Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 13991
CronologiaIl Consiglio Comunale adotta il Piano regolatore redatto dall'ing. Viviani, sostanzialmente identico a quello del 1873 con alcune modifiche.
Vengono redatti i piani esecutivi, da sottoporre all'approvazione governativa per una serie di opere pubbliche considerate assolutamente necessarie, da realizzarsi con il concorso finanziario dello Stato: Palazzo di Giustizia in Prati; Palazzo dell'Accademia delle Scienze; Piazza d’Armi; Caserme in viale delle Milizie (due reggimenti di fanteria) e a Castro Pretorio (reggimento di artiglieria), nuovo Ospedale Militare al Celio; Ministero della Guerra in via XX Settembre; Palazzo delle Belle Arti in via Nazionale; Policlinico (inizialmente previsto dal Comune a Porta Maggiore, ma mai realizzato in quella sede)
Vengono inoltre pianificati: Traforo Umberto I (per collegare piazza di Spagna a via Nazionale); Stazione ferroviaria a Trastevere (più a nord, all'interno delle mura di come venne poi realizzata); Magazzini Generali sulla via Ostiense; Mattatoio a Testaccio; nuovi ponti sul Tevere.
Le principali opere urbanistiche sono: trasformazione dell'area tra la stazione Termini e via Nazionale come nuovo ingresso monumentale (con la realizzazione della fontana delle Naiadi e dell'emiciclo porticato di piazza Esedra); una serie di opere “per la riforma della fognatura della città e per il risanamento del sottosuolo”.
Definiti vari allargamenti: piazza Venezia e piazza di Trevi; via del Corso (parzialmente su Piazza Colonna); via di Monserrato; da Via dei Giubonari a ponte Sisto (non realizzato); Via dei Delfini - Tribuna Campitelli; Piazza Montanara fino a Piazza Campitelli (per liberare la visuale sul Teatro di Marcello).
Definite nuove strade di collegamento: prosecuzione della via Nazionale fino a Ponte Sant'Angelo (con larghezza di 20 metri); Via del Tritone (Piazza Barberini Corso); via Zanardelli (Piazza Navona Prati); Via Arenula Largo Argentina (Via Nazionale Trastevere); Piazza Venezia Fori Colosseo; via Cavour e via Giovanni Lanza (per collgeare il nuovo quartiere Esquilino);
Risanamento igienico-sanitario delle aree insalubri e la destinazione a verde pubblico di oltre 200 ettari (sistemazione del Colle Oppio e Gianicolo); ampliamento di Testaccio; edificazione di una parte di Trastevere (nei pressi di piazza San Cosimato), Colle Aventino e Celio; completo rinnovamento urbano del Ghetto (con demolizioni, rialzamento del suolo e nuove abitazioni).
Viene inoltre programmata la realizzazione di un nuovo quartiere a maglia ortogonale fuori Porta del Popolo: il Flaminio, “di estensione di circa 18 ettari e che potrebbe contenere 9mila abitanti”, con una monumentale strada circondata da parchi che portava da Porta del Popolo a Ponte Milvio, poi lambiva i Parioli e giungeva fino all'Acqua Acetosa, la Passeggiata Flaminia.
Viene inaugurato un Monumento ai fratelli Cairoli al Pincio. Presenti un gruppetto di superstiti degli scontri a vigna Glori, che avevano dato vita a una sottoscrizione per collocare “un sasso o un cippo a memoria dell'impresa” nel campo ove, nella mischia, caddero i Cairoli, Moruzzi e Mantovan, e vennero feriti Mosetig, Papazzoni, Bassini, Ferrari, Castagnini e altri. Si costituisce un comitato alla cui presidenza vollero il prof. Baccio Emanuele Maineri (patriota e scrittore). Si decide che l'onere della realizzazione si affidato alla Società dei Reduci, che poteva dare un carattere ufficiale all'opera e ottenere importanti donazioni.
