Informazioni storiche

Informazioni storiche artistiche sul monumento

★ ★ ☆ ☆ ☆

Codice identificativo monumento: 1964

Cronologia

18/7/64

Un violento incendio colpisce la città. Delle quattordici regioni soltanto quattro non vengono colpite. La distruzione di buona parte del centro urbano, del foro e dei palazzi Imperiali, permette all'imperatore Nerone di espropriare un'area complessiva di circa 80 ettari, per costruirvi un palazzo che si estenderà tra il Palatino, l'Esquilino e il Celio.

191

Un incendio distrgge una parte della città, e l'imperatore Commodo pretende di rifondarla con il nome "Colonia Commodiana". Danni al Tempio di vesta ed all'ala occidentale della Casa delle Vestali, al Foro della Pace, al Portico di Ottavia ed ai palazzi imperiali.

1497

Durante degli scavi nel Campo Vaccino, sono rinvenute le rovine del Tempio di Vesta.

Narra Fra Giocondo: reperta sunt in ruinis templi Vestae, quod erat ante templum S. Cosmae et Damiani sola via mediante in quodam harundineto, dodici piedistalli di statue erette ad onore di alcune vergini vestali massime.

Fonte: 1882. Notizie degli scavi di antichità. Relazione di Rodolfo Lanciani sugli scavi nella via Sacra.

10/11/1803

Scoperta del Scoperta del Locus Vestae:

"L'Illustrazione Italiana si è già occupata degli scavi che si stanno facendo in Roma per opera del ministro Baccelli, pubblicando nello scorso mese di luglio una veduta generale del Foro Romano, libero dal cavalcavia, che nascondeva un tratto della Via Sacra ed il lato ovest dello stesso Foro.

Pensiero dell'onor. Guido Baccelli non era solamente di liberare dalle sopraelevazioni le classiche ruine della più importante località topografica dell'antica Roma, ma anche di estendere fin sotto al Palatino l'opera iniziata, smembrando la villa che Papa Paolo III, fratello della celebre favorita di Alessandro VI, Giulia Farnese, s'era fabbricato impiegando nella costruzione l'ingegno dell'architetto Vignola....

Il muro di cinta degli Orti Farnesiani, ormai smantellato, darà adito agli operai di rimuovere facilmente tutta la massa di terra, che conteneva.

Ogni tanto sorgevano da quel sepolcro arcate e muraglie a mattoni reticolati unite a frantumi di marmi scolpiti, i quali davano sicuro indizio delle buone ragioni, che avevano presieduto alla deliberazione di ritrovare l'antico piano.

Però, quando il dì 10 novembre, i picconi degli escavatori si incontrarono in un cippo di marmo, la cui iscrizione provava, che era dedicato a Flavia Publicia, Vestale Massima, sorse la speranza di essersi finalmente rinvenuto il celebre Locus Vestae, che tutti gli antichi autori hanno chiaramente notato esistere a' piedi del Palatino, e questa storica collina, dimora del primo re di Roma e degli imperatori, servire al tempio della dea da baluardo protettore.

Niuna meraviglia pertanto, se il rinvenimento del Locus Vestae, parte principale nella storia di Roma, ha commosso tutto il mondo.

Noi presentiamo ai nostri lettori il disegno, scrupolosamente ricavato sul vero dal nostro Paolocci, della sala rettangolare, dagli archeologi battezzata per un Tablinum, alla quale stava addossato il cippo menzionato. Questo pezzo di marmo stabilisce in modo irrecusabile che l'edificio riapparso è la tanto contrastata casa delle Vestali.

L'ingresso principale, tutto in opera laterizia, occupa l'intera parete frontale e doveva essere decorato da due colonne di bigio, delle quali non furono trovati che tre rocchi tra gli strati di terra che la ostruivano. Per tre gradini praticati nell'intercolunnio si accede alla sala da un atrio assai elegante.

I frammenti del pavimento sono di marmi colorati, il che dimostra che la decorazione dell'intero edificio doveva essere ricca. A conferma di ciò esistono pur frammenti dello zoccolo in rosso antico ed alcune parti degli stipiti in magnifico marmo puro, appartenenti alle sei porte che aprivano sulle pareti laterali.

A fianco di questo Tablinum si sono scoperti altri vani di varia grandezza, ritenuti i privati appartamenti delle Vestali.

Fra i marmi figurati, raccolti in questo primo periodo della esplorazione, sono notevoli: la testa e porzione del panneggio di una statua di Vestale, con l'infula caratteristica attorno le chiome: la parte inferiore di un secondo simulacro di Vestale, con il lembo della toga e del manto: un busto di Annio Vero, maggiore del naturale, e di sorprendente conservazione: un secondo busto acefalo imperiale: una testa di Commodo: la metà inferiore di una statuetta d'Esculapio: il plinto d'una statuetta con la firma del greco artefice. — Fra i marmi architettonici sono notevoli molti rocchi di colonne di breccia corallina, che è marmo assai raro e pregiato.

La scoperta di un ripostiglio di monete d'oro e d'argento dei secoli IX e X si connette con l'istoria dell'Atrio di Vesta nei tempi di mezzo. L'atrio, benchè cadente in rovina, fu abitato anche da cospicui personaggi. Quel tesoretto appartiene difatti, ad un ufficiale della Corte di Papa Marino secondo, ed è composto di un soldo d'oro dell'imperatore Teofilo e di 824 denari d'argento di conio anglo-sassone."

Fonte: L'Illustrazione Italiana. 18 dicembre 1883.

1879

Inizio degli scavi nella Casa delle Vestali.

1882

Scoperta assai pregevole e rara è quella, di una delle trentaquattro edicole compitali della regione ottava. Consta di un basamento rettangolo, col nucleo di opera laterizia, costituente un cubo di m. 3,11X2,57X1,35, appoggiato ad una parete di fondo.

Il basamento era rivestito di lastroni marmorei, grossi m. 0,14, trattenuti da spranghe di metallo, con cornice di base e di coronamento. Sta ancora nel proprio luogo, sul sinistro lato del dado, un pezzo della cornice inferiore, lungo m. 2,26. Sul basamento sorgeva un ordine, con la trabeazione rettangola (e frontone) sostenuta da due colonne isolate, e da due mezze colonne appoggiate alla parete di fondo. Le colonne di marmo bianco misurano all’imoscapo m. 0,43 di diametro, e contano ventiquattro scanalature.

Della trabeazione rimangono due soli pezzi, il fianco sinistro, e la fronte. L’architrave è intagliato con fusarole, gola, e lacunare; il fregio è liscio. Sul fregio della fronte è incisa la seguente iscrizione, a lettere se non dei tempi augustei, certamente del primo secolo:

SENATVS POPVLVSQOVE ROMANVS PECVNIA PVBLICA FACIENDAM CVRAVIT

Fonte: 1882. Notizie degli scavi di antichità. Relazione di Rodolfo Lanciani sugli scavi nella via Sacra.

4/2/1882

Progetto

url Condividi pagina

Condividi la pagina sui social network