Informazioni storicheData: 1642 / 1931
Codice identificativo monumento: 159
CronologiaPadre Ignazio, nominato confessore di Margherita d’Austria, passa quasi tutta la giornata a Palazzo Madama. Confessa la nobile che stava per partorire e, tornato nel pomeriggio, rimane a pregare nella cappella fino al momento del parto.
Caravaggio viene coinvolto in una rissa con Girolamo Stampa da Montepulciano. Termina la permanenza in Palazzo Madama, con il cardinal del Monte.
Durante i lavori di ampliamento del Palazzo Madama, la chiesa di San Salvatore in Thermis viene inglobata all'interno di quest'ultima restando tuttavia indipendente e aperta al culto.
Papa Benedetto XIV incarica la Dataria Apostolica di acquistare il palazzo Medici dai Lorena per farne sede del Tribunale del Governo e trasferisce tutti gli uffici del Governatorato da palazzo Nardini.
Nel cortile piccolo dello stesso palazzo del Governo, scavandosi per fare una latrina all'angolo verso la Guardiola, fu subito trovato un grosso muro antico di cortina con indizio di porta grande, la quale metteva sotto detta Guardiola: e, poco più infuori alla profondità di circa 10 palmi furono trovati 3 pezzi di granito rosso, del diametro di circa palmi 4, e un pezzo quadro simile, come di pilastro di 4 e mezzo palmi di diametro, alto palmi 8, un capitello corintio in marmo bianco della proporzione minore delle colonne, di buona maniera, e alcuni pezzi di cornici che « pili sentivano l'epoca di Nerone che del restauratore: il tutto cadutovi o gittatovi dai cameroni vicini. Dall'emo card. Rovarella prodatario... fu il tutto presentato a Sua Santità, che lo fece trasportare al Museo vaticano in ottobre. Nei tre quarti dello stesso cortile non scavati vi sarà rimasta senza dubbio altra roba consimile. In detto sito vi osservai il pavimento di stufa, vuoto sotto coi pilastrini per il calore.
Carlo Fea.
Palazzo Madama diventa la sede dove vengono estratti i numeri del gioco del lotto.
Inauguravano dei nuovi Uffici delle poste pontificie a Palazzo Madama.
Quando nei mesi di febraio e marzo, si scavarono le fondamenta per l'aula del senato nel cortile grande di questo istesso palazzo (dove stavano gli ufiìci postali), si ritrovarono pavimenti pensili sui pilastrelli degli ipocausti, i quali pilastrelli erano costruiti con mattoncini di 0,29 X 0,29, segnati col bollo SAL EX PR AN VER. I pilastri erano alti m. 0,60 e distavano l'uno dall'altro m, 0,52, in modo che i quattro angoli del mattone bipedale, che formava la volta dell'ipocausto, riposassero su due coppie consecutive. Il pavimento delle sale sembra fosse di bardiglio.
Iniziano i lavori per la costruzione dell'aula del Senato a Palazzo Madama.
Nella piazza di S. Luigi a de’ Francesi, presso l'angolo del palazzo del Senato, alla profondità di m. 4,85 dal piano moderno è stato scoperto un pavimento di cocciopesto, grosso oltre a mezzo metro.
Può spettare tanto al fondo di una piscina delle terme Alessandrine, quanto al piano inferiore di un ipocausto. La superficie scoperta misura m. 5,00X4,00. Due muraglioni grossi un metro e mezzo, circondano questo piano dalla parte di tramontana e di oriente.
Rodolfo Lanciani.
Continuandosi gli scavi per la galleria detta dei Quattro Fiumi,
fra la piazza di s. Luigi dei Francesi e la chiesuola di s. Salvatore in Thermis, sono stati ritrovati altri muraglioni delle terme Alessandrine, grossi due metri e cinque centimetri. Il piano degli ambienti circondati da quei muri è di cocciopesto, e grosso mezzo metro. Si è ritrovato un rocchio di colonna di pavonazzetto, di 0,90 di diametro, scanalato con 24 scanalature.
Rodolfo Lanciani.
