Informazioni storicheData: 1732 / 1826
Codice identificativo monumento: 157
CronologiaInaugurazione del Teatro Argentina con la rappresentazione dell'opera Berenice, composta da Domenico Sarro.
Al teatro Argentina va in scena la prima assoluta de Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini con Manuel García (padre).
Al Teatro Argentina si svolge la prima assoluta di Zoraida di Granata di Gaetano Donizetti con Domenico Donzelli e Luigia Boccabadati.
Al Teatro Argentina si svolge la prima rappresentazione del "Il fato", cantata di Gaetano Donizetti.
Al teatro Argentina va in scena la prima assoluta de I due Foscari di Giuseppe Verdi - Tragedia lirica in 3 atti e 8 quadri - 1^ Versione.
Al Tearto Argentina va in scena la prima assoluta de La battaglia di Legnano di Giuseppe Verdi - Tragedia lirica in 4 atti e 7 scene.
VIII Assemblea Costituente della massoneria italiana al teatro Argentina, sotto la presidenza del Fr. Correa. Parteciparono 153 logge distribuite in 14 regioni italiane e alcuni paesi stranieri. Nell'Assemblea, Giuseppe Mazzoni viene rieletto Gran Maestro e si realizza l'unificazione con il Grande Oriente Palermitano. Nella costituente romana furono proclamati Gran Maestri onorari a vita Giuseppe Garibaldi, Federico Campanella, Mariano Maresca.
Poi c'è la questione del teatro. Dell’Apollo non si vuol permettere l'apertura perchè non abbastanza sicuro: all’Argentina v'è rappresentazione di muratori e decoratori: al Costanzi manca il sipario di sicurezza, uno di quei siparii dei quali nessuno s'è mai servito efficacemente in caso d'incendio.
Il governo fa il suo dovere a prevenire i disastri che, nei teatri, possono derivare dal fuoco. Ma non è meno vero che se devono aspettare di vedere messe in vigore scrupolosamente le prescrizioni governative, gli abitanti di parecchie città sono sicuri di morire prima di rivedere un ballo grande o riudire un'opera in musica. Sono lontani i tempi ne' quali pareva che gli italiani vivessero per andare la sera al teatro. Eppure allora (senza luce elettrica fra le quinte e senza altre precauzioni moderne) ogni cosa era molto più infiammabile... anche i cuoricini delle signore.
Inaugurazione del Teatro Argentina dopo importanti lavori di restauro, resi necessari, dopo la demolizione del Teatro Apollo, per accogliere le produzioni del Teatro Regio e diventare il nuovo punto di riferimento della scena teatrale della città:
"Uno dei lavori più importanti compiutisi in questi ultimi tempi, per il decoro della città se non per l'importanza edilizia, è stato il completo restauro dell'Argentina, del quale l'ILLUSTRAZIONE ha fatto già un breve cenno.
Non poche persone s'erano schierate contro il trasporto del Teatro Regio all'Argentina, perchè sapevasi che tutto il denaro che vi si sarebbe speso doveva, e dovrà, essere buttato in aria, volendo porre a termine anche in quella zona di città gli avanzati lavori del piano regolatore.
Senza fare una requisitoria municipale, nè incolpar persone, egli è certo che a Roma in un periodo di ricostruzione così importante, forse unico nella sua storia, è mancato l'uomo dalle idee vaste, giuste, concrete.
Abbiamo così veduto procedere quest'importante sviluppo edilizio con idee meschine, con tentennamenti, fra sbagli e correzioni continue. E tutto, naturalmente, a detrimento del pubblico erario, senza che ne uscisse fuori alcun'opera degna di attestare la grandezza della nuova epoca...
Oggi il teatro Argentina ha subito un cambiamento tale da dirlo rinnovato. Furono demolite le pericolose impalcature in legno dei corridoi e dei palchetti, sostituendovi travi in ferro e vòlte a mattoni. Si demolirono le due antiche strette scale sostituendole con quattro grandi a spaziose rampanti, che si riuniscono alternativamente con gallerie ove sono poste tutte le comodità necessarie.
