Informazioni storicheData: 1653 / 1918
Codice identificativo monumento: 197
CronologiaPala Innocenzo XII, abbandonato il progetto di realizzare un grande emiciclo dietro la nuova Curia di Montecitorio, dove installare gli Uffici dei Cinque Notari dell'Uditore, decide di espropriare (e utilizzare per lo scopo) il vicino monastero di Santa Croce. Le suore Filippine sono costrette a tornare alla Casa presso il Palazzo Incoronati.
Papa Innocenzo XII si reca a"...Montecitorio a vedere le fabbriche che si fanno nella circonferenza della piazza per ridarla informa teatrale. Entrò poi nel cortile per vedere ove dovesse situarsi la fontana".
Dal Porto di Trajano, viene caricata una tazza di granito orientale, per essere utilizzata nella fontana del Cortile della nuova Curia Innocenziana.
Collaudo della fontana nel cortile della Curia innocenziana: "...giorno della Santissima Vergine si diede l'acqua alla presenza di sua santità, e fu così abbondante, che bastava a battezzare gì 'increduli oppositori contro il bene pubblico, e riuscì con o molto giubilo del Papa, e piacere di tutta la corte..."
Inaugurazione della fontana nel cortile della Curia innocenziana: "la fontana è messa in opera nel cortile del palazzo. Si legge infatti "...la Santità di Nostro Signore, fu a vedere la nuova fontana molto magnifica che si è terminata nel palazzo di Montecitorio, che quel giorno per la prima volta scaturì l'acqua...".
Nel giardino de PP. di Monte Citorio si vedeva sopra terra eretta l'estremità d'una gran colonna di granito orientale reputata da molti autori falsamente la supposta colonna citatoria, nel passato pontificato d'Innocenzo XII, allhora che fabricò ivi appresso la Curia, si divulgo che sarebbe stata cavata e portata sulla piazza della medesima Curia, il che non segui, hora S. B. la fa scoprire tutta, ed è stata ritrovata alta palmi 67 et la base guasta posta all'istesso piano di Piazza Colonna e disopra v'è intagliato in lettere greche Traiano Augusto, la base l'hanno scoperta nella casa che è quasi a mezzo il vicolo che è alle radici del Monte Citorio che viene da una banda formato dal muro del monastero delle monache di Campo Marzo.
L'Ospizio apostolico San Michele, a causa della grave situazione economica, è costretto a stipulare un accordo con il Governo Italiano. Sono cedute le sue proprietà immobiliari, per 2.000.000 di lire e una rendita (comunque insufficiente alle reali necessità di gestione).
In un'aula di Palazzo Montecitorio frettolosamente allestita nel cortile, si tiene la prima riunione romana del Parlamento Italiano.
Umberto I effettua solenne giuramento sullo Statuto albertino, nell'aula di Montecitorio, alla presenza di senatori e deputati:
Due giorni appresso della solenne scena che ora abbiamo descrittà, quale altro spettacolo commovente offriva Roma agli Italiani! Ed anche di questo grande atto, noi desideriamo che i lettori serbino ricordo: presentiamo lorò in una vignetta l'aspetto della Camera nel solenne momento in cui re Umberto giura; in un altra re Umberto stesso che giura la sua fede fi podi soldato, di cittadino allo Statuto è all'Italia.
Nell'aula parlamentare i senatori erano più di 200, i deputati più di 400, Nella sala di Montecitorio v'erano; la mattina del 19 gennaio, da sei a sette mila persone! La regina Margherita e la regina Pia stavano nella tribuna; vicini ad esse, nella, tribuna diplomatica, il principino di Napoli, il giovine duca di Braganza, il principe imperiale di Germania Federico Guglielmo, l'arciduca Ranieri, il principe di Baden, gli altri inviati straordinari ed il Corpo diplomatico.
Quando il Re entrò nell'aula e sali con passo franco i gradini del trono, risuonò un evviva formidabile che si ripetè per ben tre volte. ‘Tutti erano in piedi. Il Re sedette sul trono: poi posato l' elmo in terra alla sua destra, si alzò in piedi e con voce marziale esquillante pronunciò la formula del giuramento: « In presenza di Dio e innansi alla nazione giurò di osservare lo Statuto, di esercitare l'autorità reale in virtù delle leggi e conformemente alle medesime di far rendere giusti zia a ciascuno secondo il suo diritto, e di regolarmi in ogni atto del mio regno col solo scopo dell'interesse, della prosperità e dell'onore della patria, »
Era la formula antica del giuramento; soltanto dopo la parola, Déo, furono aggiunte le parole e innanzi alla Nazione! È noto che poi giurarono i deputati e i senatori e che il Re pronunciò altre parole fortemente leali e sapienti, che furono accolte con entusiasmo.
...
Era, come si ricorda, il giorno della seduta reale del Giuramento, il 19 gennaio. Finita la solenne cerimonia, una folla enorme aveva seguitato ad applaudire dopo che le loro Maestà erano rientrate al Quirinale. Il Re e la Regina dovettero risolversi a presentarsi al balcone. L'entusiasmo non fu soddisfatto, gli applausi ricominciarono più vivie insistenti dopo che i sovrani si furono ritirati. Allora successe questa scena. Al balcone rimasto aperto apparì il re Umberto, in seguito a lui la regina Margherita, la regina Pia, e dinanzi all'entusiasmo della moltitudine il principe Fritz, preso anch'esso dalla commozione, ebbe un slancio, che non era d'etichetta, ma parve inolto simpatico, Egli prese fra le braccia il principino di Napoli che stava dietro come nascosto, e dandogli un bacio lo presentò al popolo. È incredibile l’urazano d'applausi che scoppiò allora, e fra gli evviva non mancarono quelli alla Germania e al principe tedesco che seppe con tanta abilità destar tante simpatie nella Corte e nel popolo italiano.
La Commissione reale, incaricata di redigere le specifiche sulla costruzione a Roma di un monumento dedicato a Vittorio Emanuele II, completa il proprio compito. Il presidente del Consiglio dei ministri Agostino Depretis, presenta alla Camera dei deputati, il progetto esecutivo del monumento.
Quest'ultimo specificava i dettagli dell'iniziativa: si sarebbe bandito un concorso pubblico internazionale; i fondi pubblici destinati all'opera sarebbero stati pari a otto milioni di lire (a questi poi si sarebbe aggiunto il denaro raccolto da una sottoscrizione popolare aperta a tutti gli italiani, anche a quelli che si erano trasferiti all'estero durante l'emigrazione italiana di fine XIX secolo e di inizio XX secolo); il monumento sarebbe sorto nella piazza delle Terme di Diocleziano; il tipo di costruzione sarebbe stato un arco trionfale; i significati allegorici che avrebbe dovuto comunicare sarebbero stati "indipendenza", "unità" e "libertà"; avrebbe dovuto descrivere, tramite opere architettoniche e artistiche, la storia del Risorgimento.
Duello tra i deputati Nicotra e Lovito
Scandalo avvenuto in uno degli ambulatori della Camera. Il deputato Nicotera svillaneggiò il deputato Lovito, che è anche segretario generale del ministero degli esteri, dandogli i graziosi titoli di "massaro, pecoraro, mascalzone," e poi gli sputò in faccia due volte dicendo che non lo schiaffeggiava per timore di sporcarsi le mani.
Tutto ciò perchè il Nicotera credeva che un tal Calabritto, il quale al tempo delle elezioni generali aveva scritto un opuscolo contro di lui, fosse stato nominato cavaliere, e il padre nominato direttore d'un sifilicomio.