"A Roma sul Pincio, si inaugurò con solennità il giorno 27 maggio non un busto, ma un monumento in bronzo; non a Garibaldi, ma a due suoi carissimi garibaldini, ai fratelli Cairoli, i leoni dei Monti Parioli, Enrico, l'uno, morto combattendo; l'altro, Giovanni, morto due anni dopo a Belgirate, per le ferite riportate.
Enrico è rappresentato nel gruppo, già morto, colla bocca atteggiata al rantolo supremo; Giovanni, gravemente ferito, lo solleva, e si stringe la mano rigida del fratello al cuore, mentre sta per sparare l'ultima palla a chi osa avvicinarsi. È un gruppo vigoroso, quello che fece conoscere il suo autore Ercole Rosa all'Italia. Posto su robusto piedestallo di granito di Baveno, campeggia al Pincio, in un piazzale: sui gradini del piedestallo, nella parte anteriore, è posata una bandiera con una corona in bronzo; e dall'altra parte emblemi militari e il simbolico ramo di palme, pure in bronzo. Si legge sul davanti, inciso, il memorando ordine del giorno d'Enrico Cairoli a' suoi il 21 ottobre 1867.... "Io spero di non essere mai per mancare al mio dovere di capo; però, se avvenisse, chiunque di voi sarà autorizzato a spararmi contro, per punirmene, la sua arma, chè da parte mia lo farò con quelli che per avventura mancheranno al proprio. Arrivederci a Roma!!..." Non dimentichiamo che il gruppo è fuso dallo stabilimento Nelli, il che prova una volta di più che nemmeno per le grandi e perfette fusioni non abbiamo ormai più bisogno di ricorrere alle fonderie dell'estero.
Un altro nostro disegno accompagna quello che riproduce il monumento dei due eroi garibaldini: rappresenta la cerimonia dell'inaugurazione. Vedete, intorno al monumento ornato di corone, le associazioni dei veterani e dei reduci dalle patrie battaglie di Roma, e di molte altre città intervenute colle loro bandiere. È il momento in cui il duca Torlonia, facente funzione di sindaco di Roma, legge il suo discorso."
Visita dei Sovrani nella fonderia Nelli, per vedere la statua di Vittorio Emanuele II realizzara da Pietro Costa per il monumento di Torino.
Il dì 1 di marzo nelle strade sottostanti al Gianicolo si vedeva una animazione straordinaria. Non era per celebrare il dì festivo quell'insolito avvicendarsi di popolani e popolane nei loro costumi di festa, ma sebbene perchè le Loro Maestà dovevano portarsi nella fonderia del cav. Alessandro Nelli a vedervi la grande statua del re Vittorio Emanuele, modellata dallo scultore Pietro Costa per il monumento di Torino.
Difatti alle tre e mezza pom. comparvero i legni di corte, che portavano i Sovrani; furono ricevuti all'ingresso dello stabilimento dal Duca Don Leopoldo Torlonia, dal conte Panissera di Veglio, dalla famiglia Nelli, dallo scultore signor Costa, dal tenente colonnello Casati, dai gentiluomini di servizio e da tutti gli operai dello stabilimento schierati ai lati del vasto cortile. Il Re e la Regina si portarono subito nella galleria, ove era inalzata la statua colossale del Padre della Patria.
Si fece un silenzio, pieno di rispetto, intanto che le LL. MM. guardavano col più grande interesse quella immensa massa di bronzo, le cui forme rammentano la caratteristica e maschia figura del compianto sovrano. Passato quel primo momento d'emozione, il Re e la Regina si mossero per esaminare da tutti i lati il colosso: allora si fecero loro dappresso il modellatore ed il fonditore per dare i maggiori ragguagli richiesti. La statua misura 8 metri e mezzo: pesa 15 mila chil. Fu fusa in soli otto mesi, poichè il modello arrivò in Roma da Torino nel giugno dello scorso anno.
Il Re è effigiato a capo scoperto e coll'elmo in mano, come se sui gradini del trono stesse a ricevere una deputazione nazionale. Questa posa calma dà alla figura tutta la maestà desiderabile in un monumento. Il Re e la Regina si trattennero quasi un'ora nella fonderia: all'uscire furono accolti da applausi sterminati e gli operai erano addirittura frenetici d'entusiasmo.
