Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 12475
CronologiaGaio Cilnio Mecenate, amico e consigliere di Augusto, si occupa della bonifica della necropoli esquilina (probabilmente un colossale interro) per realizzare nell'area la sua villa suburbana (Horti Maecenatis).
A pochi passi dalla Porta Esquilina, divenuta poi arco onorario di Gallieno, scoprironsi pilastri e mura laterizie della tarda epoca imperiale, con buona parte del lastricato a poligoni di selce, ond’era pavimentato il Foro Esquilino dall’indicato arco al ninfeo di Alessandro Severo o castello dell'acqua Giulia. E poco lungi si ebbero pure nuovi indizi di quelle vetuste sepolture dette puticoli, intorno alle quali erasi lavorato con più felice successo nel 1875, altre essendosene del pari ritrovate vicino alla chiesa di s. Antonio abate, ove di fianco all’ospedale militare fu scoperta porzione di una colonna di granito bigio lunga circa 3 metri.
Giuseppe Fiorelli.
Al di sotto del cancello d’ingresso all'ex-convento di s. Eusebio, quasi dirimpetto ai così detti trofei di Mario, si rinvenne un pozzuolo scavato nel cappellaccio, entro cui erano caduti alquanti frammenti di titoli sepolcrali, con i due più interi che qui appresso trascrivo: 1. D M MARCIVS TRO PHIMIO CHA RITONI LIB B M F. 2. ...ET SV BERTI RIS...
Dallo stesso luogo provengono diciannove monete imperiali di bronzo e due tintinnabuli.
Giuseppe Fiorelli.
Negli sterri dell'ex-convento e dell'orto di S. Eusebio all'Esquilino, si sono incontrate alcune costruzioni laterizie d'incerto uso, fondate sul suolo vergine.
Circa un metro al di sotto delle medesime si rinvennero due delle solite casse di pietra gabina, rotte e riempite di terra compatta, in mezzo alla quale nella prima cassa furono raccolti sessantuno pezzi che ricompongono due vasi fittili, un ferro quasi a forma di daga rotto in tredici parti, due pezzi ugualmente di ferro circondati da fodero a fili di bronzo, un anello piccolo ed altro mezzano, cerchietti e fibule di bronzo.
Nell'altra cassa poi si trovarono centoquarantadue pezzi di tazze fittili, ed uno a smalto listato di varî colori, due anelli o armille, un frammento di fibula, e sei pezzi incerti di bronzo.
Nei lavori diretti dal Genio militare, per la costruzione della farmacia nella casa annessa alla chiesa stessa di s. Eusebio, si è trovata una epigrafe sepolcrale in lastra marmorea, alta met. 0,65, larga met. 0,35 a caratteri singolari, condotti però con una certa eleganza: D M AGATHANY GELO OCTAVI VERN RVFI VIXIT ANN V MENS XD XXII LEVCATES L L AEGIALE PARENTES FILIÓ KARISSIM
Fra le chiese di s. Eusebio e di s. Antonio furono raccolti alcuni resti di condotti di piombo, con la scritta ...CELADVSFEC..; e lungo la via Merulana si ebbe un pezzo di epistilio in marmo, impiegato ad uso di soglia, con le seguenti traccie d'iscrizione votiva ...voto SVSCEPTO SELEvCVs…
Giuseppe Fiorelli.
Nella escavazione dell’orto di s. Eusebio, sulla linea della via Napoleone III, furono trovati i seguenti monumenti. Nello strato vergine, numerose arche monolitiche di pietra vulcanica, contenenti ossami, vasi cotti al sole, fibule ed armille di bronzo, globuli di collana di argilla, pezzetti di pasta di color ceruleo, ed un manico di utensile in corno di cervo, lungo met. 0,39. Nello strato superiore, ove già fu la necropoli pagana, i titoli: ...IVS CELER | ...SVIS | liberTIS LIBERTABVS | POSTERISQC(rovesciata)L... | IDE VXORI | SVAE, ed i bolli circolari di mattone: C MARCI SEVERI; CN DOMITI CLEMENTIS; C - SATRINI; CELERS; EX FIGLINS MARC. Nello strato moderno, molte tracce di edificî cristiani con annesso sepolereto, pel quale eran serviti monumenti pagani. Sono notevoli: un frammento di puteale o di vaso, con rappresentanza della caccia di elefanti per mezzo di reti; un altorilievo di met. 0,90 x 0,57, con rappresentanza forse di Muse; una quantità straordinarie di basi e capitelli, parte di classica modanatura, parte dei secoli di mezzo; e questo titolo cemeteriale: MACARIVS HERESIO... | qVI VIXIT ANNIS XLV.... | VIVAS IN....
Giuseppe Fiorelli.
Negli sterri della zona espropriata dell'orto di s. Eusebio, sono stati scoperti nello strato di suolo vergine parecchi sarcofagi di peperino, contenenti fittili di manifattura etrusca, alcuni dei quali monocromi, altri a figure ed ornati di tipo arcaico, altri semplicemente graffiti; otto frammenti di impugnatura di una daga in ferro, intorno alla quale si avvolge un sottile filo a spirale; globuli di collana in argilla; fusaiuole; balsamarî di pasta vitrea; anellini e fibule in bronzo; ed alcuni pezzi di aes rude. Nello strato superiore delle terre sì scoprirono tracce di un cemeterio cristiano, i cui materiali spettano in gran parte all'epoca pagana.
