Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 12473
CronologiaIl console Caio Giulio Cesare acquista una proprietà fondiaria fuori Porta Portuense, per mettervi al pascolo allo stato brado la mandria ormai sacra dei cavalli con cui aveva attraversato il fiume Rubicone.
In occasione della celebrazione del trionfo di Cesare sull'Egitto, Cleopatra e il fratello Tolomeo XIV si recano a Roma come suoi ospiti e pongono la loro residenza in una delle ville del dittatore sul Gianicolo, sulla sponda destra del Tevere, dove vi organizza una propria corte di stampo orientale, malvista da molti membri dell'aristocrazia latina.
Sulla spianata del collina di Monte
Verde (nella vigna posseduta dai signori della Missione lungo la via Portuense), venne scoperto un musaico a colori (che il Nibby paragona nella finezza a quello capitolino delle colombe), diviso in riquadri, ciascuno dei quali conteneva maschere sceniche, gruppi di frutta, pesci di varia ragione etc. I riquadri furono distaccati ciascuno da sè, e venduti in parte a lord Russel, in parte a lord Kinnaird, e si conservano tuttora nei castelli di queste illustri famiglie. Nell'anno medesimo tornarono in luce una statua di Diana; una statua di Nettuno, già collocata su d'una fonte, come s'argomenta dal foro pel zampillo dell'acqua; un simulacro di cerva maggior del vero; i frammenti di un putto bellissimo, e copioso lastrame di marmi orientali.
Carlo Ludovico Visconti
Continuando le ricerche a mezza costa (nella vigna posseduta dai signori della Missione lungo la via Portuense), e si misero in luce sostruzioni arcuate simili a quelle del tempio tiburtino di Ercole (la cosidetta villa di Mecenate) con mezze colonne di mattoni arruotati fra le nicchie di reticolato. Il rev. signor Valentini, superiore della Missione, mi assicura essere stata ritrovata una seconda cerva, o di nero o di bigio, donata al card. Tosti, e da questi al museo lateranense. Fu pure ritrovata una figura di Esculapio, conservata tuttora nella casa della Missione a Monte Citorio.
Durante la costruzione della stazione della ferrovia di Civitavecchia nella vigna Costa, (la quale è divisa da quella della Missione dal breve intervallo della vigna di S. Michele), vengono scoperti alcuni ritrovamenti probabilmente legati agli orti di Cesare. Il giorno 18 maggio 1828 si trovò una mano di bronzo con emblemi di serpi ed altri animali; il giorno 20 due busti di statue di marmo; il giorno 25 luglio alcuni pavimenti di musaico.
Carlo Ludovico Visconti
Durante la costruzione dela Stazione di porta Portese, nella Vigna Costa, si trovò un disco di porfido, donato al museo vaticano. Nella relazione del barone Visconti del 3 dicembre si legge: Nella stazione di porta Portese, nel sito ove è costruito il muro di sostegno della parte non espropriata di vigna Costa, si demolirono ruderi antichi rispettabili, fra i quali un bottino per sorgente locale nuovamente allacciata. Gli altri ruderi sono distaccati l'uno dall'altro, ma orientati in modo che non v'ha dubbio appartengano ad un solo grande edifizio. La piscina avea pareti di maniera reticolata con fascie di mattoni e pilastri di cortina. Essa ritrovasi fuori del recinto della stazione di Civitavecchia, di fronte al serbatoio grande per le macchine, e precisamente nell'area della nuova strada di Monte Verde. Quivi d'accanto giaceva, in suolo di scarico, un piccolo sarcofago marmoreo, con Genii intenti alla vendemmia.
Carlo Ludovico Visconti
Scavandosi una fossa per ispegnere la calce nella vigna Costa, sul margine della Portuense e presso la Madonnella (cappellina sul bivio della strada di Monteverde), si trovò un musaico a chiaroscuro di soggetto bacchico con figure umane e figure di animali grandi al vero. Il disegno del musaico fu preso da Giuseppe Tosi.
Carlo Ludovico Visconti
Scoperta fortuita di alcune antiche pareti dei giardini di Cesare, in quella parte situata nella vigna posseduta dai signori della Missione lungo la via Portuense.
