Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 19971
CronologiaNei disterri di quella parte dei giardini della Farnesina, che deve cedere il luogo al nuovo alveo tiberino, alla profondità di 4,00 metri sotto il piano moderno ed in suolo di scarico, è stata ritrovata una lapide marmorea larga met. 0,60, alta met. 0,38, del seguente tenore: COLLEGIO LIBERI PATRIS ET MERCVRI NEGOTIANTIVM CELLARVM VINA RIARVM NOVAE ET ARRVNTI ANAE CAESARIS CINNAMVS IMP NERVAE CAESARIS TRAIANI AVG GERM SERVOS VER NA DISPENSATOR OB IMMVNTAT D D CVRA AGENTIBVS ANN PRIO TI CLAVDIO ZOSIMO ET SEX CA ELIO AGATHEMERO LICINIO SVRA II SERVIANO II COS
Nella zona vicina sono stati scoperti molti dolî, del diametro massimo di met. 1,50, uno dei quali col bollo circolare: sic CNDOMITICRHYSERO palma
Rodolfo Lanciani.
Continuandosi gli sterri nel giardino della Farnesina, dappresso il sito del trovamento della lapide che ricorda i privilegi concessi al collegio di Bacco e Mercurio, sono stati scoperti due ordini di colonne doriche di travertino. di met. 0,73 di diametro, i quali sembrano determinare i lati di un atrio quadrilungo.
Delle colonne rimangono al posto i tronchi inferiori, alti in media met. 1,00, i quali poggiano sopra cuscini o plinti di travertino di met. 0,97 x 0,97 x 0,40. Innanzi alle colonne corre un canalone pure di travertino, destinato a raccogliere lo stillicidio del tetto dei portici
Rodolfo Lanciani.
Nelle sale e nei giardini di Villa Salviati alla Lungara vengono conservati provvisoriamente i reperti emersi nella sistemazione delle sponde del Tevere presso la Farnesina; l'esposizione prende il nome di Museo Tiberino.
Nei disteni della Farnesina continuano ad apparire altre colonne dei portici, descritti in altre relazioni, ed appartenenti come sembra alle celle vinarie Nuova ed Arrunziana. Il terrapieno della villa è formato di frantumi di grandi doli, uno dei quali ha impresso il bollo PHILEROS M FVLVI.
Per mezzo delle draghe poi sono state estratte dal fondo del fiume monete pontificie in gran numero, un blocco di agata, alcuni frammenti di ornati in marmo, ed un brano di arcaica iscrizione in peperino che dice: ...SACRVM | ...TE COS DE | ..NTENTIA
Rodolfo Lanciani.
Negli scavi alla Farnesina sono tornate in luce altre nove colonne doriche di travertino rivestite di stucco, appartenenti forse alle celle vinarie Nuova ed Arrunziana. Misurano nel diametro met. 0,73, con met. 1,50 d'intercolunnio. Nel cortile, circondato da questo colonnato, stanno al posto parecchi doli, di met. 1,30 di diametro, screpolati ab antico e restaurati con grappe di piombo. In questo luogo si trovarono: Ventitre lucerne ordinarie fittili, con corona di globuli, una assai elegante dell'officina di Publio Asio Augustale, col rilievo di Minerva galeata. Alcuni pezzi di vasellame aretino coi bolli: AMA NNEI; M P P ed un bustino di marmo, ritratto incognito, alto insieme col pieduccio met. 0,34.
Rodolfo Lanciani.
Continuandosi gli sterri alla Farnesina, sono state trovate altre colonne dei portici delle celle vinarie Nuova ed Arrunziana; un lunghissimo tratto di canalone in travertino, destinato a raccogliere gli stillicidi del tetto; ed alquanti doli disposti a quincunce.
Questi hanno impresso il bollo Q TOSSI INGENVI CIMBEE FECIT
Un coperchio di dolio, largo nel diametro met. 0,95 ha il bollo semicircolare: ODOL MAMT VALEAT QVI FEC
Uno ha segnata la capacità con le sigle: XXXIIX S Tutti poi son collocati sopra un pavimento a musaico in chiaroscuro.
Dietro il convento di s. Giacomo in Settimiana, fra i ruderi di un torraccio medioevale, è stato trovato uno stemma del Comune di Koma con le lettere: +SPQR.
