Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 19932
CronologiaCarlo Fea riporta la scoperta di un Cippo terminale del Tevere presso Ponte Milvio.
Essendosi posta in secco quella parte dell'alveo del Tevere, che corrisponde sotto la prima arcata del ponte Sisto dalla parte della regione IX, sono stati scoperti questi monumenti:
Cippo di travertino alto met. 0,90x0,80x 0,20: EX AVCTORiUte IMP CAESARis VESPASIANI AVGp (sic) MTR PVT IMP XIV PP COS V DESIGN VI CENS CAECINA PAETVs CVRATOR RIPAR ET alVEI TIBERIS TERMIN avlT PROX CIPPP C
Cippo di peperino tagliato a semicerchio largo 0,44: CRVTILI C L ANTloC IN FRONTE TED X VSQVE AD AECLA PED XXX
Masso di travertino, lungo met. 1,02 x 0,03. Lettere alte 0,43: ...NIA...
Lastrone di bigio, lungo met. 3,15, alto 1,30, grosso 0,35. Lettere alte 0,31: GVSTI
Piedistallo di bigio, con cornice bassa, di met. 1,30 x 0,80 x 0,80. Lettere alte 0,06: VOTIS DECENNALIBVS DOMINI NOSTRI FLVALENTINIANI MAXVICTORIS AC TRIVMF SEMPER AVGVSTI
Piedistallo di marmo bianco, profilato per tre lati da cornice, modinata di gola, cordoncino e listello. Misura 1,45 di altezza, 1,30 di larghezza, 1,62 di profondità. I caratteri della iscrizione sono nitidi e di forma abbastanza buona: IMP CAESARI D NFL VALENTI MAX P F VICTORI IO TRIVMPATORI SEMPER AVG S P Q R OB PROVIDENTIAM QVAE ILLI SEMPER CVM INCLYTO FRATRE COMMVNIS EST INSTITVTI EX VTILITATE VRBIS AETERNAE VALENTINIANI PONTISATQ PERFECTI DEDICANDI OPERISHONORE DEliATO IVDICIO PRINCIP MAXIMOK L.AVR AYIANIO sYMMACHO V C EXPRAEFECTIS VRBI
Masso di marmo bianco di forma trapezoide, lungo met. 1,34 x 1,18 X 0,72, ornato nella parte inferiore, con intagli propri di un lacunare. Nel fianco sono graffite le sigle ANT
Altro marmo di ugual forma e misura, con tracce di identica ornamentazione.
Base attica di colonna, alta 0,37, di diametro 0,73.
Due tronchi di colonna di granito violaceo, lunghi assieme met. 3,79.
Capitello corintio a foglie d'acqua. Misura nel diametro inferiore met. 0,61.
Masso appartenente ad una cimasa, profilato per tre lati. Nel piano superiore sono impiombati i piedi di una statua virile di bronzo, grande forse il doppio del vero. Di questa statua sono stati scoperti altri ventinove frammenti, con tracce di doratura. È notevole, per la perfezione dell'artificio, il braccio, ignudo fino alla spalla; ed un frammento di coturno ornatissimo, appartenente ad altra figura.
Rodolfo Lanciani.
Sulla sponda destra del Tevere, distante m. 0,70 dallo spigolo sud-est del mausoleo di Sulpicio Platorino, alla quota di m. 9,90 sul mare, è stato ritrovato un cippo terminale di travertino, largo nella fronte m. 0,70, grosso m. 0,38. La metà superiore del sasso è perduta: nella metà inferiore rimangono le lettere: EX S C TERMIN R R PROXIMVS CIPP PED XXIIIIS. Il cippo spetta alla terminazione fatta nell'anno 746.
Rodolfo Lanciani.
Fra il ponte Sisto e le mura Aureliane, a m. 100 di distanza dalla testata di detto ponte, è stato ritrovato al posto uno dei cippi della terminazione ripuaria, fatta da Traiano fra gli anni 101 e 104, sotto la curatela di Tiberio Giulio Feroce. Il sasso è alto m. 2,25, largo 0,85, grosso 0,35: la fronte è liscia per m. 1,25, rustica per m. 1,00. Sta appoggiato alle mura di Aureliano di difesa alla sponda, grosse m. 4,00.
Rodolfo Lanciani.
