Informazioni storicheData: 1466
Codice identificativo monumento: 19001
CronologiaIl giuramento Umberto del Re al Macao.
Il giuramento. prestato il 12 gennaio dalle truppe al nuovo Re Umberto, è riuscito in tutte le grandi città d'Italia una cerimonia solenne, imponentissima; più che altrove naturalmente a Roma. Le truppe occupavano lo spiazzato del Macao, schierate su diverse linee in quadrato. Il re Umberto era accompagnato dal principe Amedeo e dal ministro della guerra, colla scorta di corazzieri e carabinieri. Appena il nuovo Re comparve alla folla, questa fece il più profondo silenzio; gli uomini si scoprirono.
Il Re, pallidissimo, mostravasi oltremodo afflitto; spesso tergevasi una lagrima. Appena giunto il corteggio, le truppe proruppero in un formidabilé ùrrà. Il Re percorse immediatamente la fî'onte di battaglia, quindi andò a collocarsi nel mezzo del quadrato, circondato dal suo stato maggiore e da grandissimo numero di ufliciali non comandati di servizio. Le bandiere di tuttii reggimenti furono portate presso il Re. Nel frattempo, la folla, rotto il quadrato si portò nel mezzo. A stento si senti la lettura della formola del giuramento. Le truppe non aveano ancora finito di pronunziare il 9/40, che la folla prorompeva in nuovi applausi e in grida di Viva Umberto! Viva il re d'Italia! Viva il figlio det Re galantuomo ! Viva Casa Savoia!
Era finita la imponente cerimonia del giuramento; il re era andato a prender posto per assistere al defîlé in piazza dell'Indipendenza, 0 le truppe rompevano per sezioni; ma la folla mandò a monte tutto; i soldati erano confusi colla moltitudine plaudente. Nella via Venti Settembre l'entusiasmo toccò il delirio. Il Re si trovò separato dal suo seguito e circondato da una calca che l’acclamava, ventolando i fazzoletti e agitando i cappelli. Vedendo di non poter più raggiungere la sua scorta, il Re mosse solo verso il Quirinale, sempre stretto dalla folla che a stento permetteva alsuo cavallo di moversi lentamente. Non era raro il veder gente che asciugavasi gli occhi a tale spettacolo. Il Re era in preda alla più profonda emozione.
I dintorni del Quirinale erano addirittura impraticabili; molte donne svennero; le grida erano assordanti. Allora il Re fece un cenno additando il palazzo, quasi a dire che ivi giaceva ancora un cadavere, e come per incanto si fece un profondo silenzio. Occorse parecchio tempo prima che Umberto potesse farsi strada e penetrare nel Quirinale.
Rassegna delle truppe al Macao per il Natalizio del Re umberto I.
"Il 14 marzo l'Italia solennizzò il giorno natalizio del suo giovane re. Per espresso desiderio di lui vennero ommesse nelle grandi città tutte le festività consuete in queste circostanze, che avrebbero potuto turbare la mestizia, il lutto nel quale per la morte di Vittorio Emanuele sono ancora assorte la reale famiglia e l’Italia: perciò non altre pompe v'ebbero che quelle eselusivamente militari.
Bellissima specialmente riusci a Roma la rassegna delle truppe di presidio, passata da re Umberto al Macao. Comandava le truppe il generale Bruzzo, quegli che or ora venne chiamato al ministero della guerra. È un bello e fiero soldato il soldato italiano, e spettacolo che rinvigorisce l'animo è il veder sfilare le compatte schiere dei fanti, i baldi lancieri, i bersaglieri veloci e, come esclama l'Aleardi, dire: « Son nostrì! » Alla rassegna. assiste vano, în carrozza, la regina Margherita e il principe di Napoli col principe di Carignano. A cavallo, tra i generali; trovavasi anche il principe Amedeo allora allora ritornato da Vienna. Dopo la rassegna la folla segui i reali d'Italia sino al Quirinale, dove li acclamò."
Alla rivista per la Festa dello Statuto, il princine ereditario viene presentato per la prina volta all'esercito. Nell'occasione della festa, il Re umberto I pone la prima pietra d'uno degli edifizi di piazza Vittorio Emanuele:
L'Illustrazione Italiana. 25 giugno 1882.