Fossero pur veri, cotesti fatti non giustificano certo ingiurie così atroci e nè anco un semplice risentimento; per giunta il Nicotera non aveva appurato questi fatti così insignificanti: nessuna croce era stata data al Calabritto figlio, e il Calabritto padre, medico valente, vecchio patriota, avea tutti i requisiti professionali per il posto datogli.
La mattina dopo ebbe luogo il duello fra i due deputati, avendo prima il Lovito date le sue dimissioni da segretario generale; e il duello fu così feroce, che uno dei due, ferito, non sentì l' alt dei padrini, e continuò a scagliarsi contro l'avversario.
Entrambi rimasero feriti, ed anche uno de' padrini che s'era intromesso. Nessuno ne morrà, e si fa processo a tutti per duello; al Nicotera anche per oltraggio ad un pubblico funzionario.
Tutto ciò è un saggio di costumi meridionali e parlamentari; e la politica non ci entra che per le conseguenze del duplice fatto. La Pentarchia, appena costituita, ha ricevuto un fiero colpo da questa condotta selvaggia di uno dei suoi.
Il pubblico di tutti i partiti si domanda se mai si potrà affidare il timone dello Stato ad un uomo che si conosceva già impetuoso e irriflessivo, e che ora si vede, ad onta dell'età e dell'ambizione, lasciarsi dominare dalla passione in modo così cieco. Si domanda ancora se era giusto accettare le dimissioni del segretario generale: con questo precedente, qualunque villano, deputato o non deputato, potrà rovesciare anche un ministro mettendogli le mani addosso.
È vero che le dimissioni furono accettate dopo il duello, ch'è violazione alla legge commessa da un ministro della legge. Anzi il lato non meno scandaloso di questo scandalo, è il vedere duellanti e padrini, tutti deputati, violare il Codice con tanta disinvoltura, mentre hanno davanti il nuovo progetto di Codice che aggrava le pene per duellanti e padrini! È il caso di ripetere il detto antico: che valgono le buone leggi, — e che valgono i deputati, — senza i costumi?
Al Palazzo di Montecitorio della Camera dei deputati, viene installato un ascensore:
"Non abbiamo bisogno di dire ai nostri lettori che cosa sia un ascensore, nè quanto sia comodo il servirsene in un palazzo di molti piani. Ne è stato collocato uno a Montecitorio, vicino all'ingresso riservato ai signori deputati, a destra di chi entra nel portone. È uscito dalla fabbrica del signor Steigler di Milano. Si serviranno probabilmente molto volentieri dell'ascensore i deputati di grossa mole: fra questi l'on. di San Donato che si vede nel nostro disegno in colloquio con due colleghi.
L'interno dell'ascensore è guarnito di specchi; sicchè i deputati della minoranza vi provano — secondo il nostro Paolocci — l'ineffabile gaudio di credersi quadruplicati, almeno fino al pianerottolo di fermata."
Il marchese Giorgio Guglielmi e dall'ingegnere Piazzesi promuovono il il progetto della "Società per la Nuova Roma", ipotizzando lo spostamento della stazione ferroviaria centrale fuori Porta San Giovanni, liberando l'area di Piazza Termini per destinarla a una massiccia speculazione edilizia:
Una Nuova Grandiosa Roma starebbe per sorgere. Fuori Porta San Giovanni, sui terreni già da anni comperati da quelli che adesso fanno questa proposta, si avrebbe la nuova grande stazione, ricongiunta da linee tramviarie ai punti principali della città. La società prenderebbe per sè le aree dell'attuale stazione a Piazza Termini, per adoperarle alla fabbricazione di case e palazzi. In compenso essa società costruirebbe la nuova stazione, più un palazzo del Parlamento, — Camera e Senato, — più un palazzo pel Ministero dell'interno, più un congiungimento ferroviario della stazione nuova al nuovo palazzo del Parlamento, sicchè senatori e deputati potrebbero andare a smontare dal treno quasi sulla soglia del Parlamento. Non basta. Lo Stato, oltre all'avere tutto ciò senza spendere una lira, ma solo cedendo gratis le attuali aree della stazione Termini, si troverebbe disponibili e liberi palazzo Montecitorio, palazzo Madama e palazzo Braschi. A Montecitorio si traslocherebbe il Municipio, lasciando i palazzi capitolini solo ad uso di musei; ai palazzi Madama e Braschi si darebbero altre utili destinazioni. Tutto ciò si completerebbe in cinque anni, e — senza spesa alcuna da parte dello Stato, nè del Municipio. È verosimile tutto ciò? Le aree in Piazza di Termini — divenuta ormai centrale fra l'Esquilino, Via Nazionale, il Macao e il quartiere tiburtino — possono valere più centinaia di lire il metro quadrato, è certo. Ma esse aree sono così spaziose da compensare i molti milioni che ci vorrebbero per fare tutto questo? Roma ad ogni modo, è avvezza, anche nel breve periodo di tempo dacchè è capitale del Regno, a vederne di cosiffatti miracoli.
Apertura della seconda sessione della XVI Legislatura del Parlamento Nazionale, inaugurata con un discorso letto da re Umberto:
"La cerimonia della inaugurazione procedette con le consuete norme. La Regina ed il principe di Napoli, uscendo dal Quirinale alle 10 e mezza con tre carrozze di mezza gala giunsero al palazzo di Montecitorio allle 10.45 e presero posto nella tribuna abitualmente destinata al corpo diplomatico, nella quale erano anche le dame di Corte.
Il principe di Napoli vestiva la uniforme di tenente del 5º reggimento fanteria e portava al collo le insegne dell'Ordine supremo dell'Annunziata.Il corteggio reale uscì dal Quirinale alle 10.45 e giunse a Montecitorio qualche minuto prima delle 11. Era composto di sei berline dorate ricchissime. Cinque di esse erano tirate da quattro cavalli: una precedeva; quattro seguivano la carrozza reale attaccata a sei cavalli, nella quale erano il re, il duca d'Aosta ed il duca di Genova.
Il disegno del nostro Paolocci raffigura il momento nel quale la carrozza reale si ferma davanti al padiglione eretto esternamente all'ingresso principale di Montecitorio.
Muovono incontro al re i presidenti delle due Camere, i ministri, e le deputazioni del Senato e della Camera estratte a sorte per ricevere Sua Maestà. Forma un quadrato davanti all'ingresso del palazzo, per trattenere la folla, la legione degli allievi carabinieri, e lo squadrone corazzieri guardie di S. M. che faceva parte del corteggio reale, si vede schierato facendo fronte al palazzo di Montecitorio, innanzi all'obelisco.
Le truppe della guarnigione ed alcuni battaglioni venuti dalle guarnigioni vicine facevano ala lungo lo stradale dal Quirinale a Montecitorio.
Nel percorrerlo, tanto nell'andare quanto al ritorno dalla seduta inaugurale, il Re la Regina ed il principe ereditario furono salutati con vive ed affettuose dimostrazioni di simpatia dalla folla, accalcata dovunque nonostante il tempo piovigginoso."
Il Discorso della Corona (dal numero 20 novembre)
"Ad alcuni pare troppo alto, e quasi millantatore; altri, e sono i più, si rallegrano di parole entusiastiche che sollevano gli animi e fanno battere il cuore d'ogni italiano.
Il discorso comincia col proclamare che « l'Italia forte delle sue armi, sicura nelle sue alleanze ed amica con tutti i Governi continua il suo corso ascendente; è nella famiglia dei grandi Stati ove va a paro coi primi, nè più teme il regresso »; termina col rinnovare la fede di Vittorio Emanuele negli « alti ideali », con la certezza che rimanendo « sulla via della libertà" non mancheranno all'Italia « con le simpatie de' popoli, i premi della fortuna ». Naturalmente anche nel discorso della Corona italiana « gli sforzi per la conservazione della pace » sono all'ordine del giorno; persino in Africa « le giuste armi" non si apprestano che mirando alla pace, « pace del forte ». Affettuosi, sentiti i saluti ai soldati e ai marinai. Quanto al programma della sessione..."