Volendo i padroni del luogo costruire una grotta da vino al piede del monte, ed a m. 25 di distanza a tramontana del casino, scoprirono il giro esterno di una abside, due o tre pilastri di un porticato, ed un tratto di sostruzione.
Denunziati questi ritrovamenti al Ministero, mi recai ad esaminarli e riconobbi dalla condizione del terreno di scarico che il luogo non era stato scavato, almeno in epoca recente, e che v'era probabilità di ritrovare qualche opera d'arte, purchè fosse esplorato con diligenza.
Carlo Ludovico Visconti
Ricerche eseguite dalla Commissione Archeologica Comunale presso l'area dei ritrovamenti degli Orti di Cesare, nella Vigna dei Signori della missione lungo la via Portuense:
Il luogo non è stato certamente scavato in questi ultimi secoli; ma prima che andasse in rovina verso la fine dell' impero, fu manomesso e spogliato dei suoi migliori ornamenti. Il vano principale presenta il tipo basilicale nel lato minore che guarda il monte. I muri di telaro sono antichi, forse sincroni a Cesare, e sono costruiti nella maniera reticolata del secolo d'oro: l'abside è di fattura assai tarda, a strati di tufa e di tegolozza.
Era decorato con sette nicchie rettangole e curvilinee, di m. 1,70 di diametro, a pie' delle quali gira un gradino o podio che sostiene otto piedistalli, non saprei dire, se di colonne o di statue. La basilica era divisa in tre navi da due file di colonne scanalate di bigio, alte m. 3,55, larghe nel diametro m. 4,00, e fondate sopra cuscini di travertino. I capitelli, di stile dorico - composito sono la più vaga ed elegante cosa che mente d'architetto sappia immaginare.
Il pavimento dell'aula era commesso di marmi pregiati, quali sarebbero il fior di persico, l'alabastro rosa, la porta santa etc. È incerto per quale uso servissero le sale scoperte sul fianco destro della basilica. Quella contenente la doppia scala era decorata mirabilmente di marmi, di pitture murali, e di stucchi, forse dorati.
Il gruppo degli edifici termina con un robusto muraglione di sostegno al monte, dipinto in cinabro, e ornato di nicchie-fontane. Sul tubo di piombo, che le alimentava d'acqua, è battuto il nome dell'artefice: EX OFI IVLI CONCORDI
Viene trovato un busto di Anacreonte, collocato in buon ordine in cima al muro che divide la sala, contenente la doppia scala, dalla basilica. Chi sa per quale bizzarria del caso si trovasse lassù. Questo è il solo monumento di qualche pregio trovato in due mesi di scavo. Le altre cose scoperte sono: Un frammento di statua muliebre con la tunica succinta, Amazzone o Diana che sia, di fattura così squisita e perfetta, che solo può paragonarsi a quella del Meleagro vaticano, trovato in quest'istesso luogo; Una testa di vecchio Sileno in terra cotta, modellata a stecco; Varî frammenti di fregi fittili, rappresentanti scene niliache con tracce di policromia; Pezzi di vasi aretini, di vasi vitrei ed alabastrini; Un travertino, col titolo sepolcrale
Carlo Ludovico Visconti
Nella vigna già dei signori della Missione, in via Portuense n. 10, scavandosi alla base del monte (verde), si scoprì sul principio di dicembre un gruppo di fabbriche del secolo V, a filari alternati di tegolozza e di tufi, costruite sugli avanzi di fabbriche reticolate, appartenenti senza dubbio ai noti Giardini di Cesare.
Il luogo merita attenzione, perchè la vigna n. 16 trovasi di mezzo alla vigna Bonelli, celebre per le scoperte del 1859 (tempio palmireno, base di Silvano, Venere ecc.), ed ai terreni occupati nel 1862 dalla stazione della strada ferrata Roma-Civitavecchia, anche essi molto ricchi in oggetti d'arte e di antichità.
Le fabbriche nuovamente scoperte comprendono: a) Una parete di sostruzione al monte, con fontana in forma di nicchioue ; la parte bassa della parete, che è antica e reticolata, conserva l' intonaco a polvere di marmo dipinto in rosso, b) Un portico a pilastri di m. 1,30 X 0,80, distanti l'uno dall'altro m. 2,40. e) Un'abside di basilica, 0 di una sala di tipo basilicale, della quale apparisce la sola curva esterna. Avrà un diametro superiore ai 10 metri.
