Informazioni storicheData: 2024
Codice identificativo monumento: 11956
CronologiaNel restaurare il templum Pacis, dopo l'incendio che lo aveva danneggiato, Settimio Severo fa realizzare una gigantesca pianta della città che viene collocata in un grande ambiente situato nell'angolo SE del porticato.
Torquato Conti, mentre scavava pietre nell'orto dietro la Chiesa di San Cosma e Damiano al Foro, riscopre i primi frammenti della Forma Urbis. Li regala a Alessandro Farnese, di cui era parente, che li utilizza per decorare il Giardino segreto del Palazzo Farnese.
Papa Benedetto XIV, ottiene dalla corona di Spagna (Filippo V di Spagna aveva sposato Isabella Farnese) i frammenti della Forma Urbis, che vengono trasferiti da Palazzo Farnese e consegnati ai Conservatori Capitolini.
Nel demolire un muro relativamente moderno a poca distanza dal tempio di Antonino e Faustina nel Foro Romano, tra i materiali viene scoperto un frammento della Forma urbis, un tempio con la denominazione cASTORIS incisa nel fianco meridionale:
La mia sorpresa nel riconoscere il prezioso frustolo fu tanto maggiore, in quanto che non era mai avvenuto, nè al tempo del Dosio nè poi, di ritrovare pezzi di quella pianta fuori del proprio loro luogo, cioè fuori dell’ orto dell’ex-convento dei ss. Cosma e Damiano.
La nuova icnografia comprende l'angolo sud-ovest del tempio di Castore e Polluce, e porzione del sito ora occupato dalla chiesa di S. Maria Liberatrice e dalla strada o argine che le passa dinnanzi. Il frammento è stato posto a riscontro con l'altro, esistente nella scala del Museo capitolino (Jordan, Forma tav. III, n., 20), il quale abbraccia la fronte meridionale della basilica Giulia, il fianco settentrionale del tempio dei Castori, ed il vico tusco che divide l’uno dall'altra.
Il muro, dal quale l’abbiamo tratto, sembrava costruzione del secolo VIII al più tardi: la quale particolarità può dare indizio dell’epoca nella quale la forma cadde, o fu fatta cadere dalla parete del templum sacrae urbis.
Rodolso Lanciani.
Nei lavori del Tevere, di rincontro al vicolo del Polverone, presso il palazzo Farnese, demolendosi un vecchio muro, dove erano stati messi in opera come semplici materiali di fabbrica, sono stati recuperati quattordici pezzi della famosa pianta marmorea capitolina.
Non è necessario di ricordare come questi avanzi preziosissimi della topografia urbana dissotterrati nel Foro Romano nel secolo XVI fossero rimasti nel palazzo Farnese fino al 1742, quando sotto il pontificato di Benedetto XIV passarono in Campidoglio (Jordan Forma urbis Romae p. 4). Nè anche è questo il luogo per trattare la lunga questione intorno ai pezzi di detta pianta che andarono smarriti, questione che potrà in molte parti essere sciolta con lo studio di quelli ora recuperati, e che senza dubbio, tolti dal numero degli altri che si conservarono nel palazzo Farnese fino al 1742, vennero adoperati per l'uso ignobile nel muro del giardino sulla sponda sinistra del Tevere.
Tutto fa sperare che nella prosecuzione delle indagini altri pezzi se ne scoprano, e di essi sarà detto nelle future comunicazioni alla R. Accademia. Mi giova intanto far conoscere che il Ministero della Pubblica Istruzione ha disposto che i pezzi recuperati siano destinati alle raccolte antiquarie del Campidoglio, per essere esposti unitamente agli altri della famosa pianta capitolina.
Furono recuperati molti altri pezzi della pianta marmorea capitolina, nella prosecuzione delle ricerche sulle sponde del Tevere, presso via Giulia, nel luogo cioè ove si scoprirono gli altri, dei quali si disse nelle Notizie dello scorso mese (p. 391).
Giuseppe Gatti
Furono recuperati altri frammenti della pianta marmorea di Roma, nel luogo medesimo, presso i giardini del palazzo Farnese in via Giulia, ove demolendosi vecchi muri pei lavori del Tevere si scoprirono gli altri, dei quali sì disse precedentemente. Con questi ultimi i pezzi nuovamente salvati sono centottantotto, ed essi furono dal Ministero destinati al Museo Capitolino, per essere riuniti a quelli che vi si conservano.