Le draghe hanno tratto dall' alveo del fiume questi oggetti : Masso di travertino di met. 1,00 x 0,55 x 0,35 con l'iscrizione:
L B ARRONI VS BARBA AED CVR GRADOS REFECIT
Ceutonovantatre monete papali o imperiali, fra le quali una assai corrosa di Vitellio. Trenta frammenti di lapidi latine e greche. Ventinove frammenti di scultura. Un vasellino d'argento di moderna fattura. Due palle di bombarda in pietra. Stocchi, pugnali, chiavi, tessere, medaglie di devozione, campanelli, anelli, smalti ecc.
Negli ultimi giorni del mese, al confine settentrionale della Farnesina, sono incominciati ad apparire avanzi di una nobilissima casa privata dell'epoca augustea, adorni dei più vaghi dipinti murali che mai sieno stati ammirati in Roma. Attenderemo la prosecuzione delle ricerche per darne preciso ragguaglio.
Rodolfo Lanciani.
Nell'area del giardino della Farnesina, espropriata per le arginature del Tevere, è stato condotto a termine il distacco delle belle pitture murali, già descritte nelle relazioni antecedenti. Della loro importanza per la storia dell'arte nei tempi augustei, della venustà del disegno, della maestria nella esecuzione, della varietà dei soggetti rappresentati, non è possibile dare ragguaglio in questa succinta relazione.
Le pitture si stanno riordinando, secondo il loro collocamento primitivo, nei locali dell'orto Botanico alla Lungara, che saranno fra breve aperti al pubblico. Contemporaneamente sono stati ricomposti in gran parte, e con circa un migliaio di pezzi, tre soffitti centinati in istucco, la cui perfeziono è degna di quella delle pareti nelle camere rispettive.
Continuandosi gli sterri a sud della casa dei dipinti, sono stati scoperti otto ambienti sotterranei, appartenenti forse alle celle vinarie Nuova ed Arrunziana. Yi è stata trovata un' arula di marmo, di met. 0,63 x 0,31 x 0,25, ornata coi pulvini, l'urceo, la patera, festoni ecc. Keca scritto nella fronte: COLLEGIO SALVTARI FORTVNAE REDVCIS HERMES COSMI VILICI VICAEIVS D D
Nel giardino della Farnesina, continua la scoperta di altre parti degli antichi edifici più volte descritti. Vi sono stati trovati i bolli figulini. Le draghe hanno raccolto nel fondo del fiume circa 230 monete, di nessuna importanza.
Continua ad apparire il selciato di una strada, che segna il limite meridionale di quel lunghissimo portico di colonne di travertino, il quale fu troncato e diviso in due dalle mura Aureliano. Sotto il selciato corre un tubo di piombo, improntato con doppia leggenda.
...La striscia di terreno espropriata nel Trastevere, fra il ponte Sisto ed il convento di s. Giacomo in Settimiana, per l'ampliamento dell'alveo del Tevere, e la costruzione del muro di sponda, è attraversata dal recinto di Aureliano, il quale la divide in due parti ineguali. La parte a settentrione, maggiore dell'altra, già compresa nel giardino della Farnesina, è stata sterrata fino al livello del suolo vergine, che è molto più basso di quello odierno delle acque di filtrazione. Gli antichi edifici quivi scoperti sono due, ed appartengono al primo secolo dell'impero; notevoli per la bella e regolare disposizione architettonica, per la vastità, per la conservazione, e per la ricchezza dei loro ornamenti.
Il primo edificio ABCD, sul lembo estremo della zona espropriata, è noto per le insigni pitture murali, le quali distaccate felicemente nella estate decorsa si conservano ora nelle sale dell'Orto Botanico alla Lungara. La costruzione del fabbricato deve attribuirsi ai buoni tempi augustei, prevalendovi l'opera reticolata, con legamenti e spigoli di piccoli cubi di tufa, senza mistura di opera laterizia. La sua destinazione è incerta, e ha dato luogo a diverse ipotesi, il valore relativo delle quali potrà essere misurato soltanto, quando gli scavi si estenderanno fino al vicino orto di s. Giacomo in Settimiana.
