Informazioni storicheData: 113
Codice identificativo monumento: 2004
CronologiaCompletata l'erezione della Colonna Traiana.
Inaugurazione del Foro e dei Mercati di Traiano.
Inaugurata la Colonna di Traiano.
L'urna d’oro con le ceneri dell'imperatore Traiano, viene posto alla base della monumentale Colonna Traiana.
Il Senato stabilisce la proprietà pubblica della COlonna Traiana e ne proibisce il danneggiamento.
Un documento del Senato stabisce che la proprietà della Colonna di traiano pubblica e ne proibiva il danneggiamento.
Papa Sisto V preleva le porte bronzee del nartece di Sant'Agnese fuori le mura per fonderle e realizzare la statua di San pietro presso la colonna Traianea.
Domenico Fontana, pone sulla sommità della Colonna Traiana la statua in bronzo di san Pietro e realizza un muro di recinzione. Così si legge nell'Avviso contenuto nell'Urbinate Latino 1055 della Biblioteca Vaticana: "Dovendosi mettere la statua di S. Pietro di bronzo sopra la Colonna Traiana, sabbato mattina nella Chiesa di Santa Maria di Loreto vicino a detta Colonna, fu celebrata messa solenne dal Pat[riar]ca di Gerusalem, con l’intervento di 9 Cardinali, e di poi benedetta detta statua fu collocata nel suo loco”.
Raffaele Fabretti pubnblica il libro De columna Traiani syntagma, Roma.
Decreto Imperiale che delibera l'abbellimento della Piazza Trajana. Pietro Bianchi viene incaricato di sviluppare un progetto per gli sterri, le demolizioni e la sistemazione finale dell'area.
La Commissione degli abbellimenti della città di Roma, approva il progetto di Pietro Bianchi per la sistemazione della piazza Trajana. Il piano, prevede la demolizione del Monastero dello Spirito Santo e del Convento di Santa Eufemia, che insistevano sulle rovine del Foro, e la realizzazione di un emiciclo in un piazzale ribassato che al lato opposto vede una fontana moderna senza nessun recupero dei ruderi traianei.
Avvio dei lavori di sterro a Piazza della Colonna Traiana.
Napoleone III, ottine da papa Pio IX il permesso per realizzare dei ponteggi sulla colonna Traiana, per eseguiti i calchi in gesso del fregio.
Vengono portate a termine le matrici in creta dei Calchi del Fregio della Colonna Traiana. Da queste sono successivamente ricavate due serie complete di calchi. La prima, che consta di ben 125 calchi, viene destinata al pontefice Pio IX (ed esposte ai Musei Vaticani), mentre la seconda (realizzata con galvanoplastica) viene inviata in Francia.
Relazione di Giacomo Boni sull'Esplorazione del Forum Ulpium: Colonna Traiana
Nel marzo 1906 ottenni facoltà di lavorare alla colonna Traiana. Le proposte di massima, formulate paragonando le strutture del Forum Ulpium con altre coeve, miravano a: rendere accessibile la cella sepolcrale, smurando la porta d'ingresso dal vestibolo e l'antica finestrella ostruita; constatare quale l'appoggio alla zoccolatura marmorea ad occidente del piedistallo, strappata a sghembo come il ciglio delle grotte aperte, da cavatori e demolitori medioevali, al piede delle muraglie palatine; verificare le conseguenze sulla colonna da movimenti tellurici, dalla spietata ricerca d'imperniature metalliche, dall'urto che schiantò un largo segmento della base ed alcune parti dei trofei scolpiti intorno al piedistallo, lesionando la parete ad occidente; esaminare alla base del fusto la frattura estesa alla cornice del piedistallo e dovuta ad urto violento quale il precipitare della sovrastante statua di bronzo, raffigurata su monete di Traiano; togliere le moderne informi tassellature, i gangheri ed arpesi di ferro, che, ossidandosi, fendevano i massi del piedistallo, e colmare i vuoti con buon pietrisco marmoreo, collegato da armature di rame; ciò senza nuocere all'armonia dell'opera, nè generare sospetto sulla autenticità di alcuna sua parte; allontanare le acque stagnanti al piede della colonna e constatare se il parziale avvallamento, nel selciato del sec. XVI, fosse dovuto all'asportazione dei sottoposti travertini della solea che regge il piedistallo; sostituire al serramento moderno che rendeva tozza la porta d'accesso al piedistallo, due imposte lignee, simili per proporzioni alle primitive bronzee che lasciaron incassature per i cardini e curve divergenti, logorate sulla soglia; indagare la natura del terreno nella valle del Forum Ulpium, dal monumento di Bibulo e strade limitrofe, al declivio soprelevato dietro l'emiciclo orientale.