Giuseppe Gatti.
Nella scarpata del tempio di Antonino e Faustina nel Foro Romano, gli operai addetti alla nettezza rinvennero un pezzo di lastra marmorea appartenente alla famosa pianta capitolina. È di forma triangolare, coi lati di m. 0,37, e la base di m. 0,27. Nondimeno il solo lato a dr. è di taglio antico, e vi si vede un foro per la grappa di ferro; gli altri due lati sono per rottura del marmo. Nell'angolo sinistro e nella parte posteriore è un incavo rettangolare, coi lati paralleli al taglio primitivo della pietra. Nella parte grafica il frammento mostra fabernae, prospicienti su di un bivio, e tre costruzioni circolari, delle quali la centrale è di diametro circa doppio delle laterali.
Giuseppe Gatti.
Il giorno 16 marzo S. E. il Ministro della Pubblica Istruzione, on. prof. Pasquale Villari, annunziò all’illimo sig. sindaco di Roma, aver dato ordine d'iniziare gli scavi nell'orto dell’ex-convento dei ss. Cosma e Damiano al Foro Romano, ove, secondo il parere di persone autorevoli, altri avanzi della celebre pianta marmorea di Roma si aveva speranza di recuperare. Preponeva ai lavori il prof. Gatti e l'ing. Marchetti, prescrivendo le norme per evitare i pericoli, che si erano incontrati nei precedenti tentativi di scavo in quell'area.
Dopo i lavori preliminari che occorsero per il trasporto dei numerosi massi marmorei, che ingombravano il terreno da esplorare, per la muratura delle porte che davano accesso alle cantine dall'esterno dell’edificio, e per la sistemazione delle condotture d'acqua , che traversavano l’area del giardino, fu incominciato lo sterro nel giorno 30 di marzo. L'escavazione fu da principio diretta a riconoscere lo stato di solidità della vetusta parete laterizia, per poterla mettere allo scoperto, senza pericolo veruno, fino al piano dell’antico foro della Pace.
Lo sterro fu intrapreso dall'angolo nord-est della parete ai piedi di essa, per uno spazio lungo m. 8,60 X 4,10 di larghezza. Alla profondità di m. 2,90 dal suolo s incontrò la risega del muro, sulla quale doveva poggiare, chiusa entro grandiosa cornice, la celebre pianta marmorea dalla città. L'aggetto della risega è di m. 0,37.
Approfondato lo scavo, il giorno 8 di aprile fu scoperto l'antico piano, alla profondità di m. 7,00 sotto il livello del giardino. Su di esso si rinvennero due grandi blocchi rettangolari di tufa, spettanti alla prima costruzione dell'angolo orientale dell’edificio; ed un masso di costruzione a mattoni, caduto dall'alto della prossima basilica di Costantino.
Lo sterro di questa prima zona fu compiuto il giorno 11; e si riconobbe che tutta la parte inferiore del muro laterizio è in buono stato di conservazione. Il muro sorge dal piano sopra uno zoccolo alto m. 0,75, sporgente m. 0,15 dalla risega; e mantiene ancora alcune parti dell'intonaco e piccoli brani del rivestimento marmoreo.
Fra le terre rimosse furono ricuperati i seguenti oggetti: Pezzo di lastrone marmoreo, con parte di figura graffita, servito per copertura di sepolcro su pavimento, del secolo XVI. Vasetto di vetro policromo, di forma svelta ed elegante, rotto poco sopra il collo e mancante delle anse e di parte del piede: è alto m. 0,12 col diametro massimo di m. 0,09. Frammento di grande lastra marmorea, con cornice, che serviva di soglia alla porta moderna della cantina: vi si legge: ...VS C F PAL | ...CVS | ...SIBI ET | ...PRIMO PAR | ...RTABVSQ | ...QVE EORV | ...GNATO MEO; Moneta di bronzo d'Alessandro Severo, Piccolo perno di bronzo, servito per fermare sul muro le lastre di rivestimento: alcuni altri ne rimangono tuttora al posto. Lucerna fittile comune, in parte rotta. Ago crinale d'osso. Piccolo balsamario e varî frammenti di vasetti di vetro.