La festa dello Statuto si solennizzava un tempo nel mese di marzo, proprio all'anniversario della promulgazione dello Statuto.... Fu proposto ed accettato dal Parlamento che la festa fosse rimandata alla prima domenica di giugno, cioè ad una stagione nella quale, secondo il proponente, non sarebbe piovuto neppure a volere. Ma le predizioni metereologiche del governo furono fallaci come lo sono quelle del successore di Mathieu de la Drome, e per un lungo seguito d'anni avendo qualche cosa da bagnare bastava metterla fuori della finestra il giorno dello Statuto. O prima o dopo era pioggia sicura, e se non guastava la rivista della mattina annacquava di certo l'olio preparato nei bicchierini per l'illuminazione della sera.
Quest'anno, un gran lutto nazionale avendo fatto ritardare di quindici giorni la festa nazionale, sono state sventate le cabale metereologiche, e la commemorazione dello Statuto è stata illuminata dal più bel sole del mondo. Da tutte le parti d'Italia hanno mandato a dire alla capitale che la giornata è stata da per tutto bellissima, e dalla capitale hanno fatto sapere alle sessantanove provincie del regno che si son divertiti dalla mattina alla sera e tutto è andato benone.
Alla rivista non è stato il signor di Keudell l'oggetto della universale ammirazione: la sua uniforme bianca di corazziere della guardia, eguale a quella del principe di Bismarck, s'ammira ormai da sette anni e non può più parer nuova a nessuno. L'ammirazione di tutti è stata quest'anno per il principe di Napoli a cavallo, in uniforme d'allievo del collegio militare, che ha galoppato accanto al Re su e giù per il piazzale del Castro pretorio, davanti le cinque linee sulle quali erano schierate le truppe. I giornali romani hanno trascurato un particolare: fra le truppe passate in rivista anche dal giovine principe c'era il 3° fanteria della brigata Piemonte, ne' di cui quadri il Re suo padre è stato iscritto all'età di 14 anni.
Lo stesso giorno il Re mise la prima pietra d'uno degli edifizi che circoscriveranno la gran piazza Vittorio Emanuele nel quartiere dell'Esquilino. È un monumento che Roma edifica al gran Re aspettando che la commissione presieduta dal Depretis decida se il monumento nazionale deve erigersi al Campidoglio od a piazza di Termini. Al Campidoglio vi sono molte tradizioni storiche, anzi eroiche, e pochissimo posto: al piazzale di Termini un po' più di posto, molte meno tradizioni e grande abbondanza di polverone.
La piazza Vittorio Emanuele occuperà una grande area dove erano una volta, al principio del secolo XVIII, le ville del duca di Palombara e del duca di Nunez, ed in mezzo alla quale sorgono ancora i ruderi del Ninfeo d'Alessandro Severo e de'così detti trofei di Mario ch'erano, a' tempi dell'antica Roma, un castello dell'Acqua Giulia. Dove ora è la chiesa di S. Eusebio dicono vi fosse la villa di Mecenate; ma quando gli archeologi dicono non bisogna crederli molto sicuri del fatto loro. — Informi quel povero Foro d'Agrippa. Ha esistito? Baccelli dice sì, e Bonghi dice no. —
È certo ed indiscutibile però che presto, dove ora si ammassa il polverone e fa turbine il vento, vi sarà una gran piazza circondata di palazzi, una bella aggiunta alla città nuova sorta in questi ultimi dodici anni accanto alla Roma antica. Perchè, volere o non volere, a scosse, a spinte ed a sbalzi, ma pure in dodici anni s'è fatto molto con mezzi relativamente scarsi, e si farà moltissimo con poco di più, senza la volata lirica dell'onorevole Seismit-Doda, assessore municipale capitolino, che vuole 300 milioni da spendere pigliandoli in prestito.
L'Illustrazione Italiana. 25 giugno 1882.
Rivista militare nella Caserma del macao, in onore del natalazio del Re Umberto I.