Nello studiare tali problemi, determinai fatti importanti così intrinsecamente come in rapporto alla colonna Traiana. Le nuove constatazioni, documentate con fotografie e disegni, abbisognano di poche note illustrative. L'accurata stereotomia dei massi nella colonna centenaria (fig. 1), lasciava sperare, con approssimazione sufficiente, la lunghezza del piede romano. L'altezza totale fu misurata, all'esterno, con tacheometro e livello dalla scuola d'applicazione degli ingegneri; quella parziale dei massi, all'interno della scala a chiocciola, mediante regoli lignei e fettuccia metallica, controllata dall'ufficio metrologico.
Il dott. Barbieri determinò in m. 35,224 la verticale, dall'abaco del capitello della colonna alla solea di travertino, sulla quale posa la zoccolatura marmorea. Detratta l'altezza dei quattro filari di massi del piedistallo: m. 6,3355 (diminuita del plinto della base: m. 0,865, e del dislivello fra il punto misurato della solea ed il piano di posa della zoccolatura: m. 0,004), ed aggiungendo il dislivello fra il ciglio ed il nucleo centrale dell’abaco: m. 0,022, si ottiene l'altezza di m. 29,772 per la sola colonna di cento piedi romani della lunghezza di m. 0,29772.
Le misure parziali dei ventitre rocchi della base: del fusto e del capitello risultano, complessivamente, di m. 28,9142: col plinto della base, m. 0,865, scolpito nel blocco superiore del piedistallo, si hanno: m. 29,779 = cento piedi di m. 0,29779 ciascuno. Nel considerare l'unità metrica di un’opera architettonica, accurata quanto la colonna Traiana, l'approssimazione di 1/10 mm. è più che bastevole poichè, ad esempio, i massi che costituiscono il dado del piedistallo variano in altezza di qualche millimetro da una testata all'altra. Ordine inferiore; masso a destra della porta, alto da m. 1,7036 a m. 1,6991; Ordine inferiore; masso a sinistra della porta, alto da 1,7005 - 1,6962; Ordine superiore; masso anteriore della porta, alto da m. 1,3558 a m. 1,3564; Ordine superiore; masso posteriore della porta, alto da m. 1,3550 a m. 1,3537
Il piedistallo della colonna Traiana (figg. 2-13), è formato da otto blocchi di marmo lunense, abbinati su quattro ordini sovrapposti, coi piani verticali di giuntura disposti, alternativamente, perpendicolari l'uno all'altro. Mentre i due massi dell'ordine primo, che posa sulla so/ea a blocchi di travertino, ricoprente la sostruzione, sono congiunti in senso parallelo al prospetto principale, quelli del secondo sono riuniti in senso normale al prospetto e così di seguito.
Il primo ordine, alto m. 1,35, comprende l’intera zoccolatura del piedistallo; il secondo, alto m. 1,70, la parte inferiore del dado fin sotto l’epigrafe; il terzo, alto m. 1,252, la parte superiore del dado stesso; il quarto, alto m. 1,933, la cornice 0 cimasa del piedistallo ed il plinto quadrato sul quale posa il primo dei blocchi cilindrici che costituiscono la colonna: il toro della base è m. 0,57 di fusto. Mirabilmente furono ricavati entro questi otto blocchi: il vestibolo, il piccolo atrio, la cella sepolcrale e la scala a rampanti rettilinei che, all'altezza del plinto, prende forma di chiocciola ascendendo internamente al ripiano superiore dell'abaco del capitello.
Nel blocco anteriore del primo ordine, largo m. 3,40, sono incavati, dal disopra, la parte bassa della porta ed il piano camminabile del vestibolo e del piccolo atrio innanzi la cella, i due pianerottoli inferiori a destra dell'ingresso ed i primi tre gradini della scala. Nel masso posteriore, largo m. 2,77, pure incavato dall'alto, è una parte della cella, fino all'altezza della mensa funebre, ed il piano del corridoio praticabile, fra questo ed il nucleo centrale.
