Informazioni storicheData: 1911
Codice identificativo monumento: 19014
CronologiaIl Ministro della Pubblica Istruzione Ferdinando Martini (nonchè vice presidente del Comitato per l'Esposizione Internazionale del 1911), propone all'etnografo Lamberto Loria di trasformare la sue collezioni, in una delle Mostre tematiche dell'Expo, garantendogli che alla chiusura della fiera, sarebbe diventata il Museo Nazionale di Etnografia Italiana. Martini inizia a coordinare una serie di ricerche finalizzate all'acquisizione di nuovi materiali provenienti dalle varie regioni, alle quali prendono parte esponenti del mondo accademico, insegnanti, medici, studiosi locali, sacerdoti e collaboratori, sparsi nelle diverse province d'Italia.
Aperta al pubblico l'Esposizione dei Etnografica a Piazza d'Armi, dalla quale partono le staffette ciclistiche dell'Audax per portare a Torino il saluto di Roma.
Inaugurato anche il gran Ponte del Risorgimento sul Tevere, che unisce l'Esposizione di Piazza d'Armi a quella di Valle Giulia.
All'esposizioni a Piazza d'Armi, il Re inaugura i nuovi padiglioni della Toscana, della Liguria, della Campania, delle Puglie e la sala rossa o d'oro, del Padiglione emiliano:
"Il giorno 14 luglio con l'intervento del Re sono stati inaugurati a Roma, in Piazza d'Armi, i padiglioni della Toscana, della Campania, Basilicata e Calabria, delle Puglie, della Liguria e la sala rossa del padiglione Emiliano-Romagnolo.
Il Re col seguito giunse alle 17.30 precise al padiglione Toscano che fu inaugurato per il primo. Ivi attendevalo ministri, autorità varie e rappresentanze. Al centro della sala erano collocate tre poltrone in una delle quali prese posto il Re. Dietro erano i gonfaloni delle città di Firenze, Siena, Pisa, Lucca, Arezzo, Grosseto e le bandiere delle società toscane residenti a Roma. L'on. Niccolini presidente del Co-mitato toscano pronunziò poche parole di saluto al Re, alla Capitale cui le città di Toscana hanno vo-luto rendere omaggio nella ricorrenza cinquantenaria.
Dopo questo discorso felicemente breve, il Re visitò il padiglione, un edificio di puro stile quat-trocento, nel quale I' architetto Giusti e il pittore Galileo Chini hanno fuso insieme, in delicatissime armonie di linee e di decorazione, tutti gli stili più tipici dell'arte Toscana, dalla semplicità aurea del Brunellesco agli agili fregi variopinti dei della Robbia, dall'architettura caratteristica di Siena dei palazzi Bonsignori e del Capitano, allo stile lucchese del palazzo Controni. Logge e balconi si intrecciano snellamente sul cielo. La grande sala comunale di Firenze è opera d'arte di ricostruzione veramente preziosa. Il soffitto è a leggiadri cassettoni e rosoni di oro: su di una parete un affresco del Chini raffigtira l'omaggio delle città sorelle alla grande Madre e tutta la sala, nelle decorazioni e nelle altre dipinture del Chini, rievoca l'arte più pura fiorentina.
Dal padiglione Toscano il re passò a piedi a quello della Campania, ossia di Napoli, quivi atteso dal Sindaco, marchese del Carretto, il quale nel suo discorso disse così del padiglione che inauguravasi: Questo Padiglidne ha lo stile caratteristico settecentesco della Regine Meridionale, stile che a Napoli, centro e cuore del Mezzogiorno d'Italia, assunse forma complessa e compiuta, rispondendo all'organismo collettivo del popolo, nelle sue varie manitestazioni di quel secolo nel quale letteratura, musica, architettura, pittura, improntaronsi tutte ad una nota di gaia eleganza o di leggiadria sontuosa.
Le tre sale laterali sono dedicate alle tre Regioni Campania, Lucania, Calabria e la grande Sala Centrale tutte e tre le congiunge, dedicata come è alla sintesi del pensiero e dell'arte meridionale, tra il Rinascimento ed il Secolo decimo ottavo, ripro-ducendo le figure di Torquato Tasso e Giovan Battista Marini, di Porpora e Alessandro Scarlatti, di Fanzaga e Vanvitelli, di Mattia Preti e Solimene, di Mediano e Sanmartino, di Giovan Battista della Porta e Giovan Battista Vico, circondate dalle figurazioni simboliche delle varie arti e della scienza. Una commissione, artistica presieduta da Giovanni Tesorone, che di sì caldo amore ama l'arte, ideò l'opera che inauguriamo, l'architetto Curai fu pari a sè stesso nel tradurre con l'une sua il geniale concetto. Gli architetti Guerra e Stampa progettarono la parte costruttiva ed il Guerra ne diresse la esecuzione. A Francesco Jerace si deve la parte plastica figurativa ornamentale, a Vetri e Volpe e De Sanetis la parte figurativa della decorazione pittorica coadiuvati da una schiera eletta di giovani artisti.
