Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 19968
CronologiaPrima della battaglia di Crotone contro Annibale, il console Publio Sempronio Tuditano vota un Tempio dedicato alla Tempio della Fortuna Publica Populi Romani Quiritium Primigenia.
Quinto Marcio Ralla dedica sul Colle Quirinale un Tempio dedicato alla Fortuna Primigenia.
Un custode del tempio di Fortuna sul Quirinale, assistite ad un prodigio: un albero di palma nascere miracolosamente nel tempio e a una goccia di sangue cadere in pieno giorno. Contemporaneamente nel vicino tempio della Fortuna Euelpis, un altro custode osserva l'apparizione prodigiosa di un serpente crestato.
Il sig. Giuseppe Spithoever cominciò gli scavi del ninfeo negli orti Sallustiani, sotto la vigilanza dell'ing. cav. Rololfo Lanciani, il quale intorno alle scoperte finora avvenute in quel luogo e nelle adiacenze, compilò il rapporto che qui appresso trascrivo:
Furono rinvenute finora cinque opere di scultura, di non comune importanza, queste sono: 1. Statua marmorea grande al vero, rappresentante il giovinetto Endimione addormentato sulle rupi del Latmos. Benchè la scultura sia men che perfetta, pure la rarità della rappresentanza rende questo marmo pregevolissimo. 2. Statua marmorea alquanto minore del vero, rappresentante Leda col cigno stretto al seno, sul motivo della Leda capitolina. Il volto è alquanto corroso; il cigno è appena riconoscibile. 3. Statua marmorea grande al vero, riproduzione trascurata del Fauno di Prassitele. Manca della testa e delle mani. Al tronco d'albero è sostituita una stele. 4. Statua marmorea grande al vero, di personaggio barbato e togato. Manca delle braccia. 5. Figura di montone in rosso antico, molto danneggiata. I num. 1,2, 4, 5, sono stati trovati negli sterri per le nuove strade del quartiere, e nelle fondazioni delle nuove case sull'area già occupata dagli orti Sallustiani. Il n.3 è stato trovato negli scavi del ninfeo. Per ciò che spetta alla topografia degli orti Sallustiani, due scoperte meritano speciale attenzione.
La prima è quella del selciato della Salaria, a circa 150 met. dalla porta Collina, dalla quale aveva origine. È avvenuto presso l’attuale bivio delle vie Venti settembre e di porta Salaria.
La seconda è quella delle fondamenta del famoso tempio di Venere Ericina, più comunemente detta Venus hortorum Sallustianorum. Il tempio, fondato com'è sul terrapieno Serviano, ha sostruzioni robustissime, grosse più che due metri, profonde dodici.
Sono costruite a scaglie di selce, impastate col cemento fra le shadacchiature, delle quali possono riconoscersi i più minuti particolari. In due mesi di lavoro continuo, non si è riusciti a demolirne che una piccola parte, non ostante l’uso della dinamite. Dalla pianta delle fondamenta può dedursi, che il tempio fosse periptero esastilo. All’infuori degli accennati muri -a sacco, non è stato ritrovato il più piccolo frammento d’architettura. Ho visto un solo tronco di colonna di granito rosso, troppo piccolo per potersi attribuire ad una fabbrica così grande.
Nella vigna Spithoever già Barberini, sotto il muro di fronte del tempio di Venere Ericina « hortorum Sallustianorum cioè sotto gli ultimi strati delle fondamenta, è stato scoperto uno stanzino profondissimo, lungo met. 2,40, largo met. 1,25, con pareti di reticolato per 2/3, e a cortina nel terzo superiore.
È coperto con volta a botte, nella quale s’apre un trombino rettangolo. Questo ipogeo era stato reso inaccessibile dopo la ricostruzione del tempio, in quanto che le fondamenta del muro di prospetto l’avviluppano e lo rinchiudono d’ogni parte. La facile immaginazione degli abitanti di quel quartiere, vi ha riconosciuto il sepolcro delle Vestali.
Rodolfo Lanciani.
Stampe antiche