Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 12526
CronologiaNei disterri per l'impianto della stazione ferroviaria Albano-Porto d'Anzio, è stato scoperto un tubo di piombo, il quale recava porzione del sopravanzo dell’acque delle Terme ad una piscina, posta nella china del monte, a mezzo chilometro di distanza dalle terme stesse. Il tubo ha sezione ellittica, del diametro maggiore di 0,07, minore di 0,05, e porta la impronta del plumbario: Festivus, col b pel v nel modo che segue: M AEMILIVS FESTIBVS FEC
Rodolfo Lanciani.
Eseguendosi alcune opere di ampliamento e di sistemazione nella stazione di Albano, appartenente alla Società delle ferrovie secondarie, si è ritrovata parte di una antica villa romana.
Le pareti sono costruito di tre diverse maniere : le più antiche in opera quadrata, a bugne dì peperino, le più recenti iu opera reticolata; le recentissime in opera laterizia del secolo IV.
Al primo periodo appartengono alcune colonne di peperino intonacato, striato, e dipinto, formanti l'angolo di un peristilio, ed un pavimento di mosaico a liste nere su fondo bianco, appartenente ad una sala termale, lunga m. 7,00 larga ra. 3,00.
Al secondo periodo si riferiscono alcuni pavimenti di breccie, graniti, e porfidi tagliati a rombi e triangoli, e due colonne di una bellissima macchia di broccatello. Questo ordine architettonico si distingueva per la particolarità delle base, intagliate noll'istesso marmo del fusto, cioè in broccatello. Le basi inoltre sono ricavate da un solo blocco, col plinto o zoccolo, che è alto 22 centimetri.
Nel lato occidentale del peristilio, decorato di così rare colonne, si è scoperta una chiavichetta con le sponde di cortina, e fondo di tegoloni, sui quali è impresso il bollo lunato: VICCINA D FIGL To EI APOLINAR
Nell'appartamento del capo stazione sono custoditi i seguenti oggetti: busto virile acefalo clamidato; frammenti di una tazza di smalto azzurro; cornicette di giallo; lastrami di pavimento; frammenti di tazze vitree e di tazze aretine; una moneta di Lucio Vero, una del secolo V, una di Cales; frammenti di una cassetta idraulica in piombo.
I ruderi di questa villa si estendono ben oltre i limiti della stazione ferroviaria. Nell'orto di un tale Tittarella, che le fa seguito verso occidente, si distingue una vasta terrazza lunga circa 50 m., larga m. 40, sostruita da muraglioni per tre lati con gli imbocchi di lunghi criptoportici, coperti da volta da tutto sesto.
Nell'orto del sig. Francesco Cardini si veggono conserve di acqua, dalle quali si dipartono fistule plumbee assai lunghe, con la seguente leggenda in rilievo: MAEMILIVS FESTIBVS FEC sic
Rodolfo Lanciani.
Nella stazione ferroviaria di Albano città, a circa 30 m. ad ovest dall'edificio principale, in una linea quasi parallela all'asse maggiore del medesimo, lungo il binario Albano-Marino, nei lavori di sterro eseguiti per allargare la zona che costeggia a monte il detto binario, si sono fatte le seguenti scoperte archeologiche:
Si è trovato un muro lungo m. 2,80, largo m. 0,59, costruito di parallelepipedi piccolissimi in peperino. Faceva parte di una cella selciata con poligoni di selce piccoli e rozzi. Am. 1,80 di distanza, andando verso la stazione, sì è trovato: un altro selciato di poligoni, lungo m. 2,40, e più alto di livello di m. 0,70.
All'estremità (sempre procedendo nella suddetta direzione) è apparso un cippo terminale in peperino, rotondeggiante nelle sommità, e la cui fronte principale è rivolta al lato opposto del binario. Esso è leggermente inclinato, ma sembra ancora al posto primitivo. Sulla sua fronte è scolpito un grande fallo. La parte non infissa nel terreno è alta m. 0,70, larga m. 0,76, profonda m. 0,24. Dopo il cippo si è ritrovato un terzo selciato di poligoni, il cui livello è a m. 0,30 sotto il piano del secondo selciato.
I dislivelli di questi pavimenti in sì breve spazio, la loro rozzezza e le circostanze in cui si trovano, mostrano che non si tratta di una via antica, ma di celle selciate a quel modo per usi rurali, i cui muri sono quasi tutti spariti.
Il muro di cinta della stazione deve essere costruito a ridosso del taglio del colle, dove sono apparsi questi ruderi, i quali rimarranno piuttosto nascosti che distrutti. Il cippo non ha neppur bisogno di essere rimosso dal posto. Rimanendo com'è, si troverà quasi appoggiato alla parete esteriore del muro, dal quale disterà m. 0,30, sufficiente per non nascondere il lato scolpito, che resterà rivolto al muro medesimo.
Da un rapporto dell'ing. Salustri, r. ispettore degli scavi, ch'era assente da Albano quando avvenne la scoperta sopra accennata, rilevasi che fu poi scoperto un altro cippo terminale, in cui è rilevato un archipendolo. Si scoprì inoltre un parallelepipedo di pietra albana di m. 0,60 Xx 0,35, recante incise in alto le sole lettere D M.
E. Stevenson.