Alla presenza di Re Umberto I, si apre la III sezione della XVI legislatura al Parlamento:
"Il 28 gennaio n. s. si è aperta la III sessione della XVI legislatura con il consueto cerimoniale. Il nostro Paolocci ha illustrato anche questa volta due episodi della solennità, della quale altre volte egli ha riprodotto col disegno altre scene.
In uno dei disegni del nostro egregio corrispondente artistico vediamo la carrozza della Regina che, partita alle 10 1/2 dal Quirinale col principe ereditario, si avvia al palazzo di Montecitorio, traversando piazza Colonna rasente al palazzo Chigi, fra mezzo a due ali di truppa, formate da fanteria di linea e da allievi carabinieri. Il corteggio della Regina era composto di tre carrozze di mezza gala: nella prima erano il marchese Guiccioli e il capitano Franzini: nella seconda, che si vede nel nostro disegno, stavano la Regina, il principe ereditario, la marchesa ed il marchese di Villamarina. La scortava un drappello di corazzieri. Nella terza erano la duchessa di Sartirana, il colonnello Osio ed il maggiore Brancaccio di Carpino.
L'altro disegno ci presenta Re Umberto che seduto sotto il padiglione reale, eretto al posto del banco presidenziale, sta leggendo il discorso della Corona. In piedi alla sua destra, sui gradini del trono, sta il duca d'Aosta; a sinistra il duca di Genova. A piedi dei gradini si affollano i senatori e deputati componenti gli uffici di presidenza delle due Camere e le commissioni incaricate di ricevere S. M. all'ingresso di Montecitorio: vi sono i ministri, i sottosegretari di stato, i componenti delle case civili e militari del Re e dei principi, sole persone non appartenenti ai due rami del Parlamento alle quali sia concesso, in questa sola occasione, di entrare nell'aula.
Vi sono il generale Pasi, il conte Visone, il conte Giannotti, l'ammiraglio Accinni, il generale Abate, il colonnello Radicati, i tenenti colonnelli Costantini e De Sanctis, i commendatori Peruzzi e Brenda, il marchese Origo, il dottor Saglione.
L'onorevole Crispi è a sinistra del trono, presso ai gradini. Tocca a lui, come ministro dell'interno, presi gli ordini di Sua Maestà, di dichiarare aperta la sessione, dopo terminato il discorso reale.
A sinistra del trono, in alto nella tribuna destinata abitualmente al corpo diplomatico, hanno preso posto la Regina ed il principe ereditario col loro seguito. Nelle tribune dietro il trono, come in tutte le altre che non si scorgono nel disegno, v'è una vera folla di signore in toilettes elegantissime, dietro le quali fa capolino un'altra folla di signori in abito nero e cravatta bianca. Si sa che i posti disponibili sono 1500 circa: le richieste rivolte al solo ministero dell'interno furono più di 5000."
Manifestazioni di protesta di una folla di operai disoccupati, davanti alla sede del Ministero dell'Interno a Palazzo Braschi, che sfociano in saccheggi e scontri per le strade di Roma:
"Gli operai disoccupati avevano mandato alcuni loro delegati a palazzo Braschi. Il Fortis sottosegretario di Stato ebbe un colloquio con questi delegati la sera del 7 corrente: essi dovevano riferirne ai loro compagni alle 2 pom. del giorno seguente in piazza Cavour, nei prati di Castello.
Circa tremila operai si erano riuniti a quell'ora per sapere quale fosse la risposta del governo. Esaltati dai discorsi fatti mentre aspettavano i delegati, gli operai accolsero malamente il risultato delle pratiche fatte da quei loro colleghi.
Si mossero tutt'insieme gridando ed avviandosi verso il centro della città, dove dai prati di Castello si arriva direttamente in dieci minuti, passando il ponte di Ripetta, costruito da alcuni anni dove era l'antico Porto. Il ponte sbocca nella via di Ripetta della quale è molto più alto: per conseguenza vi sbocca da una parte per mezzo di una rampa, dall'altra per mezzo di una scalinata.
Arrivati in Ripetta e passando di fianco al palazzo Borghese, poi dalla piazza di San Lorenzo in Lucina, i dimostranti potevano trovarsi subito nel Corso e nelle vie principali che vi fanno capo. Infatti presero quella direzione, giacchè il passaggio del ponte fu loro impedito soltanto da un ispettore — il disgraziato Battirelli, vittima del ministro Crispi — e da 40 o 50 guardie di P. S. che egli potè raccogliere lì per lì quando gli fu dato l'ordine di recarsi a quel posto. La truppa arrivò e sbarrò il ponte — come si vede nel nostro disegno — quando i dimostranti già erano passati ed imperversavano nelle vie principali.
A piazza San Lorenzo in Lucina la massa dei dimostranti si disgregò in due o tre gruppi. Il principale si avviò per via Frattina, che sbocca nel Corso dirimpetto alla piazza qui sopra nominata, e va diritta a piazza di Spagna. In via Frattina vi sono molti negozi importanti.
Ebbero tutti le vetrine e i cristalli rotti. Giunto in piazza di Spagna il gruppo principale voltò a destra per via Due Macelli, dove fece gravi danni al "Grande Orfeo". Nella nostra doppia pagina anche questo episodio è reso con molta evidenza: l'edifizio d'aspetto grandioso e disadorno dirimpetto al Cafè Chantant danneggiato, è il Collegio di Propaganda; in fondo si scorge piazza di Spagna e la colonna dell'Immacolata.
Il gruppo principale continuò le sue devastazioni in via del Tritone, poi si avviò verso i quartieri alti portandovi lo spavento e finì per capitare in piazza dell'Esquilino fra due o tre compagnie di fanteria, che lo dispersero arrestando i riottosi alle intimazioni.
Un altro gruppo intanto erasi diretto per il Corso verso Montecitorio dove i deputati si trovavano adunati in seduta. Il piccolo distaccamento di truppa che fa il servizio di guardia, durante le sedute, fu ritirato in un cortile interno, mentre si mandavano a chiamare rinforzi. Il portone principale del palazzo fu chiuso per un quarto d'ora: il questore de Riseis rimase però sulla gradinata esterna al suo posto, potendovi esser necessaria la sua presenza.
Sopraggiunta altra truppa e fatte le intimazioni di legge, i dimostranti si persuasero ad andarsene, dirigendosi di fianco al Pantheon e per piazza della Minerva, verso il nuovo corso Vittorio Emanuele. Piombati sopra il negozio di chincaglierie dei fratelli Finocchi che ha sei grandi porte, unite fra loro da vetrine, nel tratto fra piazza del Gesù ed il teatro Argentina, spezzarono insegne, vetrine e quanti oggetti vi si contenevano.
L'aspetto di quelle turbe tumultuanti scatenate per le vie di Roma non era davvero rassicurante. Si compiacevano di maltrattare o spaventare chiunque incontravano, a piedi o in carrozza, gridando sempre. Fortunatamente avevano armi: si erano bensì provveduti di mezzi di distruzione rovesciando e depredando un carro di legna e portando via i badili ad alcuni spazzini municipali.
