Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 1973
CronologiaSecondo la Passio Sancti Sebastiani, nell'ippodromo del Palatino, per ordine di Diocleziano, San Sebastiano viene martirizzato con la flagellazione. Il suo corpo viene poi gettato nella Cloaca Maxima. Il corpo viene raccolto sul Tevere dalla matrona Lucina, che lo trasporta sino alle catacombe sulla via Appia.
Col giorno 8 dello stesso mese di aprile si pose mano ai lavori per liberare dalle terre l'area dello Stadio Palatino, durante i quali si ebbero finora i seguenti rinvenimenti: Marmo. Un fregio di cornice lungo met. 0,40, alto met. 0,10: altro scanalato lungo met. 0,34, alto met. 0,18; altro giallo venato lungo met. 0,20, alto met. 0,15. Venticinque piccoli frammenti; un avanzo di piccola colonna di porfido in parte scheggiata alto met. 0,12, largo met. 0,23; un avanzo di pavimento in musaico alto met. 1,00, largo met. 0,75; altro simile alto met. 0,52, largo met. 0,60. Bronzo. Una moneta di modulo medio.
Giuseppe Fiorelli.
Gli sterri dello stadio palatino rimisero a nudo alcuni ruderi, facendo note particolarità topografiche di quell'edificio, di cui ci manca ogni notizia da parte degli scrittori. Nel lato verso la casa di Augusto si videro addossati al muro otto pilastri, e presso la parte curvilinea dal lato del Circo Massimo si scoprirono al proprio posto quattro basi marmoree di ordine corinzio, di perfetta conservazione.
Gli oggetti raccolti tra gli scarichi furono i seguenti:
Marmo. Un fregio di cornice di giallo venato rosino, lungo met. 0,20, alto met. 0,18; otto frammenti simili di minori proporzioni; quarantatre piccoli frammenti di porfido; trentuno pezzi di serpentino; ventinove di colonne di cipollino, il maggiore dei quali lungo met. 0,85, largo met. 0,50; trentadue di portasanta per rivestimento di colonne a scanalatura piena; due di colonna di pavonazzetto a scanalatura vuota; pezzo di cornice in alabastro; piccolo capitello lungo met. 0,56, largo met. 0,28, alto met. 0,27; pezzo di cornice in rosso antico; testa virile, sfregiata nel mento, forse ritratto imperiale; occipite di una statua muliebre; residuo di cornice alto met. 0,59, largo met. 0,55, in cui si legge il seguente avanzo di epigrafe onoraria al prefetto di Roma Florentino (395-397 e. v.).
Terracotta. Testa di un piccolo simulacro di vitello lunga mill. 55, mancante delle corna e delle orecchie; frammento con rappresentanza di un cigno; altro simile OMNIPOTENTI S DOCTISSIM TM FLORENT VR MAXIM con Pegaso; mattoni col noto bollo: OFFSRFMARCI, ed altro con bollo edito dal Fabretti, p. 513, n. 184: OPV DOL EPAGATH TI CLAVDI QVINQVASER
Bronzo. Due piccoli perni; una moneta di piccolo modulo.
Ferro. Un rastrello; un piccolo piccone.
Osso. Piccola stecca con ornati.
Giuseppe Fiorelli.
Il giorno 14 luglio ebbe termine il primo periodo delle scavazioni dello stadio palatino, inaugurate fino dall'8 aprile. In questo primo periodo, mediante il taglio e trasporto di circa 11,000 m. c. di terre, si è scoperta la metà occidentale del monumento, che è quella rivolta alla valle Murcia. Benchè lo stadio apparisca spogliato dei più piccoli frammenti della sua decorazione, nondimeno le tracce stesse dei danni subìti sono sufficienti a poterne ricostruire con certezza l'architettura.
Nella storia delle vicende dello stadio si distinguono due periodi. Nel primo, compreso fra i regni di Domiziano e di Teoderico, l'edifizio benchè sottoposto a continue alterazioni, mantenne sempre la disposizione e la destinazione di stadio. Nel secondo, il quale può calcolarsi compreso fra i regni di Teoderico e di Eraclio, fu converso ad altro uso.
In origine sembra fosse costituito dai semplici muri di perimetro, senza portici, e forse senz'essedra. I bolli di mattoni spettanti alle fornaci della gente Flavia, che sono ì più antichi fra i tanti raccolti nelle ruine, hanno indotto i topografi ad attribuirne la prima costruzione a Domiziano: ma intorno a ciò non abbiamo altri documenti. Nè meno rimangono indizî della decorazione primitiva. Certamente non ebbe portici, o se li ebbe furon posticci e di legname. È probabile bensì che lungo uno dei lati sì aprisse una tribuna imperiale, ma non è certamente quella oggi esistente: in primo luogo perchè la sua costruzione non è degli aurei tempi della casa Flavia; in secondo luogo perchè la maggior parte dei bolli tratti dai suoi avanzi spetta all'epoca di Adriano. Questa essedra fu scoperta sin dall'anno 1871, e nulla può aggiungersi alle descrizioni già pubblicate (Bull. Inst. 1871 p. 135; Guida del Palatino, p. 86 seg.). È divisa in due piani. Nell'inferiore, per mezzo di due pareti quasi perpendicolari al diametro, sono ricavati tre ambienti, per uso di coloro che cimentavansi nelle prove della palestra, come dimostrano i graffiti delle pareti. Il piano superiore contava un'unica sala semicircolare, adorna di grandi nicchie nel giro della parete. Sulla linea del diametro correva un ordine di colonne di bellissimo granito roseo: quelle dell'emiciclo, poste fra l'una e l'altra nicchia, erano di pavonazzetto e scanalate.