Questi sono: a) Frammento di lastra marmorea di met. 0,25 x 0,25, con l'iscrizione: L VIBIO SINIROL... L VIRIVS PHILEM... AMICVS ET L VIBIVS EVTYCI... COLLIBERTVS HEREDES AMICO OPTIMO FECERVNT; b) Stele in travertino, larga met. 0,24: ...NIVS M L PHARAM ONOS; c) Parte infer. di lastra scorniciata: ... LIAA Vur... ... STOR DECVRIO SCH... ...GENTIBVS M CALATOR...; d) Frammento di lastra marmorea opistografa: 1) ....SEVER ET.... ....ONLAP SVA.... ....SACERDO .... ....VR GAIVS.... ....COLLEGIS... 2) ... AIA.... IANI SSVS ET Set CVM FILIO IOVISO 36W DOLECENI olo DOMI DI VETVSTATE TITVERVO; e) Molte basi, capitelli, tronchi di colonne, pezzi di cornici intagliate, basso- rilievi figurati in marmo e terracotta, quadri e rombi da pavimento, ed i bolli: OPDOLEXPRAVGNFIGFAOR CALVENTMAXIMAE (Ercole) RVFOETMATERNO COS EXPRSAMNGALLI (?) EXPRDOMLVCOPVSDOL OFFPEDVLVP ODEXPRDOMLVC...... ANTIIIIEVEROII COS
Rodolfo Lanciani.
Negli sterri per la sistemazione delle vie Merulana e dello Statuto sono state scoperte molte bocche di pozzi, forse funebri, rivestite di lastre di peperino nella parte che attraversa gli strati vergini, e di grandi cilindri di terracotta nella parte che attraversa il suolo di scarico. Gli uni e le altre hanno pedarole per facilitare la discesa nel pozzo. In questa zona furono raccolti alcuni oggetti votivi fittili, uno dei quali in forma di orecchio coll’epigrafe: C-SIIXTIO:V:S; un altro in forma di peso piramidale, col graffito: SII - X; unterzo con la rappresentanza di un fallo. In quest'istesso luogo si estrasse da un muro di fondamento un cippo, rotto in più parti, con l’iscrizione: VOLCANO SACRVM, quindici frammenti di lastra marmorea scorniciata, spettanti ad una sola iscrizione, uno dei quali conserva le sigle: ...RAVG... ...COS... un manico d'anfora col sigillo EMSVL; molti tegoli col bollo CHOSTILI; frammenti di tazze aretine, spilli, aghi crinali, utensili varî in bronzo, fregi fittili ecc.
Rodolfo Lanciani.
Sul lato orientale della via Carlo Alberto, incontro la chiesa di s. Vito, sono state scoperte altre casse di peperino inserite nel suolo vergine, contenenti vasellame italo-greco, due specchi di bronzo, ed alcuni orciuoli del genere che suol dirsi laziale.
Rodolfo Lanciani.
Presso la chiesa di s. Eusebio, costruendosi la fogna della via Napoleone III, furono scoperti alcuni sarcofagi di pietra arenaria, incassati nel suolo vergine, e contenenti vasi di manifattura laziale, fibule in bronzo, una delle quali di singolare artificio, e vari frantumi di vasellame etrusco. Quivi pure è stato scoperto il selciato di una strada anteaugustea, la quale dalla Porta Esquilina si dirige verso s. Bibiana, cioè ad un punto intermedio tra le Porte Tiburtina e Prenestina del recinto di Aureliano.
Rodolfo Lanciani.
Fra le chiese di s. Antonio e di s. Eusebio all'Esquilino, quasi di contro alla tribuna di s. Vito, cavandosi nell'interno di una cella sepolcrale di opera quadrata, e dell'epoca repubblicana, quell'istessa dalle cui pareti fu distaccato il dipinto creduto rappresentare una esecuzione capitale (ora al palazzo de’ Conservatori), furono discoperti nello strato vergine questi avanzi: cassa monolitica di peperino lunga met. 2,40, larga met. 0,95, con tracce di materie organiche bruciate, di ossami e di ossido di bronzo; schegge di tazze etrusche figurate, alcune delle quali disperse attorno e di fuori al sarcofago; coperchio di tomba per fanciullo, in terracotta finissima foggiato a. mezzo cilindro, di met. 0,80 di diametro, lungo met. 1,35 con quattro spiragli laterali.
Nello spazio fra le due tombe giacevano due scheletri, il primo di fanciullo, con la testa rivolta a tramontana, l'altro di adulto con la testa rivolta ad oriente.
Rodolfo Lanciani.
Nella via Merulana, sull'angolo dell'antica villa Caserta, sono stati scoperti sepolcri arcaici in forma di arche, contenenti vasellame di lavoro etrusco, arule in terracotta con rilievi rappresentanti Tetide che reca le armi ad Achille, ed alcuni frammenti delle consuete fibule di bronzo. Questi sepolcri sono notevoli, perchè si trovano nell'interno della città serviana, alla distanza di circa met. 120 dalle mura.