Il luogo non è stato mai scavato: ciò si deduce non solo dalle condizioni del terreno, composto di cementi per nove decimi, e dall'abbondanza dei marmi, anche di pregio : ma si deduce pure dalla scoperta fatta a fior di terra, di un sistema di condutture per le acque irrigue, composto di anfore bucate ed innestate l'una all'altra; il quale sistema mostra di non essere stato mai disturbato.
È stato ritrovato un frammento di statua marmorea muliebre (Amazone o Diana), di stile perfetto, e di freschezza meravigliosa. Il solo marmo scritto, proveniente dal vicino sepolcreto di via Portueuse, dice: P VALERIVS P F GAL CACCA MAENIA L L AND.ROMACA MAENIA L L COMA
Proseguite poscia le indagini, si riconobbe una sala di forma basilicale, divisa in tre navi da doppia fila di colonne scanalate, di bigio, lunghe m. 3,40, con elegantissimi capitelli dorici, intagliati in tutti i membri. Vi si raccolse: un fusto integro di colonna; due basi; un capitello sano, e tre pezzi di capitello.
Un'altra sala rettangola, parallela alla basilica, presenta traccio di pavimento di raro alabastro e di broccatello. Nella parete nord si vede una scalinata marmorea, larga m. 5,50, divisa in due rampanti da un parapetto intermedio. Le pareti di questa sala erano intonacate di marmo.
Sono stati poi scavati questi oggetti: Busto virile, barbato, teniato, con leggera frattura al naso ed alle labbra; Plinto di statua, con due piedi spezzati alla clavicola, di lavoro eccellente; Avanzi di fregio di terracotta con mascheroni, greche, nascimenti, fave ecc.; Tubo di piombo con la leggenda EX OFI IVLI CONCORDI Sette frammenti di vasi aretini, bellissimi. Una coppa scanalata di vetro.
Giuseppe Fiorelli.
Nell'area della nuova stazione ferroviaria, espropriata alla casa religiosa della Missione, e conosciuta nell’ istoria dei giardini di Cesare appunto col nome di vigna della Missione, è stato scoperto il pavimento di una strada antica, che sembra correre parallelamente alla Portuense, lungo il piede delle colline Gianicolensi, alla distanza di m. 100 dal margine destro di detta via.
Rodolfo Lanciani.
Gli sterri che si vanno eseguendo sulle colline di Monte Verde, come cave di prestito per le terre necessarie a rialzare il piano della nuova stazione ferroviaria, hanno messo allo scoperto una lunga serie di fabbriche antiche, di varia costruzione.
Nel sito ov'era la vigna Mangani, e dove anticamente estendevansi i celeberrimi giardini di Cesare, si sono trovate tracce di un portico, costruito con pilastri di opera reticolata, il quale prolungavasi verso ponente, a mezza costa in circa della collina.
A breve distanza da tali ruderi, si è rinvenuto il seguente frammento epigrafico, inciso su grosso lastrone marmoreo di m. 0,40X0,34X0,08:
VLIVS
NICETVS
TO SVSCEPTO
PRIMAM PORTIC OLIS CVM MARMORIE
OPERE NOVO AMPLIA
NTIS INCHOATIS SV
A A SOLO RESTITVIT
ATORVMPONTIFICV
Non è improbabile, che appartenendo questa lapide ai primi tempi dell'impero, sia da riferire al portico stesso, di cui sono tornati in luce gli avanzi, e che fu ampliato e riedificato da Giulio Aniceto, per voto fattone a qualche divinità. Le lettere superstiti nell'ultimo v., confrontate con le iscrizioni edite nel C. Z Z. VI, 712 e 2186, suggeriscono spontaneo il supplemento: SVa impensA A SOLO RESTITVIT permissu calATORVM PONTIFICVm et flaminum, cui immunitas data est ab eis sacrum faciendi.
