Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 19909
Cronologia Non lungi dal luogo in cui si scoprirono gli ori famosi, che formano il vanto della biblioteca Barberini, e propriamente nella terra denominata s. Rocco a mezzodì di Palestrina, ove pure sì fecero ricerche negli anni 1869-1870 illustrate dall'Istituto di corrispondenza archeologica, continuandosi ora gli scavi dagli eredi Frollano, si rinvenne il 29 febbraio una tomba, dalla quale tornarono a luce oggetti di altissimo valore. È noto che in quel territorio, occupato poi dagli edifizi della città nei tempi romani, estendevasi la necropoli antichissima di Preneste, allorchè la città si raccoglieva entro la valida cinta delle mura poligonali, di cui restano ancora notevoli avanzi. Le indagini fattevi ad intervalli vi aprirono numerose tombe con casse di peperino, entro cui erano depositate olle cinerarie, vasi, strigili, specchi e ciste graffite; e rimisero in luce pochi sepolcri di età più remota, costruiti a blocchi di tufo coperti da lastre di pietra, entro cui stavano intorno al defunto tutti gli oggetti che in vita gli erano appartenuti. A tal genere di sepolcri di tipo primitivo è da attribuire una tomba recentemente scoperta.
Tolte le lastre di pietra a piccola profondità dal suolo, si trovò una terra finissima e compatta; rimossa la quale, si scoprì una camera lunga m. 5,00 e larga m. 3,00, senza indizio di decorazione alcuna, con fossetta nel mezzo lunga 1 metro, che dal centro della stanza prolungavasi verso il lato orientale. Ivi presso si raccolse una grossa lancia, con alcune figurine ed altri oggetti di bronzo, la testa di una clava di legno rivestita di lamina anche di bronzo e bullettata, vicino a cui si trovarono bellissimi oggetti di oro; poco discosto dai quali un parazonio mobile dentro la propria vagina, un fascio di armi, e coppe di argento assai deperite.
Andando più oltre verso occidente s’ incontrò un’ altra testa di clava simile alla prima, e quasi nell’ angolo meridionale della stanza una conca di bronzo, due manici, frammenti e figurine di animali in avorio, nonchè fogliette di sottilissima lamina d’oro. Di sotto all’indicata conca altra ve n’era rovesciata, la quale serviva di coperchio al lebete di un tripode pure di bronzo, mentre sulla parete vedevansi addossati tre grandi scudi di forma orbicolare. In vicinanza del tripode si trovarono da ultimo due grandi caldaie capovolte, ad una delle quali appartenevano quattro teste di grifi, e quattro di animali indeterminati, con altri pezzi di avorio, ed innumerevoli frammenti di argento e di bronzo.
Nel rimuovere ie terre non fu visto residuo alcuno del cadavere, il quale nondimeno sembra giacesse da oriente ad occidente, col capo non lungi dalla fossa, poichè ivi presso stavano gli ori, che certamente non avevano potuto decorare la parte inferiore del corpo. Gli ori sono forse i più belli che siano tornati a luce dagli scavi di Palestrina; e sebbene del tipo stesso dei barberiniani, li superano per la rara conservazione. Una lamina lunga cent. 17, larga cent. 10 in forma di parallelogrammo, è divisa in due parti uguali da una fascetta prominente, che agli estremi è terminata da due bastoncelli ornati a meandro di grana finissima, i quali alla loro volta escono in teste di animali, e chiudono la lamina dai due lati più brevi. Sulla fascetta stanno accovacciati otto leoni, quattro rivolti a destra, quattro a sinistra, ornati di grana a pulviscolo, con coda erta riposata sulla schiena, e terminata in picciolissima testa leonina; nel mezzo di essi evvi una duplice protome di leone, formata dalle due metà anteriori dello stesso animale volte in opposta direzione, tra le quali, come sul dorso, sta altro piccolo leoncino.
Sul piano della lamina dall’ uno e dall'altro lato vedonsi in ordine otto file di animali, quattro da ogni parte, in direzione diversa; di cui le due prime adiacenti alla fascetta di mezzo contengono ciascuna dodici leoni accovacciati, le seconde dodici leoni in piedi, le terze quattordici sfingi, e le ultime quindici sirene, che sporgono sui dentelli con cui terminano i lati lunghi della lamina stessa. Nei due lati più brevi si affacciano sui bastoncelli sedici cavallini, otto da ciascuna parte; ed al di sotto di uno dei bastoncelli medesimi sporgono due piccole teste umane, le quali ad uguale distanza dalla fascetta prominente terminano un ordine di piccolissimi cilindri, dentro cui sembra che corresse un filo, destinato a tener ferma la lamina sopra qualche drappo. Tutti i cento trentuno animali, che sono in rilievo e poggiano sopra piccole basi del pari rilevate, pel modo in cui sono disposti fanno credere, che la lamina fosse adoperata orizzontalmente, non comportando altra giacitura, e molto meno quella di trovarsi poggiata sul petto dell’uomo che l’indossava, come sarebbe sembrato a prima vista.
Oltre la descritta lamina si raccolsero pure tre tubi d’oro, lunghi cent. 20, e del diametro di mill. 15, chiusi negli estremi, e simili a quello conservato nella biblioteca Barberini. Di essi uno è assai deperito, l’altro aperto per avidità dai contadini parve ripieno di una sostanza distrutta; il terzo più conservato, ed al pari degli altri ornato a pulviscolo, con meandri ed un ordine consecutivo di linee ad angoli acuti, poggia sopra una lastra di oro massiccio, che sporge dai lati, lasciando il luogo da ciascuna parte a dieci leoni sedenti, volti in direzione opposta dal centro, ove un altro se ne trova a doppia protome, quale nella lamina di sopra descritta. Nella faccia sottoposta della lastra medesima sono fissati con chiodetti piccoli regoli, anche di oro, che dovevano servire a tener fermo l’oggetto, il cui uso non è agevole indovinare.
Frammenti d’oro a guisa di uncinetti accoppiati portano leoni e sirene, che si riscontrano pure in simili gruppi della biblioteca Barberini; ed evvi una lunga serie di pezzi disposti in ordine di fimbria pendenti da lamina sottilissima, su cui sono rilevate a sbalzo rondini o corvi ad ali aperte. Nè va dimenticata una grossa fibula lunga cent. 12, liscia e di stile diverso.
Fra gli argenti merita di esser notato un piccolo bastone in forma di scettro, destinato forse in origine a sostenere una mano.
Da alcuni frammenti di avorio, che somigliano moltissimo a quelli dei Barberini, si deduce ch’ essi formavano un utensile, dalle cui pareti esterne sporgevano teste di grifoni con tutto il collo, e leoni interi pure d’avorio, altri portando in bocca un animale, altri sostenendo sul dorso una persona morta, colle braccia pendenti, e coperta di lunga veste, le cui chiome ricordano le acconciature orientali. Tutti gli animali erano abbelliti da laminette di oro, che nei leoni scendono a guisa di dorsuali, e nei grifi si attaccano al collo a modo di piccole targhe. Si è pure salvato un piccolo frammento, in cui si distinguono tracce graffite rappresentanti una biga con avanzi di doratura, nonchè un pezzo di ala di stile orientale, coi residui del colore che vi stava soprapposto.
I bronzi sono singolarissimi pel loro carattere arcaico. Si contano cinque Telamoni di stile assolutamente nuovo, alti circa cent. 9, in aspetto di guerrieri, alcuni con lunghe chiome scendenti sulle spalle, e tutti con corone di piume sul capo. Vi sono inoltre due pezzi incrociati ad angolo acuto, da un estremo terminati in tubi in cui erano infisse aste di legno, dall’ altro in teste di chimere, che stringono nella bocca corpi umani, addentati per la vita e con le gambe e le braccia pendenti. Nel punto in cui i tubi s’ incrociano sta ritto un cane, e dove incominciava il legno sorgono due leoni. Un’altro pezzo simile a questo, terminato con due teste di chimere, sembra appartenuto col precedente ad un medesimo mobile.
Due piccole figure umane, intagliate in lamina di bronzo, erano forse incastonate in un arnese di legno, se pure non servirono di piastra ornamentale a qualche vagina di cuoio, come farebbe supporre la vicinanza delle armi presso cui furono raccolte.
Di uguale stile arcaico è il tripode, avente il lebete del diametro di cent. 30, i cui sostegni terminano superiormente in figurine umane, che si afferrano all’ orlo della coppa sporgendo il viso, mentre negli interstizi si affacciano ad uguale distanza animali diversi, bramosi di scendervi dentro.
In mezzo ad altri frammenti alcuni se ne trovarono, che potrebbero ricomporre un tripode simile a quello della biblioteca Barberini, con ornamenti a sbalzo rappresentanti sfingi ad ali aperte; nonchè due piedi di mobili lavorati a linee e cerchietti, teste di animali, e taluni dischi con palme e rosoni. Degli scudi non si ebbero che pochi pezzi, bastevoli però a determinarne la forma circolare, nel cui orlo ricorrevano ornamenti a sbalzo con globetti prominenti in linee concentriche, tra le quali un ordine di piccoli cavalli, nel modo stesso che si vede nello scudo prenestino posseduto dal cav. Augusto Castellani.
Giuseppe Fiorelli.
Continuate le ricerche nella fossa di cui fu parlato altra volta, vennero rimessi a luce nuovi oggetti, che se non vincono, uguagliano di certo l’importanza di quelli scoperti anteriormente. Il pezzo più insigne è una grande tazza di oro, del diametro met. 0.18, intatta e lavorata nello interno a rilievi contornati di graffiti, in quello stile che si nota in altri simili coppe del Museo Gregoriano, del Louvre, e della raccolta del sig. Alessandro Castellani. La rappresentazione è distribuita in tre zone, e sull’orlo posa un gran serpe che vi gira intorno in atto di mordersi la coda, senza però addentarla. Nell’ordine inferiore vedesi da prima un monte con più alberi, su cui una lepre ed un cervo in corsa, ed ai piedi della roccia un mascherone con bocca aperta da cui scorre acqua.
Viene quindi un’ara ardente, al di sopra della quale librasi in aria uno sparviere; appresso un’altra ara, su cui posano due vasi, sedendo incontro ad essa un sacerdote con ombrello spiegato ed un vaso; poi un albero di palma, indizio dell’aperta campagna, ed altro a cui è sospeso un animale sventrato da un servo, stando poco lungi altro servo in atto di apprestare nella mangiatoia il pasto a due cavalli. Succede una scena di caccia, ove è nuovamente rappresentata la montagna, con un cervo ferito nella coscia, altro che fugge in opposta direzione, un cacciatore coll’arco e gli strali; e nascosto dietro uno dei due alberi un secondo cacciatore, col ginocchio piegato in terra insidiando l’animale che fugge.
Vedesi inoltre una città, figurata in modo compendioso da due torri e da una porta, da cui sembrano uscite tre bighe, la prima volta a dritta, condotta da un uomo con ombrello spiegato, la seconda sulla stessa via portante l’auriga ed un uomo barbato che ha il capo coperto, e la terza volta a sinistra, con due figure virili simili alle precedenti. L'ultima scena che compie il primo ordine di figure sembra riferirsi ad un combattimento, contro selvaggi del tipo degli ourang-outanges. Quivi un arciere premendo col piede il fianco di uno di essi, è in atto di ucciderlo colla clava, mentre un secondo selvaggio volgesi indietro spaventato all’approssimarsi di una hbiga, che reca un altro arciere accompagnato dal suo auriga, poco discosto da un luogo paludoso, donde emerge un terzo selvaggio in procinto di scagliare un sasso. A tutte queste scene della vita reale aggiungesi una figura mitica muliebre, alata e con larghe chiome, che dall’alto del cielo abbassa le braccia, e solleva da terra una piccola biga dentro cui sono due figure sotto un ombrello aperto.
La seconda zona assai più semplice consiste di nove cavalli, l'uno appresso dell’altro, cui sovrastano altrettanti uccelli con ali aperte.
La terza zona orna il mezzo della tazza, e porta una composizione divisa in due piani: nel superiore due Egizii in mossa ostile come per combattersi, e dietro ad essi un uomo legato colle braccia sul dorso, mentre un cane morde il calcagno ad uno dei combattenti; nell’inferiore vedesi un giovane caduto bocconi, a cui un animale addenta il piede.
Un vaso anche di oro, alto met. 0.18, largo nel maggior diametro met. 0.22, e nell’ orifizio met. 0.16, in forma di cratere e dello stesso tipo orientale, con l’orlo ornato da sei teste di serpi, esibisce ugualmente contornata da graffiti una composizione molto analoga a quella finora descritta, divisa in tre zone, le cui scene non è dato in tutto di poter osservare, a cagione della patina che in molti punti vi è soprapposta. Nella prima fascia corre un cavaliere con due aste nella dritta, afferrandosi alla criniera del cavallo, e lo seguono due pedoni armati di lancia e di scudo, dietro i quali si avanza un altro cavaliero, che è diviso per la patina dalle rimanenti figure, tra le quali ricompariscono un cavaliero e due pedoni, tutti rivolti verso una montagna, ch’è coperta di alberi ed ha pure un cervo. Della seconda zona vedonsi soltanto alcune bighe, un pedone che pugna contro avversari a piedi ed a cavallo, un albero di palma carico di pigne, due pedoni e due altri cavalieri. La terza fascia è tutta occupata da animali domestici, tra i quali si trovano bovi incedenti a passo grave, e cavalli che pascolano in ubertosa pianura, ricca di alberi e con uccelli che vi sorvolano.
Una tazza d’oro alta met. 0.12, larga met. 0.09, in forma di calice a doppio manico ed interamente liscia nella superficie, tiene in ciascuna delle estremità, in cui terminano le anse, una piccola figura maschile rannicchiata con ali alle spalle, tutta lavorata a filigrana.
Un pezzo di avorio quasi in forma di navicella mostra in una barca, che tiene in ciascun estremo un nocchiero in piedi col timone o remo tuffato nell’onda, un re egizio seduto, con scettro poggiato alla spalla, ed in mano un oggetto triangolare, toccato con bastoncello da un uomo che gli sta innanzi in piedi, al quale si accompagna altro simile personaggio. Fra essi è una mensa, ed una seconda mensa trovasi pure dopo di loro su cui posano cinque vasi di diversa grandezza, mentre un uomo di aspetto senile aspira con sifone il liquido contenuto nell’ ultimo degli indicati vasi.
Altri numerosi frammenti di avorio, con rappresentanze di cavalieri e di pedoni in atto di combattersi fra loro, nonchè figure muliebri coperte di lunga veste e varie , per grandezza, mostrano che l'oggetto al quale questi pezzi e forse anche il precedente servivano di rivestimento, aveva forma piramidale, e teneva una decorazione spartita in più ordini.
