Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 12186
CronologiaIl Consiglio Comunale adotta il Piano regolatore redatto dall'ing. Viviani, sostanzialmente identico a quello del 1873 con alcune modifiche.
Vengono redatti i piani esecutivi, da sottoporre all'approvazione governativa per una serie di opere pubbliche considerate assolutamente necessarie, da realizzarsi con il concorso finanziario dello Stato: Palazzo di Giustizia in Prati; Palazzo dell'Accademia delle Scienze; Piazza d’Armi; Caserme in viale delle Milizie (due reggimenti di fanteria) e a Castro Pretorio (reggimento di artiglieria), nuovo Ospedale Militare al Celio; Ministero della Guerra in via XX Settembre; Palazzo delle Belle Arti in via Nazionale; Policlinico (inizialmente previsto dal Comune a Porta Maggiore, ma mai realizzato in quella sede)
Vengono inoltre pianificati: Traforo Umberto I (per collegare piazza di Spagna a via Nazionale); Stazione ferroviaria a Trastevere (più a nord, all'interno delle mura di come venne poi realizzata); Magazzini Generali sulla via Ostiense; Mattatoio a Testaccio; nuovi ponti sul Tevere.
Le principali opere urbanistiche sono: trasformazione dell'area tra la stazione Termini e via Nazionale come nuovo ingresso monumentale (con la realizzazione della fontana delle Naiadi e dell'emiciclo porticato di piazza Esedra); una serie di opere “per la riforma della fognatura della città e per il risanamento del sottosuolo”.
Definiti vari allargamenti: piazza Venezia e piazza di Trevi; via del Corso (parzialmente su Piazza Colonna); via di Monserrato; da Via dei Giubonari a ponte Sisto (non realizzato); Via dei Delfini - Tribuna Campitelli; Piazza Montanara fino a Piazza Campitelli (per liberare la visuale sul Teatro di Marcello).
Definite nuove strade di collegamento: prosecuzione della via Nazionale fino a Ponte Sant'Angelo (con larghezza di 20 metri); Via del Tritone (Piazza Barberini Corso); via Zanardelli (Piazza Navona Prati); Via Arenula Largo Argentina (Via Nazionale Trastevere); Piazza Venezia Fori Colosseo; via Cavour e via Giovanni Lanza (per collgeare il nuovo quartiere Esquilino);
Risanamento igienico-sanitario delle aree insalubri e la destinazione a verde pubblico di oltre 200 ettari (sistemazione del Colle Oppio e Gianicolo); ampliamento di Testaccio; edificazione di una parte di Trastevere (nei pressi di piazza San Cosimato), Colle Aventino e Celio; completo rinnovamento urbano del Ghetto (con demolizioni, rialzamento del suolo e nuove abitazioni).
Viene inoltre programmata la realizzazione di un nuovo quartiere a maglia ortogonale fuori Porta del Popolo: il Flaminio, “di estensione di circa 18 ettari e che potrebbe contenere 9mila abitanti”, con una monumentale strada circondata da parchi che portava da Porta del Popolo a Ponte Milvio, poi lambiva i Parioli e giungeva fino all'Acqua Acetosa, la Passeggiata Flaminia.
In occasione delle nozze e della visita dei Duchi di Genova, vengono organizzate delle feste popolari ai prati di Castello, con spettacoli di ascensioni aerostatiche e delle corsa con le Bighe.
Buffalo Bill pianta il suo circo alla piazza d'Armi.
Buffalo Bill perde la sfida nella doma di puledri contro i butteri dell'Agro Pontino capitanati dal cisternese Augusto Imperiali.
Si conclude la tornè di Bufalo Bill:
Lo spettacolo interessante, che fece assistere tutti i visitatori dell' Esposizione di Parigi alle scene della vita degli abitanti del selvaggio ovest americano, ha attraversato anche il nostro paese soffermandosi in parecchie delle principali città, e suscitando dovunque interesse grandissimo.
Il trattenimento che offriva il colonnello Cody era infatti dei più curiosi e divertenti.