Nella vigna contigua, già appartenuta ai Signori della Missione; ed ora proprietà del sig. De Cavi, si è rinvenuto fra le rovine di antichi edifici, posti quasi sulla sommità della collina, un plinto di marmo bigio, largo m. 0,40, lungo m. 0,51, alto m. 0,09; sul quale posava una statua od un busto, di cui rimane ancora l'incassatura, di forma quasi pentagonale, nel lato superiore della pietra. L'iscrizione incisa su cotesto plinto attesta, che il ritratto marmoreo sovrastante rappresentava Cleobulo, uno dei sette celebri sapienti della Grecia
Giova ricordare, che in immediata vicinanza di quel luogo medesimo, fu trovato sul finire del 1883 un busto di Anacreonte, designato col proprio nome ANAKPEWN AYPIKOC (v. Notizie 1884, p. 42), e che anco in tempi anteriori vi sì rinvennero ermi e busti di celebri letterati e filosofi, massime dell'antica Grecia (cf. Bull. com. 1884, p. 31).
In seguito ai movimenti di terra sopra accennati, sì è parimenti rinvenuto un pezzo di grande lastrone di marmo, alto m. 0, 96 e largo nella parte conservata m. 0,70, sul quale ad. alto rilievo: di assai buona scoltura è rappresentata la consueta scena del Mitra taurottono.
Vi rimane la metà della figura del mistico nume, col mantello svolazzante, e con la gamba destra tesa lungo la zampa del toro: dietro ad essa, in alto, il busto del Sole radiato, e il corvo; sul piano inferiore, uno dei ministri lampadofori con la face sollevata. Sotto al toro vedesi lo scorpione, che ne abbranca i genitali; e più in basso la coda del serpente.
Dell'altra metà della tavola scolpita — la quale proviene certamente da un grandioso mitrèo scavato nella collina di Monte Verde, ma di cui finora niuna traccia è comparsa — sono stati pure raccolti fra le terre parecchi frammenti.
I più notevoli sono quelli che contengono l'intiera figura del cane, il quale si solleva per lambire il sangue sgorgante dalla ferita del toro; la testa quasi intiera dell'animale ucciso da Mitra; e parte dell'altro lampadoforo.
È finalmente da ricordare, che nei terreni situati al piede della collina di Monteverde, ed in modo particolaré nell'area già posseduta dai Signori della Missione, frequentemente s'incontrano a poca profondità antiche condotture di acqua e fistole plumbee, che si diramano in molteplici direzioni.
Il sig. De Cavi ha raccolto una grande quantità di cotesti tubi aquarii, per la maggior parte anepigrafi; ed inoltre ha messo in disparte una piastra di cassetta di divisione, vari pezzi di tubi innestati e saldati fra loro, ed una lamina quadrata, parimenti di piombo e tutta forata, alla quale è ancora unita parte del condotto.
Questa lamina spettava certamente ad una fontana, e serviva ad impedire l'intromissione di materie galleggianti nei canali di sopravanzo.
Giuseppe Gatti e Luigi Borsari.
Nel terreno del sig. De Cavi, già appartenuto ai Signori della fissione, circa il primo chilometro della via Portuense, è stato rimesso all'aperto grande bacino per acqua lustrale, di forma cilindrica, alto m. 0,80, col diametro toa di m. 0,80 alla bocca e 0,83 alla base, la quale è intagliata a foglie di alloro e di acanto. Tutt'all'intorno è ornato di figure in bassorilievo; e vi si vede rappresentata pila lotta dei Lapiti contro i Centauri. Buona e di bell'effetto ne è la composizione; l'arte, mediocre.
Ivi stesso sì è rinvenuto un frammento di lapide cimiteriale cristiana, la quale'dice:
LVCROSAIN Pace LESZ BASILIOVCCOns
In un terreno posto a destra della portuense, presso il bivio della Madonna del Riposo, dentro il perimetro degli antichi giardini di Cesare, è stato scoperto un ripostiglio di assi, di buona conservazione, ma di rilievo assai basso. Siccome il peso medio degli assi è superiore alle tre oncie, così è probabile che siano stati coniati anteriormente alla legge Papiria.
Il tipo è il normale, col Giano bicipite nel dr. e con la prua di nave nel rovescio. Sopra 79 esemplari, 50 hanno la voce ROMA al disotto della nave, 1 al disopra: negli altri 28 esemplari la leggenda o manca, o non è visibile. Mancano pure nomi di magistrati.