Carlo Barsotti, direttore del quotidiano Il Progresso, lanciò una sottoscrizione tra gli immigrati italiani di New York per finanziare un monumento celebrativo di Cristoforo Colombo. L'iniziativa, nasce in occasione del quarto centenario della scoperta dell'America, mira a riscattare l'orgoglio della comunità italo-americana contro le discriminazioni dell'epoca. Il progetto prevedeva un bando con scadenza dei bozzetti a Roma e la consegna dell'opera finita nel 1892, anno dell'inaugurazione ufficiale a Columbus Circle. Tra i vari partecipanti, il progetto vincitore risulta essere quello dello scultore messinese Gaetano Russo. Il monumento, viene completato presso le Fonderie Nelli.
"Un programma più grandioso è stato bandito per una statua a Cristoforo Colombo da Nuova York, dal cavaliere Carlo Barsotti, proprietario del giornale italiano di quella città, Il Progresso. L'altezza del monumento dev'essere di 100 a 150 piedi, compreso il piedestallo. La statua e le iscrizioni in bronzo. Termine della consegna del bozzetto in Roma il 15 settembre 1889. Il monumento eseguito sul bozzetto prescelto dovrà essere consegnato per essere spedito ai primi di Maggio del 1892. Premio dell'opera sono 100 000 lire già garantite ed un di più eventuale ancora da raccogliersi."
In forma solenne, viene posta sull'alta vetta del Gianicolo la prima pietra del monumento nazionale a Garibaldi: "In terra, era scavata una fossa quadrata: di fronte a questa, sorgeva un padiglione ornato di bandiere nazionali per i Sovrani: d'intorno i palchi per gl'invitati. I Reali giunsero col generale Ponzio Vaglia e colla marchesa di Villamarina. Quasi tutti i ministri coll'on. Crispi, quasi tutti i vice ministri coll'on. Galli, i presidenti del Senato e della Camera, senatori, deputati e altre autorità intervennero alla solennità che ebbe principio alle ore 16.
Il sindaco pronunciò il discorso di circostanza, annunciando che il monumento all'Eroe dei due mondi sarà inaugurato nel 25° anniversario della riunione di Roma all'Italia. I Sovrani, l'on. Crispi ed il sindaco Ruspoli firmarono quindi la pergamena destinata ad essere rinchiusa nella prima pietra del monumento.
La pergamena è uno splendido lavoro artistico realizzato dal prof. Nestore Leoni di Aquila. Misura centim. 30 X 20 ed ha un contorno ornamentale stile Cinquecento, ove in quattro medaglioni sono gli stemmi di Savoia, Roma, Nizza, Sicilia. In alto a sinistra è la data della nascita (4 luglio 1807) ed în basso quella della morte (a giugno 1882). Internamente ricorre tutt'intorno un'altra fascia a fondo rosso con rabeschi d’oro, dove insieme agli scudi di Savoia ed a perle tricolori sono intramezzati dei medaglioni in cui sono indicati i fatti più importanti dell'epopea Garibaldina con le relative date.
La pergamena con analoga scritta fu chiusa in un tubo di cristallo insieme con tre monete una di 1oo lire d'oro, conio 1891, una di lire 5 d'argento conio 1891 della Colonia Eritrea e una da centesimi 1o di rame conio 1804: il tutto è stato chiuso in altro tubo di metallo ricoperto all'interno di velluto rosso. S. M. il Re ha introdotto la pergamena e le monete così racchiuse in un foro praticato în un macigno di travertino, prima pietra del monumento: e il foro fu chiuso da una piastra di piombo con l' effigie scolpita di Garibaldi, nella quale in lettere rosse si legge Prima pietra 19 Marso MDCCCVC, Monumento a Garibaldi I Reali hanno gettato la calce sul masso con una cazzuola d’argento e la pietra è stata calata nell'ultimo cavo preparato per le fondamenta.