I portici furono aggiunti molto dopo la costruzione dell'essedra. Lo dimostra il fatto che i contropilastri sono soltanto appoggiati ai muri perimetrali, in modo che per assicurare la loro coesione si è fatto uso di innesti o grappe di ferro a T: come pure il fatto che i contropilastri stessi vengono a chiudere in parte i vani d'ingresso al piano terreno dell'essedra, e ciò allo scopo di mantenere l'equidistanza degli intercolunni. Il portico è a due ordini.
L'ordine inferiore misura di luce interna, met. 6,10. Dalla parete di fondo aggettano contropilastri rettangolari laterizî di met. 1,48 x 0,67. A questi corrispondono, lungo la fronte del portico, pilastri isolati di met. 1,48 x 1,10, cui s'innestano (dalla parte dell'arena) colonne col nucleo laterizio, di met. 0,75 di diametro. Queste colonne aggettano solo per due terzi, ed erano impellicciate di lastre di portasanta, in modo che il diametro complessivo all'imoscapo veniva a misurare met. 0,90. Le loro basi sono riportate, ed abbracciano non solo la colonna ma tutto intero il pilastro. I contropilastri, in luogo di base hanno un semplice zoccolo di portasanta. L'intercolunnio è di met. 2,28. L'ordine del piano inferiore si avvicinava al dorico, come dimostrano due capitelli di marmo, troncati non altrimenti delle colonne ai due terzi, e raccolti nel corso delle attuali ricerche. Altri tre capitelli di identica modanatura erano stati quivi rinvenuti parecchi anni or sono.
La copertura del piano inferiore era a volta, ornata di cassettoni intagliati a stucco. Dafesso discendevasi nell'arena per mezzo di due scalini, impellicciati di marmo, e larghi met. 0,30. Poco discosto dal secondo gradino correva un canalone di marmo, destinato a raccogliere lo stillicidio del tetto.
L'ordine superiore, coperto a semplice lacunare e tetto, era sostenuto da colonne di cipollino, del diametro di met. 0,68. Ne sono stati rinvenuti oltre a venti rocchi, alcuni dei quali lunghi più che tre metri. Le basi erano corinzie, i capitelli compositi, con corna di ariete in luogo delle volute, e corona di quercia in luogo degli ovoli. Gli scavi hanno restituito una base e due capitelli, oltre ad una quantità considerevole di frammenti di cornici, impellicciature, trabeazioni ecc.
Il piano dell'arena non sembra fosse lastricato: il suo livello è determinato dalla base del secondo gradino del portico, dall'orlo del canalone di scolo, e dal piano dei chiusini delle chiavichette, disposti sulla linea dell'asse.
I seguenti sigilli figulini spettano in gran parte alle rovine dell'essedra: OP D EXP... CLQVIN SERVIano III COS; .... PV DOL EPAGATHI || cl. quINQVA tral....; CN DOMITI AMANDI VALEAT QVI FEC (due copie); CN DOMTAMandi u ALEAT QVI Fec; CNDOMITIEVARISTI; ...EI IANVARIEXF V Q F ; CCALPETAN SOPHLI (corona); DOL............ERI CAEsa RISN (gallo); CCALPEANSOHILI (corona); TI CLA............OBATHI (fiori); TICLAI........; CHRESIMI L M C (busto di Mercurio, caduceo, crumena); CVILLICRE......... (tre copie); wiCCIANA DEFiglin ... VC......; CL HER SVL.
Allorchè nell'anno 1868 apparvero per la prima volta, nell'angolo estremo occidentale dell'arena, quelle costruzioni della decadenza che ne alterarono la disposizione e l'uso, i topografi vollero attribuirle a re Teoderico, il cui nome leggevasi su parecchi mattoni. Ora che la metà dell'arena è scoperta, quelle costruzioni appariscono sotto un punto di vista ben più grandioso ed importante. La loro disposizione è quella di un piccolo anfiteatro ellissoide, il cui diametro maggiore misura met. 60,00, il minore met. 30,44. Il muro che circonda l'arena ha grossezza uniforme di met. 0,75. Da esso raggiano, più o meno perpendicolarmente alla curva, tramezzi grossi 0,50, i quali riempiono tutti i vuoti compresi fra detta curva e gli avanzi del portico dello stadio, le cui colonne sono inserite e nascoste nel vivo dei nuovi muri. Per ben giudicare del valore di questa supposizione, e della ragion d'essere di questo secondo edificio, è opportuno attendere il compimento delle ricerche nella metà orientale dell'area.
È mio avviso che la data assegnata fino ad ora a questo secondo edificio, cioè il regno di Teoderico, sia troppo recente. Lo stile dell'opera laterizia è quello dei tempi dioclezianei e costantiniani; e ciò è confermato anche da alcuni sigilli figulini tratti dalle rovine che leggono: OFFSRFMARCI identici a quelli delle terme diocleziane. Nè reca ostacolo a sì fatta cronologia la particolarità, che i fondamenti sieno costruiti con iscaglioni di marmi policromi, modinati ed intagliati, ed anche con frammenti di statue: poichè l'istesso fatto si è verificato nelle fondamenta delle terme di Costantino.
