Informazioni storicheData: 1466
Codice identificativo monumento: 19002
CronologiaUn contratto di enfteusi cita la celebrazione del carnevale come "ludus Testaccie al Mons Palio".
Nelle sue cronache, Paolo di Lello Petrone si rammarcia che nell'edizione dei Ludi carnevaleschi di testaccio, si è corso un solo palio (in luogo di tre) e sono lanciate dal monte solo quattro carrozze ( invece delle tradizionali sei).
Papa Paolo II Barbo sposta i Ludi del Carnevale da testaccio alla via Lata, presso il suo nuovo palazzo.
Il Papa riforma gli statuti confermando l'esborso richiesto alla comunità ebraica per l'organizzazione dei giochi, quantifìcato in 1130 fiorini, aggiungono come nuovo obbligo, di correre il palio «die Lune ante Dominicam Carnis privii», essendo i giorni di Carnevale destinati anche ad altri spettacoli buffi dello stesso tipo: le corse dei fanciulli cristiani, dei vecchi, delle asine, dei bufali. Sono inoltre organizzati banchetti pubblici offerti al popolo e ai magistrati.
Cruenti tumulti tra le fazioni durante i Ludi Agonali del carnevale.
Il corteo di Agone per il carnevale, rappresenta il un trionfo di Tito e Vespasiano.
Il corteo di Agone per il carnevale, rappresenta il trionfo di Giulio Cesare, allusione al ritorno trionfale appena celebrato di Cesare Borgia dalla presa di Forlì.
Durante il carnevale, non sono celebrate le tradizionali feste di Agone e di Testaccio, «ma in varie piazze, degli Orsini a monte Giordano, Sciarra e altrove, si uccidono buoi eanche uomini».
Papa Paolo III ripristina per il carnevale i giochi di Agonee Testaccio. Il corteo di Agone è curato dal magister stratarum Latino Giovenale Manetti come rievocazione del trionfo di Paolo Emilio.
Ultima festa di carnevale ai Prati di Testaccio:
Domenica passata si dovea fare la festa in Testaccio, ma per la perversità del tempo fu differita al giorno seguente. Il Lunedì adunque andò tutto l’ordine della festa in Testaccio, nel medesimo modo che havea fatto il Giovedì in Agone, eccetti gli carri. Questo luogo è il più comodo, e il più bello da spettacolo che si possi immaginare al mondo. A Ponente è il monte di Testaccio. A Levante è un picciolo colle sopra il quale è il Monasterio di san Saba. A Settentrione è quella parte dello Aventino, che ha fortificata il Papa, e alcune case di vigne.
A mezzo giorno sono le mura di Roma, lungo le quali à ogni dieci canne e un torrione. Tutti questi lunghi erano pieni di gente, e vedeva ciascuno comodamente. Oltra queste parti piu eminenti vi era un gran numero di palchi, e di carri legati insieme, che servivano, e per vista, e per difesa. Et fu stimato che ci fossero più di sessanta milia persone. Nel mezzo è un gran prato, nel quale, dalla banda di Tramontana era il catafalco di Madama, il luogo fu tutto circondato dalle Fanterie, e da Cavalli, e da poi con bella pompa fecero di se mostra con li medesimi ornamenti tutti quelli che il Giovedì haveano fatto si bello in Agone.
Intanto se incominciò la gran caccia, nella quale furono morti tredeci Tori, e furono ruinate giù da Testaccio sei carrozze, e sopra ciascuna di esse era un palio rosso, e Porci viui, per guadagno delli quali si fecero non mancho proue che in ammazzare gli Tori. Fra molte livree che si viddero quel dì, ve ne fu una di trentasei Mattaccini vestiti di rosso à cavallo, e con zagaglie in mano, e questi furno i primi ad assaltare i Tori.
Ma la piu notabil cosa che si vedesse, fu una livrea di sei Cavalieri, che fecero il Cardinal Farnese, il Cardinal Santa Fiore, e il Duca di Camerino. Questi erano vestiti da Soldati à l'antica, e gli vestimenti erano d’oro, d’argento, e di seta, con recami, trapunti, fregi, e lavori sopra lavori, e tanto ben concertati e contessuti si riccamente, e con tal vaghezza che à me non basta l’animo di descriverli: Con la medesima maraviglia erano ancho ornati gli loro bellissimi Caualli, gli quali furno di tanta destrezza, e di tanta gagliardia, che à tutto il popolo parve miracolo le cose che fecero gli sei Caualieri sopra di quelli, e specialmente dauanti alle belle Donne facendo volteggiare, e ballare i Caualli in certo numero, ad uso de Sybariti. Gli compagni delli prefati Cardinali, e Duca in questa liurea furno il Duca di Malphi, il Conte di Santa Fiore, e il Principe di Macedonia. Si corfero anchora tre palii, gli Barbari di Broccato d’oro, gli Caualli di Veluto Cramesino, le Cavalle di Veluto Pauonazzo.
Il palio de Brocchato il vense il Barbaro del Duca d'Urbino. Il palio de veluto Cramesino il vense il Cavallo de uno da Viterbo, del quale non so il nome. Et quel de veluto Pavonazzo il vense la Cavalla de messer Agolante servitor del Reverendissimo e Illustrissimo Cardinal Farnese. Il corso cominciava, dove le mura della Città si coniungono col Tevere, e passava per mezzo la prataria, e terminava alla cima del monte Auentino, si che ciascuno poteua benissimo vedere dal principio al fine. Io non entra à raguagliarvi di molti altri particolari perchè sarebbe troppo lunga historia, si che questo vi basti di quella giornata. Il dì di Carnouale corfero il palio gli Asini, e le Buffale secondo l’usanza, e bagordi e tumulti a furia.
La notte si recitò una Comedia in casa di Caffarelli. Il primo giorno di Quaresima fu la Statione à santa Sabina la quale fu tanto solenne, che molti venero in disputa chi fusse piu bello o il Carnovale, o la Quaresima di Roma.
Feste d'agone a Piazza Navona:
ROMA ha XIII. Regioni, quali vulgarmente chiamano Rioni... Ad ogni Regione è stato fatto il suo Carro, con particulare inventione accomodata alla sua insegna. TUTTE le inventioni... hanno rispetto à una delle tre cose: ò alla pace de i Principi Christiani... ò alla espeditione contra l'Infideli, ò alla persecutione delli Heretici. ...l’ultimo Carro è venuto per il primo, & così seguitando di mano in mano à quelli che erano di più estimatione, s’è continuato montando tuttavia fin al Carro del Papa, quale è stato l’ultimo, come guida & duce di tutta la festa.
Il Rione delli Monti fa tre Monti per Arme. Il Rione di Colonna fa una Colonna. Trevo fa tre Spade. Santo Eustachio fa il Salvatore in mezzo à due corna di Cervo. Il Rione de Ponte fa il Ponte. Il Rione della Regola fa un Cervo. Il Rione de Ripa fa una Rota. Il Rione di Trastevere fa una testa di Leone. Il Rione di Campidoglio fa una testa di Dragone. Il Rione di Parione fa un Grifone. Il Rione della Pigna fa una Pigna. Il Rione di Campo Marzo fa la Luna. Il Rione di Santo Angelo fa un Angelo. Carro del Papa con quattro inventioni.
Giovedì che fu alli XII di Febbraio 1545 si celebrò la festa d'Agone. Et secondo il modo antico, tutti quelli che avevano da entrar in così solenne pompa si ridussero nella piazza del Campidoglio, donde si partirono su le venti ore & vennero verso la piazza d'Agone... ERANO primi nell'ordinanza molti Trombetti a Cavallo vestiti di rosso... e dapoì seguitavano li Artieri della Terra in tutto circa sette mila, che durò il passare circa a quattro ore, con trombe, tamburi, pifferi... divisi in tante parti quanti erano i carri triumphali, fra li quali tramezzati andavano dette fanterie sotto le loro bandiere, armate bravamente di arme bellissime...
