Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 1958
CronologiaIncendio intorno al Foro in più punti. La Regia viene danneggiata.
Dopo l'incendio al Foro romano, censori ordinano di riparare sette negozi, un mercato e una corte reale (locaverunt reficienda... septem tabernas, macellum, atrium regium).
Un incendio distrugge la Regia al Foro romano. L'edificio viene restaurato in marmo da Gneo Domizio Calvino, il conquistatore della Spagna, che fa iscrivere sul delle lastre marmoree appese alle pareti esterne i nomi dei magistrati eponimi e dei trionfi, noti come Fasti Capitolini.
Augusto, nella sua qualità di pontefice massimo, dona alle Vestali la Domus Publica, residenza del pontefice dove aveva abitato anche Giulio Cesare, trasferendosi sul Palatino.
Un violento incendio colpisce la città. Delle quattordici regioni soltanto quattro non vengono colpite. La distruzione di buona parte del centro urbano, del foro e dei palazzi Imperiali, permette all'imperatore Nerone di espropriare un'area complessiva di circa 80 ettari, per costruirvi un palazzo che si estenderà tra il Palatino, l'Esquilino e il Celio.
Durante lo scavo di una fornace per la cottura della calce, nella parte orientale del Foro fra i templi di Faustina e dei castori, vengono scoperte casualmente i primi frammenti dei fasti capitolini, "et finito di spiantare infra giorni 30". Presumibilmente provenienti dai fornici dell'Arco di Augusto, sotto la direzione di Michelangelo vengono ricomposti sulle pareti del cortile del palazzo dei Conservatori.
Innanzi al Tempio di Antonino e Faustina, ove per conto del Governo sì eseguono scavi a fine di ricongiungere quell'edifizio al resto del Foro, disgombrando la terra che ne occupa l'interstizio, vennero fuori avanzi di mura di tarda epoca imperiale, appartenute ad un fabbricato che ha tutto il carattere di destinazione a pubblico uso.
Ivi fra i materiali di costruzione s'intravidero basamenti onorari, e grandi pezzi di marmo tolti da altri pubblici monumenti, fra i quali si notò parte di una iscrizione che fa ricordo di Antonino Pio e di M. Aurelio, la quale non potendo essere ricollocata al suo posto perchè ignoto, fu trasportata nel nuovo Museo lapidario dell’ex Collegio Romano.
Il frammento dice: ...MA... | ...MP XI... | ...NINO P...
Giuseppe Fiorelli.
Nel Foro romano continuandosi a sgombrare la terra interposta fra il tempio di Giulio Cesare e quello di Antonino e Faustina, cominciarono ad apparire i gradini che davano accesso al pronao di quest'ultimo edifizio, spogliati però dei loro rivestimenti marmorei che furon tolti in altra epoca; in vicinanza de’ quali tornarono a luce due di quei basamenti onorari accennati nella relazione dello scorso mese.
Entrambi portano la medesima epigrafe, disposta però in modo. diverso, relativa a statue d'insigni artefici fatte rialzare da quel Gabinio Vettio Probiano, prefetto di Roma nel 377 o 416 dell’e. v., il quale altre ne aveva pure fatte collocare presso la basilica Giulia.
I titoli dicono: GABINIVS VETTIVS PROBIANVS VC PRAEF VRB STATVAM FATALI NECESSITATE CONLABSAM CELEBERRI MO VRBIS LOCO ADHI BITA DILIGENTIA REPARAVIT
Si tolse dal medesimo sito un masso parallelepipedo di marmo, che faceva parte dell'angolo interno di qualche recinto, portante incisa nel modo che segue una pagina dei Fasti consolari, rispondente agli anni 755-760 di Roma, a cui si connette il frammento XXXVI. del Museo Capitolino.
Un'altra base si trasse pure dal medesimo scavo, appartenuta a qualche statua imperiale, il cui titolo essendo stato abraso, non serba che i nomi dei dedicanti in una delle sue facce laterali: VALERIO TITO SPR AVRELIO CATVLLINO PP CVR COH CVRA AGENTE P IVLIO IVSTINO.
Giuseppe Fiorelli.
Nel Foro Romano presso il Tempio di Antonino e Faustina si raccolse un nuovo frammento dei fasti trionfali, che s'innesta tra le tavole capitoline xii e xiii, colmando la lacuna che vi esiste per l'anno 482: TARENTIN eisQVE NON... L PAPIRIVS L Fsp n CVRSOR I.... COS II DE: TArent INEIS... BRVTTIEISque..., nonchè bolli di mattoni aventi il nome di Domitia Lucilla, una testa muliebre di mediocre stile, una lucerna cristiana, ed un frammento d'iscrizione a grandi lettere, ove si lesse soltanto MATEstati.
