Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 1578
Cronologia Presso l'ospedale di s. Giovanni al Laterano, facendosi uno sterro per fognatura, si è incontrato un muro moderno di fondazione, costruito in gran parte con frantumi di antichi marmi, alcuni dei quali si riconoscono avere appartenuto a statua.
Altri pezzi si sono potuti ricongiungere, ed hanno dato quasi intiero un busto di personaggio barbato, coi capelli alquanto prolissi e legati con una tenia. Riproduce uno dei noti tipi ideali, coi quali l'arte antica ha rappresentato Omero.
Giuseppe Gatti.
Nella scorsa estate furono eseguiti vari cavi nell'interno dei fabbricati dell'Ospedale di s. Giovanni in Laterano, allo scopo di collocare le condutture per le nuove chiaviche.
E nell'area principale, scoperta, coltivata a giardino, a m. 4,50 di profondità, si rinvennero alcuni avanzi architettonici, accennanti ad un edificio di certa importanza e di grandi dimensioni.
Tali avanzi consistono in due belle colonne striate di pavonazzetto, alte m. 5,60, compresi il capitello e la base che sono di marmo bigio. Il solo fusto misura m. 4,60 di altezza e m. 0,56 di diametro. Una di tali colonne è rotta in due, e l'altra in tre pezzi. Presso le medesime colonne giacevano al suolo due frammenti di bella cornice di marmo bianco, con modinature decorate di pluma, palmette, ovoli e dentelli. La cornice posava su di un ricco fregio, pure di marmo lunense, con elegante ornato di fogliami ad alto rilievo, e con sottoposto architrave, pure modinato e con fuseruole e palmette.
Architrave, fregio e cornice sono scolpiti da ambedue le parti e debbono aver appartenuto al peristilio di un atrio di sontuoso edificio.
Dal modo nel quale questi avanzi architettonici furono trovati, risulta che l'edificio ruinò per terremoti o per vetustà, ed in tempo relativamente tardo, perchè gia cevano su di uno strato di rottami di tegole e mattoni, di notevole spessore, formato dalla caduta delle volte o delle parti superiori della fabbrica. Al di sotto di questo strato fu riconosciuta una spaziosa aula, di cui appena una parte potè essere scavata, con pavimento formato di lastre di marmo numidico. La parte dissepolta è della superficie di m. 12,75 X 5,00.
La parete nord era costruita in laterizi, con evidenti tracce di restauri dei bassi tempi, e vi corrispondeva un ingresso con soglia formata da un lastrone di marmo bianco sul quale rimangono i fori pei cardini ed i segni lasciati per l'attrito che vi faceva la porta a duplice battente. Sul lato orientale fu trovata, al posto, una base di colonna, di m. 1,00 di lato.
Questi rinvenimenti devono porsi in relazione con identiche scoperte avvenute in seguito a scavi fatti l'anno 1870, nella medesima area, allora destinata ad orto, per cura del marchese Achille Savorelli, deputato dell'ospedale lateranense, allo scopo di rintracciare altre parti della magnifica statua loricata, in porfido rosso, rinvenuta sino dal 1862 e depositata poi nel Museo del Laterano, ove ancora conservasi (cf. Bullett. dell'Istit., 1870, p. 50 sg.; Helbig, Guide dans les Musées ete., I, pag. 515, n. 854).
Oltre a pavimenti commessi a lastrine di marmi giallo, pavonazzetto, di porfido e serpentino, con decorazione geometrica, che davano indizio della sontuosità del fabbricato, tornarono a luce avanzi architettonici identici a quelli dianzi descritti e spettanti ad un medesimo portico o peristilio, e cioè due grandi pezzi della cornice ed un frammento del fregio, ora collocati nel cortile maggiore dell'ospedale.
I bolli impressi nei laterizî estratti dal cavo aperto di recente, riproducono quelli editi nel C.I.L. XV, nn. 59, 780, 9622, e ci riportano all'età di Traiano e di Adriano.
Dunque gli ambienti ed il portico, dei quali furono trovate le vestigia nell'inverno del 1870, sono da porsi in relazione con il fabbricato grandioso, avente quasi carattere pubblico, riconosciuto ora sotto il giardino dell'ospedale.
Ma abbiamo memorie di altre importanti scoperte qui avvenute sino dal 1732 e di cui, con molta diligenza, ha lasciato ricordo il Lupi. « In eo collis Coelii clivo qui Euro-Austrum respicit, atque interiacet Lateranensi basilicae et muris Urbis, refodi coepta sunt, per aestatem anni MDCCXXXII rudera quaedam antiquorum parietum, in vineis et hortis Laterano propinquis sepulta, ut materia lateritia suppeditaretur extruendo sacello magnifico, quod in honorem sancti Andreae Corsini erigebat in Constantiniana illa basilica SS. D. N. Clemens XII. Inventa ibi, inter effodiendum sunt, praeter expectationem, columnarum ac marmorum pretiosorum fragmenta multa, alabastrina, porphyretica, spartana, numidica. Refossa inter pariter est cathedra marmorea anaglypha, etrusci (ut putatur) artificii..... ; ac praeterea statuae graeci operis, inter quas una exquisitissimi artificii, Caererem referens, ac protomae imperatorum.... Tubi plumbei ad balneas et salientes, characteribus, ut plerunque accidit, extantibus notati; alia denique multa antiquae munificentiae analecta, quae ostendunt eam collis partem nobilibus aedificiis insignem fuisse, Romano imperio fiorente ».