Abbiamo assistito per merito suo alla riproduzione di scene note soltanto per le vive descrizioni dei viaggiatori, e le fantastiche narrazioni dei romanzieri. Abbiamo ammirato gli svelti cow-boys, saltare in groppa degli indomiti cavalli e tenervisi; abbiamo ammirato la corsa, o meglio la volata, delle belle amazzoni.
Abbiamo assistito a guerriglie, a caccie ardite e animate, a concerti di indiani più curiosi che piacevoli, a balli stravaganti. Una delle scene che maggiormente piacquero fu quella che rappresenta l'attacco della diligenza postale di Deadvood, un veicolo storico che faceva il servizio da Deadvood a Cherico. La diligenza era tirata da sei mule; era attaccata dagli indiani e difesa dai cow-boys. Costoro hanno posizioni stranissime per tirare da cavallo; chinandosi di fianco tirano o di sopra o di sotto la testa nascondendo quasi tutto il corpo al nemico. Altri fanno coricare i cavalli e riparandosi dietro questi tirano al sicuro. Naturalmente nel finto combattimento gli indiani sono sconfitti.
Anche in un breve cenno, non va dimenticata la tiratrice Amy Okley, che desta l' ammirazione per la precisione colla quale colpiva al volo delle palle di sughero e di catrame, lanciate nello spazio da catapulte meccaniche.
Buffalo Bill fece da noi buoni affari; a Roma e a Milano specialmente. Nella nostra città in undici rappresentazioni, incassò oltre a centosessantamila lire. Ora è passato a Verona.
Festeggiamenti per le Nozze d'argento dei reali. Grande rivista militare di 20.000 uomini ai Prati di Castello. Presenti il Re d'Italia e l'imperatore Guglielmo II, in uniforme di Colonnello della Guardia del Corpo, i Principi Reali, i Principi stranieri, generali e ufficiali:
"Ritorno adesso dai Prati di Castello. La rivista è riuscita magnificamente. Sole splendido: una intera popolazione assisteva.
Alle 8 risonano entro il cortile del Quirinale la fanfara. Il Re, in alta divisa da generale colla fascia dell'Aquila nera a tracolla, monta a cavallo: un cavallo baio magnifico. E monta a cavallo (un bellissimo morello) l'Imperatore, che veste la divisa bianca dei corazzieri della guardia; l'elmo dorato sormontato dall'aquila d'argento. Cinque minuti dopo escono i corazzieri, a due a due, con un rapido movimento, e, facendo una conversione verso la via del Quirinale, si dispongono in plotone.
Tuona il cannone, i Sovrani escono dal Quirinale, e appena si presentano al portone, scoppia tra la folla assiepata un applauso fragoroso. Segue i Sovrani, ad alcuni passi di distanza, un gruppo stupendo: l'arciduca Ranieri, il granduca Vladimiro, il principe Danilo, il duca di York, il principe Giorgio di Grecia, il duca di Oporto. E s'avanza, poco dopo, un altro bel gruppo: il principe di Napoli, il conte di Torino, il duca d'Aosta.
Vengono i seguiti dei principi stranieri e dei principi italiani; quindi un altro gruppo pittoresco: i nostri generali, dai pennacchi candidi, svolazzanti; e un altro gruppo ancora: i generali stranieri, fiancheggiati dai nostri ufficiali. Non s'è mai visto un così brillante, quasi fantastico Stato Maggiore. Gli ufficiali montenegrini, per il loro pittoresco costume, sono ammiratissimi; e così il gruppo degli ufficiali degli usseri colla giubba turchina e alamari dorati, calzoni rossi fregiati d'oro, casco di metallo dorato, stivaloni neri.
Durante tutto il percorso di questa schiera stupenda al quadrivio delle Quattro Fontane e in piazza Barberini, entusiasmo vivissimo.
Dieci minuti dopo, escono dal Quirinale la Regina e l'Imperatrice. La Regina porta un abito lilla con merletti antichi, un cappellino azzurro con guarnizioni d'oro e piuma rossa e bianca. L'Imperatrice indossa una mantellina gialla oro e cappello con piume rosse. Sorridenti, salutano la folla che applaude lungo il cammino tenuto sgombro dai cordoni militari. La regina Maria Pia, la principessa Letizia, la duchessa di Genova con le dame seguono in nove carrozze di mezza gala: un pelottone di corazzieri apre questo corteo, elegantissimo, e un altro pelottone lo chiude.
