rombi di porta santa da. pavimento; molti pezzi di bleu vestoriano; una statuina di Minerva in piombo; quindici mattoni bollati, e tre o quattro lucerne con varii emblemi nel piatto ».
Grande Steeple-Chase all'Ippodromo delle Capannelle:
"Il giorno 18 aprile, maggiore attrattiva e quindi maggior concorso. L'attrattiva consisteva nel grande Steeple-Chase di Roma con 4270 metri da percorrere e più di 20 ostacoli da superare... ed era una bellissima giornata di primavera. Marines del principe d'Ottaiano vinse non facilmente la prima corsa: Roquentin di sir James (A. Minghetti e principe di S. Mauro) ribatté Mackay nella corsa del Tevere; Americanus montato dal conte Sapelli vinse senza molta difficoltà la corsa piana dei gentlemen; First-Chapter la corsa delle signore, e Santa Severa dei fratelli Tittoni lo steeple-chase del Lazio.
E arrivò finalmente il gran steeple-chase di Roma. Lo vinse Tally-Ho della contessa di Cellere producendo un tal fanatismo nelle tribune da far sventolare i fazzoletti delle signore e gridare Urrah! dagli uomini più maturi e stagionati. La contessa di Cellere non scese... saltò dalla tribuna per andare ad abbracciare il suo cavallo mentre esso ancora aspettava il sacramentale all right del commissario incaricato di verificare i pesi all'arrivo.
Intanto incominciava la sfilata delle vetture verso Roma e andava avanti la Regina in caleche scoperta a grandi guide, accompagnata da un vero stormo di ufficiali a cavallo che le facevano scorta d'onore. Saranno stati più di sessanta.
Lungo la strada migliaia di persone erano schierate da una parte e dall'altra per godere lo spettacolo del ritorno. A notte fatta la fila delle carrozze era ancora a qualche chilometro dalle mura! Per quest'altr'anno, quando ci sarà il Derby Reale, sarà indispensabile allargare in qualche modo l'apertura della porta San Giovanni se non si vuole dar luogo ad inconvenienti ed a lamenti non ingiustificati."
1° edizione del Derby reale di galoppo all'ippodromo delle Capannelle.
La corsa classica sui 2400 metri registrò 10 partenti, un montepremi di 27.000 lire e la presenza del re Umberto I.
La vincitrice Andreina, allenata da Thomas Rook, correva ufficialmente per i colori bianco-verdi della scuderia del Conte Gastone de Larderel di Firenze.
Tra il pubblico, Gabriele d'Annunzio, nei suoi esordi giornalistici, racconterà che il cavallo in realtà appartiene proprio a Re Umberto I. Il Conte Gastone de Larderel e Thomas Rook furono rispettivamente il prestanome e l'allenatore che permisero a Vittorio Emanuele II di salvare la propria scuderia, aggirando il drastico taglio alle spese della Corona imposto dal Parlamento che lo aveva costretto a disfarsi ufficialmente di tutti i suoi cavalli.
"La great attraction delle corse di Roma del 24 (diciamo così, giacchè è convenuto di fare sfoggio di parole inglesi quando si parla di corse) era il Derby reale di 24,000 lire date dal Re ad incoraggiamento della produzione equina italiana, per cavalli nati in Italia nel 1881, ed iscritti prima della nascita.
Non ripetiamo una descrizione del campo di corse che la società Romana ha in affitto dal principe Torlonia alla tenuta delle Capannelle; prima di tutto perchè abbiamo già avuto occasione di parlarne altre volte nell'ILLUSTRAZIONE ITALIANA: in secondo luogo perchè i disegni del nostro Paolocci equivalgono a qualsiasi descrizione e fanno vedere l'aspetto animatissimo delle tribune e l'insieme dello spettacolo che si gode dalla tribuna Reale. Ai disegni, il Paolocci ha aggiunto un piano topografico nel quale i dilettanti possono seguire le peripezie degli steeple chase che si corrono a Roma e vi destano sempre l'ansiosa curiosità di migliaia di spettatori.
Aggiungeremo soltanto che don Marcantonio Colonna duca di Marino, presidente della Società Romana e del Jockey Club Italiano, in occasione del Derby Reale ha creduto opportuno di richiamare tutte le norme ritenute indispensabili dal regolamento di Newmarket, togliendo gli abusi e gli inconvenienti derivanti da mancanza di uniformità nei regolamenti delle varie piazze d'Italia: e per questa riforma egli è stato universalmente lodato.
