Informazioni storicheData: 609
Codice identificativo monumento: 19997
CronologiaBonifacio IV, chiede all'imperatore Foca il tempio del Pantheon, nel quale costruire una chiesa dedicata alla beata Maria sempre vergine, e porvi tutti i martiri e le reliquie, « petiit a Phoca principe templum quod « Pantheon vocabatui', in quo fecit ecclesiam beatae Mariae semper Virginis, et omnium « Martja-um et reliquias in ea collocavit, in qua ecclesia Princeps multa dona dedit ».
Bonifacio IV svolge la solenne consacrazione del Pantheon, da Tempio Pagano a Chiesa dedicata a Santa Maria ad Marthyres.
Il suo titolo trae origine dalle 28 carra di ossa tratte dai sacri cimiteri del suburbano, che Bonifacio depose sotto l'altar maggiore.
L'imperatore bizantino Costante II visita la città. In tale occasione l'imperatore si occupa di spogliare gli antichi edifici da tutto il metallo facilmente asportabile, per gli armamenti da usare contro i musulmani. Tra questi monumenti il Pantheon, dove vengono asportate le tegole di bronzo dorato che rivestivano all'esterno la cupola.
Il Liber pontificalis tramanda che nello spazio di dodici giorni, « omnia quae erant in aere ad ornatum civitatis deposuit. Sed et ecclesiam « beatae Mariae ad Martyres, quae de tegulis aereis erat cooperta, discoperuit, et in regiam urbem cum aliis diversis, quae deposuerat, direxit. »
Papa Gregorio III costruisce una nuova copertura in piombo sulla cupola della chiesa di Santa Maria ad Martyres. « Item in basilica quae ad Martyres dicitur, tectum vetusta incuria demolitum purgari fecit ad purum, et cum calce abundantissima seu cartis plum beis a nono restauravit, et quaeque per circuitum eiusdem tecti fuerant dissipata novo nitore construxit ».
Giovanni VIII indice un Concilio nel Pantheon dove scomunica gli autori di una congiura filogermanica, tra i quali figura il Vescovo di Porto Formoso.
Anastasio IV edifica un palazzo presso la chiesa di Santa Maria Ad Martyres, che era di diretto dominio del papa.
Nella chiesa di Santa Maria martyres, si dedica un campanile, commissionato dall'arciprete Pandolfo della suburra.
Papa Martino V incomincia la copertura del tolo del Pantheon con lastre di piombo.
Papa Eugenio IV, rimuove i banchi di vendita ed altri ingombri dal pronao della Basilica di Santa Maria ad Martyres.
Papa Eugenio IV completa la copertura del tolo del Pantheon con lastre di piombo.
Papa Nicolo V restaura la copertura di piombo del tolo. I lavori durarono almeno quattro anni. Architetto ed intraprenditore dell'opera di conciare lo tetto fu maestro Varrone d’Agnolo di Belferdino da Firenze, ingegno versatile, marmorario, ingegnere, scultore in bronzo. I restauri costarono circa 300 ducati d'oro.
Pio II avvia dei restauri nella chiesa di Sancta Maria Rotonda, valendosi dei muratori Galasso da Bologna e Francesco del Borgo, e spendendo un centinaio di fiorini. Le riparazioni ai cancelli, eseguite sotto la direzione di Giovanni di Stefano, scudiero del papa, costarono circa 4 fiorini.
Papa Paolo II rinnuova l'intera copertura del portico del Pantheon (salvo le armature di bronzo smantellate di poi dai Barberini). Trecento piane di castagno furono fornite dal falegname Matteo Tacobelli: diecimila pianelle, e tredicimila e cento canali da tetto, furono somministrati dal fornaciaio Francesco Lori da Firenze: le ferramenta, la calce, la pozzolana dal muratore Gilio di Andrea di Tocco: i chiodi di bronzo e lo stagno, da Domenico di Benedetto « de regione Pineae » architetto della fabbrica fu messer Domenico di Francesco da Firenze. Furono spesi oltre a 800 fiorini.
Nel testamento di Raffaello Sanzio, viene indicato « che si ristorasse (il terzo altare a sinistra della tribuna) e si abbellisse con buoni marmi a tutte sue spese, scegliendo il luogo per sua sepoltura e volendo che sopra di essa si collocasse una statua di nostra Donna scolpita da Lorenzo Lotti », soprannominato il Lorenzetto.
Desiderio Adiutorio, canonico della chiesa di Santa Maria ad Martyres, edifica la cappella di S. Giuseppe, ed istituisce la Congregazione dei Virtuosi cui si ascrivono, fin dal principio, i due Sangallo, Giovanni da Udine, Pierin del Vaga, il Vignola, il Sicciolante, il Ligorio, il Labacco.
Papa Pio IV fa restaurare le porte di bronzo del Pantheon. « Le porte erano riccamente coperte d'oro, in quella maniera che i travi di bronzo sono ancoeglino indorati. A tempo di Pio IV erano per la vecchiezza arruginite ».
Papa Gregorio XIII, essendo logre e mancanti alcune lastre di piombo nella cupola del Pantheon, si premura che fossero le nuove rimesse, finanziando i lavori con scudi 300 presi dal Monte della Carne.
Carlo Maderno viene incaricato da papa Urbano VIII di spogliare e fondere i giunti in bronzo delle travi del Pantheon per farne cannoni per Castel Sant'Angelo.
Giacinto Gigli, così racconta i vandalismi da questo pontefice commessi a danno del Pantheon: « Essendo l'Italia in arme, Urbano VIII fece provisione molto grande di armi et in particolare di artiglieria. Onde per avere metallo abbastanza , fece smantellare il portico della chiesa del Pantheon, il quale era maravigliosamente coperto di bronzo, con architravi sopra le colonne di metallo bellissimi et di rara manifattura, et avendolo disfatto, trovò che quel metallo era in gran parte mescolato di oro et di argento, talché non era tutto a proposito per l'artiglieria. Ma il popolo che andava curiosamente a vedere disfare una tanta opera, non poteva far di meno di non sentir dispiacere, et dolersi, che una sì bella antichità, che sola era rimasta intatta dalle offese de' barbari, e poteva dirsi opera veramente eterna, fosse ora disfatta. Benché il pontefice mostrò di non volere per questo rovinare l'antichità: anzi diede ordine per coprirla di nuovo, et farvi altri miglioramenti ancora ».