...tutti gli altri carri erano tirati da quattro Bufali coperti di Turchino & rosso... [seguono le descrizioni allegoriche dei singoli carri]... Dopo questo venivano li Contestabili di tutti i 13 Rioni, quali erano 300 con li loro Targoni & Spade... Appresso questo veniva un Trombetta a cavallo... e ottantadue Giovanetti, chiamati Giocatori, li quali erano vestiti all’antica a diverse livree d’Oro, d’Argento & di Seta, sopra bravissimi cavalli... con 331 staffieri vestiti alla turchesca, alla moresca o da schiavi con catene d'oro.
Dopo questo veniva il carro del Papa, sul quale vi era sua Santità di rilievo, ritratto dal naturale...
Dietro a detto carro venivano li due Sindici... i tre Marescalchi... e li Signor Caporioni a due a due, superbissimamente vestiti all’antica sopra bravissimi cavalli. Veniua poi il dignissimo Senatore di Roma vestito alla Ducale, con il manto di Broccato... Et questo fu il fine de l'ordine di detta festa.
Il cardinale Antonio Barberini promuove durante il carnevale una memorabile giostra del Saracino a piazza Navona.
Festa di Carnevale a Roma
"I carri che piacquero di più rappresentavano le quattro stagioni, e son dovuti a bravissimi pittori. L'inverno, il migliore, è stato ideato dal Tiratelli; la primavera, dal Joris; l'autunno, dallo Scomparini e l'estate dal Jacovacci. Gli scultori Ferrari e Cencetti han fatto il Carro delle Sirene, montato da artisti. Un altro carro molto applaudito fu quello del Trionfo di Cristoforo Colombo, del pittore Ethienne; la statua fu fatta da Ercole Rosa; molte parti della decorazione dipinte dal Marchetti con gusto squisito. Delle stoffe di prezzo e degli abbigliamenti originali venivano in dossati dai selvaggi che circondavano il globo.
Un bel giorno questo carro si trasformò în un elegante baldacchino giapponese. I due soldati spagnuoli e i Pelli-Rosse che accompagnavano Colombo (al secolo, marchese Scarampi) si tramutarono in Daimios vestiti con stoffe autentiche e ricchissime. Dovunque passava questa superba imitazione del mundo orientale unanimi scoppiavano gli appla Dal modo di sapersi truccare tanto caratteristicamente, tutti hanno riconosciuto ne' personaggi, che popolavano il carro, degli artisti di prim'ordine, quali il pittore Marchetti, il Rosa, scultore, ece.
La pagina dei carri finisce con un pulcinella strascinato dagli aquilotti che comparvero più volte sul Corso, e si movevano così bene da destar l' ammirazione generale."
Inaugurazione dello stabilimento fluviale dell'Alhambra, progettato da Eugenio Venier, famoso scenografo e allestitore di opere liriche e teatrali. Il complesso ospita anche un teatro realizzato in legno con esotica copertura a cupolette. All'occorrenza i posti di platea potevano essere tolti per trasformare il teatro in sala da ballo:
"Dieci anni sono un impresario ebbe l'idea di ampliare il Politeama e di aprirlo di Carnevale ad una specie di veglioni. L'idea riuscì: tutta Roma è andata per dieci anni al Politeama e l'impresario ora va in carrozza. Ma quest'anno la stella del Politeama è tramontata improvvisamente; è precipitata. Un altro impresario ha avuto il coraggio in tre mesi di tirar su dalle fondamenta, in un luogo molto più centrale, una specie di baracca, di sala — chiamatela come volete — alla quale ha dato nome d'Alhambra. Il pubblico ha disertato al Politeama ed è corso all' Alhambra, dove in questi ultimi giorni di carnevale si risolveva il problema di stare in 7 od 8 mila persone avendo ciascuno 25 centimetri quadrati di spazio a propria disposizione.
Ed anche qui un altro fenomeno che si vede solamente a Roma. In un locale di questa specie, per entrare nel quale si pagano trenta soldi, o due lire al maximum quando il veglione dura tre ore di più, ci son venute, senza maschera, tutte le signore di Roma, proprio la ville et la cour, con i loro mariti, amici e conoscenti. Venute lì per dare un'occhiata ed andarsene, hanno finito per passarvi l'intera serata e per ritornarci la sera dopo, uscendo dall'Apollo o prima d'andare ad un ballo. Senza offender nessuno, conosco delle città d'Italia dove, chiuse in un locale di questo genere ottomila persone che avessero pagato solamente trenta soldi all'ingresso, bisognerebbe ricorrere al cannone di cento tonnellate per ristabilire un po' d'ordine."
Grande festeggiamenti di Carnevale. Festa gastronomica al Politeama, Fiera dei Vini all'Esedra di Termini e illuminazione di Via Nazionale con grandi archi tutti accesi a gas:
Il comizio agrario di Roma, fattosi iniziatore negli scorsi anni di una esposizione di vini, olii, ecc., che incominciava verso la fine del carnevale, pare che quest'anno non abbia voluto saperne. Il comitato del carnevale ha pensato allora ad una fiera gastronomica da farsi nel solito Politeama romano; edifizio privilegiato per aver reso al proprietario in pochi anni dieci volte più del capitale impiegato nella costruzione. A questa fiera c'è stato molto concorso di visitatori; ma in fatto di roba da mangiare, vedere e non potere neppur toccare è una ben meschina soddisfazione.
Sicchè c'era sempre più folla alla “prima fiera libera” di vini nazionali; un esempio di tutti i possibili dolori di ventre imbottigliati, che era stato sciorinato in quell'emiciclo chiamato “l'esedra di Termini” nel quale molti autori di progetti d'un monumento a Vittorio Emanuele collocherebbero quello da loro ideato, che si troverebbe così all'imbocco della via Nazionale.
Tutta la così detta esedra consiste in un muro semicircolare al quale erano addossati i banchi de’ venditori. E tutt'insieme la fiera non era la più bella cosa del mondo; ma serviva di pretesto per bere molto vino, e godersi un po’ d’aria aperta, giacchè quest’anno non si è parlato d'inverno. Ed il pubblico romano, indigeno ed importato, profittava volentieri dell'offerta occasione.
La cosa meglio riuscita è stata l'illuminazione della via Nazionale, a grandi archi tutti accesi a gas. S'era già fatta altre volta qualche cosa di simile, ma non tanto completo; quest’anno anche i quartieri alti avevano il loro Comitato e mettevano dell'impegno a far valere di non essere da meno dei bassi.
Il livello della via Nazionale, che scende leggermente da piazza Magnanapoli, cioè dal dorso del colle Quirinale fino ad un certo punto dove è, per modo di dire, la linea di separazione fra l'Esquilino ed il Viminale, e poi risale leggermente da questo punto fino alla piazza di Termini, pare fatto apposta per dare maggior risalto ad una illuminazione simile a quella ideata dal Comitato del Carnevale.
Vedere una strada lunga più d'un chilometro, molto larga, fiancheggiata da edifizi importanti e di bella architettura come il palazzo Tenerani, il palazzo Pascueri, il nuovissimo palazzo Hüffer, l’albergo del Quirinale, la casa Voghera, la chiesa inglese col suo campanile, e tanti altri — inondata di luce e stipata di gente, — è un bello spettacolo per chi non è ancora ristucco di baccani carnevaleschi.
E a Roma, come abbiam detto, pare non lo siano ancora: perchè se quest'anno è mancato al Carnevale il concorso delle consuete mascherate organizzate dagli artisti, se non c'è stata gran ricchezza di carri e di carrozze, il popolino si è divertito recando il solito; si è affollato in via Nazionale, in piazza Navona, e per il Corso; da per tutto dove c'era da divertirsi senza gran spesa.