Sulla sponda destra del Tevere, 60 m. a monte del ponte Sisto, alla quota di m. 9,40 sul mare, e aderente alle fondamenta delle mura ripuarie di Aureliano, è stato ritrovato un nuovo cippo terminale del Tevere in travertino, simile nella forma e nelle misure a quello trovato alcuni giorni or sono ed appartenente alla medesima restituzione di Traiano. La superficie del macigno è corrosa; molte lettere sono andate a male, ed i punti non si distinguono bene.
Distruggendosi il lato maggiore orientale delle Celle vinarie Nova ed Arrunziana, si è riconosciuto come la fabbrica avesse due piani. Il piano superiore è quello decorato con portico di colonne di travertino intonacate e striate, del quale è stata data la pianta nelle Notizie 1880, p. 127. Il piano inferiore è composto di cantine coperte a volta, il pavimento delle quali scende tìn quasi al livello attuale delle acque del Tevere.
Rodolfo Lanciani.
Proseguendosi gli sterri per la sistemazione delle sponde del Tevere presso la Farnesina, si rinvenne un cippo terminale in travertino, delle dimensioni di m. 2,20 X 0,80 X 0,50. Vi si legge la seguente iscrizione ben conservata:
C ASINIVS C F GALLVS
C MARCIVS L F CENSORINVS
Cos
E-XSC-TER RRPROX CIPP PXIIX
CVRATORES RIPARVM QVI PRIM TERMINAVER
EX S C RESTITVERVNT
Tale cippo api^artiene alla serie di quelli indicanti la terminazione fatta nell'anno 746 di E., essendo consoli i sopranominati Gallo e Censorino, e che furono restituiti poi al loro posto dai primi Curatores Riparum istituiti da Tiberio nell'anno 15 dell' e. v.
La giacitura topografica del nuovo cippo viene determinata come appresso. Distanza dal ponte Sisto, ra. 131,00. Distanza dalle mura Aureliano lungo la fronte sul Tevere, m. 12,00. Il piano di pesamento era alla quota di circa m. 7,00, e quindi ad un livello inferiore di circa m. 3,00 agli altri cippi, ivi scoperti per l'addietro, ed appartenenti alle serie di quelli collocati sotto Traiano.
Rodolfo Lanciani.
Demolendosi l'estremità nord del muraglione che sostruiva il giardino della Farnesina, sul confine con il giardino già annesso al monastero di s. Giacomo in Settimiana, sono stati tolti dal posto e trasportati ai magazzini delle Terme diocleziane i due cippi terminali del Tevere, appartenenti, il primo, alla terminazione di Gallo e Censorino, il secondo, a quella di Tiberio Giulio Feroce, curatore sotto Traiano.
Insieme a questi è stato trasportato alle Terme un altro cippo, che non oserei dire inedito, ma che è impossibile riscontrare nel Corpus, perchè le lacune del testo cadono appunto sulle sigle o sulle cifre caratteristiche.
Il travertino è alto m. 1,60, largo m. 0,76, grosso m. 0,35.
Rodolfo Lanciani.
In occasione dei lavori di scavo pel collettore sulla sponda sinistra del Tevere, è stato scoperto per la lunghezza di circa m. 80 l'antico muraglione di opera quadrata, che correva in quel tratto della città, da una parte e dall'altra del fiume.
A metri 50 dalla testata del ponte Fabricio, a valle e sulla linea del tratto di muraglione su ricordato, si è trovato al posto uno dei grandi cippi della terminazione delle sponde del Tevere, fatta sotto Vespasiano. Il cippo misura m. 1,20 di altezza nella parte sopraterra, m. 0,76 di larghezza e m. 0,50 di spessore; giaceva alla profondità di m. 1 sul pelo d'acqua d'oggidì, e fu trovato distante m. 3,40 dal dorso del muraglione moderno.
È a notarsi l'importanza di questo cippo, al posto primitivo, sulla sponda sinistra; essendo tutti quelli sinora scoperti nei lavori del Teverè, stati trovati nella sponda destra del fiume.
Rodolfo Lanciani.
Eseguendosi gli sterri pel grande collettore della sponda sinistra del Tevere, e precisamente nel tratto di ripa parallelo alla via Giulia, dietro la chiesa di s. Biagio della Pagnotta, è tornato in luce un cippo di travertino, spettante alla serie di quelli della terminazione delle ripe, alto m. 1,60, largo m. 0,76, e dello spessore di m. 0,24.