La uniformità del ripostiglio è turbata da tre eccezioni: dalla presenza cioè, di un asse tagliato espressamente a metà, sulla linea del diametro; di un’ureza col tipo normale della Minerva galeata (di peso e di grandezza superiore a quella di un triente ordinario); e finalmente da un medio bronzo di Claudio, con la leggenda TICLAVDIVS CAE... è col rovescio della Libertas.
Nell'accesso fatto nello scorso aprile sui lavori di scavo per la nuova stazione ferroviaria di Trastevere, negli orti di Cesare, sulla destra della antica via Portuense, ho notato i seguenti trovamenti.
Sulla pendice della collina che si va sterrando, ed alla distanza di m. 200 dal nuovo fabbricato della stazione, in prossimità di una cava di tufo, si è rivenuto un antico pozzo, costruito in opera quadrata di tufo locale, i cui ordini sono di spessore variabile ed irregolare, varianti tra i trenta e sessanta centimetri.
L'orifizio del pozzo è di m. 0,45 X 0,50 di luce, e trovasi al livello del piano di impianto dei nuovi binarî. Il puteale era costruito con un dolio murato, al di sopra del quale fu, in progresso di tempo, elevato un muretto circolare, alto m. 2,00, a fine di rialzarne la sponda in conseguenza dello accresciuto livello del suolo circostante. Scandagliatone il fondo, risultò la profondità di m. 7,75.
Lateralmente a detto pozzo, ed a ridosso della collina, si rinvennero avanzi di muri, di opera reticolata, con i resti di un portico, del quale i rocchi di alcune colonne in travertino, del diametro di m. 0,42, erano tuttora al posto.
Negli sterri scoprironsi anche quattro tombe in tegoloni, in uno dei quali leggesi il bollo: TONNII DIONYSI non che alcune lucerne fittili, una delle quali con il bollo: C OPPI RES
Notai anche varî rocchi di eleganti colonnine scanalate, di peperino, del diam. di m. 0,27, rinvenute pure nello scavo.
Nella stessa località, uscì ora in luce una statua marmorea poco più grande del naturale, rappresentante, una ninfa, sdraiata, la quale statua carta, con molta probabilità, aver servito di ornamento ad una fontana.
D. Marchetti.
Nell'estremità meridionale del piazzale interno della nuova Stazione di Trastevere, dal 12 luglio al 10 agosto furono eseguiti per conto dell'amministrazione governativa alcuni scavi, che hanno dato luogo a scoperte nell'area degli antichi orti di Cesare, a destra della via Portuense.
Nella parte più sporgente della collina, ove si riconobbe una serie di latomie scavate nel vivo tufo, sul versante orientale, alla progressiva di metri 1132 della linea ferroviaria, eseguendosi il taglio della roccia pel tracciamento della strada di circonvallazione, al di sotto del livello normale della Stazione (che trovasi alla quota di m. 20,15 sul livello del mare) apparve da prima una nicchia quadrilunga, fastigiata, incavata nel tufo, nel cui frontespizio erano scolpiti. a bassorilievo una clava in mezzo a due scifi, e nella fascia di base era la scritta:
L DOMITIVS PERMISSVS FECIT
Sgombrato con tutta cautela il fondo della nicchia, vi si trovarono sculture ed oggetti dei quali si dirà appresso, e si riconobbe essere quella un'edicola sacra ad Ercole.
Proseguito lo scavo, alla profondità di m. 5,00 dal piano sopra indicato, fu scoperta al suo posto la mensa su due gradini di costruzione laterizia, e sul davanti due are rovesciate a terra dall'urto della volta della latomia, già anticamente crollata, la cui rovina cagionò l'abbandono del luogo.
Le due are sono della stessa forma e della misura medesima; alte ciascuna m. 0,75, larghe m. 0,50, profonde m. 0,50. Sono formate di un plinto cubico, sorretto da base scorniciata, e coronato da cornice fastigiata coi pulvini laterali. Un grosso lastrone o cuscino di travertino, di m. 0,60 X 1,25, trovato al suo posto dinanzi all'edicola, serviva di base alle due are; le quali perciò in origine dovevano trovarsi collocate come si vede nell'annesso disegno. Una delle are è in travertino, l'altra in tufo. Portano sulla fronte del plinto la medesima iscrizione: IMPERIO HERCVLI SACRV L DOMITIVS PERMISSVS.