Al sesto ordine due scale separate comunicano col vestibolo. È stata tolta l'umidità al palcoscenico con uno sterro generale — e per provvedere a tutti i servizi conformi all'esigenza di grande teatro si sono riunite all'Argentina due case di proprietà comunale riducendole a camerini per attori, a sale per le masse corali e di ballo — sartoria — attrezzeria — uffici dell'impresa. — Tutti gli ambienti di queste case hanno diretta comunicazione col palco scenico ed uscite separate sulle vie de' Barbieri e del Sudario. Altri locali presi da altre proprietà furono anche aggiunti pel servizio del teatro.
Altro obbiettivo principale della riduzione era di eliminare completamente la luce del gas. Questo speciale impianto fu eseguito dall'ingegnere Mengarini per conto della Società romana del gas. Tutta l'illuminazione dunque è a luce elettrica. Il canapo che giunge dalla Madonna dei Cerchi può servire dodicimila lampade, mentre le altre dinamo messe dal Comune in uno dei cortili, a supplire per qualunque evenienza con propria illuminazione, ne possono dare altre quattrocento, che sono sparse un po' da per tutto come lampade di sicurezza.
Un apposito distributore collocato sul palco scenico e molto ingegnosamente combinato permette di poter passare uno o più gruppi di lampade dal canapo stradale sopra l'una o l'altra delle dinamo di soccorso o sopra le due riunite.
Le due dinamo municipali sono ciò che c'è di più perfetto nel genere. Occupano poco spazio, non fanno rumore e non danno scintille ai collettori.
Il palcoscenico possiede 350 lampadine Edison da 16 candele ciascuna. Ogni gruppo di lampade, ribalta, quinte, traverse, può essere non solo graduato a qualunque intensità, ma mediante un apposito modulatore può cangiare il tono della luce rendendola più calda e più fredda, fino al rosso infernale e al verde intenso. L'uomo incaricato di ciò entro il camerino pieno di manubri, può davvero rassomigliarsi ad un piccolo Padre Eterno nel primo giorno della creazione. Egli getta fasci di luce e fa l'oscurità con due sole dita e, se vuole, anche con uno solo, tanto per non smentire il noto dipinto dell'Urbinate.
La sala del teatro ha una illuminazione periferica di 180 lampade poste su bracci con conchiglia opalina eseguiti dalla Società Murano e Venezia. Il lampadario centrale è vaghissimo ed originale. Ha la forma d'una mezza sfera a globetti di Murano intramezzati da otto grandi festoni di frutta modellati sullo stile dei Della Robbia. Pure bellissimi sono i lampadari bianchi eseguiti dalla stessa fabbrica per il foyer.
Ma troppo lungo sarebbe se volessi dettagliarvi tutti i lavori fatti in pittura, in stucchi, in dorature. Egli è certo che oramai, essendo l'ultimo venuto, il teatro Argentina possiede il palco scenico più completo per attrezzzeria, comodità, ed illuminazione, e che la sala del teatro, il foyer, il buffet, il vestibolo non lasciano più nulla a desiderare per buon gusto ed eleganza.
Una lode la merita l'ex sindaco Torlonia, che se non l'ha potuto veder compiuto lui imperante pur nondimeno concorse con tutte le sue forze alla buona riuscita. Ed alle lodi che possono essere rivolte all'ingegnere Erzoch non bisogna disgiungere quelle che meritamente vanno all'assessore Mario Ceselli che con tanto impegno e sollecitudine si è occupato giornalmente dei lavori in esecuzione.
Dal mio canto, se l'edile Ceselli vuol veramente passare alla posterità, gli raccomando l'esecuzione della Via Flaminia, su disegno di qualcuno che conoscendo le più celebri passeggiate, le più belle avenues, i più spaziosi boulevards del mondo, cerchi non solo di imitarli ma di superarli in bellezza.