E l'ultima sera di Carnevale, nonostante la catastrofe dei barberi, migliaia e migliaia di maschere si affollarono per il Corso fino a notte inoltrata. Era una scena curiosa vedere una folla fitta e taciturna fermata davanti all'ospedale di San Giacomo, — ch'è pure sul Corso, — dove avevano portato i feriti e da dove poco prima era uscito il Re accolto da un caloroso applauso di gratitudine per il buon cuore dimostrato; e a pochi metri più in là le brigate allegre di mascherine, di pulcinelli in mezzo alla gente.
Quando le maschere si avvicinavano all'ospedale tacevano, salvo a ricominciare a far chiasso pochi passi lontano. Intanto quel povero diavolo del calzolaio Imperi andava all'altro mondo; la gente di buon senso domandava ad irato la abolizione del barbaro divertimento, ed il consigliere Venturi stava studiando il modo di proporre il rinvio di tale abolizione, qualora venisse proposta al Consiglio municipale.
In occasione della Sessione straordinaria autunnale del Consiglio Comunale si sancisce definitivamente l'abolizione della Corsa dei Barberi dalle feste del carnevale romano a seguito del divieto prefettizio imposto per ragioni di pubblica incolumità.
La seduta si apre a Roma, alle ore nove pomeridiane, presso la sala delle adunanze del Consiglio Comunale. La presidenza è affidata al duca Leopoldo Torlonia, sindaco facente funzioni, assistito dal Segretario Generale cav. avv. Antonio Valle. Tra i numerosi intervenuti figurano assessori e consiglieri di spicco come i principi Borghese, Chigi e Gabrielli, e i consiglieri Venturi, Piperno e Respighi. Dopo l'approvazione del verbale precedente e le giustificazioni per l'assenza dell'on. Seismit-Doda, il Presidente Torlonia introduce la questione delle corse dei barberi dando lettura della corrispondenza intercorsa con la Prefettura.
Il Sindaco Torlonia aveva invia una lettera al Prefetto di Roma (13 gennaio 1883) per tentare di salvare la tradizione del Carnevale, nonostante il Consiglio si fosse già mostrato propenso a mantenerla. Egli dichiara di aver studiato nuovi provvedimenti per escludere ogni pericolo di catastrofi. Il progetto iniziale prevedeva due file di colonne in legno con funi metalliche tese per creare un canale libero di 6 metri, ma la Giunta lo aveva bocciato perché i ripari permanenti avrebbero reso impossibile il movimento della popolazione nel Corso durante tutta la settimana.
La soluzione alternativa proposta dalla Giunta consiste nel piantare colonne di legno lungo il ciglio dei marciapiedi a una distanza di 4 o 5 metri. Ogni giorno, solo dopo l'uscita delle carrozze, squadre di operai scortate da guardie e milizia avrebbero teso rapidamente delle funi comuni attraverso anelli di ferro fissati sulle teste delle colonne, a circa un metro dal suolo. Torlonia conclude rimettendosi al saggio arbitrio del Prefetto per l'approvazione di queste guarentigie a salvaguardia della pubblica incolumità, dando lettura del riscontro del Prefetto Gravina, ricevuto il giorno precedente la seduta.
« Ho letto col massimo interesse la comunicazione da V. S. fattami circa alle corse dei Barberi e colla massima diligenza ho fatto studiare le proposte suggerite nel fine di evitare i pericoli, che ormai da tutti si conviene, per triste esperienza fattane, che possono derivare da quel pubblico divertimento. Per quanto i provvedimenti da V. S. indicati nella nota del 13 corrente, possano in qualche modo rispondere allo scopo che si prefiggono, tuttavia essi non sono tali da offrire per la pubblica incolumità quella sicurezza, che è necessario di avere per permettere le corse. Avuto quindi riguardo alla grave responsabilità che l'autorità verrebbe ad assumere nel consentire quel pubblico divertimento, di cui le dolorosissime conseguenze dello scorso anno sono un ben triste ricordo, debbo con mio rincrescimento manifestarle, che io sento il dovere, giovandomi delle facoltà che mi accorda la legge, di vietare che le corse abbiano luogo in quest'anno. »
Dopo la lettura, il consigliere Borghese prende la parola per ribadire che il Consiglio ha fatto il suo dovere nel difendere un divertimento amato che, a suo dire, ha causato poche disgrazie dovute quasi sempre all'imprudenza dei singoli. Egli lancia una provocazione polemica: se il Prefetto vuole essere coerente col principio della sicurezza assoluta, dovrebbe vietare anche gli steeple-chases, chiudere i teatri per il rischio incendi e proibire i bagni nel Tevere.
Il consigliere Respighi aggiunge un carico di critica personale verso l'operato del Prefetto, accusandolo di usare due pesi e due misure. Mentre si mostra inflessibile con le corse dei barberi per ragioni di sicurezza, il Prefetto ha assunto la responsabilità di autorizzare l'uso delle mine nel Foro Romano contro il parere del Comune, mettendo quotidianamente a rischio gli abitanti della zona. Con queste dichiarazioni di forte dissenso verso l'autorità governativa, il verbale dichiara esaurito l'incidente.
Decadenza del Carnevale romano dopo l'abolizione della corsa dei barberi:
"Accade press'a poco lo stesso a proposito del carnevale di Roma, che quest'anno non ha saputo mantenersi in tutte le sue tradizioni di ricchezza e di brio. I radicali dicono che il popolo tutto dedito alla risoluzione de' grandi problemi sociali non può aver la testa ai divertimenti carnevaleschi; i clericali dimostrano, come quattro e quattro fan otto, la impossibilità di un carnevale allegro senza il potere temporale dei papi; i proprietari di cavalli corridori arrivano fino a voler far credere incompatibile la prosperità di una nazione con l'abolizione della corsa dei barberi. Non mi meraviglierei che qualche deputato...
Forse sarebbe più ovvio il supporre che il carnevale è riuscito anche a Roma meno chiassoso del consueto, per la ragione semplicissima del cattivo tempo e della quasi forzata astensione degli artisti soliti a dare ai corsi ed alle mascherate romane un carattere singolare di buon gusto e di ricchezza. L'Esposizione di Belle Arti non ha permesso quest'anno alla maggior parte della numerosa famiglia artistica di Roma di dedicarsi ai passatempi del carnevale nè di organizzare carovane arabe o fantastiche Corti del XVII secolo per accompagnare in giro trionfale un nuovo principe di Corcumello...
Ma, per tornare al primo argomento, la decadenza del carnevale romano non è forse la conseguenza di una legge storica inesorabile dalla quale sono condannate tutte le vecchie usanze? La baldoria, che si fa nelle strade per undici giorni continui, non appare per la sua origine, e per le sue forme, una scena d'un altro secolo trasportata provvisoriamente nel nostro? Che bisogno c'è per esempio di mettersi la maschera sul viso per andare a dire ad un Tizio qualunque qualche leggera e spiritosa insolenza quando è permesso ingiuriare ogni giorno per le stampe ora questo ora quello col solo pericolo d'essere condannati a dieci lire di multa?
Costa molto più un domino della stoffa di seta la più scadente; e poi per vestirsi in maschera ci vogliono i guanti, mentre se ne può far benissimo a meno quando si scrive. D'altronde ogni progresso porta con sè qualche piccolo inconveniente: il buon popolano, rammentando le antiche tradizioni di cortesia del carnevale romano, farà un duello a mazzetti con la gran dama affacciata al balcone del suo palazzo: ma c'è poi il pregiudicato tornato ieri dall'isola della Pianosa che le tira in faccia un torsolo di cavolo e risponde con una coltellata nel ventre al giovane bennato che lo consiglia a condursi da galantuomo: motivo per cui le persone di sangue caldo e poco disposte a veder commettere villanie, pigliano il partito di non cacciarsi in mezzo alla folla per non compromettersi; e la folla si dirada e si va incanagliando."
Grandi Feste del Carnevale romano:
"Il pic-nic del Circolo delle caccie aveva per fondo scenico il teatrino della Società filodrammatica romana. Quel Circolo che ha la sua sede nel palazzo Buonaccorsi sulla via del Corso, presso piazza Colonna, quando dà qualche festa straordinaria trasporta le sue tende presso la piazza de' Filippini e propriamente nel palazzo del duca Sforza Cesarini, celebre edificio, che ricorda i tempi borgiani...