Il senato approva la Legge n. 1473, dove viene conferito riconoscimento giuridico alla Cassa nazionale di assicurazione per gli infortuni sul lavoro e la vecchiaia degli operai, costituita mediante una convenzione stipulata tra alcune Casse di risparmio ed altri istituti finanziari. L'assicurazione da parte dell'operai è tuttavia facoltativa.
Il marchese Giorgio Guglielmi e dall'ingegnere Piazzesi promuovono il il progetto della "Società per la Nuova Roma", ipotizzando lo spostamento della stazione ferroviaria centrale fuori Porta San Giovanni, liberando l'area di Piazza Termini per destinarla a una massiccia speculazione edilizia:
Una Nuova Grandiosa Roma starebbe per sorgere. Fuori Porta San Giovanni, sui terreni già da anni comperati da quelli che adesso fanno questa proposta, si avrebbe la nuova grande stazione, ricongiunta da linee tramviarie ai punti principali della città. La società prenderebbe per sè le aree dell'attuale stazione a Piazza Termini, per adoperarle alla fabbricazione di case e palazzi. In compenso essa società costruirebbe la nuova stazione, più un palazzo del Parlamento, — Camera e Senato, — più un palazzo pel Ministero dell'interno, più un congiungimento ferroviario della stazione nuova al nuovo palazzo del Parlamento, sicchè senatori e deputati potrebbero andare a smontare dal treno quasi sulla soglia del Parlamento. Non basta. Lo Stato, oltre all'avere tutto ciò senza spendere una lira, ma solo cedendo gratis le attuali aree della stazione Termini, si troverebbe disponibili e liberi palazzo Montecitorio, palazzo Madama e palazzo Braschi. A Montecitorio si traslocherebbe il Municipio, lasciando i palazzi capitolini solo ad uso di musei; ai palazzi Madama e Braschi si darebbero altre utili destinazioni. Tutto ciò si completerebbe in cinque anni, e — senza spesa alcuna da parte dello Stato, nè del Municipio. È verosimile tutto ciò? Le aree in Piazza di Termini — divenuta ormai centrale fra l'Esquilino, Via Nazionale, il Macao e il quartiere tiburtino — possono valere più centinaia di lire il metro quadrato, è certo. Ma esse aree sono così spaziose da compensare i molti milioni che ci vorrebbero per fare tutto questo? Roma ad ogni modo, è avvezza, anche nel breve periodo di tempo dacchè è capitale del Regno, a vederne di cosiffatti miracoli.
Esplode la polveriera del forte Portuense a Vigna Pia. Al momento dello scoppio, conteneva un quantitativo di esplosivo maggiore rispetto al consentito: 285 mila chilogrammi (rispetto ai 233 previsti). Le cause dello scoppio sono incerte. Danni ingenti nel vicino Istituto di Vigna Pia; nella basilica di San Paolo, si frantumarono le nuove vetrate delle navate esterne; nella chiesa di Santa Passera crolla il muro di destra; nella chiesa di Sant'Ignazio, si squarcia la tela della finta cupola; nella chiesa di Santa Maria della Luce a Trastevere viene danneggiata gravemente la cupola; nei Palazzi Montecitorio e Madama, oltre alle vetrate frantumate, si scoprirono delle crepe che compromettevano le strutture:
"Sullo spavento di Roma all'alba di giovedì 23 aprile, parla più sopra il Dottor Vertua. Qui diamo alcuni particolari di fatto.
La polveriera era fuori di Porta Portese, nel forte omonimo. L'edificio, costruito solidamente, tutto in travertino, e che consisteva in un solo corpo di fabbricato a due piani, uno dei quali era il laboratorio pirotecnico e l'altro il deposito de' materiali, rovinava in una voragine. La polveriera, di forma circolare, trovavasi in fondo a una valletta detta Pozzo Pantaleo, circondato da colline alte quasi cento metri; e confinava colla Vigna Pia, il podere-modello fondato da Pio IX. Quel sotterraneo non aveva comunicazione coll'esterno ed era sempre gelosamente chiuso. L'ingresso nella polveriera non era permesso che ai soldati di guardia e agli operai addetti al laboratorio. Nessun altro poteva penetrarvi, se non munito d'un ordine speciale del Comando.
