Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 12665
CronologiaNel maggio 1906, a circa tre chilometri ad ovest di Marino, in contrada Campofattore, il sig. cav. Ludovico Capri faceva eseguire uno scavo per la condottura d'acqua tra la sua villa, già del marchese Gabrielli, oggi villa Sara, e l’altra sua proprietà alle Pantanelle. Sullo stradello che passa per il casale Liccia (fig. 1), e precisamente a cinquantasei metri dallo stesso casale, alla profondità di m. 0,70, fu rinvenuta una statua in marmo bianco di Carrara a grana piuttosto grossa.
La statua risulta da tre blocchi: uno per la parte inferiore che è avvolta da Azmation: un altro per il tronco denudato: il terzo per l'omero ed il braccio sinistro. Manca la testa, l’avambraccio destro e il piede sinistro; il destro calzato da sandalo, manca dell'estremità. Rappresenta un corpo giovanile di uomo vestito di solo Rimation, che scendendo dalla spalla sinistra, sorretto dal braccio, gira dietro le spalle, lasciando nudo il petto, e si avvolge, ricco di pieghe, intorno alle gambe.
La figura ritta incurva alquanto il fianco destro, è sostenuta dietro la gamba destra da un appoggio in forma di tronco d'albero. La mancanza della testa e di qualunque altro attributo lascia incerti sul soggetto che si è voluto rappresentare. Può trattarsi di una divinità o di un imperatore o altro personaggio in costume eroico.
Il modo di portare l'himation ricorre frequentemente nelle statue di Esculapio ma non è soltanto in esse che si osserva, senza dire che l'aspetto giovine non sembra convenir troppo al barbuto dio di Epidauro. Potrebbesi forse pensare ad Apollo, ma nella condizione in cui trovasi la statua, qualunque. congettura è mal fondata. Allo stato attuale la statua misura m. 1,28, ed è di buona fattura, di buona anatomia.
Il 12 aprile ultimo essendosi dovuti fare altri lavori nella medesima località, ne ho profittato per riaprire lo scavo ove fu rinvenuta la statua, nella speranza di trovare il resto. Nulla! e feci scavare qua e là per una estensione di quarantacinque metri quadrati! In compenso vennero allo scoperto muri antichi costruiti e in opera quadrata a massi di peperino, che è la pietra locale, e nella maniera reticolata.
Indubbiamente si tratta di qualche ricco fabbricato, come appare da un pavimento a mosaico bianco e nero, degno dell'arte dell'età tiberiana, ed inoltre da un grande calidario; l'uno e l’altro della stessa località e che descriverò poi. Fra la terra si son trovati frammenti di tazze aretine, stucchi finissimi, pezzi d' intonachi delle pareti, dipinti ora a fondo rosso incarnato e con delicati disegni, ora a fondo nero con ornamento in cinabro, ed una quantità di pezzi di bellissimi marmi di rivestimento.
Il primo giorno degli scavi, alla profondità di m. 1,30 dal piano stradale, in direzione nord-est sud-ovest, e quindi quasi diagonalmente all'asse stradale, si rinvenne un cunicolo alto m. 0,90 e largo m. 0,48 di modo che il fondo di esso cunicolo si trova a m. 2,20 dal piano stradale. Ha forma di calotta sferica con "ino piana e con piccole riseghe laterali come alla fig. 4...
Il fondo del cunicolo è in coccio pesto, mentre le pareti e la volticina “sono in cemento duro e forte. 9 Parallelamente ad esso cunicolo, alla profondità di m. 1,60 dal suolo stradato, su si rinvenne un’altra condottura d'acqua, anch'essa in muratura di cemento, forma perfettamente quadrata, di centimetri nove di lato, ricoperta e protetta da mattoni in piano, affinchè gli stillicidii ed i detriti non imbrattassero la piccola corrente.