Il Circolo delle caccie, di cui è presidente onorario S. M. il Re, e presidente effettivo il Principe d'Avella, Don Fabrizio Colonna, fa questo temporaneo trasloco per dare adito a tutti i suoi soci, appartenenti all'alta aristocrazia ed alla solida finanza, di fare numerosi e larghi inviti. Le più belle signore ed i più squisiti gentiluomini della società romana erano rappresentati a quella festa.
Il ballo dell'albergo del Quirinale aveva tutt'altro carattere. La società vi è più mescolata, segno de' tempi nuovi; la miss americana dà il braccio ad un conte, la signorina russa salta con un artista, la bionda inglese parla degli affari di Khartum con un deputato del Parlamento, e la nobile italiana ascolta meravigliose descrizioni da un giovane messicano. Tutta la geografia in azione.
Alla fiera de' vini, situata nel locale provvisorio del palazzo delle Belle Arti, prospiciente Via Genova, sparisce il frac e l'abito decolleté; ed apparisce nella sua ingenuità la giacca ed il soprabito del borghese, che va a rifocillarsi lo spirito con un bicchiere di Conegliano spumante, o di forte Montepulciano, o dello champagne di Visocchi d'Atina. Ove stavano esposti i quadri d'Ussi, di Cremona, di Domenico Induno, di Faruffini, di Fracassini, di Celentano, figurano ora i banchi coperti di bottiglie, di fiaschi paesani, di fiaschetti disposti ad imitare le linee architettoniche del duomo d'Orvieto, o allineati in altre capricciose forme.
La luce elettrica, a sistema Siemens ed Edison, illumina tutto l'ambiente e si ripercuote in mille pagliette brillanti sui bicchieri, che i visitatori apprestano alle loro labbra con apparente compiacenza. Le libazioni bacchiche sono quelle che più di tutti gli altri divertimenti incontrano il favore dei sagrificatori al carnevale e che più di tutte le altre gioie procurano a questo terrestre nume un cumulo di omaggi... anche in quaresima."
Festa dei Moccoletti al Corso per la fine del Carnevale romano:
"Finito il Corso dell'ultimo giorno del carnevale, quando la notte comincia ad involgere in una penombra vaporosa tutto il Corso, qua e là ai balconi delle case appare qualche lumicino, che dopo un agitarsi convulso si spegne, per riapparire quasi subito duplicato, quadruplicato, centuplicato. In distanza sembrano faville, che il vento agita di continuo.
Il giuoco consiste nell'accendere il proprio moccolo e spegnere il moccolo del vicino: tutto si mette in opera per ispegnere i moccoli: ventole, lunghe canne con fazzoletti a bandoliera bagnati, mazzi di fiori, soffietti, cappelli e persino i soprabiti: come si mette in opera tutta la destrezza per tenerli accesi. La festa dei moccoletti resta sempre uno degli spassi più caratteristici di Roma, cento volte descritto e illustrato, ma che tenterà sempre la matita degli artisti."
Festeggiamenti del Carnevale di Roma:
Sfilata di maschere con i "Saturnali Etruschi", mascherata bellissima, immaginata ed effettuata dalla società "Margherita" di Corneto Tarquinia, antica lucumonia etrusca. Vi si veggono gli auguri dal bastone ricurvo, i citaredi, il sacerdote col capo cinto di bende, che sorregge con ambo le mani la grande patera per le libazioni da farsi nel sagrifizio a Saturno. Seguono le canefore, recando sul capo i vasi sacri; i cavalieri nel loro strano costume; il sacrificatore, ed il coro delle baccanti e dei satiri, alcuni de' quali agitano i tirsi, altri suonano i loro strumenti, doppie tibie, nacchere e sistri.
Giunge ultimo il carro, sul quale sta il sommo flamine di Saturno e l'otre per le libazioni. Il carro ha le ruote piene, all'usanza etrusca, ed è sormontato da sei aste fregiate in cima di pigne dorate, le quali sorreggono festoni di grappoli e pampini. Lo traggono due coppie di buoi dalle corna dorate, adorne di bende e di nastri intrecciati di fiori. Il flamine è appoggiato a un tripode di bronzo sulla parte anteriore del carro.
Nell'altra pagina sono aggruppate le cose più ragguardevoli della fiera dei vini e dell'esposizione di generi alimentari. La fiera di vini, inaugurata dal Re, fu tenuta nel palazzo Poli, a uno de' cui lati è appoggiato il grandioso prospetto della fontana di Trevi.
L'esposizione di generi alimentari fu tenuta all'Alhambra, teatro di legno situato dirimpetto al ponte di Ripetta, sulla riva destra del fiume.
Il Paolocci ha unito a questa pagina anche i disegni di due carri comparsi nel Corso di giovedì grasso; quello rappresentante Gli spazzacamini parve a tutti molto grazioso: l'altro, con figure artisticamente modellate, raffigurava La critica dell'arte industriale, ed era stato preparato dagli allievi della Scuola annessa al museo d'arte industriale di San Giuseppe a Capo le Case.
Feste di Carnevale a Palazzo Albani Del Drago:
Per parlare dei balli principeschi di Roma, sceglierò il ballo d'Antuni, nel quale tutto era mirabile: la beltà andalusa della padrona di casa; la cortesia del padrone; la magnificenza, principesca, dell'appartamento; l'animazione del ballo; la splendidezza dei toilettes; la squisitezza della cena; e, sopra tutto, la fusione piena ed intera degli elementi o dei cori, sempre difficilissima ad ottenersi. Tutti hanno risposto all'appello: primi i due corpi diplomatici; il bianco con S. E. il conte di Robilant alla testa.
La principessa d'Antuni riceveva gl'invitati nel gran salone rosso, che potrebbe intitolarsi Sala dell'estate, dalla bellissima statua greca che ne è il principale ornamento. Si ballava nell'adiacente galleria, moralmente inalterata dallo splendore di casa Albani, cui apparteneva il palazzo prima che lo acquistasse la regina Maria Cristina, la quale lo diede poi in dote alla figlia principessa del Drago, madre, a sua volta, del principe d'Antuni. È una gran sala, oblonga, nello stile del settecento, dalla volta e le pareti ornata di affreschi pregevolissimi, di preziosi stucchi, di rari di smalti e di dorature; illuminata da grandi lampadari e bracci di Murano, a riflessi d'oro, i quali, coi mobili dorati, sul gusto dell'epoca, e i cortinaggi in damasco Vieux rose formano la più delicata armonia di luce e di colori che mai si possa immaginare, e la più incantevole sala da ballo.
Dalla galleria gli ospiti passavano in un altro gran salone, di tutti gli stili, da quello d'Enrico II allo stile dell'Impero: venivano poi a riposarsi nel salottino bianco stile rococò, e finalmente gli eletti andavano a finire nel sancta sanctorum, nel boudoir esagono, tappezzato di raso d'un colore indefinibile in mostra lignea, che in francese chiamasi ail, e misteriosamente rischiarato da una rosea penombra.
Ma la meraviglia di tutti era destata dalla nuova sala da pranzo, che veniva aperta la prima volta. Una sapiente, accurata ricostituzione di ciò che doveva essere una sala signorile italiana nel XV secolo, dovuta al giovane architetto Giovenale.
Quanto alle toilettes non abbiate paura. Restringerò la mia descrizione al minimum possibile, vale a dire alle signore di casa.
La principessa d'Antuni: in broccatello rosa con guarnizione di trina d'oro: una creazione di Worth delle più felici.
La principessa del Drago: in lilla, con stupendi merletti antichi: al collo quattro file di diamanti: in testa e sulla vita perle e diamanti.
La principessa di Sirignano, madre della padrona di casa: abito di raso bianco ricamato d'argento: al collo una innumerevole quantità di perle, e un leone rampante di diamanti e rubini.