Dinanzi il portone del palazzo Field in via Merulana, è stato esplorato un pozzuolo quadrato, lungo e largo met. 1,50 profondo met. 2,10, scavato nel suolo vergine. Conteneva n. 23 pezzi di fregi fittili elegantissimi, che si ricompongono in n. 7 tavole; n. 23 pesi fittili, che si dicono da tessitore; un cilindro di argilla con scanalatura nel centro; 3 tazze di argilla bianca; 2 tazze di argilla colorata; un vaso grezzo di forma detta preistorica, e n. 7 fibule di bronzo.
Negli scavi di fondazione, che si eseguiscono sul lato occidentale della piazza Vittorio Emmanuele, continuano ad apparire sepolcri arcaici, scavati nel cappellaccio, rivestiti e coperti a capanna con pietre appena squadrate.
La ricca suppellettile funebre di queste tombe comprende: fibule di bronzo ornate di ambra, lame di spade con fodero di lamina di bronzo, punte di freccia in pietra, con l’asticciuola fasciata di filo di metallo, punte di aste in ferro, collane con globuli di argilla, e talvolta di ambra, vasellame formato a mano e rozzamente graffito.
La suppellettile di ciascun avello, è stata ed è diligentemente catalogata, descritta e ordinata nei magazzini del Museo Capitolino.
Rodolfo Lanciani
Nel lato occidentale della piazza Vittorio Emanuele, è stato ritrovato uno dei consueti vetustissimi sepolcri, con le sponde e con la copertura di pietre grezze, incassato nel terreno vergine alla profondità di m. 3,50 incirca, sotto l'antica piano.
Conteneva uno scheletro, il cranio del quale è perfettamente conservato ad eccezione della mascella inferiore; un elegantissimo unguentario in forma di anforetta, di vetro variegato a tinta gialla ed azzurra, alto mill. 90; uno specchio di metallo con ornati graffiti; un'ansa di vaso di bronzo; una lucerna di terracotta, baccellata, con vernice nera iridata, e col foro centrale protetto da un coperchietto a battente; un'anforetta a due anse, baccellata, a vernice nera iridata; una piccola coppa, di uguale materia, con suo coperchio.
La scoperta, importante sotto ogni aspetto, sarà prossimamente illustrata dal cav. M. S. de Rossi.
Rodolfo Lanciani.
Nell'isolato che forma angolo tra la piazza Vittorio Emmanuele e la via Napoleone III, è stato scoperto un gruppo di tombe arcaiche, importante per la varietà di questi avelli: Tomba a capanna, composta di tre lastroni per parte; Tomba rettangola scavata nel terreno vergine, con un lastrone solo per copertura; Tomba rettangola, con le pareti e col fondo rivestiti di lastroni; Sarcofago o cassa d’un solo pezzo di pietra tufacea, coperta con lastrone. Una sola tomba conteneva frantumi di bronzo: le altre erano vuote.
Rodolfo Lanciani.
Presso la tribuna della chiesa di S. Eusebio, sono stati ritrovati alcuni cinerarî di terra cotta, collocati nel suolo vergine, in forma di semplici olle, alte met. 0,32. Uno di essi conteneva un cilindro di piombo, col coperchio saldato. Dentro il cilindro sono state ritrovate ossa combuste, ed un anellino d’oro.
Rodolfo Lanciani.
Nell'isola, posta fra la piazza Vittorio Emanuele e le vie Carlo Alberto e dello Statuto, è stato ritrovato nel suolo vergine un cassettone di terra cotta quadrato, alto m. 0,90, largo m. 0,55, e formato di due soli pezzi che si commettono a battente. La fronte del cassettone è ornata alla maniera etrusca, con una greca bellissima a color nero e rosso in campo giallastro. È il quarto sepolcro di questo tipo (benchè di misura e di forma diverse), ritrovato nell’arcaico sepolereto dell'Esquilino.
Nel lato est dell’istessa piazza Vittorio Emanuele, entro una tomba a capanna assai profonda, sono stati scoperti due lekythoi elegantissimi a ornati rossastri sul fondo d'argilla, un'anfora con ornato di squame, e alcuni globuli di collana d'argilla.
Rodolfo Lanciani.
Sulla via Napoleone III, è stata scoperta un'arca di pietra gabina, con coperchio a piovente e con piedi, simile alle più semplici urne etrusche usate nei sepolcri a cremazione nel territorio di Perugia, di Chiusi e di Volterra. Vi si trovò dentro un pugno di ceneri e di ossami bruciati.
Nel punto dove la via Napoleone III sbocca sulla piazza Vittorio Emanuele, presso la chiesa di S. Eusebio, alla profondità di 3 metri è stata scoperta porzione di una antica area o piazza, lastricata con tavoloni di travertino bene squadrati e bene commessi. La superficie scavata misura m. 7,00 X 5,00. Si ha memoria in questi luoghi di una area Marianorum Monumentorum.