Per il Derby Reale erano rimasti iscritti alla vigilia delle corse 10 cavalli: corsero tutti e dieci, cioè: Andreina e Queen o'Scots di Thomas Rook; Colombina e Mexico della scuderia Telfener; Ardea di Lord Waterproof; Mammuccia del conte Talon; Marfisa del signor Calderoni; Adelina del cavalier Bertone; Fire Bell e Fucino del capitano Fagg.
Ardea, nata e allevata a Milano dal signor Novati e da don Giulio Venino, figlia di Verdict era la prima favorita, benchè rimasta seconda al Derby di Napoli; poi Queen o' Scots; terza Andreina e quindi Fucino.
La distanza da percorrere era di 2400 metri. Queen o' Scots tenne il primo posto per mille metri poi fu passata da Andreina che vinse di mezza lunghezza percorrendo la distanza in 2 minuti e 50 secondi. Arrivò terza Marfisa.
Tutto il pubblico, compreso re Umberto, seguì con grande attenzione la corsa, ed il nome d'Andreina era, un momento dopo, su tutte le bocche....
Ugo Pesci"
2° edizione del Derby reale di galoppo all'ippodromo delle Capannelle, corso da 10 cavalli, e vinto da Rosenberg, cavallo sauro nato a Villa Ada nelle scuderie Telfener (da Hamlet e Blytesome) ed acquistato dalla scuderia di Sansalvà.
"Corse a villa Ada e alle Capannelle; pioggia all'uno e all'altro posto. Credo anzi le maggiori scommesse siansi aggruppate intorno a questo elemento non indispensabile del turf, e una schiera di book-makers meteorologici avrà surrogati gli speculatori e i passionati equini. Vi parlerò delle seconde corse soltanto, le più importanti, del resto, per la ragione che hanno avuto un accompagnamento di pioggia e non altro; mentre le precedenti hanno anche avuto il prologo e l'epilogo pluvioso.
Fuor di porta San Giovanni, appena il cielo no si scoperse da ogni lato, mi accorsi delle minacce che si svolgevano nelle nuvole, quantunque il sole moribondo, dolce sole d'aprile, volesse lusingarmi. I colli Laziali che dalla piazza Laterana m'erano apparsi dietro Santa Croce in Gerusalemme di un azzurro troppo carico, già cominciavano a velarsi dietro certe spennellate grigie, simili a quelle che si possono avere col pennello asciutto. Il vetturino guardò il cammino lento delle nubi e disse che la pioggia si apparecchiava a venire alle corse proprio per il derby reale.
E si arrivò insieme: di meno non s'avvide nessuno; della pioggia si accorsero tutti; i pedoni cominciarono a sgambettar pe' prati molli, le carrozze parte fuggirono, parte si spopolarono. Fu un rovescio prodigioso.
— Nun m'acciccate la fanga! — gridava uno sbarazzino a una serva, che affondava tutta la scarpetta. — Buttatevi a nuoto! — sibilava un altro a una frotta di pains che traversava correndo la lizza sotto e sopra l'acqua.
Pure, la pioggia essendo stata assai violenta, smise presto, e in fretta in fretta si preparò la terza corsa, la massima, il derby, col premio di 24.000 lire. Le maggiori probabilità erano pel Conte Verde e per Roko, quest'ultima di razza Sansalvò, questa un terzo; ma, o per il suolo inzuppato o per altro, vinse Rozsemberg, della stessa razza, e i due cavalli preferiti arrivarono in coda.
Alla quarta corsa, dei 9 cavalli inscritti ne partiron tre; nel derby se n'eran ritirati due soltanto su 12. Vinse Andreina, la favorita (T. Rook); poi veniva Entre-eux (Sansalvò), poi Staffa del marchese Fassati.
Nella quinta corsa, con ostacoli, riuscì primo Jupiter (Porta Latina); gli fu secondo Melbery (cap. Grifo).
La sesta ed ultima corsa, 3500 metri, fu vinta da Diavoletto (cap. Fagg); bendato di nero; secondo Eco (Colocchioni); terzo Perino (Cairoli). Sguardo e Agrippina pensarono bene di scaricarsi a mezza strada dei loro fantini.
Tutto sommato, la pioggia non riuscì ad altro che a un intermezzo, come anzi una sinfonia liquida che precedette la corsa solenne del derby. Prima del quale Fine Bell (cap. Fagg) e Queen o' Scots (Rook) vinsero le due gare di apertura. A dispetto delle intemperie le corse furono brillanti e ben condotte. Caddero in tutto quattro fantini; ma se i fantini non cadessero, non so proprio che cosa stessero a fare.
Dopo quelli di corte, landoo tirao a quattro per la regina, victoria per il re, fra i più splendidi equipaggi notò il mail coach del duca di Ceri con quattro bellissimi morelli, e quello del principe d'Avella, un altro tiro a quattro del principe Massimo, e la mia botte, non so per dire, che pareva la piscina probatica.
