Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 13056
CronologiaNella valle Murcia (dove verrà edificato il Circo Massimo, avviene il ratto delle fanciulle Sabine: Secondo la tradizione, Romolo aveva organizzato dei ludi in onore del dio Consus, con corse di asini, cavalli o muli, invitando allo spettacolo alcuni dei popoli vicini: Ceninensi, Crustumini, Antemnati e dei Curiti Sabini. Con i suoi uomini armati, catturarono le figlie dei sabini, lasciando fuggire i loro padri, che abbandonarono la città promettendo vendetta.
Avvio dei lavori di costruzione del Forte di Monte Antenne. I primi lavori comportarono lo svuotamento completo della sommità della collina (in quanto turbava le possibilità di tiro del forte stesso), che viene ribassata verso la balza più settentrionale e le alture a sud-est e sud-ovest (sulle quali Gell e Nibby avevano indicato le cittadelle dell'antico abitato).
Il Genio militare sta costruendo una strada, sulla pendice meridionale della collina di Antemnae, sul confluente del Tevere e dell'Aniene. A metà incirca della costa, ed alla quota di met. 42 sul mare, è stato scoperto un muraglione grosso met. 2,30, costruito di cubi (alquanto irregolari) di cappellaccio, lunghi in media met. 0,59, e posti l'uno sull’altro senza cemento.
La lunghezza del tratto scoperto, sino ad ora, è di met. 15,00. L'andamento è irregolare, e si adatta alla curva orizzontale del monte. Siccome questo rudere offre tutte le caratteristiche di un’ opera di fortificazione, dei più remoti tempi, così nasce spontaneo il pensiero, di riconoscervi la cinta dell’ oppidum degli Antemnati, descritto da Livio I, 9-11.
Il tratto delle mura rimesso in luce, sarà conservato sul margine destro della nuova strada, tagliata dal Genio militare sul fianco della collina.
Proseguiti i lavori di sterro nell’interno dell'oppidum, e precisamente su quel vertice, che il Gell riconosce come sede della cittadella (posizione di inarrivabile bellezza, d'onde si scorge e si domina tutto il triangolo del territorio sabino bagnato dal Tevere e dall’Aniene), benchè gli scavi non siano discesi a profondità maggiore di un metro, si possono già riconoscere traccie di costruzioni di epoca e di fatture diversissime.
Il gruppo più antico, quello che rappresenta secondo ogni probabilità le « turrigerae Antemnae » cadute sotto il dominio dei Romani, quando costoro s'erano appena stabiliti sul Palatino, è formato da muraglie di cappellaccio locale, malamente squadrato, e costruito senza cemento. In questa zona abbondano i frantumi di stoviglie, di etrusca manifattura a vernice nera iridata, e quelli di vasellame indigeno, modellato a mano, e mal cotto.
In un altro punto sono stati scoperti gli avanzi di una villa romana, con lunghi muraglioni di opera reticolata, non buona, e negligentemente intonacata. In questa seconda zona abbondano le scheggie di anfore e di dolii, di fattura romana.
Le piante degli avanzi descritti sono state diligentemente rilevate.
Rodolfo Lanciani.
Continuando i lavori di fortificazione sulla collina di Antemnae, sono stati scoperti residui delle mura anche nel lato nord, a piombo sul confluente dell'Aniene col Tevere. Sono massi rovesciati ed in parte precipitati giù per la china del monte; ma si riconoscono alla loro forma, alle loro misure, alla qualità della pietra.
Si è pure scoperto un cunicolo con le sponde di pietra, coperto con lastroni, il quale non potendo essere aquedotto, deve necessariamente riconoscersi per l'emissario maestro delle cloache antemnati, tanto più che si dirige verso l'Aniene.
Presso l'avanzo delle mura, scoperto nella prima risvolta della strada che conduce al forte, si è ritrovata la bocca di un pozzo profondissimo, coll'orificio di m. 0,61 di diametro, di forma circolare, che s’apre al piano di un'area, lastricata con massi di cappellaccio. L'orificio era protetto e difeso da due anfore vinarie, collocate di traverso, e da altri cocciami.