Ho fatto cenno in una delle relazioni antecedenti, della scoperta di alcune olle cinerarie di terracotta, collocate nel nudo terreno, ossia nel vivo degli strati vergini, presso la chiesa di s. Eusebio. Una delle olle (che sono alte 30 cent. e chiuse da coperchio) conteneva ossa combuste: una seconda conteneva scheggie di ossa e ceneri, rinchiuse in una teca di piombo.
Il contenuto di una terza è più importante. Nella teca di piombo posta nell’olla, oltre agli ossami, è stato ritrovato un cerchiellino d’oro, di 4 mill. di spessezza, ed un ramoscello di bronzo a foglie d'ulivo, con globuli dorati che rappresentano le bacche.
Questa singolare specie di. cinerarî, così stranamente confitta nel suolo vergine, costituisce un tipo affatto nuovo pel sepolcreto esquilino.
Rodolfo Lanciani.
Presso la piazza Vittorio Emmanuele sono venuti in luce i seguenti oggetti: busto muliebre acefalo di buona fattura; tre arule fittili, proprie dell'arcaico sepolcreto dell'Esquilino, con rilievi di maschere sceniche e di Geni alati; alcuni rocchi di colonna di breccia d'Egitto.
Rodolfo Lanciani.
In via dello Statuto, presso S. Martino ai Monti, sono state scoperte talune tombe arcaiche, piene di vasellame italo-greco, monocromo nella maggior parte dei casi. Due balsamarì elegantissimi hanno zone di animali in corsa, rossi in campo giallo.
In vari punti del quartiere sono stati ritrovati frammenti epigrafici.
Sui confini fra la quarta e la quinta regione, tra la via Merulana e la chiesa di S. Martino ai Monti, sterrandosi per il prolungamento della via dello Statuto, è stato scoperto un sepolcro arcaico (intramuraneo) formato da lastroni di cappellaccio.
Conteneva una bella e ricca serie di vasellame fittile di rozza maniera, e due oggetti di bronzo, i frammenti dei quali si stanno ora ricomponendo. Sembra che si tratti di un elmo liscio, e di uno scudo lavorato a sbalzo. Vi sono altri frammenti di ferro, la natura dei quali non è stata per anco riconosciuta.
Spurgandosi uno speco di cloaca presso questo sepolcro, sono stati trovati nel fango alcuni globuli di collana di pasta, altra volta dorata, ed un elegante anello d'oro, assai ben conservato. È composto di un cerchiellino' piegato a semicerchio. con la concavitìi rivolta all'esteruo. Sulla coucavità è saldata una reticella di iilo d'oro, a maglio abbastanza larghe.
Rodolfo Lanciani.
Costruendosi la fogna lungo la via dello Statuto, nel tratto compreso fra la via Merulana e la chiesa di s. Martino ai Monti, sono stati messi in luce tre sepolcri arcaici, incassati nel suolo vergine, con le sponde e la copertura composte di informi scaglioni di cappellaccio cinereo.
Il primo avello conteneva, oltre a poche traccie d’ossami, una grossa fibula di bronzo con tre anelli infilati nell’ardiglione; una tazza ad un manico ed un cerchiellino di rame, rotto in tre pezzi. Il secondo aveva tre vasi rozzi, ed un cerchiellino. Il terzo una fibula, un vaso ad un manico, ed un altro a due.
Non molto lontano dal gruppo descritto, e sempre nello strato vergine, sono state ritrovate due olle a due anse, alte m. 0,40, contenenti ossicini di fanciulli, e minuti frammenti di metallo. La bocca di una di queste olle era coperta con una tazza rovesciata.
Rodolfo Lanciani.
Fra la via Merulana e la chiesa di S. Martino, nel costruire una piccola fogna sotto il marciapiedi della via dello Statuto, sono stati rimessi all'aperto due sepolcri arcaici, scavati nel suolo vergine e coperti con massi informi di tufo.
Il primo conteneva due vasi del noto tipo laziale, e pochi frammenti del cadavere incombusto dispersi fra la terra; nell'altro furono raccolti tre vasi del medesimo tipo, due de'quali con ornati lineari a graffito, il terzo con cordoni rilevati sul corpo.
Si recuperarono pure una fibula di bronzo, mancante dell'ardiglione, due anelli in bronzo, ed un verticchio in terracotta.
Queste tombe appartengono al gruppo di sepolcri vetustissimi, che già tornarono pe in luce in altre parti della stessa regione, e de'quali fu dato un cenno nelle Notizie 1885, p. 17; 1886, p. 122 e 270.
Proseguendosi gli sterri per la piccola fogna in via dello Statuto, si è trovata un'altra simile tomba, contenente l'intiero scheletro; quattro rozzi vasi di tipo laziale,
uno dei quali con ansa lunata; un verticchio; due globetti ed un grande anello di terracotta; inoltre una fibula ed un anello di bronzo. Immediatamente a contatto dei pezzi di tufo, che proteggevano il sepolcro, si è rinvenuto un grande vaso fittile
(alto m. 0,56, diam. alla bocca m. 0,40), collocato nel sito corrispondente al fianco destro del morto.
In via di s. Martino, abbassandosi il piano della strada lungo il lato orientale della chiesa, è tornata all'aperto una tomba dello stesso periodo arcaico; ma talmente devastata, che se ne sono estratti soltanto due vasi frammentati d'argilla, con costolature orizzontali e verticali.