La piazza d'armi è una scena grandiosa, con tante migliaia d'uomini sotto le armi. Le schiere sono formate da un corpo d'esercito comandato dal tenente generale di San Marzano e costituito da otto reggimenti di fanteria, due reggimenti di bersaglieri, due reggimenti alpini, un reggimento d'artiglieria da fortezza, due batterie da montagna, una brigata mista del genio, quattro reggimenti di cavalleria, la legione degli allievi carabinieri e il collegio militare di Roma. Le truppe sono schierate su tre linee. Le caserme sono addobbate e gremite le tribune. La prima delle tribune, riservata al corpo diplomatico, è piena di signore eleganti e di addetti di ambasciata in uniforme. La seconda è popolata di senatori, di deputati, dei consiglieri e assessori di Roma col sindaco Ruspoli. Nelle altre tribune riservate, predomina la nota gentile delle signore in toelette elegantissime.
All'arrivo dei Sovrani, della Regina e dell'Imperatrice e del seguito, il movimento nelle tribune è vivacissimo. Il generale di San Marzano ordina alle truppe di presentare le armi; poi galoppa incontro al Re e all'Imperatore: dà al Re la forza del corpo d'esercito (21 000); il Re la comunica all'Imperatore, che si porta col cavallo vicino al palco reale dove hanno preso posto le Sovrane, le principesse e il seguito; e saluta militarmente. Così fa il Re. Le musiche suonano l'inno tedesco e italiano.
L'Imperatore passa rasente i soldati, osservandoli minutamente: alla sua destra, cavalca il Re. Mentre l'Imperatore passa alla terza linea, la prima, al comando del generale Mocenni, cominciò il movimento per prendere posto per lo sfilamento: e così fanno poi le altre due linee.
Passata la rivista, i Sovrani attraversano il prato al trotto, si portano davanti al gruppo degli ufficiali che non si trovano sotto le armi, percorrendone tutta la fronte al passo; e, intanto, la Regina, l'Imperatrice, le Principesse e il seguito scendono dal palco reale e montano nelle carrozze portandosi verso il centro del Prato per assistere da vicino allo sfilamento. L'Imperatore si reca tosto ad ossequiare la Regina, fermando il suo cavallo allo sportello della vettura reale, e chinandosi a baciare galantemente la mano della Regina, che si è alzata in piedi secondo l'etichetta; così il Re, recandosi a destra della vettura, bacia la mano all'Imperatrice. Un uguale atto di omaggio fa l'Imperatore alla Regina Maria Pia. Davanti alla vettura delle Principesse, l'Imperatore s'inchina salutando.
Prima che cominci lo sfilamento, l'Imperatore si colloca a poca distanza dalla vettura reale; al suo fianco sta il Re, più addietro, su tre file, i principi ed i seguiti.
Lo sfilamento comincia verso le ore 10. Man mano che i vari reparti sfilano, i generali comandanti si pongono accanto a Umberto. Lo sfilamento dura più d'un'ora.
Le truppe a piedi sfilano in colonna doppia per battaglioni, l'artiglieria per batterie, la cavalleria per squadroni. Mentre passano gli alpini agli squilli della loro fanfara, l'Imperatore fissa con grande attenzione questo corpo, mentre il pubblico scoppia in un immenso applauso. Appena la fanfara dei bersaglieri intuona le sue note vivaci, la folla e le tribune prorompono in una esplosione di entusiasmo; l'Imperatore si volta a guardare il Re con espressione di grande compiacenza.
Finito lo sfilamento, il ritorno delle truppe, dei Sovrani, dei Principi e dei seguiti, è imponentissimo."
Il capitano Maurizio Mario Moris effettua il primo di una serie di voli liberi con un aerostato costruito a proprie spese, partendo dalla piazza d'Armi ai Prati di Castello e volando nel cielo di Roma insieme al tenente Cesare Dal Fabbro, che lo aveva coadiuvato nella fabbricazione del velivolo.