Papa Urbano VIII colloca una iscrittione nel portico del Pantheon, a ricordo dei restauri e interventi eseguiti: Urbanus VIII ponf. max. vetustas ahenei lacunaris reliquias in vaticanas columnas et bellica tormenta conflavit; ut decora inutilia et ipsi prope famae ignota, fierent, in vaticano tempio apostolici sepulchri ornamenta, in hadriana arce insfrumenta publicae securitatis. Anno domini MDCXXXII pontif. IX.
Papa Clemente IX, circonda il pronao di Santa Maria ad Martyres, con una cancellata per tenere fuori il mercato.
Papa Benedetto XIII, in un concistoro segreto, istituisce la diaconia di Santa Maria ad Martyres al Pantheon.
Francesco Piranesi pubblica il secondo volume della Raccolta de' tempj antichi dedicato al Pantheon.
La Commissione per gli abbellimenti di Roma, conferisce a Giuseppe Valadier l'ncarico di realizzare un piano regolarizzazione della piazza del Pantheon, con una serie di demolizioni per l'allargamento e la liberazione del monumento dagli edifici addossati. Il piano non viene comunque approvato.
Il marchese Canova, per ordine del Pontefice Pio VII, fa togliere dalle nicchie ovali del Pantheon i busti di marmo degli artisti famosi o sepolti nel luogo stesso, o giudicati degni del Pantheon. Questi busti, trasportati in una sala del palazzo de' Conservatori, costituirono il nucleo della protomoteca capitolina.
Papa Leone XII, con la bolla "Super universam", riordina le parrocchie di Roma. Sono istituite le parrocchie di Santa Lucia del Gonfalone, Santa Maria Maggiore in San Vito e quella di San Rocco. Sono soppresse le parrocchie di Santa Maria in Posterula, Sant'Apollinare, Santo Stefano del Cacco, San Nicola dei Prefetti, Santa Maria ad Marthyres, Santa Maria in trivio, San Benedetto in piscinula (le sue funzioni sono trasferita a Santa Maria della Luce, l'edificio chiuso al pubblico e gli arredi sacri trasferiti a Santa Maria della Pace), Santa Cecilia (le sue funzioni sono trasferisce alla chiesa grande dell'Istituto San Michele).
Avviate indagini per verificare la presenza della tomba di Raffaello al Pantheon.
Riscoperta la tomba di Raffaello al Pantheon.
Nell'infierire del colera si chiude con cancellata lo scavo del Fea al Pantheon, ch'era ridotto a pubblico sterquilinio. La cancellata fu disegnata dal Valadier.
Si incomincia il ristauro generale del tetto di piombo del Pantheon, con materiale fatto venire espressamente d'Inghilterra. La spesa di preventivo ascende a scudi 2569 bai. 41.
Lo scalpellino Bersani eseguisce il restauro di una porzione del pavimento del Pantheon, con lastre di pavonazzetto segate da massi scoperti alla Marmorata, colle lettere antiche della cava. Il Grifi, riferendo sul lavoro il 3 ottobre, osserva: «Si è letta la iscrizione del IV consolato di Traiano, la quale dovrebbe esser segata e posta insieme con quelle, che si staccarono dai massi di Porto che hanno servito pel lastrico della basilica ostiense.
L'Accademia Filarmonica Romana ottiene l'incarico di curare le esecuzioni musicali nelle commemorazioni ufficiali che si svolgevano al Pantheon.
Funerali di Vittorio Emanuele II al Pantheon. Nell'occasione l'edificio viene addobbato solennemente. Una gigantesca placca funeraria, con l'epigrafe "Vittorio Emanuele II - Padre della Patria" (temporaneamente sovrapposta al fregio), viene realizzata dalla fonderia di Alessandro Nelli fondendo il bronzo dei cannoni strappati agli austriaci durante le guerre d'indipendenza del 1848, del 1849 e del 1859:
"Fu un triste giorno quello del 17 gennaio. La mattina la salma del re era deposta sul primo gradino della scalea, e ai suoi piedi era posata la cassa di piombo foderata internamente di raso bianco, rivestita di noce e foderata esternamente di velluto rosso. Otto sott’uffiziali dei corazzieri con delle tracolle di seta a nappine d'oro hanno sollàvato il corpo e lo hanno deposto nella bara. Chiuso il manto sopra il petto del Re, fu posato un crocifisso di bronzo a croce nera, e fissato al manto in modo che non dovesse muoversi col rimuovere la salma.
La cassa fu chiusa dapprima con una lastra di cristallo incastrata a coulisse, poi monsignore Anzino, elemosiniere del Re, collocò lungoi margini del cristallo un nastro scarlatto sul quale furono posti quattro suggelli ai quattro angoli. Dopo di che la cassa fu coperta col. coperchio di piombo è noce. Erano circa le dieci quando il feretro usci dal Quirinale. La veduta presentata dalla Piazza del Popolo era magnifica, imponente. Il corteggio attraversava la piazza rasentando i cancelli d'ingresso del Pincio, e girato l'obelisco, la riattraversava imboccando il Corso.
Il Pincio, dai cancelli fino al più alto parapetto, le gradinate, le rampe, tutto era stipato, gremito di persone. Tra l'uscita dalla via del Babbuino e l'ingresso nel Corso sviluppavasi la parte integrale del corteggio, dall'ufficialità fino al carro e al seguito. Il centro della. piazza, era affatto sgombro e deserto, mentre la gente pigiavasi intorno alla musica dei vigili, che appiè dell'obelisco mandava incessanti concenti funebri.
Il carro funebre era tirato da otto cavalli bardati di nero, spariva quasi sotto le corone. Superbo effetto producono gli emblemi reali deposti su esso. Il carro era preceduto da un drappello di trombettieri, dal clero, fiancheggiato dai grandi ufficiali dello Stato, e seguito dai Capi di missione, dagli inviati speciali dei Governi esteri, dagli Ambasciatori, dai Cavalieri della Santissima Annunziata, dal Principe imperiale di Germania, dall'arciduca Ranieri, dal maresciallo Canrobert, dal figlio del maresciallo Mac-Mahon, dal duca di Braganza, figlio della regina Pia, dal principe Guglielmo di Baden, dal conte Roden, rappresentante la regina Vittoria. Il principe Amedeo si mise in mezzo a loro. Egli procedeva -cogli occhi bassi, coll’ elmo calato sulla fronte. Veniva dietro il generale Medici, a cavallo, con in mano la spada del defunto. Seguiva immediatamente il carro il cavallo di battaglia, bardato e gualdrappato di nero, quello stesso che Vittorio cavalcava quando fece il solenne ingresso di Roma.