Non incontrarono in nessun luogo alcuna seria resistenza, mancando qualunque criterio direttivo nella repressione dei disordini. Si facevano correre carabinieri e guardie di P. S. in carrozzelle o botti nei punti più minacciati, ma vi giungevano quasi sempre quando la bufera era già passata. Tutto ciò continuò fino a dopo le 5 pomeridiane.
A quell'ora, fatti molti arresti e disperse le bande dei tumultuanti, ritornò un po' di calma nella città. Subito sbucarono fuori dai vicoli luridi e lontani gli stracciaroli, a far loro bottino dei rottami di cristalli dei quali in molte strade era addirittura ricoperto il selciato. Per quella sera i teatri e quasi tutti i caffè rimasero chiusi: Roma fu percorsa in tutte le direzioni da numerose pattuglie di truppa."
L'anarchico Frattini fa esplode una bomba presso Montecitorio. Vengono ferite sei persone:
"L'avvenimento della settimana è la bomba di Roma. Domenica sera, 18, mentre la piazza Colonna era gremita, scoppiò una bomba sull'angolo tra Montecitorio e il palazzo Chigi, ferendo più o meno gravemente sei persone, fra le quali un coraggioso carabiniere, il Ceccon, che aveva tentato di spegnere la miccia. Se quel carabiniere non avesse fermato la bomba che rotolava pel vicolo verso Piazza Colonna, è certo che le vittime si sarebbero contate a centinaia. "
"Il concerto di piazza Colonna è stato funestato da un fattaccio, come lo chiamano i giornali romani. Se ne parla a lungo nella Rivista politica; qui dirò soltanto che dopo lo scoppio la vastissima farmacia Ottoni, a Montecitorio, aveva l'aspetto di una ambulanza in giorno di battaglia. Parecchi medici erano intenti a dar le prime cure ai feriti che giungevano accompagnati e sorretti da pietosi cittadini. Il doloroso spettacolo destava raccapriccio.
Questo malaugurato incidente toglierà una parte del solito pubblico ai concerti di piazza Colonna dove si va per udir le note dei bombardoni e dei bombardini e non lo scoppio delle bombe. E pensare che questo era l'unico divertimento concesso, nelle serate d'estate, al buon pubblico romano, o, per meglio dire, a quella parte del pubblico romano che non può assentarsi dalla capitale!"
"È un anarchico anche quel tale che la questura di Roma crede abbia lanciato la bomba in Piazza Colonna; secondo le ultime notizie, il dubbio è ormai certezza. Il reo avrebbe confessato: esso si chiama Primo Frattini ed è d'Orvieto. Costui è il vero tipo di quegli spostati che nulla di buono essendo riusciti a fare nel mondo, accusano della loro miseria la Società. Oh! la Société! la Société! esclamava il personaggio di un antico vaudeville francese. Oggi, pur troppo, il vaudeville si è mutato in tragedia!
Primo Frattini ha fatto per breve tempo il soldato ed è stato condannato per insubordinazione; a Orvieto ha avuto un'altra condanna per oltraggio alla forza pubblica. Poi è passato al servizio di una levatrice, da ultimo esercitava la professione del mitingaio e scriveva opuscoli sconclusionati. Privo di qualsivoglia cultura, egli non possedeva che un repertorio di frasi raccolte nelle riunioni dei socialisti e degli anarchici. I suoi correligionari lo rinnegano e dicono di non averlo mai conosciuto, il che pare poco verosimile, trattandosi di un uomo che prendeva la parola in tutte le occasioni solenni.
Comunque sia, bisogna lasciare ai magistrati la cura di scoprire la verità. Intanto però qualche giornale incomincia a sostenere che il Frattini non ha mai avuto la testa a segno. E se l'autorità giudiziaria, come spesso avviene, indugerà un anno o sei mesi a fare il dibattimento, gli avvocati dimostreranno che l'accusato non è che un povero pazzo, e che la Società matrigna ha torto di volerlo tener responsabile delle sue azioni. Il carabiniere Cecon è ancora all'ospedale, ma sta meglio e potrà fra qualche tempo riprendere il suo servizio. Gli daranno probabilmente la medaglia al valor militare. Un giornale della capitale, dopo aver riferito questa notizia, aggiunge che il carabiniere Cecon è nato colla camicia! Sta a vedere che si dovrà dare la medaglia al Frattini, anziché al carabiniere."
Esplode la polveriera del forte Portuense a Vigna Pia. Al momento dello scoppio, conteneva un quantitativo di esplosivo maggiore rispetto al consentito: 285 mila chilogrammi (rispetto ai 233 previsti). Le cause dello scoppio sono incerte. Danni ingenti nel vicino Istituto di Vigna Pia; nella basilica di San Paolo, si frantumarono le nuove vetrate delle navate esterne; nella chiesa di Santa Passera crolla il muro di destra; nella chiesa di Sant'Ignazio, si squarcia la tela della finta cupola; nella chiesa di Santa Maria della Luce a Trastevere viene danneggiata gravemente la cupola; nei Palazzi Montecitorio e Madama, oltre alle vetrate frantumate, si scoprirono delle crepe che compromettevano le strutture:
"Sullo spavento di Roma all'alba di giovedì 23 aprile, parla più sopra il Dottor Vertua. Qui diamo alcuni particolari di fatto.
La polveriera era fuori di Porta Portese, nel forte omonimo. L'edificio, costruito solidamente, tutto in travertino, e che consisteva in un solo corpo di fabbricato a due piani, uno dei quali era il laboratorio pirotecnico e l'altro il deposito de' materiali, rovinava in una voragine. La polveriera, di forma circolare, trovavasi in fondo a una valletta detta Pozzo Pantaleo, circondato da colline alte quasi cento metri; e confinava colla Vigna Pia, il podere-modello fondato da Pio IX. Quel sotterraneo non aveva comunicazione coll'esterno ed era sempre gelosamente chiuso. L'ingresso nella polveriera non era permesso che ai soldati di guardia e agli operai addetti al laboratorio. Nessun altro poteva penetrarvi, se non munito d'un ordine speciale del Comando.
Com'era avvenuta, adunque, la catastrofe?...
Alle ore 3 del giorno avanti, il laboratorio fu chiuso. Gli operai e gli uffiziali, a questo addetti, tornarono in città, e la custodia dell'edificio rimase, come sempre, affidata ai soldati di guardia: un picchetto del 12.º reggimento bersaglieri.
Durante la notte, nessun incidente. La guardia aveva funzionato colla solita regolarità, senza nulla avvertire di straordinario. Alle ore 6, il caporale Cattaneo montò la guardia alla polveriera con sei uomini.
Verso le 6 e 20 minuti, la sentinella udì come uno scoppiettio sotterraneo, e ne avvertì il caporale Cattaneo. Questi mandò un soldato ad avvisare il tenente Odoardo Gabrielli del 12º reggimento bersaglieri, che alloggiava nel forte appresso. Il Gabrielli si diresse allora correndo alla polveriera; e, in quel momento stesso, passava dinanzi alla polveriera, accompagnato dall'assistente De Romanis, il capitano del genio Spaccamela, il notissimo inventore dei fortini adottati in Africa, il quale, udito lo scoppiettio, dubitando questo potesse provenire dall'accensione di qualche cartuccia nei sotterranei, fece per entrare precipitosamente nella polveriera, domandando conto di quei rumori ai soldati di guardia. Ma le chiavi della polveriera le aveva il tenente d'artiglieria, custode del forte, allora assente. Lo Spaccamela non ebbe più dubbi della imminente catastrofe; s'inerpicò sul muro circondante la polveriera e da quel posto comprese subito di che si trattasse. Non c'era tempo da perdere.