Ciò significa, che l'antichissimo pozzo antemnate deve essere rimasto in uso fino alla introduzione delle acque potabili in Roma, quando il suolo della città era già da gran tempo occupato da un predio privato. Il pozzo discende alla considerevole profondità di m. 17,85, cioè da m. 42 sul mare a m. 24,15; presso l'imbocco è fasciato da tre ordini di pietre, alte ciascuna m. 0,35; nel rimanente è scavato nel sasso vivo.
La sezione della tromba è circolare, ma il diametro talvolta aumenta, talvolta restringe: la media ampiezza sarebbe di m. 0,32. Stando al racconto dei cavatori, i quali sono discesi in fondo, servendosi delle antiche intacche o pedarole, il pozzo termina con una specie di ricettacolo, del quale non mi hanno saputo descrivere acconciamente l'aspetto e le misure. Al momento della scoperta il pozzo era asciutto: quando l’ ho visitato già conteneva una certa quantità d’acqua potabile.
Nell'interno del recinto murato, sul culmine della collina, sono stati discoperti altri due pozzi (ma non ancora espiorati). Differiscono dal primo e nella forma e nella costruzione. Uno di essi è quadrato, e fasciato interamente con macigni di cappellaccio alti m. 0,45. L'altro è irregolare, e fasciato con lastre curve di una specie di peperino. Ambedue hanno le pedarole per la discesa.
Nell'area della città continuano ad apparire traccie di costruzioni grossolane, fatte con blocchi quasi informi di cappellaccio. Ho posto ogni attenzione per discoprire il tipo, la forma, la disposizione di queste primitive abitazioni, le quali dovrebbero assomigliare alla « casa Romuli » al « tugurium Faustuli » alle famigerate capanne dei sepolcri laziali. Fino ad ora, tuttii materiali da costruzione che si sono trovati, stanno fuori del posto, dispersi nel sottosuolo, e sepolti a varie profondità,
La suppellettile che si vien raccogliendo, già costituisce un gruppo preziosissimo. Nella mia ultima ispezione ho preso nota dei seguenti oggetti.
Urnetta di terracotta grossolana, rotta in più pezzi, lunga m. 0,40, larga m. 0,25, profonda m. 0,12, contenente: Cinque ossicini di fanciulletto ; una scaglia di silice non finita di acuminare; una fibuletta di rame, di forma elegante, senza graffiti; cinque frammenti di vaso di bucchero; una breccia calcare, la cui forma imita una foglia, o piuttosto il profilo di una pera, lunga nel diametro maggiore mill. 81, nel minore mill. 67. Ne ho preso memoria, perchè in altri luoghi dello scavo, sono state ritrovate altre due breccie calcari simili, benchè più piccole, evidentemente lavorate dalla mano dell’uomo, e così sottili in costa, che potrebbero prendersi per istrumento da tagliare o da pungere. 6) Una tazzetta fittile di bucchero, con un solo manico; Un coperchio di bucchero; Quattro fusarole, o globuli di collana, striati, di terracotta grossolana; Moltissimi pezzi di vasellame di bucchero, che potranno forse ricommettersi; Un terzo di tazza, con greca rossastra sul bordo, e parte di bella testa muliebre rivolta a sin. nel mezzo del piatto. La testa, è come d’ordinario, di profilo; Frammento di vaso a fondo di argilla con strie o zone, alternatamente rosse e gialle; Frammenti di vasellame rozzissimo, fatto a mano, e mal cotto. è) Vasellino elegantissimo in forma di aryballos con ornati a zone, scoperto in un banco di terra sciolta, dello strato preromano, o meglio dello strato anteriore alla costruzione di una villa romana; Alcuni pezzi di aes rude; Un pezzo molto grande di rame puro, del peso approssimativo di gr. 350; Tre fibule eleganti di metallo; Un frammento di terracotta con un buco nel mezzo, forse parte di fusaiuola.