Giuseppe Fiorelli.
Condotta a termine nell'anno 1879 la escavazione della sacra via, fra il tempio di Romulo e l'arco di Tito, gli antichi edifici che fiancheggiano quella strada erano rimasti divisi in due gruppi, distinti ed indipendenti, a cagione di quell’argine di terra, largo 20 metri alto 10, che s’era dovuto mantenere a guisa di ponte attraverso l’area scavata, fra le chiese di s. Lorenzo in Miranda e di S. Maria Liberatrice.
La demolizione di questo terrapieno, il quale, oltre a dimezzare spiacevolmente gli scavi, ne impediva il regolare ordinamento, e lasciava non risolute controversie topografiche di molta gravità, fu decretata da S.E.il Ministro dell’ istruzione pubblica il giorno 4 febbraio 1882. I lavori di sterro, incominciati il giorno 6 di detto mese, furono felicemente condotti a termine nel giorno anniversario delle Palilie. In così breve spazio di tempo sono stati scavati, caricati sui carri, e condotti ai lontani luoghi di scarico, diecimila duecento metri cubi di terra; sono stati scoperti duemila ottocento metri quadrati dell’antico suolo: sono state ritrovate ventisei iscrizioni, e restituite alla luce lince topografiche e vestigia di monumenti, di non comune importanza; sono stati finalmente congiunti gli scavi del 1879 a quelli precedenti, di modo che oggi, per la prima volta dopo la caduta dell’ impero, ci è dato di poter percorrere l’intera linea della sacra via, dal suo caput .... ab Streniae sacello, fino al suo termine sulla vetta del Campidoglio. Me He
L'area scoperta costituisce un rettangolo, terminato verso oriente, dai tempî del divo Pio e del divo Romulo; verso occidente dal tempio di Vesta, e dallo sperone settentrionale del Palatino. Dal secolo XVI in poi era stata frugata e devastata più volte, cosicchè se v'era speranza da un lato, di risolvere alcuni problemi topografici connessi con l'andamento della sacra via, col sito dell'arco fabiano, della regia etc., si aveva certezza quasi assoluta dall'altro lato, di non ritrovare monumenti scritti o scolpiti, proprii delle terre ancor vergini di ricerche.
Rodolfo Lanciani.
Primi scavi nella Regia al Foro romano, ad opera dell'archeologo e filologo tedesco Heinrich Jordan.
Scavi al Foro romano: liberazione della facciata del Tempio del Divo Giulio; conclusione degli scavi nella Regia; restauro dell'edicola della Casa delle Vestali.
Di fronte al tempio di Faustina e Antonino, scavato il terreno fino all'antico livello della Sacra via, sono stati rimessi allo scoperto tre gradini del tempio medesimo, costruiti a cortina laterizia; e dal lato opposto della via sono stati pure scoperti tre gradini della Regia, formati da lastroni di travertino.
Proseguito lo scavo in direzione del clivo, si sono trovati, insieme a gran numero di selci nella terra di riempimento, frammenti marmorei scolpiti ed epigrafici dell'età imperiale ed anche del secolo nono. Tra i frammenti scritti è notevole un pezzo di basamento onorario, dedicato all’ imperatore Adriano: imp. CAESARI divi traiani | paRTHICI FILIO divi nervae | nEPOTI Tratano | hADRAIANO aug pontifici | mAXIMO bunic potest... | cOS III MAXIMO... |sa NCTISSIMO PO...
Sotto la Sacra via si è riconosciuta un'ampia cloaca, che ha le pareti costruite in opera reticolata di tufo.
Presso l'arco di Settimio Severo è stato vuotato il pozzo medioevale, di cui fu riferito nelle Notizie del corr. anno 1899, p. 11, ed è stata fatta la terebrazione del terreno fino a m. 23 di profondità dal piano del Comizio, attraverso a marne sabbiose. Fra la terra rimossa accanto al suddetto pozzo, ed a m. 1,76 di profondità, si è rinvenuta una figurina arcaica in bronzo, ben conservata, alta mm. 76, del peso di 105 grammi. Rappresenta un uomo nudo, che con le mani supine tiene un bastone ricurvo, ed è in atteggiamento di guardare in alto. Le braccia della figura sono staccate dal corpo, mentre le gambe stanno riunite fra loro.
Giuseppe Gatti.