Furono pure raccolti quattro pezzi di antichi mattoni, improntati coi seguent bolli di fabbrica: OPVS DOL EX FIGLIN DOMIT MAIOR FVLVIAE SVABILLAE (C.I.L. XV 167); OP DOL EX PR DO m. augg. nn. dOMIT LANI ortunati (C.I.L. XV 159); R S P OF DO S II (C.I.L. XV 1566b); OFF S R MARCI (C.I.L. XV 1615a).
Nel giorno 13 dello stesso mese di aprile fu proseguita l'escavazione lungo il muro laterizio fino alla sua estremità, cioè fino all'angolo nord-ovest dell'edificio. Quivi apparvero manifeste le tracce di recenti esplorazioni; ed a poca profondità furono raccolte varie monete papali: cioè una moneta d'argento da 20 baiocchi (papetto) di Benedetto XIV; un pezzo da due baiocchi, di Pio IX, dell'anno 1849; due monete d’argento da 20 baiocchi, dello stesso pontefice, dell'anno 1865; un mezzo-soldo, pure di Pio IX, dell'anno 1867; e due quattrini, l'uno di Pio VII, l'altro incerto.
Il giorno 25 fu compiuto lo sterro, anche in questa zona, fino al piano antico; e si trovò il termine della risega, che stabilisce la lunghezza totale del muro, ove era affissa la pianta marmorea, in m. 17,85, corrispondente a 60 piedi romani. Al di là del muro si videro i parallelepipedi di tufa, che costituiscono il lato occidentale dell'antico edificio, e che saranno esplorati a tempo opportuno. Fra le terre furono recuperati soltanto uno spillo d’osso ed un ardiglione di fibula in bronzo: sul piano antico si rinvennero tre piccoli frammenti della marmorea icnografia severiana.
La parete laterizia anche qui nella parte inferiore è ben conservata, con qualche residuo d’intonaco e delle lastre di marmo che la rivestivano.
Al di sopra però dell’accennata risega, e nello spazio compreso fra questa ed il piano del giardino, il muro si rinvenne assai manomesso per larghi tagli apertivi a fine di costruire le feritoie di ventilazione per le retroposte cantine. Si riconobbe quindi necessario di chiudere siffatte aperture, riempiendole di solida muratura, per ottenere quella consistenza della parete, che potesse permettere con ogni sicurezza il suo isolamento e lo sterro definitivo dell’area.
Questo sterro fu intrapreso il giorno 27 di aprile, a cielo aperto, dal lato che guarda la basilica costantiniana. A poca profondità si è incontrato un enorme masso, di circa 90 metri cubi, caduto dall'alto della basilica predetta, il quale nella parte finora scoperta conserva nove gradini di una scala rettilinea, costruita a mattoni ed intonacata, e nel lato opposto un avanzo di quella scala a chiocciola, ch'è tuttora visibile nell'alto del rudere della basilica. Togliendo la terra attorno a questo masso, che sembra poggiare sull'antico piano, e cadde forse per i violenti terremoti che fecero rovinare tante fabbriche in Roma dalla metà del secolo V ai primi anni del VI, il giorno 29 si rinvennero due altri piccoli frammenti della pianta marmorea di Roma; e nei giorni 1 e 2 maggio, altri otto, giorni 1 e 2 maggio, altri otto.
La grandezza media dei tredici pezzi fino ad ora recuperati, sui quali restano appena poche tracce delle linee icnografiche, è dai 5 ai 15 centimetri per lato. La grossezza delle pietre ed il taglio dell'incisione in questi frammenti è assai vario. La maggior parte delle lastre marmoree sono levigate nella superficie posteriore ; qualcuna è soltanto sbozzata e lasciata grezza.
Per riconoscere i dati di fatto e proporrre i modi che sembrassero più convenienti per l'andamento dell’escavazione, fu nominata il 15 di aprile da S. E. il Ministro una Commissione, la quale recatasi sul luogo dello scavo il giorno 17 del mese stesso, approvò il procedimento dei lavori iniziati, e fu unanime nel riconoscere la necessità di esplorare intieramente quell'area, per raccogliere tutto il frutto archeologico che da queste indagini si può sperare.