Il cippo era al posto, alla distanza di m. 12 circa dall'acqua; ma rovesciato, e conla parte scritta volta a terra, per cui creduto dagli operai un inutile e semplice blocco di travertino, fu preso a colpi di mazza ed infranto. Ricomposto, si è veduto che per buona sorte, poco manca della importantissima leggenda che vi era incisa, e che qui viene riprodotta:
PAVLLVS FABIVS TERS... | C EGGIVS MARVLL... |L SERGIVS PAVLLVS... | COBELLS RV... |L SCRIBONIV... | CVRATOR... |ET ALV... |EX AVCTORIT... |TI CLAVDI CAESA IS... | AVG GERMANIC... | PRINCIPIS S... |RIPAM CIPPIS POS... | TERMINAVERVNT A TR... AR | AD PONTEM AGRIPP...
cioè: Paullus Fabius. (P)ers(icus) | C. Eggius Marull(us) | L. Sergius Paullus | C. Obell(iu)s Ru.... | L. Scriboniu(s)........ | Curator(es) (Riparum) | Et alv(ei) (Tiberis) | Ex. Auctorit(ate) | Ti. Claudi Caesaris | Aug. Germanic(i). Principis
S. (C). | Ripam cippis pos(itis) | terminaverunt a Tr(ig)ar(io) | ad pontem Agrip(ae).
Non v'ha chi non consideri subitamente la duplice importanza di questo nuovo cippo, dal lato cioè epigrafico e topografico.
Infatti, oltre alla lista di quattro nuovi senatori preposti alla cura delle rive e dell'alveo del Tevere, de'quali non avevamo menzione di sorta, il nostro cippo ci insegna, che anche sotto l'impero di Claudio durò inalterata l'istituzione fatta da Tiberio nell’anno 15 dell'e. v., di un collegio cioè di quattro personaggi di rango senatorio, presieduti da un consolare, i quali duravano un anno in carica, ed ai quali incombeva l'obbligo della tutela e conservazione delle ripe e dell'alveo del Tevere. Il consolare Paullus Fabius Persicus, preposto al collegio dei curatori menzionati nel nuovo cippo, è il console dell'anno 34.
Secondariamente, abbiamo in questo cippo l'unica prova di terminazioni eseguite sotto l'impero di Claudio.
Ma il pregio topografico è assai maggiore, essendo nel cippo indicati, con tutta precisione, i due termini a quo e ad quem, tra i quali era compreso il tratto di sponda terminato; trigario cioè ad pontem Agrippae.
Eseguendosi sterri per la costruzione del muraglione della sponda destra del Tevere, si scoprirono due altri cippi dell'antica terminazione fatta da Augusto nell'anno 747 di Roma. Sono ambedue compresi nel tratto di sponda che corre tra gli odierni ponti in costruzione, Margherita ed Umberto I.
Il primo cippo, rinvenuto il 3 settembre, trovavasi alla distanza di circa m. 50 a monte del ponte in ferro a Ripetta. È in travertino, ha il cappello semicircolare in sommità, e sui tianchi presenta due buchi all'altezza della base del cappello. Misura m. 2,33 X 0,745 X 0,417. I caratteri sono incisi in maniera alquanto trascurata e mono regolare e perfetta che negli altri cippi precedentemente trovati.
Il secondo cippo fu trovato il giorno 11 ottobre, in prossimità del nuovo ponte Umberto I, dal quale era distante circa m. l0. E simile agli altri, in travertino, di forma parallelepipeda, con piovente o cappello semicircolare in sommità, e non presenta sui fianchi buchi di sorta. È in perfetto stato di conservazione.
Nel fondare una nuova fabbrica, appartenente ai sigg. march. Patrizi, sulla riva sinistra del Tevere fra il vicolo del Cefalo e la chiesa di s. Anna de' Bresciani, si è trovato, alla profondità di circa m. 4,00, tuttora infisso al suo posto, un cippo terminale delle ripe del fiume riferibile alla terminazione fatta sotto Antonino Pio nell'anno 161 dell' e. v. È in travertino; alto m. 1,95, largo m. 1,00, grosso m. 0,40; e nella fronte, ch'era rivolta verso il Tevere.
Proseguendosi gli sterri sulla stessa sponda destra del Tevere, ai Prati di Castello, il 19 dicembre venne in luce un altro cippo della terminazione delle ripe fatta da Augusto.
Questo cippo è il 17 di quelli rinvenuti lungo il percorso del medesimo tratto di sponda destra, e risulta l'undicesimo di quelli spettanti alla terminazione augustea della stessa serie locale. Mediante tale ulteriore scoperta la linea terminale antica, che ormai si può ristabilire nella detta località, viene prolungata sino a m. 432,00.
