Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 13199
CronologiaPresso la vigna Lozano Argoli (circa 450 metri fuori della porta Chiusa), viene scoperta una area sepolcrale tra cui spicca una tomba decorata con teste di Gorgoni.
Scavi di Giuseppe Gagliardi presso la Tomba della Medusa a Vigna Lozano. Trovata l'iscrizione della Schola sodalium Serrensium, che insieme a due vasi di bronzo, sono acquisiti nella collezione dei Musei Capitolini.
Viene collocata la prima pietra del nuovo Policlinico universitario alla presenza del Re Umberto I e della Regina Margherita:
"Il 19 gennaio, alle 2 pomeridiane, fu posta la prima pietra dell'edificio destinato all'importantissimo istituto scientifico del quale il prof. Guido Baccelli ebbe per il primo l'idea, essendo ministro della istruzione pubblica. Secondo il progetto dell'ingegnere architetto Giulio Podesti, approvato dalla Commissione per il Policlinico ed acquistato dal governo, l'edificio occuperà una larga zona di circa 100 mila metri quadrati, a breve distanza da Porta Pia. Avrà complessivamente una fronte di 500 metri sopra una profondità di 300. Nel centro sorgerà il palazzo destinato alla direzione ed amministrazione; ai due lati le cliniche mediche e chirurgiche, divise in padiglioni, secondo i più recenti sistemi. I padiglioni saranno più di 40, intramezzati da aiuole e giardini e riuniti per mezzo di tettoie ed invetriate.
Intorno all'area dove sorgerà il Policlinico erano state, il 19 gennaio, innalzate delle bandiere italiane: nel centro era stato eretto il padiglione reale, coperto di velluto e di frangie dorate, sormontato da una stella dorata con la croce di Savoia. Sul frontone del padiglione leggevasi: Policlinico Umberto I.
Numerosi invitati occupavano i due palchi costruiti a modo di semicerchio ai due lati del padiglione reale. Le mura della città che ricingono internamente il piazzale della caserma del Macao nereggiavano in fondo del quadro.
Sotto il padiglione reale stavano esposti i disegni delle parti principali del Policlinico ed un rilievo del progetto approvato.
I Sovrani ed il Principe di Napoli arrivarono alle 2 precise, ricevuti da alcuni ministri, dalla Giunta Municipale e dalla commissione per il Policlinico, della quale il Baccelli è presidente. Il Re e la Regina osservarono minutamente il rilievo e i progetti e vollero schiarimenti ed informazioni dall'architetto Podesti.
Il prof. Baccelli disse in un bel discorso che ad Umberto I spettava di mettere la prima pietra del Policlinico non soltanto perchè Re, ma perchè padre affettuoso del suo popolo, "eroe consacrato alla religione della carità." Il marchese Guiccioli, ff. di sindaco, rivolse ai Sovrani ed al Principe il saluto di Roma.
Il Re, la Regina, il Principe, i ministri, i professori Baccelli, Durante e Toscani, l'architetto Podesti ed alcuni altri firmarono una pergamena che fu riposta in un tubo di cristallo. Il tubo fu dal Podesti collocato nel vano scavato in un blocco di travertino; il vano fu coperto con un pezzo di travertino sul quale erano dipinte col minio la corona e le iniziali reali. Il Re e la Regina deposero un po' di calce con una cazzuola d'argento per cementare il coperchio. Il blocco fu poi calato nello scavo delle fondamenta ad una profondità di 12 metri, per mezzo di catene di ferro e grosse puleggie attaccate ad una solida capra collocata davanti al padiglione reale."
Nell'area del Policlinico, a confine del lato orientale del Castro Pretorio, tra questo ed il noto sepolero della Medusa, sono stati scoperti avanzi di un'elegante edifizio di carattere privato. Comprende circa dieci ambienti di varia misura, con pareti reticolate coperte d'intonaco dipinto.
I pavimenti son di mosaico bianco-nero, a tessere relativamente grandi. Benchè il sito sembri inesplorato, non vi si è trovato alcun’oggetto d'arte, o cimelio, o frammento di tipo o domestico o sepolcrale, come avrebbe fatto sperare la bella conservazione dei ruderi.
