Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 13702
CronologiaSu impulso di Felice Bernabei, con regio decreto n. 5958, viene istituito Museo Nazionale delle antichità in Roma. Nel nuovo polo statale alle terme di Diocleziano, confluiscono i materiali già depositati nel Chiostro della Certosa (rinvenuti durante i lavori per il Ministero delle Finanze e gli scavi alla Lungara, inizialmente esposti nel Museo Tiberino) insieme a prestigiose raccolte preesistenti: dal Museo Kircheriano del Collegio Romano alle collezioni scultoree di nobili famiglie, tra cui la celebre Collezione Ludovisi.
"È istituito in Roma un Museo nazionale, in cui saranno accolte e sistematicamente ordinate le antichità che il Governo possiede e quelle che potrà avere mediante scavi, acquisti o doni tanto nella città che nella provincia romana. Il predetto Museo è diviso in due sezioni. La prima delle antichità urbane, avrà sede nelle Terme di Diocleziano; la seconda delle antichità extra-urbane, finchè non saranno preparati nelle Terme i luoghi adatti ad accoglierla, avrà sede nella Villa Giulia sulla Flaminia. Farà parte del Museo la raccolta dei gessi col corredo destinato all'esercizio pratico della scuola di archeologia.
Le raccolte urbane e le extra-urbane e le collezioni sussidiarie all'insegnamento sono poste sotto una sola direzione, e dipendenti da un solo ufficio amministrativo. A ciascuna delle due sezioni del Museo sarà unito l'archivio coi documenti riferibili alla storia delle scoperte, cioè giornali di scavo, piante e rilievi topografici, disegni, fotografie e calchi di quelle iscrizioni le quali non fanno parte delle raccolte governative.
Il Ministero della Pubblica Istruzione avrà cura di richiamare tanto i privati quanto le Amministrazioni locali nel pieno adempimento di ciò che è imposto dalle disposizioni mantenute in vigore nella provincia di Roma e nell'Umbria sopra gli scavi di antichità, e segnatamente sull'obbligo di denunziare qualunque scoperta fortuita, e di non eseguire scavi se non nei modi valuti dalle disposizioni anzidette."
Da L'Illustrazione Italiana 1889, 5 Maggio 1889:
"Roma non è soltanto capitale d'Italia, e del mondo cattolico, è anche capitale del mondo archeologico, e in tale qualità procura grandi preoccupazioni al Ministero della pubblica istruzione, obbligato a provvedere alla custodia, e collocamento adatto agli studiosi, degli oggetti de' monumenti antichi che di continuo si vanno scoprendo, o si acquistano dallo Stato, o ad esso vengono dati in dono. Insediata la capitale del regno in Roma, il Governo non tardò a dover pensare seriamente a questo servizio a motivo d'una quantità di antichità di recente scoperta accumulatesi rapidamente in attesa di collocamento.
Esisteva già in Roma un Museo governativo fondato nel XVII secolo da quel bizzarro scienziato gesuita che fu il padre Kircher di Breslavia. Nel 1875 vi fu trasportato tutto il nuovo materiale d'antiquaria, ingrandendo il vecchio con tre nuovi musei: il Preistorico, il Lapidario e l'Italico. Il ministro credette avere con questo provveduto per molto tempo a tutte le necessità archeologiche dell'ambiente. Cominciava appena a cullarsi beato in tale sicurezza, che il Kircheriano aumentato si trovò ingombro, traboccante, assediato da una enorme quantità di antichità che non vi potevano più trovar posto. Si rimediò levandone tutte le antichità provenienti dall'alveo del Tevere e fondando così nel 1879 il Museo Tiberino nel palazzo Salviati, all'orto botanico, dove solamente fu possibile allora trovare spazio sufficiente e adatto per custodirvi le grandi pitture murali della casa antica, scoperta sulle sponde del fiume nel giardino della Farnesina.