Le idee meschine, incomplete, lasciamole una buona volta, agli amministratori di Rocca Cannuccia.
Al teatro Argentina rinnovato, il buon Guglielmo Canori, detto la Fenice degli impresari, ha trasportato dall'Apollo i suoi penati artistici. Lo chiamano la Fenice degli impresari perchè è fortunato: io lo credo anche accortamente audace e mi pare che sia per lui molto adatto l'antico dettato dell'audaces fortuna juvat. Guglielmo Canori, impresario per caso, ha saputo, con molta maggiore conoscenza della vita moderna e del teatro contemporaneo, mantenere le felici tradizioni del sor Cencio Jacovacci che non si muoveva mai dalla sua nicchia di Roma."
Chiusura anticipata della stagione del Teatro Argentina.
"S'è ben chiusa la Scala di Roma, ch'è l'Argentina. Il Municipio della capitale gli ha rifiutato L. 32 000 che occorrevano per tenerlo aperto altre 32 sere. Nobile slancio d'economia!
Ma il giorno dopo questo voto spartano, le masse tumultuarono. Orchestra, coristi, mimi, ballerine, tramagnini, minacciarono il terzo sacco di Roma.
Il Municipio venne in loro soccorso: così spese 18 000 lire per tener chiuso il teatro, che con meno del doppio poteva tenere aperto.
A poco a poco vedrete che tutti i Municipi, resi dalla nova legge più democratici e più sapienti, si metteranno a fare questo genere di economie."
Festeggiamenti per le Nozze d'argento dei reali. Concerto di Gala al Quirinale:
"Come fu delicato il pensiero dell'Imperatrice, la quale volle rendere omaggio reverente alla tomba del Gran Re, recandosi nel Pantheon!... Si fermò davanti alla tomba, in atto di meditazione. Poco dopo, entrò Guglielmo II, che depose alla tomba una corona d'alloro, e, in piedi, col capo chino e la palma della mano destra sugli occhi, stette in atto di preghiera. Nel silenzio del vasto tempio, dove dormono tanti grandi, quel momento era solenne.
Nella sera del 21, ebbe luogo al Quirinale, nella sala degli specchi, accanto al gran salone da ballo, un concerto mirabile, dato dal quartetto della Regina, composto dei maestri Sgambati, Monachesi, Masi, Jacobacci e Furino, ch'erano collocati in un angolo della sala sui loro leggii. Nel mezzo della sala, intorno a un divano circolare, sedevano l'Imperatrice, le regine Margherita e Maria Pia, la duchessa di Genova, la principessa Letizia, Guglielmo II, l'arciduca Ranieri, il duca di York e il principe Giorgio di Grecia. V'erano tutti i principi di Savoia, coi loro seguiti; i seguiti dei sovrani e degli altri rappresentanti esteri, le dame di Corte, i dignitari di Palazzo, gli ufficiali della Casa militare del Re e quelli del seguito dell'Imperatore. Umberto, non troppo appassionato della musica classica, fumava nel gabinetto attiguo, comparendo di tratto in tratto. Il momento in cui tutti questi alti personaggi entrarono nella sala fu imponente; e il mio collega artistico ne fermò subito i tratti sul taccuino per farne il disegno che vi mando.
Dopo il concerto, gl'Imperiali parlarono collo Sgambati, dicendogli che il suo nome è ben conosciuto in Germania. Infatti, egli è uno dei primi pianisti d'Europa; ed è stato il primo in Italia a scrivere una sinfonia in cinque parti a piena orchestra; i suoi quartetti sono famosi.