Alle 9 e un quarto le truppe trovavansi già in ordine di parata nel campo delle esercitazioni, circoscritto entro il Macao. In prima linea erano schierati il Collegio militare e la brigata Cuneo, sotto il comando del maggior generale Filippo Pagnamenta. In seconda linea, la brigata Ravenna col primo reggimento bersaglieri: alla testa il maggior generale Csudafy. Il colonnello Adolfo Fineschi era a capo della terza linea: 15.º reggimento artiglieria, prima brigata del 3.º reggimento del Genio, e la compagnia Pontieri, del 4.º reggimento. In quarta linea: la seconda brigata del 1.º reggimento artiglieria ed il 10.º reggimento della cavalleria Lucca: sotto il maggior generale Giuseppe Colli di Felizzano.
Alla testa delle truppe si vedeva il comandante del VII corpo d'armata, tenente generale Maraldi.
Il cielo purissimo ed una temperatura mite favorirono la festa militare, assistendovi migliaia di cittadini. Tutti salutavano reverentemente il Re, il quale incedeva sul suo cavallo grave e triste. Nella mattinata erasi sparsa per Roma la notizia della morte del Sella.
Grande rivista per il genetliaco del Re al Macao con la Benedizione della Bandiera della Brigata Roma:
« La rivista per il genetliaco del Re e la benedizione delle bandiere non poterono farsi a Roma la mattina del 14 a causa del cattivo tempo, e furono rinviate alla domenica seguente, 21 corrente. Tale rinvio fu causa il giorno stesso di un vivo incidente parlamentare. Il deputato Compans di Brichanteau avendone chieste spiegazioni al ministro della guerra, non parendogli il cattivo tempo motivo sufficiente, il generale Ricotti rispose non esservi altra ragione oltre quella di soddisfare al desiderio universale della popolazione romana di assistere alla rivista. Ed aggiunse che la rivista e consegna delle bandiere si sarebbero fatte un altro giorno.
Quando lo permetterà il Papa! interruppe il deputato Nicotera, facendosi eco d'una voce corsa, secondo la quale l'autorità superiore ecclesiastica rappresentata dal cardinale vicario Parocchi non avrebbe consentito di celebrare la funzione religiosa. Il generale Ricotti per dimostrare col fatto l'inesattezza di quella voce o almeno la sua fermezza innanzi al Vaticano, ordinò, col consenso del Re, che la solennità militare avvenisse la mattina del 16.
Le truppe erano disposte su quattro linee nel piazzale del Macao, nel quale erano stati preparati de' posti riservati per i rappresentanti del Parlamento, della Provincia e del Municipio, per il Corpo diplomatico e i grandi dignitari dello Stato. La prima linea, formata dal 79.° e del 7.° fanteria, in mezzo ai quali stavano gli allievi del Collegio militare, era comandata dal colonnello brigadiere Luigi Pelloux, comandante la nuova brigata Roma: la seconda, formata dall'80.° e 8.° fanteria, con al centro una compagnia di pontieri, era comandata dal maggior generale Pagnamenta, comandante la brigata Cuneo: la terza, formata dal 1.° bersaglieri, 15.° artiglieria e una brigata del genio, era comandata dal colonnello brigadiere Galleani di Sant'Ambrogio: la quarta finalmente, formata dal reggimento Cavalleggeri Lucca e da una brigata del 12.° artiglieria, ubbidiva al maggiore generale Crotti di Rossi di Costigliole comandante la settima brigata di cavalleria.
Comandava tutte le truppe il tenente generale conte Paolo d'Oncieu de la Batie comandante della divisione di Roma; le presentò al Re il tenente generale marchese Pallavicini di Priola comandante il nono corpo d'esercito. Il Re entrò alle dieci e cinque minuti sul piazzale del Macao, insieme al principe di Napoli, seguito da un numeroso stato maggiore, nel quale risaltavano le figure dei generali Ricotti, Pallavicini, Cosenz, del signor di Keudell ambasciatore di Germania, in uniforme di capitano dei corazzieri bianchi, e degli addetti militari di Francia, d'Austria, d'Inghilterra, di Russia, di Spagna, della repubblica Argentina, del Portogallo e del Giappone, non chè della ambasciata birmana, giunta di fresco. Fermatosi davanti la fronte del 79.° fanteria, Re Umberto con voce vibrata lesse l'ordine del giorno che abbiamo riportato più sopra. Le truppe ed il popolo risposero col grido di Viva il Re.