Procedendo i lavori di esplorazione nel Foro Romano, è ritornato all'aperto il muro sud della Regia, costruito a massi squadrati di tufo e scavato due volte nell'ultimo ventennio. Alla distanza media di m. 4 dal detto muro è stata scoperta la recinzione del locus Vestae, a tre corsi di tufo, perfettamente squadrati, alti m. 0,55, grossi m. 0,51, e lunghi da m. 1,06 a m. 1,57. Ivi presso restano gli avanzi di un muricciolo formato da piccoli blocchi di tufo, che serviva probabilmente di sponda ad un canale di scolo per le acque.
Fra il muro della Regia e quello del sacrato di Vesta è stato rimesso in luce un antichissimo pozzo, del diametro interno di m. 0,71. È rivestito di anelli di tufo a cinque segmenti, alti m. 0,72, le cui commettiture verticali stanno in prolungamento l'una sull'altra; vi sono incavate, in due lati, quattordici pedarole per la discesa. Il rivestimento di tufo finisce a m. 4,65 di profondità, ove sì trova un grosso strato di ghiaia, dalla quale scaturisce una copiosa sorgente.
Il pozzo era ripieno di terriccio mescolato a carbone; e, vuotato intieramente, vi si trovarono molti frammenti fittili, ossa-bovine, ovine e suine, e scheletri di mustela. Nello spazio compreso fra la prima e la quinta pedarola, oltre a frammenti di vasi di tecnica diversa, si rinvennero alcuni pesi di terracotta, a forma tronca leggermente piramidata, ed una sottilissima patera verniciata nera.
Fra la quinta e la settima pedarola si trovarono alcune lucerne fittili d'età repubblicana: ed alla ottava pedarola, un'arula di rozza argilla raffigurante Tetide seduta su di un delfino; una piccola spatola di bronzo; qualche pezzo di stilo in osso; una testina in terracotta e tre monete di bronzo repubblicane.
Fra la nona e la decima pedarola fu raccolto un pezzo di antefissa con la figura di una Venere nuda, egregiamente modellata in altorilievo, e con panneggio colorito di rosso. Ivi pure si trovarono frammenti architettonici fittili, policromati, ed un pezzo del margine del puteale e rottami di tufo.
Fra la decima e la duodecima pedarola si rinvennero due tazze etrusco-campane; e più in fondo, un vaso ansato coperto di vernice nera, con palmette dipinte in bianco, e qualche frammento di bucchero. Misti al terriccio si trovarono anche frammenti di grandi vasi grezzi in terracotta, di dolî o di anfore vinarie, di tegole, e di intonachi dipinti; piccoli boli di color celeste e rossi; astragali, e qualche osso segato di traverso e cominciato a tornire.
Addossato al lato ovest della Regia si è riconosciuto un vano, di forma trapezoidale, formato dal prolungamento del lato sud e dall'avanzo di un muro in opera reticolata di tufo. Vi rimangono tracce del pavimento in musaico bianco: e quando il luogo fu trasformato e destinato ad altro uso nel medio evo, vi fu murato un pezzo di architrave marmoreo con cornice, nel quale è incisa l'iscrizione: kalatORES PONTIFICVM ET FLAMINVM
Un cippo marmoreo fu trovato in questo medesimo luogo nell'anno 1788, su due lati del quale sono scritti i nomi dei Lalatores pontificum et flaminum, che pare avessero in tal luogo la loro residenza (cfr. C.I.L. VI, 2184).
Giuseppe Gatti.
Relazione di Giacomo Boni sull'Esplorazioni compiute nell'area della Regia, fra la casa delle Vestali ed il tempio di Antonino e Faustina:
La pianta della Regia è un trapezoide, il cui lato minore, vôlto a oriente, conserva i ruderi della scalea d'accesso; il lato meridionale, a tre corsi regolari di tufo con sovrapposta massicciata in pozzolana, guarda il réuevos di Vesta. Il lato occidentale svolta con muro a massi squadrati di travertino, che sale dall'area più bassa, pur trapezoidale, dell'attiguo ufficio dei Kalatores pontificum et flaminum, a fine mosaico bianco listato di nero.
Quest'ambiente finisce contro un muro d'opus reticulatum, avente in origine una porta d'ingresso, oltrepassato il quale, il muro di perimetro è costruito di massi squadrati di tufo, come quelli etruschi del temenos. Due metri distante da questo lato della Regia tornò in luce il fondamento postico dell'Heroon di Giulio Cesare, la cui cella aveva proporzioni più normali di quelle finora attribuitele.
Il lato settentrionale della Regia, prospicente la Sacra Via, fu riconosciuto abbassando quest'ultima al suo livello imperiale, scoprendo i gradini infimi della scalea del tempio di Antonino e Faustina (che venne a riacquistare la maestà sua primitiva), e i gradini della Regia, formanti crepidine sulla via Sacra, pei quali si saliva a un portico a colonne di cipollino, con basi di granito rosso di bassa età.