Fu scelto lo storico Gianicolo a degna sede del monumento a Garibaldi, perchè fu là su quel colle che arse più ostinato e più glorioso il combattimento a difesa di Roma. Il monumento venne affidato per concorso allo scultore Emilio Gallori, fiorentino, ed è quasi finito (la fusione avviene nella Fonderia Nelli a Trastevere."
In occasione dei festeggiamenti, per i venticinque anni della Liberazione di Roma, a Piazza San Pantaleo viene inaugurazione deto il monumento celebrativo dedicato a Marco Minghetti. La scelta del luogo è legata alla presenza sulla piazza di Palazzo Braschi, che allora ospitava la Presidenza del Consiglio e il Ministero degli Interni. L'opera è stata fusa nella FOnderia Nelli a Trastevere. Presenziano la cerimonia, il Re Umberto I, la Regina Margherita, la vedova e il figlio di Marco Minghetti, Francesco Crispi e del Senatore Gaspare Finali.
"Il monumento nazionale al Minghetti sorge sulla piazza San Pantaleo. Consta della statua in bronzo e di un gruppo rappresentante la Politica e il Pensiero, Anche qui intervengono i Sovrani. Parlano i senatori Tabarrini e Finali, e il sindaco Ruspoli, Il principe Ruspoli il vero leader di tutte queste feste memorabili. È dappertutto, pensa a tutto, parla in ogni circostanza, e bene, colla sua voce tonante, che strappa gli applausi. Egli rappresenta degnamente la capitale nel momento storico più arduo."
Inaugurazione della Tomba di Re Umberto I nel Pantheon: "Presenti le rappresentanze degli Alti Corpi dello Stato e dei sodalizi militari e civili di Roma.
La bella opera architettonica fu ideata dal defunto architetto Sacconi, e condotta a termine dal fido discepolo di Ini, architetto Guido Cirilli, che portò notevoli modificazioni al bozzetto primitivo. Îl punto, ove si accentra lo spirito dell’opera, è nella corona ferrea, che con lo scettro posa sull'ara di porfido. La corona, lo scettro, danno bagliori d'oro. La stola su cni posano Je insegne della regalità, è pure dorata con punti d'argento che hanno la Iuce delle perle e spicca sul cuscino di basalto. È questa opera lodatissima eseguita dall'orafo Galli.
L'ara di porfido, è sostenuta da un basamento di africano. La targa ampia di alabastro, di un'antica cava dell'Africa Romana, è fiancheggiata da due grandi rilievi di argento. Rappresentano la Bontà, modellata con profondo sentimento da Eugenio Maccagnani, ela Munificenza. austera e nobile figura di Arnaldo Zocchi. Escono entrambe dalla fonderia Nelli.
Entro una cornice di bronzo dorato con faserole di argento, la targa offre un campo di grande semplicità: nell'intereolunnio spiccano le lettere di argento: Umberto Re d'Italia. Sopra la targa festoni e candelabri dorati con tenie di argento, fusi, come la cornice, dalla fonderia Bastianelli. Attorno, gran profusione di marmi: lesene di giallo antico, specchi di africano, fregio di verde antico e di pavonazzetto, di serpentino, di porfido, di alabastro rosa e di alabastro fiorito. È una tavolozza di eleganza severa, con la quale l'abilità dei marmorari del Fedeli ha saputo combinare mirabili intrecci di linee e di colori.
Questo insieme di armonie è completato dalla lampada offerta dalla colonia italiana di Parigi. La disegnò il Cirilli in forma classica: la fuse il Bastianelli: è di bronzo con motivi bizantini nei simboli cristiani. Per la spesa della tomba, che ascende a L. 450000, fu provveduto interamente dalla cassa privata di re Vittorio Emanuele III."
DescrizioneTra i monumenti romani fusi nella fabbrica di Alessandro Nelli: quello a Marco Minghetti, i Fratelli Cairoli, Giuseppe Garibaldi.
Stampe antiche