Com'era avvenuta, adunque, la catastrofe?...
Alle ore 3 del giorno avanti, il laboratorio fu chiuso. Gli operai e gli uffiziali, a questo addetti, tornarono in città, e la custodia dell'edificio rimase, come sempre, affidata ai soldati di guardia: un picchetto del 12.º reggimento bersaglieri.
Durante la notte, nessun incidente. La guardia aveva funzionato colla solita regolarità, senza nulla avvertire di straordinario. Alle ore 6, il caporale Cattaneo montò la guardia alla polveriera con sei uomini.
Verso le 6 e 20 minuti, la sentinella udì come uno scoppiettio sotterraneo, e ne avvertì il caporale Cattaneo. Questi mandò un soldato ad avvisare il tenente Odoardo Gabrielli del 12º reggimento bersaglieri, che alloggiava nel forte appresso. Il Gabrielli si diresse allora correndo alla polveriera; e, in quel momento stesso, passava dinanzi alla polveriera, accompagnato dall'assistente De Romanis, il capitano del genio Spaccamela, il notissimo inventore dei fortini adottati in Africa, il quale, udito lo scoppiettio, dubitando questo potesse provenire dall'accensione di qualche cartuccia nei sotterranei, fece per entrare precipitosamente nella polveriera, domandando conto di quei rumori ai soldati di guardia. Ma le chiavi della polveriera le aveva il tenente d'artiglieria, custode del forte, allora assente. Lo Spaccamela non ebbe più dubbi della imminente catastrofe; s'inerpicò sul muro circondante la polveriera e da quel posto comprese subito di che si trattasse. Non c'era tempo da perdere.
'Fuggite, fuggite!' gridò subito ai soldati 'la polveriera sta per scoppiare. Fuggite in tutte le direzioni; avvertite i passanti e gli abitanti delle case vicine. Non c'è da perdere un momento!'. E solo quando a forza cacciò via i soldati e quando fu sicuro che nessuno dei soldati era più sul posto, il capitano Pio Spaccamela si allontanò dalla polveriera, insieme al De Romanis e al Gabrielli.
Dopo diciotto minuti circa, avvenne lo scoppio spaventoso, la rovina, la voragine. Dugentosessantaquattro mila chilogrammi di polvere e cartuccie e altre munizioni esplosero. Tre casupole, che sorgevano a pochi passi dalla polveriera, e nelle quali abitavano poche persone fuggite in tempo per l'avvertimento dei soldati, rovinarono anch'esse in un lampo. Altre casupole lungo lo stradale Portuense, e altre molte disseminate per la contrada della Vigna Pia, divennero un mucchio di macerie o son rimaste malconcie, inservibili. La polveriera era circondata da vigne ricchissime: di tutto questo, nulla esiste più. Nemmeno puoi trovare una traccia dell'edificio della polveriera, ch'era pure un grosso fabbricato. Sul luogo del disastro, non rimasero che rottami di botti, di scatole, ed altri legnami carbonizzati: il terreno è abbruciacchiato tutto. Pietre, tegole, travi, tutto è stato lanciato a distanze inverosimili.
Il capitano Spaccamela, all'eroismo del quale si deve se disastri maggiori non sono avvenuti, si trovava nel momento dell'esplosione, a circa trecento metri di distanza dalla polveriera, e fu ferito in testa e nel petto da una grossa pietra, che lo fece cadere per terra, tra le macerie, la polvere, privo di sensi. Dei bersaglieri di guardia due soli rimasero feriti: il caporale Cattaneo di Torino ventiduenne e l'appuntato Consesatto. Il Cattaneo rimase ferito così gravemente a una gamba che dovettero amputargliela. Durante l'operazione, si contenne da forte; non volle essere nemmeno cloroformizzato.