Una vagina di pugnale in argento lunga met. 0.80, presenta dalle due facce, nello stile medesimo degli oggetti finora descritti, diversi animali, cioè cervi, vacche pascolanti, leoni, pantere, ed altre belve, distribuito in modo analogo a quello che si nota nelle tazze e nei vasi di bucchero. Un’ ansa di vaso pure di argento, ornata di simili bassorilievi, porta in ciascuna delle estremità una figura muliebre coperta di lunga veste, che simile all’Artemide Taurica stringe pel collo due animali, respingendo ciascuno ad un albero che vi sta dappresso ; e dove la curva dell’ansa incomincia, ha due mostri in piedi a rincontro tra loro, nella mossa medesima dei leoni di Micene. Un’altra rappresentazione doveva occupare il centro della curva, che fu distrutta dall’ossido del metallo. i
Da ultimo fra gli oggetti non figurati si annoverano due tazze, una di oro priva di ornamento, l’altra di vetro turchino cupo, perfettamente conservata.
Slargati gli scavi nei terreni circostanti alla descritta tomba, s’incontrarono sepolcri poverissimi, e spogliati di oggetti. Da una fossa si raccolsero due balsamarii di alabastro; un’altra tomba conteneva due tazze di bucchero senza ornati, deposte in una cassa di peperino ; una terza fornì un vasetto somigliante ad un lecythos attico, con figura femminile coperta di nera veste; un’ altra fossa diede una cassetta di tufo tutta di un pezzo, chiusa da lastre di travertino, e ripiena di conchiglie; finalmente una fossa dell’epoca romana rimise alla luce una strigile di ferro, un’ampolla per gli unguenti, molti vasetti senza ornato, e frammenti di lucerne di terracotta..
Giuseppe Fiorelli.
Avendo S. E. il Ministro ordinato verso il finire di giugno, che una Commissione si fosse recata ad esaminare gli oggetti rinvenuti dai fratelli Bernardini, ed eredi Frollano, il ch. conte Giancarlo Conestabile, relatore della Commissione, ha trasmesso il seguente rapporto, che mi onoro di comunicare perchè sia fatta maggiormente palese l’importanza della scoperta, di cui altre volte ebbi occasione di parlare a questo illustre consesso.
A S. E. il Ministro della Pubblica Istruzione.
Il classico suolo circostante alle ruine dell’antica Preneste, e da vari lustri sì fecondo in prodotti archeologici dalle tombe che nasconde nel suo seno, porgeva testè una novella e luminosa prova della fecondità medesima, nel risultato degli scavi eseguiti nel mese di febbraio di quest’anno dai fratelli Bernardini ed eredi Frollano; la cui importanza, certamente non inferiore a quella dei passati trovamenti, può ben dirsi considerevole negli oggetti che sono tornati in luce, sia per il loro proprio valore, sia per i legami di vario genere onde si ricongiungono ad altri gruppi di monumenti venuti fuori in tempi passati dalle più antiche tombe dell'Etruria media, nonchè dalla stessa necropoli prenestina.
Questo nuovo fatto archeologico avendo particolarmente attirato l’attenzione della Direzione generale dei Musei e Scavi, l’illustre comm. Fiorelli, d’ordine dell’E. V., invitava il ch. orientalista sig. prof. can. Fabiani, l’esperte e culto negoziante di antichità sig. Martinetti, ed il sottoscritto relatore, a riunirsi in Commissione, ed accedere sul luogo per esaminare le varie classi di oggetti, stabilirne l’ apprezzamento, e presentare quindi all’E. V. un breve ragguaglio, affinchè potesse mettersi in grado di giudicare sulla convenienza e la possibilità di acquistare per conto dello Stato tutto il prodotto di quella scoperta, onde accrescere in tal guisa i tesori scientifici dei Musei del Regno.
Lieta di accettare un incarico da cui stimavasi onorata, la suddetta Commissione il giorno primo del passato luglio si recò in Palestrina, ove in presenza dei proprietari inventori, sigg. Bernardini ed eredi Frollano, ed insieme ai prof. Barnabei e Brizio, attese con la maggior cura possibile alla disamina delle varie classi di oggetti portati fuori dalla tomba che li conteneva, ed ora provvisoriamente raccolti alla meglio, e stipati in due camere d’una casa entro la città.
In seguito di questa nostra ispezione, viene oggi il sottoscritto all'adempimento del compito affidatogli, di manifestare all’E. V. le impressioni, ed il subordinato avviso della Commissione stessa.
Senza entrare in tutte le particolarità della scoperta di cui si tratta, già esposte in parte nelle dotte relazioni del Direttore alla R. Accademia dei Lincei (Mesi di febbraio, marzo, maggio 1876), e più minutamente ancora nel Bullettino Archeologico dell'Istituto Germanico per la penna del ch. Helbig (Bull. ZInst. 1876. p. 113. e pag. 117. e segg.), ci basterà qui di riassumere per sommi capi le principali circostanze accessorie della scoperta stessa.
A mezzogiorno della città di Palestrina, presso la chiesa di s. Rocco, in una zona di terreno, che asconde la necropoli antichissima prenestina, la cui esplorazione aveva (or fanno più di venti anni) condotto il Principe Barberini al felicissimo risultato del ritrovamento della parte principale della magnifica collezione di ori, bronzi, avori e suppellettili diverse, esposta nella sua biblioteca, i sigg. Bernardini ed eredi Frollano, avendo intrapreso nuovi scavi, s’incontrarono il 29 febbraio in una tomba formata ed assestata nel modo seguente.
La camera entro la quale si rinvennero gli oggetti, scavata nella terra vegetale e profonda circa due metri, era di forma quasi rettangolare, ed esattamente disposta in corrispondenza alle quattro regioni del cielo: i due lati maggiori (lunghi met.‘5, 45) al nord e al sud; i due minori (lunghi met. 3,92 l'uno, e met. 3,80 l’altro), all’est ed ovest. Le pareti erano foderate con lastre di tufo rettangolari disposte a vari strati, l'uno sull’altro, e dopo aver ricoperio di terra gli oggetti che lù dentro facevano corona alle mortali spoglie del defunto, erasi provveduto superiormente alla chiusura della tomba col mezzo di lastre di pietra calcarea e di travertino, nascoste all'occhio del viandante o del temuto profanatore del sepolcro, col mezzo di un nuovo strato di terra sovrapposto alle pietre stesse.
Noi abbiamo qui dunque una tomba, il cui modo di costruzione, messo anche a confronto coll’interno arredo, porta a collocarla nella serie delle tombe italiche di tipo primitivo e di età remota. Lo che è confermato eziandio da una particolarità offertasi nel suolo della camera, tostochè per l’opera dello scavo potè essere sgombrata della terra ond’era riempiuta. Questa particolarità consiste nella fossetta rettangolare (lunga met.2,00 circa) incavata nel pavimento, non nel mezzo ma un poco più vicino al lato meridionale, e paralellamente alle due pareti più lunghe; fossetta, che giudicando dalle ossa rinvenutevi (secondo l’asserzione degli inventori), e dagli ornamenti in oro trovati dentro od almeno sul limitare della medesima verso oriente, nonchè dal confronto con i più antichi sepolcri felsinei, ci addita il punto ove era deposto il cadavere. E siccome questo punto può dirsi capitale, per fissar bene nella mente lo scopo e il concetto della decorazione di questa camera, e formarsi una idea sicura e giusta dell’importanza della scoperta, così muoveremo da esso nella rassegna dei principali oggetti che andiamo a sottomettere alle considerazioni dell’E. V.
Sebbene anche agli studiosi che si recarono sul luogo prima di noi non fosse dato avere in mano alcun avanzo del cadavere, ed il rinvenimento di ossa nell’interno dell’incavo si fondi unicamente sulla parola degli inventori, nondimeno la destinazione della camera ad uso sepolcrale, e non a quello di ripostiglio, deve ritenersi per sicura, anche sul semplice confronto, che testè avvertimmo, di altre scoperte d'italiche ed etrusche tombe costrutte ed adornate presso a poco dietro lo stesso sistema. In quella parte di oggetti che si presentò nell’incavo, o presso l’incavo, vale a dire là ove si deve ritenere giacesse il defunto, noi abbiamo preziose reliquie in oro ed argento evidentemente riferibili ad un ricco vestimento (lamine con rilievi, fibule, strisce ete.); in vicinanza di questo una piccola serie di armi offensive (punte di lancia e pugnali) a sinistra della supposta giacitura del cadavere; quindi di mano in mano, fra l’incavo e la parete occidentale della camera, tripodi, vasi di oro, di bronzo, di legno, coppe di argento e di vetro, reliquie di mobili in avorio, ed utensili di vario genere che avevano servito al defunto o gli erano stati cari nella vita, vuoi per desio di lussureggiare, vuoi per vaghezza di belle cose d’arte e d’industria; infine, sospesi alle pareti, tre presso l’angolo sud-ovest, uno all’angolo nord-ovest, gli scudi in bronzo, che riconnessi con ciò che fu rinvenuto nell’incavo o presso l’incavo, ci persuadono sempre più ad assegnare un carattere guerresco, e forse anche sacerdotale, al personaggio di questa tomba.
In conformità di siffatta disposizione, volgendo primieramente l’occhio agli oggetti, che vestivano od adornavano il corpo del defunto, noi fummo presi da meraviglia innanzi tutto per l’eleganza, la bellezza, e la perfezione tecnica del lavoro di una lamina di oro in forma di paralellogrammo (lunga met. 0, 17. larga met. 0, 12), divisa in due parti eguali, nel senso della lunghezza, da un cilindretto prominente, che alle sue estremità s’incontra con due altri cilindretti collocati in senso opposto, e destinati perciò a chiuder la lastra ai due lati più brevi, mentre i due più lunghi si compiono con una linea di dentelli. L'artista, oltre allo aver foggiato in testine di leone gli estremi dei due cilindretti, ed avere ricoperto la superficie sì di questi, che del piccolo toro centrale, con ornamenti finissimi a filigrane, li ha fatti compartecipare all'espressione del concetto generale della decorazione figurata, che ammirasi a rilievo sovra l’intiera superficie della lastra. Questo concetto, eminentemente orientale, e fattosi già manifesto nelle oreficerie delle scoperte prenestine del principe Barberini (Braun nel Bull. /nst. 1855. p. 46.), consiste nella rappresentanza di varie specie di animali reali, e di esseri animaleschi fantastici (leoni, sfingi, chimere, sirene, cavallini), con la massima regolarità disposti, la maggior parte in otto file parallele alla fascetta o cilindretto centrale, quindi un’altra fila sulla stessa fascetta, e sovra ognuno dei due cilindri laterali; tutti a pieno rilievo e sovra piccole basi, in parte stanti, in parte accovacciati, in alcune file rivolti a destra, in altre a sinistra, in altre cambiando di direzione a metà della fila.
Il numero degli animali non è il medesimo nei vari ordini, in esso prevale però la divisione quaternaria e settenaria. Otto sono le file sulle due divisioni del piano della lamina, otto i leoni sulla fascetta, dodici quelli sulle file parallele alla medesima, quattordici le sfingi, quindici le sirene che sporgono sui dentelli terminali dei lati lunghi della lamina, sedici i cavallini collocati alle estremità dei due lati minori, in numero di otto da una parte e dall'altra dei cilindretti, su cui sembrano affacciarsi. Tutti gli animali recano in vari punti della superficie del loro corpo quello stesso genere di ornamenti a grana finissima, che già notammo sui cilindretti laterali, e che, secondo anche gli studi fattivi sopra dal ch. Alessandro Castellani, costituiscono una delle più notevoli e più difficili particolarità dell’antica oreficeria etrusca. Alla meraviglia del lavoro si unisce una conservazione perfetta in questo stupendo ornamento, la cui destinazione ci è manifestamente indicata dai resti di un filo metallico di argento dentro cordoncini di oro, introdotti, dietro la lamina, in una duplice serie di occhietti, parallela ai lati più lunghi, e connessa a due piccoli cilindri sporgenti in forma di piccole teste umane all’infuori dei lati minori della lamina stessa; la quale perciò doveva essere fissata sovra una stoffa. Ed osservando che la giacitura orizzontale della medesima corrisponde meglio di ogni altta alla posizione degli animali ivi figurati, ed avuto riguardo al punto in cui si rinvenne, cioè dal lato ove doveva riposare la testa del cadavere (ad oriente), ci parve giusto di escludere, con i chh. Fiorelli ed Helbig, l’idea che fosse un’ornato del petto, e tener conto piuttosto della congettura di quest’ultimo, che la lamina fosse cucita sul berretto o sulla mitra.
Alla stessa classe di ornamenti del corpo spettano tre fibeule, raccolte lungo il lato settentrionale dell’incavo, alla destra delle spoglie del defunto. La maggiore di essa in oro pallido (lunga met. 0,12), con ago elastico, alla eleganza della forma associa la più grande semplicità nella sua decorazione ornamentale, consistente unicamente in qualche globetto rilevato sul dorso. Le altre due (lunghe met. 0,10) di argento con ornati in oro sovrapposti, si riportano invece al genere di decorazione della lamina, avendo, l’una figurine di sfingi alate, e l’altra una fila di leoncini a doppie teste umane, sui quattro bastoni messi a traverso del loro dorso (cfr. la fibula ceretana di oro, già nella collezione Castellani, Bull. /Inst. 1866. p. 179).
Meno chiaro è l’uso a cui potevano esser rivolti tre tubetti o astucci cilindrici di bronzo, foderati con legno e coperti esternamente con lastra di oro (diam. mill. 15, lungh. mill. 200), adorni nella superficie con meandri ed ornati lineari a grana finissima, tutti e tre chiusi alle due estremità; ma dalla frattura di uno di essi si conobbe contenervisi un’asticciuola di legno, che sebbene ridotto în polvere, si potè giudicare di palma. Ed anche qui fermando l’occhio su quello pervenutoci in migliore stato di conservazione, ritroviamo lo stesso pensiero orientale di far bello e dovizioso l’oggetto con due ordini, ognuno di dieci leoncini, e di una doppia protome dello stesso animale nel centro, fissati sopra la lastra, in cui posa orizontalmente l’astuccio, e sedenti ai due lati del medesimo in direzione opposta al centro stesso. Forse anche questi cilindretti servivano ad ornato di qualche parte del vestimento o di qualche cintura, ovvero anche di alcun arnese che fosse alle mani del defunto. Ad ogni modo per la soluzione del dubbio può essere utile il notare, che in quello meglio conservato veggonsi attaccate alla striscia, su cui posano le file di leoncini, alcune frangie di filo di argento delle quali si rinvennero poco ln igi molti altri frammenti. Ed anzi una serie di essi fili si trovò ricongiunta, a modo di fimbria, all’estremità di due lamine finissime in oro, cesellate con figure di sfingî ed augelli sull'una e di mostri alati sull’altra.