La principessa Pio di Savoia, sorella come sopra: tutta in bianco... ad eccezione degli occhi neri come il getto, e più brillanti dei brillanti che portava al collo.
Le danze, quadro e giranti, si alternarono incessantemente dalle 11 alle 3 del mattino. Alle tre incominciò un cotillon diretto dagli stessi padroni di casa, con figure e regali novissimi arrivati coll'espresso di Parigi, che terminò alle cinque con un galoppo sfrenato. Quindi cena calda — e che cena! — per i più intrepidi... e dopo quadriglia infernale, con variazioni a piacere, mazurca, tarantella, bolero... da sembrare un'accademia internazionale alle corcoregrafie. Alle 8 — dico alle otto — entrata trionfale nel salone di Febo dalle finestre spalancate, e dell'asino, di due cherubini, figli della principessa, montati sopra un asinello, alto quanto un grosso cane, che la nonna materna aveva loro recato la sera prima da Napoli, e che aveva voluto presentare essa stessa, per godere della loro contentezza. Fu una scenetta tanto carina, di gioia domestica, un vero quadretto di genere, che resterà per tutti gli astanti la più cara ricordanza di quella lietissima festa.
CORTINA.
A Roma non s'era mai veduto, dopo il 4870, un carnevale tanto malinconico come questo del 1887. Nel Corso poche carrozze, quasi nessun carro, e molta gente maleducata che tirava con forza nel muso ai cittadini pacifici dei mazzi composti di verdure inqualificabili.... è tutto questo con l'accompagnamento delle notizie di una crisi ‘ministeriale difficile a superare. Bel divertimento davvero! Le case patrizie di Roma essendo quasi tutte chiuse per recenti lutti, chi si diverte alle feste ed è ormai abituato alla corvée dello strascico o della cravatta bianca, non è potuto andare che al Quirinale, a qualche ambasciata od a qualche circolo.
Carnvale di Roma:
"Anche a Roma quest'anno il Carnevale non è stato molto animato. Riuscì abbastanza bene l'ultimo Corso al quale presero parte parecchi carri e che terminò con i moccoletti, la solita passeggiata con le fiaccole e la cremazione del Carnevale.
Nella passeggiata con le fiaccole parvero molto bene riusciti i trasparenti che rappresentavano i soppressi biglietti di Banca. Del Carnevale fu abbruciato un simulacro modellato con molto gusto artistico.
Riuscirono bene le feste popolari nel Foro Agonale volgarmente chiamato Piazza Navona, sebbene l'insolito rigore della stagione non fosse molto propizio ai divertimenti all'aperto.
Al Circolo artistico internazionale che (come dicemmo a suo tempo) si è trasferito in un nuovo locale espressamente costruito, vi fu la solita festa da ballo in costume. La sala da ballo era trasformata in un pezzo di campagna svizzera coperta di neve e illuminata dalla luce elettrica: in fondo erasi costruito un chalet.
Da questa zona quasi glaciale si passava alla zona torrida, attraversando una sala ridotta a patio spagnolo dai fratelli Bellieure, per arrivare poi nelle grotte dentro le quali si serviva la cena."
Il carnevale romano è morto. Nel vecchio Corso dove in epoche papali ed italiane son passati a centinaia, a migliaia, carri allegorici ed allegre mascherate, dove milioni di cappelli venivano pesti e malconci, dove in mezzo ad una popolazione intiera accalcata correvano cavalli sfrenati, incitati da triboli e accolti dovunque con urli di gioia fin quando il sangue delle vittime umane rosseggiava tra il fango e i fiori pestati..... nel vecchio Corso quest'anno non è apparso che un solo carro allegorico e poche altre vetture.
Il carnevale è morto perché è morto il Comitato? o questi non è più perché quello era già finito? Ardua sentenza, che lasceremo ai membri stessi del Comitato, composto finora degli uomini più melanconici e tetri della capitale. E morto! — ma chi ci dice che non risorgerà?
Anche il Carnevale, come la triplice alleanza ha i suoi fautori feroci, e i suoi denigratori accaniti. Lasciate che i primi, per un nonnulla qualunque, per esempio un discorso pacifico dell'uomo di ferro, o la mancanza d'un altro giubileo — possano prendere il sopravvento e il Carnevale ritorna vittorioso e trionfante. C'è sempre della gente che ha nulla a fare, come ce n'è di quella, beati loro, che ha denari da buttar via.
Io non dispero dunque di tornare a vedere le interessanti figure dei componenti il Comitato del Carnevale, nè tampoco i nasi boriosi dei membri del Giurì. O che consolazione!
Perciò quest'anno il Carnevale romano s'è ristretto ai veglioni dei teatri ed alle due esposizioni nazionali, riuscite importantissime per la quantità di espositori e per la qualità dei generi esposti.
Al teatro Umberto, nella tomba che il primo degli imperatori romani fece innalzare sibi et suis, e dove presero posto man mano Augusto, Germanico, Tiberio, Britannico, Nerva, ed altri (ironia del tempo!), erano sistemati in giro nei palchi, nei corridoi, nella platea eserciti di bottiglie, piramidi di fiaschi, trofei di botti e botticelle.
La sera, alla fredda luce dell'elettrico, ballo e libazioni continue. L'elegante locale, saturo di esalazioni vinose, pieno di chiasso da suburra, aveva l'aspetto d'un pandemonio bacchico-artistico nello stesso tempo. Un disegno del vostro corrispondente ne ha riprodotto un angolo.
Al Ninfeo d'Egeria invece, volavano per l'aere profumi di vaniglia, di cioccolatte, di anici, di biscotti freschi, di dolciumi di tutte le qualità. Le sale superiori dove eran posti i formaggi e le carni salate erano avvolte dai profumi intensi che si sprigionavano dalle vetrine dei saponi di lusso della fabbrica del Torti.
Il Sogno, un emulo del Cirio, ci ha fatto gustare la minestra in scatola dei nostri soldati d'Africa, trovata eccellente; e tante e tante erano quest'anno le specialità esposte dai produttori di tutte le regioni d'Italia da far sorgere l'idea d'un'esposizione permanente alimentare ed enologica con consumazioni.
Ma nè i veglioni dell'Umberto nè quelli del Ninfeo d'Egeria, del Teatro Argentina, del Nazionale, ecc., ecc., hanno detronizzato il classico, il leggendario veglione del Costanzi.
Là, nel grandioso locale fa capo un po' di tutto. Gli eleganti in marsina e bastone nero, le orizzontali e le verticali le più seducenti e le più belle, la gran dama scrupolosamente coperta di veli, e la bajadera la più sfacciata, l'uomo politico il più serio e il pulcinella il più sciocco — mamme e babbi contornati da ragazze, serve, cocchieri, attachés d'ambasciata, e sposi della provincia.
Tutto si rimescola là dentro in un'aureola di polviscolo dorato a trentasei gradi di calore — mentre l'orchestra è soffocata dal gridio delle maschere e dal battito dei piedi delle coppie danzanti. L'ultima sera del Costanzi è stata un veglione monstre; folla impossibile a ridirsi e abbondanza di mascherine eleganti — tante da indurre per l'anno futuro il cavalier Costanzi ad aggiungere ai premi di mascherate in comitiva i premi alle più belle mascherine isolate — i premi dell'eleganza.
E se aggiungete i balli in frac rosso, dati dal Circolo della Caccia al Nazionale; il secondo ballo di Corte del quale vi disegno il carnet fatto dal Giani; quello del Circolo Artistico che quest'anno ha avuto nulla di speciale, nemmeno un carnet artistico; e il ballo dei bambini al Costanzi avrete un' idea del carnevale di quest' anno, composto tutto di veglioni.
Il più allegro è stato l'ultimo. È una festa piena di sorrisi infantili e di compiacenze materne. Quei nimbi di bimbi danzanti rimane nella fantasia come l' espressione più cara e gentile di questo mondo. Il palco del Giurì è addirittura commovente, ed è là che le mamme vanno in sollucchero.