Le tribune erano una serra di fiori nostrani ed esotici; se ne poteva cavare un prontuario di stemmi da gareggiare col rosso almanacco di Gotha. Ecco le principesse Doria, Odescalco, D'Antuni, di San Mauro Ponziani, di Ragnara, di San Faustino; ecco le contesse Pecci, Spalletti, Polidori, Braschi, Stella e Gherardesca, e le marchese Guiccioli e Taccoli; poi, per far nomi esteri, le signore Broogmann, Lindstrand, Philippson, Leghait, Dubail; e ancora le signore Bondi, Serafini, Scernioli, De Angelis.
Al ritorno il vespero fu delizioso. Per la vastissima campagna romana che non ha uguali, che non ha simili, tutta spinata di acquedotti, sparsa di tombe, traversata dalla via Appia antica o dalla via Appia nova, con la sagoma di Roma, su cui campeggia la cupola di San Pietro visibile sempre, alitava una frescura mite, una fragranza, una calma solenne. Solo il passaggio del treno col suo putrido fumo l'ammorbiò un momento, come una macchia in un quadro; o no, piuttosto come una stonatura in una melodia, perchè la nuvola sia giallognola e il puzzo passò via, dileguò presto, e le macchie nei quadri non sempre si giunge a toglierle con l'acqua ragia.
Ah progresso, ah civiltà, ah modernità! che portate il lezzo del carbon fossile fra gli effluvi dei campi, e inquinate la purezza dell'aria libera... Ma che vado strillando io? Avrebbe a profumar di violetta di Parma il tiratrace, e si dovrebbero scolpire a conchiglie i cassoni del treno? Ah progresso, ah civiltà, ah modernità, voi avete ragione, ma avete anche un cattivo odore.
Uriel."
Seconda riunione di corse alle Capannelle.
« Il primo premio — 200 lire — è stato guadagnato da Vengeresse della razza di San Salvà che finora quest'anno è la più fortunata.
Nella seconda corsa — premio del ministero d'agricoltura, 2500 lire — Rosemberg vincitore del Derby è stato battuto da Queen o' Scots della scuderia di T. Rook.
Algol del principe d'Ottajano, montato dal conte Canevaro, ha vinto la corsa dei gentlemen, avendo a solo competitore Melmerby del capitano Grifo, montato dal marchese di Roccagiovine.
L'Omnium di 8000 lire fu vinto da Andreina (T. Rook) passando di sola mezza lunghezza Pastorella del marchese Birago.
Lo steeple chase del Lazio fu vinto da Ero del signor Collacchioni. Fucino (cap. Fagg), ch'era il favorito, si rifiutò di saltare un ostacolo.
Baroness, di proprietà della Società romana per la caccia alla volpe, ha vinto il gran steeple chase di Roma — 24 ostacoli — per cavalli di ogni razza e paese: arrivò secondo Diavoletto del cap. Fagg. Caddero i fantini di Roman bee e di Tastar, il primo de' quali si ferì gravemente. »
La Società Corse in Roma, presieduta dal Marchese Alberto Theodoli, inaugura il nuovo Ippodromo delle Capannelle, progettato dall'Architetto Vietti Violi e realizzato da Giuseppe Tudini.
Vigilia del 3° Derby Reale.
« Domani, sul terreno di corse delle Capannelle verrà disputato il Derby Reale, premio di lire 24,000 accordato da Sua Maestà il Re per cavalli e cavalle di puro sangue nati in Italia nel 1883.
È la corsa più importante dell'annata e per la entità del premio e per il trionfo che il vincitore procura ad un allevatore di cavalli.
All'istituzione del Derby, l'Italia ippica deve certamente il suo risveglio attuale; un giorno le corse si vedevano con occhio cattivo (già imposta per i funesti incrociamenti) ritornar degne di rivaleggiare con quelle di altri paesi e tali da affrancarsi dalle numerose importazioni, cui adesso è costretta a ricorrere.
L'aumento delle riunioni di corse in Italia ha già arricchito i nostri centri di allevamento di riproduttori di puro sangue, i quali nelle dure ed indiscutibili lotte del turf hanno dato prova della ricchezza del loro sangue e mostrata la bella armonia delle forme inerenti alla robustezza, alla resistenza ed alla generosità.
Ad un principe della casa di Savoia l'Italia deve questa istituzione, sicura sorgente di ricchezza per il commercio o l'agricoltura, e che assicura alla difesa della patria dei cavalli, originati da stalloni di puro sangue, capaci di rispondere alle esigenze ed agli sforzi richiesti in una campagna alla cavalleria moderna; e ci libera dal pericolo di vedere a un momento supremo i mercati cavallini stranieri chiusi alle nostre richieste.