Sul davanti della mensa si scorgono traccie di bassorilievi in stucco, la cui rappresentazione non si è potuta bene distinguere, per essere caduto lo stucco, lasciando una troppo lieve impronta sull'intonaco dipinto in rosso. Sembra nondimeno che vi fosse raffisurata una danza.
L'interno dell'edicola era intonacato e dipinto a fondo rosso, con ornati a finto oro; la parete esterna era intonacata e dipinta con ornati di fogliami, fiori ed uccelli policromi su fondo giallo.
Gli oggetti trovati nell'interno dell'edicola sono: 1. Statuetta di tufo, alta m. 0,75, rotta in ventiquattro frammenti, che nella maggior parte possono riunirsi. Rappresenta Ercole vincitore, nel noto motivo con cui è rappresentato in uno dei medaglioni dell'arco di Costantino. Posa la destra sulla clava, e sorregge colla sinistra il pomo; col piede destro calca la testa del toro, 2. Statuetta simile di proporzioni più piccole, rotta in due pezzi. Rappresenta l'’Hercules cubans, che aveva forse il suo prototipo in quel simulacro, che nei cataloghi regionarii è ricordato nel Trastevere, e che avrebbe dovuto trovarsi non molto lungi dal luogo ove avvenne la scoperta recente. Giace sul fianco sinistro ; colla sinistra regge la clava, e colla destra sostiene un vaso posato su di una mensa circolare a tripode. 3. Frammento o parte superiore di una statua virile pure di tufo, di lavoro molto rude. Rappresenta Giove Serapide (?), col modio sul capo.
Queste tre statue in tufo erano in origine colorate di rosso, come si desume dalle tracce del colore che conservano. 4. Parte anteriore di una testa marmorea, ornata di edera. È modellata come se fosse la metà di un erma bicipite. 5. Frammento di plinto circolare marmoreo, su cui è rilevata una testina di Ercole, coperta con la pelle del leone. 6. Altra piccola testa marmorea, modellata a metà di erma bicipite, rappresentante Bacco con fronte diademata. 7. Altra simile ritraente il tipo di Giove barbato, ma molto corrosa. 8. Altra protome simile rappresentante forse un Giove. 9. Testina marmorea di statua virile di accurata esecuzione rappresentante un giovanetto, collo sguardo in alto, ed in atteggiamento di dolore. 10. Mano di statuina marmorea di buona modellatura, e che impugna un oggetto non riconoscibile. 11. Vari frammenti o torsi di piccole Veneri, alte in origine dai dieci ai venti centimetri, quasi intieramente calcinati. 12. Dieci altri frammenti di statuine imitanti figure di divinità di tipo egizio, per quanto è dato riconoscere dai pezzi quasi intieramente calcinati. 13. Busto fittile di Minerva galeata, con sua basetta di sostegno. 14. Due lucerne fittili monolicni: l'una presenta in rilievo ed a stampo la figura della Fortuna; l'altra ha pure in rilievo, ma di arte rozza, la figura di una Vittoria alata. 15. Lucerna del diametro di m. 0,145, a sette becchi, tutta coperta di incrostazioni di calcare. 16. Una mezza maschera fittile del tipo di Ercole; un frammento di torso di statuetta pure fittile,,ed un orciuolo. 17. Un busto di Minerva galeata in stucco, molto frammentato. 18. Vari frammenti di basette circolari di stucco, adoperate per sostegno a dei busti. 19. Piccola protome muliebre acefala, parimente in stucco.