Reggevano i cordoni del feretro Crispi, Tecchio, Depretis, De Sanctis, Ricasoli e Della Rocea. Correnti, che indossava l' uniforme di segretario del Gran Magistero Mauriziano, portava su un cuscino la Corona ferrea. La magistratura, colle sue toghe rosse, produceva un effetto mirabile. Tra le persone più osservate del corteo era un gruppo formato da generali mutilati nelle patrie battaglie. La selva delle 2000 bandiere delle Associazioni, dei Municipi, dei veterani e dei reggimenti dell'esercito, tutte velate a lutto, produceva un effetto meraviglioso. Il generalo Cialdini procedeva a capo della rappresentanza dei veterani. I sindaci Belinzaghi, Peruzzi, Giustinian e Sandonato, erano a capo delle rispettive deputazioni municipali, preceduti da Ruspoli, facente funzione di sindaco di Torino.
Uscito alle 10 del Quirinale, il carro si arrestò all'una e ventidue minuti innanzi al Pantheon. Mentre si toglievano le corone dal carro per poterne estrarre la salma del Re, entrarono nel tempio tutti gli ufficiali superiori di mare e di terra ed i grandi ufficiali dello Stato che si disposero alla destra dell'entrata, i senatori dietro di loro. Dal lato opposto si posero i deputati, e proprio all'angolo sinistro dell'altare, #2 cornueepistole, davanti ai cuscini di velluto rosso disposti per terra, i Reali principi, Duca d'Aosta, Principe reale di Prussia, Duca di Braganza, Arciduca Ranieri, Principe di Baden. Poi venivano il maresciallo Canrobert, lord Roden, il barone di Boyens, tutti gli inviati straordinari, le ambasciate e le legazioni presso il Quirinale.
La salma di Vittorio Emanuele, portata da dieci corazzieri, venne deposta sulla cima del catafalco che rappresentava una grandiosa scalinata in granito, circondata da quaranta candelabri a molti ceri disposti su due gradinate. I maestri di cerimonia coprono il feretro con la funerea coltre in velluto nero, tagliata da una gran croce d'argento, sul cui centro venne deposto.il cuscino colla corona reale e lo scettro. Dinanzi venne collocato l'elmo del Re, e dietro l'onorevole Correnti depose la corona ferrea, mentre il generale Medici, primo aiutante di campo, portava la spada del redentore d'Italia. Le bandiere dell'esercito stavano aggruppate nello spazio che rimane fra il catafalco e la porta.
L'aspetto della chiesa era di stile severissimo ed imponente, Dall'alto del lucernario spiccava la stella d'Italia in fondo azzurro, e giro giro dal tamburo scendevano dei maestosi panneggiamenti bianchi che erano fermati attorno al cornicione, sul quale splendeva di molta luce una ghirlanda di ceri che. si fletteva sugli stemmi delle principali città italiane. Le colonne erano scoperte; ma tutti gli altari illuminati e ornati a.bruno fanno risaltare meglio l'architettura del tempio. Data l'assoluzione al cadavere, tutti partirono lasciando la salma del gran Re in custodia della guardia d'onore. Ma il suo vero custode sarà il riconoscente popolo d'Italia."
Festeggiata nel decennio della presa di Roma:
Nel corteggio la Giunta municipale era procedata da un drappello di vigili, dalla musica di quel corpo, dal gruppo delle 42 ricchissime bandiere regalate a Roma da tutte le provincie, e da quelle storiche dei 14 Rioni della città portate lo une e le altre dai vigili in gran tenuta,
Quando l'immensa folla che stava accalcata in piazza di Aracoeli vide scendere dalla cordonata del Campidoglio quello stupendo, gruppo delle bandiere, risuonò un immenso evviva a cui succedettero fragorosi applausi.
Nello tre famose carrozze di gala del Municipio, attaccate a grosse pariglio di cavalli bai, i coechieri, portavano il costume dei fedeli del Campidoglio. Sulla piazza era schierato uno squadrone dì cavalleria Roma destinato ad aprire il corteggio.
In coda al treno senatorio, seguivan lo rappresentanze del Senato e della Camera, il Ministero rappresentato dall'onor. Cairoli, il prefetto, altre rappresentanze del Consiglio di Stato, dell'osercito, della provincia, Una Musa immensa di ufficiali superiori: poi la pra pe destre del corteggio; la Società dei reduci, alla testa di tutte le associazioni cittadine, le Società di mutuo soccorso, la Palestra ginnastica, tutte collo loro bandiere.
Il corteggio, în quest'ordine, arrivò al Pantheon a deporre le corone sulla tomba del gran Re, poì alla breccia di Porta Pia, dove accanto alla lapide furono deposte 34 corone.
Su iniziativa del Ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli e con la direzione dei lavori del Lanciani, parte un ampio ciclo di lavori di risanamento del Pantheon. Viene completo l'isolamento dei fianchi (via della Minerva e Via della Palombella), scavi che portano alla luce la Basilica di Nettuno ed il portico degli Argonauti. Viene eliminata la cancellata e ripristinata la scritta in lettere di bronzo sul frontale del tempio. Ecco la relazione di Rodolfo Lanciani presentata sui lavori intrapresi per l'isolamento del Pantheon:
Ad onta di tutto ciò, fino al corrente anno 1881, due terzi incirca della curva del Pantheon rimanevano deturpati dalle fabbriche di via della Minerva e di via della Palombella, abbenchè i desideri comuni per lo isolamento dell'edificio si fossero manifestati più vivi ed impazienti di ritardo, dopo che il voto unanime della nazione aveva voluto deposta nel Pantheon la salma di Re Vittorio Emmanuele.