Un documento più sicuro intorno tale problema cronologico si trarrà dall'esame del frammento d'iscrizione, inciso sopra un pezzo di trabeazione con caratteri proprî alla metà del secolo quarto, del quale frammento fecesi la pubblicazione nelle Notizie del decorso maggio (cfr. p. 109), ed alla cui lettura può aggiungersi la leggerissima variante IS: DOCTISSIM: del 2. verso, essendosi gl'indizî estremi meglio riconosciuti dopo la pulitura della lapide.
Giuseppe Fiorelli.
Lo sterro della metà orientale dello stadio (Palatino) è stato ricominciato nei primi giorni del mese, per esser condotto a termine senza ritardo. L’arena di contro alla grande tribuna imperiale, è sgombra dalle costruzioni del secolo IV o V, che occupano gran parte della metà occidentale. Il piano è sterrato salvo un breve tratto, che è selciato alla maniera delle strade. Rimangono al posto molte basi marmoree di quelle mezze colonne laterizie, rivestite di porta santa, che adornano il porticato inferiore, come pure molte lastre del pavimento degli intercolunni, e dello zoccolo della parete di fondo.
Abbondano poi gli avanzi della decorazione del portico superiore, e specialmente delle sue grandi colonne di cipollino, una delle quali rotta in due parti che si commettono senza lacuna. Le marche degli embrici sono in tutto simili a quelle rinvenute nello scavo della prima sezione dello stadio, e di cui fu dato altra volta ragguaglio.
Assai importante è il seguente frammento di lapide monumentale, inciso nel fregio di una trabeazione, perchè si connette al frammento pubblicato nel maggio 1877, p. 109 a questo modo: OMNIPOTENTI QVE CONSTA S DOCTISSIM I IVSTI TM FLOREN TIS VR MAXIM
Rodolfo Lanciani.
La escavazione dello Stadio palatino è stata proseguita verso la estremità orientale, con felice successo. Oltre a molti e pregevoli avanzi del secondo ordine dei portici, cioè a dire di colonne di cipollino, di basi, capitelli, transenne, architrave, fregio e cornice, sono stati scoperti sull'asse dello Stadio due basamenti in marmo modinati di cornice e listello, lunghi met. 2,35 larghi met. 1,40.
Il monumento già collocato sul primo è scomparso: ma nel secondo è stata ritrovata al posto un'ara rettangolare profilata da cornice, con alti rilievi esprimenti varie divinità. L’ara ha subìto gravi danni, per opera dei marmorarî e fornaciai dei tempi di mezzo; i quali sembrano avere stabilito una delle loro officine nel bel mezzo dello stadio.
Quivi infatti, all'altezza di met. 1,35 sull’antico piano, è stato scoperto uno strato di scaglie di marmo statuario, miste ad arena da segatori. Su questo strato giaceva in istato di meravigliosa conservazione una statua acefala semicolossale, alta compreso il plinto met. 2,06. Il plinto circolare misura nel diametro met. 0,72, ed è modinato di doppio toro, doppio listello e cavo.
Il simulacro è muliebre, e ritrae l'atteggiamento della statua ostiense, ora nel braccio nuovo del Museo Vaticano n. 83, restaurata con gli attributi di Cerere. È vestito di tunica talare a sottilissime pieghe, aderenti alle forme vigorose del corpo, che è ignudo soltanto al disopra del seno. La tunica è ricoperta dal manto fimbriato, il quale discende dall’ omero sinistro, e si ripiega con grandioso partito attraverso la parte media del corpo. La movenza è tale, che la figura sembra riposare sulla gamba sinistra piegando in avanti il ginocchio destro. La perfezione del lavoro meccanico, benchè spinta fino ai limiti del possibile, non nuoce punto alla classica venustà delle forme.
Rodolfo Lanciani.
Nel palazzo de' Cesari prosegue la scoperta dello stadio, che divide le fabbriche augustée dalle settimiane. Continuano ad apparire i pilastri e le mezze colonne laterizie dell'ordine inferiore del portico, con avanzi .dell' impellicciatura di marmi colorati. Abbondano inoltre pure i frammenti delle basi, colonne, capitelli, delle transenne, della trabeazione ecc. dell'ordine superiore.
Rodolfo Lanciani.
Lo sgombro dalle terre dello Stadio Palatino è stato continuato verso il lato settentrionale, per quivi scoprire tutto il porticato, di cui soltanto una piccola parte era stata precedentemente scoperta nei saggi di scavo che vi furono eseguiti sotto il bar. P. E. Visconti.
Nel mezzo dell’arena, a distanza di m. 12,90 dalle colonne del detto portico, è comparsa una fontana semicircolare, appartenente alle costruzioni di bassa età, la quale fa esatto riscontro all’altra scoperta presso il lato opposto, e presenta la medesima forma e costruzione.
Sì è ritrovata una colonna di granito, intiera, lunga m. 4,68, col diametro di m. 0,57, giacente a m. 1,40 sul piano dello Stadio. Al livello poi dell'arena si sono rinvenuti tre grandi frammenti di trabeazione in marmo, i quali hanno la particolarità di essere stati in parte impellicciati con lastrine di africano.
I mattoni con bollo di fabbrica raccolti tra le terre sono i seguenti: C.I.L. XV, 259 e 1094 e, della fine del primo secolo; 495, 550 a, 565 (tre esemplari), 593 (due esemplari) dell'età di Adriano; e quest'altro, che sembra dell'epoca di Domiziano: ...ASIRITOGEN...