Un soldato veneto, che era di guardia alla polveriera prima dello scoppio, ubbidì al comando di allontanarsi, ma avvenuto lo scoppio, ed essendo rimasto incolume, fatti pochi metri, retrocesse e riprese tra le rovine il suo posto.
Alle otto, cominciarono i primi soccorsi. Il fragore chiamò sul luogo numerose autorità. I vigili e i soldati del Genio sgombravano le macerie fumanti dove si temeva fossero rimasti dei sepolti e demolivano i muri pericolosi; mentre tutti gli sbocchi erano militarmente occupati per allontanare i curiosi accorsi in folla enorme in vettura, a piedi. Numerosi proiettili d'artiglieria, la maggior parte de' quali inesplosi, stavano seminati nel largo perimetro dell'esplosione: i soldati d'artiglieria ne raccolsero in gran numero; ma parecchi andarono nelle tasche dei monelli.
I militi di tutte le Croci, accorsero, pronti con attrezzi, barelle e buon numero di sanitari... Ma già, ecco, comincia l'esodo doloroso dei feriti. Il momento è commoventissimo... Acclamato dalla folla, con una dimostrazione grandiosa, imponente, e da evviva ripercotentisi nelle alture, re Umberto giunge prima ancora di molte autorità.
Alla presenza del Re, vengono estratti dalle macerie varii feriti, in istato compassionevole. S. M. è commosso. Incuora i soldati nel lavoro di salvataggio; si accosta premuroso ai feriti prendendoli per mano e confortandoli con parole d'affetto. S'imbatté in alcuni soldati che si dispongono a collocare in una vettura il capitano Spaccamela; e li invita a deporre l'eroico ufficiale nella propria carrozza.
Il Re si reca a Vigna Pia, dove c'è una colonia agricola di ragazzi guidata da frati, e dove una parte del fabbricato è caduto. Dei cento e più ragazzi raccolti, venti sono feriti, ma per fortuna non gravemente. Umberto vuol vedere i piccini, li accarezza, li consola, li fa collocare in una camera a parte. Una popolana ventenne è trovata in un campo, tutta insanguinata alla testa, dove è stata colpita da una pietra. Il Re discende per un pendio pericoloso e vuol vederla, la incoraggia, la raccomanda ai portatori. Altre donne vanno incontro a Sua Maestà piangendo: 'Siamo rimaste senza casa!'. E il Re: 'Provvederò: non abbiate timore!'. Un vecchio era rimasto quasi sepolto in un sottoscala profondo, e geme chiamando aiuto. Un giovanotto, certo Andrea Bruschi, romano, scalpellino, si lancia in suo aiuto senza badare al pericolo cui si espone, scendendo in quel trabocchetto. Il Re lo ferma, prendendolo per braccio, si fa dare una corda e la lega alla cintola con un nodo scorsoio e, continuando a tenere egli stesso la corda, gli raccomanda di calarsi laggiù con la massima circospezione. Il Bruschi, aiutato dal Re, può così trar fuori il vecchio sano e salvo.
Solo alle 10 e un quarto il Re lascia il luogo del disastro. Scende dalla collina di Vigna Pia per i campi, seguito da una immensa folla plaudente e si dirige verso il primo cavalcavia della stazione di Trastevere dove lo attende la sua vettura. La folla cresce, cresce; ripete l'acclamazione più affettuosa, più viva. L'entusiasmo per il Re non si può descrivere. In mezzo a continue acclamazioni, la carrozza reale, procedendo al passo, giunge fino a Porta Portese, donde si dirige immediatamente al Quirinale. Il Re ha alla sua sinistra il duca degli Abruzzi.
Le premure pietose del sovrano temprano la triste impressione della sventura. Per miracolo, il numero delle vittime umane non fu considerevole. Solo quattro furono i morti: fra i quali l'assistente del Genio Civile Enrico De Romanis, di trentadue anni, e un fraticello della Vigna Pia, Stefano Ponti.
I feriti superano i quattrocento, ma la massima parte senza gravità. E più che nelle vicinanze dello scoppio, furono feriti a distanza, nella stessa Roma, dal crollare delle case, e soprattutto dai vetri rotti. Duecento dei feriti vennero subito ricoverati negli ospedali di San Gallicano, di San Giacomo, della Consolazione e di San Spirito.