Il posto del cippo viene topograficamente determinato dalle misure seguenti: distanza dall'asse del ponte Umberto I all'asse del cippo, a valle, m. 32,585. Distanza dal piede della ripa odierna, m. 30 circa. Distanza dal ciglio del nuovo muragliene di sponda m. 7 circa, in avanti.
Riguardo agli altri particolari, il cippo trovavasi al suo antico posto in buonissimo stato di conservazione, sporgente dal livello del suolo antico m. 1,15, incassato verticalmente nel terreno, per una profondità di m. 1, murato al piede per circa m. 0,10. È in travertino, di forma simile agli altri già rinvenuti e misura m. 2,10 X 0,08 X 0,425.
La sua sommità trovasi alla quota di m. [10,41] sullo zero dell'idrometro di Kipetta. Reca incisa l'epigrafe: IMP CAESAR DIVI F AVGVSTVS PONTIFEX MAXIMVS TRIBVNIC POTEST XVII EX S C TERMINAVIT R R PROX CIPP PED CCXIX
Nel lato opposto leggesi: R R PROX CIPP PED CLXI
D. Marchetti
Il giorno 2 dicembre, sulla riva destra del Tevere, e dinanzi la casa di proprietà Blumensthil, immediatamente a valle del ponte di ferro, a Ripetta, fu dissotterrato un altro cippo spettante all'antica terminazione delle rive del fiume.
Questo cippo, aggiunto agli altri, in n. di 13, trovati nel passato lebbraio ed agli altri due scoperti nei mesi di settembre ed ottobre risulta il sedicesimo della serie dei cippi rinvenuti lungo il medesimo tratto di sponda.
Il posto preciso del cippo, al momento della scoperta dista dal fianco del ponte di ferro a Ripetta, m. 6,65 e dal ciglio del nuovo muraglione di sponda m. 34,70. Dall'angolo inferiore della casa Blumensthil, all'imbocco della via Villoria Colonna, m. 59,70.
Il cippo è in travertino, simile agli altri, grezzo nella parte inferiore per un'altezza di m. 0,75, ed ha le dimensioni di m. 2.00 X 0,95 X 0,54.
Trovavasi al suo antico posto, murato nella posizione sotterra col suo piano di posameuto alla quota di ni. 11,00 sullo zero dell'idrometro di Kipelta. Il livello del suolo antico, nel quale era incassato, trovavasi alla quota di 11,75, ed il cappello 0 sommità del cippo, alla quota di m. 12,944, sullo zero indicato.
Il cippo è anepigrafe per essersi trovato già rotto ed affatto mancante della sua parte superiore, la quale conteneva certamente l'iscrizione, che in antico fu scalpellata lasciando il cippo al proprio posto.
Con tutto ciò la scoperta non ha minore importanza di quella degli altri cippi, potendosi quasi con certezza stabilire il tempo del suo collocamento. Infatti l'epigrafe dovea, con ogni probabilità, riportare il nome del curatore delle acque Ti. Iulius Felix, nel quale caso il cippo devesi attribuire alla terminazione fatta sotto Traiano nel 101 dell' e. v.
E tale congettura, oltreché dai connotati del cippo, i quali non concordano con quelli dei cippi della terminazione di Augusto, mi venne anche confermata dall'esame di fatto; quali l'altimetria, le dimensioni del cippo, non che il posto della perduta iscrizione, la quale, nei cippi spettanti alla terminazione di Traiano, trovasi di consueto scolpita, con linee piuttosto serrate, nella parte superiore della pietra, e proprio nello spazio che nel cippo ora rinvenuto, vedesi a bella posta scheggiato per una profondità di circa m. 0,10. Pare assai probabile che tale abrasione fosse avvenuta per opera dello stesso curatore, a motivo di successive variazioni avvenute nella delimitazione dei confini tra la proprietà pubblica e quella dei privati.
D. Marchetti.
Il giorno 25 gennaio venne in luce sulla riva destra del Tevere, ai prati di Castello, un altro cippo della terminazione delle ripe fatta da Augusto nell'anno 747 di Roma. È il ventesimo della serie dei cippi rinvenuti per un tratto continuo di sponda che ormai ha raggiunto la lunghezza di circa mezzo chilometro (m. 490).
Trovavasi al suo antico posto, sull'allineamento del cippo precedente (cf. Motzzze 1890, p. 389) distante da quello m. 57 e dall'asse del nuovo ponte Umberto I, a valle, m.89,60. È di travertino, di forma simile agli altri, ben conservato, e misura m. 1,75 X 0,75 X 0,43.