Presso l'angolo nord-est della chiesa di S. Martino, alla profondità di m. 1,10, è tornata in luce una delle solite tombe dell’arcaico sepolereto esquilino, interamente disfatta.
Con diligenti indagini si è riconosciuto, che la testa del cadavere era volta: ad oriente, ed aveva dalla parte destra un vaso del consueto tipo dei buccheri laziali, con ansa verso il centro, corpo largo, e collo molto allungato in forma quasi conica. Parecchi pezzi di fibule e cerchietti in bronzo, erano al posto delle spalle e del collo. Ai piedi si trovò una piccola tazza, con ansa terminata a mezza luna; e. sparsi in varie parti della tomba erano numerosi frammenti di altre tazze e vasi fittili, alcuni dei quali decorati con graffiti lineari.
Un oggetto singolare rinvenuto fra la terra è un utensile frammentato, in terracotta, del quale si riconnettono insieme tre pezzi. Ognuno di essi è formato da una figura, corrispondente a due coni uniti alla base; ed ha un piccolo piede di sostegno. Cotesti pezzi però sono vuoti nell'interno, e contengono un globetto, probabilmente anch esso fittile, il quale gira liberamente a modo di sonaglio.
Nella piazza Vittorio Emanuele, muovendosi il terreno per i lavori del pubblico giardino, si sono trovate alcune delle antichissime tombe, che più volte s'incontrarono nella medesima zona dell’Esquilino. Consistono in arche di peperino o di tufo, contenenti avanzi dello scheletro e della suppellettile funebre con esso deposta. Quelle recentemente incontrate erano talmente sconvolte e danneggiate, che appena sì sono potuti recuperare pochi frammenti in bronzo, alcuni dei quali sembrano appartenere ad un piede di tripode o candelabro, e qualche arula fittile, che è propria e caratteristica di cotesti arcaici sepolcri esquilini.
Verso l'angolo ad est della piazza medesima, gli sterri hanno fatto tornare all'aperto vari ruderi d'un’antica casa privata, parte della quale fu totalmente consunta dal fuoco; siccome attesta uno strato di ceneri e carboni, spesso m. 0,35 ed esteso per un considerevole tratto. Qualche piccolo avanzo di scultura in marmo e pochi frammanti di oggetti in bronzo, sono stati recuperati rimescolando i predetti avanzi dell'antica combustione.
Continuandosi l’escavazione si è trovata una singolare cassetta aquaria, con parte dei tubi di piombo, che ad essa facevano capo. Si compone di un recipiente quadrato di bronzo, il quale nel fondo e per la metà di due lati è coperto da un lastrone di piombo, piegato a semicerchio. Sono stati pure trovati due altri pezzi di condottura, che portano scritta la medesima leggenda di quello raccolto nel mese scorso (v. Motrzze 1887, pag. 535):
TI CLAVDI CAES AVG GER
Nel sito stesso si è ritrovato un vasetto di bronzo, rotto in 19 pezzi, che però si è potuto ricommettere quasi intieramente. È alto m. 0,213, con manico piano alquanto rilevato nel mezzo, il quale si unisce alla bocca del vaso con larga foglia, ed al ventre con un piccolo mascherone.
Negli sterri che si vanno facendo in piazza Vittorio Emmanuele, e propriamente nella zona compresa tra le vie Ricasoli e Lamarmora, sono comparsi altri ruderi di fabbriche medievali, già da antico distrutte. In mezzo a tali avanzi si sono recuperate due caldaie di rame, ambedue col fondo distaccato e schiacciato in vari punti. La prima ha un diametro di m. 0,31, ed è alta m. 0,13; l’altra ha m. 0,29 di diametro, con l'altezza di m. 0,12. Si è rinvenuto altresì un vasetto di bronzo, alto m. 0,18, col diametro, al corpo, di m. 0,10; il quale ha una sola ansa, terminata alle due estremità da piccole foglie. Cotesto manico si è trovato staccato, ed una delle foglie è mancante.
Dalle medesime escavazioni sono tornati in luce, altri tre piccoli vasi di bronzo, mancanti in parte e schiacciati, dell'altezza media di m. 0,15. Si è pure recuperata la base di un candelabro di ferro, a tre piedi, con parte dell’asta cilindrica in ferro vuoto.
Proseguendosi gli sterri, è stata messa all'aperto un'arca in peperino, alta m. 0,64, lunga 0,92, larga m. 0,70, quasi addossata ad un muro formato di massi rettangoli, parimenti di peperino. Il coperchio, a doppia pendenza, era infranto in molti pezzi. Nell'interno, si trovò deposta una simile arca di marmo bianco, con coperchio a tetto, ornato di antefisse. È alta m. 0,35, lunga 0,60, larga m. 0,38.
Il sepolcro era stato frugato da antico, siccome lo indica il coperchio ridotto in frantumi, e lo conferma la mancanza di qualsiasi oggetto di suppellettile funebre.