Dopo una rapida visita al padiglione della Campania il Re passò al vicino padiglione pugliese dove il comm. Mallardi presidente del Comitato, disse poche parole. Il Padiglione pugliese fu incominciato a costruire soltanto nei giorni in cui in Piazza d'Armi già si inauguravano i primi Padiglioni. Rappresenta la sintesi dei migliori monumenti pugliesi ed è tutta una armonica composizione dei motivi architettonici dei capi lavori che riflettono con fedeltà, nella storia dell'arte, la storia civile di Puglia dal dominio greco al normanno, da questo al glorioso regno degli Svevi, che delle Puglie fecero la regione più ricca, più potente, più colta d'Italia.
Nulla che ricordi la decadenza avvenuta nella prima metà della dominazione Angioina per la infìl-trazione degli elementi francesi. Dell'arte della rina-scenza, su motivi veneti e medievali della regione si ha un ricordo nel Padiglione con la riproduzione dell'interno della volta del castello di Conversano.
L'Edificio copre un'area di circa 503 metri quadrati, l'altezza della torre raggiunge i i8 metri, mentre quella del padiglione non supera i 13. 11 prospetto si presenta con portico a colonne e capi-telli del Castello di Bari; al piano superiore il magnifico esaforato della storica cattedrale di Bitonto, sormontato da un ricchissimo fregio della Cattedrale di Bari, all'ala destra dell'osservatore la bella torre di Gioia del Colle. Il lato Nord rappresenta la facciata bellissima di casa Balsamo di Brindisi, il lato ovest gli archi incrociati delle cattedrali di Molfetta e di Giovinazzo; al primo piano una finestra della Cattedrale di Conversano, distrutta dall'incendio del to luglio.
Progettista ingegnoso del Padiglione è stato l'achitetto Angelo Patitale, ispettore dei monumenti alla sopraintendenza di Bari, coadiuvato per la parte statica dall'ing. Ettore Patruno.
Terminata la inaugurazione del padiglione pugliese, il Re, sempre a piedi, si recò al padiglione ligure. Quivi, fra autorità, deputati rappresentanze, prese per tutti la parola il comm. Zunino inaugurando il superbo edificio riproducente le magnificenze di Genova. Di questo padiglione ha ben detto il suo autore, l'architetto Borzani così: « Noi abbiamo elevato un edificio che serve ad una idea di bellezza! Non è una casa per abitarla, non è una fortezza per espugnarla, non è un tempio per pregarvi l'idolo; essa serve solo ad un'idea di bellezza e tale sia l'idolo dei nostri cuori.
Nel Padiglione Ligure era esposta al pubblico l'opera il Banco di San Giorgio compilata ed edita sotto gli auspici del Consorzio Autonomo. Il volume, riccamente illustrato, figurava nella sala di San Giorgio, che è una fedele riproduzione della Sala del Capitano del Popolo.
Il libro è diviso in due parti: nella prima l'avv. Marengo espone sulla scorta di documenti in gran parte inediti il con-gegno finanziario delle Compere di San Giorgio; nella seconda il prof. Pessagno illustra i particolari artistici del Palazzo, ed il prof. Manfrone dice della Marina e delle Colonie di San Giorgio.
Ultima inaugurazione del giorno 14 fu quella della Sala d'Oro nel Castello di Torrechiara, tutto un canto d'oro e di colore, un sogno di arte delicata e spontanea, degna dei meravigliosi pittori quattrocenteschi, compiuta ed inaugurata nel bellissimo padiglione dell'Emilia. La vera sala antica la fece costruire il condottiero Pier Maria Rossi, in omaggio alla donna amata, Bianchina Pellegrini Arluno. L'architetto marchese Cusani ebbe l'incarico di riprodurre alla Esposizione di Roma tutto codestopoema di luce e di colore."
Violento temporale verso le 15.30 ha inondato tutta Roma, producendo alle Esposizioni danni per 3oo mila lire.
DescrizioneI quattordici padiglioni regionali principali della Mostra Regionale, erano circondati da una quarantina di "gruppi etnografici". Il resto della Mostra Etnografica, era ospitata in due palazzi, il Palazzo delle Scuole e il Palazzo delle Maschere e del Costume.
Stampe antiche1911
Locandina dell'Esposizione Internazionale 1911
Le Esposizioni del 1911
1911
Locandina dell'Esposizione Internazionale 1911
Le Esposizioni del 1911
1911
Esposizioni e Festeggiamenti nel MCMXI
1911
Planimetria generale delle esposizioni di Piazza d'Armi e Villa Cartoni
Le Esposizioni del 1911
1910
Lavori per la grande Esposizione di Roma
L'Illustrazione Italiana 1910