Giuseppe Gatti.
Continuato lo sterro dello Stadio Palatino, e sgombrata tutta l'area lungo il lato occidentale ed il settentrionale, sono stati rimessi in luce i pilastri e e le colonne laterizie rivestite di portasanta, che ne decoravano il porticato.
Molti frammenti architettonici, capitelli, basi e trabeazioni, come pure molti avanzi di marmi scolpiti e di statue, sono stati ritrovati fra le terre. Fra questi sono i più notevoli: Una statua muliebre, seminuda, mancante della testa, dell'avambraccio destro e della mano sinistra: è alta m. 1,65 e la figura sta seduta su di una roccia. Metà inferiore di testa giovanile, scolpita con arte e finezza eccellente. Testa di fanciullo, alta m. 0,24 con capelli ricciuti, di buon lavoro e di assai gradevole espressione. Si è pure rinvenuto un piccolo toro in bronzo (alt. m. 0,10), di età arcaica, e forse decorazione di vaso.
Un frammento di lastrone marmoreo (m. 0,50, X 0,52) porta da un lato, in lettere alte m. 0,16, il seguente avanzo d'iscrizione, del principio del secolo III: ...TE PRAECI.. | ...CATIS FASTIGiis. Dal lato opposto, rimane parte di un'epigrafe imperiale del secolo IV, incisa con caratteri alti m. 0,19: cLEMENtissmo
Un altro frammento di lastra marmorea, di m. 0,24 X 0,07, conserva soltanto le lettere: ...VNAI... Nella parte grezza di un capitello spettante alle mezze colonne dell'ordine inferiore del portico, si legge l'iscrizione incisa come marca di cava; TERTVIIO SEVNDLV. L'iscrizione è intiera, e fu già inesattamente edita dal ch. Bruzza, (Marmi grezzi n.020).
I bolli di mattone, trovati nel vivo delle volte cadute del portico, riproducono quelli editi nel C.I.L. vol. XV n. 685a, 847, 928a, 1035, 1115a. Fra le terre poi ne sono stati raccolti 46, i quali possono essere così classificati: — Della fine del secolo I: C.I.L. XV n. 635b, 792, 1096 c, 1449 a (2 esempl.); della prima metà del secolo II: (did. n. 153, 277, 319, 327, 368, 550 b, 565 n (4 esempl.), 583 b (2 esempl.), 593 (4 esempl.), 596c (tre esempl.), 1029 c, 1035, 1065, 1073 (2 esempl.), 1075a (tre esempl.), 1076 (2 esempl.), 1097d, 1174a, ed il seguente inedito: ex F DOM LVC CN domini CARpi. Del principio del secolo III: ibid. n. 192, 220, 382, 767. Di età posteriore: ibid. n. 1547 (3 esempl.), 1569a (2 esempl.).
Giuseppe Gatti.
Spinti con grande alacrità i lavori di sterro nello Stadio Palatino, il giorno 20 di aprile questo insigne monumento si vide totalmente liberato dalle terre di scarico, che nello scorso mese ne occupavano ancora tutta la parte a-settentrione.
Furono rimessi in luce gli avanzi dei pilastri e delle mezze colonne, che decoravano l'esterno del porticato: e nel fondo di ciascuna delle due ale maggiori del porticato medesimo si scoprì una grande abside, con volta ornata dei consueti cassettoni, i quali ricorrono in tutto questo gruppo di fabbriche imperiali. Nel lato minore, sotto l’orto annesso al convento di s. Bonaventura, il portico è abbastanza conservato, ma trasformato in parte da antiche costruzioni, le quali sembrano contemporanee ai grandi lavori di riedificazione fatti da Settimio Severo nello Stadio.
In questo lato del portico i pilastri e le colonne non sono equidistanti fra loro, nè mantengano la misura degli intercolunnii, quale è in tutto il resto del monumento. Vi si notano, invece, tre ingressi: uno centrale, e due laterali.
I tre dei plinti marmorei, su cui sorgono le mezze colonne rivestite di portasanta, recano incise le iniziali CAI. Queste leggonsi pure nello zoccolo di un pilastro dell’ingresso centrale. Forse celano i nomi dell’architetto, che sotto Severo eseguì il ristauro generale del porticato. Oltre vari frammenti della decorazione architettonica, spettanti al predetto lato d'ingresso allo Stadio, e specialmente della trabeazione e delle colonnine scanalate (diam. m. 0,11) che ne sostenevano gli aggetti, si rinvennero fra le terre parecchi pezzi di antiche sculture e frammenti di statue, i più notevoli dei quali sono i seguenti:
a) Testa muliebre, poco maggiore del vero, di perfetto lavoro, mancante soltanto di parte della nuca e del naso. È scultura originale d’arte greca, e uscita dalle mani di uno dei grandi maestri del secolo V av. Cr. Fu trovata nello sterrare il nicchione semicircolare in fondo al portico, sotto la villa Mills, cioè nel sito più prossimo all'area d'Apollo, che è tuttora inesplorata. Non è forse improbabile, che questa preziosa testa spettasse ad una delle statue di Muse, con le quali Augusto decorò lo splendido tempio palatino di Apollo. È stata collocata nel Museo Nazionale Romano alle Terme diocleziane.