Prima rivista passata da Re Vittorio Emanuele III: "Alle ore 5.20 della mattina, il Re, scortato dai corazzieri, uscì in carrozza dal Quirinale. Davanti alla caserma degli allievi carabinieri S. M. montò a cavallo dirigendosi. in Piazza d'Armi. Le truppe si componevano di due battaglioni della legione allievi carabinieri, uno squadrone di reali carabinieri, il battaglione del 2° granatieri, i reggimenti 63°, 64°, 93° e 94° fanteria, il 5° bersaglieri, quattro squadroni dei cavalleggieri di Monferrato, due brigate del 13° artiglieria, la brigata genio.
Una novità: Sembra che due battagli ria non compiessero con regolarità i movi Re diede ordine che rimanessero in Piazza d'Armi facendo poi loro eseguire, in sua presenza, varie evoluzioni.
Dopo che il Re ebbe passato la rivista, si collocò nel viale delle Milizie, dove seguì lo sfilamento per plotoni, guida a destra, Quindi il Re tornò in caserma degli allievi carabinieri, ove rimontò in carrozza ritornando al Quirinale sempre scortato dai corazzieri, Nonostante l'ora mattutina, gran folla accalcavasi in Piazza del Popolo e nelle vie adiacenti alla Piazza d'Armi, Durante il ritorno, il Re fu salutato e più volte applaudito."
Rivista a piazza d'Armi per la Festa dello Statuto:
"Una mattina primaverile, radiosa, Alle sette, la folla si raduna ai Prati per assistere alla grande rivista in piazza d'armi, dove lo spettacolo è imponente.
Arriva il Re in vettura, preceduto da un pelottone di corazzieri. Il Re è salito a cavallo, freneticamente applaudito dalla folla, mentre le musiche militari squillan l'inno reale. Poi si svolge la rivista."
III giornata del presidente Loubet a Roma:
"la giornata comincia con la rivista militare in piazza d'armi ai Prati di Castello; presenti tre divisioni di truppe a piedi, una divisione di cavalleria, tutte al comando del tenente generale Besozzi, comandante del corpo d'armata di Roma. Nel pomeriggio, nonostante una leggiera pioggia, il re e Loubet recaronsi a visitare i monumenti e gli scavi archeologici, al Foro Romano; poi la sera al Quirinale vi fu un gran pranzo militare.
Dopo il banchetto il re, il presidente, la regina, i seguiti recaronsi al solenne ricevimento in Campidoglio, ed assistettero alla fantastica illuminazione del Foro Romano e del Colosseo.
Nella piazza d'Armi, si svolse il primo derby documentato della Capitale, giocatosi tra la Virtus e la Lazio, che vince per 3-0 con una tripletta del suo centrattacco Sante Ancherani.
Su invito del maggiore Moris, l'aviatore francese Delagrange, giunge a Roma per eseguire delle dimostrazioni di volo. Rimontato il suo aeroplano nella Caserma Cavour presso la Piazza d'Armi, sede prescelta per le esibizioni.
A Piazza d’Armi, davanti alle più alte cariche politiche (il Ministro della Guerra, il Ministro della Marina, il Sindaco di Roma e perfino i Sovrani) viene compiuto il primo volo a Roma: alla guida del velivolo è l'aviatore francese Léon Delagrange: "ebbe luogo domenica 24 maggio in piazza d'armi alla presenza di una folla enorme, e quando, alle 5 e mezzo, la Principessa Letizia salì sul palco reale, si poteva calcolare che cirea 100000 persone facessero siepe intorno all’immensa spianata.
Una grande folla era anche fuori dello steccato, arrampicata su sedie e tavoli per godersi lo'spettacolo gratuitamente. Molta gente infine, certo tutta di buona vista, era salita per l’erta di Monte Mario, o si aftullava sulla terrazza del Pincio, Gli occhi di tutta Roma insomma, da vicino e da lontano, erano fissi sull'aereo-navigante.