Il Derby di domani è il terzo che verrà corso alle Capannelle, e nella storia dello sport nazionale segna pure il terzo anno di vita del Jockey Club italiano, dovuto all'intelligente ed attiva iniziativa di Marcantonio Colonna duca di Marino, che primo in Italia ideò la creazione di un Jockey Club, chiamato come in Inghilterra, in Francia ed in Austria a regolare, a dirigere ed incoraggiare l'allevamento nazionale.
Il Jockey Club, posto sotto il patronato di Sua Maestà il Re, è il libro d'oro dello sport italiano; e nell'elenco dei suoi soci fondatori oltre i nomi di S. A. R. il duca di Genova e del duca d'Aosta figurano i più grandi nomi d'Italia. È diretto da cinque commissari: barone Alberto Barracco, duca di Fiano, conte Talon, marchese Della Garda, duca di Marino.
Quasi tutti i soci del Jockey Club, il cui numero eccede di cento, saranno probabilmente presenti domani alle Capannelle.
Il giorno del Derby è un giorno di festa per lo sport italiano; è un giorno di festa per Roma capitale. »
3° edizione del Derby reale di galoppo all'ippodromo delle Capannelle.
« Il Derby Reale alle Capannelle è stato corso da nove cavalli e l'ha vinto Enio, un giovine cavallo di belle speranze. Appartiene al conte Telfener, oriundo pugliese, naturalizzato austriaco, ed arricchito in America; marito di una gentile signora uscita dalla americana ed arcimilionaria dinastia dei Mackay che pesca quotidianamente i dollari a diecine di migliaia ne' pozzi di petrolio. Sebbene pescati là dentro, i dollari non hanno cattivo odore, tal quale come i sesterzi di Vespasiano.
Quando il signor Telfener venne a stabilirsi a Roma dandosi un po' l'aria di conte di Montecristo, impiantò una scuderia di cavalli da corsa e fece correre a casa sua, a villa Ada, fuori di porta Salara. I cavalli iscritti sotto il nome del conte Telfener non avevano quasi mai buona fortuna. Un bel giorno tutti i capi della scuderia di villa Ada furono venduti all'asta pubblica per volontà del proprietario, che intanto faceva nuovi acquisti in Inghilterra.
Cominciò poco dopo a comparire sulle liste dei cavalli da corsa il nome del generale Agei, un generale che non ha mai comandato in nessuna battaglia. Il conte Telfener aveva preso questo pseudonimo per la sua nuova scuderia che ha per divisa il berretto bianco e la giubba bianca con alamari d'oro, e che quest'anno trionfa sugli ippodromi italiani.
Ad ognuno la sua volta. La giubba verde colle maniche bianche, che la scuderia di Tom Rook aveva ereditato da quella del conte Gastone Larderel ed era diventata popolare in tutta l'Italia, in grazia dei trionfi d'Andreina e di Queen o' Scots, non porta più buon augurio. A Pisa, a Palermo, a Napoli, a Roma, la scuderia di T. Rook ha durato fatica a vincere due o tre corse di nessuna importanza.
O caducità delle cose.... cavalline! »
4° edizione del Derby reale di galoppo all'ippodromo delle Capannelle.
« Domenica 24 aprile, prima giornata di corse a Roma, sui prati delle Capannelle, ebbe luogo il Derby reale con premio di 24000 lire stabilito da S. M. il Re per cavalli di 3 anni nati ed allevati in Italia.
I puledri iscritti al Derby nel 1884 per il 1887 furono 32 — vent'uno dei quali si ritirarono il 22 aprile scorso, rimanendo iscritti Carlandrea di sir Rholand, Eridano del marchese Fassati, Giacometta e Salve della razza di San Salvà, Lazio del generale Agei, Bellagio di Vincenzo Sinesi, Red Cloud della razza di Bisciglieto, Caracalla e Tu-Duc del cav. Bertone, Sacripante e Durlindana del signor Calderoni.
Sul terreno fu ritirato Durlindana. Erano favoriti Lazio ed Eridano quotati a 1 e mezzo contro 1: Carlandrea, Giacometta e Sacripante a 6 contro 1. Lazio prese la testa e mantenne il primo posto per due terzi della distanza da percorrere 2,400 metri, ma Carlandrea riuscì a passarlo e vinse per una lunghezza. Carlandrea, cavallo baio, da Andred e Picciola, è stato frenato da Arturo Corser ed era montato da Rymes. »
5° edizione del Derby reale di galoppo all'ippodromo delle Capannelle.