'Fuggite, fuggite!' gridò subito ai soldati 'la polveriera sta per scoppiare. Fuggite in tutte le direzioni; avvertite i passanti e gli abitanti delle case vicine. Non c'è da perdere un momento!'. E solo quando a forza cacciò via i soldati e quando fu sicuro che nessuno dei soldati era più sul posto, il capitano Pio Spaccamela si allontanò dalla polveriera, insieme al De Romanis e al Gabrielli.
Dopo diciotto minuti circa, avvenne lo scoppio spaventoso, la rovina, la voragine. Dugentosessantaquattro mila chilogrammi di polvere e cartuccie e altre munizioni esplosero. Tre casupole, che sorgevano a pochi passi dalla polveriera, e nelle quali abitavano poche persone fuggite in tempo per l'avvertimento dei soldati, rovinarono anch'esse in un lampo. Altre casupole lungo lo stradale Portuense, e altre molte disseminate per la contrada della Vigna Pia, divennero un mucchio di macerie o son rimaste malconcie, inservibili. La polveriera era circondata da vigne ricchissime: di tutto questo, nulla esiste più. Nemmeno puoi trovare una traccia dell'edificio della polveriera, ch'era pure un grosso fabbricato. Sul luogo del disastro, non rimasero che rottami di botti, di scatole, ed altri legnami carbonizzati: il terreno è abbruciacchiato tutto. Pietre, tegole, travi, tutto è stato lanciato a distanze inverosimili.
Il capitano Spaccamela, all'eroismo del quale si deve se disastri maggiori non sono avvenuti, si trovava nel momento dell'esplosione, a circa trecento metri di distanza dalla polveriera, e fu ferito in testa e nel petto da una grossa pietra, che lo fece cadere per terra, tra le macerie, la polvere, privo di sensi. Dei bersaglieri di guardia due soli rimasero feriti: il caporale Cattaneo di Torino ventiduenne e l'appuntato Consesatto. Il Cattaneo rimase ferito così gravemente a una gamba che dovettero amputargliela. Durante l'operazione, si contenne da forte; non volle essere nemmeno cloroformizzato.
Un soldato veneto, che era di guardia alla polveriera prima dello scoppio, ubbidì al comando di allontanarsi, ma avvenuto lo scoppio, ed essendo rimasto incolume, fatti pochi metri, retrocesse e riprese tra le rovine il suo posto.
Alle otto, cominciarono i primi soccorsi. Il fragore chiamò sul luogo numerose autorità. I vigili e i soldati del Genio sgombravano le macerie fumanti dove si temeva fossero rimasti dei sepolti e demolivano i muri pericolosi; mentre tutti gli sbocchi erano militarmente occupati per allontanare i curiosi accorsi in folla enorme in vettura, a piedi. Numerosi proiettili d'artiglieria, la maggior parte de' quali inesplosi, stavano seminati nel largo perimetro dell'esplosione: i soldati d'artiglieria ne raccolsero in gran numero; ma parecchi andarono nelle tasche dei monelli.
I militi di tutte le Croci, accorsero, pronti con attrezzi, barelle e buon numero di sanitari... Ma già, ecco, comincia l'esodo doloroso dei feriti. Il momento è commoventissimo... Acclamato dalla folla, con una dimostrazione grandiosa, imponente, e da evviva ripercotentisi nelle alture, re Umberto giunge prima ancora di molte autorità.
Alla presenza del Re, vengono estratti dalle macerie varii feriti, in istato compassionevole. S. M. è commosso. Incuora i soldati nel lavoro di salvataggio; si accosta premuroso ai feriti prendendoli per mano e confortandoli con parole d'affetto. S'imbatté in alcuni soldati che si dispongono a collocare in una vettura il capitano Spaccamela; e li invita a deporre l'eroico ufficiale nella propria carrozza.
Il Re si reca a Vigna Pia, dove c'è una colonia agricola di ragazzi guidata da frati, e dove una parte del fabbricato è caduto. Dei cento e più ragazzi raccolti, venti sono feriti, ma per fortuna non gravemente. Umberto vuol vedere i piccini, li accarezza, li consola, li fa collocare in una camera a parte. Una popolana ventenne è trovata in un campo, tutta insanguinata alla testa, dove è stata colpita da una pietra. Il Re discende per un pendio pericoloso e vuol vederla, la incoraggia, la raccomanda ai portatori. Altre donne vanno incontro a Sua Maestà piangendo: 'Siamo rimaste senza casa!'. E il Re: 'Provvederò: non abbiate timore!'. Un vecchio era rimasto quasi sepolto in un sottoscala profondo, e geme chiamando aiuto. Un giovanotto, certo Andrea Bruschi, romano, scalpellino, si lancia in suo aiuto senza badare al pericolo cui si espone, scendendo in quel trabocchetto. Il Re lo ferma, prendendolo per braccio, si fa dare una corda e la lega alla cintola con un nodo scorsoio e, continuando a tenere egli stesso la corda, gli raccomanda di calarsi laggiù con la massima circospezione. Il Bruschi, aiutato dal Re, può così trar fuori il vecchio sano e salvo.
Solo alle 10 e un quarto il Re lascia il luogo del disastro. Scende dalla collina di Vigna Pia per i campi, seguito da una immensa folla plaudente e si dirige verso il primo cavalcavia della stazione di Trastevere dove lo attende la sua vettura. La folla cresce, cresce; ripete l'acclamazione più affettuosa, più viva. L'entusiasmo per il Re non si può descrivere. In mezzo a continue acclamazioni, la carrozza reale, procedendo al passo, giunge fino a Porta Portese, donde si dirige immediatamente al Quirinale. Il Re ha alla sua sinistra il duca degli Abruzzi.
Le premure pietose del sovrano temprano la triste impressione della sventura. Per miracolo, il numero delle vittime umane non fu considerevole. Solo quattro furono i morti: fra i quali l'assistente del Genio Civile Enrico De Romanis, di trentadue anni, e un fraticello della Vigna Pia, Stefano Ponti.
I feriti superano i quattrocento, ma la massima parte senza gravità. E più che nelle vicinanze dello scoppio, furono feriti a distanza, nella stessa Roma, dal crollare delle case, e soprattutto dai vetri rotti. Duecento dei feriti vennero subito ricoverati negli ospedali di San Gallicano, di San Giacomo, della Consolazione e di San Spirito.
Appena giungono, s'innalza un lamento di pietà, misto alle grida e ai pianti dei sofferenti. La lugubre scena schianta il cuore. Par di essere all'ambulanza di un campo di battaglia: teste rotte, gambe spezzate, ferite grondanti sangue, e dovunque dottori, suore, guardie e infermieri. Di fuori, è tanto l'agglomeramento della folla, che deve esser messo un cordone di truppa. Il Re, accompagnato dal generale Terzaghi e dal comm. Rattazzi, si reca, alle 5 e un quarto, all'ospedale della Consolazione; e vuol subito vedere il capitano Spaccamela, che versa in stato talmente grave da far temere prossima la fine. Il ferito non riconosce il Re, che gli rivolge amorosamente la parola, vivamente commosso. (Fortunatamente le ultime notizie affermano che ogni pericolo è scomparso: la robustezza e la giovinezza dell'eroico capitano 'ha 35 anni' lo hanno salvato.)
Sua Maestà la Regina si reca a visitare più tardi il riparto delle ferite, e il cardinale vicario Parrocchi i ragazzi della Vigna Pia che dipende dal Vaticano. Par certo che la causa sia affatto fortuita; probabilmente tutte tre le inchieste che sono in corso non riusciranno a scoprirla.