Il vento intanto continuava a soffiare con deliziosa ustilità. E per la folla si cominciava a spargere la voce che gli esperimenti non avrebbero avuto luogo. L'aereoplano rimaneva immobile sotto l'hangar e delle pattuglie di carabinieri trattenevano a stento i euriosi che tentavano di avvicinarsi. Dall'altra parte del Tevere, dal parco della Società aereonautica italiana, si innalzano intanto il Fides III e il Condor II.
Salgono rapidamente, raggiungono in breve le nuvole e si allontanano verso i monti Parioli, seguiti dall’attenzione della folla, che si distrae per un poco dal malumore dell'attesa, che si annunzia ormai vana. Ma in quel momento il Delagrange III esco dall'hangar.
Il vento si è un po' calmato, ma non del tutto. Ciò nonostante il Delagrange si è deciso a tentare la prova. Un lungo mormorio saluta l'uscita dello strano apparecchio. L'aereoplano scivola rapidamente sul prato con la velocità di un'automobile a 60 chilometri. L'attesa della folla si fa ansiosa. Due automobili si lanciano ad inseguire l'apparecchio.
Dopo un centinaio di metri di percorso le ruote anche le anteriori si sollevano: la macchina “vola,, ma per poco. Ad un lieve rialzo dol terreno riprende terra e ricomincia a camminare.
L'aereoplano continua la sua corsa, si solleva di nuovo, sempre all'altezza di circa un metro, e gira, con una voltata di circa 30 metri, l'argine che guarda il Tevere; ma mentre accenna ad elevarsi di più, un colpo di vento lo fa oscillare e riprende terra, ritornando verso l'hangar.
C'è troppo vento. Ma Delagrange riparte per un terzo giro sollevandosi questa volta ad un'altezza di quattro metri. Ma un mucchio di sassi lo fa fermare. Le automobili che lo seguono, filando a tutta velocità, lo raggiungono e si fermano. Ma l'aereoplano si rimette quasi subito in movimento, deserive una larga curva per due volte, sollevandosi e per dne volte riabbassandosi, e passa rapidissimo volando sul prato ad un'altezza di circa un metro dinanzi alle tribune che applaudono.
Si grida: Bravo! Bravo Delagrange! Ma per il popolo minuto, questo è ancora poco: sugli spalti gli applausi sono alquanto contrastati...
Siamo al quarto giro. L'aere già si imbruna: sarà l'ultimo. E anche questo è come jl precedente Delagrange vola, ma basso ed a sbalzi. Ha però la fortuna di fare un bel volo di circa quattro metri di altezza nell'ultima dirittura e ciò gli procura un grande applauso questa volta incontrastato.
Le discussioni sono vivacissime. Vola o non vola? È quello che i milanesi vedranno tra pochi giorni quando il Delagrange ripeterà a Milano i suoi esperimenti nella Piazza d'Armi ove si sta allestendo un aereodromo."
Dopo il tentativo fallito qualche giorno prima, l'aereo pilotato dal francese Leon Delagrange, prosegue le prove di volo Piazza d'Armi e si solleva da terra per circa due metri, compiendo alcuni giri del campo volo.
A Piazza d’Armi, l'aviatore francese Léon Delagrange effettua una efficente prova di volo, percorrendo senza interruzione quasi dieci volte un circuito misurato di 1250 metri che per l'ampiezza delle curve venivano ad essere 1650 circa. Rimane in aria 15 minuti e 24 secondi, percorrendo a volo circa 16 chilometri.
Il dirigibile militare 1 bis giunge a Roma da Bracciano, atterrando a Piazza d'Armi, per poi riparte per la base al Cantiere sperimentale di Vigna Valle.
Morte del Tenente Rovetti, colpito dall'elica del Dirigibile 1 bis. Di ritorno da Napoli, il Dirigibile 1 bis era atterra a Piazza d'Armi per fare rifornimento.
"L'atterramento a Roma era previsto, per il rifornimento di benzina, non potendo il dirigibile portarne seco quanto basti per un viaggio superiore ai 500 chilometri; inoltre col calar della notte era scesa sulla campagna romana fittissima nebbia, onde l'atterramento fu anche opportuno, tutto il grande viaggio da Vigna di Valle a Napoli e di qui a Roma essendosi svolto senza il minimo inconveniente.