Benché niun indizio di tale destinazione, niuna memoria scritta o scolpita sieno stati ritrovati in questa parte degli scavi, l'esame architettonico della pianta sembra dimostrare, che l'edificio riunisse i caratteri di una domus patrizia urbana, e di una villa di delizia: il che è reso probabile dal fatto, che le continentia aedificia dell'antica città, erano circondale da una zona meno densamente abitata, e cosparsa di ville non dissimili da quelle, che i nostri patrizi principi della chiesa tornarono a creare nella zona disabitata, durante i secoli XVI-XVIIL
Il secondo edificio BCDEF contiene un aggregato di atri, circondati da lunghissimi portici, e divisi l'uno dall'altro da corpi di fabbrica, disposti a somiglianza delle horrea urbane e portuensi, con doppia fila di celle addossate ad una parete divisoria. L'età e l'uso di questo gruppo, sono stati rivelati dalla bella iscrizione di Cinnamo alla quale deve aggiungersi anche la basetta nella costruzione dei muri predomina il reticolato con legamenti laterizi: le colonne dei portici hanno il fusto di travertino con le scanalature di stucco, alla maniera più antica.
È importante l'osservare, che ambedue gli edifici non hanno subito cambiamenti o restauri nei secoli successivi, e che tutte le parti scoperte nel corso degli scavi, spettano alla fabbrica primitiva ed originaria: cioè al primo secolo por la casa delle pitture, agli inizi del secondo per le Celle vinarie Nova ed Arrunziana. Dalla qual cosa parmi poter dedurre la conseguenza, che dopo le prime minaccio di incursioni barbariche, la zona estramuranea deve essere stata abbandonata alla rovina, invasa dalle torbide del fiume, e ridotta a coltivazione.
Rodolfo Lanciani.
Durante i lavori di costruzione dei muraglioni del Tevere, demolendo un tratto delle mura aureliane sulla riva tra via della Lungara e ponte Sisto, viene scoperta la Tomba dei Platorini. La struttura viene demolita, ma i materiali, compresi blocchi di muratura, sono trasferiti alle Terme di Diocleziano, dove nel 1911, viene ricostruita ed esposta in occasione delle manifestazioni per il cinquantenario dell'unità d'Italia. Rodolfo lanciani racconta la scoperta:
Ben diversa è la condizione degli avanzi, scoperti in quella parte della zona espropriata, che è acchiusa dentro la cerchia di Aureliano, cioè fra questa ed il ponte Sisto. Rare e di niuna importanza sono le vestigia di manufatti della buona epoca quivi scoperte: e questi meschini avanzi servono di sostegno e di fondamento a case private del secolo terzo, ristaurate e rifatte in epoche anche più vicine. I pavimenti delle strade sono mal commessi ed irregolari, e tutto induce a credere, che questa parte della regione transtiberina, protetta com' era dalle mura, sia stata permanentemente abitata, anche dopo i grandi disastri dei secoli V. e VI.
Nel sito segnato in pianta con la lett. Q, sotto il selciato della strada, è stato scoperto un tubo di piombo segnato con la leggenda: L SEMPRONI RVF. Questo tubo ci apprende il nome di due diversi proprietari delle vicine case, i quali s'erano uniti in consorzio per fornirle dell'acqua impetrata da Cesare. Lo stagnaio Aurelio Fiorentino è noto per altri tubi, fra i quali ne ricorderò uno solo, ancora inedito, che ho copiato presso l'antiquario Chiarugi in via Alessandrina n. 11.
Il livello degli editici del terzo secolo in questa zona intramuranea, è superiore in media di met. 3,07 al livello degli edifici del primo secolo della zona estramuranea. Ciò avviene, non perchè il profilo longitudinale della sponda del Tevere mancasse in origine di uniformità, ovvero salisse con piano inclinato dal sito di s. Giacomo in Settimiana verso la testata del ponte. La sponda del Tevere, e la pianura transtiberina erano orizontali, almeno nel tratto espropriato e scavato. Di fatti le mura di Aureliano hanno troncato porzione del portico delle celle vinarie Nova od Arrunziana: e questa porzione (con le colonne stanti sulle basi rispettive), è stata da noi ritrovata al piano dello fondamenta degli edifici intrarauranei, a met. 1,62 sotto il punto pili basso delle strade.
Ciò dimostra che, alloraquando le mura furono costruite attraverso i fabbricati della decimaquarta regione, il piano esteriore fu lasciato tal quale; quello interiore fu sollevato, di modo che il profilo della sponda forma gradino dove stanno le mura, e questo gradino è alto met. 1,62.
Ho creduto opportuno premettere queste considerazioni, perchè giovano a spiegare la singolarità della scoperta di un sepolcro, pressoché integro, avvenuta a contatto delle mura il giorno 24 aprile. Il sepolcro ha la forma di un rettangolo, lungo met. 7,44, largo met. 7,12. Il giro esterno della cella è fasciato di travertini a bugna; il nucleo e la fronte interna dei muri sono di opera laterizia.