Re Umberto ed il principe di Napoli, passando al galoppo davanti alla carrozza della Regina, che era giunta sul piazzale pochi momenti prima del Re, andarono poi a prender posto di faccia all'altare eretto sul prolungamento del portico della caserma d'artiglieria. I colonnelli Reghini e Pagliano, comandanti del 79.° e dell'80.° fanteria, portarono essi stessi le due bandiere all'altare e le presentarono a Monsignor Anzino cappellano di Corte incaricato di benedirle.
Dopo la breve cerimonia, avvenuta nelle stesse forme di sopra descritte, i sottotenenti portabandiera andarono a collocarsi sulla fronte dei rispettivi reggimenti ed il Re percorse la fronte delle quattro linee. La sfilata delle truppe si è fatta come di consueto in piazza dell'Indipendenza. La Regina ha preso posto davanti al villino de' conti della Somaglia; il Re, il corpo diplomatico e lo stato maggiore erano schierati a sinistra della carrozza Reale. I reggimenti e le bandiere della brigata Roma furono calorosamente acclamati dalla folla al loro passaggio davanti ai Sovrani ed al principe ereditario.
Le bandiere della brigata Roma sono state donate da un comitato di signore romane e consegnate al generale d'Oncieu de la Batie dalla duchessa Vittoria Sforza Cesarini nata Colonna, dama di corte della Regina, gentildonna che porta degnamente due nomi storici de' più illustri d'Italia. Le bandiere sono di perfetta ordinanza e nel puntale dell'asta sotto la lancia è incisa in caratteri minutissimi una iscrizione dettata dall'onorevole Ruggero Bonghi. »
Rivista al Macao per la festa nazionale dello Statuto:
« Re Umberto, acclamatissimo dalla folla, passò come al solito in rivista le truppe, che poscia sfilarono in piazza dell'Indipendenza. »
Re Umberto I passa in rivista le truppe della guarnigione, in occasione del suo compleanno.
"Ricorrendo l'anniversario 43° della nascita di re Umberto, la popolazione romana colse l'occasione per rendere una nuova testimonianza d'affetto al Re leale e generoso, ed all'esercito che a Dogali ha tenuto tanto alto il nome italiano.
Il Re, uscito dal Quirinale alle 10 antimeridiane, andò a passare la rivista alle truppe della guarnigione schierate, secondo il consueto, sul piazzale del Macao. Lo seguiva un numeroso stato maggiore del quale facevano parte il principe giapponese Akikito, zio dell'imperatore del Giappone, ed il barone di Keudell ambasciatore di Germania, oltre a molti generali nostri ed addetti militari di tutte le ambasciate e legazioni estere.
Ritornando dal piazzale del Macao per recarsi in piazza dell'Indipendenza, dove ha luogo la sfilata delle truppe e dove già si trovava la Regina con la moglie del principe giapponese e la duchessa di Genova madre, il Re trovò la strada sparsa di fiori e ghirlande. Altri fiori e ghirlande furono gettati dalle finestre al Re ed alle truppe.
Il disegno di Dante Paolocci, rappresenta appunto re Umberto accompagnato dal suo Stato Maggiore, mentre si reca dal piazzale del Macao a piazza dell'Indipendenza, acclamato dalla popolazione.
Un'altra dimostrazione ai sovrani e all'esercito fu fatta più tardi in piazza del Quirinale, dopo la rivista. Il Re e la Regina dovettero affacciarsi al balcone a salutare la folla."
Festa dello Statuto con la rivista al Macao. Nell'occasione, viene inaugurato il Monumento ai Cinquecento caduti di Dogali, posto di fronte alla stazione Termini. Presenti i sovrani, i membri del governo, molti parlamentari e il Sindaco Leopoldo Torlonia. La Piazza Termini cambia nome nell'occasione in Piazza dei Cinquecento. Una lapide commemorativa viene anche posta su Palazzo Senatorio:
"La rivista del giorno dello Statuto a Roma fu fatta, secondo il consueto, nel piazzale del Macao. Re Umberto vi si recò accompagnato dal principe ereditario, dal ministro della guerra, dal capo di stato maggiore dell'esercito e da un numeroso stato maggiore del quale facevano parte gli addetti militari delle potenze estere..."