Fra le armi, che erano presso il deposito degli avanzi del cadavere e che consistevano in alcune punte di lancia én ferro annesse a fusti di legno, e in due pugnali egualmente di ferro con fodero di argento (lungo il primo met. 0, 31, e l’altro met. 0,42), ci parve alquanto rara e degna di speciale attenzione una delle due vagine (lunga met. 0,39), elegantemente e da mano abilissima ornata a cesello, con concetti tolti in prestito sopra tutto dalla caccia, 0 dall’agricoltura; essendovi cervi, cavalli, buoè pascolanti, un leone che lotta contro un uomo caduto sul dorso e armato di spada, ed un centauro (colle gambe anteriori umane, come s'incontra nei monumenti più arcaici ed in altri prenestini della Barberiniana, cfr. Miller, Mandbuch $ 389. 2; Kluegmann nel Bull. Inst. 1876, p. 140), avente nella destra alzata una palma. Il corredo guerresco si compie con i frammenti dei quattro scudi originalmente appesi, secondo che dicemmo e secondo che era uso, alle pareti della camera. Essi erano circolari ed in lamina sottilissima di bronzo con ornamenti geometrici a cesello, un ordine di piccoli cavalli, ed una striscia di figure umane fra le linee concentriche di globetti, sì che ne fu subito giustamente notata l’analogia con altri arcaicissimi per scoperte antecedenti venuti in luce dal suolo prenestino, ed illustrati dal ch. Schòne (Ann. Inst. 1866. p. 188. 207. Mon. VIII tav. XXVI).
Nello spazio, che intercedea tra le pareti della camera e la fossa sepolerale, principalmente verso i lati sud est ed ovest, era disseminato in vari punti tutto il resto della ricca suppellettile, estraneo al vestimento ed alla armatura del morto, e consistente in una serie svariata di arnesi ed utensili di uso funebre o domestico, consacrata, come solevasi, dalla pietà dei congiunti alla memoria del trapassato. Volgendo il nostro esame ai più notevoli cimeli di questa serie, ci si fecer sempre più manifesto il pregio e l’importanza della messe archeologica raccolta dai sigg. Bernardini. Quivi incontriamo lavori in oro, in argento, in avorio, in bronzo. Cominciando da questi ultimi, ci duole che le condizioni in cui si trova, come d’ordinario succede nelle scoperte sepolcrali, la maggior parte di questo mobilio, non ci permettano, almeno per ora, di rimettere ogni pezzo al posto che originariamente occupava nell’ utensile, da cui le ingiurie del tempo lo separarono, e di farne rilevare il pregio sotto il duplice aspetto del lavoro delle singole parti, e del concetto generale, al quale nella primitiva opera dell’artefice riconnettevansi.
Col giorno 19 novembre il sig. Francesco Fiorentini incominciò gli scavi nell'area dell’antica necropoli prenestina, e propriamente nel territorio denominato la Colombella.
Si scoprirono fino a tutto novembre cinquantaquattro casse sepolcrali, delle quali tre o quattro sole erano intatte: le altre erano tutte rovinate per causa di anteriori depredazioni.
Gli oggetti che vi si raccolsero dal 19 al 22 novembre, furono così enumerati dall’ ispettore degli scavi sig. Pietro Cicerchia: Cista di bronzo graffita con due puttini; quattro specchi graffiti; nove altri lisci; un balsamario di terracotta; due vasi fittili ordinarî; quattro vasetti in forma di anfora; una strigile di bronzo; un paio di forbici di ferro; un vasetto di vetro colorato; un ago crinale di bronzo; un puttino di avorio; sei monete sparse fra la terra; quattro pentole fittili; altra cista di bronzo graffita, con coperchio sormontato da due putti; uno’ specchio graffito; una strigile di ferro; due vasetti rivestiti di cuoio; un vasetto di terracotta in forma di salvadanaio. A. questa nota scriveva l'ispettore medesimo, doversi aggiungere un altro vasetto di vetro variegato, ed un pugnale (?) di piombo.
Giuseppe Fiorelli.
Gli scavi del sig. Fiorentini alla Colombella, nell’area della necropoli prenestina, durarono per tutto il decembre. Furono esplorate moltissime tombe, alcune delle quali intatte, e si raccolsero iscrizioni, e molti oggetti di suppellettile funebre in buono stato.
Fra questi meritano speciale considerazione le ciste, che quantunque lascino a desiderare per finezza d’incisioni, sono per altro pregevolissine per le appendici. Sopratutto si fa ammirare il manico di una grande cista, formato con un bellissimo cavallo, accanto a cui sorge una Pallade di stile arcaico: manca l’altra figura laterale. Si notano pure vasetti di legno della solita forma benissimo conservati, ed una scatola anche di legno in forma di piede umano, colle unghie ricoperte di lamina d’oro. Di lamina d’oro è pure rivestito un vasetto fittile. Bellissimi sono alcuni rilievi di terracotta colorati, rappresentanti Ganimede rapito dall’aquila, ed altro vasetto ove rimangono le tracce di pitture policrome assai delicate.
I sepolcri erano tutti della stessa forma di quelli, che richiamarono primieramente l'attenzione dei dotti nel 1855 (v. Bullett. Inst. p. XLV sg.), cioè casse di tufo contenenti lo scheletro e la suppellettile, sopra le quali a fior di terra sorgevano le note colonnine di pietra locale, terminanti a pigna od a testa umana. Sul dado che sosteneva la colonnetta si lessero molti nomi, di cui procurerò gli apografi unitamente all'elenco di tutti gli oggetti ritrovati.
Giuseppe Fiorelli.
L'ispettore Cicerchia nel trasmettere l’elenco degli oggetti rinvenuti negli scavi eseguiti alla Colombella presso Palestrina, dei quali fu detto nelle Notizie del novembre e dicembre 1877 (p. 101, 156), fece precedere le seguenti osservazioni:
Il terreno scavato dal sig. Fiorentini misura circa are settanta, ed è sotto Preneste, nella contrada già cognita per molti scavi eseguiti in altro tempo, e dove estendevasi la necropoli prenestina. Si sono notate le medesime circostanze che accompagnarono gli scavi precedenti, cioè ineguaglianza di profondità nel rinvenimento delle casse di tufo, ineguaglianza di grandezza di esse, non ornati di sorta, e per lo più collocate in prossimità delle casse altri piccoli recipienti quadrati di diversa dimensione, detti volgarmente pilozzi, nei quali si trovano spesso oggetti e qualche volta delle ceneri. Si è visto pure che molti oggetti giacevano nella terra vicino alle casse, come ebbe a verificarsi altre volte.
Ciò che è stato particolare allo scavo ultimo si è la depredazione del sepolcreto avvenuta in tempo remoto, non essendovi indizio di terreno mosso di recente, di modo che di circa centocinquanta casse scoperte, appena tredici o quattordici si trovarono intatte, forse perchè essendo sottoposte ad altre superiori, non ne avevano gli esploratori sospettata la esistenza. Gli oggetti rinvenuti appartengono alle casse intiere per la maggior parte, essendosene anche trovate nei pilozzi e nella nuda terra, dove principalmente si raccolsero vasi fittili. L’orientazione delle casse è stata varia. Molte erano voltate a mezzogiorno, altre ad oriente.
Sul finire dello scavo apparvero indizi di una tomba murata, della costruzione stessa della camera ove si rinvenne il tesoro acquistato dal Governo, ma tutto era stato manomesso, sicchè non vi sì ebbe altro che un anello di oro, tra le terre che conservavano ì segni della ossidazione dei bronzi che vi furono in contatto. Nella continuazione delle opere si raccolsero superficialmente alcuni assi romani e monete imperiali. Gli oggetti enumerati secondo i giorni nei quali si scoprirono, eccetto quelli raccolti nei giorni 19-22 novembre, dei quali fu dato l’elenco (v. Notizie 1877, p. 102), sono ì seguenti:
26 novembre. Un vasetto di vetro colorato, due strigili di bronzo ed una di ferro, due aghi crinali; 7 dicembre. Grande cista graffita con nomi incisi, contenente due vasetti di vetro colorato, e due vasetti di legno intagliati in forma di animali; altra cista di minori proporzioni con due puttini alati di legno dorato. Quattro aghi crinali di bronzo, due specchi graffiti e tre lisci, quattro strigili di bronzo, un vaso di terracotta con figure, altri vasetti di varia forma, un vaso grande con ornati. Pezzi di altra cista con proprio manico.
12 dicembre. Una cista grande con due putti, uno specchio graffito ed altro liscio; 13 dicembre. Cista danneggiata con manico formato da tre putti, contenente una strigile di bronzo, due vasetti di vetro colorato, un ago crinale di bronzo, altro simile di avorio. Un vaso fittile colorato; 15 dicembre. Una piccola cista graffita, un vasetto colorato, tre vasetti di legno, due balsamari, un anello d’oro, uno specchio graffito, piccolo busto muliebre in pietra locale alto met. 0,47, testina muliebre nella pietra stessa; 20 dicembre. Una patera di bronzo, una strigile dello stesso metallo con sua catena; 21 dicembre. Cista grande graffita, con manico raffigurante Minerva ed il cavallo, entro la quale era uno specchio graffito. Altra cista piccola iscritta; 23 dicembre. Manico di cista con due figure ed un putto, altro manico pure di cista con due putti, uno specchio liscio, due vasetti di terracotta dorati, un vaso grande fittile e due vasetti comuni, due strigili, due balsamarti; 31 dicembre. Scatola di legno per toletta in forma di piede umano, poco meno del vero, colle unghie coperte di lamine d’oro. tre ciste graffite, quattro specchi graffiti di diversa dimensione, manico di cista rappresentante una donna giacente, sei vasetti di terracotta ed uno più grande, pezzi di un rilievo fittile raffigurante bighe e ratto di Ganimede, tre balsamari.
4 gennaio 1878. Tre specchi graffiti, due lisci, due strigili di bronzo, una fibula, tre vasetti di terracotta. un coperchio di cista in legno, due vasetti di vetro colorati; 8 gennaio. Una cista rotta senza graffiti con manico formato da due putti, due specchi lisci, una strigile di bronzo, undici vasetti di terracotta; 10 gennaio. Una cista con manico rappresentante una figura giacente, uno specchio liscio.
Nelle piccole colonnette sepolcrali, terminanti per lo più in una pigna, furono letti diversi nomi: 1. COCIA M F; 2. L CVPI L F A N cfr. Corpus, I. p. 29, n. 102; 3. C-FABRICIVS CF ib. n. 106-108; 4. M GVNGIVS C F; 5. LVSCIA M VXOR; 6. MINO MECLONIA ib. n. 97, 161, 117, 118 in pigna; 7. L NVMITORI L F L N RVBER ib. n. 122; 8. OCTAVIA VIA (sic) in pigna; 9. QOCTAVI M F id.; 10. OFILIA CF; 11. ROSCIA ib. n. 143 in pigna; 12. LRV ILI L F id.; 13. M SAMI M F; 14. C.SAMIARI C F; 15. CN SAMIARIVS CN; 16. L SAMIARI L F; 17. L SAMIARI MF DOSVO; 18. L SAMIARIO C F N N in pigna; 19. SAMIARIA M F MINORQ; 20. C SAVFI A F ib. n. 145; 21. Q SAVFI A F in pigna; 22. SAVFEIA C F TONDI; 23. L TAMPI D F in pigna; 24. TAMPIA C F; 25. C TITIONIVS C F; 26. TITIONIO C F; 27. tONDIVS M FM N; 28. TONDIAI L F; 29. QVORTA TONDIA; 30. L.VETLI L F
Relazione di Angiolo Pasqui sulle nuove scoperte nella necropoli di Palestrina.
Il 7 di decembre dello scorso anno il solerte ispettore degli scavi sig. V. Cicerchia avvertiva la scoperta casuale di un gruppo di sepolcri avvenuta nel vasto ripiano occupato dalla necropoli prenestina in vocabolo lo campo, proprietà del sig. Giuseppe Marini. Si erano rimesse alla luce quattro grandi casse di peperino, che sembravano calate in una medesima fossa alla profondità di circa metri 4 dall'attuale piano di campagna. Ciascuna di esse conteneva un solo cadavere, circondato dalla propria suppellettile, che in due sepolcri appariva ragguardevole per gli ornamenti di oro.
Quando per incarico ricevuto mi recai a ispezionare il luogo del ritrovamento e ad esaminare gli Oggetti raccolti, si può dire che le casse non fossero ancora del tutto esplorata): infatti la ristrettezza dello scavo non aveva permesso di visitarle completamente, ma soltanto di togliere gli oggetti di pregio a fine di tutelarli, nel momento che aspettavasi dal Ministero il permesso di seguitare lo ricerche. Però l'ispettore, che fu subito informato della scoperta, assistette a questa prima visita e non trascurò di notare la suppellettile rispetto al posto in cui venne trovata. Coll'aiuto delle sue note e coir osservazioni mio, fatte sul luogo durante il proseguimento delle ricerche, ho potuto reintegrare i dati riferibili ai diversi seppellimenti, e distribuire con ordine in un elenco gli oggetti recuperati.
Il luogo ove avvenne la scoperta è distante circa 800 metri dal crocevia di s. Rocco, presso il quale, il 29 febbraio 1876, venne in luce la ricchissima tomba Bernardini, esposta oggi nel Museo del Collegio Romano. Più ad ovest, e in un terreno limitrofo, avvennero le scoperte Parmegiani, cioè si trovò un gruppo di novantanove tombe a cassa di tufo o di peperino, con suppellettile di età tarda rispetto ai più ricchi ritrovamenti; quindi per grande spazio tra le scoperte Bernardini e quelle in vocabolo Colombella, pure conosciute, non è a nostra conoscenza che siano state fatte ricerche sistematiche. Ma in questo luogo sembra che le tombe fossero meno addensate, e forse disposte con un certo ordine rispetto ad una via antica, che, tagliando la moderna, si dirigeva da nord a sud, cioè congiungeva la praeaestina al proseguimento della labicana.
Questa via, che potrebbe dirsi moderna rispetto all'età dei sepolcri scoperti, doveva correre nella medesima direzione di una via più antica. Infatti è verso quella che si videro aperti gl'ingressi, ovvero le calatoie, che servirono per fare discendere in fondo alle fosse i pesanti sarcofagi. Ed è naturale che pel trasporto di questi dovesse necessitare la vicinanza di una strada solida. Un'altra testimonianza della via antica, che in quel punto divideva la necropoli, è l'allineamento delle varie fosse lungo un lato della medesima, e la mancanza di tombe verso l'interno, cioè a distanza della stessa.
Altra prova viene fornita dalla differenza continua di livello dei terreni posti da una parte e dall'altra della via. Il terreno ove sono avvenute le ultime scoperte e l'altro di proprietà Parmegiani sono elevati più di un metro, pianeggianti con grande uniformità, come se quell'aspetto lo avessero ottenuto ad arte. Infatti non potrebbe spiegarsi come al di là di bassi fondi si fosse agglomerato 0 deposto sopra al terreno vergine uno strato di terreno mobile, alto più che un metro. Ciò deve essere stato fatto non per altra ragione che per nascondere sempre più i seppellimenti. Noteremo ancora che nella necropoli prenestina furono più frequenti e più fruttuose le scoperto nei punti maggiormente elevati, quali sono la tenuta Barberini, s. Rocco e la Colombella, a preferenza dei fondi più bassi, nei quali si riconobbero grandi lacune.
Generalmente le tombe della necropoli prenestina per la natura speciale del suolo sono a fosse semplice, più o meno grandi, e debbono classificarsi tra le fosse anche quelle tombe maggiori, costruite di sassi, che per lo più si considerarono come camere. Ciò porcile in nessuna di queste si riconobbe finora una strada di accesso, e la relativa porta.