b) Busto dell'imp. Antonino Pio, di grandezza un poco maggiore del vero, perfettamente conservato, tranne la punta del naso. È vestito con la clamide affibbiata sulla spalla; la testa è leggermente volta a destra. Anche questo marmo è stato esposto nel Museo delle Terme.
c) Testa femminile, forse di Baccante, coronata di edera e di foglie e grappoli d'uva. È di buona fattura, e ben conservata, meno la metà inferiore del volto. Altezza m. 0,20.
d) Testa giovanile, con elmo, alta m. ‘0,22. È eni danneggiata sulla guancia destra e sulla tempia sinistra.
e) Piccola testa di Bacco, alta m. 0,11. La figura è barbata, e coronata di corimbi.
f) Statuetta di Fauno, rotta in più pezzi, e mancante della testa, delle braccia e di parte delle gambe. Il braccio destro era sollevato in alto. Misura m. 0,75.
g) Plinto di una statua, di grandezza naturale, forse rappresentante Venere, di cui rimane soltanto il piede destro. A sinistra vi è la testa di un delfino.
h) Erma bicipite, alto m. 0,22. Ambedue le figure sono barbate, ed hanno i capelli ricciuti, cinti di benda.
i) Frammento di lastrone marmoreo (alt. m. 0,32, larg. m. 0,15), di arte rozza, e decadente sul quale notasi un bove accovacciato, e superiormente una mano che stringe un oggetto.
Si raccolsero, pure fra le terre di scarico: alcune lucerne fittili cristiane, col monogramma Chrismon in rilievo; un ansa di anfora, che ha impresso il bollo (P , del diametro di m. 0,025; un frammento di piatto, in terra rossa, nell’orlo del quale entro circoli concentrici è una serie di delfini impressa a stampo: nel mezzo del piatto è un doppio cerchietto, e ai lati di esso due grandi monogrammi cristiani.
I frammenti di tegole e di mattoni con marchio di fabbrica, raccolti nel mese di marzo fra le terre, che ingombravano il lato settentrionale dello Stadio, sommano a 48. Sette di questi spettano agli ultimi decennii del primo secolo, e sono quelli editi nel C.I.L XV n. 992c (2 esempl.), 1094f (2 esempl.), 1096, 1153, 1449a.
All'età di Adriano se ne riferiscono ventotto, e sono: C.I.L. XV n. 129, 377d, 430, 474, 550 (2 esempl.), 5594 (3 esempl.), 563p, 565l, 565n (4 esempl.), 593, 595d, 637, 847, 1035 (2 esempl.), 1087a, 1075a, 1097h (2 esempl.), 1346b, 1373, 13815.
Finalmente ne spettano tredici al tempo degli Antonini e di Settimio Severo, cioè: €. I. LZ. XV n. 46 (2 esempl.), 110, 149, 211, 214, 220, 324, 325, 626, 730, 150, 407.
Oltre lo sterro completo dell’area dello Stadio, si è incominciato a rimuovere le terre da quella parte della villa Mills, ove nel secolo passato furono scoperti gli avanzi della domus Augustana. Scopo di tali lavori è di congiungere collo Stadio le camere della casa privata di Augusto, riaprendo tra quello e queste la primitiva communicazione.
È stata rimessa in luce la scala, che dal piano superiore discendeva all’inferiore, ed era tutta rivestita di marmi colorati. Si compone di due rampe; una delle quali è parallela, l’altra normale all'asse dello Stadio e della Casa di Augusto.
Si è pure riaperta la communicazione fra detta scala e lo Stadio, la quale communicazione era stata chiusa negli ultimi grandi lavori di restauro, fatti da Settimio Severo in questa parte del Palatino.
Furono recuperati in questo sterro: un frammento di cornice marmorea; due pezzi di panneggio di statua; un frammento di fregio in terracotta, con rilievo rappresentante putti che cavalcano delfini, colorato in rosso e azzurro; quattro pezzi di mattoni con bolli figuli, due dei quali spettano alla fine del primo secolo e riproducono quelli editi nel C. 7. Z. XV n. 6350, 992c; gli altri due sono della fine del secolo secondo, e ripetono il n. 430.
Giuseppe Gatti.
Sul lato occidentale dello Stadio Palatino, riaperto un antico passaggio all'area occupata dalla casa d'Augusto, nel sito già esplorato nello scorso secolo dal Rancoureuil, si è trovata una bella testa di Apollo, in marmo pario, mancante del naso e di piccola parte della guancia destra. È stato pure raccolto un frammento di piccola base in porfido verde, lungo m. 0,23, alto m. 1,085, grosso m. 0,05, con geroglifici egiziani finamente incisi su due lati, ed un pezzo di fregio in terracotta, col rilievo di una pantera in atto di bere.
Intorno al frammento egiziano testè ricordato, il ch. prof. E. Schiaparelli, direttore del R. Museo egizio di Firenze, ha cortesemente mandato la nota seguente:
Il frammento di basalte o porfido verde è, secondo ogni probabilità, un pezzo del trono di una statua di Faraone sedente.
Siccome però i monumenti di Ramesse II giunti a noi sono immensamente più numerosi di quelli degli altri Faraoni sopra nominati, può supporsi con maggiore probabilità che anche il nostro frammento facesse parte di una statua di Ramesse II.