« S. E. il Ministro dell'istruzione pubblica, commendatore Guido Baccelli, appena assunto al potere, deliberò di compiere l'opera da tanto tempo desiderata. La demolizione del forno della Palombella fu incominciata il giorno 20 luglio: nel breve spazio di quattro mesi, oltre a 50 metri lineari della curva del Pantheon furono restituiti alla luce, insieme a sei stanzoni delle terme, ed alla quarta parte delle pareti perimetrali del calidario. Le provvide e liberali disposizioni prese da S. E. il Ministro, ne assicurano di vedere intieramente isolata e messa in evidenza la mole di Agrippa, prima che volga l'anno dal principio dei lavori.
I quali lavori hanno avuto la sorte ben rara di trovare plauso presso tutti, nel volgo come fra gli scienziati, il popolo vede con soddisfazione compiersi un' opera di tanto ornamento alla città; opera che per le difi5coltà tecniche, e per l'ingente spesa che richiede, avrebbe dato a pensare a governi e nazioni meno giovani della nostra, e di gran lunga più ricche: sopratutto a quelle che hanno l'abitudine di veder la festuca nell'occhio altrui.
Prosegue l'isolamento del Pantheon, dalla parte della Palombella.
"Era desiderio antico degli archeologi e degli amanti dell'arte il veder liberato il Pantheon di Agrippa dalle casupole che lo deturpavano addossate alla parte posteriore della gran mole. L'aver prescelto questo tempio, che vien reputato il capolavoro dell'architettura romana ed il più perfetto monumento dell'antichità rimasto in Roma, per darvi sepoltura alla salma mortale del re Vittorio Emanuele fondatore dell'unità italiana, ha affrettato il compimento di quel voto. Al ministro Baccelli è toccato il merito di ordinare la definitiva demolizione delle case addossate al Pantheon, compreso un palazzo assai vasto, che formava un angolo acuto sporgente verso la piazza della Minerva ed è stato espropriato per la bella somma di un mezzo milione di lire. Non si poteva tollerare più a lungo che un fornaio cuocesse il suo pane in un forno posto a pochissima distanza dal pilastro dentro il quale fu deposta — ed allora si disse che vi sarebbe rimasta provvisoriamente — la salma del re liberatore.
Non è qui il luogo di riparlare della questione archeologica ormai risoluta; se cioè la gran sala circolare costruita da Agrippa, alla quale egli stesso aggiunse poi il portico, comunicasse con le terme ch'egli per il primo edificò in Roma o ne facesse anzi parte, oppure fosse semplicemente contigua, ma non in comunicazione. Le ultime demolizioni hanno confermato che per lo meno le fondamenta delle terme e del tempio erano state costruite contemporaneamente. Ne son venuti alla luce frammenti colossali ed importantissimi, e gli scavi fatti sono di grandissimo vantaggio per gli studi archeologici intorno alla topografia di Roma antica...
Ora il tempio è assolutamente isolato da ogni parte. Nel disegno che pubblichiamo in questo numero, il Pantheon si presenta come a chi venendo da Via Torre Argentina si dirige verso la piazza del Pantheon, costeggiando il lato ponente del monumento. La curva maestosa, nascosta poco tempo fa dalla bottega del fornaio di cui s'è tenuto parola, dal suo magazzino delle fascine e della legna, e da altri edifizi di eguale importanza, comparisce adesso in tutta la sua maestosa bellezza. Avviandosi verso piazza della Minerva per via della Palombella si trovava anche una porticina d'accesso riservato ai frequentatori della sagrestia del capitolo canonicale del Pantheon, che nel novero delle chiese cattoliche è dedicata a Santa Maria ad Martyres.
Certo il lavoro di restauro non è ancora terminato e ci vorrà un gran pezzo prima di vederlo compito: è lecito intanto sperare che il ministro non sarà soddisfatto ne' suoi gusti estetici fin quando non avrà decretata anche la demolizione dei due bruttissimi campanili che furono chiamati da Pasquino le orecchie d'asino del Bernini e che tolgono tanto carattere alla facciata del monumento."
Celebrazione per il IV centenario della nascita di Raffaello
Fin dall'aprile dell'anno scorso il Comitato delle feste pubbliche, emanazione del Municipio di Roma, aveva pensato di festeggiare il IV centenario della nascita di Raffaello Sanzio.
L'Accademia di S. Luca, l'Associazione artistica per il loro carattere speciale si erano pure interessate ad onorare la ricorrenza natalizia del grande Genio.
La data del 28 marzo era attesa con impazienza e Roma si preparava a riconoscerla come un giorno festivo. Dalle 8 antimeridiane, ad onta della pioggia fina fina ma uggiosa, si vedevano frotte di gente in abiti domenicali avviarsi verso il Campidoglio e bandiere avvoltolate a lunghe aste dominare la folla che saliva l'erta.
Verso le dieci, quando appunto il corteo doveva mettersi in marcia per il Pantheon, un barlume di sole forando a stento lo strato grigio che copriva il cielo, inviava un saluto alle bandiere che sfilavano per la cordonata di Piazza dell'Aracoeli e alle rappresentanze governative, comunali, accademiche e scientifiche, ecc., ecc., che in frac, gibus, surtout e relativo ombrello formavano il nucleo ufficiale del corteo.
Le guardie di città, i pompieri, i fedeli del Campidoglio nel loro costume barocco, benchè da molti reporters sia stato qualificato come figurino ideato da Michelangiolo e perfino da Raffaello, facevano ala alle autorità.Fra le Società quella che spiccava era l'Associazione artistica internazionale, lo stendardo della quale serviva di centro a 16 bandiere, portanti i colori delle varie nazionalità de' suoi soci.L'intero corteo sfilò innanzi alla tomba di Raffaello depositandovi corone magnifiche.
Il Circolo artistico volle aggiungere a quest'atto collettivo un sentimento gentile di individuale riverenza poichè ogni socio nel passare innanzi alla pietra tumulare offriva un mazzolino di violette, cosicchè le lastre marmoree scomparivano sotto quella specie di giardino improvvisato.
Alle 11 e mezza tutto era finito e le Società e i concertisti e le autorità si sbandavano, intanto che le infinite bandiere ritornavano alle loro rispettive sedi. La folla che assisteva sul tragitto era imponente e finita la cerimonia si riversò nel Pantheon per ammirare nella sua nicchia il busto di Raffaello, che fatto eseguire da Carlo Maratta ne era stato tolto da Leone XII per adornarne la protomoteca da lui istituita.