Segue l'inaugurazione del monumento a Termini: "La legione allievi carabinieri disposta in quadrato circondava lo spazio intorno all'obelisco, a sinistra del quale erano i superstiti di Dogali e le rappresentanze de' corpi che presero parte ai combattimenti di Dogali e di Saati. Il Re, tornando dalla rivista, entrò nel quadrato, salutò i superstiti, poi la Regina che lo aveva preceduto in carrozza e le rappresentanze del Parlamento. Quindi il sindaco Torlonia lesse un discorso. I palchi eretti per l'inaugurazione erano stipati di gente: v'erano molte signore, deputati, senatori, sindaci di alcune principali città d'Italia e molti altri invitati..."
"Aggiungiamo qui che esso consiste in un antico obelisco innalzato sopra una base di granito di Baveno; sopra di essa si ergono quattro edicole faciali che portano le tavole in bronzo nelle quali sono scritti i nomi dei morti in caratteri d'oro. Le tavole sono alte metri 2.49 per 1.60 di larghezza. Al disopra delle edicole faciali sonvi quattro are, su ciascuna del'e quali posa un'aquila in bronzo. Alcune delle decorazioni sopra dette non sono ancora terminate, e furono supplite provvisoriamente con modelli di legno.
Il disegno del monumento è opera dell'architetto comm. Azzurri. Le iscrizioni apposte al monumento furono dettate dall'onorevole Ruggero Bonghi.
Esse dicono: "A dì 26 gennaio 1887 — 548 italiani — Assaliti improvviso nel deserto di Dogali — Da molte migliaia di abissini — Lontano lontano dai cari loro — Non esitarono, non trepidarono, non si arretrarono — Col nome d'Italia nel cuore — E non pensosi di altro che di onorarlo — Sostarono, combatterono, morirono — Suggellando col sangue versato in comune — L'unità recente dell'antica patria. "Qui nel nome di Roma — Che ricorda eroismi non numerabili — E infinite battaglie — Il municipio — E cittadini di ogni parte d'Italia — Tennero a dovere — Elevare di tanta virtù — Un monumento perenne."
L'obelisco fu trovato il 5 luglio del 1883 negli scavi intrapresi in via Sant'Ignazio, per cura della commissione archeologica municipale. Il prof. Schiaparelli, illustrandone i geroglifici, ha affermato che esso proviene dalle cave di Siene, presso la prima cateratta del Nilo e che fu lavorato verso il 1400 avanti Gesù Cristo. Le quattro facce sono coperte d'iscrizioni dello stile del regno di Rames II. Si crede che l'obelisco sia stato portato in Roma da Eliopoli. Misura in altezza 6.m34 e alla base i lati sono di 0,77."
"Il nostro Paolocci, nel disegno che si pubblica in questo numero, ha rappresentato il corteggio reale mentre ritorna al Quirinale dopo la rivista e l'inaugurazione del monumento ai caduti di Dogali. La scena è in via Nazionale, in quel tratto dove si sta costruendo il palazzo della Banca Nazionale. Il Re procede qualche passo avanti del suo stato maggiore, dietro il quale sono le carrozze della Regina e del seguito.
La folla si accalca contenuta a stento da una doppia ala delle truppe che, dopo avere sfilato davanti ai sovrani in piazza dell'Indipendenza, sono andate a schierarsi nuovamente sul loro passaggio. Quella stessa folla seguendo il corteggio reale, riempi poco dopo la piazza del Quirinale, ed acclamando i Sovrani, li obbligò a comparire due volte sul balcone della reggia."
Il ministro della guerra, Bertolè viale passa in rivista al piazzale del Macao i volontari per la spedizione d'Africa:
Il 31 ottobre, alle 11 antimeridiane, il ministro della guerra, generale Ettore Bertolè Viale, passò in rivista a Roma sul piazzale del Macao il 1º reggimento cacciatori d'Africa, comandato dal colonnello Coriolano Ponza di San Martino. Il reggimento era schierato in colonna di battaglioni ed aveva alla testa la propria fanfara. Il 1º battaglione era comandato dal maggiore Rodano; il 2º, dal tenente colonnello Luciano; il battaglione bersaglieri dal maggiore Nava.
Accompagnavano il ministro, i generali Pallavicini, Corvetto, Bava-Beccaris e Crotti di Costigliole, e molti ufficiali superiori: tutti in piccola tenuta con decorazioni.