Fra gli avanzi della villa romana, la quale si va discoprendo negli strati più alti, sono stati ritrovati pezzi di bellissimi intonachi dipinti, di stucchi, e di cornicette; vasellame aretino; pezzi di anfore e di dolî; canali d’acqua di’ terracotta; un fregio bellissimo di terracotta alto m. 0,25, con testa leonina nel mezzo, e figura di donna ignuda a d., simile nella movenza alla Tetide delle arule funebri esquiline. Vi sono tracce di dipintura.
Rodolfo Lanciani.
Decreto definitivo con cui il Ministero della guerra espropria l'area di Monte Antenne.
Veduto il decreto del Ministero della Guerra 2 agosto 1882, con cui furono designati gli stabili da occuparsi per la costruzione del forte di Monte Antenne, fra i quali vennero compresi quelli di proprietà del signor conte Giuseppe Telfener;... Art. 1. Il Ministero della Guerra è autorizzato alla immediata occupazione degli stabili descritti nell'elenco che fa seguito e parte integrante del presente decreto. Descrizione degli stabili di cui si autorizza l'occupazione ed indicazioni catastali: Appezzamenti di terreni componenti il Monte Antenne, inscritti nel catasto di Roma al n. 153 di mappa, annessi alla Villa Ada, già Potenziani, limitati da ogni parte dei residui beni della stessa Villa, coltivati a pascolo ed erba da falce con scuderia per cavalli — Superficie in metri quadrati da occuparsi 244548 — Indennità stabilita lire 98,500.
Ordinandosi gli spalti dinanzi la fronte del forte di Antemne, sulla via Salaria nel ciglio stesso del monte, dalla parte del confluente dell'Aniene col Tevere, sì vengono discoprendo avanzi di edifizi, costruiti nel reticolato proprio degli ultimi tempi della republica, e risarciti nei primi due secoli dell'impero.
La parte più notevole del gruppo è una piscina, o ricettacolo di acque piovane, divisa in tre gallerie longitudinali, col muro di perimetro rinforzato da speroni.
Nelle terre di scarico sono stati trovati frammenti di cornici marmoree, lastrine da pavimento in giallo, portasanta e palombino, un frammento di mattone con bollo rettangolare.
Rodolfo Lanciani.
DescrizioneLa sua prima identificazione si deve ad Antonio Nibby.
Secondo la leggenda Romani, guidati da Romolo assaltarono ed occuparono la città, dopo che gli Antemnati, a seguito dell'episodio del ratto delle Sabine, stavano razziando il territorio di Roma, approfittando dell'assenza dei romani, impegnati nello scontro con i Ceninensi.
Il sito archeologico, è stato in gran parte distrutto a seguito della costruzione del forte Antenne, tra il 1877 e il 1891.
Le mura della città, erano realizzate in cappellaccio tramite opus quadratum, sono state datate fra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C..
In più punti sono scoperte mura arcaiche costituite in blocchi parallelepipedi di cappellaccio (spese m. 2,30-2,40, conservate fino a 9 m. di altezza).
All'interno delle fortificazioni, fondi di capanne protostoriche, resti di abitazioni con zoccolo di fondazione in opera quadrata di cappellaccio, una cisterna rettangolare, numerosi pozzi e cunicoli, una tomba infantile arcaica.
Tra gli oggetti più importanti, vengono trovate alcune terracotte che testimoniano la presenza di un santuario: una antefissa con Iuno Lanuvina e una testa giovanile a tutto tondo (oggi conservate rispettivamente al Museo nazionale romano, e in quello di Villa Giulia).
Sulla sommità della collina viene inoltre scavata (e distrutta), una grande villa tardo repubblicana, in opera reticolata, articolata in "camere rettangolari, corridoi, criptoportici", cisterne sopraterra e sotterranee, comprendente ambienti dipinti ornati con stucchi e con rivestimenti marmorei.
Stampe antiche