La gente andava pure ad inginocchiarsi dinanzi alla tomba di Vittorio Emanuele, alla quale pochi momenti prima il Duca D. Leopoldo Torlonia ff. di Sindaco aveva con delicata intenzione apposta una corona.
Alle 2 pom., con l'intervento delle LL. MM., nella sala degli Orazi e Curiazi si commemorò l'opera artistica del Sanzio con un discorso del comm. Quirino Leoni.La sera alle 9, altra commemorazione al Circolo artistico con un programma più variato: le poesie s'alternarono alla prosa e due suonate del prof. Sgambati e quattro pezzi di musica, cantati da quella raffaellesca figura della signorina Lehmann, figlia del noto pittore di Londra, rallegrarono la serata e glorificarono con composizioni di Wagner, Liszt, Gounod, Sgambati, il pittore della sala della Segnatura.
Ma la maggiore attrazione della serata non era al di qua del Tevere. Una commemorazione spontanea e vivace aveva luogo nel Trastevere. Già fin dal mattino il movimento in quella parte della città, per solito poco visitata, era stato acceleratissimo.
Il duca di Ripalta dopo tanti anni di dinieghi aveva aperto al pubblico il celebre palazzo della Farnesina, che dà sulla via della Lungara, ove a pianterreno Raffaello aveva dipinto a fresco tutta di sua mano la Galatea, e di più aveva fatto i cartoni della decorazione del portico, immaginandovi la favola di Amore e Psiche.
La fila delle vetture arrivava fino a S. Pietro: la folla era così impaziente che il duca Ripalta dovè ricorrere alle guardie di città e di questura per regolare gli aditi o le uscite. Cadde la notte e non tutti poterono godere la vista di quelle meraviglie artistiche.
Molti forestieri, che pazientemente avevano atteso la volta loro, dovettero ritirarsi crucciati di aver fatto invano per più quarti d'ora la coda. Per buona fortuna i trasteverini avevano preparata una gradevole sorpresa. Porta Settimiana — prossima alla Farnesina — era decorata di pennoni, illuminata e inghirlandata. Dei globi areostatici, con suvvi iscrizioni d'occasione e Raffaelli e Fornarine dipinte, si alzavano nell'aria, e la casa della Fornarina, dal basso all'alto coperta di fiori, veniva illuminata dai riflessi colorati dei bengala.
Le trasteverine s'erano coperte le mani, il collo, il seno di gioielli e processionalmente si portavano nella bottega del fornaio — che occupa il pianterreno di quella storica casa — ad ammirarvi una cromolitografia rappresentante la figura di donna inginocchiata della Trasfigurazione, nella quale Raffaello aveva per l'ultima volta copiato le forme opulente della donna amata.
I propositi e le osservazioni di quelle semplici popolane erano il condimento più piccante e più dilettevole della festa.Le osterie erano piene: la soddisfazione dava una fisionomia simpatica a quel rione popolato, ma ordinariamente tranquillo.I trasteverini con spontaneità lodevole s'erano messa su da loro quella festa e con orgoglio ne vantavano la riuscita.
La spiegazione di quel complesso di cose vien data dalla seguente iscrizione, che abbiamo copiata da uno stendardo della porta Settimiana:
IN ONORE DI RAFFAELLO SANZIO RICORRENDO NEL IV CENTENARIO DELLA NASCITA IL CIRCOLO RAFFAELLO E FORNARINA FESTEGGIA.
G. B.
Con lo smantellamento dei campanili barocchi del Pantheon, si conclude il grande ciclo di risanamento del Pantheon:
Appena avviati i lavori di ristauro del Pantheon, l'ILLUSTRAZIONE si è affrettata a pubblicare una veduta dei lavori intrapresi e un cenno illustrativo. Chiudevamo quel cenno colle seguenti parole: è lecito intanto sperare che il Ministro non sarà soddisfatto ne' suoi gusti estetici fin quando non avrà decretata la demolizione dei due bruttissimi campanili che furono chiamati da Pasquino: Le orecchie d'asino del Bernini. I nostri ed i voti di tutti coloro che provano rispetto per il capolavoro dell'architettura romana, che è il più perfetto monumento dell'antichità rimasto in Roma, per collegare la storia delle grandezze antiche d'Italia alla storia del suo risorgimento, sono appagati.
Le orecchie d'asino sono state tagliate e abbiamo oggi il piacere di dare il disegno della facciata del Pantheon com'era prima dell'operazione e com'è dopo tolti i due campanili del Bernini. Il nostro bravo Paolocci ci ha voluto serbare anche il ricordo delle campane in cui favore al tempio alzato da Agrippa furono attaccate le due appendici asinine; tolte dai campanili sembrano il doppio più grandi di prima.
Riservandoci di riparlarne più distesamente, diamo pure un disegno del Pantheon dal lato della Minerva dove si continuano i lavori, ed il disegno di una trabeazione delle Terme di Agrippa che le ultime scoperte hanno messo in chiaro essere state costruite contemporaneamente e in comunicazione col Pantheon.
Si rinnovano 9 spicchi della copertura di piombo del Pantheon, sotto la direzione del architetto camerale Gaspare Salvi.
Durante il Pellegrinaggio Nazionale, al Pantheon si svolge con la cerimonia della traslazione della salma di Vittorio Emanuele nella nuova tomba.
La cerimonia era fissata pel 5 gennaio alle ore due. Dopo sei anni il feretro di Vittorio Emanuele era tolto dal suo posto provvisorio, per la definitiva sepoltura. La cerimonia ebbe carattere intimo, ai soli dignitari dello Stato fu permesso lingresso nel tempio. Fin dal mezzodi una squadra di pompieri sì era adoperata a rimuovere la muratura, che ostruiva l'entrata nella cappellina buja, ove entro la cassa a doppia fodera, sostenuta all'altezza d'un metro da terra con apposito letto in ferro, riposava il Re. Dopo tre ore di lavoro, tutto era disposto per estrarre la cassa, I perso maggi erano intanto. arrivati nel Pantheon, ed allineati a dritta ed a sinistra attendevano che apparisse la cassa. La scena stringeva il cuore.