Una di queste grandi fosse era la famosa tomba Bernardini, costruita con grandissimi parallelepipedi di tufo, e chiusa sopra da una specie di volta a sacco, fatta con pezzi di calcare e con lastre di tufo. Ma tanto in queste maggiori come nelle fosse minori il cadavere, se non era chiuso entro un sarcofago come quelli dei quali ora diremo, doveva essere custodito entro una cassa di legno, come nelle fosse semplici delle necropoli etrusche; ed anche qui come nelle fosse di Etruria restarono i segni di queste custodie lignee.
Evidentemente si avvicinano all'età più moderna i seppellimenti entro casse di tufo, deposte in una fossa scavata nella terra vergine. Non di rado si sono offerti esempi di due e perfino di quattro casse l'una sopra l'altra, specialmente nel sepolcreto della Colombella; e talora di casse internate, ad onta della poca resistenza, del terreno, in una specie di corridoio, a cui si scendeva per mozzo di calatoia, ivi pure talvolta sovrapposte a più ordini.
Tale sovrapposizione offrì modo di constatare che le casse più profondo avevano dimensioni più piccole di quelle, che a mano a mano si trovavano sovrapposte; e questa gradazione servì a farci riconoscere che nel periodo di seppellimento entro casse di tufo, quelle più piccole, cioè tanto grandi quanto occorreva per le dimensioni del cadavere, erano le più antiche; quelle di maggiori dimensioni, e pel solito di fattura più trascurata, erano le ultime deposte.
È quindi naturale che nelle piccole casse non si avesse lo spazio sufficiente per inserirvi il corredo votivo, talora consistente in vasi ed in utensili voluminosi; in conseguenza di ciò, fino dal periodo delle casse piccole, troviamo in uso una specie di cippo, o cassetta vuota, di tufo o di peperino, collocata presso un capo della cassa, contenente gli oggetti votivi, e chiusa, come la cassa medesima, con coperchio dello stesso materiale, fatto a lastra semplice ovvero a spioventi. Questi cippi vuoti, che per lo più, oltre il corredo dei vasi, contenevano le famose ciste, sono quelli che comunemente gli scavatori locali chiamano pilozzi.
Si ebbero pure esempi di casse piccole ornate di rilievi, di casse piccole con coperchi fastigiati, arcuati e piani, taluni dei quali vuoti al di sotto. Le grandi casse, alla cui categoria appartengono quelle ultimamente scoperte, hanno dimensioni esagerate, raggiungendo talune perfino m. 1,00 di profondità su m. 2,24 di lunghezza e m. 1,00 di larghezza nel vuoto interno. I loro coperchi, o piani 0 displuviati, sono di una grossezza eccezionale, che non accordasi colla sottigliezza delle pareti, le quali non oltrepassano 8 o 9 cm. di spessore.
Le tombe a casse soprapposte possono considerarsi come repositori per famiglie intere, e corrispondono alle grandi tombe a loculo del territorio falisco (3). È con questa considerazione che si spiegano le sovrapposizioni a due ed a più ordini, ovvero le casse grandissime ottenute in un solo blocco di peperino e divise in due vani da un tramezzo e indipendentemente chiuse, ovvero le casse accostate talmente da non lasciare alcuno spazio vuoto. Quindi, mentre pei sepolcri più antichi vediamo senza interruzione disposte le casse le une presso le altre, ma in modo che per ogni seppellimento si dovesse aprire una nuova fossa; pei sepolcri più moderni troviamo aperte grandi fosse scavate non in continuità, ma a distanza notevole, lo quali fosse si riaprivano ogni volta che dovevasi calare una nuova cassa, come aprivasi in altri luoghi la tomba a camera ogni volta che fosse stato il caso di depositarvi un nuovo defunto della famiglia. Naturalmente casse così grandi potevano contenere comodamente tutta la suppellettile: è perciò rarissimo il caso di trovare presso le medesime il solito ripostiglio, o pilozzo, cogli oggetti votivi.
Per quanto concerne poi la cronologia, ai sepolcri a cassa di peperino succedono quelli a cassa di terracotta, od a fossa coperta da tegoli, i quali sepolcri sono i più volgari, e furono riconosciuti in molti punti della necropoli, secondo che venne dimostrato con molta evidenza di fatti da P. Cicerchia, padre dell'attuale ispettore degli scavi. Col sepolcro a casse fittili ed a tegoli il costume romano già invalso portò r incinerazione dei cadaveri; indi si ebbero le casse funebri di travertino e di marmo ed i sontuosi mausolei, i cui avanzi s'incontrano di frequente nella campagna prenestina. I due esempi di fosse da noi scoperti, e dei quali offriamo la pianta nella fig. 1, danno la riprova di molti fatti che abbiamo esposti.
La prima fossa (fig. 1, n. 2) che trovai in gran parte scoperta, aveva le pareti irregolari, come quelle che erano state modificate nei successivi seppellimenti. Appariva nondimeno un grande vuoto, aperto sopra e con larga strada a discesa verso il moderno sentiero, in modo da facilitare il trasporto e la disposizione dei sarcofagi.
Per il modo con cui erano disposte le casso rispetto alla calatoia, o via di discesa, non è difficile stabilire die il primo seppellimento in quel luogo fu entro il sarcofago in fondo all'entrata e che conteneva il cadavere di una giovanotta, così indicato gli ornamenti, e più particolarmente da ima bulla d'oro sospesa al suo collo. Fu deposta quindi la cassa a dritta di chi guarda, e contenente il cadavere di una donna, che per tale fu riconosciuta dai ricchi pendenti, dalla collana e dagli anelli. Per fare posto a questo seppellimento fu un poco allargata la fossa sul lato destro della calatoia. L'altra cassa aderente conteneva il cadavere di un uomo, nel cui corredo erano due strigili ed una lancia. Tale cassa fu posta parallelamente, anzi ad immediato contatto della cassa precedente. Per questo fatto è lecito supporre che i cadaveri contenuti in queste due casse fossero di due coniugi. Un'altra cassa di piccole dimensioni, fu deposta per ultimo in un angolo appositamente praticato a sinistra di chi entra.
La seconda fossa (fig. 1, n. 1) scoperta alla mia presenza il 15 decembre, aveva forma più regolare, perchè non conteneva che due soli sarcofagi. La sua calatoia muoveva in direzione quasi parallela a quella della fossa precedente. Rimaneva quindi visibilissima la successione dei seppellimenti. La cassa deposta normalmente lungo la parete a sinistra e che raccolse gli avanzi di un uomo, fu la prima ad essere deposta; anzi nel calare l'altra cassa, che venne ad essere posata quasi in contatto, gli stessi necrofori, sfondarono il coperchio della prima facendovi un buco, come vedesi nella figura sopra aggiunta, e colle mani o con un arnese qualunque rimossero gli avanzi del cadavere e rubarono gli oggetti di valore. Anche in questa fossa si fece il seppellimento di due individui di sesso differente, inquantochè il sarcofago depositato per ultimo conteneva i resti di una donna.
Facciamo seguire la descrizione della suppellettile funebre, divisa per ciascuna fossa ed a seconda dei seppellimenti che si succedettero nell'una e nell'altra.
Possa prima.
Seppellimento primo. Cassa di peperino dei prossimi monti di Cave, tagliata in un solo pezzo, di forma semplicissima e quadrangolare cou un poco di rientro alla base. Aveva m. 2,1 1 di lungh., m. 0,85 di largh., m. 1,13 di altezza e m. 0,08 di spessore nello pareti. Fu trovata chiusa perfettamente da coperchio, rappresentato da lastrone piano, pure di peperino, ma di qualità più leggiera, cioè di scoperchiatura di cava, detta nel luogo cappellaccio. Il medesimo era largo o lungo quanto la cassa e alto m. 0,20. Sopra al coperchio erano posati tre pezzi di calcare del monte prenestino, trasportati e deposti per rito funebre, forse a ricordo di un costume abbandonato, quale era quello, comune a molti popoli, di colmare la fossa con un monticello di pietre. Il coperchio e la cassa erano intatti, ma per la diflicoltàl di rimuovere il pesante coperchio, e per timore che, facendo ciò, le pareti della cassa molto sottili dovessero cadere dentro la medesima e danneggiare gli oggetti, fu aperto sul dinanzi un vano, e da questo si esplorò e si raccolse l'antica suppellettile.
Lo scheletro che vi era chiuso si mostrò sul momento della scoperta perfettamente conservato; poi mano a mano che prosciiigavasi si disfaceva, tanto che dopo breve tempo non altro ne rimase che le ossa lunghe e qualche pezzo di cranio e i denti. Si riconobbe a motivo della statura e dei denti che era scheletro di giovanotta. Il cadavere era stato deposto supino, colla testa a mezzodì e inclinata sulla spalla destra, e colle mani distese lungo i fianchi, e tutto intorno circondato dagli oggetti che appartenevano al suo abbigliamento, e dagli oggetti deposti per voto funebre. Essi sono:
a) Bulla di lamina d'oro con corpo piriforme, inferiormente compito da globetto, e con due anelli disposti verticalmente sulla parte superiore, tra i quali era inserito un tubetto pure di lamina d'oro, ornato nel mezzo da un cordoncino a sbalzo. Il corpo della bulla non porta alcun ornamento (fig. 2); alt. mm. 43. Giaceva sullo sterno.
b) Anello d'oro con placca a mandorla, contornata da dentelli e da cordoncini e ornata nel mezzo da una figurina di kadoulos nudo che incede a destra recando nelle mani l'urceolo e la patera umbilicata; alt. della placca mm. 21. Esso pure fu trovato sul petto. Questa circostanza è molto favorevole per spiegare che anelli simili non potevano generalmente usarsi per dita, a ciò opponendosi ancora la loro forma a staffa ed a ferro di cavallo, piuttostochè circolare.
c) Altro anello simile ma molto grande e di piombo, fu rinvenuto dentro la cassa seguente, e anelli di questa forma, per non citare esempi di altre necropoli, furono assai frequenti nelle tombe prenestine. Suppongo che fossero appesi a collane, come amuleti, non altrimenti che gli scarabei, la cui legatura metallica ricorda nella forma a ferro di cavallo quella degli anelli in questione. Potrebbe anche darsi che l'anello con placchetta a mandorla fosse una derivazione dello scarabeo medesimo.
d) Anellino d'oro a semplice fascia; diam. mm. 17. Fu trovato presso la mano destra.
e) Specchio massiccio di bronzo con manico di lastra, forato all'estremità, per inserirvi un anello di rame. Da un lato vi aderisco per l'ossido un pezzo di tela. Lo specchio nella parte concava era graffito con figure, ma queste sono quasi del tutto svanite per la continua pulitura a cui era soggetto quell'utensile. Nondimeno vi resta qualche traccia del contorno a foglie e bacche di edera, e vi si vedo la parte destra di una figura muliebre, ammantata e con braccio piegato sul petto e tosta rivolta verso altra figura, che oggi è del tutto scomparsa. Dinanzi a questo gruppo è disegnato una specie di suppedaneo, i cui sostegni incurvati rappresentano schematicamente le zampo ferine; diam. mm. 130. Esso pure fu trovato presso la mano destra.
f) Frammenti di laminette di oro e di sottili filamenti d'oro, che formavano le trame di un tessuto. Si raccolsero intorno al cadavere.
g) Vaso di argilla biancastra foggiato a testa di donna, che ha la capigliatura raccolta nello strophion, e scoperta e ricciuta attorno alle tempie. Vi sono rappresentati in rilievo gli orecchini a rosette; e attorno al collo vi è dipinto un nastro rosso, da cui pendono piccole bullo colorite di giallo. Sopra alla testa si eleva il collo sottile del vaso, terminato da orlo aperto a guisa di bocciuolo, e dietro a questo ò appoggiata l'ansa verticale. La testa fu ottenuta colla stampa; il collo fu tornito a parte ed aggiunto insieme al manico. Per tutto il fittile si vedono le tracco del bolo verdognolo, che servi per fissare la sottile foglia d'argento; alt. mm. 195. Fu raccolto sopra alla testa, nel luogo stesso dove in sarcofagi di questo stesso periodo e appartenenti a donne si deponevano gli alabastra.
h) Vaso di argilla figulina tornito in forma di grosso uovo, con un piccolo foro ad un'estremità. E ricoperto di stucco bianco e dipinto a colori vivaci dati a tempora. Sopra e sotto è diviso con sottili filettature e fasce rosse e nero, in modo da lasciare nel mezzo una larga zona bianca, dove accuratamente e con sottilissimi contorni sono rappresentati due uccelli tra cespugli d'erbe (fig. 3); alt. mm. 104. Questo fittile si trovò presso il femore destro.
i) Altro vaso consimile, coperto pure di stucco bianco e decorato sopra e sotto con filettature rosse e nere, tra le quali, entro una larga fascia, che è spartita con reticolato di linee nere, sono comprese tante losanghe a contorno rosso (fig. 4); alt. mm. 104. Si trovò tra le pareti della cassa od il femore sinistro. Vasi con pitture policrome assai delicate non sono nuovi tra i funebri corredi della necropoli prenestina; ma oggetti simili ai due ultimamente descritti non sono stati giammai ricordati da quanti trattarono le antichità di Frenesie, sebbene da proprietari di terreni, ove sono avvenute finora le scoperte, mi sia stato confermato che oggetti simili si trovarono perfino di legno e di osso, e questi ultimi intagliati eoa figure. Evidentemente non possiamo riconoscere in oggetti simili vasi o scatole usate per unguenti od altro. Anche per la forma sembrano destinati a rappresentare vere uova, e non possono avere altro significato che quello di voti inerenti a qualche cerimonia o a qualche rito funebre. Uova vere e proprie, si trovarono offerte come viatico insieme ad avanzi di cibi in molte tombe etrusche. Il piccolo foro praticato nella sommità fu imposto da ragioni tecniche, e ci si fece a scopo di conservare l'integrità dell'oggetto durante la cottura, e di poterlo conficcare in un perno centrale della ruota nel momento in cui dovevasi decorare colle sottili filettature rosse e nere. Tale foro era anche necessario per potervi inserire un perno, il quale, funzionando da manico, rendeva possibile di muovere l'oggetto e praticarvi a mano libera la pittura u gli ornamenti complementari, dopo le linee fattevi cui pennello sul tornio.
k) Grande dolio di argilla tigulina grezza, di (orma quasi sferica, con orlo aperto e con due anse ad arco, applicate nella massima sporgenza del corpo; alt. mm. 440. Era posato ai piedi del cadavere.
l) Tre piccoli parallelepipedi di terracotta, forati ad un'estremità e usati por telaio da tessere; alt. mm. 94. Anche questi oggetti erano stati deposti presso i piedi del cadavere.