Era approfondato nel suolo antico per circa m. 0,75 e murato nella sua parte inferiore, sporgendo dal livello della ripa antica, determinato dalla risega della parte grezza del blocco, m. 1,03. La sua sommità trovavasi alla quota di m. 10,16 sullo zero dell’idrometro di Ripetta. Sulla fronte non portava alcuna misura di distanza ; la quale era invece marcata a tergo e sul fianco. L'epigrafe reca:
IMP CAESAR DIVI F AVGVSTVS PONTIFEX MAXIMVS TRIBVNIC POTEST XVII EX S X TERMINAVIT; sul lato opposto: R R PROX CIPP P XLIV; sul fianco destro: R R PROX CIPP2 P VII
Quivi pure è stato trovato un frammento di lastra marmorea di m. 0,07 X 0,12, recante inciso: L EPAPIV
Giuseppe Gatti.
Il giorno 9 dello scorso aprile si rinvenne sulla sponda destra del Tevere, ai Prati di Castello, un altro cippo dalla terminazione fatta da Traiano l'anno 101 dell'e. v.
Fu trovato al suo antico posto, alla distanza di m. 6,50 dalla tangente alle pile in ferro del moderno ponte di Ripetta, ed inferiormente al medesimo ponte. È in travertino, delle misure di m. 2,20 X 0,97 X 0,46, scheggiato in sommità. Il cippo era disposto colla fronte verso il ponte suddetto.
Vi si legge: ecauctoritate imp. caesARIS DIVI nervAE FIL NERVAE TRAIANI aug. GERM PONT MAX TRIB POT V COS IIII ...p P ...IVLIVS FEROX CVR ALVEI ET RIPARVM TIBERIS ET CLOACARVM VRBIS TERMINAVIT RIPAM R R PROXI CIPP VIIIS
La distanza segnata su questo cippo si riferisce probabilmente al precedente, la cui scoperta fu già da me divulgata nello scorso anno (ef. Notizie 1890, p. 389).
E così la presente scoperta viene a confermare la mia precedente congettura, che cioè quel cippo, quantunque mancante dell'iscrizione perchè manomesso e scheggiato, avesse appartenuto alla suindicata terminazione. Infatti la distanza tra questi due cippi, da me rilevata, di m. 2,50 circa, coincide presso a poco con quella segnata sul cippo ora scoperto.
La sommità del cippo trovavasi alla quota di m. 12,55 sullo zero dell'idrometro di Ripetta, ed il livello del suolo antico era m. 1,25 al di sotto, e cioè alla quota di m. 11,30. Era approfondito nel terreno per m. 0,95, senza muratura di sorta.
D. Marchetti.
Un nuovo cippo della terminazione augustea, il 22° della serie, è stato scoperto sulla riva destra del Tevere, ai Prati di Castello.
Eccone i dati: distanza a valle del ponte in ferro a Ripetta, m. 10,30. Distanza dal cippo precedente (cf. MNolizie 1891, p. 91) m. 3,80. Dimensioni: m. 2,18 X 0,67 X 0,37. Altimetria della sua sommità = m. 12 sullo zero dell'idrometro di Ripetta.
Vi si legge: IMP CAESAR DIVISE AVGVSTVS PONTIFEX MAXIMVS TRIBVNIC POTEST XVII EX S C TERMINAVIT R R PROX CIPP PED XVIII
Dal lato opposto, nella metà inferiore della faccia del cippo, è scritta invece la distanza: R R PROX CIPP P E DCCX CII sic
D. Marchetti.
Nel giorno 20 di maggio scorso, lungo la riva sinistra del Teere, fuori la porta Flaminia, in prossimità del vecchio mattatoio, eseguendosi il taglio della ripa, per costruire la panchina del nuovo porto fluviale a monte del ponte Margherita, si rinvenne un cippo spettante all'antica terminazione del Tevere, fatta nell'anno di Roma 746, dai consoli C. Asinio Gallo e C. Marcio Censorino.
Trovavasi al suo antico posto, orientato quasi parallelamente alla linea della nuova banchina. Distanza dal dorso del cassone, m. 8,90. Dimensioni: m. 2,10 X 0,70 X | 0,40. Altimetria m. 10,70 sullo zero dell'idrometro di Ripetta.
Vi è incisa l'epigrafe: C ASINIVS C F GALLVS G MARCIVS L F L N CENSORINVS COS EX S C TERMIN.
il nome di C. Asinio Gallo, che per la damnatio era stato abraso, fu qui rescritto, come in altri cippi simili.