Il basamento consta di uno zoccolo doppio, alto met. 0,60 dipinto in rosso, e di una cornice modinata di toro gola e guscio, alta met. 0,30. Le bugne non coincidono con le commessure dei travertini : sono tracciate mediante canaletti, profondi mill. 10, larghi mill. 14, in modo che ciascuna bugna risulta lunga met. 1,92, alta met. 0,595. Il monumento era forse coronato da cornitje architravata, della quale non è stato tuttavia scoperto alcun frammento.
Si hanno bensì alcuni pezzi delle tegole e dei canali del tetto, terminati da antefissa di buona maniera. Una delle tegole ha nel centro un foro rotondo con battente, simile alle nostre cappuccine. La porta, larga met. 1,97, si apre nel lato opposto al Tevere, cioè nel lato che guarda il Gianicolo. Vi si accedeva mediante una scaletta di travertino, della quale rimane il solo pianerottolo. SuU' architrave era inserito a fil di muro un lastrone di marmo, lungo met. 1,32, alto come le bugne met. 0,595, grosso met. 0,28, profilato da cornicetta di gola e listello, nello specchio del quale è incisa la seguente iscrizione: C • SVLPICIVS • M • F • VOT • PLATORInVS.
Le lettere sono alte, nella quarta linea mill. 72, nelle altre mill. 65: la forma è perfetta. Evidentemente costui non può essere il C. Sulpicio Platorino, triumviro monetale dell'anno 786, con Caninio Gallo e Cosso Cn. f. Lentulo (Cavedoni, Ann. Inst. tm. XXII. p. 186), perchè non si hanno esempi di magistrati, i quali sul principio della carriera, abbiano esercitato due diverse funzioni del vigintivirato ; nè il marmo avrebbe taciuto intorno al triumvirato monetale, se per una singolarissima anomalia, il defunto lo avesse esercitato prima o dopo il decemvirato delle liti. Che però il C. Sulpicio Platorino della lapide, sia affine allo zecchiere del 736, è cosa evidente. Rimane soltanto a determinare il loro stemma genealogico.
La cella met. 0,26, alte met. 1,08. Tanto le colonne quanto i pilastri, hanno il nucleo di mattoncini ruotati, con rivostimeuto di stucco scanalato. Nei tre intercolunni di ciascuna parete, staiuio le nicchie destinate a contenere i cinerari: quella di mezzo è semicircolare , larga nel diametro met. 0,88 ; le due a lato sono rettangole, larghe met. 0,83, profonde met. 0,36. Il piano di alcune nicchie era ricoperto da una lastra di marmo: nelle altre era di mattoni. Numerando le nove nicchie, da destra verso la sinistra, secondo l'ordine della scoperta, descriveremo uno ad uno gli oggetti che contenevano.
I. nicchia. è distrutta sin quasi al piano della soglia, uè è rimasto vestigio dei suoi cimeli.
II. nicchia. Urna cineraria di marmo bianco, rotonda , alta met. 0,43, larga nel diametro met. 0,46, con coperchio conico alto met. 0,25, fissato con tre perni di ferro. Il cilindro è ornato con doppia cornice intagliata, e con rilievi rappresentanti bucranii e festoni di frutta, legati con nastri. Nel campo, gruppi di uccelli. Il tolo è intagliato a foglie di acanto, disposte a guisa di tegole, ed ha sul culmine un papavero a guisa di ansa. L'artificio è mirabile, la conservazione perfetta. Tolti i sigilli, si vide contenere acqua di filtrazione, ed ossami combusti.
III. nicchia. Urna c. s. rettangola, alta met. 0,50 x 0,47 x 0,40, con bucranii sugli spigoli, dai quali pendono gli encarpii. II coperchio, assicurato con quattro perni, è fastigiato. I pulvini hanno la forma di serti di papaveri, legati con nastri. I rilievi del frontone esprimono armi diverse. Conteneva ossa e ceneri, ed un'agata, assai malconcia dal fuoco, con intaglio di un leone giacente.
IV. nicchia. Urna cineraria rotonda, simile negli ornati a quella scoperta nella II nicchia. L'ansa del coperchio ha la forma di un gruppo di fiori. Fu trovata piena d'acqua a metà, con uno strato di ossa nel fondo, nel quale si raccolse un anello d'oro con la cassa del castone vuota. L'agata trovata nell'ossuario antecedente, ha le misure precise della cassa di questo anello.