Seppellimento secondo. Cassa di peperino non dissimile dalla procedente, chiusa da coperchio dello stesso materiale, a doppia pendenza verso i lati più lunghi e piano nella parte sottostante. Questo era alto nel culmino m. 0,43, nelle grondo m. 0,27. La cassa misurava esternamente m. 2,14 di lungh., m. 0,82 di largh. e m. 1,00 di alt. Le sue pareti variavano da cm. 0 a cm. 10 nello spessore, e l'altezza del vuoto interno ora di m. 0,7.5. Anche questa cassa si trovò intatta, ma fu scoperta dopo la cassa seguente, che ora in gran parte rotta e schiacciata sotto il peso del coperchio e del terrapieno. Fu quindi esplorata rimuovendo la parete lunga. Essa pure conteneva un cadavere di donna, la cui testa era volta verso la città. Ne rimanevano soltanto le ossa lunghe e i denti, i quali determinarono la sua età avanzata. Attorno a questi pochi avanzi dello scheletro si raccolsero i seguenti oggetti:
a) Coppia di orecchini d'oro a cornetto, la cui parte superiore è chiusa entro un disco circolare di lamina con più contorni a filograna, e la inferiore è ornata con un grappo di quattro pallottole. Il corpo dell'orecchino, in quella parte che era la più visibile, ò ripieno di globetti d'oro (lìg. 5); alt. mm. 30. Orecchini simili, più 0 meno decorati di tilograna, sono frequentissimi nei sepolcri della bassa Etruria, specialmente del territorio falisco, e si trovano sempre uniti a suppellettile, nella quale predominano i manufatti della Campania, così in bronzo come in terracotta.
b) Sei pendaglietti por collana, ciascuno dei quali è formato da due gusci di lamina argentea, saldati insieme, stampati da una parte e dall'altra con testa muliebre e rivestiti di laminette d'oro; alt. mm. 10. Furono raccolti sul posto del collo insieme all'oggetto seguente.
c) Pendaglio centralo di monile in lamina d'oro, stampato da una parte e dall'altra con protome femminile, che ha la capigliatura arricciata e porta sopra alle tempie due corna taurine; alt. mm. 24.
d) Anello grande di piombo con placca a mandorla, dove sono rappresentati in rilievo due ippogrifi, che tengano in mozzo una figura umana; alt. della placca mm. 33. Anche questo anello fu raccolto sul petto del cadavere, e quindi viene confermato il suo uso di pendaglio od amuleto per collana, come fu osservato per l'nello d'oro, di forma identica, scoperto nella tomba precedente e descritto sotto la lettera b.
e) Anello grande di oro pallido, formato con lamina sottile, non chiuso internamente, come se avesse costituito il rivestimento di un anello d'altra materia, cioè di legno o di osso; diam. mm. 26. Fu trovato presso la mano destra.
f) Grande quantità di laminette informi di oro e di filamenti che facevano parte di un tessuto. Si raccolsero per tutto il piano della tomba in quello spazio occupato dal cadavere.
g) Specchio circolare di lastra di bronzo con piccolo bordo e con manico di lamina che poteva essere infisso in un manubrio di osso. Non vi è decorazione graffita; al contrario vi si conserva in gran parte la doratura; diam. mm. 145. Fu raccolto presso la mano destra.
h) Alabastron frammentato nel fondo, di forma comune e con largo orlo innestato nel collo. È tornito in alabastro. Fu scoperto attraverso alla cassa, nel punto corrispondente sopra alla testa del cadavere.
i) Piccola hydria a vernice nera, decorata sopra con figure dipinte d'ocre rossa, graffite nelle parti del corpo e nelle vesti. Sul dinanzi vi è rappresentato un uomo nudo che offre una borsa ad altro nomo, il cui mantello pende dal braccio sinistro. Questi solleva in alto una striglie e si appoggia a lungo bastone. Nella parte posteriore ricorre un ornamento a palmette ed a girali, ugualmente dipinto con ocre rossastra; alt. mm. 118. Fu raccolto presso i piedi.
j) Piccolo stamnos della medesima tecnica che il vaso precedente. Ha forma ovoidale, pianeggiante nell'omero, su cui si elevano due anse ad arco, disposte verticalmente. Sul dinanzi è rappresentato un uomo coperto del mantello in faccia ad altro, pure ammantato e appoggiato a lungo pedo; alt. mm. 90. Esso pure fu trovato presso i piedi.
k) Coperchio piano appartenente al medesimo vaso, dipinto sopra con corridietro e lateralmente con scacchi di ocre rossa. Posa sul medesimo una piccola lekythos dipinta con figurine di colombe, che oggi sono quasi del tutto svanite; alt. complessiva mm. 72.
l) Anforctta etrusco-campana in forma di bulla, con orlo molto aperto, verniciata di nero e ornata nella parte superiore del corpo con un giro di palmette impresse con una sola stampa; alt. mm. 68. Questa pure era stata deposta presso i piedi.
m) Piccolissimo simpulo formato con un pastello di creta non depurata, vuoto e munito di presa laterale forata. Si raccolse presso la mano sinistra.
n) Avanzi di una cista di cuoio, forse con ossatura e con fasce e fondo di lamina di rame, fissati per mezzo di chiodetti a testa emisferica. Stava presso i piedi.
o) Quattro pesi da telaio uguali a quelli scoperti nella cassa precedente e disposti lungo quel fianco della cassa che corrispondeva ai piedi del cadavere.
p) Pezzo di aes rude del peso di gr. 84, posato presso le tibie dal lato destro del cadavere. Pezzi consimili di aes rude furono fi-oquentissimi nelle tombe pronestinc e dettero motivo agli studiosi d'investigare fino a quale tempo tale segno di valore monetario rimanesse in uso presso gli anticlii Il eh. Henzen illustrando le iscrizioni sepolcrali della necropoli prenestina determinò l'età delle iscrizioni medesimo, che si trovarono imposte a sepolcri coetanei ai nostri, spingendo (ino al III secolo av. Cr. r uso della rude moneta (-). Tale epoca è in accordo coi prodotti apuli e della Campania trovati nelle nostre tombe, nonché collo oreficerie che hanno riscontro con quelle dei sepolcri coevi d'oltre Tevere.
q) Ciottolo informe di calcare dei monti di Preneste, uguale a quelli che si trovarono collocati sopra al coperchio della cassa precedente. Era posto tra le tibie del cadavere. Il luogo del rinvenimento offre ancora una prova del significato funebre di questi pezzi di calcare gettati sulla tomba in ricordo del cumulo di sassi, che in età più remota la pietà dei superstiti erigeva sul sepolcro dei trapassati.
Tra le due casse descritte era posato sul terreno vergine un grande vaso di forma sferoidale (fig. 1) con anse ad arco disposte orizzontalmente sulla metà del corpo, chiuso da rozza ciotola e fatto vuoto. Poiché un vaso quasi simile fu trovato entro la cassa primieramente descritta, è da ritenersi che quello trovato fuori dovesse appartenere al sepolcro ultimo e rappresentasse il recipiente, ove pel solito si deponevano i voti funebri, cioè quella specie di cassetta di tufo o di peperino, che è detta volgarmente jtilosso. Al contrario tanto il fittile deposto entro la cassa, quanto questo deposto fuori si trovarono vuoti.
Seppellirne Ilio terso. La cassa giaceva sul piano stesso della precedente e deposta in modo che una delle sue pareti lunghe era a contatto immediato con quella dell'altra (fig. 1). Si trovò in gran parte franata sotto la pressione del grande coperchio, talmente che, rimossi i materiali a fine di esplorarla comodamente e col minore danno possibile degli oggetti, della cassa non rimase che il fondo.
La cassa, tagliata in un solo blocco di peperino era lunga esternamente m. 2,24, larga m. 0,81, alta m. 1,05. Il coperchio di tufo era largo e lungo quanto la cassa, foggiato a semplice lastrone e alto m. 0,32. Le pareti poi, molto sottili rispetto alla grandezza del monolite, variavano da cm. 8 a cm. 9 nello spessore. Tra i grossi pezzi caduti del coperchio si trovarono quattro piccoli frammenti di calcare prenestino ivi deposti dalla pietà di quelli che accompagnarono il defunto all'ultima dimora, come fu osservato nel descrivere la prima tomba.
Il cadavere ora stato deposto supino, coperto di un'ampia vesto, di cui rimanevano visibilissimi avanzi sugli oggetti e sul terriccio infiltrato nella cassa. Aveva la testa rivolta verso la città, cioè nella medesima disposizione del cadavere precedente. a) Frammenti che ricompongono una lancia di ferro, con lama a foglia d'olivo e con cannula conica, entro la quale rimangono i frammenti dell'asta di legno; lungh. mm. 210. Era stata deposta intera nella cassa, al fianco destro del cadavere, in modo che la cuspide emergeva sopra la spalla e tracce dell'asta continuavano fino in fondo alla cassa. Non si trovò segno alcuno del puntale, ma si arguì che l'asta era lunga quanto il cadavere, cioè presso a poco m. 1,70.
b) Striglie di bronzo, di forma comune, intatta e con manico sagomato nei bordi anteriori; lungh. massima mm. 250. Era posata sopra alla spalla sinistra, con la parte concava rivolta alla faccia, e con l'ansa in basso e forse sovrapposta alla spalla.
c) Altra striglie di bronzo più semplice; lungh. massima mm. 260. Questa si raccolse presso la mano destra e in tale posizione che sembrava fosse stata impugnata dal cadavere.
d) Balsamario formato da un fondo a disco di rame, sul quale sono inchiodate cinque lamine gigliate e altre cinque lamiuette smerlate, disposte alteraatamente e rinforzate da verghette puro di rame. Questa specie di gabbia si restringe superiormente entro un anello sagomato e con capi incastrati a cerniera e chiusi con un perno ribadito. L'anello stesso ha scopo di racchiudere una specie d'infundibolo conico in lamina di rame, tra le cui pareti sono costrette le estremità ritagliate a pizzi di un sacchetto di cuoio, che costituiva le pareti del balsamario aderenti alla gabbia di lamine. In una parte dell'anello sono attaccate due catenelle le quali scorrono nella duplice maglia, che è ribadita sopra una placchetta a scudo. Altra catenella trasversale, fissata agli anelli delle due ricordate, impediva che la placchetta scorresse fino in fondo alle medesime. Quindi nella parte inferiore della placchetta a scudo è appeso per mezzo di breve catenella un coperchio, che combacia cogli orli dell'infundibolo, od i capi delle catenelle di sospensione si riuniscono sotto una placchetta rettangolare di rame, a capo alla quale è un appiccagnolo ad anello di filo di rame più volte girato ad elica; alt. mm. 150. Era posato presso il fianco sinistro del cadavere. Nessun esempio di simile utensile, che è tutto speciale alla necropoli prenestina, si ebbe in una conservazione così perfetta come il nostro, che è qui rappresentato (fig. 6).
Pare che a questo utensile convenga meglio il nome di balsamario che di lanterna 0 di turibolo datogli dal Brunn nella descrizione dei due esemplari scoperti negli scavi Barberini. Altro esemplare simile, ma molto più semplice e con recipiente di cuoio consunto, fu riprodotto nella tav. LVIII del vol. Vili dei Mon. ined. dell'Institito arch. germ., e certamente a balsamari della stessa forma si riferiscono i cinque esemplari menzionati dal Fernique e provenienti dai medesimi scavi Barberini.
Seppellimento quarto.
Piccola cassa di peperino non molto consistente, trovata sulla sinistra della calatoia (fig. 1) e ad un livello rispondente all'altezza dei coperchi delle casse descritte. Aveva forma di un parallelepipedo rozzamente squadrato nell'esterno ed internamente; lungo m. 1,20, largo m. 0,00, alto m. 0,55 con pareti grosse m. 0,07. Il suo coperchio in forma di semplice lastrone di tufo era un poco più grande della cassa, ma spianato sopra e alto m. 0,15. Questo sepolcro apparteneva ad UH baiubiuo, la cui testa era rivolta verso le due ultimo casse descritto. Vi si raccolsero gli oggetti seguenti :
a) Pezzo di aes rude un poco più pesante di quello menzionato nel secondo seppellimento. Giaceva presso la spalla destra.
h) Avanzi di una cista di legno, in forma cilindrica, senz'altra guarnizione che un manico ad arco, fatto con grossa verghetta di rame, le cui estremità sono uncinate o girevoli su orecchiette, a guisa di chiodi piegati ad occhietto. Questi avanzi occupavano il fondo della cassa, verso i piedi del cadavere.
e) Semplice ansa arcuata di filo di rame, che forse appartenne ad un secchiello esso pure di legno. Fu trovata presso il vaso descritto.
d) Due grosse anse di semplice filo di rame piegato ad angolo e appartenenti a cassetta di legno, i cui avanzi si trovarono confusi con quelli della cista menzionata.
Fossa seconda.
Seppellimento primo.
La cassa, come abbiamo fatto notare, fu deposta nel sepolcro contiguo a quello descritto. Trovavasi ad uguale profondità, sulla sinistra della calatoia e disposta coi lati lunghi da ovest a est. Misurava m. 2,20 di lungh., m. 1,00 di largh. e m. 0,98 di alt. Era chiusa da grande coperchio fastigiato ed arcuato inferiormente. Questo combaciava sull'orlo esterno della cassa; era alto m. 0.10 nel culmine e m. 0,:i0 nelle gronde. Al momento della scoperta apparve subito un largo foro, fatto sulla parto anteriore del coperchio in corrispondenza della testata dell'altro sarcofago. Da quel foro con un ordegno qualunque, e forse colla zappa, gli antichi fossori rimossero gli avanzi del cadavere collo scopo di spogliarlo. Infatti alcuni pezzi del teschio e degli omeri erano ammucchiati fin sopra il bacino. Rimanevano soltanto al loro posto le tibie che determinarono la posizione del cadavere, cioè coi piedi rivolti ad occidente. Del resto, come era presumibile fin dal momento della scoperta, gli antichi espilatori non avevano lasciato nella cassa il più piccolo frammento del corredo funebre. Degna di molta considerazione è questa circostanza la quale ci prova che le spoliazioni dello tombe erano talvolta fatte da persone della stessa generazione, anzi nel seppellire persone della stessa famiglia.
Seppellimento secondo.
Cassa di peperino deposta alla medesima profondità che la precedente e quasi in faccia alla calatoia. Era lunga m. 2,23, larga m. 6,86, alta m. 0,95. Il vuoto interno risultava profondo m. 0,80; le pareti larghe m. 0,08. 11 coperchio pure di peperino era rappresentato da semplice lastrone grande quanto la cassa ed alto m. 0,25. Sopra al coperchio erano stati posati tre pezzi di calcare prenestino. Appena fu rimosso il coperchio fa veduto lo scheletro intatto, colla testa volta a nord : quindi a mano a mano che facevasi sentire l'aria, lo scheletro scomparve e rimasero pochi frammenti del cranio, i denti e parte delle ossa lunghe e delle vertebre. Jl cadavere apparteneva a donna e di età avanzata, se devesi tenere conto dello sviluppo delle ossa e più specialmente della forma consunta dei denti.
a) Serto a foglie di edera in lamina di rame ricoperta di laminette d'oro. Alcune di queste foglie, che si raccolsero in numero di cinquantaquattro, erano saldate le une dietro le altre in modo da costituire una fila non interrotta, anzi le punte di due delle medesime erano fissate ad un bottoncino pure di bronzo rivestito di lamina d'oro e sottilmente reticolato. Altre foglie erano unite a breve peduncolo ricurvo. Ci parve quindi facile la ricostruzione del serto, determinando la fila non interrotta di foglie una fascia centrale e le foglie col peduncolo gli svolazzi sopra e sotto, nel modo stesso con cui è qui rappresentato (fig. 7). Le foglie sono lunghe mm. 26. Inutile dire che gli avanzi di questo serto circondavano il teschio del defunto.
b) Due pendenti in forma triangolare, in lamina di rame rivestita di foglia d'oro, vuoti internamente, sbalzati sul dinanzi con figura virile, nuda e inginocchiata e con mani distese sopra due animali; alt. mm. 80, lungh. mm. 32. Furono trovati ai lati della testa, e non ò ben certo se dovessero appartenere ai pendagli della benda che legava il serto, ovvero rappresentassero orecchini veri e propri.
c) Laminette di oro e filamenti dello stesso metallo, che formavano l'ornamento di un velo, di cui era ricoperto il cadavere fin sopra alla tosta. Infatti in alcuni frammenti col cranio aderiscono lo laminette.
d) Due alabastra molto grandi, torniti in alabastro e con orlo piano e sporgente. Mancano del fondo, che è stato corroso dall'umidità. Furono trovati lungo la parete breve della cassa, disposti al di sopra del cranio.
e) Avanzi di una cista di legno, di forma quadrangolare, con maniglia di filo di rame, piegata ad angolo, e con bottoncini, che forse dovevano fissare qualche fascia di bronzo, ovvero di cuoio, per ornamento o per cerniera del coperchio. Si trovò presso i piedi.