Nel giorno 5 del mese di giugno, nella medesima località si rinvenne, nello scavo a tergo del cassone n. 5, un altro cippo simile, spettante alla terminazione medesima. Distanza dal cippo precedente, procedendo a valle, m. 33,45, pari all'incirca a piedi romani 113. Dimensioni: m. 2,10 X 0,72 X 0,30. Distanza dal tergo del cassone n. 5, m. 7,35.
Vi si legge: C MARCIVS L F L N CENSORINVS C ASINIVS C F GALLVS COS EX-S C TERMIN
Le lettere sono rubricate. Anche qui il nome di C. Asinio Gallo fu rescritto sopra l'abrasione che ne era stata fatta. Manca in questo, come nel cippo precedente, la indicazione della distanza del prossimo cippo.
D. Marchetti.
Verso la sponda destra del Tevere, presso l'isola tiberina al ponte Cestio la draga estrasse dall'alveo del fiume un nuovo cippo della più antica terminazione fatta nell'anno 700 di Roma (54 av. Cristo) per decreto del senato dai censori P. Valerio Isaurico e M. Valerio Messalla.
Il giorno 23 luglio, nella demolizione della porta d'ingresso alla vigna ove fu già l'osteria di Montesecco, sulla destra del Tevere, a circa 400 m. a monte del ponte Margherita, si riconobbe che gli stipiti della detta porta erano stati formati con due grosse lastre di travertino, ricavate dalla bipartizione di un antico cippo terminale delle ripe del Tevere. Nel primo di questi lastroni, col quale era formato lo stipite, videsi conservata l’epigrafe relativa alla terminazione fatta l’anno 700 dai censori P. Servilio Isaurico e M. Valerio Messalla. Devesi la perfetta conservazione dell'epigrafe, all'essere stato murato il lastrone con la parte scritta rivolta all'interno del muro.
D. Marchetti.
Sulla sponda del Tevere prossima alla spalla del ponte di ferro a Ripetta, si è rinvenuto fuori di posto un altro cippo della terminazione delle ripe, fatta dai censori nell’anno 700 di Roma. Misura m. 1,18X0,61X 0,30.
Negli sterri che si eseguiscono presso la località Montesecco, per l’arginatura della sponda destra del fiume, è tornato in luce uno dei noti cippi della terminazione del Tevere, fatta nell'anno 700 di Roma. E il più grande dei cippi sinora rinvenuti, e misura m. 2,50 di altezza, m. 0,63 di larghezza e m. 0,38 di spessore. Reca in belle lettere, conservatissime:
M VALERIVS M F M NMESSALLP SERVEILIVO CE FORVRTCSCENSE EX S C-TERMIN
Si recuperarono inoltre: una testa marmorea, rappresentante un uomo barbato, adulto, con capelli radi e distesi a ciocche; un frammento di gamba, in marmo, grande al naturale; un medio bronzo di Settimio Severo; una lucernetta fittile, senza ornati; un vasettino di vetro, scheggiato sul labbro.
Luigi Borsari.
A destra della testata del ponte Milvio, facendosi lo sterro per l'arginatura della sponda sinistra del Tevere e per la livellazione del piano del ponte medesimo, è stato trovato nn frammento d'angolo di grande cornicione in marmo, ornato con mensole intagliate a foglia d'acanto e rosoni fra ima mensola e l'altra. Mism'a in lunghezza m. 2,20 X 1,90 X 0,76.
Sulla parte piana superiore sono incise rozzamente le lettere seguenti: p rabiuc e a poca distanza ò pm'e incisa una mazzuola da scarpellino con le lettere S C.
Altri massi marmorei, ma senza verun intaglio architettonico, si trovarono presso il medesimo luogo fra le sabbie fluviali ; e sembrano spettare all' ingresso di un antico ponte, delle cui testate restano ancora in piedi i solidissimi fondamenti sulle due ripe del fiume, alla distanza di m. 24,50 a monte del ponte odierno.
Sulla predetta sponda sinistra, e precisamente a m. 31 di distanza dal ponte, è stato scoperto, al suo posto primitivo, un altro cippo terminale dulie ripe del Tevere, colla nota iscrizione dell'anno 700 di Roma: P SERVEILIVS C F ISAVRICVS M VALERIVS M F W N MESSALL GENS EX SC TERMIN
Il cippo è in travertino, ed ha l'altezza di m. 2,40 X 0,60 X 0,40. Si sono pure recuperati nello sterro: un coperchio d'urna cineraria, quadrata, con fastigio e pulvini ; un frammento di lastrone marmoreo, su cui si legge: AIAOC K... | MOCA... | KAAHI... CYNB... MNEI... ed im altro frammento di lastrina da colombaro, che conserva: GEMINA BVS SV
Giuseppe Gatti.