Nei blocchi del secondo ordine, altri incavi, corrispondenti a quelli del primo, formano la parte alta ed il soffitto degli ambienti. Dal blocco anteriore del primo ordine, la scala entra nel masso di destra del secondo, dove si compie il primo rampante e s'inizia il successivo fino alla terza alzata compresa. Dalla quarta alzata del secondo rampante sino.alla terza del terzo, la scala si svolge entro il blocco posteriore del terzo ordine. Di qui penetra nei blocchi del quarto, ove avviene il raccordo fra il quarto rampante rettilineo e la chiocciola.
Il terzo ed il quarto (composto di due sole pedate) sono incavati nel blocco di sinistra. Nel punto d'unione dei massi incomincia la chiocciola; il raccordo fra questa e l’ultimo rampante rettilineo coincide con la faccia verticale di giuntura dei due blocchi del quarto ordine, facilmente riconoscibile sul prospetto a sud. Essa corrisponde al piano di combaciamento delle due metà della cornice del piedistallo e del
plinto sovrastante.
Per ottenere il raccordo fra la scala a chiocciola ed i rampanti rettilinei dovevano questi accostarsi, di mano in mano, al centro della colonna. E ciò ottenne l'antico costruttore abbreviando gradatamente i rampanti e diminuendo il numero dei gradini, pur serbando a questi la medesima alzata di m. 0,20 ed una pedata pressochè costante da un minimo di m. 0,31 ad un massimo di m. 0,35.
Mentre il primo, rampante comprende otto pedate, il secondo ne ha soltanto sei, il terzo cinque ed il quarto due. Esclusi i pianerottoli, misurano in proiezione orizzontale rispettivamente, m. 2,50; 2,06; 1,73; 0,65. Il primo rampante dista, con la parete interna, dall'asse della colonna, di m. 1,39; il secondo m. 1,26; il terzo Mt 0,67; il quarto m. 0,475, ossia quanto il raggio del fusto cilindrico intorno al quale si svolge la chiocciola.
La cella sepolcrale riceve luce da una feritoia rettangolare con strombatura interna, in corrispondenza alla metà dello spazio, fra la porta d’ingresso e la mensa monolitica sostegno alle urne cinerarie. La sue dimensioni sono, all’esterno, di m. 0,21 X 0,07 e sulla parete interna, m. 0,50 X 0,37.
La strombatura di questa feritoia è, come quella della scala, volta al basso, per guidare il fascio luminoso verso il pavimento della cella. Un asse ideale congiungente il centro del rettangolo esterno della feritoia con quello dell'interno, forma, con il piano orizzontale, un angolo di circa 45°. La soglia interna si trova all'altezza di m. 1,25 dal pavimento ed a m. 0,45 daila mensa, per cui la feritoia, oltrechè illuminare il suolo, proiettava sulle urne cinerarie luce bastevole a distinguerne i contorni e le iscrizioni.
La porta esterna della colonna ora munita di serramento a due partite (/ores), verisimilmente di bronzo vuoto. Le imposte giravano sui bilici (cardines), dei quali restano le incamerazioni dietro le alette degli stipiti (postes), tanto sopra la soglia ((imen) che sotto l'architrave (Cimen superum). La partita di sinistra veniva formata in alto da un paletto (pessulus), apposto sulla fronte interna e penetrante in un incasso nell’architrave; chiudevasi poscia la destra, assicurata a chiave con un congegno che faceva scorrere una corsarola (sera) orizzontale collegante le due imposte, ed un paletto verticale che penetrava in un incavo nella soglia della porta. Questo serramento fu ricostruito in legno vuoto, sulle traccie dell'antico, rappresentate nella unita pianta.
L'infisso della porta a sinistra del piccolo vestibolo, per la quale si entrava nell'atrio precedente la cella sepolcrale, era a due partite, quale un dittico a cerniera, come lo provano le incassature dei bilici dietro lo stipite sinistro, e quelle dei paletti nel mezzo della soglia e dell'architrave. Questa porta era dunque chiusa a duplices valvae che si piegavano su loro stesse e poi, riunite, si addossavano alla parete sinistra dell'atrio. Valvae autem sunt ut dicit Varro, quae revolvuntur et se velani (Serv., ad Aen., 1, 449). Erano apribili verso l'interno, quae intus aperiuntur, del tipo adottato a Roma quando l’aprire le porte esternamente era privilegio.