I danni ammontano a cifre enormi. Al Campidoglio non è rimasto neppur un vetro. Al Quirinale, i vetri di tutte le finestre e moltissimi specchi in frantumi; così pure in Vaticano, i vetri delle gallerie e delle logge, i vetri dipinti della Biblioteca e del Museo, i cristalli interni della scala regia regalati dal re di Baviera. In San Pietro, un vero flagello: rotto il gran dipinto su vetro rappresentante il Padre Eterno; rotti tutti i vetri della cupola. In San Paolo, altri danni: mosaici sconnessi, cristalli spezzati: la basilica è chiusa. Ogni chiesa lamenta gli effetti della catastrofe tremenda, il cui rimbombo si è sentito persino a Caserta. Il danno patito dal Governo ammonta a tre milioni. L'ufficio edilizio municipale verifica che ottantotto case a Roma sono pericolanti; si fanno sloggiare, si puntellano, ma qualche muro è già caduto.
LE OSSERVAZIONI DEL PROFESSOR TACCHINI.
Il direttore dell'Osservatorio del Collegio Romano, fece alcune interessanti osservazioni circa i fenomeni prodotti dallo scoppio. Egli dice che vi furono due effetti: pressione nell'aria e agitazione tellurica. La pressione dell'aria fu grandissima per l'enorme quantità di gas sviluppatosi. Questa pressione dell'aria ha poi agito in tutti i sensi ed è perciò che si sono spezzati così i vetri che erano in posizione verticale, come quelli posti orizzontalmente.
L'azione dello scoppio sulla colonna barometrica si dimostrò con un abbassamento fra i 15 e i 16 millimetri: questo fenomeno spiegato popolarmente equivale all'azione di una forza, che avesse in un attimo prodotto una variazione di peso di circa 240 000 chilogrammi su ogni metro quadrato di superficie.
Il prof. Tacchini afferma che l'azione dello scoppio si dimostrò nel sismografo come una scossa di terremoto, e che anche a Rocca di Papa, ove è la stazione sismica, si ebbero dei vetri rotti.
La polveriera delle macerie e i granelli non abbruciati di polvere pirica furono trasportati a grandissima distanza. Il vento che dapprima spirava da ponente subì una variazione mettendosi a scirocco. Nel luogo ove era la polveriera non rimane più che un grande avvallamento come un cratere, che misura cento metri circa di diametro.
"
Sono stati ricuperati fra le terre: due pezzi di lamina in bronzo dorato; un piccolo manico di vaso in bronzo; una borchia d’osso; una ciotoletta di terracotta; ed una lucerna fittile ordinaria, col bollo VIBIANI.
Giuseppe Gatti.
Caldo eccessivo nella Sala del Parlamento. Negli ultimi giorni di lavori prima della pausa estiva, è necsessario innaffiare la cupola per portare refrigerio:
"È l'ultima seduta, e il caldo infuria. I deputati sbuffano come piroscafi e si fanno' fresco coi ventagli come signore. Il presidente Zanardelli ha ricevuto dai giornalisti un ventaglio d'onore. Il grande Incernaio, infiammato dal sole, pare il grande coperchio della caldaia delle streghe di Macbeth... che non ne aveva.
Gli operai inaffiatori, salendo lassù, su scale più pericolose di quelle del potere, arrischiano l'osso del collo per donare un po' di refrigerio agli onorevoli, ansanti, sudanti, sfiniti, e che non vedono lora di cacciarsi in un treno e andarsene in riva al mare, a un lago, a una laguna, in qualche vasca di stabilimento balneare.
Quei lunghi getti d'acqua, che fragorosamente inondano ì cristalli del Incernaio, par che gridino: chiusura! chiusura! E la Camera s'è chiusa sabato 8 luglio."
Il comitato parlamentare alla Camera dei deputati concluse i lavori con la relazione sull'inchiesta bancaria. Il giorno successivo Giolitti annuncia le dimissioni del Governo.
Una bomba, destinata all'aula della Camera, scoppia sotto una finestra del Palazzo di Montecitorio, provocando 2 morti. L'attentato è una reazione ai provvedimenti contro i fatti di Sicilia.
A causa della ristrettezze del bilancio, si decide di mantenere a il palazzo di Montecitorio a sede dello rappresentanza nazionale, costruendo una nuova aula e sistemando in modo stabile e definitivo i locali occorrenti. Una nuova Commissione, nominata dall'onorevole Zanardelli, riceve l'incarico di esaminare i diversi progetti. Sono chiamati a farne parte gli onorevoli Colombo, Biscaxetti, Celli, Panzacchi e gli architetti Luca Beltrami, Pisanti, e Schioppa. La Commissione valuta quattro progetti più meritevoli: quelli dell'architetto Moretti di Milano, Kock-Marchesi-Mengarini, e Cirilli-Passerini entrambi di Roma, e degl'ingegneri Talamo e Mannajuolo di Napoli. Avendo peraltro riscontrate in ciascuno delle mende, concluse di bandire un nuovo concorso fra i quattro prescelti.
La Commissione preposta a valutare il progetto per la sistemazione del palazzo di Montecitorio a sede dello rappresentanza nazionale, sceglie a maggioranza il progetto presentato degl'ingegneri Talamo e Mannajuolo.
Gli ingegneri Rocco, Biglieri e Arnaud incaricati di esaminare la vecchia aula di Montecitorio "trovano che i montanti esterni in legname, per la loro vecchiezza, sono tarlati e fradici, în guisa che varie tribune, sorrette parzialmente da quei montanti, non possono sopportare che un carico limitato. E trovarono ancora che le centine, costituiscono la parte maggiormente danneggiata di tutto lo scheletro dell'aula. Esse sono per due terzi o marcite o molto tarlate nelle membrature e si deve ritenere che presentino tale grave pericolo da escludere la sicurezza della volta dell'aula. In altri termini, il lucernario famoso, minacciava di rovinare sulla testa degli onorevoli. Onde l'aula fu chiusa in fretta e in furia agli onorevoli e a tutti quanti, ad aula provvisoria, per le sedute della Camera, fu scelto il salone di lettura posto al primo piano dello stesso palazzo di Montecitorio, salone il più vasto dopo l'aula pericolante. In meno di venti giorni, îl salone fu ridotto ad aula delle sedute e rimarrà, finchè l'aula nuova, deliberata fin dal 30 aprile scorso."
Alla vigilia della riapertura della Camera dei deputati, terminano le demolizioni delle strutture della vecchia Camera (ormai degradate) e comincia la costruzioni della nuova auletta.
A via della Missione, vengono completati i lavori dell'Aula provvisoria per la Camera dei Deputati.
Giuramento del nuovo Re Vittorio Emanuele III in Parlamento.
La Camera approva il progetto dell'architetto Basile, per far sorgere in continuazione del palazzo Innocenziano a Montecitorio, il nuovo Palazzo del Parlamento.
Con la legge n. 293, la Camera stanzia i fondi necessari all'ampliamento del Palazzo di Montecitorio, realizzando (secondo il progetto approvato dell'architetto Basile) in continuazione del palazzo Innocenziano a Montecitorio, la nuova camera del Parlamento.
Proseguono attivamente lavori per far sorgere in continuazione del palazzo Innocenziano a Montecitorio, il nuovo Palazzo del Parlamento progettato dall'Architetto Basile. "Le espropriazioni, in Via della Missione (dove era la tipografia della Camera), in Via dell'Impresa, in via dello Sdrucciolo, in Via delle Vignacce, sul Corso (con l'espropriazione e demolizione del palazzo Theodoli), sull'angolo settentrionale del palazzo Chigi, sul fianco del palazzo Levera, nel palazzone dove è l'Olympia, hanno portato in lungo e non sarà cosa facile. nè breve rettificare i notevoli dislivelli delle adiacenti strade. Si è sinora asportata una massa di terra di almeno 60000 metri cubi e nel cavo immenso si lavora giorno e notte per le fondazioni del nuovo grande edificio, per le quali sono già stati esegniti diecimila metri cubi di muratura, di cui 7000 sotto il livello ordinario delle acque, applicandosi all'uopo i cassoni ad aria compressa, come si è fatto per i muraglioni del Tevere.