La presenza di questi due cunicoli ci fa pensare che due | distinte qualità di acqua venivano condotte al fabbricato: una, quella che passava per il grande, serviva forse per alimentar le fontane e i ninfei e per l'irrigazione dei giardini circostanti; l'altra, che passava per il piccolo canale, dovea servire per uso da bere.
Nulla si può dire ora del percorso delle due condotture né delle scaturigini dell'acqua. L'edifizio dovea essere una villa, e una villa di una certa rilevanza, della quale peraltro, allo stato attuale, per le poche notizie che si hanno, frammentarie e incomplete, non si può ricavare un'idea chiara e precisa. Sembra di forma rettangolare, coi lati maggiori | rivolti ad ovest e ad est, e trovasi collocata alla quota altimetrica di m. 249 sul livello del mare.
A sud-ovest della strada, alla profondità di m. 1,80, si è scoperto un ingresso che immette nell'interno salendo per un gradino monolite di pietra locale, a piè del quale si è trovato un mosaico nero con dadi di marmo bianco messi a quincunce, di una finezza straordinaria di tessitura. L'ingresso scoperto misura m. 1,35 di larghezza.
Il fabbricato non sembra costruito tutto nella medesima epoca; una parte, dovrebb'essere la più antica, costruita alla maniera reticolata semplice, mentre altre pareti, che debbono ritenersi di più recente data, sono costruite di una specie di cortina a cubi di peperino lunghi m. 0,30, alti m. 0,10. Si è riscontrato qualche muro in mattoni, ma questo non poteva essere che tramezzo. sà Nessuna memoria epigrafica fin ora si è scoperta che potesse dar modo a identificare la villa in esame, mentre si sa che nei pressi della medesima, e precisamente a circa ottocento metri ad ovest si trova la villa dei Valerii; a circa un chilometro verso nord-ovest, la villa di Quinto Voconio Pollione scoperta nel maggio 1880; e finalmente a circa ottocento metri a nord la villa degli Scribonii, senza parlate di altre non identificate, delle quali è fatto cenno nelle Notizie degli scavi 1885, serie 42, vol. I, pag. 255 e 1895, pag. 428.
Degli ambienti che compongono la villa, l'unico che si è potuto identificare è la sala destinata per uso termale, avendo questa il pavimento sospeso sugli ipocausti. Dall'esistenza di questa sala, mirabilmente costruita, dalla finezza degli intonachi a squisitamente affrescati si è a buon diritto argomentato trattarsi di una splendida villa.
Come dianzi accennavo, il pavimento della sala da bagno poggia su pilastrelli formati ciascuno da undici mattoni in terra cotta, perfettamente quadrati, col lato di centimetri ventidue, portanti il bollo rovesciato che nel diritto si legge: VIN SAL SVL (Vinici Salviani, Sulpicianum) del quale bollo sono conosciuti altri esemplari (cfr. C.I.L., vol. XV, n. 595 2).
I pilastrelli, che poggiano sopra un pavimento in mattoni, sono alti dal suolo m. 0,80, distanti l'un dall'altro m. 0,40, e sostengono alla loro volta un pavimento a grandi quadroni gialli in terra cotta, di misura m. 0,60 di lato, e centimetri cinque di grossezza, sui quali trovasi un impasto di coccio pesto dello spessore di m. 0,12, e che forma la superficie del pavimento della sala. Questo si trova alla profondità di m. 1,80 dal suolo stradale.
Oltre la sala da bagno più sopra descritta, e sulla quale ormai non potrà cadere più alcun dubbio, avrei identificato ancora un atrio con portico di colonne in peperino, i cui avanzi si possono esaminare nel cortile del casale Liccia. Sono fusti di colonne di pietra locale quando liscie, quando istriate da scanalature, con qualche traccia di rivestimento a stucco dipinto, caratteristico dei primi tempi imperiali, sono basi e capitelli d'ordine dorico.