Tutto ciò fu ritrovato nell'interno e presso l'edicola, commisto alle terre trasportate dalle acque di filtrazione. Ampliate le indagini nell'area circostante, fra le terre franate, per la lunghezza di circa nove metri dalla fronte dell'edicola, si scoprirono parecchie lastrine di marmi colorati, che servirono per pavimenti o per rivestiture delle pareti, e quindi questi pezzi marmorei: 20. Macinello in forma di dito, di lavoro assai rozzo. 21. Busto di adulto sbarbato, con capelli ricci. È mancante nella punta del naso, e nella spalla sinistra, dove è un pezzo riportato in antico, alt. m. 0,53. 22. Busto conservatissimo di giovane pure senza barba, alto m. 0,42. 23. Altro busto di giovane con barba leggera e folta capigliatura, alto m. 0,35. È conservatissimo, non avendo ricevuto altra offesa che all'estremità delle orecchie, e recando una macchia sul naso, cagionata dall’ossido di ferro. 24. Busto di giovine imberbe di perfetta conservazione. La parte posteriore della testa è riportata in antico. Vi è pure di riporto un pezzo della spalla sinistra; alt. m.0,37. 25. Busto di uomo maturo, sbarbato, con capelli e viso che richiama alla mente il tipo dell'imperatore Traiano; alt. m. 0,40. 26. Busto di giovane robusto, imberbe; alt. m. 0,34. 27. Altro busto di giovane imberbe, offeso solo nella punta del naso; alt. m. 0,36. Questi sette busti (21-27) erano posti in cima ad altrettante erme di marmi colorati, come africano, portasanta, bigio, con fusti della misura media di m. 1,88 X 0,275 X 0,225, posati su di un zoccolo a guisa di base ornata di guscio, alta m. 0,18. Cinque di tali erme furono recuperate.
28. Un capitello di pilastro rettangolare intagliato e ben conservato; di lati m. 0,18 X 0,10. 29. Una piccola gradinata su lastra di marmo, grossa m. 0,05, come quelle usate per ornamento di fontane di giardini. 80. Due frammenti di capitelli ionici di differente diametro e di buon intaglio. 31. Un frammento della tondina o parte inferiore, di un capitello corinzio, intagliato a foglia di ulivo. 32. Doppio fiore spettante alla parte superiore di di un candelabro di pregevole intaglio. 38. Tronco frammentato rappresentante un albero di palma. 34. Frammento di pilastrino a sezione rettangolare, di squisito intaglio, con animali fiori e frutti, dello spessore di m. 0,08. 35. Capitellino di forma rettangolare, a rilievo centinato nei lati minori, di intaglio finissimo e bene conservato. 36. Basetta attica di rosso antico, alquanto deteriorata, del diametro di m. 0,32. Si raccolsero inoltre questi altri pezzi: 37, 88. Frammenti che appartengono alla parte superiore di un'ara fastigiata in peperino. 89: Lucerna fittile, annerita dall'uso, col noto bollo in rilievo: SAECVL. 40. Altra lucerna col sigillo pure assai noto, ed a lettere incavate: L MARMI. 41. Altra sul cui piatto è in rilievo Leda col cigno, e sotto il bollo di fabbrica, conosciuto per altri esemplari anche in altre parti d'Italia: L CAECILI. 42. Altra, semplice conservatissima, col bollo comune: L CRAE CSAE.43. Altra sotto cui vedesi rilevato il sigillo fatto con la sola lettera P. 41. Altra sulla quale è un Amore a cavallo di un delfino. A causa delle incrostazioni non è più visibile la marca di fabbrica. 45. Parecchie altre lucerne comuni, senza marca, o troppo deperite per poterne leggere le impronte delle figuline. 46. Fondo di piatto aretino, con bollo in orme di piede umano: Q CAS VE. 47. Manico frammentato di anfora con bollo: L AL. 48. Altro manico di anfora, in cui si legge a rilievo: LCK. 49. Altro simile, in cui risaltano le lettere: P Q A R. 50. Altro recante il bollo: R M Q. 51. Altro con la leggenda impressa: L AN ANA. 52. Altro ove apparisce la marca: COP. 53. Tre frammenti di antefisse fittili. 54. Fu poi raccolta una collana, ben conservata, composta di fili di oro legati a maglia, nei quali sono infilati alternativamente cilindretti prismatici di prasine, e perle; il tutto chiuso da fermaglio ad uncino. È lunga m. 0,35, e pesa grammi 8 1/2. 55. Si ebbero quindi pezzi di un cucchiaio e due specilli di bronzo. 56. Una moneta in bronzo di Augusto, ed altra di Antonino Pio. 57. Varî pezzi di fistula acquaria plumbea, nei quali ricorre la leggenda: HAGATO SERVVS FECIT. 58. Due aghi saccali; un cucchiaio e tre stili di osso.
D. Marchetti
Committenti e finanziatori
Stampe antiche