Giuseppe Gatti
Per i lavori del Tevere dietro il palazzo Farnese, nel luogo medesimo ove due anni or sono furono ritrovati quasi 200 piccoli frammenti della pianta marmorea capitolina, ch'erano stati adoperati come materiale di costruzione (cf. Notizie 1888, p. 391, 437, 569), ne è stato recuperato un altro, largo m. 0,40 ed alto m. 0,33. Oltre alcune linee icnografiche, conserva la finale di una parola ....VM, incisa in lettere alte m. 0,067.
Giuseppe Gatti
Continuata l’escavazione nell'area adiacente all’ex-convento dei ss. Cosma e Damiano, di cui fu data una prima relazione nelle Notizie dello scorso mese (p. 124), fra le terre che circondavano il grande masso caduto dalla basilica di Costantino, ed a circa due metri al di sopra del piano antico, sono stati raccolti dal giorno 4 al 22 maggio, altri dodici piccoli frammenti della pianta marmorea di Roma, e parecchi pezzi di mattoni improntati coi sigilli seguenti: a) BRVTIA Na LVPi (C.I.L XV 29b); b) c. liciniMONTAni ex f. DOM (C.I.L XV 148); c) opuS DOL DE PRAED AVG Nex figl. | veT CAECILIA AMAnda (C.I.L XV 193); d) myr TILVS DOM LVCILL DE LICIN | PAETIN ET APRON | COS (C.I.L XV 270)
Si è pure rinvenuto un frammento di lastra marmorea, che servì per copertura di sepolero nel pavimento di una chiesa, e conserva: ...NO DNI MCCCC QUSAI I PACE
Nel rimuovere le terre a piedi dello sperone che sostiene l'angolo nord-ovest della basilica di Costantino, è stata osservata un'antica lesione in quel muro, che si è creduto opportuno di riparare prima di proseguire lo scavo. Questo perciò è stato temporaneamente sospeso; e sarà continuato appena compiuti i lavori di consolidamento del predetto muro.
Giuseppe Gatti
Per sistemare quel tratto del Lungotevere dei Tibaldi che è prossimo alla via del Mascherone, sono stati demoliti alcuni muri moderni, che formavano una specie di ninfeo nel giardino Farnese, posto fra la via Giulia e la sponda del Tevere.
Una piccola parte di quelle costruzioni fu abbattuta nel 1888; e vi si trovarono adoperati fra i materiali di fabbrica 185 di quei piccoli frammenti della celeberrima pianta marmorea capitolina (cfr. Mozizie 1888, p. 391, 437), che il Panvinio attesta essere stati ritrovati in numero quasi infinito( infinita pene marmorea frustula) quando il Dosio fece scavi nell'orto annesso alla chiesa dei ss. Cosma e Damiano.
Ora essendo stata compiuta la demolizione di quei muri, altri 451 minuti pezzi dell'insigne monumento sono stati recuperati; e tra questi se ne trovano parecchi, i quali, già copiati nel secolo XVI (cod. Vat. 3439) e pubblicati dal Bellori e da altri, furono a fac-simile riprodotti ed insieme con le altre tavole originali inseriti nelle pareti della scala del Museo Capitolino.
Provengono dagli sterri medesimi: un frammento di spalla appartenente ad una statua marmorea clamidata; un pezzo di braccio pure di statua marmorea, ed un frammento d'iscrizione sepolcrale cristiana: herCVLINs ... EN ... NTEO CON... Nell'ultimo verso pare certo che debba supplirsi la data consolare dell’ anno 372: [Modesto et Aryn]teo con(ss.).
Giuseppe Gatti.
I frammenti della Forma Urbis Severiana vengono esposti nel giardino del Palazzo dei Conservatori.
Il Duce Mussolini inaugura la nuova Palestra Gil e l'Antiquarium Comunale al Celio, dopo i nuovi lavori di ampliamento del vecchio Magazzino archeologico.
I frammenti della Forma Urbis sono trasferiti dai Musei Capitolini. Gli spazi espositivi sono organizzati concentrando il discorso museografico sulle arti decorative e quelle che allora venivano considerate come “arti minori”, ivi trasportate dal Palazzo dei Conservatori.
Secondo Antonio Muñoz, responsabile del nuovo allestimento: “Il criterio che ha guidato l’ordinamento delle raccolte è stato prevalentemente estetico: le opere d’arte sono riunite secondo la materia in cui sono eseguite: una sala raccoglie i vetri, un’altra i bronzi, una terza gli avorii e gli ossi, due le terrecotte”.