Tutti quegli uomini dagli abiti ricamati d’oro e dal petto coperto di decorazioni avevafto il capo chino, gli occhi rossi. Quando la cassa pian piano scivolò fuori dal posto provvisorio s'intese qualche singhiozzo. Si procedette tosto alla ricognizione dei sigilli, e verificatane l’integrità, il decano della Collegiata di S. Maria ad Martyres, assistito dai canonici e dal clero della basilica, diede l'assoluzione di rito e i cantori intonarono il De profundis.
La bara fu quindi sollevata dai dodici sott’ufficiali dei corazzieri e trasportata a braccia alla cappella, ove, ìn un cavo, praticato a sei metri d'altezza dal piano della chiesa, venne deposto il cadavere del Re. Il velluto cremisi, che copriva la cassa si trovò intatto. Al Re Umberto era stato proposto di far verificare se il cadavere di Vittorio Emanuele avesse sofferto altefazioni; per rispetto profondo all'amato genitore non dette il suo assenso.
Il nuovo loculo, appena la cassa vi venne deposta, fu chiuso con una lastra di zinco, e murato. Di ogni particolare fu steso atto. al quale apposero successivamente le firme tutti i presenti, fra i quali l'on. Mancini, che, come notajo della Corona, rogà l'atto notarile.
La cappella, dove stabilmente giace Vittorio Emanuele, è a destra di chi entra nel Pantheon: è la-nicchia. prossima, all’ altar maggiore. Un padiglione di, velluto, sormontato dalla corona reale e ornato in mezzo del monogramma V. E. indica ai pellegrini la sepoltura del padre della patria.
Funerali di Umberto I al Pantheon.
67° anniversario dei Bersaglieri.
"Anniversario celebrato portando alla tomba provvisoria del re Umberto I nel Pantheon, una stele dedicata dai bersaglieri alla memoria del compianto re:
"La massa generale della stele eseguita dell'architetto Guido Cirilli, ex bersagliere, è di nembro giallo, policroma, come policromo è l'interno del Pantheon. Poggia sopra uno zoccolo di granito orientale ed ha per coronamento un capitello jonico con dorature, pure esso di nembro giallo.
Alla sommità della si sostenuta da una base di rosso antico, si erge una lucerna di bronzo dorato, ispirata ai più bei modelli antichi. Artistici e ricchi fregi sono scolpiti sul capitello, nel quale figurano i simboli cristiani.
La stele è legata armoniosamente al capitello con i caratteristici emblemi del Corpo dei bersaglieri, ed in essa sono pure scolpite le insegne di Casa Savoia.
L'opera ha, sul lato destro, una figura a basso-rilievo rappresentante un velife, il bersagliere delle antiche e gloriose legioni romane, e, sul lato sinistro, un altro bassorilievo rappresentante un Bersagliere nella storica vecchia divisa."
Traslazione della salma del Re Umberto I nella tomba definitiva al Pantheon:
"Cerimonia alla quale, presente îl Re, parteciparono solamente le alte cariche dello Stato e della Corte.
Il nuovo loculo dove la salma di Umberto è stata definitivamente tumulata è alto dal suolo un quattro metri; e lo chiude una lastra di travertino con in grosse lettere di bronzo il solo nome: Umberto I; ma sotto a questa lastra di travertino, un'altra di piombo, aderente al feretro, nell'interno del loculo, porta questa epigrate:
Umberto I Italiae Regis bonitate nobilis Ossa et cineres Victorius Emanuel III F. Hic transferri pientissimus voluit VIII Kal. Jul. A. MOMIV."
Avvio dei lavori di ripavimentazione attorno al Pantheon, grazie ad una donazione del Comune di Buenos Aires. A conclusione dei lavori, viene inaugurata nella piazza una targa a memoria degli eventi:
"A Roma, nelle vie e sulla piazza che circondano il celebre Pantheon, si stanno facendo da qualche mese degli esperimenti di pavimentazione in legno impiegandovi l'algarrobo, tolto ai boschi immensi di Cordoba, uno dei migliori legnida pavimento della Repubblica Argentina, la quale ha voluto fare a Roma ed alla memoria dei due primi re d'Italia, l'omaggio di questa pavimentazione, messa in opera a tutte spese della latina repubblica Platense, che nelle animatissime vie di Buenos-Ayres ha constatati i risultati eccellenti di tale pavimentazione.
A Roma i lavori sono eseguiti sotto la direzione dell'ingegnere argentino Benoit, mandato appositamente dal municipio di Buenos-Ayres. Codesto ingegnere propose al municipio romano un abbassamento del livello nella via della Minerva, per evitare il pericolo che si corre, per la forte pendenza, e per dare un migliore aspetto estetico alla linea severa del finco sinistro del Pantheon.
Anche la piazza subirà lievi modificazioni, per quanto lo permetta la linea della facciata del classico tempio. Il tram, per lasciare libera la piazza, passerà per via dei Crescenzi e via della Rotonda, proseguendo per Torre Argentina. Le vie Palombella e Rotonda sono già pavimentate col nuovo sistema, e già sono iniziati i Javori di abbassamento della piazza e sterro di via della Minerva.
Per la pavimentazione sono già giunti a Roma 400 metri cubi di legno algarrobo, che conta dagli 80 ai 90 anni di vita. Si tratta per ora di 500 mila mattonelle appena sufficienti a coprire la piazza e le vie del Pantheon.
Le mattonelle di algarrobo posano sopra una platea di calcestruzzo, composto di un impasto di Portland, silice ed arena, dello spessore di 25 centimetri, oltre un centimetro e mezzo di puro cemento, col quale sono riunite fra loro.
Il municipio di Buenos-Ayres, oltre al rieco dono fatto a Roma, provvederà anche alla manutenzione delle vie e della piazza pavimentate, fornendole pure di bocchette per l'inaffiamento. Qualunque riparazione necessaria per il deterioramento delle mattonelle, sarà parimente fatta a spese della Capitale Argentina.
Va da sè che i nostri fratelli argentini non fanno tutto questo per mera pompa; Roma è città internazionale ed essi si ripromettono, giustamente, una réclame mondiale, con buoni risultati nell'esportazione del loro algarrobo, sperando che possa diventare il tipo per eccellenza nella pavimentazione delle grandi città moderne."