« Per quanto si dica che le corse di cavalli non sono ancora entrate nelle abitudini popolari del nostro paese, la giornata del Derby reale conta oramai fra le più brillanti della stagione di Roma: anzi è quella con la quale la stagione si chiude.
Quest'anno le giornate di corse della riunione di Roma sono state tre: il 15, il 19 ed il 22 aprile. Il 15 il concorso degli spettatori fu già molto numeroso: vi assistevano il Re, la Regina e il principe di Napoli.
Le corse furono vinte da Draycot del principe d'Ottajano, Numa del generale Agei (Telfener); Lazio del generale Agei; King Bruce del principe d'Ottajano; Ducrow di sir Rholand (duca Visconti, Scheibler e Leonino) e York del generale Agei.
Il 19, giornata del Derby, il concorso era anche maggiore: v'erano parecchi tiri a quattro e moltissimi amatori di corse, di tutte le parti d'Italia. La prima corsa fu vinta da Ducrow di sir Rholand; la seconda da Lazio del generale Agei. La terza corsa era il Derby per puledri interi e puledre nati in Italia nel 1885 — con premio di 24,000 lire dato da Sua Maestà il Re, più le entrate.
È noto che questo premio fu istituito dal Re nel 1884 per incoraggiare l'allevamento nazionale e fu vinto finora da Andreina di T. Rook nel 1884; da Rosemberg della razza San Salvà nel 1885; da Enio del generale Agei nel 1886; da Carlandrea di sir Rholand nel 1887. I cavalli devono essere inscritti all'atto della nascita.
Dei primi iscritti, 14 dichiararono forfait al 31 dicembre: i nove rimasti erano Filiberto del principe d'Ottajano; Lucilio, Corsaro e Tribuno del cav. Bertone; Montecristo di T. Rook; Drummer del capitano Fagg (Doria e Borghese); Numa del generale Agei; Fiordispina e Morgana di Calderoni. Questi nove cavalli corsero tutti. Filiberto era il favorito. Arrivò difatti primo, seguito da Drummer e da Morgana. La corsa fu molto disputata e riescì interessantissima.
La vittoria di Filiberto fu salutata da clamorosi urrah e quando Filiberto, montato dal fantino Hunter, rientrò nel recinto delle scuderie fu circondato da moltissimi sportsmen e quasi portato in trionfo. È il momento scelto dal nostro Paolocci per schizzare dal vero la sua bella pagina. Assisteva alle corse oltre ai nostri sovrani ed al principe di Napoli, anche il Re Oscar di Svezia, andatovi con Re Umberto. La quarta corsa fu vinta da Satirist del Marchese Fassati: la quinta (con siepi) da Ducrow da sir Rholand: la sesta (steeple chase di cavalli italiani) da Fucino di sir Rholand. Anche alle corse di giovedì si vedevano molti sportsmen armati di quelle piccole macchine fotografiche con le quali si ottengono nitidissime fotografie istantanee.
Nelle corse di domenica 22 i premi principali, cioè quello di 8000 lire (Omnium) e quello di 6000 lire per il grande steeple chase furono vinti da Filiberto del principe d'Ottajano e da Sir John Falstaff del signor Nicola de Szémere. La seconda vittoria di Filiberto fu tanto più notevole in quanto che esso aveva per competitori in questa corsa anche dei cavalli inglesi e portava due chilogrammi di maggior peso per aver vinto il Derby reale. La scuderia del principe d'Ottajano, finora non molto fortunata, ha guadagnato circa 50,000 lire nella riunione di Roma. »
VI edizione del Derby Reale all'Ippodromo delle Capannelle:
"Erano iscritti Andreola di John Pound, Proserpina di sir Rholand, Amulio e Pirata del cav. Bertone, Carlino ed Amor di T. Rook, Illustrissimo e Saltarello della razza Sansalvâ, Rubicano di Carlo Calderoni. Proserpina tenne per un pezzo la testa, seguita da Amulio ed Amor. Rubicano era ultimo, ma dopo il penultimo svolto cominciò a guadagnare man mano terreno e giunse primo fra gli applausi universali: Proserpina, ottima seconda, Rubicano era il favorito.
Il signor Calderoni di Ferrara suo proprietario è appassionatissimo allevatore e i cavalli della sua scuderia, in omaggio all'illustre poeta ferrarese, portano tutti nomi tolti dall'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Lo zelo e la perseveranza con le quali, ad onta di gravissime spese e di scarsi successi, il Calderoni ha insistito nel volere migliorare la sua produzione, hanno fatto sì che tutti con molto piacere si sono congratulati con lui per il segnalato trionfo ora ottenuto, giudicandolo meritato.