Guglielmo Gatti scopre che alcuni frammenti della Forma Urbis Severiana, sino ad allora ritenuti appartenere alla rappresentazione dei Saepta Iulia in Campo Marzio, sono invece da riferirsi alla Porticus Aemilia e ai contigui Horrea Galbana di via Marmorata.
In seguito ai lavori di realizzazione della galleria della metropolitana (che avrebbe collegato la Stazione Termini al nuovo quartiere dell'esposizione Universale), cede il terreno sotto l'Antiquario del Celio, creando scollamenti di interi settori dei muri perimetrali e vistose crepe.
Le collezioni ed i materiali esposti vengono trasferiti nel vicino Palazzetto dell'Orto Botanico del Celio.
I frammenti della Forma Urbis sono trasferiti ad un un deposito di Palazzo Caffarelli.
I frammenti della Forma urbis sono trasferiti dal deposito di Palazzo Caffarelli ad un altro magazzino a Palazzo Braschi.
I frammenti della Forma urbis sono trasferiti dal deposito di Palazzo Braschi ad un altro magazzino a Museo della Civiltà romana all'Eur.
Durante scavi presso via dei Fori Imperiali, sono riscoperti altri 53 frammenti della Forma Urbis.
Nell'ambito del programma PNRR Caput Mundi, è previsto un intervento di recupero dell'Ex Antiquarium Comunale, con l'obiettivo di ripristinarne la funzione originaria e ricucire e connettere nuovamente il monumento al tessuto della città.
Viene progettato il Consolidamento strutturale, risanamento e restauro conservativo attraverso i seguenti interventi: consolidamento strutturale e demolizione porzioni non risanabili; risanamento e restauro conservativi; impianti tecnologici; interventi di efficientamento energetico; interventi esterni con bonifica delle essenze arboree, pulizia dei rovi e selezione di essenze tipiche della macchia mediterranea e autoctone; movimentazione di reperti; allestimenti interni; allestimento dell'area esterna.
Apre al Pubblico il nuovo Museo della Forma Urbis e il Parco Archeologico del Celio. Il progetto è stato realizzato grazie al recupero degli edifici presenti nell'area, la Casina del Salvi e l'ex Palestra, e alla sistemazione del contiguo giardino archeologico, in cui sono stati organizzati per nuclei tematici una grande quantità di materiali epigrafici e architettonici di grandi dimensioni delle collezioni dell'ex Antiquarium Comunale, provenienti dagli scavi di Roma di fine Ottocento. L'allestimento della Forma urbis nell'Ex Palestra ONB, vede la sovrapposizione dei frammenti marmorei della mappa antica su una riproduzione in scala della settecentesca carta di Giovan Battista Nolli.
DescrizioneLa Pianta marmorea severiana, era una pianta dell'antica città di Roma incisa su lastre di marmo e collocata in una delle aule del Tempio della Pace.
La datazione è posteriore al 203 (data della costruzione del Settizonio, visibile su uno dei frammenti) e anteriore al 211 (anno della morte di Settimio Severo, citato come regnante in una incisione sui frammenti).
La pianta misurava circa 13 metri in altezza e 18 di larghezza e si componeva di circa 150 lastre rettangolari di marmo.
Stampe antiche1909
Pianta della domus Augustana
1839
Piante degli edifizi del foro Traiano
Il ristauro del Foro Traiano
1818
Pianta delle vestigia di Roma
1799
Giovanni Battista Cipriani
Portico di Ottavia nella Forma Urbis
Monumenti di Fabbriche antiche - tomo II
1762
Giovan Battista Piranesi
Ichnographia viciniae reliquiarum Theatri Pompejani
Campus Martius Antiquae Urbis
1756
Giovan Battista Piranesi
Pianta di Roma
Le Antichità Romane - Tomo I
1756
Giovan Battista Piranesi
Pianta di Roma
Le Antichità Romane - Tomo I
1756
Giovan Battista Piranesi
Pianta di Roma
Le Antichità Romane - Tomo I
1756
Giovan Battista Piranesi
Indice dei Frammenti della Pianta di Roma antica
Le Antichità Romane - Tomo I
1673
Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis
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Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis