Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 12483
CronologiaProseguiti gli sterri, che S. E. il ministro della pubblica istruzione prof. Guido Baccelli ha ordinato nell'area adiacente all'Anfiteatro Flavio, sono stati rimessi in luce, a nord dell'anfiteatro, gli avanzi di un grandioso porticato.
Consistono in una serie di pilastri, di buona opera laterizia, decorati da mezze colonne della medesima struttura, i quali in origine erano collegati da arcuazioni, le cui imposte a più filari sporgenti di laterizio sono tuttora conservate in alcune parti. I pilastri fino ad ora scoperti sono sei, e trovansi sopra una linea parallela all'asse maggiore dell'anfiteatro.
Il primo di essi, a sinistra, corrisponde all'ingresso settentrionale dell'anfiteatro medesimo, dal quale dista m. 29,50, ossia 100 piedi romani: fra un pilastro e l’altro si ha la distanza media di m. 4,30. La loro base, che poggia sopra un grande blocco rettangolare di travertino, trovasi alla profondità di circa m. 4 sotto il moderno piano stradale.
Lungo la fronte del portico è stato scoperto il pavimento selciato dell'antica strada, che correva fra questo monumento e l’anfiteatro; e dal lato opposto, cioè sulla pendice dell'Oppio, sono stati rimessi a luce resti di un muro, parallelo alla linea dei pilastri e distante da questi m. 7,10.
Tale antico porticato, che si manifesta come avancorpo di un vasto edificio e la cui costruzione conviene agli ultimi decennii del primo secolo, con ogni probabilità è da attribuire alla fronte delle terme, che dopo la dedicazione dell'anfiteatro furono da Tito iuxta celeriter eatruetae. Ed è da notare, che le proporzioni architettoniche del porticato ora scoperto presentano grandissima analogia con quelle dell'anfiteatro medesimo; poichè il diametro delle semicolonne decorative, la luce delle arcate, l’altezza delle loro cornici d'imposta hanno misure quasi del tutto identiche a quelle dell'ordine inferiore dell'anfiteatro.
Fra i disegni del Palladio, editi nella sua opera sulle Terme dei Romani (tav. V: cfr. Cameron, tav. X) si trova delineato questo portico con dieci pilastri, ed è appunto riferito alle terme di Tito, che egli erroneamente appella di Vespasiano. Dietro ad esso è disegnata un'ampia scalea che raggiunge la sommità della collina, ove le terme di Tito debbono essere collocate indipendentemente da quelle che poi edificò Traiano estendendole sull’Esquilino.
In età posteriore il descritto portico fu in parte consolidato edin parte trasformato ed adattato ad altri usi, siccome apparisce dai muri costruiti attorno ai pilastri e alle semicolonne, ed anche trasversalmente, nella larghezza del portico stesso. Cotesti muri sono coperti di grosso intonaco, dipinto con imitazione di marmi colorati; e possono riferirsi alla fine del secolo quarto od al quinto.
In occasione di questi posteriori lavori fu pure rialzato l'antico livello, che prima era allo stesso piano dell'anfiteatro; e sul nuovo pavimento si è rinvenuto un canale marmoreo, per lo scolo delle acque, che in un punto ha direzione parallela, ed in un altro ha direzione normale alla linea frontale del portico. In questo luogo è stato raccolto un gruppo di 315 piccole monete di bronzo, quasi tutte bruciate ed irriconoscibili: spettano però alla seconda metà del quarto secolo, od al principio del quinto.
Nei lavori di sterro sono stati recuperati i seguenti oggetti: Quattro piccoli pezzi di colonna di porfido verde. Due pezzi di colonna scanalata di giallo. Un frammento di colonna in nortasanta, con baccellature spirali. Un rocchio di colonna, in verde antico, alto m. 0,28, col diametro di m. 0,18. Testa di fanciullo, in marmo alabastrino, ornata di serto e ben conservata, ad eccezione del naso. Frammento di busto marmoreo panneggiato, con pieduccio: la testa, che manca, era riportata. Grosso lastrone di m. 0,34 X 0,28, sul quale è rozzamente scolpita, di bassorilievo, una figura virile in piedi, che con le mani stringe le pieghe del manto sul petto, e presso il piede destro ha un rotolo di volumi. Bicchiere di vetro, con orlo alquanto sporgente e fondo più stretto: alt. 0,082, diam. alla bocca m. 0,072. Due frammenti di lastre marmoree, che conservano questi resti d’iscrizioni sepolcrali: L CALT; CVNTCT... NTIVM... ICI... Si rinvennero pure otto pezzi di mattoni con bolli di fabbrica, tutti noti e rispondenti a quelli editi nel C.I.L. XV, n. 211, 4086, 416, 5852, 635c, 865, 1007, 10154.
Giuseppe Gatti.
Sono stati continuati gli sterri, sulla pendice dell'Oppio, per compiere l'isolamento dell'Anfiteatro Flavio in tutto il lato rivolto a tramontana.
Oltre i sei pilastri laterizi decorati di semicolonne, che appartengono alla fronte di un portico monumentale e di cui è stata già riferita la scoperta (cfr. Notizie 1895 p. 101), ne è stato rimesso in luce un altro simile, sulla destra del porticato medesimo, come vedasi nella pianta che qui si aggiunge (fig. 1, lett. A).
Il primo e l'ultimo però, che non sono sulla stessa linea degli altri, ma sporgono alquanto più in fuori, sì trovano alla distanza di m. 10 dal più prossimo, mentre i cinque intermedii distano fra loro soltanto m. 4,30.
Costruzioni posteriori trasformarono l’antico portico. Furono addossati all'opera primitiva nuovi pilastri laterizi, e se ne fabbricarono dei corrispondenti alla distanza media di m. 7,25, occupando così la via pubblica con una specie di galleria, probabilmente coperta da volta. Questi nuovi ordini di pilastri non furono addossati a tutti i preesistenti, ma ad uno si, all’altro no, come si vede nella figura qui aggiunta la quale rappresenta tutta l’area fino ad ora sterrata. Nel punto C sono indicati i cippi terminali de’ quali fu detto (Notizie 1895, p. 101).
Parecchi dei tegoloni adoperati per questi sepolcri portano impresso il bollo di fabbrica. Su nove di essi si ha il bollo di Teodorico (C.I.L. XV, 1665 5): REC DNTHEIDE RICO BONO ROME. Gli altri riproducono sigilli dei secoli anteriori; e sono quelli editi nel vol. XV del C.I.L. n. 5b, 134, 163, 164, 176, 192, 195, 205, 279, 313, 371a, 377a, 419, 433, 451, 602, 626, 694, 696, 822, 862, 1008, 10164, 1083a, 1478, 1569a, 1581a. Sopra un tegolone vedesi due volte il bollo, in forma di piede, impresso con sigillo di bronzo lungo mm. 43: VN ROC nel quale è da leggere: il nome: (I)unii Rog(ati).
Nel sito medesimo, e precisamente alla distanza di m. 21,50 dalla colonna posta fra le arcate XXVII e XXVIII del Colosseo nella fondazione di un muro formata con rottami d'ogni specie, si è trovato un masso rettangolare di travertino, alto m. 1,07, largo m. 0,64, grosso m. 0,32, coperto di stucco con pittura cristiana.
Vi sono rappresentati due santi in piedi con nimbo circolare attorno al capo, vestiti di lunga tunica listata, adorna di croci equilatere, e coperti di pallio. La figura a sinistra di chi guarda sostiene sul petto con la mano destra avvolta nel pallio un libro aperto, su cui è scritto: INI TIV SAPIENTI. Nella terza riga invece delle parole TIMOR DOMINI sono tracciate, per la mancanza di spazio, piccole linee ondulate. La figura a destra, ha lo stesso atteggiamento dell'altra, e con la mano destra sollevata fino all'altezza del petto regge una corona sul braccio sinistro avvolto nelle pieghe del pallio. Delle figure manca gran parte della testa e del lato rispondente ai margini verticali della pietra; nè è possibile riconoscere quali santi vi sieno rappresentati non essendoci alcun segno distintivo. Nella parte inferiore, in mezzo alle due figure, è rappresentata una pianta. Lo stile del dipinto sembra potersi attribuire al periodo tra l'VIII ed il IX secolo.
In mezzo alla terra rimossa per isolare i ruderi dell'antico portico e spianare le strade di accesso al piano dell’anfiteatro, sono stati recuperati i seguenti oggetti:
Avanzi architettonici. Fusto di colonna di portasanta, lung. m. 2,00, diametro m. 0,40. Simile di broccatello, lung. m. 1,32, diam. 0,40. Simile di granito, lung. m. 1,55, diam. 0,40. Altro pure di granito, lung. m. 1,00, diam. 0,53. Rocchio di colonna di marmo bianco, lung. m. 1,26, diam. 0,50. Simile di marmo bhigio, lung. m. 1,10, diam. m. 0,30. Due altri, parimente di bigio, lung. m. 0,95, diam. m. 0,86. Rocchio di colonna baccellata, di giallo, lung. m. 0,70, diam. m. 0,32. Altro di breccia corallina, lung. m. 0,40, diam. m. 0,80. Parte superiore di colonnina di pavonazzetto, con capitello unito, di età medievale, alto m. 0,16, diam. 0,07. Capitello di marmo bianco, corinzio, alt. m. 0,30, diam. m. 0,25. Altri due simili, alti m. 0,46, diam. m. 0,88. Altro simile, alt. m. 0,51, diam. m. 0,39. Altro simile, alt. m. 0,48, diam. 0,30. Questi capitelli sono tutti mancanti di qualche parte ed assai danneggiati.