L'infisso della porta d’ingresso alla cella era a due partite apribili al di fuori, cioè vere fores (quae foras aperiuntur) mentre quelle della porta esterna si aprivano al di dentro; anche di questo serramento rimangono le incassature dei bilici ed i fori dei paletti. Secondo calcoli. dell'ing. Petrignani, la pressione massima si verifica all’imoscapo della colonna, sul quale gravano kgr. 8,40 ogni cm.2 mentre al piano superiore della zoccolatura del piedistallo la pressione unitaria è di kg. 5,027, vale a dire appena il quinto del carico di sicurezza.
Ad ogni modo, visto che gli angoli esterni del piedistallo furono mutilati per sportare i perni e che anche al nucleo centrale erano state inflitte molte torture, stimai opportuno lenirle, per quanto era possibile, conservando le moderne murature di riempimento non dannose nel constatare l’esistenza della cella. E diedi loro una funzione statica col saldare in cemento i vuoti lasciati dal restringere della malta, tra la parte superiore della muratura stessa ed il soffitto della cella.
Dietro la muratura addossata alla parete orientale della cella si rintracciò il profilo della mensa, cui era termine superiore una fascia alta m. 0,I1, sporgente m. 0,02, raccordantesi, per mezzo d'un guscio, al piano verticale sottoposto. La parete medesima, sopra la connessura, mostra due fori di subbia, a lavorazione accurata, smussati agli orli, larghi m. 0,03, e profondi m. 0,04; l'uno a m. 0 45 dalla cornice superiore della cella ed a m. 0,39 dall'angolo sud-ovest; l'altro, più in basso, a m. 0,56 e più a destra a m. 0,43.
Nella parete di fondo, presso l'angolo destro, ed a m. 0,32 da questo e m. 0,09 dalla cornice, un foro quadrangolare, con m. 0,03 di lato e m. 0,04 di profondità. Altri corrispondenti potrebbero trovarsi nella parete sinistra della cella, nascosta dal muro laterizio. A m. 0,65. sopra la mensa, ed a m. 0,37 dalla cornice, secondo vano consimile con m. 0,03 di lato e m. 0,04 di profondità, slabbrato, obliquo verso il basso. Al disotto, una linea orizzontale graffita, ad altezza conveniente per un perno o ritenuta dell'urna. Per certo, altro buco simmetrico corrispondeva all'urna destra, ma, per lo sfaldamento della parete, non fu dato rintracciarlo.
Presso la finestrella medioevale è graffito uno stemma di m. 0,11 X 0,12, tripartito da due linee ad angolo acuto, con vertice verso l'alto, racchiudenti triplice
stella a sei punte rappresentata da tre rette intersecantesi. Sormonta lo stemma una corona con due punte a sinistra, terminate da duplice curva, quasi rudimentale pennacchio. A m. 0,28 dallo stemma, presso il limite destro della sfaldatura, lettere gotiche. Cospicua l'iniziale maiuscola (otto-dieci centimetri). Il graffito fu tracciato da abile mano, con linee verticali, nitide, sicure. Mandai un calco di questi graffiti al prof. Ignazio Giorgi, bibliotecario della Casanatense, ed egli scrive:
Nello stemma, lo scudo, di forma triangolare è attraversato dall'alto in basso da due linee convergenti ad angolo acuto e formanti, a quanto pare, quello che in linguaggio araldico suol chiamarsi diviso in capriolo. In alto in ciascuno dei due spazî fra le linee disposte a piramide e il bordo dello scudo sono accennate con piccoli tratti intersecantisi due stelle, e una stella simile si vede in basso nello spazio fra le due linee della piramide. Con questi soli elementi non è agevole identificare lo stemma nè indicare in modo sicuro la famiglia alla quale esso appartiene. Supponendo, come è probabile, che si sia voluto tratteggiare lo stemma di una famiglia romana, gli elementi dati dal rozzo disegno corrisponderebbero allo stemma della famiglia Capi di Roma, la quale porta d'oro al diviso in capriolo d'azzurro a due stelle dello stesso sull'oro e a una stella d'oro sull'azzurro. (Stemmi gentilizi delle più illustri famiglie romane. Cod. Casanatense 4006, n. 170). Che se l'autore del graffito, ignorando le forme precise delle figure araldiche, e volendo solo accennare alla meglio ad uno stemma che aveva in mente, fece confusione tra un diviso in capriolo ed un capriolo, si potrebbe pensare ad altri due stemmi romani, quelli delle famiglie Calori e Clementini. Calori porta di rosso al capriolo d'oro, accompagnato da tre stelle dello stesso, due in capo ed una in punta. Clementini porta di azzurro al capriolo d'oro accompagnato da tre stelle dello stesso, due in capo ed una in punta (Stemmi etc. Cod. Casanat. citato nn. 222, 226).