Mentre nella reggia, si svolgevano le armonie severe, le vie di Roma venivano illuminate a festa e cominciava la prima delle cinque promesse grandi illuminazioni dei monumenti artistici. Il Foro Traiano, il Colosseo, il Foro romano, la parte esterna del palazzo dei Cesari... apparvero, d'un tratto, a uno a uno, irradiati da un riflettore elettrico posto sulla specola del Campidoglio. Era una scena magica, e si rinnovò subito dopo, con altro aspetto, ai fuochi di bengala di varii colori, che fiammeggiavano fra i ruderi vetusti. L'enorme massa di popolo, che assisteva alla scena fantastica, era anch'essa illuminata da quei fasci di luce fulgidissima, e da quei lampi abbaglianti. Sulla torre capitolina, scintillava una gran stella. Nelle quattro sere successive l'illuminazione si ripetè in altri monumenti antichi.
Coll'intervento dei Sovrani, si è inaugurata la Esposizione Nazionale di Belle Arti. Fu una delle più solenni aperture per il numero e la qualità dei personaggi. L'esposizione è bella, Ha pitture preziose, sculture ragguardevoli. Francesco Jerace espone alcune teste e un Cristo, Ercole Rosa un busto del Manzoni. Monteverde, Cifariello ed altri sono pure ammirati. Fra le pitture si notano i pastelli del Michetti, un grande quadro di Chioggia del Bazzaro, bellissimo, nuove fantasie originali del vostro Ferraguti, e via via. Vi sono tutte le scuole, tutti i generi.
Ma l’arte che oggi signoreggia a Roma è l’arte di Verdi. La serata di gala all'Argentina col Falstaff fu una delle più memorabili per l’intervento di tutte le teste coronate e di tutti i principi, di tutti gli ospiti augusti. Un colpo d’occhio meraviglioso presentava tutto quell’insieme di splendide toelette, di uniformi, di decorazioni, di gioielli. La regina d’Italia vestiva un abito di raso bianco con uno strascico lunghissimo, orlato di piume, ricamato d’argento. Sul petto, un mazzo di geranii rossi, una tracolla rossa e un diadema di brillanti e perle sul capo. L’imperatrice aveva un abito di velluto mauve cangiante con ricami d’argento; quattro file di perle al collo e brillanti sul capo. I sovrani e i principi tutti vestivano l’alta uniforme militare. Le dame di Corte, il corpo diplomatico, gli ufficiali montenegrini nel loro pittoresco costume, tutto quel pubblico d’invitati in abito di società; molti deputati, senatori, i ministri Giolitti, Martini e Brin, letterati, artisti, formavano un insieme quale raramente si è veduto."
Grandiosa serata di gala offerta al re d'Inghilterra dalla città di Roma nel Teatro Argentina, col Rigoletto, cantato da Marconi, e col balletto Porcellana: "La sala dell'Argentina era un incanto e le accoglienze al sovrano ospite di Roma e alla reale famiglia italiana furono entusiastiche."
Il Presidente della repubblica francese Émile Loubet, esce dal Quirinale alle ore 10.30 per recarsi al Pantheon a visitare le tombe di Vittorio Emanuele II e di Umberto.
Segue una visita alla regina madre a palazzo Margherita.
A mezzogiorno îl presidente offre una colazione in palazzo Farnese, alla quale assistevano, col seguito del presidente, il personale delle due ambasciate di Francia a Roma, e numerosi invitati francesi.
Alle 17.15 il re Vittorio Emanuele III e Loubet escono dal Quirinale per fare una passeggiata în città, guidato dal re. La sera, si svolge un banchetto di gala al Quirinale.
Dopo il banchetto di gala, il presidente, i reali, i seguiti si recano al teatro Argentina (rinnovato nelle tappezzerie, nelle decorazioni), accoltivi da una grandiosa dimostrazione così all'arrivo come alla partenza. Eseguivasi il Faust, seguito dal ballo Bacco e Gambrinus.
X Concorso nazionale per la vittoria del grano al teatro Argentina. Il duce Mussolini premia i vincitori.
Al Teatro Argentina, il Duce Mussolini premia i rurali vincitori dell'XI concorso nazionale per la vittoria del Grano e i religiosi vincitori del V concorso nazionale del grano tra parroci e sacerdoti.