Salvo circostanze sfavorevoli Straordinarie, fra un anno potranno essere completate le fondazioni e sopraelevati tutti i muri fino al livello del piano basamentale.
Contemporaneamente procedonoi lavori attinenti alle sistemazioni delle zone circostanti al nuovo palazzo."
La Camera dei deputati si riunisce per la prima volta nella nuova Aula di Palazzo Montecitorio.
Nell'ufficio di Enrico De Nicola , Presidente della Camera di Montecitorio, viene stretto il Patto di pacificazione da Tito Zaniboni e Giacomo Acerbo, rappresentante degli schieramenti socialisti e fascisti.
Durante la prima riunione del Gran Consiglio del fascismo, allo scopo di trasformare le squadre d'azione in un vero e proprio corpo di forza armata, istituiscono la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale: "La Camera si è riaperta senza presentare l'imponente aspetto delle altre riprese parlament.iri. Ma in Piazza Montecitot c'è stato però molto movimento non essendo mancata una nota esterna, di viva curiosità. Il solenne debutto, cioè, della Milizia per la sicurezza nazionale. I militi, in tenuta grigio-verde all'alpina e camicia nera, armati di moschetto, formavano col loro schieramento un reticolato che andava dall'estremo limite di Piazza Montecitorio al centro di Piazza Colonna. La folla, ammassata dietro i cordoni. ha seguito con fervoroso interesse tutti i movimenti della caratteristica milizia, sottolineando il passaggio attraverso lo sbarramento dei deputati più noti. Quando fu annunciato l'arrivo del Duce, con tre squilli di tromba, la coorte fascista presentò le armi e gli ufficiali comandanti di plotone salutarono, romanamente, alzando il braccio, mentre la banda intonava con festosità il canto Giovinezza, giovinezza. La prima giornata della ripresa parlamentare si è aperta coll'annuncio del fidanzamento di S. A. R. la principessa Jolanda. Tutti i deputati si sono alzati ad applaudire meno l'unico socialista presente : l'on. Bellotti (gli altri socialisti entrarono alla spiccialata appena finita la manifestazione dinastica). Dopo, Mussolini ha pronunciato un breve discorso metttendo in rilievo lo spirito con cui l'Italia aderisce alla limitazione degli armamenti: e la discussione si chiuse con l'approvazione delle convenzioni stipulate a Washington. All'uscita il Capo del Governo ha passato in rivista le squadre della Milizia Nazionale fra l'entusiasmo della folla ch'era rimasta fuori in attesa."
In occasione del XX aniversario della Fondazione dei Fasci littori, la Camera dei Fasci e delle Corporazioni si insedia a palazzo di Montecitorio, sostituendo la Camera dei deputati. Discorso della Corona di Vittorio Emanuele III.
Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano, subisce un attentato. Alle 11,30 mentre usciva da Montecitorio da via della Missione (dove si trova un’uscita secondaria della Camera) in compagnia di Nilde Iotti, viene colpito da tre colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata. L'autore dell'attentato è Antonio Pallante, un giovane studente fortemente anticomunista. Togliatti viene portato di urgenza al Policlinico di Roma, dove viene operato dal chirurgo Pietro Valdoni.
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Residenti famosi
Gruppi e Istituzioni
Casati e Famiglie
Stampe antiche1926
Progetto dell'architetto Brasini per Piazza Colonna
1926
II Progetto Brasini per il Foro Mussolini
1914
Discorso di Salandra alla Camera
L'Illustrazione Italiana 1914
1912
Aldo Molinari
Acclamazioni popolari per l'annessione della Libia
L'Illustrazione Italiana 1912
1912
Aldo Molinari
Giolitti legge il decreto di annessione della Libia
L'Illustrazione Italiana 1912
1910
Il Nuovo palazzo del Parlamento italiano
L'Illustrazione Italiana 1910
1909
Dante Paolocci
La caduta del Ministero Giolitti
L'Illustrazione Italiana 1909
1908
Il Nuovo palazzo del Parlamento
L'Illustrazione Italiana 1908
1907
Scavi per il nuovo Palazzo del Parlamento
Notizie degli scavi di antichità
1904
Dante Paolocci
Discorso della Corona all'inaugurazione della XXII Legislatura
L'Illustrazione Italiana 1904
1904
Dante Paolocci
La regina Elena all'inaugurazione della XXII Legislatura
L'Illustrazione Italiana 1904
1901
Dante Paolocci
Sala dei busti a Montecitorio
L'Illustrazione Italiana 1901
1900
Dante Paolocci
Demolizioni della Vecchia Camera
L'Illustrazione Italiana 1900
1900
Inaugurazione del monumento a Carlo Alberto
L'Illustrazione Italiana 1900
1900
Il Presidente Colombo scioglie la seduta della Camera
L'Illustrazione Italiana 1900
1900
Dante Paolocci
Lavori della Nuova Aula della Camera
L'Illustrazione Italiana 1900
1900
Dante Paolocci
La Nuova Aula della Camera dei Deputati
L'Illustrazione Italiana 1900
1899
Dante Paolocci
La Futura Aula di Montecitorio
L'Illustrazione Italiana 1899
1898
Dante Paolocci
Inaugurazione della II sezione della XX Legislatura
L'Illustrazione Italiana 1898
1897
Dante Paolocci
Il Caldo alla Camera
L'Illustrazione Italiana 1897
1897
Dante Paolocci
Seduta serale della Camera dei Deputati
L'Illustrazione Italiana 1897
1896
Dante Paolocci
Camera dei deputati prima delle dimissioni di Crispi
L'Illustrazione Italiana 1896
1895
Dante Paolocci
Inaugurazione della XIX Legislatura
L'Illustrazione Italiana 1895
1895
Dante Paolocci
Ultime sedute della Camera
L'Illustrazione Italiana 1895
1894
Dante Paolocci
Scoppio di una Bomba a Montecitorio
L'Illustrazione Italiana 1894
1894
Dante Paolocci
L'Ultima seduta della Camera
L'Illustrazione Italiana 1894
1894
Dante Paolocci
L'Inaugurazione del parlamento
L'Illustrazione Italiana 1894
1893
Dante Paolocci
Innaffiamento della cupola di Montecitorio
L'Illustrazione Italiana 1893
1893
Dante Paolocci
Relazione parlamentare sull'inchiesta bancaria
L'Illustrazione Italiana 1893
1893
Dante Paolocci
Intervento sulle Banche alla Camera dei Deputati
L'Illustrazione Italiana 1893
1892
Dante Paolocci
L'inaugurazione della XVIII Legislatura
L'Illustrazione Italiana 1892
1892
Dante Paolocci
L'inaugurazione della XVIII Legislatura
L'Illustrazione Italiana 1892
1891
Dante Paolocci
Uscita dei Deputati dalla Camera
L'Illustrazione Italiana 1891
1891
Dante Paolocci
La Caduta di Crispi
L'Illustrazione Italiana 1891
1890
Dante Paolocci
Inaugurazione della XVII Legislatura e giuramento del principe di Savoia
L'Illustrazione Italiana 1890
1889
Dante Paolocci
Discorso della Corona all'apertura del Parlamento
L'Illustrazione Italiana 1889
1889
Dante Paolocci