V. nicchia. Vaso cinerario ansato, liscio, alto met. 0,49. Fra le anse è incisà la memoria MINATIA POLLAR.
VI. nicchia. Coppia di urne rettangole. La prima, di met. 0,42 x 0,38 x 0,37, liscia nel lato di fondo : negli altri tre, intagliata a guisa di portichetto, con pilastrini che sostengono la cornice, ed il tetto a due pioventi.
VI. nicchia, sono evidentemente lavoro dell' istesso artefice, e contennero probabilmente le ceneri di individui dell' istessa famiglia, morti a breve distanza di tempo, a meno che non fossero state apparecchiate tutte contemporaneamente alla erezione del mausoleo.
VII. nicchia. Con questa ha principio il lato sinistro del sepolcro, distrutto come si vedrà fra poco, quando furono edificate le mura della città. Può ad essa attribuirsi un cinerario quadrato , scoperto nella intercapedine che divide il sepolcro dalle mura. È alto met. 0,45, grosso met. 0,33x0,27. Sugli spigoli sono scolpite colonnine corinzie tortili, con capitelli ornati di delfini, e festoni appesi al sommoscapo. Nel campo, cartello scorniciato con la memoria: OSSA A • CRISPINI CAEPIONI S.
VIII-IX. A queste nicchie possono attribuirsi tre urne: la prima di travertino, con anse quadrate, sigillata in piombo, alta met. 0,39, larga met. 0,31: la seconda di alabastro diafano, cui appartengono tre scheggie trovate nella intercapedine ; la terza, pur di alabastro, ma con pareti più grosse, in un frammento della quale sono incise le sigle che possono supplirsi a questo modo: SVlpiciae .cf. platoKlNA
Compiuto cosi il giro delle pareti, esaminiamo i monumenti scoperti nel mezzo della cella. Vi giacevano due statue maggiori del vero, un busto, e qualche pezzo di suppellettile funebre. La prima statua alta met. 1,82, rappresenta una donna di fresca età e di fattezze regolari; La seconda è statua eroica imperiale, maggior del vero. Benché rotta in più parti per la caduta della volta del sepolcro, pure si è potuta ricostituire nella sua integrità; Busto di giovinetta assai avvenente.
Nella parete del sepolcro, che è rivolta al fiume, la seguente iscrizione è stata incisa in opera, nella superficie di due bugne lunghe assieme met. 1,67, alte met. 0,575. il piano delle quali è stato abbassato in modo, da poter ricavare del rustico la cornice che chiude l'iscrizione stessa. Questa sarà dunque piìi recente della prima costruzione del sepolcro, e deve ricordare persone morte dopo il titolare C. Sulpicio Platorino. Le lettere hanno forma perfetta, e sono alte 65 millimetri: ANTONIA • A • F • FVRNILLA • MARCII Q • F • C • N • C • ET • GEMINI • ARTORI PRO • NEPOTIS • BAREAE • SVRAE
Le due iscrizioni poc'anzi illustrate, non danno alcun indizio di parentela fra Marcii e Sulpicii, tanto meno poi si prestano a spiegare l'esistenza nel mausoleo del cinerario di un intruso, quale sarebbe l'Aulo Crispino Cepione. La soluzione della controversia ci è data da una terza iscrizione, la quale se non dice tutto, perchè mutila, dice moltissimo.
L' iscrizione è incisa, come quella di Barea Sura, su di una bugna di marmo, appartenente al rivestimento della medesima parete. È lunga met. 1,235, alta 0,60: le lettere, bellissime, sono alte 65 millimetri, e sembrano incise dallo stesso artefice delle altre iscrizioni. Fu trovata fuor di posto, nel lato del sepolcro che guarda il fiume, ad altezza uguale a quella dell'architrave della porta. R • STL • IVD • TR • MIL • TR • PL • PR TI-CAESARIS • AVGVSTI • ET AESARIS AVGVStI NA • CAEPIONIS • F • VXOR ICIVS • F • C • N • C • ET • GEMINI.
Ha dato luogo a varie supposizioni la scoperta di un monimiento, così ricco di oggetti d'arte e di valore, il quale benché danneggiato nelle pareti e nella volta, pure conservava i suoi tesori nè mossi, nè disturbati dal sito ove erano stati collocati, oltre a mille ottocento anni addietro.
