Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 1397
CronologiaIl console Marco Emilio Lepido inaugura il Tempio di Giunone Regina, presso il Circo Flaminio.
Quinto Cecilio Metello Macedonico, dopo aver celebrato il trionfo sulla Macedonia, avvia la costruzione di un tempio dedicato a Giove Statore presso il Circo Flaminio, su progetto dell'architetto greco Ermodoro di Salamina.
Un incendio distrgge una parte della città, e l'imperatore Commodo pretende di rifondarla con il nome "Colonia Commodiana". Danni al Tempio di vesta ed all'ala occidentale della Casa delle Vestali, al Foro della Pace, al Portico di Ottavia ed ai palazzi imperiali.
Dopo i danni subiti nell'incendio del 191, il portico di Otavia (e probabilmente anche i templi interni), sono ricostruiti, e nuovamente dedicati a Settimio Severo e Caracalla, con il nome di porticus Severi.
Dopo un terzo assedio, i Visigoti guidati dal loro re Alarico, entrano in città da Porta Salaria e la saccheggiano per tre giorni. Sono incendiati il palazzo dei Valerii sul Celio, la curia Iulia e le ville sull'Aventino; gravemente danneggiate le terme di Decio vennero; distrutto il tempio di Giunone regina; spogliate le statue del Foro. L'imperatrice Galla Placidia presa in ostaggio da Alarico. Nonostante tutto, Alarico impartisce l'ordine di risparmiare i luoghi di culto, che considera come luoghi di asilo inviolabili dove non poteva essere ucciso nessuno. La basilica emilia viene completamente distrutta da un incendio, nel quale le monete dei banchi dei cambiavalute (che avevano aver sede nell'edificio) sono fuse sul pavimento di marmo (e sono tuttora visibili).
Rinnovandosi per cura del Municipio il selciato e la fognatura delle strade, che attraversano l’area dei portici di Ottavia, sono avvenute le seguenti scoperte.
Sulla piazza di s. Angelo in Pescheria è stato scoperto il piedistallo della colonna angolare dei Propilei, simile a quelli già scoperti in antecedenza, ma assai men conservato. Quindi quasi di contro alla porticella laterale della chiesa di s. Angelo, alla profondità di met. 1,40, è stato ricuperato il piedistallo marmoreo della statua sedente di Cornelia, figlia di Scipione Africano maggiore e madre dei Gracchi, descritta da Plinio al cap. 14 del libro XXXIV. Il piedistallo, modinato di gola e listello sotto e sopra, misura met. 1,76 di lunghezza, met. 1,20 di larghezza, met. 0,80 di altezza, e reca inciso nella fronte quest’ elogio a caratteri del secolo d’oro: CORNELIA AFRICANI F GRACCHORVM. Nel listello superiore è incisa, a caratteri del secolo III incipiente la memoria: OPVS TISICRATIS.
Proseguendosi il cavo per la nuova cloaca nell’istessa via, è stato ritrovato un rocchio di colonna scanalata di marmo greco, simile nelle dimensioni e nell’artificio a quelli delle colonne del tempio di Giunone, superstiti nell'interno della casa vicina. Nell'istesso luogo è venuto in luce un tronco di colonna di alabastro listato, lungo met. 3,00, di diametro met. 0,35.
Rodolfo Lanciani.
Committenti e finanziatori
Stampe antiche1848
Luigi Canina
Tempio di Giunone nel portico di Ottavia
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Pianta del portico di Ottavia
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Elevazione del Portico di Ottavia
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Esposizione del Portico di Ottavia
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1801
Angelo Uggeri
Portico di Ottavia
Iconografia degli edifici dell'antica Roma
1799
Giovanni Battista Cipriani
Portico di Ottavia nella Forma Urbis
Monumenti di Fabbriche antiche - tomo II
1784
Giovan Battista Piranesi
Tempio di Giunone
Le Antichità Romane - Tomo IV
1784
Giovan Battista Piranesi
Pianta del Tempio di Giunone
Le Antichità Romane - Tomo IV
1756
Giovan Battista Piranesi
Capitello del Tempio di Giunone
Le Antichità Romane - Tomo IV
1756
Giovan Battista Piranesi
Pianta degli avanzi del Portico d'Ottavia
Le Antichità Romane - Tomo IV
1756
Giovan Battista Piranesi
Pianta di Roma
Le Antichità Romane - Tomo I
1673
Fragmenta lapidibus Farnesianis
Fragmenta vestigii veteris Romae ex lapidibus Farnesianis