Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 13994
CronologiaRe Vittorio Emanuele II acquista per 26.000 lire da Giovanni Grabinski Potenziani, la Villa Pallavicini a Via Salaria. Avvia lavori per migliorarne la funzionalità, con la costruzione di utilità come le scuderie.
L'ex Casino nobile risulta inadatto agli impegni di rappresentanza ed alle esigenze della famiglia reale, per cui viene avviata la costruzione della Palazzina Reale, nell'area un tempo della Vigna Barigione.
Re Umberto I di Savoia, cede per 513.0000 lire al conte Giuseppe Telfener (già amministratore dei beni della real Casa ai tempi del padre) la Villa al Macao e quella a via Salaria, dove installa il suo allevamento di Cavalli da Corsa.
Dopo le forti critiche internazionali ai Cavalli italiani, esposti dallo stesso Telfener, pochi mesi prima all'Esposizione Universale di Parigi, l'operazione appare come uno stratagemma concordato: permettere al Sovrano di promuovere attivamente il miglioramento della razza equina italiana e i successi internazionali dell'ippica nazionale senza comparire ufficialmente come proprietario nelle competizioni.
Il Conte Telfener poteva agire così da "paravento" e braccio operativo, trasformando Villa Ada in un centro d'eccellenza che fungesse da volano per il prestigio della Corona nelle corse, pur mantenendo formalmente una gestione privata e imprenditoriale.
Questa strategia replicava quanto già fatto dal padre: in seguito alle pressioni del Parlamento per tagliare le spese reali, Vittorio Emanuele II era stato infatti costretto a disfarsi ufficialmente dei propri cavalli. Per aggirare l'ostacolo e permettere ai purosangue di continuare a gareggiare, la scuderia era stata ceduta al fidato conte Gastone de Larderel, mentre Thomas Rook, ex fantino ufficiale, venne promosso allenatore per garantirne la continuità tecnica nell'ombra.
Sotto i colpi della violenta crisi edilizia che travolge Roma e delle perdite accumulate nelle imprese ferroviarie americane, il conte Giuseppe Telfener mette in atto una complessa manovra di protezione del patrimonio: cede l'intero comprensorio di Villa Ada alla suocera, Eveline de Viserne Hungerford. Questo trasferimento di proprietà, pur dettato dalle difficoltà finanziarie, è in realtà un'operazione strategica per "blindare" la residenza di famiglia dall'assalto dei creditori, affidandola alla disponibilità della facoltosa famiglia americana della moglie Ada, in un momento in cui il mercato immobiliare capitolino è al collasso.
Si concludono nella Villa le attività della Società di Corse del Lazio. Il sodalizio ippico, dopo aver organizzato nell'arco di un biennio quindici corse, tra Villa Ada e l'ippodromo delle Capannelle, si scioglie provvisoriamente, dopo che il numero dei componenti si era ridotto gradualmente a soli quattro membri.
"Le corse a Villa Ada erano elegantissime; i premi venivano assegnati dalla contessa Telfner, sposa da poco, e dalla signora e signorina Mackay, le due ricchissime americane. Vi conveniva un pubblico ristretto, ma sceltissimo. Le scuderie che correvano specialmente erano quelle di Telfner e del conte Larderel."
In vista di una possibile lottizzazione dell'area fuori Porta Salaria, Eveline de Viserne Hungerford (suocera del conte Telfener) cede con atto notarile i terreni della tenuta di Villa Ada sulla Salaria alla Banca Romana.
L'operazione sancisce l'alleanza definitiva tra la famiglia del Conte e il governatore della Banca Romana proprio nell'anno in cui esplode lo scandalo nazionale: l'area di Villa Ada cessa di essere solo un centro ippico d'eccellenza per trasformarsi in una posta in gioco della speculazione edilizia romana. Il coinvolgimento diretto di Bernardo Tanlongo e della suocera Eveline evidenzia come il patrimonio di Telfener fosse ormai diventato il fulcro di un sistema di debiti incrociati.
Prima di questa formalizzazione, Tanlongo era già il principale creditore e "socio occulto" del Conte, avendo garantito per anni ingenti linee di credito senza garanzie per sostenere le perdite della ferrovia in Texas. Con questo atto, Tanlongo tenta di trasformare i debiti di Telfener in asset immobiliari pronti per la lottizzazione, ma il progetto naufraga pochi mesi dopo.