Ipsilonne.
Note Carnevalesche di Roma:
All'Associazione Artistica Internazionale la festa da ballo tanto attesa dal mondo forestiero e romano è riuscita benissimo, affollata, piena di belle signore e con qualche bellissimo costume. I fratelli Ferraresi, giovani pieni di spirito e di buona volontà, coadiuvati da altri artisti, avevano trasformato il salone da ballo nella piazza d'un villaggio.
L'effetto generale era riuscitissimo, come nei dettagli v'erano delle cose carine e piene di spirito. Da una parte il palazzo municipale con i fiori alla finestra e i panni stesi. Dall'altra la bottega del barbiere ove si fa la barba a due sordi col sapone, e ad un sordo senza, chiusa per fallimento e mancanza d'avventori. Nello stesso locale — spaccio di miniature che s'attaccano anche alle case. Nel muro d'una parete e dirimpetto il — Gran serraglio internazionale — con graziosi dipinti, forse troppo belli per una baracca, dai quali potevasi ben distinguere l'emirante pèche du coleopterus gollardus dan le malström — l'effreyante chasse du theridium skatingeus dan la mer polaire — oppure le belve feroci che mozzicano come se avessero li denti, e la gran collezione di scimmie che parlano molte lingue, compresa la propria.
In un angolo una madonnella antica annerita con i miracoli attaccati, e i voti — e la lampada accesa. — Riuscitissimo dettaglio. In una cassettina posta sotto, — elemosina per i poveri pittori. Come vedete — senza parlarvi della sala accomodata con molto gusto e finezza dai pittori spagnoli rappresentante un patio — di sorprese ce ne furono nella festa degli artisti! E il ricordo che ricevettero tutte le signore? Ciascuna tornò a casa con mestole, secchietti, tamburelle dipinte tutte con molto gusto dagli artisti del Circolo.
Una sola cosa era a desiderare, cioè che la piazza del villaggio fosse animata dagli abitanti, onde la graziosa scena si ben riprodotta, e le baracche dei giocolieri non rimanessero fredde. Questa ritrosia negli artisti di mostrare un po' di spirito non giova a nulla — diventa anzi una posa. Nessuno meglio di loro può far delle cose geniali e belle, anzi una volta il circolo era per questo diventato famoso. Forse l'aureola che ha ancora il ballo dell'Associazione è un riflesso dell'antiche indimenticabili feste. È a sperare che il nuovo presidente Guglielmo De Sanctis, gentiluomo perfetto, persona istruitissima e di spirito, condurrà man mano la simpatica riunione d'artisti agli antichi splendori, togliendo con la sua modestia e cortesia tutte quelle questioncelle personali che sarebbe meglio lasciare ai gravi consessi politici. L'artista, fin da quando viveva Buffalmacco e Benvenuto non ha vissuto, e non può vivere, che in un ambiente sereno e spensieratamente gaio.
Abbiamo già detto che il carnevale si è confinato oramai nei saloni e nei veglioni. Difatti i ricevimenti dati in casa Teano, dalle famiglie Santa Fiora, San Faustino, De Renzis, ecc. ecc. sono tutti riusciti splendidi, senza numerare i balli dei circoli, quello della Caccia alla volpe, e molti eleganti piquenique con i più bei fiori della borghesia.
E i veglioni del Costanzi sono stati anch'essi come sempre, veglioni monstres. Il vasto ed elegante teatro, l'unico locale dove migliaia di persone circolano e respirano, accoglie in queste sere tutti quelli che desiderano divertirsi. Là dentro senza infastidirsi l'un l'altro, s'aggirano, gridano, schiamazzano, tutte le classi sociali, dal principe al disperato, dalla gran dama alla serva in permesso. Ma ognuno fa da sè, ognuno si diverte a suo modo.
C'è posto per tutti. Vicino al diavolo, anzi al povero diavolo in cotonina colorata con guanti di colore indefinibile, passa la donnina elegante profumata all'heliotrope seguita da fraks neri. La sposetta di Tivoli, col marito inguantato color mattone e col soprabito nuovo, balla nel mezzo fra gli urtoni delle maschere. Hanno le guancie, il naso, le orecchie rosse... Si divertono un mondo! Mamme oneste e figlie modeste, papà rigorosi, mariti fedeli, e vedovelle inconsolabili, matrone austere di prole esclamatissima, s'aggirano, s'incontrano, s'urtano con mascherine equivoche, con orizzontali, verticali ed oblique di tutte le qualità. Che c'è di male? Ognuno fa da sè. E il fumo di questo pentolone che bolle s'innalza ad offuscare la miriade dei lumi elettrici, le fiammelle di gas e le rose del soffitto sul palcoscenico. Solo lo zampillo di acqua nel fondo, a volte color dell'argento o dell'oro, o rosso come il sangue d'una nuova vittima, s'innalza allegro e refrigerante nell'aere caldo e impuro.
Ipsilonne.
Corsa dei Butteri a Piazza del Popolo per i Festeggiamenti del Carnevale:
A Roma, il carnevale assunse un carattere più festoso assai che a Milano. Basterebbe a provarlo il Circo romano in Piazza del Popolo, colle corse dei butteri, sotto un sole magnifico, a un soffio carezzevole quasi di primavera, successo ai zeffiretti pungenti delle settimane scorse, al cospetto d'una folla interminabile.
La piazza, in occasione del divertimento (che si è ripetuto per due giornate di fila, il 3 e il 4 gennaio) fu addobbata con buon gusto. Tutto all'ingiro, fu eretto uno steccato; un anfiteatro bellissimo fu improvvisato con una miscela di colori smaglianti, un vero quadro tizianesco.
Le corse dei butteri destarono interesse. Nel primo giorno, vinse "Garofalo" un cavallo della duchessa di Sermoneta, e nel secondo giorno, idem, fra acclamazioni infinite. Seguirono le corse dei somarelli: corse per modo di dire, perchè gl'intelligenti quadrupedi preferirono starsene tranquilli.
Ne nacque, perciò, un tumulto indiavolato fra gli spettatori romani; il pollice verso non è bastato; volarono cuscini e buccie, volò tutto, meno i somarelli: gli asini non volano più!
Festeggiamenti del Carnevale a Piazza del Popolo:
"Nella stessa Piazza del Popolo, ci fu un'altra gara, ma ben più seria, e importante. In quel gran circo costruito, che offriva una certa illusione della Roma antica, seguì la gara delle bande di quattordici città, che formano corona intorno a Roma. Diciotto in tutto! E ciascuna era composta da 30 a 45 bandisti!... Che numero di sinfonie! E che trombe!... Le trombe di Gerico furono eclissate. I premi erano di 800, 400, e 300 lire, e furono aggiudicati da un giurì, in un palco, alla presenza d'una moltitudine indescrivibile.
Anche a Roma, al Costanzi, si volle allestire la festa dei bambini, che accorsero mascherati, in folla, fra cui un Adamo e Eva graziosi. Vi fu una distribuzione di confetti e di baci senza fine. I bimbi premiati ricevettero un bono per farsi fotografare dal Schemboche. — S'ebbe anche un corso storico.
Il corso del giovedì grasso riuscì la cosa più pazza di questo mondo. Fra le due piazze di Venezia e del Popolo, la gente infuriava, smaniava per ammirare i carri mascherati. Questi furono sei, salutati da battimani, urli, fiori e altri vegetali diversi. Il carro sfolgorante d'oro: "Ogni medaglia ha il suo rovescio" riportò la palma. Da una parte, c'era un congresso di scienziati che studiavano la linfa Koch, e dall'altra molti personaggi di nazioni diverse se la spassavano fra trofei d'armi: la situazione del momento. Lo ideò e lo decorò il signor Camillo De Rossi.
Bisognerebbe intingere la penna nei colori dell'iride per descrivere i balli, ch'ebbero luogo al Quirinale. Riuscirono splendidi di magnificenza, come sempre. La nostra graziosa regina Margherita fu la vera regina della festa superba. Nel primo ballo intervenne, assai osservato, Erberto Bismarck: e nell'ultimo, comparì tutto il neonato ministero, meno l'on. Colombo, occupato a studiare senza indugio i problemi che gli si presentano gravi, sfingi del deserto economico."
"A Roma, le tradizioni carnevalesche si mantengono più intatte che a Milano. Il veglione in bianco che ebbe Inogo al teatro Costanzi, fa una graziosa novità. Supponete che il manifesto per quel veglione avesse detto: Maschere o non maschere, nessuno potrà entrare al Costanzi, se non è vestito di bianco. È moltissime erano le maschere vestite di bianco: dall’ uomo appena uscito dal bagno che si drappeggia in un lenzuolo come una statua greca, al cuoco candido immacolato, all'originale coperto tutto di pezzetti di zucchero autentico, alla facile conquistatrice ornata di camelie e bianca come panna montata. Una nuvolaglia nivea di stoffe, piume, veli, trine.... dava un aspetto fantastico, e sopratutto nuovo al Costanzi, che meritava bene quattro tratti di matita per ricordo. Fu un successo.
Anche il festival in piazza del Popolo è riuscito benissimo. L'illuminazione, fatta dalla ditta Fantappi di Firenze, gareggiava con quelle dell’Ottino di patriotica memoria. Dall'obelisco centrale e da due antenne laterali partivano una grande quantità di catenelle a cui erano appesi cirea ventimila lumini variopinti.
E a tanta Iuce, si ballava disperatamente.
Si ballò anche nel Padiglione dell’Allegria, piantato per la circostanza. Ivi, delle signorine, lanciavano dei nastri colorati con in cima qualche confetto. Del corteo storico, abbiamo fatto cenno nel numero antecedente. Fu una sfilata pittore sca, un richiamo a tempi che furono.
Lo chiamavano il corteo senatoriale. Un senatore di Roma, cavalieri, paggi, giullari, vestiti dal Lamperti, comparvero e ricomparvero acclamati al gran Corso.
I loro cavalli caracollavano; l'ilarità animava i componenti del corteo; perfino gli armigeri, l'austera giustizia e il trucolento boia, che vi facevano parte, distribuivano barzellette al popolo. Nel Corso, riuscitissimo e accolto con generale soddisfazione, fu il carro delle statue di bronzo.
C'era, nel mezzo, una Giuditta, imitazione libera del'Donatello, e stringeva nella sinistra la testa d’Oloferne; nella destra, la daga. Ma basta: di tutte le curiosità più spiccate del carnevale romuleo, il nostro corrispondente artistico, riempì due pagine, che saranno gustate."
In occasione del carnevale, sullo spiazzo dove sorgeva il Palazzo Piombino a Piazza Colonna, viene installato il "Padiglione dell'allegria".
Il nuovo ambasciatore di Spagna, marchese di Benomar, organizza ricevimenti di carnevale nel sontuoso quartiere al primo piano del palazzo Barberini:
"Il ricevimento dell'ambasciatore spagnuolo, conte di Benomar, ha avuto luogo nella sontuosa sua nuova residenza a Barberini la sera del 3. L'ambasciatore che vestiva il grande uniforme e l'ambasciatrice che aveva a tracolla l'ordine di Maria Luisa, riceverano nella sala del trono gli invitati che venivano loro presentati dai cerimonieri Radicati di Brozolo e commendatore Peruzzi, e dal capitano di stato maggiore Cavaciocchi, con un ordine veramente ammirevole, data la folla degli intervenuti.
Tranne la Corte, vi era la tutta Roma delle grandi occasioni. Al completo il diplomatico. Del Governo: i ministri e i sottosegretari di Stato; i presidenti della Camera e del Senato; molti senatori e deputati e generali e numeroso e brillante stuolo di ufticiali.
E più del Corpo diplomatico, più del Governo e delle uniformi costellate di decorazioni d'ogni specie e d'ogni paese (le spagnuole d'Isabella e di Carlo IIl in prevalenza) ammirabili e ammirate, in elegantissime toilettes, le più belle dame di Roma. Il ricevimento è terminato verso il tocco."
Ballo di Carnevale all'Ambasciata germanica, nelle ricche sale del palazzo Caffarelli
"Poco dopo terminata la quadriglia d'onore, verso le 12 e mezzo la fanfara reale ha annunciato l'arrivo del Re, accompagnato dal Duca d'Aosta e dal suo seguito — reduce dall'incendio segppiato quella sera nello stabilimento Pantanella.
Il ballo splendido, animatissimo, s'è protratto fin dopo le due, ora in cui le Loro Maestà si sono ritirate. Impossibile far nomi: della Roma diplomatica, politica, aristocratica nessuno mancava; è detto tutto!
Il conte De Solms si segnalò fra tutti i ballerini. Re Umberto gli disse che ballava come un giovanotto."
Inaugurazione ufficiale del Carnevale romano, con grande concorso di gente in piazza del Popolo:
"Roma soltanto ha avuto quest'anno il carnevale per le strade, e con maggior brio dell'anno scorso. Domenica 21, si fece l'inaugurazione ufficiale con grande concorso di gente specialmente in piazza del Popolo ove, su disegno dell'architetto Aureli, fu costruito un vasto e bel circo romano col relativo podio ed un grande arco di trionfo prospiciente il Corso.
Il circo (tutto in tavole dipinte in marmo bianco e grigio) è di effetto architettonico piacevolissimo; all’intorno girano delle vaste gradinate adorne di labari di diversi disegni e chiuse in alto da uno steccato o muro in legno con colonnini e grossi vasi di fiori di effetto gaio, fra i quali corrono dei festoni di lauro.
La cerimonia d'inangurazione del Carnevale cominciò con l'entrata di Pasquino dalla porta del Popolo nella piazza omonima; fatta quivi una breve sosta, circondato dalle sue guardie d'onore, egli parlò al popolo romano, annunziando principiata l'era delle baldorie carnevalesche. Pasquino si recò poi, per il Corso e via Nazionale, al teatro Costanzi ove fece la distribuzione dei premi al veglione de' Bambini.
Il corteo era composto così: dieci cavalieri costtaghi che aprivano la marcia (la presenza dei quali non so spiegarmela, per verità, in altro modo che... pensando ad una futura alleanza politica....); una banda di suonatori vestiti alla greca; tre carri rappresentanti i Tre evi (antico, medio e moderno), quindici paggi a piedi portanti labari; il carro di Pasquino tirato da 6 cavalli rappresentante una galea (nave) tutta dorata ed argentata; sul davanti, a poppa, la statua di Nettuno tra due cavalli marini, nel mezzo l'albero con la vela, verso la prua la statna di Pasquino. Questi era circondato da soldati vestiti di bianco all'antica romana; chiudeva il corteo un altro concerto vestito alla greca.
Nel giorno seguente e successivi si fecero nel circo Romano di piazza del Popolo le corse con le dighe e quelle coi Vutteri; spettacoli, anche questi, eminentemente romani e che armonizzano a meraviglia con tutto l'insieme, se ne togli ...quei famosi cosacchi.
Avrò forse occasione di parlarvi anche del veglione della stampa, nel quale i giornalisti romani hanno saputo fare della réclame allé loro idee ed alle loro Appendici; e del veglione degli studenti dove si è potuto fischiare con tutto il comodo un pseudo rettore, senza incorrere nelle censure ministeriali e tanto meno nelle sospensioni.
C'è stata anche la solita fiera enologica; il solito ballo al circolo artistico. Nel gran mondo ufficiale il successo più completo lo ha ottenuto il teatrino del barone e della baronessa de Bruck, all'ambasciata Austro-Ungarica, dove lady Dufferin marchesa d’Ava si è mostrata attrice fine e piena d'intelligenza (come è fine ed intelligente scrittrice) recitando una commedia inglese col signor Reunel Rod, il biografo di Federigo III. Così ambasciatrice inglese ha dato il suo saluto a Roma, prima di partire per Parigi."
Echi del carnevale. Il veglione della Stampa. I carri storici. La festa al Circolo Artistico:
"Ancora due pagine sul carnevale di Roma, il più bello che in quest'anno la penisola dei carnevali abbia avuto. Primeggiò il "Veglione della Stampa", al Teatro Costanzi nella notte del 25 febbraio.
Che folla!... Un torrente umano si riversò al Costanzi dalle 10 della sera alle 3 del mattino. Si calcola che sieno intervenute diecimila persone.
Il teatro presentava un magnifico colpo d'occhio. Ogni giornale di Roma aveva addobbata una propria loggia. Il Diritto, organo della democrazia, era rappresentato da un organo enorme. Graziosa la loggia del Rugantino, giornale scritto in romanesco. Rappresentava un'osteria romana con cucina, dove tre belle trasteverine, nel loro costume, distribuivano sorrisi, piatti e bicchieri ricolmi. Elegante la loggia del Fanfulla, col busto di Fanfulla eseguito dal Monteverde. Quella dell'Italia era piena di piante d'aranci: l'interno rappresentava un giardino con una Mignon. Sul davanti della loggia si leggeva: Le pays où fleurit l'oranger!
Una parola anche sulle "mascherate". Il "Trionfo di Vittoria Colonna", fu il carro più osservato. Povera Marchesana di Pescara!... Chi mai avrebbe detto a lei, così nemica delle pompe mondane, e così amica dell'ombra de' chiostri, che l'avrebbero presa a soggetto d'uno spasso carnevalesco?...
L'insigne poetessa ascetica era rappresentata sul carro magnifico dalla poetessa signora Clelia Bertini, che sedeva in alto e aveva a' suoi piedi i più illustri nomini del cinquecento: Benvenuto Cellini, Raffaello, Giulio Romano, Paolo Veronese, Pietro Aretino. Non mancavano due dame d'onore e paggi. Sul davanti del carro v'erano le statue della Poesia e della Storia, e, dietro, il genio della Fama e i versi di Veronica Gambara per Vittoria Colonna:
O della nostra etade unica gloria, Donna saggia, leggiadra, anzi divina! Un altro bel carro rappresentava Amore vince la forza. Entro una conchiglia, un amore si faceva trascinare da un leone.
Notiamo anche Cola di Rienzi a una festa. A proposito di questo tribuno, un effetto d'ilarità produsse il carro la Salita del Campidoglio, con Cola di Rienzi e due suoi imitatori moderni, in cui tutti riconoscevano Checco Ceccapiclier e Pietro Sbarbaro. C'era anche la sua brava arringa di Cola, cioè dello "Spirito gentil" cantato dal Petrarca.
La festa al Circolo Artistico Internazionale fu la migliore sorpresa. Il salone fu convertito in una immensa miniera d'oro. Un fulgore abbarbagliante! Oro dappertutto... e dappertutto luce elettrica che pioveva dalle screpolature delle roccie aurifere. I sedili erano macigni. C'era il crogiuolo per l'oro, i fornelli per fonderlo... Gli artisti indossavano splendidi costumi da minatori. I soci spagnuoli del Circolo diedero un concerto arabo."
Progetto
Opere d'arte e decorazioni
Stampe antiche1911
Aldo Molinari
Ballo di Carnevale al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1911
1909
Dante Paolocci
Veglione di Carnevale della Stampa al Costanzi
L'Illustrazione Italiana 1909
1899
Bartolomeo Pinelli
Carnevale al Teatro Costanzi
1899
Dante Paolocci
Veglione di Carnevale dell'Associazione della Stampa al Costanzi
L'Illustrazione Italiana 1899
1897
Dante Paolocci
Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1897
1897
Dante Paolocci
Festa di Carnevale al Circolo Artistico
L'Illustrazione Italiana 1897
1895
Dante Paolocci
Ricordi del Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1895
1894
Dante Paolocci
Ballo dei bambini al Costanzi per il Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1894
1893
Dante Paolocci
Feste Carnevalesche
L'Illustrazione Italiana 1893
1892
Dante Paolocci
Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1892
1892
Dante Paolocci
Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1892
1892
Dante Paolocci
Corse a Piazza del Popolo per il Carnevale
L'Illustrazione Italiana 1892
1891
Dante Paolocci
Gran Circo Romano per il Carnevale
L'Illustrazione Italiana 1891
1891
Dante Paolocci
Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1891
1891
Dante Paolocci
Veglione in Bianco al teatro Costanzi
L'Illustrazione Italiana 1891
1890
Dante Paolocci
Veglione di Carnevale al Teatro Costanzi
L'Illustrazione Italiana 1890
1890
Dante Paolocci
XII esposizione Enologica al Circo Reale
L'Illustrazione Italiana 1890
1887
Dante Paolocci
Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1887
1886
Dante Paolocci
Saturnali etruschi al Carnevale
L'Illustrazione Italiana 1886
1886
Dante Paolocci
Carnevale a Piazza di Spagna
L'Illustrazione Italiana 1886
1886
Dante Paolocci
Ricordi del Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1886
1885
Dante Paolocci
Echi del Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1885
1885
Dante Paolocci
Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1885
1885
Dante Paolocci
Mascherata Africana degli artisti
L'Illustrazione Italiana 1885
1885
Dante Paolocci
Carri del Carnevale romano
L'Illustrazione Italiana 1885
1884
Dante Paolocci
Scene del Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Dante Paolocci
Assalto ai balconi la sera dei Moccoletti
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Dante Paolocci
Ballo di Corte al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1884
1882
Dante Paolocci
Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1882
1881
Dante Paolocci
Festa degli Artisi al Carnevale
L'Illustrazione Italiana 1881
1881
Dante Paolocci
Feste fegli Artisti nel Carnevale
L'Illustrazione Italiana 1881
1880
Dante Paolocci
Carnevale al Corso
L'Illustrazione Italiana 1880
1880
Dante Paolocci
Cavalcata degli artisti al Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1880
1879
Dante Paolocci
Festa di Carnevale al Circolo Artistico
L'Illustrazione Italiana 1879
1879
Dante Paolocci
Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1879
1877
Festival di Carnevale al Politeama
L'Illustrazione Italiana 1877
1876
Dante Paolocci
Carnevale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1876
1848
Scena Carnevalesca
Raccolta di scene carnevalesche di Roma
1848
Maschere presso S. Carlo al Corso
Raccolta di scene carnevalesche di Roma
1848
Carrozza del Senatore
Raccolta di scene carnevalesche di Roma
1848
Carrozza del Governatore
Raccolta di scene carnevalesche di Roma
1848
Sparo dei Mortari
Raccolta di scene carnevalesche di Roma
1848
Corsa dei Dragoni
Raccolta di scene carnevalesche di Roma
1848
Il Cavallo Premiato
Raccolta di scene carnevalesche di Roma
1848
Li Moccoletti
Raccolta di scene carnevalesche di Roma
1831
Bartolomeo Pinelli
Carnevale a piazza Barberini
Costumi di Roma
1831
Bartolomeo Pinelli
Partenza dei Barberi a Carnevale
Costumi di Roma
1829
Carnevale al Corso
1828
Li Moccoletti a Piazza Colonna
1823
Antoine Jean Baptiste Thomas
Carnevale in via del Corso
Un an à Rome et dans ses environs
1823
Antoine Jean Baptiste Thomas
Costumi di Carnevale
Un an à Rome et dans ses environs
1804
Il Carnevale a Piazza Colonna
1781
Mossa dei Barberi
1780
Mossa della Corsa dei Barberi
1780
Sfilata di maschere in Via del Corso
1780
Ripresa dei Barberi
1780
Inaugurazione del Carnevale
1658
Giovan Battista Falda
Carnevale a Piazza San Marco
1558
Festa di Testaccio
Speculum Romanae Magnificentiae
1550
Philip Galle
Mons Testaceus
Ruinarum varii prospectus, ruriumque aliquot delineationes