Segue il Lupi descrivendo le fistule plumbee che recavano i nomi dell'imperatore Macrino e di M. Opellio Diadumeniano. Un terzo tubo recava la leggenda: Stationis Patrimonit Augg. NN. (cf. Lupi, Epitaphium Severae mart., p. 43; Lanciani, Silloge epigr. acq., p. 214, nn. 16, 17 e 18; Stevenson, in Annali dell’ Instit., 1877, p. 3832 sq.).
Finalmente l'anno 1780, eseguendosi uno scavo sotto la direzione del sig. Giampietro Campana, per ordine di papa Pio VI, nell'orto spettante al pio luogo di Sancta Sanctorum, dietro l'ospedale di s. Giovanni, trovaronsi altri « bellissimi rottami di colonne di granito, di basi di capitelli e di altri marmi mischi e di bronzi ancora ... un' insigne statua rappresentante un Centauro .... un leone di marmo bigio al naturale, con testa di vitello tra le unghie; un bellissimo busto di personaggio romano; una statua di Ercole giovine col cornucopio; un’altra di Adriano coll’ elmo, il balteo, la spada, lo scudo di bronzo .... ».
« Emerse tra questi monumenti un pezzo di vasta loggia, o sia galleria, sul muro della quale fu trovata dipinta, in grandezza naturale, una serie di bei giovani con piatti in mano, quasi a guisa di gente che serve a tavola ....».
Tali pitture, che offrono molta analogia con quelle che decorano le pareti della sala tricliniare scoperta l'anno 1888 alle pendici del Palatino sulla via de’ Cerchi (cf. Notizie 1892, pagg. 44-48) furono descritte e riprodotte in varie tavole incise, da Gio. Maria Cassini, nell'opera: Pitture antiche ritrovate nello scavo aperto d'ordine di N. S. Pio Sesto P. M. ecc. Roma MDCCLXXXIII.
Fin qui i ricordi degli scavi e delle scoperte avvenute nell'area retrostante l'ospedale di s. Giovanni.
Quanto alle memorie topografiche noi sappiamo, che oltre alla residenza dei Laterani, erano nella stessa parte più elevata del Celio, gli horti e la domus degli Annii, aedes Laterani (vita Marci, 1); e le aedes Vectilianae, dove abitò e dove fu ucciso Commodo (vita Comm., 16; Pertin., 5).
La splendida dimora dei Laterani, fu confiscata e devoluta a favore del patrimonio imperiale sino dal tempo di Nerone, perchè il capo della famiglia, Plauzio Laterano, ucciso per ordine di detto imperatore, era coinvolto nella congiura dei Pisoni (Tacito, Ann., XV, 49, 60).
È quindi assai probabile, che altri imperatori, oltre al mantenere, avessero ingrandita quella proprietà imperiale del Celio, coll'incorporarvi giardini e fabbriche vicine, tra le quali la casa Vectiliana di cui fa anche menzione la Motitia.
E parmi si abbia conferma della cosa nei tubi scoperti l’anno 1732, recanti i nomi di Macrino e di suo figlio Diadumeniano, nell’ altro tubo colla menzione della statio patrimonti augg. nn. e nella base dedicata agli imperatori Settimio Severo e Caracalla.
Del resto, oltre a questi monumenti epigrafici, la stessa grandiosità e sontuosità delle fabbriche tornate in luce negli anni 1732, 1780, 1870 e nella scorsa estate, dicono chiaramente trattarsi, se non di pubblico edificio, certo di una nobile fabbrica urbana tale, che solo ad imperatori poteva convenire.
Ed abbiamo di ciò solenne conferma nel recente rinvenimento di altra condottura plumbea, trovata ancora in situ, nel giardinetto annesso alla farmacia dell'ospedale.
In un pezzo di fistula, lunga m. 0,89, del diametro di m. 0,11, è la leggenda a rilievo: M OPELLI DIADVMENIA ni c.p; e nel rovescio è il nome del plumbario: flORENTINVS FEC. Spettano, evidentemente, alla medesima condottura di cui parla il Lupi; e dallo insieme delle notizie sopra divulgate se ne trae, che le grandi rovine esistenti nell'area dell'ospedale Lateranense, fecero parte di cospicui edificî che tra il secondo e terzo secolo appartenevano all'amministrazione del fisco imperiale.
Se poi debbansi qui ricercare la domus Anniorum o le aedes Vectilianae, soltanto nuovi e fortunati trovamenti potranno dirlo.
Luigi Borsari.
Nel terreno annesso all'ospedale di s. Giovanni, facendosi un cavo presso il muro di cinta sulla via di s. Stefano Rotondo, è stato scoperto, a m. 2,80 sotto il livello stradale, il lato di un grande basamento in pietra sperone, alta m. 1,35, con cornice e zoccolo intagliati. La parte scoperta occupa tutta la larghezza del cavo, che è di quasi tre metri, e la costruzione s'interna nelle due sponde del cavo stesso con direzione da est ad ovest.
Giuseppe Gatti.
Nel giardino dell'arciospedalo di S. Giovanni, facendosi un grande cavo per deposito d'acqua, a m. 3,70 sotto il piano si sono scoperti duo muri a cortina, uno in direziono da nord a sud, lungo nella parte scoperta m. 6 e largo m. 0,60; l'altro elio lo interseca, correndo in direzione da est ad ovest, lungo m. 4,60 e largo m. 0,50. A m. 4,90 di profondità si rinvennero due rocchi di colonna di africano (m. 1 X 0,30; 0,58 X 0,42) e uno di giallo antico (m. 1,40 X 0,35).
Dante vaglieri.