A piccola distanza dal medesimo luogo si rinvenne, alla profondità di circa m. 1,50, una delle solite tombe tufacee dell'arcaico sepolcreto esquilino, totalmente sconvolta e disfatta. Essa doveva contenere una suppellettile assai ricca e svariata; giacchè si raccolsero moltissimi frantumi di vasi in terracotta, tanto semplici che ornati con colori; pezzi. di vasi di bucchero laziale; anse di vasi fittili, terminate a testa di pantera; frammenti di oggetti in bronzo; due piccole spirali di filo d'oro (lunghe ciascuna m. 0,35); quattro scarabei di pasta vitrea, con geroglifici egiziani.
Nei lavori della stessa piazza, si è recuperato un frammento di lastra marmorea, con l'iscrizione: VS ET ANTONINA | ...PERTABVSQVE | ...E EORVM
Presso l'abside della chiesa di s. Martino ai Monti costruendosi una piccola chiavica, si è trovata una basetta marmorea, alta m. 0,60 X 0,21 X 0,12, sulla quale si legge la seguente epigrafe, assai consunta per lungo attrito.
Nello stesso luogo si rinvenne, fra la terra, uno scheletro, avente sul teschio un frammento di pettine a doppia fila di denti. Fu pure raccolto un grande peso ovale di marmo, con la leggenda: HAYC C CL. Le quali sigle indicano il proprietario ed utente del peso: C(azus) Ciaudius...) Hyac(inthus).
Giuseppe Gatti
Cavandosi il terreno a nord della chiesa di s. Martino, alla profondità di m. 1,10 e sotto il suolo vergine, sono stati raccolti due pezzi di spirali, formate da filo di rame, ed un frammento in ferro, che sembra parte di lancia. Ambedue questi oggetti appartengono all’età primitiva; e forse facevano parte della funebre suppellettile dell’arcaico sepolereto, che quivi ampiamente si distendeva.
Giuseppe Gatti.
Presso la chiesa di s. Vito, nel fondare un nuovo casamento, si sono rinvenute, alla profondità di m. 18 dal piano stradale, tre delle antichissime arule funebri in terracotta, che frequenti si ritrovarono in questa regione negli anni decorsi. Due sono lunghe m. 0,12, alte 0,12, profonde 0,09, e portano scolpito un toro alato, che ha in groppa una figura muliebre nuda: la terza è mancante di tutta la parte superiore.
Giuseppe Gatti
Ad occidente della piazza Vittorio Emanuele, scavandosi per una fogna presso lo sbocco della via Principe Eugenio, è stata scoperta una delle solite tombe dell'antichissima necropoli esquilina
Costruendosi un piccolo muro a fianco del palazzo Brancaccio, sull'angolo delle vie Lanza e Sette Sale, si è scoperta, a pochi centimetri di profondità sotto il piano «stradale, una delle solite tombe dell'arcaica necropoli Esquilina, cavata nel terreno vergine e circondata di pietre. La tomba però era tutta sconvolta ed interrata.
Fra le terre in essa accumulate si raccolsero parecchi minuti frammenti di vasi, un verticchio, ed una tazza ad un manico, della solita argilla nerastra detta bucchero laziale. Questa tazza è alta m. 0,06, ed ha alcune prominenze nella massima espansione del ventre, la quale è di m. 0,11.
Fu raccolta inoltre una grossa fibula in bronzo, rotta e mancante di alcuni pezzi, con tre anelli piani infilati.
Giuseppe Gatti.
Nella villa Brancaccio, posta fra la via Merulana e la via delle Sette sale, facendosi alcuni movimenti di terra, sono avvenute scoperte di antichità riferibili all'antichissima necropoli esquilina, intorno alle quali il ch. sig. Giovanni Pinza, per incarico avutone dal proprietario della villa duca D. Marcantonio Bran- caccio, ha mandato la relazione che segue. Nell'interesse delle coltivazioni esistenti nel giardino attiguo alla parte più antica del palazzo Brancaccio, essendo stata quivi aperta una fossa si notò sino alla profondità di m. 4,50 un terreno di scarico ricco di cocci romani ed un muro di rozza fattura e di epoca tarda, normale alla fronte del palazzo verso la villa, muro fondato in un incavo praticato nel sottostante terreno vergine.
A poca distanza da questo muro si ritrovò una buca incavata pur essa nel vergine e profonda circa m. 1. Nel fondo giaceva un grosso vaso ovoidale munito originariamente di due anse orizzontali ad anello, rotte e mancanti; questo vaso giaceva su di un fianco, era calzato all'intorno con pezzi di cappellaccio giallastro e chiuso alla bocca con un recipiente a calice, il cui piede penetrava entro il vaso stesso, mentre le pareti aderivano alla sua bocca. Il calice è fatto a mano, ma il vaso più grande fu eseguito al tornio e fu cotto a fuoco libero in alcuni punti infatti la frattura rivela una cottura quasi completa, in altri invece è appena superficiale.