Rammenteremo che il Derby fu vinto nel 1884 da Andreina di T. Rook, nel 1885 da Rosemberg nato nelle scuderie Telfener e acquistato dalla razza di Sansalvâ; nel 1886 da Enio del conte Telfener; nel 1887 da Carlandrea nato nelle scuderie di Raineri Galletti ed acquistato da Sir Rholand (duca Visconti, Scheibler e Carlo Leonino); nel 1888 da Filiberto della razza Sansalvâ.
Le altre corse del 2 maggio a Roma sono state vinte da Morgonstern del signor Sinesi, Bambola di razza Sansalvâ, Galiana della stessa razza, Draycot del principe d'Ottajano, e Canossa di razza Casilina.
Nelle corse del 5 maggio risultarono vincitori Vespi del cav. Petrilli; Veritas del marchese Fassati, acquistata subito dopo dalla razza di Sansalvâ per 5460 lire; Pirata del cav. Bertone, Canossa della razza Casilina e Draycot già nominato. Rubicano vinse l'Omnium per cavalli d'ogni razza e paese — premio di 8000 lire — battendo Serpentine, di puro sangue francese, che arrivò quarta.
Fra il 2 e il 5 maggio Rubicano ha fatto entrare in saccoccia al signor Calderoni una quarantina di migliaia di lire, senza tener conto delle scommesse. Gli auguriamo di battere i concorrenti stranieri anche al Gran premio del Commercio a Milano.
VII edizione del Derby Reale all'ippodromo delle Capannelle:
Il Derby reale ha provato anche quest'anno alle Capannelle l'utilità sua. È stata una giornata di corse interessantissima quella del 25 aprile.
"Bellezze sfolgoranti, abbigliate con un gusto degno dei pennelli più abili nel ritrarre l'eleganza. E un cielo perfettissimo da colonia eritrea. Tutte le corse suscitarono curiosità, animazione, coi loro quarantaquattro cavalli che si disputarono i cinque premi offerti dal Re, dal municipio di Roma, dal Jockey Club e dalla Società; ma quando s'annunziò la gara del Derhy reale, naturalmente, l'animazione toccò il colmo, le scommesse fioccarono.
Ecco, infatti, Doralice del signor Calderoni: essa. fa una splendida apparizione nel pesage. E Doralice parte, con altri dieci cavalli, e alla partenza commette un orribile scarto; ma non importa; corre come il vento; è accolta da applausi, e il nobile animale par che li capisca: leva il collo superba, e arriva prima, lasciandosi dietro, per circa due lunghezze Otello del duca di Marino e S.P.Q.R. di San Salvà che fanno il dead-heath."
VIII edizione del Derby Reale all'ippodromo delle Capannelle:
Roma Corse alle Capannelle, disturbate dalla pioggia. Derby reale (25,000 lire) vinto da Bacone (di San Salvà).
IX edizione del Derby Reale all'ippodromo delle Capannelle: La corsa si svolge su una distanza di 2400 metri. Il Re Umberto I presenzia all'evento. Arcadia si impose su un campo di partenti che includeva Serpentino e Bardinello, portando a casa il premio di 26.000 lire previsto per il primo classificato.
Festeggiamenti per le Nozze d'argento dei reali. Corse alle Capannelle:
"Il 21, s'ebbero queste corse, rese interessantissime dal Derby reale, per il quale Re Umberto aveva offerto 24 000 lire. La notizia che i Sovrani d'Italia e di Germania e tutti i principi sarebbero intervenuti al Derby chiamò alle Capannelle folla immensa. Splendido l'aspetto del peage, con quelle dame sfoggianti toilettes primaverili superbe.
Tutte le città erano rappresentate. I nostri ufficiali, scintillanti di decorazioni, si univano ai molti ufficiali stranieri vestiti in fogge diverse. Quando il trombettiere del plotone dei corazzieri, che faceva la guardia d'onore all'esterno del peage, annunciò l'arrivo dei Sovrani, si propagò, nella folla, un movimento pittoresco vivissimo.
Venivano primi l'Imperatore in bassa tenuta degli ussari della guardia, e il Re in bassa tenuta di generale. Dopo un altro segnale, giungevano l'Imperatrice e la Regina; l'una in abito violetto èlitrope; l'altra in abito giallo chiaro. Quindi il principe di Napoli, la Regina Maria Pia e tutti i principi coi seguiti. Al derby reale, il premio offerto era per puledri puro sangue nati in Italia nel 1890. I metri da percorrere, 2400. I cavalli partenti, otto.