I travertini di fondazione della facciata settentrionale furono rinvenuti a m. 1,30 di profondità dietro ai gradini; alla distanza media di m. 1 dai medesimi rimane sotterra il muro di tufo e nello spazio interposto, vicino all'angolo nord-ovest fu riconosciuto ed espurgato un pozzo repubblicano, del diametro di m. 0,69, foderato ad anelli di lastre di tufo in cinque segmenti, alti in media m. 0,66, con 35 pedarole in due ordini alternati, che scendono alla profondità di m. 14,13 dal lastricato marmoreo.
Il pozzo, ricoperto alla meglio con rottami di tufo, e con un tegolone che porta tracce di una greca dipinta a rilievo, con colori azzurro, giallo, verde, grigio, rosso e nero, con filettature bianche, era vuoto per qualche metro, colle pareti annerite dal fuoco, e conteneva pezzi di tufo portanti tracce d'incendio, poi terre di scarico, in basso alcuni avanzi di un coperchio di legno circolare, fatto a più pezzi commessi tra loro, ridotti quasi a poltiglia nera. In fondo del pozzo giacevano sei pesi di terracotta e frammenti di ciotole e vasi etrusco-campani a vernice nera, con bolli a rosette. Il rivestimento del pozzo posa sull'argilla, sopra la quale fu steso uno strato di ghiaia, alto m. 0,30.
La esplorazione entro il perimetro della Regia, già avanzata ma non compiuta, presenta difficoltà eccezionali e richiede attenzione grandissima, trattandosi di un monumento che va considerato come un palinsesto architettonico a quindici secoli di stratificazione, un monumento che servì a notare e tramandare ai posteri il ricordo dei fatti più salienti di Roma regale, repubblicana e imperiale. In un solo pozzo non antico, del quale fu approfondito lo scavo per giungere alla statificazione geologica si attraversarono m. 2,78 di sopraelevazioni imperiali e di murature repubblicane di tufo, e m. 8,35 di terreno di scarico prima di trovare sedimenti alluvionali.
La Regia era rivolta a oriente, e della porta d'ingresso rimanevano vestigia nella troncatura degli stipiti a livello col lastricato marmoreo, a m. 4 di distanza dal lato orientale. Qui doveva sorgere il vestibolo della Regia, fiancheggiato dal prolungamento delle pareti a bugnato di marmo.
Togliendo le terre di scarico furono rimessi in luce due gradini marmorei scendenti dall'ingresso, e logorati allo spigolo dall'attrito di piedi, nonchè una parte del lastricato del vestibolo che posa su una platea di tufo del suo livello più antico. Dalla porta si entrava in un ambiente, e da questo in un'altro confinante col muro occidentale di perimetro, addossato all'ufficio dei Xalatores. A destra di questi ambienti ne sorgevano altri, limitati da un muro alquanto in recesso da quello che porta la gradinata, di tarda epoca, che scendeva alla Via sacra.
I muri perimetrali e divisorii di questi ambienti sono d'opera quadrata di tufo, simile a quella del lato prospiciente il femeros di Vesta; sembrano d'età repubblicana e presentano una sopraelevazione sporgente a massicciata di pozzolana rossa, che segna probabilmente il livello da cui è cominciata, vivente Cesare, la ricostruzione di Domizio Calvino.
Nel secondo ambiente, di fronte alla porta d'ingresso, fu messa in luce una spianata a lastroni di tufo giallo, grossi m. 0,20, che vanno a stringersi contro la troncatura d'un manufatto rotondo, a massi di tufo bigio, leggermente conica e del diametro di m. 2,53. I lastroni della spianata sono logori dall'attrito, tutto in giro alla struttura rotonda, i segmenti della quale, appena oltrepassato lo spessore dei lastroni, posano su terreno misto a rottami di tufo e a frammenti fittili assai rozzi, insieme ai quali furono rinvenute una fuseruola, una ciotoletta di terracotta, e una moneta (as) repubblicana, di bronzo, col Giano bifronte.