Nuove ricerche fatte nell'area dell'antica necropoli di Palestrina.
Le ricerche che si fecero dal 28 febbraio al 24 marzo 1898 nella necropoli prenestina dal sig. Enrico Pastina, non diedero quel frutto che era da sperarsi, tanto più che il luogo prescelto per gli scavi trovavasi nella medesima località della Colombella, in vicinanza cioè dei luoghi ove avvennero le fortunate scoperte Barberini.
Il terreno, di proprietà della signora Maria Libizzi, è un luogo pianeggiante e quasi elevato rispetto al vasto territorio, ove svolgesi la necropoli. Forse per la sua posizione vantaggiosa fu scelto fino d'antichissimo tempo, cioè prima che le tombe sì estendessero fino a quel punto, per la sede di rustiche capanne. Infatti le recenti scoperte hanno messo in luce tre grandi incavi circolari, non molto approfonditi nello strato vergine del terreno, ripieni di ceneri e di carboni e con qualche avanzo di manufatti, quali i frammenti di grandi ziri d’impasto rude, malamente cotti, e una piccola olla della medesima tecnica degli ziri e con evidenti segni del fuoco. Nè altro mi fu possibile di osservare intorno a questi fondi di capanne, quando mi recai sul luogo, poichè il terreno era stato nuovamente appianato.
Per uso delle abitazioni medesime credo debba essere stato incavato un pozzo, che interamente spurgato risultò di forma cilindrica, senza indizio di rivestimento alcuno, largo m. 0,72, profondo m. 14,60. Col pozzo gli antichi avevano conseguito perfettamente lo scopo di raccogliere nelle stratificazioni basse del piano prenestino un'acqua pura ed abbondante. Ma fu contro l'aspettativa di tutti che nelle terre di riempimento, o meglio nel fondo, non si raccogliesse il più piccolo frammento di qualsiasi manufatto, il quale ci avrebbe potuto indicare il tempo in cui il pozzo fu in uso.
E per vero dire il sig. Pastina non fu più fortunato nella scoperta di un gruppo di tombe, che si trovarono in prossimità dei fondi di dette capanne.
Già per tutto il terreno apparivano frammenti di stoviglie etrusco-campane, le quali provenivano da tombe recentemente distrutte; e infatti furono segnalate nel corso degli scavi tre o quattro fosse sepolcrali, vicine tra loro, perfettamente orientate e contenenti alcuni indizi del medesimo vasellame.
Un'altra tomba, essa pure esplorata, conteneva un numero considerevole di piccoli vasi a vernice nera, ed altri di una tecnica più rozza, o forse di fattura locale, riferibili tutti al II sec. a. C. Di questa tomba si potè costatare la forma e qualche altra particolarità. Era rappresentata da una semplice fossa a pianta rettan- golare, lunga m. 2,52, larga m. 1,15 e profonda m. 2,70.
Da informazioni assunte sul luogo seppi che in giro alle pareti era in gran parte visibile una specie di rivestimento di calce, e che nel fondo, insieme a qualche parte dello scheletro, appari- vano i residui di una cassa di legno. Questo prova, ciò che fu altre volte osservato nei sepolcri prenestini, che cioè il cadavere era sempre difeso da una cassa, sia stata questa di pietra, di terracotta o di legno, e che questa difesa era tanto più neces- saria in quanto che il terreno non prestavasi per tombe a camera, ma tutto al più per tombe a corridoio coperto.
Una tomba riferibile ad un'età più antica fu pure scoperta in vicinanza delle predette capanne. Anch'essa aveva la forma di una semplice fossa, senza segno di copertura e con pareti guaste dai lavori agricoli, a motivo della poca profondità in cui trovavasi incavata. Del cadavere, a quanto riferisce il custode Finelli che presenziò gli scavi, non rimanevano che poche ossa e un dente. Le ossa poi erano bru- ciate e riunite in un mucchietto, tanto che lo stesso Finelli afferma nel suo giornale che il cadavere fosse stato cremato.
Facevano parte del corredo e dell'ornamento personale del cadavere gli oggetti
che seguono: 1. Lebete di lamina sottilissima, raccolto in frammenti. Conteneva un vaso di terracotta, esso pure in frammenti e in tale stato, che non fu possibile precisarne la
forma e le dimensioni; 2. Anello di bronzo, di forma piatta, ornato da una parte con cerchietti a trapano e con una zona ondulata, e dall'altra coi medesimi cerchietti e con un tratteggio obliquo fatto a bulino; 3. Fibula di bronzo con arco a navicella, vuoto e ornato con cerchietti a trapano e con semplici motivi geometrici sottilmente graffiti; 4. Altra fibula simile; 5. Altra fibula a navicella, decorata con soli cerchietti a trapano.
6. Quattro grani sferoidali di pasta vitrea, usati per collana; 7. Pendaglietto d'ambra in forma di piccolo parallelepipedo, arrotondato da una parte, e ornato con due solchi longitudinali; 8. Altro pendaglietto d'ambra in forma conica; 9. Pendaglietto pure di ambra in forma trapezoidale; 10. Pendaglietto d'ambra in forma conica e piatta, con estremità inferiore finiente a punta; 11. Altro diviso in due corpi da una striatura longitudinale; 12. Due piccoli globetti di ambra, forati e usati per collana.
A. Pasqui.
Il sig. Giovanni Bernassola, avendo eseguito nell'inverno dello scorso anno uno scavo nel terreno di sua proprietà, in vocabolo Colombella, territorio di Palestrina, ha incontrato, a poco più di un metro di profondità dal piano di campagna, e per un tratto di oltre quindici metri, due antiche condotture in piombo, del diametro di m. 0,08, che correvano nella medesima direzione, a piccolissima distanza 1' una dall'altra.
Due pezzi della prima condottura portano impresso a belle lettere rilevate il nome della proprietaria del fondo, al quale l'acqua fluiva: PLOTIAE L F PLOTILLAE. Tre pezzi dell'altra condottura conservano, più o meno intiero, il nome dello stagnaio: M PRIMIG ANTEROS FEC
È manifesto dalla forma delle lettere, che questo secondo sigillo è di età posteriore al primo; e pel confronto di altri frammenti delle stesse fistole acquarle, parimenti trovati nell'agro prenestino (C. XIV, 3040, 3044» = XV, 7884, 7891), risulta che la seconda condottura apparteneva ad un personaggio di cognome Sosianus, e che l'intiera leggenda nei tubi doveva essere la seguente: da un lato SOSIANI dall'altro M FRIMIG ANTEROSFEC
Notevole è il gentilizio Primigenius, che lo stagnaio prenestino aveva derivato dal cognome della celeberrima divinità locale, la Fortuna Primigenia.
Fra la terra rimossa nello scavo sono stati trovati vari oggetti di antichità; alcuni dei quali spettano a sepolcri di età diversa che in quel medesimo luogo già altre volte furono riconosciuti, ed altri debbono riferirsi alla decorazione ed alla stipe votiva di un antichissimo tempio che doveva sorgere a non molta distanza dal sito esplorato.
Provengono da antichi sepolcri: Cinque piccole urne cinerarie in tufo, nelle quali si contenevano: 1) uno specchio in bronzo, liscio, del diametro di m. 0,155; un'anforetta fittile, alta m. 0,15, con tracce di ornati a colore; un'altra simile, senza ornati e in frammenti; uno spillo di bronzo, lungo m. 0,16; 2) uno specchio con tracce di grafiBti, del diametro di m. 0,145; una striglie in bronzo, frammentata; 3) uno specchio liscio, del diametro di m. 0,20 ; uno spillo d'osso; 4) un simile specchio, rotto, del diametro di m. 0,15 ; un pezzo di striglie; una ciotola in terracotta; 5) un altro specchio, rotto, del diametro di m. 0,14; uno spillo di osso; tre vasetti fittili.
Si raccolsero inoltre fra la terra i seguenti oggetti: — Bronzo. Ventisette specchi, parecchi dei quali mancanti del manico, o frammentati: il loro diametro varia da m. 0,07 a ni. 0,18; tre soli sono ornati di graffiti, gli altri hanno la superficie tutta liscia. Frammenti di lamine appartenenti a cisto sepolcrali ; un piede di cista, e sette statuette (alte da m. 0,07 a m. 0,14) che formavano i manichi delle ciste mesime.
ime. Sette strigili, due delle quali intiere e cinque rotte. Sei fibule, di forma semplice; due altre mancanti della spilla, e quattro in pezzi e corrose. Una lucerna monolicne, rotta. Un paio di pinzette. Un anello. Tre spilli intieri, ed altri in frammenti. Circa duecento monete, quasi tutte di medio modulo, corrose ed irriconoscibili. Oro. Un anello da dito, semplice, del peso di grammi 80. Ferro. Due pugnali, col manico spezzato. Una chiave.
Pietra calcare.
Quarantasette cippetti sepolcrali in forma di pigna, undici dei quali portano iscritti i nomi: 1. L ANTON STRA; 2. CAEEDICIA; 3) C CROCIVS C F; 4) C MATLI C F; 5) C ORCVIO M F; 6) T SAMIAI; 9 Q SAVFI; 10) ...ANIO; 11) ...OTIA. Quattro basi rettangolari di simili cippetti, conservano i nomi: 1) M. CORIARIO; 2) C MATILI M F; 3) C TILANIO C F; 4) OTRONIA ERVLEI
Vetro. Una fialetta, rotta alla bocca. — Smalto. Cinque grani da collana, verdi. Un piccolo volatile. Osso. Un pettine, e due frammenti di altro simile. Tre spilli. — Terracotta. Un'olla, contenente ossa combuste; diciannove lucerne monolicni, una delle quali col bollo di fabbrica SATVRNINI, e parecchi vasetti, di varia grandezza.
Spettano poi alla stipe votiva dell'antico tempio trenta piccole statuette fittili di varia dimensione e di forme diverse; parecchi frammenti di altre, cioè testine, braccia, mani, piedi; sei anforette ed una notevole quantità di ciotole e piattelli di forme comuni. Una piccola coppa, di terra nera, ombelicata, alta m. 0,05, diametro m. 0,08, porta scritto nell'interno a lettere biancastre il nome: ...EMENI CORDI
Finalmente alla decorazione del tempio medesimo appartengono alcune terrecotte ornamentali e figurate, che l'ispettore cav. A. Pasqui ha accuratamente descritto nella nota che segue.
Giuseppe Gatti.
Terrcotte ornamentali.
a) Lastra fittile, larga m. 0,56, alta m. 0,44, che costituiva l'ultima decorazione o coronamento di un timpano. Posa perciò su di un piano ed è munita posteriormente di due appoggi ad anse arcuate. Sulla faccia anteriore la lastra comprende una cornice a baccellature, un fregio e un grande toro. Le baccellature sono distinte tra loro, entro i solchi, da fasce sottili e verticali di colore rosso e nero, e posano sopra un tondino bianco fasciato obliquamente da nastri di uguale colore rosso e nero. Sopra a queste baccellature corre, nel senso della lunghezza, un largo solco fatto per incastrarvi un ornamento finale a meandri traforati. Il fregio sottostante a questa cornice è limitato alla base da un grosso toro, spartito orizzontalmente da scacchi bianchi, rossi e neri alternati.
Questo fregio contiene una rappresentazione a figure in bassissimo rilievo, le quali simboleggiano il passaggio delle anime all' inferno su triga e su biga, montate da guerrieri disarmati e accompagnate da un tibicine e da un augure. Precede un guerriero tibicine, coperto dell'elmo coll'alta cresta, di un corsaletto aderente al corpo e di schinieri, il tutto colorito di bianco. Si avvia sulla sinistra protendendo il braccio destro, che è troncato sul limite della lastra, e distendendo lungo il fianco l'altro braccio, la cui mano sostiene per la sottile imboccatura una buccina di forma ondulata.
Segue una triga tirata da cavalli alati, e guidata da una donna, che per tale dimostrasi dal suo colorito bianco e dalla bianca tunica, i cui bordi ed i cui lacci sopra le spalle sono indicati da filettature nerastre e da fiocchetti d'uguale colore. Essa, oltre alla tunica, porta un piccolo tutulo di colore rosso, ed inoltre sostiene colla sinistra, serrata al petto, le redini, e colla destra agita lo stimolo.
Sul carro sta in atto di salire un guerriero vestito come il tibicine descritto. Sembra che salga per occupare il posto sulla destra della donna, poiché parte del suo braccio destro sporge dietro la figura di questa, anzi la sua mano vedesi protesa e serrata come se avesse afferrato le redini della triga. Sotto i cavalli è rappresentato un cane bianco, che annusa per terra. I due cavalli della triga, i quali si trovano ai lati, sono coloriti interamente di rosso e bardati di bianco; quello del mezzo, per contrapposto, è distinto con colore bianco. Il carro è rappresentato di profilo, cioè con una sola ruota e metà della spalliera, circondata di sottili filettature bianche e ripiena di colore rosso.
Viene poi una biga tirata da un cavallo bianco e da altro rosso con bardature bianche e rosse alternate rispetto al colore dei cavalli, e guidata da un solo guerriero, il quale sostiene le redini con ambo le mani distese, e Io stimolo colla destra. Esso pure è coperto di elmo a grande phalos, di corsaletto cinto alla vita e di schinieri, il tutto colorito di bianco. Il carro è rappresentato in profilo con sottili filettature bianclie, e il suo parapetto è decorato di una palmetta.
A fianco dei cavalli procede con essi un altro guerriero coperto di pileo, di corazza e di schinieri bianchi. Egli alza la destra distesa in attitudine di comando e sostiene colla sinistra portata al petto un lituo ritorto a voluta e colorito di bianco. Tutta questa rappresentanza risalta coi vivaci colori bianco e rosso sopra un fondo nerastro.