Della ricca collezione dei cippi terminali del Tevere, esposta nel Museo Nazionale Romano, esiste uno, la cui epigrafe è ridotta in pessimo stato, appartenente alla terminazione fatta sotto Tiberio dai curatores Tiberis, C. Vibius Rufus, Sex. Sotidius Strabo, C. Calpetanus Statius Rufus, L. Visellms Varro, M. Claudius Marcellus (cfr. Cantarelli, Bull. d. comm. Arch. com. di Roma 1889 p. 192 seg.). Misura in altezza m. 1,36, in larghezza m. 0,83, in spessore m. 0,36. Confrontato coll'altro edito nel C.I.L. VI n. 1237 si supplisce facilmente: CVIBIus c. f. rufus seX SOtIDIVS sex. f. strABOLIBV scid c c AlpeteNus, c, f, statius rufus LVISEllius c. f. marcellus curatores Riparum et alvei Tiberis ex. s.c. termin.
Quest'è il solo cippo appartenente a questa terminazione, che sia tornato in luce negli ultimi lavori del Tevere. Un'altro, siccome m'avverte il eh. prof. Hiilsen, è pubblicato dal Gudio tra le epigrafi sepolcrali (pag. 338 n. 16) e sarà edito negli addenda al volume VI del C. I. L. Questo mostra i nomi dei curatores disposti in .altro ordine, come d'altra parte il nostro stesso ha un'altra disposizione di quello superiormente citato.
D. Vaglieri.
Sistemandosi la ripa sinistra del Tevere nel sito denominato i Polverini, in corrispondenza del vicolo della Rondinella, cioè oltrepassato di poco il primo miglio della via Flaminia, è stato rimesso all'aperto un nuovo cippo terminale delle ripe del fiume, infisso tuttora al proprio luogo. È in travertino, colla parte superiore curvilinea, alto m. 2,30, largo m. 0,65, grosso m. 0,34. L'iscrizione, a lettere rubricate, era rivolta verso il fiume, dalle cui acque in magra il cippo dista circa sei metri, e dice: M.VALERIVS MF MV N MESSAL P SERVEILIVS C F ISAVRIC CENS EX S C TERMIN
Spetta alla terminazione fatta dai censori P. Servilio Isaurico e M. Valerio Messalla nell'anno 699/700 di Roma ed è il 16° dei cippi di questa serie ritornati finora alla luce.
Giuseppe Gatti.
I lavori per l'arginatura della sponda sinistra del Tevere, presso il aito denominato l'Albero bello, rispondente in circa al primo miglio della via Flaminia, hanno fatto tornare in luce un altro cippo terminale delle ripe del fiume.
Anche questo fu trovato infisso al proprio luogo, ed alla distanza di m. 29, cioè esattamente 100 piedi romani, da quello scoperto nel passato mese di dicembre (cf. Notizie, 1896, p. 524). Il cippo è in travertino, alto m. 2,42, largo m. 0,62, grosso m. 0,55, e porta scritto: P SERVILIVS C F ISAVRICVS M VALERIVS M F W N MESS GENS EX S C TERMINAR
A poca distanza dai menzionati cippi sono stati scoperti avanzi di antiche fabbriche ad opera reticolata di tufo. Tra questi merita ricordo una piccola stanza rettangolare, lunga m. 2,60, larga m. 1,40, la quale conservava il pavimento di musaico, a fondo bianco con fascia di riquadratura in nero, e rombi parimente a contorno nero, simmetricamente disposti nel campo. Su questo musaico si trovò un grosso strato di calce, con cui erano posati tegoloni bipedali in terracotta (di m. 0,59 x 0,59), che portano impresso il noto sigillo delle figline Macedoniane, C.I.L. XV, 284, e due varietà del sigillo ibid. 986 b, c: L R SOSIAE
Ambedue questi bolli spettano in circa all'età di Nerone e di Vespasiano. Si è pure trovata nello stesso luogo una condottura in piombo, sopra un pezzo della quale leggesi il nome: ....LPICI CAMERINI
I Sulpicii Camerini furono gente di antica nobiltà, che ottennero più volte il consolato e le maggiori magistrature della repubblica fin dall'anno 253 di Roma Il tubo acquario, ora ritrovato in ruderi di fabbriche del primo secolo dell' impero, potrebbe darci il nome di quel Sulpicio Camerino che fu proconsole in Africa nell'anno 56 dell'èra volgare o di un prossimo suo discendente.