Nell'ambiente laterale fu rinvenuto un pozzo repubblicano, del diametro di m. 0,60, rivestito a lastre di tufo, con pedarole alternate, già manomesso. Addossato al muro occidentale della Regia fu riconosciuta una piccola costruzione quadrata, a blocchi di tufo, che portano inciso superiormente un risalto circolare del diametro di m. 0,89; ivi presso fu rinvenuto un frammento di peperino lavorato a superficie cilindrica, corrispondente al risalto circolare, con incise le seguenti lettere rubricate: A COVRI
Si rinvennero anche gli avanzi dei massi di tufo che formavano il lastricato di questi ambienti e di canaletti di scolo, essi pure di tufo. Ma la scoperta più importante fu quella d'una conserva in forma di tholos, della profondità di m. 4,36 e del diametro massimo interno di m. 3,02, cilindrica per l'altezza di m. 2,25, conica nella parte troncata sovrastante del diametro di m. 1,20, portante la imboccatura d'un canaletto a gronda, di tufo, a incassatura rettangolare larga m. 0,13, profonda m. 0,08.
Ha parete di tufo bigio, grossa m. 0,23, in corsi regolari alti da m. 9,35 a 0,42 con posa orizzontale, bene commessi e lavorati a superficie curvilinea, intonacati nell'interno; più rozzamente lavorati nell'estradosso, che è rivestito con argilla rossigna, tolta dagli interstizii delle cave di selce sull'Appia, calcata nelle commettiture allargate dei tufi; lo strato d'argilla, dello spessore di m. 0,50, è alla sua volta foderato da tufi grossi m. 0,15.
Il fondo del tholos è di coccio pesto (opus signinum) bene steso a superficie concava, della saetta di m. 0,05, con risalto a cordone, grosso m. 0,06, girante al piede della parete verticale. La troncatura della parte conica sta m. 1,33 sotto il livello del lastricato marmoreo della Regia e corrisponde all'altezza del piano di posa delle lastre di tufo del pavimento repubblicano, il prolungamento delle quali doveva ricoprire l'orlo del tholos e portare i gradini sui quali sorgeva un puteale.
Il tholos era pieno di terra, mista ad ossa di animali domestici ed a frammenti
di vasi medioevali, fino circa metà altezza; più sotto mista a fittili, di età imperiale, tra cui un'anfora alta m. 0,52, un vaso a una sola ansa, alto m. 0,20, con iscrizione dipinta in nero: P GABINI SEL, altro vaso congenere, alto m. 0,26, con iscrizione dipinta in rosso: PHILIPPVS; un fondo di tazza aretina col bollo: C SERI OCEL; più tre lucerne e tre balsamarii.
Oltre i vasi fittili si sono trovati nove frammenti d'un puteale rotondo di calcare bianco conchiglifero e cristallino, di forma leggermente conica, avente l'apertura alla bocca di m. 0,31, sagomato con guscio, gola e tondino alla base, con tondino, guscio, gocciolatoio e gola alla sommità, che porta incisa sull'orlo, in lettere repubblicane alte mm. 57, la iscrizione: REGIA.
In fondo al tholos giacevano settantotto stili d'osso, di varia forma e lunghezza, alcuni tozzi e grevi, altri sottili ed eleganti, a punta accuminatissima; tutti lavorati al tornio, pochi spezzati e con la punta rifatta a coltello. Insieme agli stili fu trovata una tavoletta di quercia, alquanto annerita, della superficie di m. 0,102 X 0,045, Fr grossa un millimetro e accuratamente spianata su ambo le facce; mostra d'esser stata spesse volte raschiata e porta leggere graffiature, ma indecifrabili.
Scavi al Foro romano. Si è rimesso in luce un bel tratto di parete esterna della Reggia (nel mezzo di questa è apparsa una cisterna di costruzione primitiva a forma di volta ogivale) ed un ulteriore tratto in basolato del percorso della via sacra.
Sono stati continuati gli scavi al Foro Romano, diretti principalmente a liberarne dalle terre tutto il lato settentrionale dalla Curia al tempio di Antonino e Faustina, per esplorare l’area ove sorse la basilica Emilia.
In una cantina delle case Fiori si è trovata, in un muro di fondazione, adoperata come materiale e capovolta, una base di marmo, con cornice e zoccolo intagliati, alta m. 0,62X0,56X 0,50. Vi si legge l'epigrafe: NVMINI DEAE VIENNAE EX D D M NIGIDIVS PATERNVS II VIRAL PON CVR
La divinità, cui M. Nigidio Paterno dedicò questo monumento, è affatto ignota ed ora apparisce per la prima volta. Trattasi certamente di una di quelle divinità topiche, che portano lo stesso nome dei luoghi posti sotto la loro tutela, e non sono rare nell’ epigrafia, specialmente delle Gallie. Così in una tabella di bronzo, dottamente illustrata dalla contessa Ersilia Caetani Lovatelli (Bull. comun. 1891, p. 245), si legge il nome di Araussi, cui fu dedicato il donario, come a genio tutelare della omonima città nella Gallia Narbonese; e giustamente la illustre scrittrice rammenta le deità Nemauso, Vasio, Auzio, Nemetone ed altre, ricordate nelle antiche epigrafi ed omonime delle città e dei luoghi, di cui esse erano i geni tutelari.