Marmi scolpiti. Statua marmorea acefala, alta nello stato attuale compreso il plinto, m. 1,80. Riproduce il tipo della così detta Vesta Giustiniani, ora nel Museo Torlonia alla Lungara, come vedesi nella figura che qui se ne offre (fig. 2) desunta da una fotografia. Due frammenti di statua panneggiata, uno alto m. 0,95, l’altro m. 0,50. Torso di statua di giovinetta seminuda, alto m. 0,56. Altro torso di statuetta muliebre, alto m. 0,30, di fattura assai mediocre. Testa femminile coi capelli raccolti entro una rete, alta m. 0,27. Parte superiore di testa muliebre, coi capelli discriminati sulla fronte, ornati di diadema, e avvolti in treccia dietro la nuca, alta m. 0,20. Metà inferiore di testa virile barbata, alta m. 0,17. Frammento di testa giovanile con lanugine sulle gote, alta m. 0,16. Pezzo di fregio, alto m. 0,40, largo m. 0,87, con figure in bassorilievo. A sinistra vedesi un uomo barbato, appoggiato col gomito destro ad un tronco d'albero, e coperto dal solo pallio nella metà inferiore del corpo: a destra è una donna vestita di chitone e manto, in atteggiamento di colloquio colla figura descritta. Altro pezzo di fregio, alto m. 0,22, largo m. 0,33, con festone di frutta in altorilievo. Frammento di rilievo, di cui resta soltanto una testa giovanile. Frammento di fronte di sarcofago, col busto del defunto entro corona sostenuta da due genî alati, di cui restano le sole mani: alt. m. 0,27. Altro frammento di sarcofago, con la protome di un fanciullo alato scolpita in un medaglione: alt. m. 0,20. Urna cineraria quadrata mancante della parte superiore. Agli angoli della fronte è decorata ‘da colonnine tortili, e nel mezzo sono scolpiti due grifi: sui fianchi, pilastrino scanalato e fogliami. Parte inferiore di vaso cinerario rotondo, con baccellature in mezzo a due trecce.
Marmi inscritti. Frammento di antico calendario romano, largo m. 0,17, alto n. 0,12. Vi rimangono le note dei seguenti giorni di gennaio e di febbraio. Altro frammento del calendario medesimo, di m. 0,16 X 0,16, relativo ai primi giorni del novembre e del dicembre. Gli altri marmi inscritti, ricuperati nello sterro sono: a) frammento di grande architrave con cornice, lungo m. 0,45 alto m. 0,42; b) frammento di epigrafe, forse imperiale, lungo m. 0,34 X 0,14: diVI HADRiani...?; c) frammento di architrave spettante a grande monumento lungo m. 1,10 X 0,15: LIBERTABVSQVES; d-i) frammenti di titoletti funerarii; l) Altro pezzo di lastra marmorea lungo m. 0,34, alto m. 0,15, ove resta il seguente avanzo di lapide cristiana.
Finalmente è da ricordare, che nel sito medesimo ove nello scorso mese si rinvennero 315 piccole monete del basso impero, ne sono state recuperate altre 138, anche queste in pessimo stato di conservazione e danneggiate dal fuoco. In taluna però sì riesce a leggere il nome di uno dei Valentiniani Augusti. Dagli sterri per il prolungamento della via de' Serpenti, presso la salita di s. Pietro in Vincoli, provengono due fusti di colonne baccellate di marmo bigio, lunghi m. 2,35 col diametro di m. 0,52; e due basi marmoree, sulle quali dette colonne posavano.