In quanto all’altro frammento in marmo bianco, con segni egiziani, trovato fra le terre dello stadio nell'aprile decorso (cfr. Mozizie 1893, p.163), lo stesso prof. Schiaparelli ha notato, ch'esso « fece parte di un bassorilievo di imitazione, del tardo periodo romano. Nella sezione inferiore vi è rappresentato un Apis, e nella sezione superiore rimane parte di una figura in piedi, che colla mano tesa in avanti, stringe uno scettro.
I frammenti di tegoloni con bolli, trovati nello sterro, appartengono ai quattro periodi, nei quali in questo gruppo di fabbriche palatine furono fatti grandi lavori. Spettano alla fine del primo secolo, ed alle opere dei Flavii, i tegoli improntati coi sigilli C.I.L. XV, 118a, 1000a, 1094b, 1812. Dei primi tempi del secondo secolo sono i bolli C.I.L. XV, 148, 595e, ed i due seguenti dell'anno 123: EX FIC Q ASINI MARC OP DOL CNF PAETINO ET APRONIAN COS
Cfr. C.I. L. XV, 846-50, ove sono riportati simili, ma non identici, bolli delle stesse figline di Q. Asinio Marcello col nome del fabbricante C. Nunnidio Fortunato. EX FIG FLAVIAES PELAGIAES , PAE ET APR COS Cfr. Notizie 1892, p. 409 e 478.
Finalmente sono da riferire al principio del secolo terzo ed alle grandi opere Severiane i bolli C.I.L. XV, 324, 424; e agli ultimi risarcimenti del secolo quarto i bolli 1569, 1634 ed il seguente inedito: OF DOMITIANA
Un pezzo di pavimento, rinvenuto pure fra le terre nell’area della domus Augustana, e grosso m. 0,86, presenta la singolarità di essere stato mfatto almeno quattro volte, sovrapponendo l'una all'altra le nuove costruzioni. In basso, sopra un grosso strato di cocciopesto (m. 0,30) vi ha un primo pavimento a mattoni, d'opera spicata; segue un altro pavimento musivo a cubetti (m. 0,34); e sopra questo è un terzo pavimento a mattoncini (m. 0,11), sul quale resta un altro strato di calcestruzzo (m. 0,11), che doveva sostenere un quarto pavimento.
Giuseppe Gatti.
Restaurata l'antica scala, che dal portico orientale dello Stadio Palatino ascende al piano superiore ed a livello della grande loggia semicircolare severiana, si è trovata una grande condottura di piombo, grossa m. 0,03, che corre per tutta la lunghezza della scala ed è posta immediatamente sotto il ciglio dei gradini.
Ne sono stati scoperti per intiero quattro pezzi, della lunghezza di m. 1,76 ciascuno, cioè di sei piedi romani, saldati fortemente l'uno coll'altro, ed aventi il diametro maggiore esterno di m. 0,17, l' interno di m. 0,14.
In uno è impresso a rilievo un grande ramo di palma e il segno numerale V ; un altro porta due volte il sigillo: IMP DOMITIANI AVGGER SVB CVRA EPAGATH IAVG L PROC FEO MARTIALIS ET ALEXANDER SER
Sul terzo e sul quarto tubo è ripetuta la medesima leggenda ; ed inoltre in uno è aggiunto il numero V, nell'altro il numero ...III.
Questa condottura discendeva fino all'antico piano della scala e dello Stadio, che è stato riconosciuto essere circa mezzo metro sotto il piano attuale. È quindi manifesto che nelle grandi rinnovazioni fatte da Adriano e da Settimio Severo nello Stadio di Domiziano, ne fu notabilmente rialzato il livello.
Altre fistule acquarle col nome di Domiziano, il quale distribuì in questa parte del palazzo l'acqua Claudia derivante dall'acquedotto Celimontano, sono state quivi trovate in altri tempi. Portano però i nomi dei procuratori M. Arricinio Clemente e di Euticho; mentre quello di Epagato si legge soltanto sopra un tubo trovato presso piazza di Spagna.
Una sola iscrizione simile a quelle testé rinvenute, e portante gli stessi nomi del procuratore Epagato e dei plumbarii Marziale ed Alessandro, trovasi registrata nelle schede dell'Amati, senza veruna indicazione del luogo onde il tubo proveniva.
Spianandosi poi il terreno in prossimità dei ruderi del palazzo Severiano, sul lato volto ad oriente e dietro la grande essedra dello Stadio, sono stati scoperti avanzi di una casa privata del primo secolo, la quale sorgeva su quell'ultimo lembo del Palatino. Ne rimangono soltanto alcune parti delle mura laterizie, ed un frammento di pavimento a musaico finissimo, tutto bianco, con larga fascia nera. Il piano di queste stanze trovasi circa m. 12 sotto il piano del palazzo di Severo.
Fra le terre si sono racolti alcuni frammenti d'intonaco finissimo, di vivace colore rosso, ed altri piccoli pezzi di colore giallo con liste rosse.
Giuseppe Gatti.
Si concludono gli scavi nella zona orientale del Palatino: "Quest'anno finalmente si è potuto inaugurare un nuovo riordinamento della zona orientale del Palatino... I lavori, iniziati già sotto il ministero Baccelli, avevano sterrato fino ai piedi le principali costruzioni antiche che restano in quell'area; ma il luogo era rimasto ancora impraticabile.