Appena giungono, s'innalza un lamento di pietà, misto alle grida e ai pianti dei sofferenti. La lugubre scena schianta il cuore. Par di essere all'ambulanza di un campo di battaglia: teste rotte, gambe spezzate, ferite grondanti sangue, e dovunque dottori, suore, guardie e infermieri. Di fuori, è tanto l'agglomeramento della folla, che deve esser messo un cordone di truppa. Il Re, accompagnato dal generale Terzaghi e dal comm. Rattazzi, si reca, alle 5 e un quarto, all'ospedale della Consolazione; e vuol subito vedere il capitano Spaccamela, che versa in stato talmente grave da far temere prossima la fine. Il ferito non riconosce il Re, che gli rivolge amorosamente la parola, vivamente commosso. (Fortunatamente le ultime notizie affermano che ogni pericolo è scomparso: la robustezza e la giovinezza dell'eroico capitano 'ha 35 anni' lo hanno salvato.)
Sua Maestà la Regina si reca a visitare più tardi il riparto delle ferite, e il cardinale vicario Parrocchi i ragazzi della Vigna Pia che dipende dal Vaticano. Par certo che la causa sia affatto fortuita; probabilmente tutte tre le inchieste che sono in corso non riusciranno a scoprirla.
I danni ammontano a cifre enormi. Al Campidoglio non è rimasto neppur un vetro. Al Quirinale, i vetri di tutte le finestre e moltissimi specchi in frantumi; così pure in Vaticano, i vetri delle gallerie e delle logge, i vetri dipinti della Biblioteca e del Museo, i cristalli interni della scala regia regalati dal re di Baviera. In San Pietro, un vero flagello: rotto il gran dipinto su vetro rappresentante il Padre Eterno; rotti tutti i vetri della cupola. In San Paolo, altri danni: mosaici sconnessi, cristalli spezzati: la basilica è chiusa. Ogni chiesa lamenta gli effetti della catastrofe tremenda, il cui rimbombo si è sentito persino a Caserta. Il danno patito dal Governo ammonta a tre milioni. L'ufficio edilizio municipale verifica che ottantotto case a Roma sono pericolanti; si fanno sloggiare, si puntellano, ma qualche muro è già caduto.
LE OSSERVAZIONI DEL PROFESSOR TACCHINI.
Il direttore dell'Osservatorio del Collegio Romano, fece alcune interessanti osservazioni circa i fenomeni prodotti dallo scoppio. Egli dice che vi furono due effetti: pressione nell'aria e agitazione tellurica. La pressione dell'aria fu grandissima per l'enorme quantità di gas sviluppatosi. Questa pressione dell'aria ha poi agito in tutti i sensi ed è perciò che si sono spezzati così i vetri che erano in posizione verticale, come quelli posti orizzontalmente.
L'azione dello scoppio sulla colonna barometrica si dimostrò con un abbassamento fra i 15 e i 16 millimetri: questo fenomeno spiegato popolarmente equivale all'azione di una forza, che avesse in un attimo prodotto una variazione di peso di circa 240 000 chilogrammi su ogni metro quadrato di superficie.
Il prof. Tacchini afferma che l'azione dello scoppio si dimostrò nel sismografo come una scossa di terremoto, e che anche a Rocca di Papa, ove è la stazione sismica, si ebbero dei vetri rotti.
La polveriera delle macerie e i granelli non abbruciati di polvere pirica furono trasportati a grandissima distanza. Il vento che dapprima spirava da ponente subì una variazione mettendosi a scirocco. Nel luogo ove era la polveriera non rimane più che un grande avvallamento come un cratere, che misura cento metri circa di diametro.
"
Eseguendosi i lavori per l'isolamento del palazzo del Senato, nel demolire l'angolo nord-est del grande casamento di proprietà degli Stabilimenti Francesi, in via della Dogana Vecchia n. 18, è stato messo allo scoperto un muro forse di età post-dioclezianea, che fiancheggia uno dei lati minori del casamento suddetto.