Fra la terra rimossa nell’escavazione di questo lato del Foro sono stati recuperati parecchi frammenti architettonici ed i seguenti monumenti epigrafici:
1. Base di marmo, alta m. 0,26 X0,44X 0,44: VESTAE DONVM PRo salute IMP M ANTONINI PII AV pont. max. TRIB POTEST XVI COS III p. p. EVTYCHES:LIB FICTOR CVM FILI is VOTO SVSCEPTO. Dalla nota della decimasesta potestà tribunicia di Caracalla risulta, che questo donario fu posto nell'anno 213, anno nel quale l’imperatore intraprese e compiè con successo la spedizione per limitem Raetiae, ad hostes eatirpandos, e riportò contro gli Alamanni la vittoria, dalla quale prese il nome di Germanieus. Una simile base di donario offerto a Vesta dallo stesso Eutyches fictor, cum filiis, voto suscepto, fu trovata nell’anno 1858, parimenti nel Foro, all'estremità meridionale della basilica Giulia (C.I.L. VI, 786). La basetta è ora conservata nel museo Laterano, e porta le stesse formole di quella ora ricuperata; salvo che invece di nominare l'imperatore, indica essere stato promesso ed offerto l'altro donativo, pro salute Juliae Aug(ustae), matris M. Antonini Aug. nostri) p(ontificis) m(aximi).
2. Piedistallo di marmo con cornice e zoccolo, rozzamente intagliato, alto m. 1,76 × 0,96 × 0,55: PETRONIVS MAXIMVS VC ITERVM PRAEF VRB CVRAVIT. Le lettere sono tutte abrase, ed appena se ne riconoscono le tracce, ma la lettura è certa. Il cippo sostenne una di quelle statue di artefici insigni, che per cura dei prefetti della città, nei secoli quarto e quinto, furono tolte dai templi pagani, profanati e collocate ad ornamento della città.
3. Frammento di lastra marmorea, di m. 0,23 X 0,24, che conteneva i nomi ed i titoli di un imperatore: ...AVG ... MAX …; 4. Frammento di lastra marmorea, alto m. 0,52 X 0,36: SIM... DEDICAN te...?; 5. Frammento di piccolo architrave in marmo, lungo m. 0,16 x 0,11; 6. Frammento di lastrone marmoreo, alto m. 050 X 0,27: CC... RC… Le lettere della prima riga sono di bellissima forma classica, ed attribuibili al primo secolo dell' impero; le altre sono rozze e grossolanamente incise non prima del secolo quinto o sesto; 7. Lastra marmorea, di m. 0,28 × 0,29: D M C IVLIVS ENNY CHVS IVLIAE PRIMAE COMIV GI SAN CTIS con due manichi SIME BENE MERE NTI ET POSTERISQVE MEQRVM; 8. Lastra marmorea, mancante di tutta la parte superiore, alta m. 0,20 X 0,26: CAZONEI HECEMONIAS FILIO PIISSimo V A XVII M D XI. Questo titolo sepolcrale, dopo i nomi del figliuolo defunto, portava quelli dei genitori di lui: ... gazon et Hegemonias;
È stata pure continuata l'esplorazione della Regia, e se ne è riconosciuto l'intiero perimetro. Fra la terra è stato raccolto un frammento di blocco di peperino, alto m. 0,25 X 0,36, sulla cui superficie, leggermente convessa, si legge, con bellissime lettere d'età repubblicana, il nome: COVRI
Proseguito lo scoprimento della via Sacra dinanzi la basilica di Costantino, si è rinvenuta la parte inferiore di una statuetta muliebre, vestita di lungo chitone, poggiante sopra un plinto leggermente sgusciato, ove si legge la dedicazione: ICMHNOC IWHNOY YIOC TIBEPIEYC TH CTATIW NI. Il frammento, compreso il plinto, è alto m. 0,15 x 0,12.
Giuseppe Gatti.
Relazione di Giacomo Boni sull'Esplorazioni nell'area della Regia.
Il piccolo pozzo nell'interno della Regia, all'angolo occidentale dell' ambiente che contiene il tholos, potè venire spurgato fino al fondo, che sta a m. 8,75 sotto il livello del pavimento marmoreo di età imperiale. È bene conservato nella parte inferiore; ha il diametro di m. 0,59, ed è foderato a cinque segmenti di peperino, grossi m. 0,07, dei quali rimangono dieci strati orizzontali, o anelli, alti in media m. 0,69. Bisognò ripararne, con piccoli conci di tufo, la parte superiore, per impedire il franamento del resto.