Il ministro Gianturco ha voluto che si liberasse quasi tutto il lato prospicente la via detta trionfale, ove erano le grandiose costruzioni del palazzo di Settimio Severo. Questo era il lato più trascurato del Palatino; ingombro di vigne e di scarico di terre, è stato ora spianato e regolato secondo un ingegnoso progetto dell’ architetto G. B. Giovenale, direttore dell'Ufficio per la Conservazione dei monumenti.
Questo piano comprende delle larghe strade carrozzabili che con dolce pendio conducono dal nuovo ingresso orientale attraverso le rovine, all'alto del Palatino presso al Convento di San Bonaventura, ove è dato ammirare tutto lo Stadio che si disegna nettamente ai piedi."
Concerto popolare allo stadio Palatino in onore della nascita della principessa Jolanda: "Fu un nuovo spettacolo attraentissimo quello che, alle ore 17 si svolse con tutta quella folla, con tutte quelle note, fra quelle antiche rovine romane. Il concerto fu sinfonico, diretto dal maestro Vessella, con un programma che comprendeva la settima sinfonia di Beethoven; la sinfonia-marcia del Mercadante, composta in occasione della nascita del Principe di Napoli e consacrata a Margherita di Savoja; la sinfonia della Battaglia di Legnano del Verdi; più il dolce preludio del Ponchielli a Gaetano Donizetti. Anche di questa scena diamo una fotografia."
Grande banchetto popolare al palatino: "Nello stadio del Palatino, per la festa del Corpus Domini viene organizzato un banchetto per 500 partecipanti. Era stato tutto ordinato con un bel concetto artistico lassù, nello stadio del Palatino, il celebre colle dei palazzi un tempo dei Cesari; le tavole, adorne di piante e di fiori, si allineavano per oltre la metà del vasto recinto. L'on. Santini, capo del Comitato, salutò per primo, e col consueto entusiasmo il sindaco Colonna, fedele e squisito interprete dell’anima e del pensiero della Capitale. Sorse don Prospero Colonna, e allora gli applausi serosciarono più gagliardi dell'acquazzone; applausi cordiali, unanimi. Il sindaco cominciò con frasi troppo modeste sul proprio operato; e seguì tracciando a volo tutto un programma di innovatore a pro di Roma. Disse: “ Grandissimi problemi finanziari, edilizi, sociali, dalla cni sollecita soluzione dipendono la bellezza di Roma, il suo ‘avvenire, il benessere della generosa sun popolazione, s'impongono imperiosi, e gravissima è la
Del vapore sommerso si vedono le punte dei pennoni.
ILLUSTRATE.
sy la prodotto vivissima impregsione in , in Italia, quanto la distruzione di una valorosa banda combattente per la causa bulgara-macedone. La catastrofe, come è noto, avvenne il 7 giugno, ad un'ora dal porto di Marsiglia. Il Livan uno dei migliori vapori della compagnia Freissinet, che disimpegna il servizio postale fra Ja Francia e la Corsica, fu investito ad est dell’isolotto detto dei Due Fratelli dall’ /nsulaire della stessa compagnia, filante rapidamente sul Ziban, che rimase squarciato e colò a fondo in dieci minuti. Pare che i due capitani non abbiano rispettivamente avvertito l’imminenza del disastro. che forse potevasi evitare. Pende su questo un'inchiesta. Del Liban che aveva a bordo 200 persone, in prevalenza fanciulli italiani di sangue, mandati dalla Corsica a Marsiglia, inabissò seco nel mare cento vittime. Le nostre incisioni mostrano il desolante spettacolo del poco che resta, fuori dalle acque del Mediterraneo, del
Liban affondato, davanti a Marsiglia; e l’Insulaire con la ‘prora squarciata, presso l'isola Maire.
Gli avvenimenti di Salonicco vengono ora subito dopo la tragedia reale serba, fra i gravi fatti che emozionano il mondo e fanno rivolgere tutti gli
sguardi alla penisola balcanica. Una nostra incisione rappresenta i cadaveri dei enduti il 1° giugno nel combattimento accanito di Gradabor, ad un quindici chilometri da Salonicco, dove i turchi hanno distrutta la banda Athanas, una delle più terribilmente operose nella resistenza bulgara contro i turchi. La banda era composta di diciassette insorti, capo Athanas, di Gradabor, che mancava dal paese da sei anni; suo luogotenente Aristi, di Gradabor, che ne neava da sei mesi. Non è rimasto vivo della banda che un terzo bulgaro, di Gradabor egli pure, tutti gli altri sedici sono caduti.
Con altre due incisioni illustriamo ln partenza da Salonicco dei battelli di pesca italiani ed austriaci; e un'altra incisione rappresenta i tre dinamitardi che fecero saltare con la dinamite la Banca Ottomana, tradotti davanti alla Corte Marziale, che li condannò a morte, ed un centinaio circa furono condannati alla deportazione.
Il banchetto popolare al sindaco di Roma. Da quando l’Italia è fatta e.... non compiuta, non s'era avuto un banchetto simile: e i destini vollero che avesse luogo nella capitale, sotto un acquazzone numero uno.
Il luogo: nello stadio del Palatino. Il giorno: giovedì 11 giugno, festa del
Jorpus Domini. Banchettanti: numero 500.