Costruito a pezzi di tegoloni, col paramano per lo più in mattoni di piccola misura, è stato, in un'età imprecisabile, attaccato e poi rinzaffato a tufi ed a mattoni moderni per farlo servire da appoggio alle scale dei locali ora in demolizione.
Presenta una fronte di m. 5,60 ed un'altezza di quasi m. 11 e si svolge da nord a sud, nella parte finora scoperta, cioè per m. 1,50, parallelo all'estremo limite delle « Thermae Alexandrianae »; mentre la fronte da est ad ovest cade normale sugli avanzi delle terme suddette, che formano la chiesa di san Salvatore in Thermis e che cingevano forse la « Cella maior » dell'abbazia Farfense.
Il muro mostra due attacchi, uno da sud a nord, dello spessore di m. 0,60; è l'altro, costruito a sacco, dirigentesi da est ad ovest, largo m. 1,10; rimanendo libera la fronte della costruzione che guarda il palazzo del Senato, fronte che poteva forse essere congiunta alle prossime terme con volte probabilmente crollate e che avrebbero, in tal caso, poggiato sul tratto del rudere che fu mozzato nei recenti adattamenti edilizi della proprietà degli Stabilimenti Francesi.
Tra il materiale di scarico ho potuto notare tre bolli. figulini impressi su tre frammenti di tegoloni, e già noti per altri esemplari editi nel C.I.L. XV, 755, 1569 a, 1654 d.
A. Valle.
Temendo la presenza di un luogo pubblico come San Salvatore in Thermis all'interno del palazzo Madama, la chiesa viene espropriata e smantellata, soppalcandola e ricavandone ambienti di servizio. Diversi elementi sono portati nella vicina chiesa di San Luigi dei Francesi, mentre le sculture sono collocate nel cortile del palazzo annesso.
Nei lavori che si stanno facendo nell’ex-chiesa di s. Salvatore de Thermis per l'ampliamento dei locali del Senato, sono tornati in luce alcuni muri delle Terme Alessandrine, e a m. 5 sotto il piano stradale, il piano antico in mattoni. Al disopra di questo, sostenuto da suspersurze, eravi il pavimento in mosaico bianco e nero. Nei mattoni si sono letti i bolli C.I.L. XV, 164 (3 es.), 364, 3715, 404.
Si sono rinvenuti pure un capitello corinzio (m. 1 X 1,80) e cinque frammenti di cornice a foglie di acanto.
Dante Vaglieri.
Iniziano i lavori di ampliamento di via della Dogana Vecchia. La facciata retrostante del palazzo Madama viene ricostruita in stile neo-cinquecentesco, mentre verso piazza Sant’Eustachio. L'arco di collegamento tra palazzo Giustiniani e Palazzo Madama viene sacrificato.
Targa posta al Senato per ricordare la fondazione dell'Impero con una incisa una frase di Vittorio Emanuele III ed il Duce Mussolini.
Lavori per collegare Palazzo Madama e palazzo Giustiniani tramite un passaggio sotterraneo.
Il Duce Mussolini fa un discorso al Senato sulle Forze Armate, esaltando lo spirito guerriero dell'Italia fascista.
Il Duce Mussolini, inaugura nel cortile del Palazzo del Senato, un gruppo marmoreo esaltante la fondazione dell'Impero.
XVII annuale della marcia su Roma. La cittadinanza dell'Urbe si riversa sotto Palazzo Venezia "per esprimere al Duce, con una dimostrazione di incontenibile entusiasmo, la propria devozione."
Il Duce si reca poi in Campidoglio dove nella sala di Giulio il ministro Guardasigilli Grandi, gli consegna Il Libro secondo del Nuovo Codice Civile, e che viene poi consegnato al Governatore di Roma, il Principe Borghese.
Segue l'inaugura del tronco della via Imperiale (dal tratto urbano al piazzale del Mare di Ostia).