Il Kircheriano era appena liberato dalle antichità Tiberine, che si manifestò in esso una nuova pletora per la quantità delle lapidi e frammenti scultorii provenienti dagli scavi di Ostia. A questo si provvide rimandando lapidi e frammenti là d'onde era venuta tanta roba preziosissima, ad Ostia; dove così sorse nella torre d'Orlando il Museo Ostiense. Ma la raccolta preistorica e la etnografica aumentavano a vista creando urgenti e grandi nuove esigenze; allora si prese una misura seria e discretamente barocca, ma inevitabile. Si trasformarono nel Museo in magazzini quanti locali parvero sufficienti a raccogliervi tutto ciò che di nuovo era stato introdotto nel vecchio Museo Kircheriano, che fu ripristinato quasi tal quale, anzi più tardi diminuito di alcune serie del vecchio fondo, mandato a raggiungere nel magazzino le serie analoghe del fondo nuovo.
E mentre la marea d'antiquaria montava sempre, il ministero della guerra ebbe bisogno del palazzo Salviati; la disgraziata raccolta Tiberina ne fu levata e chiusa in magazzini lasciati liberi dal ministero della guerra, nel chiostro di Michelangelo, presso le terme di Diocleziano. Poi suonò l'ora della reclusione anche pel Museo Palatino; i fortunati scavi della casa delle Vestali crearono nuovi bisogni nell'ambito del palazzo dei Cesari; il Museo Palatino dovette sloggiare e andare a raggiungere, nel domicilio coatto di Termini, il Museo Tiberino, le serie nuove del Kircheriano, e parte delle vecchie serie. Così le antichità uscivano di sotterra per scomparire sotto chiave accumulate, e più se ne scoprivano di nuove, più diminuiva per gli studiosi anche il fondo vecchio sul quale potevano prima rivolgere le loro indagini. L'onorevole Boselli assunse il ministero in queste condizioni bizzarre, e quando la necessità di un museo speciale diventava tanto più evidente, quanto più crescevano le difficoltà per fondarlo.
Si era già parlato di accentrare tutto nella Certosa di Termini; ma ivi lo spazio di cui potea disporre il ministro dell'istruzione pubblica era di troppo deficiente, e le trattative iniziate per occupare con tutte le dipendenze le Terme di Diocleziano, non riuscivano.In tanta complicazione il Boselli vide la necessità di un impianto radicale, con una riforma dalla base e un'amministrazione diretta a scopi determinati, e principalmente ad intraprendere scavi suggeriti da bisogni archeologici, promuovendo indagini prestabilite a compimento delle antichità che la sorte ci ha già restituito da sotterra all'aperto, sia entro Roma, sia nel prossimo Lazio, nella Sabina, nell'Etruria suburbicaria. Le antichità così raccolte pensò doversi spartire "secondo le città ed i centri minori, in rapporto coi luoghi e coi monumenti ai quali appartengono, e con tutto il corredo dei dati di fatto che giovino a determinarne il pieno valore." Da questo concetto risultò la necessità di permettere alla ricerca del luogo dove fondarsi il museo, quella delle serie d'oggetti di cui si dovesse comporre, e di questi quali fossero, e quanti, necessari al compimento delle serie e quindi maggiormente desiderabili.
Cominciò dunque col dare il massimo impulso ai lavori già a tal fine iniziati sotto l'alta direzione dell'illustre Fiorelli, ed al compimento della carta archeologica cui attende un ufficio speciale. Poi scelse un centro archeologico importante per gli scavi sistematici nell'area dell'antica Falisci, dove il governo avea iniziate indagini proprie e dirigeva diversi scavi di iniziativa privata nella necropoli. Tale impianto il governo ha inoltre stabilito debba servire di tipo e di guida per l'amministrazione dei lavori e l'impianto di musei e scavi d'altre parti dello Stato. La messe d'oggetti raccolti nelle tombe è già così ricca e abbondante che tra i più intendenti è ritenuta tanto cospicua da non temere confronti di sorta, e da essere urgente sia presentata agli studiosi in apposito Museo.