Questi, ed il vicino gruppo sepolcrale della Medusa, sono orientati sull'asse della antica via uscente dalla porta chiusa, il cui pavimento, visto scoprire dal Piranesi nel secolo scorso, fu nuovamente ritrovato dal Parker nel 1868.
Rodolfo Lanciani.
Alla distanza di circa 450 metri fuori della porta Chiusa, in vicinanza del noto sepolcro della Medusa, già di vigna Lozano, è stato ritrovato un tratto abbastanza considerevole del selciato della via uscente da detta porta. Corre alla profondità di circa 3 metri sotto il piano di campagna, quasi esattamente al livello dei sotterranei del Policlinico, e misura, fra le crepidini, metri 4 di sezione.
Sì tratta forse del rettifilo stradale più lungo, scoperto in Roma in questi ultimi tempi, essendochè la distanza fra la via delle Quattro Fontane, dove ne fu riconosciuta la origine, fino al sepolcro della Medusa, corrisponde quasi esattamente alla lunghezza del nostro Corso. Per quanto può argomentarsi dalle tracce di sepolcri esistenti nei terreni circonvicini, a sinistra del vicolo dei Canneti, la porta chiusa, e la via che da essa usciva, sembra che fossero semplicemente succursali della via e della porta Tiburtina.
Deve notarsi, che la via corre lungo la parte postica del sepolcro della Medusa, la cui porta d'ingresso è rivolta a tramontana.
Rodolfo Lanciani.
Negli sterri per la costruzione di un nuovo padiglione del Policlinico, quasi di fronte al noto monumento sepolcrale detto della Medusa, è stato scoperto, alla profondità di m. 3,70 dal piano di campagna, un tratto di antica strada romana, a poligoni di selce; ed alla maggiore profondità di m. 3 un altro simile avanzo di selciato stradale. Fra la terra sono stati trovati due titoletti sepolcrali.
Il primo di marmo bigio. conserva ancora i chiodi, coi quali era stato affisso al loculo, e dice: QANCARENVS QL IVBA CVBICVLAR ISTHMVS FECIT. Nell' altro si legge: VENV DIONYSIA
Furono pure raccolti nello stesso luogo: un manico di vaso e due spilli in bronzo;
due aghi crinali ed una borchia in osso; un piccolo torso di statuetta muliebre ignuda,
alto m. 0,12, di buona fattura.
Giuseppe Gatti.
Intrapresi gli sterri per la costruzione di un nuovo padiglione del Policlinico, di fronte ed a poca distanza del noto sepolero detto della Medusa, si sono incontrati avanzi di antiche costruzioni, parte in laterizio e parte in opera reticolata di tufo.
Di una grande stanza si è scoperto anche un tratto del pavimento, per la lunghezza di circa 15 metri, in musaico bianco e nero: una parte è disegnata a grandi stelle, un’altra a doppia greca.
Segnono un altro vano, forse di passaggio, largo m. 3,50, con resto di pavimento in musaico, a rosoni, pure a semplice chiaroscuro; ed una stanza di m. 6,00X 3,75, solo in parte sterrata, in cui manca del tutto il musaico del pavimento. Il piano di questo antico edificio si trova metri 6,00 sotto il livello del terreno attuale.
Giuseppe Gatti.
DescrizioneLa sepoltura è stata realizzata lungo un diverticolo che collegava la Porta Clausa (nuova porta meridionale del Castro Pretorio, dopo l'inglobamento nelle nuove Mura Aureliane) con la Nomentana e la Tiburtina.
La struttura ha pianta quadrata (6m di lato), rivestita con blocchi di travertino con cornici decorative alla base e alla sommità. L'interno, coperto da una volta ribassata in laterizio, presenta quattro nicchie rettangolari (una occupata dall'ingresso).
Il pavimento era in lastre giallo antico e palombino.
All'interno delle tre nicchie furono rinvenuti sarcofagi con coperchi datati al II secolo d.C. (attualmente presso i Musei Vaticani).
Stampe antiche