Questo vaso era ripieno di terra di infiltrazione, in mezzo alla quale ho raccolto lo scheletro di un bambino quivi umato. A nord-est di questa buca e a m. 1,30 di distanza, si rinvenne una grande tomba a fossa, identica a quelle ritrovate nel 1884-85 nell'adiacente via Giovanni Lanza. La forma dell'incavo non si potè esaminare direttamente nel taglio delle terre, essendo quelle di riempimento col tempo e con la pressione subìta dall'alto identiche ed ugualmente compatte al terreno vergine in cui la fossa stessa era stata incavata. La sua forma rettangolare si dedusse però dai pezzi di cappellaccio cinereo che originariamente costituivano i fianchi e la volta, i quali si ritrovarono accumulati al disopra della deposizione in uno spazio appunto rettangolare di m. 1,20 X 2.50, che indica con precisione la pianta della fossa il cui fondo si rinvenne a m. 1,80 dalla superficie del terreno vergine.
anto ad una estremità della fossa, verso nord-est, questi pezzi di cappellaccio | costituivano ancora una rozza volta ad aggetto al di sopra del fondo dell'incavo; altrove la volta era crollata ed i cappellacci schiacciavano la terra infiltrata originariamente sotto la volta e giacevano confusamente ammassati. Ma i pezzi disposti intorno ai fianchi del sepolcro posavano a circa m. 0,12 al disopra del fondo della fossa, onde appariva evidente che scavata questa sino a m. 1,68 all'incirca di profondità, si incavò | ‘maggiormente il tratto centrale destinato a contenere la deposizione, lasciando all'intorno nel terreno vergine una risega, sulla quale si disposero i pezzi di cappellaccio destinati a sostenere la rozza volta ad aggetto.
Tolti i cappellacci ho scavato colle mie mani il terreno sottoposto; nel tratto i Verso sud-ovest grattando leggermente il tenue strato di terre accumulate sul fondo, DE ho ritrovato i resti delle ossa lunghe del braccio destro disposte parallelamente al lato lungo della fossa, cioè da sud-ovest a nord-est, ed una parte della clavicola. Questi avanzi umani disorganizzati e schiacciati dal peso sovrapposto erano ridotti ad uno straterello dello spessore di circa un millimetro e si presentavano sotto l'aspetto di un tessuto spugnoso color tabacco chiaro, che al minimo contatto si riduceva in po polvere. Non potei osservare altre tracce dello scheletro e soltanto verso la estremità nord-est dell’incavo rinvenni una falange del piede in discreto stato di conservazione, dovuto al fatto che quivi la volta di cappellaccio era conservata per un piccolo tratto mi è la deposizione perciò non ne era rimasta schiacciata.
Vicino alle ossa si notò ovunque uno straterello di terriccio nero dovuto alla _ decomposizione dei tessuti, ed ovunque fu possibile osservare le tracce sia di questo terriccio nero, sia delle ossa, notai che queste giacevano direttamente sul terreno vergine, cioè sul fondo dell’incavo sepolcrale, il quale saliva leggermente, quasi capezzale, nella estremità sud-ovest occupata dal capo.
Poprio sulla clavicola si rinvenne una grande fibula in bronzo ad arco ingrosA sato, come quella da me riprodotta nel Bu//ettino della Commissione archeologica comunale del 1898 alla tav. IX, fig. 1, ma priva di anelli e fortemente ossidata ; lo spillo poi, rotto in più pezzi, non si potè ricuperare intero. Vicino alla fibula insieme a frammenti informi di bronzo ossidato si ritrovò una fuseruola di terracotta wi equirdi alquanto più verso i piedi, ma sempre sulla linea segnata dai resti delle ossa del braccio destro, un cerchiellino di bronzo o di rame. Ai piedi sotto la volta DE dei cappellacci che quivi aveva resistito ed in mezzo ad un ammasso di terra filtrata sd dall'alto, fra la quale in specie vicino alla deposizione si notarono abbondanti avanzi di sostanze organiche ridotte allo stato di terriccio nero, si rinvenne il vasellame di corredo ripieno pur esso di terra, la quale aveva mantenuto al loro posto i pezzi screpolati dei vasi, i quali pertanto al momento della scoperta conservavano intatte le loro forme e si ruppero soltanto nell'atto di distaccarli dal loro posto, e ciò malgrado le infinite cure poste in questa operazione. Lo scavo di questo gruppo essendo proceduto dalla destra, rispetto al cadavere, verso la sinistra, descriverò gli oggetti nell'ordine in cui si rinvennero.
Primo ad apparire fu un vasetto ad immediato contatto coi cappellacci, rotto anticamente, che non è stato ancora ricostruito, non posso quindi descriverne le forme poi si ritrovò un grosso vaso, entro al quale giaceva una tazzetta con ansa a ponticello ornato alla sommità con due cornetti. Verso l'estremità della fossa e più in alto, si ritrovarono l'uno vicino all' altro deposti di fianco due vasetti: appresso al vaso grande già descritto se ne trovò infine un altro. Tutti questi vasi, come del resto quelli della necropoli preistorica esquilina, sono eseguiti a mano con terriccio argilloso impuro, mal cotto e di aspetto nerastro; soltanto i due tegamini sono meglio cotti ed il colore tende al rosso.