Arrivò prima la puledra bionda Fesca della scuderia Don Rodrigo; si tratta quindi d'un trionfo milanese, causa di delusioni per molti sportsmen, che avevano fondate le loro speranze su Jean Sans Peur del duca di Marino, arrivato secondo. Festuca battè Jean Sans Peur per una mezza lunghezza. Il nostro corrispondente artistico colse colla fotografia istantanea la salita pittoresca alle tribune; i Sovrani nella tribuna reale (il Re e la Regina sono a sinistra) e il passaggio delle carrozze di Corte."
"A Roma il clou della riunione fu il Derby vinto dalla puledra della scuderia Don Rodrigo. Festuca è una cavalla senza segni, nata a Maltraverso presso Milano nella razza del conte Turati, che ne fece venire la madre dall'Inghilterra nel dicembre 1889. Questa era coperta da Prestonpans, velocissimo a' suoi tempi, e nel 1890 diede appunto questa puledra che ha dei marcatissimi punti di forza ed una costruzione che denota la velocità e la resistenza.
Si credeva a tutta prima che il premio del Re non potesse sfuggire a Greco od a Jean sans Peur. Il primo aveva vinto a Napoli l'importantissimo premio dei Tre anni italiani, la nostra poule d'essai. L'altro, aveva soccombuto a Pisa d'una sola testa a Macareno e lo si riteneva il migliore cavallo del duca di Marino.
Ma, fosse il terreno troppo duro che tenne indietro la preparazione di questi puledri, o che paralizzò i cavalli nella loro azione; fosse piuttosto che Festuca è il miglior prodotto della sua generazione; fatto sta che la vittoria della figlia di Gratitude fu giudicata per i più una sorpresa. Le corse di poi degli altri cavalli provarono che Festuca era certamente la migliore del lotto, e che nei maschi, il migliore prodotto era Arnaldo, pure del duca di Marino, il quale non aveva potuto correre il Derby unicamente perchè non vi era inscritto.
Il verdetto del giudice per la classica prova di Roma suonò Festuca 1.º facilmente per due lunghezze, 2° Jean Sans Peur, 3° Macareno e 4° Greco."
Il Re Umberto I subisce un attentato sulla Via Appia nei pressi dell'Ippodromo di Capannelle. Il sovrano era diretto alle corse ippiche organizzate in occasione del 29º anniversario del suo matrimonio con la regina Margherita. L' anarchico Pietro Acciarito, mescolatosi tra la folla che salutava l'arrivo del sovrano, riusce ad avvicinarsi armato di coltello alla vettura reale. Il Re Umberto, notata tempestivamente l'arma impugnata, riesce a schivare con facilità il tentativo di sferrargli un colpo e rimane illeso. Nell'immediatezza dell'arresto fu chiesta ad Acciarito la ragione del suo gesto, che rispose polemicamente che fu mosso dalla miseria in cui versava il popolo, mentre invece venivano usati milioni per sostenere le politiche coloniali in Africa.
Gare di Aviazione all'Ippodromo delle Capannelle. Presenti anche i sovrani.
Inaugurazione dell'Ippodromo di Villa Glori. La struttura è stata realizzata per ospitare le corse dei cavalli al trotto, durante i restauri del principale Ippodromo delle Capannelle.
Dopo i restauri, riapre l'Ippodromo delle Capannelle.
Il Centro corse ai Parioli viene dismesso e l'area diventa uno spazio per campi scuola ed esercitazioni coordinate dal regime fascista, il Campo Dux.
Il progetto a riguardato la completa ristrutturazione con la sistemazione delle piste ed il rifacimento delle attrezzature per il pubblico: tribune, servizi, impianti speciali, zona gioco, bar ristoranti, uffici. Le 5 tribune hanno raggiunto una capienza di 16.000 posti a sedere, collegate tra loro da un passaggio aereo pedonale in acciaio e vetro.
Le facciate posteriori delle tribune sono state conservate e restaurate.
Approvato il Piano Regolatore della Metropolitana del 1941:
Redatto dall'ingegnere Vito Perrone, il Piano del 1941 rappresenta il primo tentativo organico di dotare Roma di una rete metropolitana moderna. Il progetto definisce un sistema di direttrici radiali volte a collegare il centro storico con le periferie in espansione e i futuri poli direzionali (come l'area dell'E42). Sebbene la guerra ne bloccherà la realizzazione, il piano ha stabilito il "DNA" infrastrutturale della capitale, influenzando il tracciato delle attuali linee A e B e prevedendo collegamenti strategici verso il quadrante est (Casilina).