Inaugurazione della Tomba di Re Umberto I nel Pantheon: "Presenti le rappresentanze degli Alti Corpi dello Stato e dei sodalizi militari e civili di Roma.
La bella opera architettonica fu ideata dal defunto architetto Sacconi, e condotta a termine dal fido discepolo di Ini, architetto Guido Cirilli, che portò notevoli modificazioni al bozzetto primitivo. Îl punto, ove si accentra lo spirito dell’opera, è nella corona ferrea, che con lo scettro posa sull'ara di porfido. La corona, lo scettro, danno bagliori d'oro. La stola su cni posano Je insegne della regalità, è pure dorata con punti d'argento che hanno la Iuce delle perle e spicca sul cuscino di basalto. È questa opera lodatissima eseguita dall'orafo Galli.
L'ara di porfido, è sostenuta da un basamento di africano. La targa ampia di alabastro, di un'antica cava dell'Africa Romana, è fiancheggiata da due grandi rilievi di argento. Rappresentano la Bontà, modellata con profondo sentimento da Eugenio Maccagnani, ela Munificenza. austera e nobile figura di Arnaldo Zocchi. Escono entrambe dalla fonderia Nelli.
Entro una cornice di bronzo dorato con faserole di argento, la targa offre un campo di grande semplicità: nell'intereolunnio spiccano le lettere di argento: Umberto Re d'Italia. Sopra la targa festoni e candelabri dorati con tenie di argento, fusi, come la cornice, dalla fonderia Bastianelli. Attorno, gran profusione di marmi: lesene di giallo antico, specchi di africano, fregio di verde antico e di pavonazzetto, di serpentino, di porfido, di alabastro rosa e di alabastro fiorito. È una tavolozza di eleganza severa, con la quale l'abilità dei marmorari del Fedeli ha saputo combinare mirabili intrecci di linee e di colori.
Questo insieme di armonie è completato dalla lampada offerta dalla colonia italiana di Parigi. La disegnò il Cirilli in forma classica: la fuse il Bastianelli: è di bronzo con motivi bizantini nei simboli cristiani. Per la spesa della tomba, che ascende a L. 450000, fu provveduto interamente dalla cassa privata di re Vittorio Emanuele III."
Nuova sistemazione della Tomba di Raffaello nel Pantheon: "Il Consiglio Superiore delle Belle Arti si occupò della tomba di Raffaello, e decretando in massima che il sarcofago fosse rimesso in luce, affidò al professor Antonio Muloz, ispettore dei monumenti, l'incarico di una sistemazione definitiva. La quale è ora felicemente compiuta: e domenica scorsa il bel sarcofago antico che racchiude le ossa di Raffaello potè essere scoperto fra la commozione dei presenti: innanzi ad esso fu posto, come si usava nel Cinquecento, un altare a mensa, sostenuto da due balaustri, e vuoto al disotto, in modo da permettere la vista dell'urna marmorea in fondo all'arco. Tanto i balaustri che la mensa dell'altare, e il rivestimento esterno dell'arco e dei pilastri laterali, sono în marmo pavonazzetto antico. L'edicola della Madonna del Sasso è stata liberata da tutte le posteriori ornamentazioni, e torna ora, coi bei lavori eseguiti dal Munoz, a mostrar tutta la semplicità e la purezza delle sue classiche linee. ll meraviglioso artista, alla cui opera i secoli pare non tolgano ma aggiungano grazia e freschezza, ha così finalmente, per opera dell’Italia nuova, degna sepoltura nel Pantheon."
Funerali di Stato della Regina Margherita.
Il convoglio partito da Bordighera alle 11,30 del 10 gennaio, nel tragitto fino a Roma, effettua 92 soste per permettere l'omaggio delle popolazioni.
Alle ore 9, il convoglio giunge a Termini da dove iniziarono i solenni funerali con arrivo e la sepoltura della Regina al Pantheon.
Inaugurazione del nuovo organo a canne del Pantheon, realizzato da Giovanni Tamburini (dell'omonima ditta Tamburini).
La salma della regina Margherita di Savoia viene tumulata definitivamente nel Pantheon, accanto al sepolcro di Re Umberto I.
Scavi e restauri di Giuseppe Cozzo al Pantheon. Allo scopo di riconoscere le condizioni statiche del Pantheon, è stala messa in vista la struttura muraria della cupola, lungo una benda meridiana della superficie interna.
Papa Pio XI concede alla Compagnia dei Virtuosi al Pantheon il titolo di Accademia.
Papa Pio XI con la costituzione apostolica Recenti conventione, in ossequio all'articolo 15 del Concordato tra la Santa Sede e l'Italia, sopprime la diaconia di Santa Maria ad Martyres al Pantheon. Con lo stesso documento il titolo viene trasferito a Sant'Apollinare.
Sono avviati importanti lavori di riqualificazione di Piazza della Rotonda. Gli scavi per la messa in opera di una nuova galleria di servizi, che riguardano tre lati della piazza, riportano alla luce ampi tratti della pavimentazione adrianea in grandi lastre di travertino.
Si concludono i lavori di riqualificazione della pavimentazione di Piazza della Rotonda. Sono stati eliminati i marciapiedi e il manto stradale in asfalto, sostituito da una pavimentazione a Sanpietrino.
Avviano i lavori di restauro al Pantheon con un intervento di manutenzione straordinaria della cupola.
Scavi sulla fronte del Pantheon riscoprono la gradinata originaria.
Il Ministero per i beni e le attività culturali affida il Pantheon in gestione al nuovo istituto del Polo museale del Lazio.
Il Ministero per i beni e le attività culturali affida il Pantheon in gestione alla Direzione Musei statali di Roma.
A Piazza della Rotonda si crea una voragine nel lato ovest. Riemergono i pannelli di travertino della pavimentazione imperiale, già esplorati nel 1996.
Inaugurata la nuova illuminazione artistica del Pantheon. L’evento è stato aperto dall’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia che ha omaggiato il maestro Ennio Morricone eseguendo alcune delle sue più celebri composizioni e dalla Banda della Polizia Locale di Roma Capitale. Il progetto di illuminazione artistica, nato dalla collaborazione tra Roma Capitale – Dipartimento Simu e ACEA, è stato realizzato dalla multiutility con l'utilizzo di 150 luci a LED di ultima generazione (per una potenza complessiva di 7500 W) che hanno sostituito le vecchie apparecchiature, minimizzando l’impatto estetico dei proiettori, migliorando l’effetto cromatico dell’illuminazione d’accento e riducendo i consumi energetici.