Conferma ancora l'esistenza del portico un pezzo di pavimento, rinvenuto a nordest della strada, in direzione dell'ingresso, composto con esagoni di marmo bianco e con triangoli di lavagna, usato quasi esclusivamente per i portici, senza parlare di altri pezzi di pavimento di mattoncini in costa (opus spicalum) più in uso per ambienti secondari o di servizio.
Non difettano i pavimenti marmorei a quadrati, a triangoli, a rombi ecc., dei quali si è rinvenuto qualche avanzo. I quadrati sono di giallo antico, i triangoli di bigio morato, i rombi di portasanta, come vi sono altri pezzi, di svariate forme, in porfido, in verde antico ecc.
Il giorno 25 aprile, mentre si lavorava per iscoprire meglio la sala da bagno, alla profondità di m. 1,43 dal piano stradale, a sud-ovest della stessa strada, e più precisamente a cinquanta metri circa dal casale Liccia, venne alla luce una tomba a cassettone lunga m. 2,00, larga m. 0,48, profonda m. 0,80, contenente uno scheletro poco ben conservato, giacente in modo da guardare il nord-est.
Forma il lato destro della tomba il muro della sala da bagno, mentre il lato sinistro e le sponde son formate di lastre di peperino dello spessore di m. 0,18. La copertura è fatta da grandi mattoni in piano e sopra di essi delle tegole a spiovente. Però fosse il peso della terra soprastante, o il passaggio continuo di pesanti carri, mattoni e tegole son ridotti in frantumi, ed il cassettone ricolmo di terra. Verun oggetto si rinvenne in esso, e si ha ragione di credere trattarsi di una tomba poverissima, probabilmente degli ultimi tempi dell'Impero.
Nel processo degli scavi si son trovate delle antefisse fittili con palmette di diverso tipo e disegno, fregi fittili con traccie di policromia, un frammento di pilastrino marmoreo, finemente scorniciato e con un rosone nel dado.
Una mano di marmo bianco a grana sottile con cristalli lucenti, minore del vero. Era attaccata al resto della statua con un perno di ferro. Nella palma regge una patera umbelicata. Parte di piede di marmo bianco a grana fina, molto ben modellato con una calzatura leggera, costituita da una suola sottile i cui legacci, senza passare tra le dita, si riuniscono in alto all'attacco della tibia, donde pende una linguetta ornata di un
fiore di loto. È probabile che si tratti del piede di una fanciulla. Un braccio ripiegato, pure di marmo bianco a grana fina, di buona fattura e
grande al vero.
Un listello di bronzo con fori, che forse sarà servito per rivestimento di una cassettina. Altro listello di bronzo in forma di verghetta allungata e ripiegata ad uncino; pare un manichetto di vaso.
Si è trovato ancora un frammento di bocca d'anfora portante lo scritto: M HERP... che supplito direbbe: M HER PRISC (Marci Herenni Prisci), come si riscontra al C.I.L. vol. XV, n. 3467.
Altro frammento di mattone con la scritta inquadrata in un rettangolo a doppia linea... ONI M S che si potrebbe completare APOLLONIVS ANTONI M S (Apollonius. Antoni. Marci. servus), e questo pure si riscontra al vol. XV del C.I.L. n. 2227. Altro frammento di mattone con la scritta inversa; VIN SAL SVL
Nulla si ha che possa in maniera certa ed assoluta precisare l'epoca della villa testè da me scoperta; però se si considera la struttura dei muri, la più parte in opera reticolata semplice, senza legamenti o spigoli di mattoni; se si considera la grande precisione del mosaico rinvenuto avanti l'ingresso della villa; se si considerano infine gli avanzi del colonnato del portico, si può stabilire che l'edificio in esame fu costruito nella seconda metà del primo secolo dell'era nostra. Dalle notizie è facile rilevare che la condizione del terreno, saggiato qua e là, è assai propizia per uno scavo sistematico e completo.
P. Secchia Cortes