Sparsasi a Roma, ad ora pur così tarda, la notizia dell’arrivo del dirigibile, molta gente accorse in Piazza d'Armi. Era ivi il colonnello Moris coi bravi ufficiali e soldati della brigata areostieri.
Il dirigibile non aveva che da rifornirsi di benzina e avrebbe potuto ripartire per Bracciano dopo un ora ma la qualità di benzina esistente nel magazzino militare non fu ritenuta adatta e ne fu mandata a prendere all'hangar di Vigna di Valle dall'automobile del colonnello Moris che tornò a Roma con la provvista verso la mezzanotte.
Erano le 1.15 antimeridiane precise del 1 novembre quando rifornitosi di benzina e fa cendosi largo fra la nebbia la luna piena gli aereonauti tenenti Munari e Scelsi e meccanico Laghi salirono nella navicella.
Il tenente Munari prese il volante del comando. Il colon nello Moris strinse la mano a tutti tre dicendo loro Arrivederci più tardi a Bracciano e il centinaio di persone che ancora attorniavano il pallone si strinsero più da presso.
Il motore cominciò a funzionare, e la folla si fece ancora più vicina al pallone. Il tenente Pietro Rovetti si spinse innanzi per allontanarla e fu la sua morte.
D'improvviso l'elica al comando del colonnello Moris a girare vorticosamente senza che il povero ufficiale avesse il tempo di allontanarsi.
Un ala dell'elica nel suo giro vorticoso colpi alla sommità della testa il tenente Rovetti asportandogli parte del cranio, tutta la fronte gli occhi il naso parte di un orecchio e la mandibola superiore. L'ufficiale cadde morto al suolo senza neppur potere emettere un lamento.
Il dirigibile venne condotto a mano fino al muraglione di cinta della caserma del 8° genio, ove sostò fino alla mattina alle 6, e dopo il cambio delle palette guasto rientrò in modo perfetto nell'Hangar di Vigna di Valle."
Il Comitato Organizzatore dei festeggiamenti per il Cinquantenario dell'Unità d'Italia e dell'Esposizione Universale del 1911, bandisce un concorso di architettura per realizzare una mostra sula "Casa Moderna", con opere permanenti presso il Lungotevere delle Armi, accanto ai padiglioni della Mostra Etnografica a Piazza d'Armi. Le opere vincitrici non saranno però destinate ad una durata provvisoria, ma costruite in muratura. Le due sezioni tematiche sono i Villini e le case d'affitto.
Nuovo sorvolo di Roma del Dirigibile militare 1 bis Rinnovato:
"Il dirigibile durante l'inverno (dopo il felicissimo viaggio su Napoli) fu completamente rinnovato, tanto che hen poco gli resta di quello che fu il dirigibile 1 bis, che pure diede così soddisfacenti risultati.
Il dirigibile rinnovato, parti dall'Hangar di Vigna di Valle alle 8,25 di giovedì mattina, con una atmosfera limpida e calmissima. Erano nella navicella i tenenti di vascello Scelsi e Munari, il tenente Muscari allievo pilota, e il ben esperto meccanico Laghi.
Quindici minuti dopo il dirigibile passò sui terreni dove fervono i lavori per l'esposizione del 1911, poi sulla piazza d'armi dove le truppe del presidio compivano le loro abituali esercitazioni. Si credeva che il dirigibile avrebbe atterrato, e gli ufficiali della brigata specialisti fecero uscire all'uopo una squadra di soldati, ma dalla navicella fu segnalato che nulla occorre e che il pallone avrebbe proseguito il suo felicissimo viaggio.
Così esso fu visto dirigersi all'altezza di 300 metri, al di sopra delle caserme, poi avanzarsi verso la città Leonina, girare a sinistra della gloriosa cupola michelangiolesca di San Pietro, passare sulla Lunga sul carcere di Regina Coeli, alzarsi al disopra della torre dell'Anguillara, e passare quindi al disopra della caserma del 2° bersaglieri a San Francesco a Ripa. Il dirigibile, dopo fatte sulla caserma parecchie evoluzioni, attraversò di nuovo il Tevere, e passando quasi sopra il tempio di Vesta e piazza Montanara si accostò al Foro Romano.