Giuseppe Gatti.
In via della Lungara, continuandosi i lavori di sterro per la costruzione. del collettore sulla riva destra del Tevere, di fronte al casamento segnato coi numeri civici 61, 62, ed a m. 5,60 sotto il piano stradale, sono stati scoperti due grandi sarcofagi in marmo, tuttora chiusi dal loro coperchio, che era tenuto fermo con grappe di ferro impiombate. Il primo è lungo m. 2,15, largo m. 0,60, alto m. 0,67; l'altro è parimenti lungo m. 2,15, largo m. 0,76, alto m. 0,70.
Ambedue portano sulla fronte e sulla cimasa del coperchio sculture figurate: l'uno rappresenta scene di caccia; l'altro ha soggetti cristiani, cioè, nel mezzo, la defunta in atteggiamento d'orante, sull'angolo destro il buon pastore, sull'angolo sinistro il pescatore, ed inoltre nei due fianchi vi sono figurati i mistici agnelli e la scena del battesimo. Ne daremo prossimamente una più completa illustrazione.
Fu pure ricuperato nello stesso luogo un frammento di cippo, in travertino, su cui restano queste poche parole: ...ORI... | ...RIS DIVI... | ...AE TRAIA... | ...K TRIB. Spetta questo frammento ad un cippo terminale delle ripe del Tevere, posto sotto Traiano; e precisamente alla serie di quelli che furono eretti da Tib. Giulio Feroce nell'anno 101, e di cui sono già noti due esemplari (C.I.L. VI, 31549 c, e).
Altri simili cippi appartengono all'anno 103; ma il nuovo frammento non può essere attribuito a questa serie, perchè quivi si trovano aggiunte la quarta salutazione imperatoria di Traiano e l'appellazione di Dacico, che quest'imperatore assunse nel 102, e per tali indicazioni manca assolutamente lo spazio, come risulta dalla reintegrazione che può esserne sicuramente fatta nel modo seguente: ex aucTORIT ate | imp. caesa RIS DIVI | nervae f. nerv AE TRAIAni | aug. germ. pont. max TRIB pot. v | cos. iiii p. p. | ti. iulius ferox cur. a ei et | riparum tiberis et cloacarum | urbis terminavit ripam r. r. | prox. cipp. p. .......
Giuseppe Gatti.
Per i lavori del nuovo edificio, che la Società per gli automobili costruisce nell'antica villa Massani, sulla via Flaminia, si è trovato un frammento di grande cippo in travertino, che misura m. 0,44 X 0,35 e conserva le parole: M N MESA... (sic) EX S C.
È facile riconoscere, che questo frammento appartiene ad uno di quei cippi, coi quali nell' anno 700 di R. fu legalmente delimitata l'estensione delle ripe del Tevere dai censori P. Servilio Isaurico e M. Valerio Messalla (cfr. C. I. L. VI, 31540).
Due altri simili cippi terminali furono trovati sulla stessa sponda sinistra del fiume e presso il medesimo luogo, negli anni 1896 e 1897, i quali erano collocati a cento piedi di distanza l'uno dall'altro (v. Notizie 1896, pag. 524; 1897, pag. 10).
Quello testè rinvenuto, in cui il nome di Messalla è scritto con una sola S per errore del lapicida, va restituito così: p. serveilius c. f. is auricus m. valerius m. f. M N MESAL. cens. EX S C termin.
Giuseppe Gatti.
Durante i lavori per realizzare il Parco d'affaccio di Ponte Milvio, viene riscoperto un Cippo della terminazione delle ripe del Tevere.
L'iscrizione, che riporta le firme dei due censori, Publio Servilio Isaurico e Marco Valerio Messala, risale al 54 a.C., quando i danni di una poderosa piena del fiume richiesero numerosi interventi e si volle delimitare un'area privata da quella pubblica, per impedire che sorgessero edifici troppo vicine al Tevere.
Sono tornati alla luce anche tratti degli antichi argini del fiume, risalenti al I secolo a.C., resti sia dell’antica Via Flaminia, contraddistinti dal tipico basolato imperiale e sia del primo Novecento, realizzati con gli altrettanti tipici sampietrini, in corrispondenza alla costruzione dei Muraglioni.