Conteneva macerie medioevali con qualche pezzo di boccale a vernice vitrea color olivastro e più sotto, terriccio misto a frammenti di vasi primitivi della stessa argilla di cui è foderato il tholos, ovvero analoghi a quelli trovati negli strati inferiori della Regia, a livello coi fondamenti di tufo. Raccolsi anche un guscio forato di bivalva fluviale madreperlacea, un coperchietto di piombo, una moneta di bronzo, romano-campana, con testa galeata di Minerva e protome di cavallo (Babelon, 5) e un frammento di antefissa in terracotta, modellata a ovoli.
La parete cilindrica del pozzetto riposa su ghiaia sabbiosa, identica a quella depositata in fondo ai due altri pozzi repubblicani attigui alla Regia e a quella stesa a sostegno dello strato sacrificale, sotto il miger lapis. Parvemi importante di determinarne la natura, impedendolo l’acqua che sorgeva copiosa in fondo al pozzo, colmo di stipe votiva tra la Regia e il femenos di Vesta.
Quantunque lo strato ghiaioso non abbia potuto venire rovistato che in piccola parte, per non compromettere la stabilità del pozzetto, vi trovai nascosto : parte dello scheletro d'una mustela. La mustela prima della introduzione del gatto errava domestica nelle case romane; la sua carne, salata e invecchiata, serviva contro il morso dei serpenti e come antidoto ai veleni (toxica) coi quali ungevansi le freccie (Plin. 4. N. XXIX 16 e 23).
Va inoltre ricordato che gli antichi credevano all'avvelenamento del pane e dell’acqua se una salamandra toccava la madia o cadeva in un pozzo (ib. 23): un bolo di color cobalto, o caeruleum, usato anticamente come detersivo; una piastrella rotonda di terracotta; dieci astragali lusori, uno dei quali forato, quattro spianati nelle due facce supinus e pronus, tre spianati in quest'ultima faccia, forse per aumentare la probabilità del lato opposto.
I fianchi degli astragali ( canis e senio) e le testate (apices) non hanno traccia di spianatura; un dado di avorio, del lato di mm. 16, coi punti segnati a trapano; una specie d’armilla e una ciottola di bronzo contenente, a quanto pare, un pezzo di aes rude e un pezzo di ferro, cementati assieme dall’ossidazione colla ghiaia e con frammenti di tufo, di ossa e di vasi fittili.
Un altro dado, di osso annerito, del lato di mm. 8, fu rinvenuto negli strati inferiori della Regia. Tanto essi quanto gli altri due dadi che facevano parte della stipe votiva sotto il riger lapis, hanno il segno 1 opposto al 6, il 2 al 5 e il 3, opposto al 4 vale a dire che la somma dei punti nei lati opposti è sempre 7, come nei dadi tuttora in uso.
Materiale netto e filtrante, la ghiaia sabbiosa (g/area), era adoperata dai romani, prima del selce, nella sostruzione delle vie suburbane (Liv. XLI, 27); i suoi sassolini (caleuli) venivano adoperati come filtro nelle miniere, per separare la melma (urium) nell'acqua di lavaggio; la sua presenza in fondo ai pozzi della Regia e sotto il niger lapis merita attenta considerazione. Indagai anzitutto se quest'ultima potesse esser stata depositata da acque torrentizie che avessero pur guastato la stele, scompaginato e fatto sparire la parte superiore del cono e dei piedistalli di tufo, ma dovetti escludere tale congettura verificando che la ghiaia, dei sedimenti d' oltre Tevere e scevra d'impurità, era stata stesa dalla mano dell’uomo, sopra uno straterello di carbone e di cenere, ricoprente la spianata di tufo dei basamenti.
Interrogai due specialisti delle stratificazioni urbane, l'ing. Meli della scuola d'applicazione degli ingegneri e il prof. Portis direttore del Museo geologico della R. Università di Roma, i quali esclusero poter essere la suddetta ghiaia depositata dall'acqua, perchè un torrente qualsiasi (il supposto Spinon) non può trascinare seco materie che non incontra nel suo passaggio. Se la distruzione del « sepulchrum Romuli » fu operata da nemici, probabilmente Galli, resta da spiegare la purificazione iniziale per colmata, usando ghiaia sabbiosa d'oltre Tevere, col senato-consulto di Camillo: Fama omnia quod ea hostis possedisset expiarentur.