Si è pure rinvenuto: Un altro pezzo di tubo acquario in piombo, col nome L FABI GALLI simile a quelli trovati nel mese passato (cfr. Notizie 1895, p. 206). Frammento di bassorilievo in marmo, con avanzo di figura nuda. Anfora fittile alta m. 1,20. Cippo sepolcrale, mancante della parte inferiore, su cui leggesi: D M IVL SATVRNI NO EQ S IMP N VIX AN XXXII M AN XII T MV CIANI N RET H CLAV EMERITVS ET IVL FLORINVS
Il cippo ha negli angoli del fastigio due maschere sceniche, e nel mezzo la figura del defunto seminudo, che siede sul letto, dinanzi al quale è posta una mensa tripede; ai piedi del letto è una cista.
Giuseppe Gatti.
Nella continuazione degli sterri sul colle Oppio, per tracciare e spianare la nuova via che darà accesso al Laterano, passando fra l'anfiteatro Flavio ed i ruderi del portico delle terme di Tito, presso l'ultimo pilastro, dal lato di ovest, sono tornati in luce gli avanzi di un oratorio cristiano, con pitture che possono riferirsi al secolo XII od al XIII. Non essendo ancora il sito totalmente liberato dalle terre, ne sarà data relazione al termine dei lavori.
Dal lato opposto dello sterro, cioè verso il piazzale fra la via Labicana, e la via di s. Giovanni in Laterano, sono state scoperte altre quattro tombe formate con tegoloni e coperte alla cappuccina. Queste facevano parte di un gruppo, che doveva esser prossimo all'antica chiesa ed ospedale di s. Giacomo; mentre la maggior parte di quelle precedentemente scoperte (cfr. Notizie 1895 p. 226) costituiva un altro gruppo posto più ad occidente. Due dei tegoloni recano il bollo delle officine Furiane, C.I.L. XV, 218; e due altri riproducono i bolli, egualmente noti, C.I.L. XV, 1003 e 1029.
Nello sterro sono stati raccolti i seguenti oggetti: — Rocchio di colonna, di granito bigio, lungo m. 1,95, diam. 0,38. Altro di cipollino, lungo m. 1,30, diam. 0,28. Altro di marmo bianco, baccellato, lungo m. 0,55, diam. 0,30. Altro di portasanta, lungo m. 0,50, diam. 0,46. Testa muliebre, in marmo, con capelli legati da due nastri e raccolti all’occipite, alta m. 0,32. Metà sinistra di statuetta muliebre, panneggiata, in basalte, alta m. 0,18: manca la testa, l'avambraccio sinistro e quasi tutta la gamba. Piccola testa virile, barbata, alta m. 0,11. Altra simile, alta m. 0,07. Testina di donna, alta m. 0,10. Coperchio d'urna cineraria con antetisse agli angoli e fastigio, nel mezzo del quale è scolpita una rosa: lungo m. 0,42 X 0,28 X-0,09. Pezzo del fianco di un sarcofago, che porta in rilievo uno struzzo in mezzo a piante: alto m. 0,32, largo m. 0,40. Altro piccolo frammento di sarcofago, con genio alato: alto m. 0,24 X 0,10. Frammento di fregio intagliato, con cornice, lungo m. 0,74 X 0,80 X 0,20: nel rovescio vi fu posteriormente incisa un'iscrizione in lettere alte m. 0,09, della quale rimane: TIS SORDENT... ITERV...
Sono stati inoltre recuperati questi avanzi epigrafici : a) lastra marmorea, alta m. 0,39 X 0,29: D M QVINTILIANE ZOTicus COIVGI BENE MERE NIC FECIT VIXIT ANN XXVIIII ET MATRONAE ET IVLIANE FIL; b) pezzo di cippo marmoreo, lungo m. 0,37, alto m. 0,16: pOLYBIUS AGRIPPIN... | IMP CAES AVG SER...| CASTRENSIS... | ...N XXXXV... | ...PIVS...; c) frammento di lastra di m. 0,15 x 0,17: ...CIP... | ...M LIBERtis liertasque suis | POSTerisque eorum hVIC MONumento dolus malus abesto; d) frammento di cippo sepolcrale, alto m. 0,17 X 0,10: AC... N; e) titoletto di colombario, di m. 0,14 X 0,12: ...MACIVS | ...INVS; f) frammento di grossa lastra di marmo, di m. 0,15 x 0,10: V S feciT SIBI et libertis IBERT busque posteri S Q Eorum
g) frammento di grande iscrizione monumentale, spettante all'anfiteatro, con lettere alte m. 0,14: TI; h) altro simile, con cornice nella parte superiore, alto m. 0,17 X 0,16 X 0,12: ...RIIC..; i) frammento di lapide sepolcrale cristiana alto m. 0,20 x 0,24: Fortunat... | FILIAE... | An...
Giuseppe Gatti.
Stampe antiche