Era stato tutto ordinato con un bel concetto artistico lassù, nello stadio del Palatino, il celebre colle dei palazzi un tempo dei Cesari; le tavole, adorne di piante e di fiori, si allineavano per oltre la metà del vasto recinto: Di fronte, sopra una predella, a cui si saliva per alcuni gradini coperti da un tappeto, sorgeva in semicerchio la tavola d'onore, alla quale facevano corona rami di palme. Intervennero società con bandiere, deputati, consiglieri comunali, commercianti ed esercenti romani... tutti ammiratori del sindaco don Prospero Colonna; il quale, assai migliore del suo omonimo antenato conquistatore di Napoli con Carlo VIII, conquistò a Roma tutti i cuori, tutte le simpatie... tranne quelle delle nuvole, a quanto pare, perchè sa rono il festeggiato e i festeggianti con una pioggia torrenziale, che, anzichè fugare. accrebbe il buon umore. Tutti, a tavola, aprirono gli ombrelli; e fu un banchetto ben curioso quello sotto le nere cupole gocciolanti, come quella dell’Olimpio di Emilio Praga. Il solo Comitato esecutivo, allestitore delle onoranze, rideva forse un po’ verde; ma tutti gli altri a ridere di cuore: un inerocio di frizzi, di saluti premurosi, di rallegramenti, d’augurii. Venne la volta dei brindisi. Molti brindisi. Naturalmente pioveva.
L'on. Santini, capo del Comitato, salutò per primo, e col consueto entusiasmo il sindaco Colonna, fedele e squisito interprete dell’anima e del pensiero della Capitale. Il Palatino e i suoi ricordi impennarono gli estri del geniale oratore, che trasse dal loco, i migliori auspici per l'avvenire di Roma. Fu applauditissimo. Seguì il comm. Armellini; ma la sua voce si perdette fra il fracasso della pioggia, che voleva avere essa sola la parola.
Sorse don Prospero Colonna, e allora gli applausi serosciarono più gagliardi dell'acquazzone; applausi cordiali, unanimi. Il sindaco cominciò con frasi troppo modeste sul proprio operato; e seguì tracciando a volo tutto un programma di innovatore a pro di Roma. Disse: “ Grandissimi problemi finanziari, edilizi, sociali, dalla cni sollecita soluzione dipendono la bellezza di Roma, il suo ‘avvenire, il benessere della generosa sun popolazione, s'impongono imperiosi, e gravissima è la responsabilità che, incombe su chi è dalla fiducia vostra chiamato a risolverli. E qui fra queste vestigia auguste dell'antica grandezza dell’Urbe, innanzi a tanta dimostrazione di fiducia e di affetto, quel sentimento si ingigantisce e diviene pauroso. Ma al superbo ideale di una Roma non soltanto evocatrice di grandezza nelle memorie del passato, ma degna di sfolgorare fra le capitali del mondo, come esponente radioso della grandezza d'Italia, io dedicherò tutta l'attività del mio spirito, e l'opera immane affronterò con sicura coscienza e con instancabile costanza, sorretto dalla vostra stima, ed ispirandomi ai nobilissimi esempi che mi stanno dinanzi."
Nel pomeriggio nello Stadio del Palatino, a iniziativa delle Stanze del Libro e sotto la direzione di Mario Fumagalli, viene rappresentata Fedra di Gabriele d'Annunzio.
Presso lo Stadio Palatino, viene messo in scena il III Carme di Rumon, opera di Roggero Musmeci Ferrari Bravo dedicata alla fondazione rituale di Roma.
Lo spettacolo, inizialmente previsto per il Natale di Roma e posticipato per motivi logistici, si svolge alla presenza di Benito Mussolini e delle massime autorità dello Stato.
Giacomo Boni, direttore degli scavi del colle, trasforma l'evento in un esperimento di archeologia vissuta. Oltre a concedere lo scenario monumentale, cura personalmente l'estetica della rappresentazione disegnando i caratteri latini arcaici per i testi e le scenografie, fondendo rigore scientifico e tensione simbolica.
La messa in scena si concentra sul momento cruciale del tracciamento del solco primigenio, utilizzando un linguaggio arcaizzante e una ritualità solenne per evocare il mito delle origini proprio nel luogo fisico in cui la tradizione ne colloca la nascita.
Discorso di Mussolini a 4000 Avieri dell'Aereonautica riuniti nello Stazio palatino.
Il Duce Mussolini premia i transvolatori Atlantici nello Stadio palatino.
I trasvolatori atlantici della Crociera aerea del Decennale (Italia-America del Nord) guidati da Italo Balbo, giungono a Roma per essere acclamati. Dopo un udienza reale al Quirinale, svilano lungo via dell'Impero e sotto l'Arco di Costantino, fino allo Stadio Palatino, dove sono premiati dal Duce Mussolini. Rinfresco al palazzo del Littorio. A sera, affaccati dal Palazzo Wedekind vengono acclamati dal Popolo romano.
Progetto
Committenti e finanziatori
Stampe antiche1921
Lavacro di Apollo
1921
Lavacro di Apollo e Stadio Palatino
1911
Plan of the Palatine
The topography and monuments of ancient Rome
1904
Rilievo planimetrico e altimetrico del Palatino
Notizie degli scavi di antichità
1871
The Palatine and Velia
Rome and the Campagna
1851
Luigi Canina
Giardini di Adone e Stadio dei Giochi Megalensi
Gli edifizj di Roma antica - Volume IV
1818
Luigi Rossini
Teatro Neroniano sul Palatino
Raccolta di Cinquanta Principali Vedute di Antichità
1613
Giacomo Lauro
Montis Palatini
Antiquae Urbis Splendor