Girò poi intorno al monumento a Vittorio Emanuele e passando presso il Pantheon raggiunse la, linea del Corso e segui per lungo tempo il tracciato della strada più frequentata di Roma, indi si spostò su via Nazionale, passò sul palazzo del Ministero degli esteri e su quello della Banca d'Italia e sì diresse per via Panisperna e via Cavour verso il Colosseo, di qui spingendosi a piazza San Giovanni e nei sobborghi su la campagna romana fino a Centocelle.
Quivi con una breve evoluzione sugli hangars degli aeroplani, gli aeronauti restituirono la visita che il loro collega tenente Savoia fece a Vigna di Valle giorni or sono, poi avanti ancora fino a Frascati dove l'aeronave giunse verso le 10.
Senza fermarsi affatto, il dirigibile proseguì per Bracciano rientrando felicemente nell'hangar di Vigna di Valle verso le 11."
Per il Natale di Roma e nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, alla presenza dei Sovrani si inaugura in Piazza d’Armi la Grande Esposizione Etnografica delle Regioni Italiane:
"Anche questa inaugurazione è stata, per necessità di cose, più di torma che di sostanza; cinque minuti prima che arrivasse il Re e la Regina accompagnati dal principe di Connaught e dalia Corte, si lavorava ancora attivamente a mettete in ordine il salone d'ingresso, il solo ambiente portato abbastanza a compimento."
Si conclude a Piazza d'aArmi la trasvolata dell'aviatore francese Garros tra Tunisi e Roma:
"I soldati del Battaglione Specialisti del Genio, avevano preparato l'improvvisato aeroporto presso la vecchia Piazza d'Armi dalla parte di viale Angelico. Furono allora stesi sulla pista solo degli striscioni di tela bianchi e rossi, mentre nella direzione Ostia-Roma vennero predisposti combustibili per fuochi da accendere in caso di oscurità.
Verso le ore 14 l'aereo apparve in avvicinamento e giunto quasi sulla verticale della piazza d'Armi, scende in picchiata nella direzione del viale Angelico, quindi effettua una improvvisa cabrata facendo un largo giro su Monte Mario. Segue ancora un'ampia virata e quindi, a motore spento, una sicura planata finale verso la pista d'atterraggio. Improvvisamente la ruota sinistra del carrello urta una gobba del terreno e cedette. L'aereo si pianta con il muso nel suolo e la coda verso l'alto. Garros, fortunatamente indenne, balza rapidamente a terra, mentre sopraggiungeva di corsa il comitato d'accoglienza. La sera del 23 Dicembre si tenne un ricevimento all'albergo Milano in piazza Montecitorio con consegna delle medaglie, tra cui quella dell'AeroClub d'Italia.
DescrizioneLa Piazza d'Armi era un vasto quadrilatero in pianura a Nord delle Caserme dei Prati di Castello, delimitato dagli attuali Viali Carso, Angelico, delle Milizie e parte del Lungotevere delle Armi. Il suo perimetro misurava 3.884 metri e il tratto di Viale delle Milizie da Viale Angelico al Lungotevere era lungo m. 1.000 precisi. Esso era usato per le esercitazioni militari durante le mattinate, mentre il pomeriggio veniva frequentato da sportivi di varie discipline.
Gruppi e Istituzioni
Stampe antiche1910
Lavori per la grande Esposizione di Roma
L'Illustrazione Italiana 1910
1909
Dante Paolocci
Morte del Tenente Rovetti, colpito dall'elica del Dirigibile
L'Illustrazione Italiana 1909
1904
Rivista militare in Piazza d'Armi in onore di Loubet
L'Illustrazione Italiana 1904
1901
Dante Paolocci
Rivista del Re a piazza d'armi per la Festa dello Statuto
L'Illustrazione Italiana 1901
1893
Rivista militare per le Nozze d'Argento dei reali
L'Illustrazione Italiana 1893
1883
Dante Paolocci
Festa Popolare ai Prati di Castello
L'Illustrazione Italiana 1883
1879
Dante Paolocci
Feste a Villa Borghese e Prati di Castello
L'Illustrazione Italiana 1879