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Residenti famosi
Gruppi e Istituzioni
Casati e Famiglie
Stampe antiche1913
Aldo Molinari
Inaugurazione della XXVI legislatura al Senato
L'Illustrazione Italiana 1913
1907
Dante Paolocci
Processo Nasi al Senato
L'Illustrazione Italiana 1907
1904
Dante Paolocci
Senato riunito in alta Corte di Giustizia
L'Illustrazione Italiana 1904
1902
Dante Paolocci
Il Re inaugura la sessione del Senato
L'Illustrazione Italiana 1902
1900
Dante Paolocci
Inaugurazione della XXI legislatura nell'Aula del Senato
L'Illustrazione Italiana 1900
1900
Dante Paolocci
Inaugurazione della XXI legislatura al Senato
L'Illustrazione Italiana 1900
1900
Dante Paolocci
Giuramento di Re Vittorio Emanuele III davanti al Senato
L'Illustrazione Italiana 1900
1894
Dante Paolocci
Giuramento del Duca degli Abruzzi al Senato
L'Illustrazione Italiana 1894
1891
Dante Paolocci
Affreschi di Cesare Maccari al Senato
L'Illustrazione Italiana 1891
1891
Dante Paolocci
Affresco di Cesare Maccari al Senato
L'Illustrazione Italiana 1891
1891
Affresco di Cesare Maccari al Senato
L'Illustrazione Italiana 1891
1880
Dante Paolocci
Discussione del Senato sull'abolizione del macinato
L'Illustrazione Italiana 1880
1877
Dante Paolocci
Discussione al Senato della Legge sul Clero
L'Illustrazione Italiana 1877
1876
Dante Paolocci
Senato italiano in seduta
L'Illustrazione Italiana 1876
1865
Paolo Cacchiatelli
Nuovi uffici postali
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1835
Giovanni Battista Cipriani
Palazzo del Governo
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1761
Domenico Montaigù
Veduta della Palazzo Madama
Nuova raccolta delle più belle Vedute di Roma
1759
Giuseppe Vasi
Archiginnasio della Sapienza
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro IX
1754
Giuseppe Vasi
Palazzo Madama
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro IV
1745
Giovan Battista Piranesi
Terme Neroniane nel cortile di Palazzo Madama
Varie vedute di Roma antica, e moderna
1745
Palazzo del Governo Nuovo
Roma antica, e moderna
1708
Bonaventura van Overbeek
Les Bains de Neron & d'Alexander
Les restes de L'Ancienne Rome
1702
Fioravante Martinelli
Palazzo de Medici
Roma ricercata nel suo sito
1699
Alessandro Specchi
Palazzo del Duca di Toscana
Nuovo Teatro delle Fabbriche et Edificii sotto Papa Innocenzo XII
1697
Pompilio Totti
Palazzo del Gran Duca di Toscana
Ritratto di Roma moderna
1687
Fioravante Martinelli
Palazzo de Medici in Piazza Madama
Roma ricercata nel suo sito
1669
Giovan Battista Falda
Chiesa di S. Luigi dei Francesi ed ospedale della Nazione
Novo teatro delle Chiese di Roma date in luce sotto papa Clemente IX
1655
Pietro Ferrerio
Palazzo Di Madama Del Serendissimo Gran Dvca Di Toscana
Palazzi di Roma de Piv Celebri Architetti
1655
Pietro Ferrerio
Pianta del Palazzo del Sermo. G. Dvca di Toscana in Piazza Madama
Palazzi di Roma de Piv Celebri Architetti
1643
Giovanni Domenico Franzini
Palazzo del Gran Duca di Toscana
Descrittione di Roma antica e moderna
1638
Giovanni Maggi
Vestigia Thermarum Neronis
Roma vetus ac recens
1629
Giovanni Battista Mercati
Nei pressi di palazzo Madama
Alcune vedute et prospettive di luoghi disabitati di Roma
1615
Aloisio Giovannoli
Thermæ Neroniane
Vedute degli antichi vestigj di Roma
1536
Maarten van Heemskerck
Statue nel Cortile di Palazzo Madama
1536
Maarten van Heemskerck
Statue nel Cortile di Palazzo Madama