Lo esame dello stato e delle condizioni del sepolcro, al momento della scoperta, dà forse il modo di risolvere la controversia. Il sepolcro è diviso dalle mura di Aureliano, da una intercapedine non piìi larga di 48 centimetri. Tanta vicinanza avrebbe reso impossibile, se non il gettare dei fondamenti, almeno la costruzione della cortina: non potendo ragionevolmente credersi, che gli operai lavorassero di sopramano, circa 50 metri quadrati di cortina. Per ottenere piena o almeno maggiore libertà di movimento, tolsero tutto il rivestimento di grossi travertini, dalla parete del sepolcro contigua alle mura : del quale rivestimento non si trova traccia, nè in opera, nè nel terrapieno vicino. Ora, se la rovina della parete fosse avvenuta per effetto del caso, le pietre sarebbero state ritrovate nell'atto dello scavo, come sono stati trovati tanti oggetti preziosi.
Tolto il rivestimento, la fodera interna laterizia, indebolita com'era dal vuoto delle tre nicchie, non resse alla spinta della volta, ma piegò dalla parte delle mura, trascinando la volta stessa nella caduta. Ne abbiamo scoperto tutta la parte di mezzo, rivestita di stucco bianco: dimostrava avere subito un movimento di rotazione, dalla destra verso la sinistra di circa 30°. Il disastro deve essere avvenuto, quando si rialzava con terrapieno il livello della zona fra il ponte e le mura. Avvenne certo qualche tempo dopo la costruzione di queste ultime, perchè la volta caduta si appoggia addosso la cortina. La costruzione delle mura, e l'innalzamento del terreno, produssero l'innalzamento delle acque di filtrazione del sottosuolo, ed a questa circostanza, la quale impediva ogni tentativo di scavo senza il soccorso di potenti macchine idrovore, siamo probabilmente debitori della bella scoperta, che ha dato origine a questo scritto.
Rodolfo Lanciani.
Palazzo Salviati alla Lungara, viene adibito a Scuola Militare. I reperti del Museo Tiberino, vengono trasferiti nel Chiostro della Certosa alle Terme di Diocleziano, diventando il primo nucleo del futuro Museo Nazionale Romano:
"Appena cominciati i lavori del Tevere, il piccone, ad ogni colpo, scovava insieme alla creta, pure avanzi di antichità. Il ministero dell'istruzione pubblica appostò subito, accanto ai lavoranti, le guardie degli scavi colla consegna di impedire che essi trafugassero gli oggetti rinvenuti, per venderli agli antiquari, i quali sono numerosi a Roma quanto i forni. Si cominciò pure a pensare dove mettere tanta grazia di Dio.
Fu il Coppino, che decise di raccoglierla in un luogo separato e che prese, per quest'uopo, l'Orto Botanico alla Lungara. La nuova raccolta, già ricca di pitture, di marmi, di bronzi assai pregevoli, fu battezzata col nome di Museo Tiberino. Ma per quanto so, esso non rimarrà lì troppo a lungo. La sede dell'antico Orto Botanico deve essere occupata dal ministero della guerra (che aveva deciso la creazione di un Collegio Militare), e la raccolta Tiberina sarà traslocata alle Terme Diocleziane, e sistemata nei locali occupati ora da quel ministero. Quivi, anzi, dovrebbero essere pure collocati tutti gli oggetti, che entrarono nel Museo Kircheriano, al Collegio romano, dopo la soppressione delle corporazioni religiose.
Ho detto già che questa collezione è ricca di oggetti pregevoli. I lavori infatti della sistemazione del fiume e del Lungo-Tevere hanno dato luogo a scoperte numerose ed importanti, non solo di statue, di monete, di armi, ma anche di edifici, notevoli tutti per la regolare disposizione architettonica, per la conservazione e per la ricchezza dei loro ornamenti."
Sulla sponda destra del Tevere, 60 m. a monte del ponte Sisto, alla quota di m. 9,40 sul mare, e aderente alle fondamenta delle mura ripuarie di Aureliano, è stato ritrovato un nuovo cippo terminale del Tevere in travertino, simile nella forma e nelle misure a quello trovato alcuni giorni or sono ed appartenente alla medesima restituzione di Traiano. La superficie del macigno è corrosa; molte lettere sono andate a male, ed i punti non si distinguono bene.
Distruggendosi il lato maggiore orientale delle Celle vinarie Nova ed Arrunziana, si è riconosciuto come la fabbrica avesse due piani. Il piano superiore è quello decorato con portico di colonne di travertino intonacate e striate, del quale è stata data la pianta nelle Notizie 1880, p. 127. Il piano inferiore è composto di cantine coperte a volta, il pavimento delle quali scende tìn quasi al livello attuale delle acque del Tevere.
Rodolfo Lanciani.
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