Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 19030
CronologiaAvvio degli sterri per la fondazioni del nuovo edificio del Ministero delle Finanze. Relazione di Raffaele Canevari:
E pertanto l’'area che la pubblica amministrazione prescelse per fabbricare su parte di essa il palazzo del Ministero delle Finanze fu l’orto annesso al convento della Certosa di mq. 70630 avente confine colla via Venti Settembre e la via del Maccao, gli edifizi della Certosa e l'ospizio di Termini. Quest'area non presentava in superficie fabbrica veruna nè ruderi di antichi edifizi. Un viale di allori la divideva in due; la porzione maggiore verso la Porta Pia, e lungo la via del Maccao aveva un livello di 64" circa sullo zero dell’ idrometro di Ripetta con lieve inclinazione verso il viale anzidetto che trovavasi prossimamente alla quota 61"; a partire da esso il terreno rapidamente scendeva al livello medio 58" per mantenersi poi nel resto quasi perfettamente orizzontale. L'acquedotto Felice e due suoi rami traversavano a piccolissima profondità questo terreno.
Il perimetro del nuovo edificio veniva pertanto determinato da un rettangolo col lato maggiore lungo 300 metri paralello alla via Venti Settembre, e distante da essa per 20 metri, e col lato minore della lunghezza di 120" paralello all’ospizio di Termini. Si racchiudeva così una superficie di 36000 mq.
Il 1 aprile 1872 ponevasi mano ai lavori di sterro ed alla deviazione dell'acquedotto Felice. La straordinaria ampiezza dell’edifizio, rese necessario di abbandonare il sistema di costruzione per piani orizzontali, e di adottare invece la disposizione a scaglioni, incominciando da uno dei lati minori e progredendo verso il lato opposto, e così fu incominciato lo sterro sulla fronte minore verso l’ospizio di Termini e per la intera sua estensione frontale di metri 120; parte destinata a residenza della Corte dei Conti, mentre era destinato al Debito Pubblico il lato opposto.
Proseguono gli sterri per la fondazioni del nuovo edificio del Ministero delle Finanze. Relazione di Raffaele Canevari:
Il suolo su cui si stabiliva il nuovo edifizio saliva notevolmente appena raggiunto il viale degli allori, per chi muovesse verso la porta Pia. Dagli scandagli che precedettero il cominciamento dei lavori pareva che il banco di tufo orizzontale nel senso trasversale, salisse invece nel longitudinale concordando così la stratificazione sotterranea con la forma esteriore. Eseguitosi lo sbancamento o cavo generale delle terre fino al livello 55”, 80 nel corpo centrale dell’ edifizio e nel lato del Debito Pubblico venne a tagliarsi effettivamente un banco di tufo attraversato da uno strato di pozzolana nera, per estrarre la quale era stata aperta una estesa rete di gallerie o cunicoli. Da tutti questi indizi ne trassi la conseguenza che passando dal lato della Corte dei Conti a quello opposto del Debito Pubblico, le grotte o gallerie in tanto numero incontrate nel primo, salivano di giacitura e che per conseguenza la massima parte delle difficoltà sarebbero mancate in tutto quel tratto, che era il maggiore, e che si estendeva al di là del viale degli allori più volte nominato.
Ma spinti i cavi nel corpo centrale fino alle quote 53”,00 e 50"”,00 per l'incassatura dei sotterranei, apparve ancor qui la rete dei cunicoli con il cervello delle volte a quello stesso livello 49” e 50” e col fondo parimenti a circa 48”, 00 riscontrate nel tratto più in basso verso la Corte dei Conti. Tutta la differenza stava dunque in ciò che qui si avevano due ordini di gallerie in luogo di un solo, ma fortunatamente, il superiore, entro i livelli in cui cadevano i tagli di terra a grande sezione...
A settentrione del Monte della Giustizia, sul lato che guarda la via di Porta s. Lorenzo, essendo da qualche tempo apparsi residui imponenti dell’aggere Serviano, con numero di filari maggiore che nei punti prima conosciuti, affinchè fossero salvate agli studi le notizie relative a così importante reliquia, ordinai che vi si facessero regolari ricerche per conto governativo. E vi si scoprì dapprima il cadavere di un giovinetto, avente presso il cranio due monete di bronzo, una mal conservata di Filippo padre, l'altra assai ben mantenuta e rarissima, di Domizia moglie di Domiziano (cfr. conEN, tav. xvi. 10); indi a breve distanza, vicino ai ruderi di un muro a sacco presso il cominciamento delle strade, s’ incontrò un monumento di travertino di forma circolare, del diametro di circa met. 3.00, con due ordini di massi tagliati a segmenti di circolo, congiunti tra loro senza cemento.
Continuate inoltre le ricerche presso l'aggere, alla profondità di met. 5.60, furono trovati residui di una casa privata, addossata al muro esterno di esso, con avanzi d’intonachi dipinti; e vi si raccolsero più pezzi di una fistula aquaria, utensili di erro, un’anforetta, tre orciuoli, i rottami di un fregio in terracotta con rilievi di scene altletiche (cfr. CAMPANA, tav. xcv), lucerne, e frammenti di vasetti di vetro, in uno dei quali si notano le lettere: M AR YLAE. Ma non essendo ancora compiute le indagini intorno a quei resti antichissimi, rimetto ogni altro particolare al tempo in cui mi sarà dato di presentare il tipo degli avanzi scoperti.
Nel gettarsi le fondamenta della nuova Dogana municipale, sul confine dello stesso Monte presso le Terme di Diocleziano, s'incontrarono latomie profondissime, simili a quelle rinvenute sotto il Ministero delle Finanze ed in altre parti dell’ Esquilino; nè molto lungi, nei lavori per la fogna a sinistra della via del Maccao, si rinvenne un pezzo di cornicione marmoreo, largo met. 0.90 alto met. 0.70, con foglie e rosette, dello stile attribuito generalmente all’epoca dei Flavii.
Giuseppe Fiorelli.
Stampe antiche