Al pubblico non fu permesso l'accesso al piazzale, trattandosi non di cerimonia ma di rivista puramente militare. Dopo aver passato, a piedi, una minuta rivista ai tre battaglioni, il ministro rimontò a cavallo ed in piazza dell'Indipendenza assistette alla sfilata delle truppe. I tre battaglioni furono salutati dagli insistenti applausi di una folla compatta che li seguì fino al quartiere. Anche al ministro furono rivolte le manifestazioni di simpatia della maggior parte del pubblico.
Feteggiamenti per il Cinquantenario dello Statuto. "Alla mattina, grande rivista al Macao. Alle 14, sfilano le berline di gala colle rappresentanze del Senato e della Camera: vanno al Campidoglio, dove la festa toccherà l'apice della solennità. Grandi orifiamme sventolano in piazza del Quirinale a pennoni che portan gli stemmi delle città italiane e corone d'alloro. La gradinata della chiesa di Ara Coli nereggia d'una folla compatta che, all'apparie dei Sovrani, lancia all'aria un evviva fragoroso.
Nella sala del Campidoglio, un'altra scena. Tutto intorno, pendono le bandiere regalate dai municipii italiani per la liberazione di Roma. Il trono è eretto all'ombra del gonfalone rosso e arancio della città eterna. Folla di senatori, di deputati e di trecento sindaci. Fra gli abiti neri brillano le uniformi militari, ma, caso strano, non vi sono signore.
Il ritorno dei Sovrani al Quirinale fu un'altra scena. Le associazioni popolari erano là, ad attendere i Reali. Le loro cento venti bandiere s'agitavano in festa. Immense le ovazioni ai Sovrani, che comparvero al balcone; il Re, austero, agitando l'elmo, la Regina; sorridente, agitando il fazzoletto bianco.
Alla sera, illuminazione fantastica con quelle grandi palme laminose in Piazza Colonna col Colosseo e col Foro Romano illuminati a bengala."
Stampe antiche1901
Dante Paolocci
Consegna delle bandiere all'Arma d'Artiglieria e al Genio
L'Illustrazione Italiana 1901
1898
Dante Paolocci
Rivista al Macao per il Cinquantenario dello Statuto
L'Illustrazione Italiana 1898
1898
Il Re si reca alla Rivista per il Cinquantenario dello Statuto
L'Illustrazione Italiana 1898
1896
Dante Paolocci
Rivista in onore dei Principi Sposi
L'Illustrazione Italiana 1896
1895
Dante Paolocci
Il Re si reca alla rivista
L'Illustrazione Italiana 1895
1894
Dante Paolocci
Rivista per la festa della Nazione
L'Illustrazione Italiana 1894
1894
Dante Paolocci
Consegna della Bandiera di Guerra alla Legione Allievi Carabinieri
L'Illustrazione Italiana 1894
1892
Dante Paolocci
Rivista del Macao per lo Statuto
L'Illustrazione Italiana 1892
1888
Dante Paolocci
Rivista militare del 14 marzo 1888 a piazza indipendenza
L'Illustrazione Italiana 1888
1887
Dante Paolocci
Il Re torna dalla Rivista militare
L'Illustrazione Italiana 1887
1887
Dante Paolocci
Rivista della Spedizione d'Africa
L'Illustrazione Italiana 1887
1885
Dante Paolocci
Benedizione della Bandiera della Brigata Roma
L'Illustrazione Italiana 1885
1885
Dante Paolocci
Grande rivista fatta del re al Macao
L'Illustrazione Italiana 1885
1885
Dante Paolocci
Consegna della Bandiera alla Brigata Roma
L'Illustrazione Italiana 1885
1885
Dante Paolocci
Le Bandiera della Brigata Roma
L'Illustrazione Italiana 1885
1884
Dante Paolocci
La Rivista del 14 Marzo
L'Illustrazione Italiana 1884
1882
Dante Paolocci
Rivista della Festa dello Statuto
L'Illustrazione Italiana 1882
1878
Dimostrazioni al nuovo Re Umberto, dopo il giuramento al Macao
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
Rassegna delle truppe per il Natalizio del Re
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Giurammento di Re umberto al Macao
L'Illustrazione Italiana 1878
1876
Dante Paolocci
Festa dello Statuto
L'Illustrazione Italiana 1876