Benchè il principe don Carlo ed il duca don Marcantonio Brancaccio con una liberalità veramente degna di encomio abbiano messo a mia disposizione i mezzi necessarî per trarre il maggior profitto scientifico da questa scoperta casuale, le condizioni del luogo non permisero di seguire un metodo regolare di scavo. Non potendosi aprir la tomba dall'alto, dovetti far scavare una galleria lungo il fianco destro della fossa, e da questa galleria feci togliere al disopra della deposizione i pezzi di cappellaccio che la schiacciavano, aprendo così sopra di essa una larga nicchia che rese possibili ed anzi facili le osservazioni su esposte ed il ricupero del materiale.
I massi di cappellaccio però erano talmente cementati dalla terra argillosa che si era insinuata tra di essi, che fu necessario l'uso della caravina per rimuoverli: ed avvenne che nell' estrarre al di sopra del gruppo dei vasi grossi blocchi di cappellaccio, ritrovai fra le terre cadute insieme a questi ultimi un pezzo di un elegante vasetto protocorinzio con ornati geometrici; ma benchè le terre estratte dalla galleria fossero accuratamente vagliate alla superficie del suolo, non fu possibile ricuperare gli altri pezzi, onde la forma del vaso è del tutto incerta.
Inoltre si intravide la esistenza del sepolcro, solo quando alcuni colpi di caravina già avevano intaccato i cappellacci che guarnivano la fossa nel lato corto corrispondente alla testa del cadavere, ed in specie nell'angolo verso il lato destro della fossa. Nelle terre estratte da quello scavo vagliate alla superficie si rinvenne un rocchetto (cilindro a doppia capocchia) in terracotta con foro trasversale, ed un disco di osso forato nel mezzo, evidente avanzo di una fibula ad arco rivestito appunto con quella materia. Lo scavo procedeva allora in pieno terreno vergine; gli oggetti in questione debbono quindi provenire o da questa fossa sepolcrale, o dalla tomba del bambino che era stata già scoperta ed esplorata.
Ma quest'ultimo sepolcro è stato scavato alla mia presenza ed è da escludersi con certezza che da esso provengano gli oggetti in questione, sia perchè non si ritrovarono nelle terre infiltrate entro il vaso che conteneva la deposizione, sia perchè è impossibile che facesse parte dei corredi di un bambino una fibula così grande come è quella cui accenna il disco di osso sopra descritto. Questi oggetti adunque provengono dal grande sepolcro a fossa, e dovevano giacere all'angolo tra la testa e la spalla destra del cadavere, unica parte del sepolcro sino allora intaccata; e del resto corrispondono benissimo cronologicamente all' altro materiale, che io con ogni cautela ho raccolto nel sepolcro medesimo.
Per l'assieme del materiale questa tomba trova perfetti riscontri in quello delle altre sepolture della necropoli esquilina che da qualche tempo sto studiando e come queste spetta al secondo periodo laziale, che corrisponde alla fase più recente del periodo di influenze ionico-fenicie. Questo ritrovamento è poi importante poichè dimostra all'evidenza che la necropoli rinvenuta tra S. Martino e via Merulana si estendeva entro l'attuale Villa Brancaccio; onde è certo che altre tombe inesplorate giacciono sia nella via delle Sette Sale, sia nel terreno interposto tra questa e la Villa Brancaccio.
Nel chiudere questa relazione ringrazio in nome della scienza che coltivo il principe don Carlo ed il duca don Marcantonio Brancaccio per le cure intelligenti rivolte ad assicurare alla scienza i risultati di queste nuove ed importanti scoperte e per la fiducia in me riposta; e termino esprimendo il voto, che dal Comune di Roma sia esplorato quel piccolo tratto di terreno che è interposto tra la Villa Brancaccio e la via delle Sette Sale, dove si celano certamente delle tombe preistoriche, le quali potrebbero non solo accrescere considerevolmente le raccolte preistoriche del Museo capitolino, ma aumentare anche il valore del materiale ivi già conservato e proveniente appunto da questa parte della necropoli esquilina, che, a giudizio di molti, non fu scavata con quelle cautele e con quei metodi che sono richiesti dai moderni intendimenti della scienza.
Continuandosi i lavori di sterro per l'apertura della via Mecenate dicontro alla villa Brancaccio, è tornato in luce, a quattro metri sopra il nuoyo piano stradale, un tratto di antico muro formato con massi squadrati di cappellaccio. Se ne conservava un solo filare, per la lunghezza di circa otto metri.
Presso il luogo medesimo, e alla stessa altezza, si trovò un antico sepolero formato con lastre di pietra albana irregolarmente tagliate, ed avente, come sembra, una forma quasi trapezoidale.
Questa tomba era totalmente devastata; ed in essa, fra terra di scarico e rottami di ogni specie, si rinvennero quattro piccole olle di terracotta rossastra.
Furono pure recuperate nello sterro due antichissime are in peperino, mancanti della metà superiore, simili nella forma, ma di dimensioni minori, a quella trovata nel 1876 presso l'aggere Serviano, che porta la dedicazione a Vermino.
Giuseppe Gatti.
DescrizioneLa sua frequentazione risale dalla seconda metà dell'VIII secolo a.C. (cessazione d'uso della necropoli del Foro), fino alla seconda metà del I secolo a.C. e si concluse con la bonifica del sito tra il 42 ed il 38 a.C. (probabilmente un colossale interro) da parte di Gaio Cilnio Mecenate.
Stampe antiche