A largo Argentina, viene organizzata una esercitazione notturna antiaerea, simulando che il Teatro Argentina fosse stato compito dagli aerei nemici.
Celebrazioni del lavoro agricolo e industriale. Il Duce Mussolini premia i rurali vincitori della Battaglia del grano al Teatro Argentina di Roma. Partecipa il ministro dell'Agricoltura del Reich, signor Darré.
Al Teatro dell'Argentina, il Duce Mussolini consegna i premi ai rurali vincitori della battaglia del grano.
I concerti dell'Accademia di Santa Cecilia si spostano dal teatro Adriano al teatro Argentina.
Terminati i lavori di restauro al Teatro Argentina, Franco Enriquez, nuovo direttore del Teatro Stabile di Roma rinomina l'istituzione in Teatro di Roma e riprende la programmazione, provvisoriamente svolta al Teatro Valle.
Al Teatro Argentina viene allestita la camera ardente dell'attrice Franca Valeri.
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
DescrizioneNei primi del settecento, il duca Giuseppe Sforza Cesarini decide di destinare parte della sua proprietà per realizzare un grande teatro stabile. I lavori vengono affidati a Girolamo Theodoli.
Interrotti per una vertenza sorta con il vicino Ospizio dei Fiamminghi, l'opera è terminata nel 1732. Il Teatro, interamente in legno, era allora il più grande di Roma.
Nel 1798, all'incompiuta faccita, viene adossato un portico per l'atrio e la bigliettereia. Solo nel 1826 l'archietto Pietro Holl realizzò l'attuale prospetto.
Nuovi restauri nel 1823, quando l'archietto Pietro Camporese il giovane sostituìsce le strutture lignee ed il pittore Pietro Gagliardi decora i palchi.
Nel 1843 il duca Lorenzo Sforza Cesarini cede la proprietà alla famiglia Torlonia, insieme all'annessa Casa del Burcardo.
Tra il 1859 ed il 1861, l'architetto Nicola Carnevali realizza nuovi restauri ed introduce l'illuminazione a Gas.
Nel 1869 la proprietà passo al comune di Roma. Dopo il 1888, in seguito alla decisione di demolire il più celebre teatro Apollo, Gioacchino Ersoch effetuò radicali trasformazione interne.
Nel 1926, il foyer è rinnovato da Marcello Piacentini, che si affida alla collaborazione dello scultore Alfredo Biagini.
Ultimo restauro nel 1971, quando le capriate lignee settecenteche sono sostituite dalle nuove in cemento armato. Una è stata mantenuta per memoria dell'antica tecnica.
Gruppi e Istituzioni
Casati e Famiglie
Stampe antiche1945
Pianta del Teatro Argentina
Guida Monaci
1907
Dante Paolocci
Conferenza del Duca degli Abruzzi al teatro Argentina
L'Illustrazione Italiana 1907
1904
Serata di gala al teatro Argentina in onore di Loubet
L'Illustrazione Italiana 1904
1903
Dante Paolocci
Serata di gala al teatro Argentina in onore di Re Eduardo VII
L'Illustrazione Italiana 1903
1895
Dante Paolocci
Banchetto a Crispi nel Teatro Argentina
L'Illustrazione Italiana 1895
1893
Dante Paolocci
Serata di gala all'Argentina per le nozze d'argento dei Reali
L'Illustrazione Italiana 1893
1888
Dante Paolocci
Teatro Argentina restaurato
L'Illustrazione Italiana 1888
1877
Dante Paolocci
Concerto della Filarmonica al Teatro Argentina
L'Illustrazione Italiana 1877
1877
Dante Paolocci
S. Paolo di Mendelssohn al teatro Argentina
L'Illustrazione Italiana 1877
1835
Giovanni Battista Cipriani
Teatro Argentina
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1774
Pierre Adrien Paris
Plan du théâtre d'Argentine
Études d'Architecture faites en Italie
1772
Sezione longitudinale del Teatro Argentina