Seduta del 14 Febbraio 1889 a Montecitorio
L'Illustrazione Italiana 1889
1889
Dante Paolocci
Corteggio reale per l'Apertura delle Camere
L'Illustrazione Italiana 1889
1887
Dante Paolocci
Seduta notturna alla Camera dei Deputati
L'Illustrazione Italiana 1887
1887
Dante Paolocci
La seduta è finita
L'Illustrazione Italiana 1887
1887
Dante Paolocci
Dimostrazioni davanti alla Camera dei Deputati
L'Illustrazione Italiana 1887
1887
Dante Paolocci
Apertura della XVI Legislatura del Parlamento
L'Illustrazione Italiana 1887
1886
Dante Paolocci
Il Presidente alla Camera dei Deputati
L'Illustrazione Italiana 1886
1886
Nuovo ascensore a Palazzo di Montecitorio
L'Illustrazione Italiana 1886
1885
Dante Paolocci
Il Parlamento dalle Tribune
L'Illustrazione Italiana 1885
1885
Dante Paolocci
Sala di Lettura nel Parlamento
L'Illustrazione Italiana 1885
1883
Dante Paolocci
Discussione durante la legge del Giuramento
L'Illustrazione Italiana 1883
1882
Dante Paolocci
Dimostrazione al Parlamento per la Morte di Garibaldi
L'Illustrazione Italiana 1882
1882
Dante Paolocci
Inaugurazione della XV legislatura
L'Illustrazione Italiana 1882
1880
Dante Paolocci
Peristilio della Camera dei Deputati
L'Illustrazione Italiana 1880
1880
Dante Paolocci
Apertura del Parlamento
L'Illustrazione Italiana 1880
1880
Dante Paolocci
Apertura del Parlamento
L'Illustrazione Italiana 1880
1879
Dante Paolocci
Seduta della Camera dei Deputati
L'Illustrazione Italiana 1879
1878
Dante Paolocci
Camera dei Deputati durante la seduta reale del giuramento
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
Re Umberto giura davanti al Parlamento
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
La seduta dell'11 Dicembre. Dopo il voto
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
A Montecitorio
L'Illustrazione Italiana 1878
1876
Dante Paolocci
Apertura del parlamento
L'Illustrazione Italiana 1876
1874
Re Vittorio Emanuele apre il parlamento italiano
L'Illustrazione popolare
1851
Monte Citorio
Principali monumenti di Roma e sue vicinanze
1847
Domenico Amici
Obelisco Campense
Raccolta delle vedute dei Contorni di Roma
1835
Giovanni Battista Cipriani
Curia Innocenziana
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1835
Giovanni Battista Cipriani
Curia Innocenziana
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1828
Luigi Rossini
Veduta del Cortile della Curia innocenziana
I monumenti più interessanti di Roma
1823
Luigi Rossini
Veduta della colonna Antonina
Raccolta delle più interessanti vedute di Roma antica
1823
Luigi Rossini
Veduta della Colonna Antonina
Raccolta delle piu interessanti vedute di Roma antica
1823
Antoine Jean Baptiste Thomas
Venditore di cocomeri in piazza Colonna
Un an à Rome et dans ses environs
1821
George Ledwell Taylor
Antonine Column
Architectural Antiquities of Rome
1818
Pietro Parboni
Colonna Antonina
Raccolta de monumenti più celebri di Roma antica
1817
Giovanni Battista Cipriani
Colonna di Marco Aurelio a Piazza Colonna
Degli Edifici Antichi e Moderni di Roma
1817
Giovanni Battista Cipriani
Obelisco solare di Augusto a piazza di Monte Citorio
Degli Edifici Antichi e Moderni di Roma
1804
Angelo Uggeri
Pianta della Curia Innocenziana
Giornate pittoriche degli edifici di Roma Antica e de suoi contorni
1804
Il Carnevale a Piazza Colonna
1799
Giovanni Battista Cipriani
Pianta della Curia Innocenziana
Vedute principali e più interessanti di Roma
1799
Giovanni Battista Cipriani
Palazzo di Monte Citorio
Vedute principali e più interessanti di Roma
1798
Charles Percier e Pierre Fontaine
Plan de la Curia Innocenziana
Palais, maisons et autres édifices modernés, dessinés à Rome
1786
Giuseppe Vasi
Veduta di Piazza Monte Citorio
Raccolta delle più belle vedute antiche, e moderne di Roma
1774
Giovan Battista Piranesi
Situazione antica della Colonna dell'Apoteosi di Antonino, e Faustina
Colonna Antonina
1774
Pierre Adrien Paris
Plan du palais de Monte Citorio
Études d'Architecture faites en Italie
1765
Domenico Montaigù
Veduta di Piazza Colonna
Vedute delle quattro principali basiliche e monumenti di Roma nel XVIII secolo
1764
Prospectus magnae curiae Innocentianae Romae
1761
Domenico Montaigù
Veduta di Piazza Colonna
Nuova raccolta delle più belle Vedute di Roma
1756
Giovan Battista Piranesi
Colonna Antonina in piazza Colonna
Le Antichità Romane - Tomo I
1752
Giuseppe Vasi
Piazza Colonna
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro II
1752
Giuseppe Vasi
Piazza di Montecitorio
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro II
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta della Gran Curia Innocenziana
Vedute di Roma
1745
Lotteria in Piazza di Montecitorio
1745
Curia innocenziana
Roma antica, e moderna
1739
Nuova fabbrica incontro la Curia innocenziana
Novo teatro delle fabriche et edifici fatte fare in Roma sotto Papa Clemente XII
1725
Fioravante Martinelli
Curia innocenziana nel Monte Citorio
Roma ricercata nel suo sito
1707
Francesco Posterla
Curia Innocenziana
Roma, sacra e moderna
1705
Pieter Schenk
Columna imp. Antonini Pii
Roma aeterna
1705
Scenographia Machinae
1702
Alessandro Specchi
Curia Innocenziana
Studio d'architettura civile
1702
Alessandro Specchi
Finestra della Curia Innocenziana
Studio d'architettura civile
1702
Fioravante Martinelli
Colonna Antonina
Roma ricercata nel suo sito
1702
Fioravante Martinelli
Monte Citorio
Roma ricercata nel suo sito
1699
Alessandro Specchi
Prospetto della Metà del dIdentro della Curia romana
Nuovo Teatro delle Fabbriche et Edificii sotto Papa Innocenzo XII
1699
Alessandro Specchi
Prospetto e veduta del palazzo della curia romana
Nuovo Teatro delle Fabbriche et Edificii sotto Papa Innocenzo XII
1697
Pompilio Totti
Curia Innocenziana
Ritratto di Roma moderna
1697
Pietro Santi Bartoli
Colonna Antonina
Gli antichi sepolcri overo mausolei romani et etruschi trovati in Roma e altri luoghi celebri
1695
Alessandro Specchi
Prospetto del Palazzo della Curia Innocenziana
1695
Alessandro Specchi
Cortile del Palazzo della Curia Innocenziana
1690
Tiburzio Vergelli
Fontana nella Piazza Colonna
Le fontane publiche delle piazze di Roma
1666
Lievin Cruyl
Prospectus Columnae Antonini Pii Imp.
Prospectus Locurum Urbis Romae Insignium
1665
Giovan Battista Falda
Piazza Colonna
Nuovo Teatro delle Fabbriche, et edificii sotto Papa Alessandro VII
1665
Giovan Battista Falda
Altra veduta di Piazza Colonna
Nuovo Teatro delle Fabbriche, et edificii sotto Papa Alessandro VII