Nel progetto originale dell'ingegner Vito Perrone, la Linea A era concepita come un asse di collegamento tra il quadrante nord-est e il centro-sud, ma con un percorso sensibilmente diverso dall'attuale. Il tracciato previsto univa Piazza Verbano (nel quartiere Trieste) alla Stazione per Ostia (Piramide), passando per Porta Pia. Una sezione di questo piano, tra Cinecittà e Porta San Giovanni, è stata effettivamente integrata nell'odierna Linea A, ma il resto del progetto originale vedeva la linea "piegare" verso direttrici che oggi associamo in parte alla Linea B o a mai realizzate diramazioni centrali.
La Linea B rappresenta il cuore operativo del piano (essendo l'unica tratta in costruzione durante gli anni '40) per collegare la stazione Termini con il nuovo quartiere dell'Esposizione Universale (E42, oggi EUR). La linea dovrà estendersi da Viale delle Belle Arti (zona Flaminio/Parioli) fino alla Stazione per Ostia. È interessante notare come l'attuale tracciato della Linea B tra Termini e Rebibbia ricalchi in realtà quello che nel 1941 era stato assegnato alla prevista Linea C, dimostrando come i progetti di Perrone siano stati poi "rimescolati" per dare vita alla rete moderna.
La Linea C è prevista come un asse diagonale che partiva dalla zona di Rebibbia (all'epoca definita "città penitenziaria") e percorreva la Via Tiburtina fino alla Stazione Termini. Da qui, il tracciato attraversa il Centro Storico toccando Piazza Venezia, proseguiva lungo Corso Vittorio Emanuele II, passa per San Pietro e Piazza Risorgimento, terminando la sua corsa al Foro Italico. In questo punto era prevista una connessione diretta con la Linea A, creando una continuità strutturale tra i due quadranti della città.
All'interno del Piano, nel quadrante Est, il Tunnel di Centocelle rappresenta l'evidenza più significativa, del progetto della collegamento Metropolitano tra Termini e Torre Spaccata (non viene indicata una lettera). Si tratta di una galleria sotterranea di circa un chilometro, situata sotto la via Casilina, concepita per il collegamento tra Porta Maggiore e Torre Spaccata.
Il Piano del 1941 si inserisce nella visione monumentale della "Grande Roma" del regime fascista, concepita per modernizzare la mobilità in vista dell'Esposizione Universale del 1942. Caratterizzato da una progettazione ambiziosa che includeva opere oggi leggendarie come il "Tunnel di Centocelle", il piano dovette confrontarsi con i limiti imposti dal conflitto mondiale. Nonostante la realizzazione parziale, resta un documento storico fondamentale che testimonia la transizione di Roma verso una dimensione metropolitana, segnando l'inizio della lunga e complessa storia delle ferrovie sotterranee capitoline.
Progetto
Casati e Famiglie
Stampe antiche1941
Piano Regolatore della Metropolitana 1941
1911
Aldo Molinari
Gare di Aviazione alle Capannelle
L'Illustrazione Italiana 1911
1910
Dante Paolocci
Derby Reale alle Capanelle
L'Illustrazione Italiana 1910
1905
Dante Paolocci
Derby Reale alle Capannelle
L'Illustrazione Italiana 1905
1902
Derby Reale alle Capannelle
L'Illustrazione Italiana 1902
1900
Derby Reale alle Capannelle
L'Illustrazione Italiana 1900
1898
Dante Paolocci
Derby Reale alle Capannelle
L'Illustrazione Italiana 1898
1897
Dante Paolocci
Attentato contro S. M. il Re
L'Illustrazione Italiana 1897
1896
Dante Paolocci
Derby reale all'ippodromo delle Capannelle
L'Illustrazione Italiana 1896
1893
Dante Paolocci
Derby Reale alle Capannelle
L'Illustrazione Italiana 1893
1892
Dante Paolocci
Derby Reale alle Capannelle
L'Illustrazione Italiana 1892
1890
Dante Paolocci
Doralice vince il Derby Reale
L'Illustrazione Italiana 1890
1890
Dante Paolocci
Al gran Derby Reale
L'Illustrazione Italiana 1890
1889
Dante Paolocci
Derby Reale alle Capannelle
L'Illustrazione Italiana 1889
1888
Dante Paolocci
Corse alle Capannelle
L'Illustrazione Italiana 1888
1887
Dante Paolocci
Corse alle Capannelle
L'Illustrazione Italiana 1887
1885
Le Corse alle Capannelle
L'Illustrazione Italiana 1885
1884
Dante Paolocci
Gran Derby di Roma alle Capannelle
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Dante Paolocci
Pianta topografica del Campo di corse
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Dante Paolocci
La tribuna del Gran Derby di Roma
L'Illustrazione Italiana 1884
1883
Dante Paolocci
Le Corse a Roma
L'Illustrazione Italiana 1883