Questa tavola fittile ha i bordi solcati verticalmente per facilitare lo scorrimento del piombo, o di altra materia la quale serviva per collegare una serie di tavole simili. La serie poi delle tavole fittili era indicata nella faccia posteriore da cifre rosse e grandi, fatte a pennello. Questa nostra porta sull'alto e a sinistra il segno V, e a destra il segno VI.
Quest'ornamento fu raccolto in tre grandi pezzi: manca in gran parte dei caporovesci delle baccellature, e vi resta soltanto la porzione centrale del toro, che, come di solito, è traversato da un foro por tutta la sua lungliozza. I distacchi della parte mancante del toro indicano chiaramente che tanto il piano di posa, quanto il toro venivano plasmati a parte e applicati poi al fregio mentre la creta era ancora non bene disseccata.
b) Lastra fittile larga mm. 565, alta mm. 250, la quale comprende parte del toro e tutto il fregio a figure, che fu ottenuto colla medesima stampa, da cui uscì il pezzo sopra descritto. La maggiore larghezza ci permette di riconoscere, anche meglio che nel fregio precedente, l'azione della mano destra del tibicine. Ha il braccio piegato ed alzato in modo da corrispondere ad un movimento analogo a quello dell'augure col lituo, il quale distende la mano destra in atto di comando.
Terrecotte figurale.
Colle descritte decorazioni, che facevano parte del fastigio di un tempio, si trovarono frammenti di statue e di grandi rilievi fittili, i cui pezzi principali consistevano in alcune teste troncate all'attaccatura del torace. Evidentemente due di esse, le più grandi, spettavano ai rilievi che decoravano il timpano.
a) La prima, riconoscibile per una testa di Elios, ha la capigliatura striata sopra, arricciata sulla fronte e ricadente in boccole ricciute sulle guancie. È recinta sopra alla fronte da un nimbo con molti fori in giro, nei quali erano infissi i raggi di bronzo. Gli attacchi, che si osservano sulla parte posteriore della testa, spiegano la vera posizione di questa nella rappresentazione addossata alle grandi lastre di terracotta, le quali rivestivano il campo del fastigio. Questa terracotta è frammentata sulla nuca, manca di tutta la parte prominente del naso, di metà della fronte e dell'occhio destro. È alta dal mento all'attaccatura dei capelli mm. 114.
b) Altra testa grande quanto la precedente appartenente pure a statua virile e colorita perciò di rosso. Ha la capigliatura discriminata sulla fronte, ondulata sulle tempie e nel resto divisa a grandi fiocchi, i quali finiscono con arricciature molto sentite e quasi a volute. Inoltre dall'attaccatura delle orecchie scendono sul mascellare le basette tracciate colla stecca e colorite originariamente, come i capelli, con tinta marrone. Non apparisce in questo frammento nessun indizio di attacco, in modo che la testa doveva sporgere isolata dal fondo. Anzi dal modo con cui è trattata la faccia, e tanto l'uno che l'altro lato sulle orecchie e sulle tempie, si può argomentare che la testa si presentasse nel rilievo originale quasi di fronte. È molto danneggiata nel naso, ed ha scorticature nella guancia sinistra e nella fronte. Sul lato sinistro aderisce alla capigliatura un colo di piombo, il che significa come questo rilievo abbia subito l'azione del fuoco.
c) Il terzo esemplare rappresenta pure una testa virile, alta dalla linea del mento alla fronte mm. 73. È giovanile, imberbe, dalla capigliatura pettinata per brevissimo spazio sulla fronte e tutta quanta ricciuta nel rimanente. La testa si presenta, secondo l'azione del collo, un poco inclinata sulla sinistra, e per un pezzo di bronzo tuttora infisso nella regione parietale destra, nel rilievo originale doveva vedersi in terza.
Per la cronologia di tutte queste terrecotte sembia che vi sia discordanza tra i fregi ornamentali e gli avanzi delle figure. Mentre i fregi si collegano a quella classe di terrecotte decorative, che più si avvicina ni tipi arcaici e già noti nelle terrecotte di Velletri ora nel Museo di Napoli, conosciute col nome di borgiauc, in alcuni frammenti scoperti al Foro Eomano e al Palatino, le tre teste ultimamente descritte rivelano un" arte già progredita, che trova riscontro nelle terrecotte di sommo pregio de' templi falisci, ora conservate nel Museo di Villa Giulia. La differenza di età tra gli antepagmenta e queste figure è spiegabile non con una successione di ricostruzioni di un tempio nella detta località della Colombella, ma evidentemente colla continuazione o ripetizione degli ornamenti di tipo arcaico su forme stanche e ritoccate. Ciò era una necessaria conseguenza dei continui restauri, che occorrevano ai templi costruiti con legnami e decorati con terrecotte.
Angiolo Pasqui
La Società archeologica Prenestina, sorta con lo scopo di fare in quel territorio ricerche scientifiche e di costituire un Museo locale, ha iniziato degli scavi nella necropoli. Ha cominciato le sue esplorazioni sotto la strada di Loreto, in vocabolo s. Rocco. Le prime trincee furono aperte accosto alle proprietà Magistri, Pinci e Fiaschi; le ultime accosto a quella Bernardini.
Le sepolture sono per lo più in casse monolitiche di peperino con coperchio di tufo rosso, talvolta a due spioventi. La maggior parte però di quelle sinora esplorate si presentano frugate già in tempo antico. Tra le prime quattordici una soltanto conteneva: Bronzo. Un'ansa decorata a palmetta; frammenti di asta cilindrica. Osso. Grano di collana. Fondo di alabastron. Più proficui furono gli scavi seguenti:
1. A m. 4 di profondità dal piano stradale, cassa di lastroni di tufo verdognolo (m. 1,85 X 0,65X 0,78), il cui coperchio fu asportato in occasione dei lavori stradali. Orientata verso ovest. Rovistata in tempi antichi. Vi si raccolse: Bronzo. Strigile; frammento di vaso (m. 0,60). Ferro. Cuspide di lancia (m. 0,15). Terracotta, Vaso rosso a vernice nera, in frammenti; peso da telaio. — Pasta vitrea. Sei pendaglini turchini a forma di oca, con strie orizzontali gialle (alt. m. 0,02).
All'angolo esterno ovest di questa cassa, alla profondità di m. 0,60, fu rinvenuta un'olla con ansa ad anello orizzontale sul ventre (m. 0,385). Chiudeva l’olla una ciotola a basso piede a vernice scura (diam. m. 0,17).
In una cassa monolitica di tufo misto (m. 2,16 X 0,74 X 0,85), frugata, si raccolsero frammenti di vasi di bronzo, un pezzo di aes rude, un frammento di vaso sottile di terracotta a vernice nera.
2. A m. 0,84 dal piano stradale e a m. 2,59 dal n. 1, cassa di lastroni squadrati di tufo rossigno, posati verticalmente sulla terra vergine (m. 1,95 X 0,61 X 0,72), orientata verso ovest. Vi si raccolse: Terracotta. Pelike con figure rosse su fondo nero, rinvenuta all'altezza delle ginocchia (m. 0,14; diametro alla bocca m. 0,075). Da un lato è rappresentato un giovane avvolto nell'hima/70n, in piedi di fronte ad un altro, il quale, avvolto egualmente nell'Aimation, si appoggia ad un bastone; dall'altra un giovane coll'istesso vestito e con la d. distesa. Sotto al collo una zona di ovoli. Bronzo. Un pezzo di aes rude, raccolto presso le ginocchia; un anellino in frammenti, raccolto presso la mano sin. Pasta vitrea gialla. Sette grani di collana ornati di circoli turchini.
3. Alla profondità di m. 0,30 tomba a pozzo, scavata nella terra, formante un circolo di cm. 0,50 di diametro, con un fondo di carbone e di ossa cremate, fra cui furono raccolti dei frammenti di un vaso di bronzo ed un chiodo di ferro. Accosto a questa tomba furono rinvenute altre tre casse monolitiche a m. 3,50 di profondità, già frugate in tempi antichi. In una di esse si raccolse un anello di argento a lamiera concava (diam. m. 0,024). In un'altra: occhiello di bronzo di cintura; un chiodo (m. 0,06). Presso un'altra si raccolse: Bronzo. Frammento di ago crinale (m. 0,087). Osso. Frammenti di anellino. Pusta vilrea turchina. Due grani di collana, uno semplice e l'altro con cerchietti a trapano e dentro di questi colature gialle. Slice. Punta di freccia rivestita di sottilissima foglia di argento sbalzato con volute: nella parte più larga più rocchetti anche in argento.
4. Cassa monolitica di tufo occhialino con coperchio a due spioventi, orientata verso sud-sud-est. Frugata in antico. Si rinvenne: Bronzo. Strigile con ansa frammentata finente a foglia di olivo; un pezzo di aes rude all'altezza delle mani; uncino di centurone con traccie di legno e grano di pasta vitrea (m. 0,5 X 0,46); ansa cilindrica con estremità uncinate, finiente a pigna e con due spille che l'assicuravano all'oggetto (m. 0,12). Piombo. Lastrina elittica dorata. Osso. Due tubi cilindrici per rivestimento; due bottoni (diam. m. 0,022); tre dadi ancora riuniti (m. 0,066). Tre altre tombe rinvenute lì presso erano già private di ogni oggetto.
5. Tra i rottami di un'altra si raccolse: 2rornzo. Ago crinale a tortiglione. Ferro. Arco di fibula con staffa accartocciata (m. 0,075); chiodo a testa ovale. Alabastron rotto nel fondo. Peperino. Stele piramidale (m. 0,49); frammento di pigna.
6. Alla profondità di m. 1 (e tre dal piano di campagna) si è rinvenuto uno scheletro ricoperto la testa da una tegola rotta, rivolto verso est. Sul petto aveva i seguenti oggetti: Terracotta. Ciotoletta verniciata in nero con basso piede, larga bocca e labbro rientrante (m. 0,04 X 0,07); vasetto verniciato in nero con due anse verticali e basso piede (m. 0,015) rinvenuto dentro la ciotoletta; una ciotoletta simile alla suddetta stava sul fianco sin. dello scheletro.
7. Cassa di peperino con coperchio di tufo alla profondità di m. 2,40 (m. 2 X 0,80 X 0,80). Frugata in tempo antico. Vi si rinvenne solo un pezzo di aes rude.
8. Tomba simile, alla distanza di m. 1,40 e alla stessa profondità. Vi si raccolse: Bronzo. Strigile. Terracotta. Torso di statuetta muliebre (ez-v00) (m. 0,15). Pietra. Piccola pigna (m. 0,12). Questi due ultimi oggetti sono evidentemente caduti nella tomba quando questa fu frugata.
9. Cassa simile orientata verso sud (m. 2 X 0,51 X 0,72). Vi si raccolse: Oro. Fascetta piegata a semicerchio lavorata alle due estremità a cerniera con foro non passante (m. 0,048). Bronzo. Specchio (diam. m. 0,16) con parte ancora del manico di legno, ricoperto d'osso tornito (lungh. m. 0,08); ago crinale a tortiglione; pezzo di aes rude. Terracotta. Vasetto verniciato a nero, con basso piede, grosso ventre, collo piegato e labbro sporgente, con un'ansa verticale; il ventre è striato verticalmente (m. 0,10); vasetto simile al precedente con un'ansa verticale e con due altre verticali ripiegate verso il ventre.
10. Alla profondità di m. 2,50 cassa con coperchio a due spioventi (m. 1.90 X 0,47 X 0,50), orientata verso sud. Vi si rinvenne: Bronzo. Strigile restaurato in antico; pezzo di aes rude. Ferro. Cuspide di lancia a foglia di olivo con avanzi di legno nel foro d'innesto. Presso questa tomba a m. 2,50 di profondità si è rinvenuto uno scheletro rivolto verso sud su nuda terra, coperto di quattro tegoloni messi in fila. Sul ventre si è raccolto un peso di telaio in terracotta.
11. A m. 3,50 di profondità, cassa di peperino (m. 1,85 X 0,47 X 0,42). Vi si rinvenne: Terracotta. Vasetto verniciato in nero con bassa e larga base, largo ventre, collo lungo, bocca ad imbuto, ed un'ansa verticale, con fiorami di colore rossastro sul ventre ai lati dell'ansa (m. 0,15); vasetto verniciato in nero con larga base, grosso ventre, collo e bocca larga, labbro sporgente, due anse a nastro verticali, due listelli rossastri orizzontali sul ventre e negli spazi tra le anse due palmette nello stesso colore (m. 0,12); vasetto di forma simile al precedente con i listelli più in basso, con due figure in piedi ravvolte nell'himation, in colore rossiccio, un fiore ai due lati dell'ansa e listelli rossi con lineette verticali intorno al collo (m. 0,10). Pasta vitrea. Tre globetti variegati con appendice in forma di dulla con cerniera (di argento?).
12. A m. 2,70 di profondità sono state rinvenute due tombe di bambini le quali consistevano in due canali, l'uno fondo, l'altro coperchio.
13. A m. 2 di profondità, scheletro su nuda terra rivolto verso sud-ovest.
14. A m. 4 di profondità, sotto lo scheletro suddetto, altro scheletro su nuda terra, rivolto verso sud-est. Sul lato d. si rinvenne: /erro. Due frammenti di uno strigile; cuspide di lancia con avanzi di legno nel foro d'innesto e vestigia del fodero di tela.
15. A m. 3,50 di profondità scheletro su nuda terra, ricoperto di tre embrici, rivolto verso sud-est. Sul lato s. aveva un vasetto di terracotta verniciato in nero, con piede basso e largo, ventre grosso baccellato verticalmente, un'ansa verticale, collo stretto e bocca a forma d'imbuto (m. 0,09).
16. Sotto lo scheletro suddetto a m. 4,20 di profondità, cassa di peperino (m. 2,25 X 0,60 X 0,65), orientata verso sud. Vi si rinvenne: Terracotta. Kalpis a figure rosse su fondo nero. Sulla parte anteriore sopra una striscia a dentelli donna seduta vestita, con strophion, la quale tiene in mano lo specchio; di fronte a lei l'ancella in piedi, la quale ha nella s. protesa una cista e nella d. distesa una tenia. Sul collo un'altra zona dipinta a dentelli (alt. m. 0,17; diam. alla bocca m. 0,07). Pellike a figure rosse su fondo nero. Sul ventre due figure femminili in piedi; quella di s. in atto di presentare all'altra un largo nastro; dall'altra parte figura in piedi avvolta nell'Aimazzon (m. 0,11). Piccolo vasetto verniciato in nero a piede basso, grosso ventre e collo stretto ed allungato con ansa verticale, baccellato (m. 0,09). Bronzo. Specchio con corto manico e palmetta incisa all'attaccatura (m. 0,115); due pezzi di aes rude. Oro. Anello con castone ricavato a forma di losanga, ove è inciso in rilievo un satiro col corpo contorto, le gambe ripiegate indietro e le braccia in croce dietro la testa (peso gr. 8,5). Corniola. Scarabeo, nella cui parte inferiore è incisa una figura di giovane in piedi con la testa piegata innanzi, in atto di lavarsi i capelli sopra un bacino (cfr. Furtwaengler, Gemmen, tav. XVII, nn: 48, 51, 53). Pasta vitrea. Quattro globetti variegati. Alabastron (m. 0,26). Osso. Frammento di stile.