Circa alla distribuzione del materiale archeologico e artistico, in attesa di poter disporre e adattare tutto l'insieme del locale di Termini, è stato provvisoriamente provveduto con decreto che abbraccia tutta questa riforma, e che S. M. ha firmato il 7 febbraio, e pubblicato un mese dopo nella Gazzetta Ufficiale. Le notizie che qui abbiamo raccolto sono tolte dalla relazione colla quale il ministro ha sottoposto il decreto alla firma del sovrano. Il decreto istituisce un Museo nazionale diviso in due sezioni: la prima, delle antichità urbane, avrà sede nelle Terme di Diocleziano; la seconda, delle antichità extra urbane, finchè non saranno preparati nelle terme i luoghi adatti per accoglierla, avrà sede in villa Giulia, sulla Flaminia. In questa saranno pure accolti oggetti provenienti dall'Umbria, finchè non sarà fondato in quella provincia un Museo nazionale.
A ciascuna delle due sezioni sarà unito l'archivio coi documenti riferibili alla storia delle scoperte, cioè, giornali di scavo, piante e rilievi topografici, disegni, fotografie e calchi di quelle iscrizioni le quali non fanno parte delle raccolte governative. La raccolta dei gessi col corredo relativo destinato all'esercizio pratico della scuola d'archeologia fa parte del Museo, che è posto sotto una sola Direzione con un solo ufficio amministrativo. Il Museo preistorico ed il Kircheriano, — dal quale potranno essere rimossi per passare alle collezioni del Museo nazionale quegli oggetti che con esso abbiano più stretta attinenza — continueranno ad avere direzione e amministrazione propria nell'antica sede del Collegio romano.
La distribuzione degli oggetti nelle due sedi è già iniziata. La Villa Giulia è celebre fra le grandi costruzioni del Rinascimento in Roma; iniziata da Jacopo Sansovino pel cardinale Fabiano del Monte, continuata dal Vignola, che si giovò dell'opera e dei suggerimenti di Michelangelo, abbellita con le pitture di Taddeo Zuccari, che, stando al Vasari, vi lasciò le primizie dell'arte sua, meritava anche di per sè le cure dell'Amministrazione, a cui è affidata la tutela dei monumenti.
Nelle ampie sale di questa villa nella fronte del primo piano, sono già a posto collezioni di oggetti tolti alla necropoli de' Falisci, distribuiti in quattro epoche, da quella dell'industria locale coi segni del commercio orientale, a quella che adombra la scuola dell'arte campana, sino alla distruzione della città nell'anno 241 di Roma. In una sala distinta sono esposte le sculture dei templi e loro ornamenti; alle quattro sale che contengono questi tesori archeologici precede la sala delle carte del territorio de' Falisci, colle indicazioni delle antiche strade, il piano della città e delle necropoli e i rilievi delle tombe secondo le varie forme.
Il ministro Boselli col decreto del 7 febbraio rendendosi altamente benemerito degli studi storici e artistici dell'antichità, ha compiuto un dovere internazionale incombente all'Italia col possesso intangibile della città eterna, cui nessuna nazione civile si reputa estranea, ed ha aperto alla sapienza e alla somma perizia archeologica dell'illustre Fiorelli il più largo campo a ordinati lavori che faranno onore al paese presso le classi più colte delle nazioni civili.
L. Chirtani."
Lo storico Alessandro Cremona Urbani, tramite un riscontro sulla rivista L'ARTISTA MODERNO del 1929 (dove si segnalava l'inaugurazione di un busto marmoreo nel cortile di Villa Giulia), ipotizza l'attribuzione a Pietro Canonica del del Busto bronzeo di Felice Bernabei oggi presente nel cortile del Museo Etrusco.
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