Prima di Camillo avanti che sorgesse la tribuna rostrata, la ghiaia servì a munire il piazzale del Consiglio. La ritrovai sotto ai due pavimenti di tufo battuto sui quali fu costruita la platea che regge il cono. L'uso della ghiaia per depurare l'acqua in fondo ai pozzi ci fa ricordare che nella Regia, residenza ufficiale della famiglia tipica dello Stato, ogni cosa era rituale, e che gli antichi avevano risoluto, istintivamente, anche qualcuno dei problemi che affaticano la mente moderna.
La pioggia che infanga la terra filtra per essa, abbandonando le sostanze che teneva sospese; sprofondandosi sterilizza gli organismi patogeni e viene attinta o scaturisce limpida. Suggestionati da ciò che la Natura opera aereando le acque a corso veloce, o assorbite da strati porosi, gli antichi hanno ricorso ai pozzi a filtro dell’ estuario veneto come i moderni alla ossidazione chiarificante le acque luride. Essi credevano che il tufo rendesse l’acqua più fresca, frigidior; che la filtrasse bene: dulces enim levissimasque facit, et colando continet sordes; credevano che la ghiaia rendesse l’acqua saporita: doni saporis (Plin., "H. N. XXXI, 28). Preferivano ad ogni altra l’acqua dei pozzi, filtrando nei quali venisse sbattuta attingendola sovente : sed his quibus esercitationis ratio crebro haustu contingit et illa tenuitas colante terra (ib. 23).
Il sacerdote ariano, non chiuso nei confini della speculazione industriale, se nominava la Terra la toccava con mano, considerando due sue facoltà: la germinativa, per cui aveva a Roma un'ara sepolta nel campo Marzio, e la purificante, notata già nelle leggi di Manu, per cui troviamo impiegata la ghiaia sabbiosa del sacro Fiume sotto il niger lapis e utilizzata in fondo ai pozzi sacri della Regia.
In prossimità della Regia è stato raccolto fra la terra un frammento di lastra marmorea, alto m. 0,16X 0,20, che conserva questo piccolo brano dei fasti degli auguri: ... ARIOS ... exauVRAT ... DECVRia ... LENTVLCOS CMARCIVS CF RVTILVS ooptatuo ... aNX ... M VALERIO MF CORVINO, q. caedicis q. f. noctua cos. OST R C AN CC clxiiii ... c. mamiLIVSQFTVRRINYS cooptatus ... p. cornELIO P SCpione, p. licinio p. f. crasso cos. ... post r. c. an. dxlviii
Sono noti due altri piccoli frammenti dello stesso albo, trovati parimenti circa lo stesso luogo, uno nel 1811 (C.I.L. VI, 1976), l'altro nel 1884 (Bull. comun. 1884, p.6 n.703). Nella prima colonna non si può determinare esattamente la data del sacerdote exauguratus, essendo proprio di molti consoli della gente Cornelia il cognome Lentulus.
Ma trovandosi questo console nominato in secondo luogo, potrebbe intendersi per L. Cornelio Lentulo Caudino, che ebbe i fasci nell’anno di R. 479. ella seconda colonna, ove è segnata la lista degli auguri di un'altra decuria, è registrata la cooptatio di C. Marcio Rutilo, avvenuta sotto il consolato di M. Valerio Corvino e Q. Cedicio Noctua, post R(omam) clonditam) an(no) cec(elatiti), che è il 465 secondo il computo Varroniano; e quella di C. Mamilio Turrino, avvenuta nell’anno 549, essendo consoli P. Cornelio Scipione Africano e P. Licinio Crasso. C. Marcio Rutilo era stato console nel 444, nominato pontefice nel 454 e console nel 460. C. Mamilio Turrino ebbe il consolato nell’anno 515.
In questo nuovo frammento si ha un piccolo avanzo del titolo, che era premesso ai fasti degli auguri; ma ne rimangono troppo poche lettere per poterne tentare una ragionevole reintegrazione.
Giacomo Boni.
Progetto
Stampe antiche1920
Pianta della Regia
Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma
1904
Pianta della Regia
Das Forum romanum
1904
Pianta della Casa delle Vestali
Das Forum romanum
1901
Pianta della Regia
1900
Pianta degli Scavi al Foro Romano
Notizie degli scavi di antichità
1893
Foro romano
Corpus Inscriptionum Latinarum
1893
Ricostruzione della Regia
Corpus Inscriptionum Latinarum
1883
John Henry Parker
The Ruins of via Sacræ excavated in 1882
The Archeology of Rome
1536
Maarten van Heemskerck
Veduta del Foro romano