Nella sede del Ministero della Cultura, viene firmata la nuova convezione sul Regolamento d’uso della basilica di Santa Maria ad Martyres, meglio conosciuta come Pantheon. A sottoscrivere l'accordo, il Ministero della Cultura, rappresentato dal Direttore Generale della Direzione Generale Musei e dal Direttore della Direzione Musei statali città di Roma, e il Capitolo della basilica di Santa Maria ad Martyres. Il testo prevede il pagamento di un biglietto per l’accesso dei visitatori al Pantheon, che sarà consentito soltanto al di fuori degli orari riservati alle funzioni liturgiche e alle attività pastorali, affinché sia salvaguardato l’esercizio del culto all’interno della basilica.
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Cardinali Titolari
Sepolture presenti
Stampe antiche1889
Dante Paolocci
Anniversario della morte di Re Vittorio
L'Illustrazione Italiana 1889
1884
Dante Paolocci
Pellegrinaggio nazionale al Pantheon
L'Illustrazione Italiana 1884
1883
Dante Paolocci
Demolizioni dei Campanili del Bernini al Pantheon
L'Illustrazione Italiana 1883
1878
Dante Paolocci
Innondazione del Tevere
L'Illustrazione Italiana 1878
1865
Paolo Cacchiatelli
Pantheon di Agrippa detta La Rotonda
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1856
Monumento sepolcrale di Paolo Pino Scocciapile
Raccolta di monumenti sacri e sepolcrali scolpiti in Roma
1837
Ippolito Caffi
Veduta di piazza del Pantheon
1835
Giovanni Battista Cipriani
Pantheon
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1835
Achille Pinelli
Pantheon
1833
Giacomo Fontana
Pantheon di Agrippa
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Interno del Pantheon
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Pianta del Pantheon
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Spaccato del Pantheon
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Prospetto del Pantheon
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Fianco del Pantheon
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Scoperta del Sepolcro di Raffello
1832
Domenico Amici
Pantheon detta la Rotonda
Raccolta delle principali vedute di Roma
1823
Luigi Rossini
Pronao del Pantheon
Raccolta delle piu interessanti vedute di Roma antica
1823
Luigi Rossini
Porta del Panteon
Raccolta delle più interessanti vedute di Roma antica
1823
Luigi Rossini
Veduta del Pantheon di Agrippa
Raccolta delle più interessanti vedute di Roma antica
1821
George Ledwell Taylor
Interior view of Pantheon
Architectural Antiquities of Rome
1821
George Ledwell Taylor
Pantheon
Architectural Antiquities of Rome
1818
Luigi Rossini
Piazza della Rotonda
Raccolta di Cinquanta Principali Vedute di Antichità
1818
Pietro Parboni
Pantheon
Raccolta de monumenti più celebri di Roma antica
1818
Luigi Rossini
Pronao del Pantheon
Raccolta de monumenti più celebri di Roma antica
1817
Giovanni Battista Cipriani
Pantheon e Obelisco Egizio
Degli Edifici Antichi e Moderni di Roma
1790
Francesco Piranesi
Sezione e interno del Panteon
Seconda parte de' tempj antichi che contiene il celebre Panteon
1761
Domenico Montaigù
Veduta della piazza della Rotonda
Nuova raccolta delle più belle Vedute di Roma
1761
Domenico Montaigù
Interno della Chiesa della Rotonda
Nuova raccolta delle più belle Vedute di Roma
1756
Giovan Battista Piranesi
Veduta dell'interno del Pantheon
Le Antichità Romane - Tomo I
1756
Giovan Battista Piranesi
Veduta interna del Pronao del Pantheon
Le Antichità Romane - Tomo I
1756
Giovan Battista Piranesi
Veduta del Pantheon
Le Antichità Romane - Tomo II
1752
Giuseppe Vasi
Piazza della Rotonda
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro II
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta interna del Panteon
Vedute di Roma
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta interna del Pronao del Panteon
Vedute di Roma
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta della piazza della Rotonda
Vedute di Roma
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta interna del Panteon
Vedute di Roma
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta del Panteon d'Agrippa
Vedute di Roma
1745
Santa Maria ad Martyres detta la Rotonda
Roma antica, e moderna
1708
Bonaventura van Overbeek
Le Panthéon
Les restes de L'Ancienne Rome
1705
Pieter Schenk
Veduta del Pantheon
Roma aeterna
1705
Pieter Schenk
Pantheon
Roma aeterna
1702
Fioravante Martinelli
La Rotonda
Roma ricercata nel suo sito
1696
Lievin Cruyl
Conspectus Templi S. Mariæ
Thesaurus Antiquitatum Romanarum
1693
Alessandro Specchi
Santa Maria della Rotonda
1690
Tiburzio Vergelli
Fontana nella piazza della Rotonda
Le fontane publiche delle piazze di Roma
1666
Lievin Cruyl
Conspectus Templi S. Mariæ
Prospectus Locurum Urbis Romae Insignium
1665
Giovan Battista Falda
Piazza della Rotonda
Nuovo Teatro delle Fabbriche, et edificii sotto Papa Alessandro VII
1665
Giovan Battista Falda
Piazza della Rotonda
Nuovo Teatro delle Fabbriche, et edificii sotto Papa Alessandro VII
1641
Israel Silvestre
Piazza della Rotonda
Antiche e Moderne Vedute di Romae
1615
Aloisio Giovannoli
Pantheon
Vedute degli antichi vestigj di Roma
1615
Aloisio Giovannoli
Pantheon
Vedute degli antichi vestigj di Roma
1613
Giacomo Lauro
Pantheon vulgo Rotonda
Antiquae Urbis Splendor
1575
Étienne Dupérac
Vestigia del Pantheon di Agrippa
I vestigi dell'antichita di Roma
1550
Philip Galle
S. Maria della Rotonda
Ruinarum varii prospectus, ruriumque aliquot delineationes
1500
Veduta della Rotonda
Codex Escurialensis
1500
Interno della Rotonda
Codex Escurialensis