17. Alla profondità di m. 3,50 cassa di peperino (m. 1,85 X 0,60 X 0,95): orientata verso sud. Frugata in antico. Vi si rinvenne: Terracotta. Vasetto verniciato in nero con due anse orizzontali e due verticali. Sulla parte anteriore traccie di figure in colore rossastro e così pure sul collo, strigilato verticalmente (m. 0,11); vasetto a piede basso, ventre allungato, collo stretto, labbro sporgente ed anse verticali, con traccie, nella parte anteriore di figure in colore rossastro (m. 0,55); vasetto in frammenti, a corpo sviluppato, a figure rosse. Sul ventre, sopra una zona di meandri, un satiro col tirso nella s. il quale con la d. presenta ad una donna seduta un tympanon; la donna tiene appoggiato sulla coscia s. un istrumento simile. Intorno al petto del satiro una ghirlanda a perline bianche (m. 0,20); vasetto in frammenti di forma forse sviluppata, verniciato in nero, con palmette e figure in colore rossastro. Bronzo. Specchio rotto all'attaccatura del manico (m. 0,10); ago crinale in frammenti.
18. Alla medesima profondità della precedente, con cui stava quasi a contatto, cassa di peperino. Vi si rinvenne: erro. Cuspide di lancia a foglia di olivo. 19. (Nell'ultima trincea). A m. 4 di profondità cassa di peperino (m. 1,95 0,52 X 0,52). Frugata. Vi si rinvenne: Bronzo. Un pezzo di aes rude. Terracotta. Un peso da telaio.
20. Scheletro sul fianco ovest della cassa precedente, rivolto verso sud. Fra le ossa sì rinvenne: Bronzo. Pezzo di aes rude. Pasta vitrea. Due globetti. — Terracotta. Frammenti di vasetto.
21. A m. 4 di profondità scheletro su nuda terra, rivolto verso s. sì rinvenne: Pasta vitrea. Cinque globetti variegati. Bronzo. Un pezzo di aes rude.
22. A m. 2,50 di profondità scheletro su nuda terra rivolto verso s.
23. A m. 4,50 di profondità cassa di peperino (m. 1,75 X 0,60 X 0,60) rivolta verso sud-est. Vi si rinvenne: /erro. Cuspide di lancia a foglia di olivo con foro d'innesto, dentro il quale si hanno avanzi di legno, e con tracce del fodero di tela; altra cuspide di lancia di forma conica (m. 0,09). Bronzo. Strigile; pezzo di aes rude; orlo di borsa di pelle (diam. m. 0,045). Osso. Stile; alabastron (m. 0,25).
24. A m. 4,40 di profondità (m. 1,40 sotto l'urna 11, v. sotto) cassa di peperino (m. 2X 0,45 X 0,60). Sopra la cassa, al disopra della testa del cadavere, eravi un tronco di piramide di peperino (m. 0,90 X 0,25 X 0,25). Vi si rinvenne: erro. Cuspide di lancia a foglia di olivo con foro d'innesto in cui si conservavano avanzi dell'asta (m. 0,35). Bronzo. Strigile; orlo di borsa (diam. m. 0,06); un pezzo di aes rude.
Si rinvennero pure delle urne di tufo o talvolta costituite da tegole:
1. Rettangolare di tufo (m. 0,52 X 0,40 X 0,49) a m. 0,60 di profondità con i seguenti oggetti: Ferro. Strigile. Terracotta. Vasetto rossastro verniciato in nero, con basso piede, grosso ventre, collo largo ed alto (m. 0,08).
2. A m. 0,90 di profondità. Ferro. Strigile. Bronzo. Due pezzi di catenella.
5. A m. 0,90 di profondità. Ferro. Strigile. Terracotta. Vaso con basso piede, ventre grosso, collo e bocca larga, due anse orizzontali: ha sul ventre dipinta in nero una fascia ondulata irregolarmente.
4. Ferro. Strigile. Terracotta. Anforetta con alto piede, collo stretto e senza anse (m. 0,10).
5. Costituita da quattro frammenti di tegoloni, senza fondo. Ferro. Strigile. Bronzo. Specchio, incassato nella teca pure di bronzo (m. 0,28, diam. m. 0,15). Terracotta. Anforetta senza anse (m. 0,13). Osso. Stile (m. 0,22).
6. Vuota. Vi si rinvenne soltanto uno specchio (m. 0,25, diam. m. 0,14); nella parte posteriore, attaccato dall’ossido si conserva un ago crinale.
7. Costituita da quattro embrici. Br07zz0. Specchio con manico piatto. Pasta vitrea celeste. Vasetto a basso e stretto piede, ventre grosso, collo stretto ed alto, labbro sporgente ed un'ansa verticale che da sopra al ventre va al labbro, due anse orizzontali formate da due sporgenze, una delle quali vicino all'ansa verticale. Intorno al ventre un'elica in colore bianco, che partendo dall'attaccatura del pieduccio, finisce alla metà del vaso; sopra l'elica, una fascia orizzontale bianca a zig-zag in cinque file; sopra due listelli orizzontali bianchi in rilievo (m. 0,06). Ferro. Manico di strigile. Terracotta. Anforetta con lungo piede, ventre grosso striato verticalmente, collo stretto, due anse verticali attaccate al collo con due fori.
8. A m. 2 di profondità si son rinvenuti carboni e ceneri e alcuni embrici frammentati; si tratta probabilmente di una urna come le precedenti. Vi si rinvenne: Bronzo. Specchio con teca pure di bronzo (m. 0,29, diam. m. 0,14); strigile; pezzo di aes rude. Terracotta. Due vasetti con basso piede, ventre e bocca larga (m. 0,08); ciotoletta senza piede (m. 0,065). Inoltre i seguenti ex voto di terracotta, certamente non facienti parte del corredo dell'urna: statuetta virile in piedi su basetta rettangolare, avvolta nel manto, col braccio d. ripiegato sul petto e il s. scendente lungo il fianco (m. 0,17); statuetta acefala di donna ignuda in piedi su basetta rettangolare, con la gamba d. sulla s., col manto che, scendendo dietro le spalle sino a terra, avvolge la mano d., posata su un sostegno, e con la mano s. sul fianco (m. 0,16); faccia virile con capegli corti e manto sulla testa (m. 0,10).
9. A m. 2 di profondità. Bronzo. Piccolo strigile; specchio senza manico, con una palmetta incisa sul lato posteriore (diam. m. 0,13).
10. A m. 0,80 di profondità. Costituita di due frammenti di embrici, posti alle cappuccina. Ferro. Strigile. Bronzo. Ago crinale (m. 0,25); specchio. 11. A m. 2 di profondità. Di tufo con coperchio pure di tufo (m. 0,25 X 0,20 X.0,20). Terracotta. Vaso di colore biancastro con piede stretto, ventre allungato ed ansa verticale; vasetto verniciato in nero con basso piede, grosso ventre, collo alto e stretto ed alcune striature bianche intorno al collo (m. 0,09).
Tra la terra si sono rinvenuti i seguenti oggetti dispersi:
Pietra locale: Busto di donna con braccia conserte, avvolta in manto, con capelli spartiti e scendenti sulle orecchie, le quali hanno orecchini a rosetta circo lare e pendaglio a forma di triangolo, e con collana di fettuccia e pendaglini (m. 0,49). Pigna con listello e basetta circolare (m. 0,32), sulla quale si logge: M POMPONI C F; Pigna con listello e basetta circolare (m. 0,30) sulla quale si legge: AVILIA OPI F; Frammento di pigna con l'iscrizione: NEG; Altre sette pigne diverse senza iscrizione. E nell'ultima parte dello scavo: Pigna con gola da cui partono quattro foglie ripiegate (m. 0,35): sulla gola in giro: DINDIA PLAVTI C VX; Gola di pigna con iscrizione molto corrosa: OPILIA VILLV; Basetta quadrata di pigna (m. 0,07 X 0,28 X 0,22) con l'iscrizione: L AVILIO L L; Altra simile (m. 0,08 X 0,27 X 0,24): L AVLIO L F Altra simile (m. 0,22 X 0,22 X 0,11): OTRONIA PLAVTIA; Altra simile (m. 0,36 X 0,39 X 0,07): C PLAVTIO L L; Pigna con basetta rotonda, gola strigilata verticalmente ed ovoli (m. 0,54); Testa virile molto corrosa, con capelli corti (m. 0,35).
Bronzo: Monete. Testa di Minerva a d. con elmo; # Roma. Cane in corsa a d.; asse di C. Cassio Longino (gr. 14: Bab. Cassia 5); asse di D. Giunio Silano (gr. 11: Bab. lunia 23); asse irriconoscibile (gr. 30); semis (?) semiunciale anepigrafo; semis irriconoscibile; tre monete repubblicane irriconoscibili; piccola moneta irriconoscibile con tripode nell'altre sei monete irriconoscibili. Ansa di piccolo vaso arcuata; piccolo orecchino di filo di bronzo; fibuletta con alette, occhiello per la cucitura e uncinello ripiegato (m. 0,03); fibuletta di forma quadrangolare, finiente da ambedue le parti minori a mezze lunette (m. 0,08); frammento di fibuletta ad arco; tre piccoli anelli; frammento di specchio ancora rilucente (m. 0,05 X 0,03); frammento di specchio; due manici di specchio; piastrella quadrata; asticella piatta ripiegata ad uncino a una parte e appuntita dall'altra (m. 0,17). E nell'ultima parte dello scavo: Monete. Un asse indecifrabile (gr. 23); quadrante repubblicano romano del secondo periodo (gr. 24); oncia di gr. 6; due monete romane repubblicane irriconoscibili; otto monete di piccolo modulo. Un pezzo di aes rude; un ago crinale; un frammento di fibuletta ad arco; anello con globetto scheggiato (di ambra ?); anello a fascetta.
Terracotta. Parte inferiore di statuetta panneggiata con basetta rettangolare (m. 0,80); basetta quadrangolare con incavo nella parte superiore (m. 0,15); busto di donna, avvolta in manto, con base piana e quasi circolare; anforetta senza anse (m. 0,10); vasetto a forma di cratere, senza piede, con due anse verticali doppie (m. 0,35); vasetto cilindrico verniciato in nero con larga base sporgente; vasetto verniciato in nero con alto piede, ventre grosso, largo collo e un’ansa verticale (m. 0,09); vaso rossastro a grosso ventre e basso piede con ansa ad arco sopra il corpo (m. 0,10); vaso verniciato in nero, con basso piede, ventre grosso, collo lungo, labbro sporgente e beccuccio; frammento di vaso rossastro con ansa; frammento di piccolo vaso rossastro con ansa; lucerna con Ja lettera N; tre lucerne comuni; tre pesi di telaio. E nell'ultima parte dello scavo: olla con bassa e larga base, grosso ventre, collo stretto, e due anse orizzontali (m. 0,33); anforetta di m. 0,13; vasetto cilindrico verniciato in nero com piede largo e sporgente (m. 0,04); vasetto con basso piede e larga bocca e coperchietto rovesciato (m. 0,06); vasetto verniciato in nero con basso piede e grosso ventre (m. 0,12); ciotoletta verniciata in nero con piede basso e bocca larga (m. 0,08); ciotoletta verniciata in nero con alto piede, corpo largo e labbro ripiegato verso l'interno (m. 0,03); piatto verniciato in nero, con alto piede; una fascia con due listelli all'orlo (diam. m. 0,80); piattello verniciato in nero con piede altissimo (m. 0,16); piattello verniciato in nero con alto piede, listello alla circonferenza e bugna nel centro; nove lucerne comuni.
Ferro. Due strigili ed una cuspide di lancia.
Osso. Cilindro forato in lunghezza, con due striature in giro ad una estremità e buco circolare nella rotondità (m. 0,80 X 0,10); cilindro forato nella sua lunghezza con tre ordini di striature orizzontali, ristretto superiormente ed inferiormente per essere incastrato in un altro; sette stili.
Di fronte alla cappelletta che trovasi sulla sinistra della via di Loreto, a m. 1,25 di profondità dal piano stradale si sono riconosciuti alcuni poligoni irregolari e ciottoli in pietra bianca, avanzo di strada che attraversava obliquamente la via odierna, andando da nord-ovest a sud-ost.
Alla profondità di m. 0,60 a circa m. 125 dal quadrivio della Prenestina è yenuto in luce un muro formato con blocchi di tufo rozzamente squadrati misti a frammenti di piccole casse di tufo e colonnine pure di tufo, provenienti dalla necropoli. La lunghezza del muro è di m. 70 circa; in alcuni punti però è interrotto a causa di franamenti.
Altri scavi sono stati intrapresi dalla stessa Società in piazza Savoia. Di questi sarà reso conto, quando gli scavi saranno progrediti e si possa pubblicarne la pianta.
Dante Vaglieri.
Eseguendosi per cura dell'Associazione archeologica prenestina è stato completamente esplorato il terreno di proprietà del sig. Angelo Razicchia in vocabolo Colombella (a Palestrina), che misura circa 4000 metri quadrati. Esso era stato probabilmente già esplorato in epoca precedente.
Si scoprirono due scheletri su nuda terra. Presso ciascuno di essi si rinvennero ossa ed altri oggetti bruciali e molti frammenti di osso lavorato per decorazione di mobili. Accanto ad uno poi si raccolse pure una grande quantità di pallottoline di osso (bottoni?) di tre forme diverse, alcune con traccia di doratura e altre col picciuolo di bronzo.
Sono venuti anche in luce degli avanzi spettanti ad un'antica costruzione in opera quadrata. Consistono in muri formanti un ambiente di m. 6,77 per m. 6,80 e costituiti con parallelepipedi di tufo, i quali nella superficie interna presentano una bugnatura; i vuoti compresi tra le bugne erano riempiti con stucco formato da polvere di mattone e calce, cioè coll'impasto medesimo che si ritrova nel pavimento.
A nord di questa stanza fu rimessa a luce una platea, formata con lastre di tufo di forma irregolare, che si estendeva per m. 2,95, ed era inclinata verso sud-est con una pendenza di 18 gradi. Anche il muro divisorio era inclinato come la platea, ma con maggiore pendenza, cioè di 21 gradi.
I muri hanno lo spessore di m. 0,45 e poggiano sopra terra vergine, mentre la platea posa sopra terra di riporto. Adiacente a questa costruzione dal lato ovest, è apparso un cunicolo, scavato nel vergine, orientato quasi da nord a sud, largo m. 1,20, di cui non ci è stato pos- sibile misurare l'altezza. La parte superiore è a volta. È stato seguito per una lunghezza di m. 15,80.
A venti metri dall'angolo sud di questa costruzione è btato messo allo scoperto un pozzo scavato nel vergine, e spurgato por circa dieci metri. Ha il diametro di m. 0,80, e diametralmente opposte sono incavate nella parete le pedarole, distanti l'una dall'altra m. 0,30. Esse terminano superiormente ad angolo acuto e misurano ciascuna m. 0,23 di altezza, m. 0,23 di larghezza e m. 0,08 di profondità nella parte inferiore.
Dante Vaglieri.
Stampe antiche