Con lo scoppio dello scandalo a dicembre e il successivo arresto del banchiere, il Conte si ritroverà in una posizione politicamente compromessa ed economicamente finita, privato della sua base finanziaria e trascinato nel fango del più grande crac dell'Italia unita.
Con la legge n.449 viene istituita la Banca d'Italia, mediante la fusione di quattro storiche banche: la Banca Nazionale (già Banca Nazionale negli Stati Sardi), la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d'Italia e la gestione liquidatoria della Banca Romana.
a Banca d'Italia ricevette infatto l'incarico di assorbirne le sue attività e passività, amministrando il contenzioso legale e i beni sequestrati, operazione gestita attraverso un apposito sindacato, con il compito di vendere i beni immobili pignorati per risarcire i creditori.
Vittorio Emanuele III riacquista Villa Ada per circa 610.000 lire.
« Villa Ada acquistata dal Re. Nell'adunanza tenuta ieri il Consiglio Superiore della Banca d'Italia ha ratificata la deliberazione già presa alla unanimità dalla Commissione liquidatrice della Banca Romana, per la cessione a S. M. il Re della Villa Ada fuori di Porta Salaria.
Per l'acquisto di questa Villa erano corse altre trattative con privati, delle quali la Commissione liquidatrice della Banca Romana e il Consiglio Superiore hanno creduto di non tenere conto; per il che meritano il plauso della cittadinanza romana la quale, nella realizzazione di un delicato pensiero del Re, vede anche appagata un'aspirazione propria.
A questi sentimenti si è ispirata l'Amministrazione della Banca d'Italia, la quale ha dovuto mettere tutta la sua energia per superare gli ostacoli e arrivare felicemente alla conclusione, che sarà appresa con viva e generale soddisfazione dalla popolazione della capitale del Regno. »
Re Vittorio Emanuele III avvia i lavori per trasformare la Villa Ada, per trasformarla nella dimora ufficiale della famiglia.
« A novembre il Re farà cominciare i lavori per trasformare la villa Ada in un delizioso parco contornato da un muro di cinta. Gli inquilini delle case hanno avuto ordine di sloggiare prima della fine di agosto. Il Messaggero dice che quando il Re ha comprato la villa, non ha voluto che essi pagassero la pigione. Ai contadini che coltivavano il terreno della villa, il Re ha assegnato un buono di uscita di circa 3000 lire ».
Decreto ministeriale con la Dichiarazione di notevole interesse pubblico del comprensorio di villa Ada e Monte Antenne Sito nell’ambito del Comune di Roma (Gazzetta Ufficiale 17 maggio 1954)
Tramite un accordo con i Savoia, lo Stato acquisisce la parte della villa dislocata lungo la via Salaria e la tenuta di Forte Antenne.
L'Atto notarile sancisce la divisione di Villa Ada in una zona privata di 84 ettari (delle principesse Savoia e dei loro eredi) e una zona pubblica, pari a 34 ettari, cui si aggiungono in seguito 32 ettari relativi alla tenuta di Monte Antenne.
Apertura al pubblico del parco di Villa Ada Savoia. Cerimonia in cui il ministro delle Finanze Giulio Andreotti consegna le chiavi del parco al sindaco Urbano Cioccetti.
Deliberazione del Consiglio Comunale n.1577. L'amministrazione comunale prende in consegna provvisoria i comprensori di Monte Antenne e parte di Villa Ada Savoia dal Demanio dello Stato.
Approvato il vincolo di destinazione a parco pubblico di tutto il comprensorio di Villa Ada.
Gli eredi Savoia vendono a Renato Bocchi gran parte della Villa Ada: dei 18 edifici presenti nel Parco (15mila mq coperti di superficie complessiva), i più importanti passano in proprietà Bocchi:
Villa Reale, 6.400 mq occupati dall'ambasciata egiziana
Scuderie, tre fabbricati per complessivi 1.500 mq
Casale delle Cavalle Madri, 320 mq; abitazione dei Conti di Bergolo
Fienile, 560 mq, occupato da un circolo ippico.
Restano di proprietà Savoia:
Casino Pallavicini, 480 mq, abitato da parenti dei Savoia
Villa Polissena, 900 mq, abitata da Eredi Savoia
Casati e Famiglie
Stampe antiche