Più difficile è tentar di riconoscere quello che si volle indicare coi tratti che sono appresso allo stemma. Quel che par più probabile è che con quelle sottili linee si siano volute tratteggiare alcune lettere. La prima sembra abbia la forma della maiuscola gotica D; nei tratti che seguono par che si possano vedere le lettere o m v. Si leggerebbe così la parola Domu. Sulla v non si riesce a vedere alcun segno di abbreviazione. Se ve ne fosse o ve ne fosse stato uno, ora non più visibile, si potrebbe pensare ad una indicazione come: Capia Domus, Caloria Domus, Clementina Domus etc. Stemma e lettere, per la loro forma, si può ritenere appartengano alla fine del XV o al principio del XVI secolo.
La data relativamente tarda dei graffiti non è contradetta da quella assai più tarda in cui fu ostruita la cella, come lo prova l'iscrizione tracciata nella seconda metà del secolo XVIII, probabilmente da un pensionato dell’Accademia di Francia, sull'architrave della porta interna: Queste ed altre iscrizioni parietarie della colonna Traiana meriterebbero di esser raccolte e studiate, potendo esse fornire qualche contributo alla storia di Roma durante il medio evo ed il Rinascimento.
Alla fronte sud del piedistallo, gli spioventi di una tettoia medioevale furono incassati nei bassorilievi e nella iscrizione onoraria, asportandone alcune lettere. Nello spazio tra l'epigrafe e la porta, a destra della connessura, uno squarcio che, oltrepassando i due terzi dell’architrave, penetrava oltre m. 1,40; il robustamento ridonò alla sezione i mq. 0,71 mancanti.
Lo stipite sinistro mostrava a metà altezza l’incavo per ricercare i perni, serranti i blocchi della base e del dado. Nel destro lo strappo, scendente insino alla soglia, aveva asportato i due piani della sagoma e l'angolo intagliato della base. La parte mancante era già rozzo restauro con un masso squadrato, di marmo bigio, stretto da zeppe in ferro che, ossidandosi, avevano schiantato quanto rimaneva dello stipite e porzione degli scudi ovali e del x@orvi scolpiti nel dado del piedistallo. Per solidificare le parti vicine, feci otturare le mancanti mediante un conglomerato di cemento e scheggie marmoree, su armatura di rame battuto, ripetendo, semplificate, le sagome e ridonando alla porta l'originaria proporzione.
Molto gravi i danni all'interno, segnatamente nel pilone centrale di cui scorgonsi tre angoli, nascosto il quarto dalla muratura laterizia del sec. XVIII che ostruisce la cella sepolcrale; presentavano gravi squarci e sfaldature (sovratutto nel blocco superiore alla linea di connessura) che corrispondono al guasto esterno. Dai cercatori di grappe metalliche s' iniziarono tali lesioni, asportando a colpi di mazza gli angoli salienti, per raggiungere più facilmente la parte interna dei blocchi.
Più guasta era la parte est, verso il corridoio della cella. Troncati gli stipiti a destra delle porte e m. 0,30 di vivo del pilone, gli squarci si estendevano di m. 0,57 di fronte all'ingresso e m. 0,70 verso l'interno, mancando quivi mq. 0,14 di sezione e mq. 0,05 all'angolo della cella. S'otturarono tali cavità pericolose mediante il conglomerato di cemento e scheggie di marmo, forte internamente di intelaiature cupriche, ritornando al pilone la sezione originaria, meno le tracce dello sfogliamento superficiale, che non compromettono la stabilità.
Rafforzato lo stipite destro della porta del corridoio e della cella sepolcrale e gli angoli del pilone, parve utile provvedere al robustamento del sinistro schiantato, nel medioevo, fino a m. 0,35, per la ricerca dei perni che lasciarono visibili incassature in fondo ad ogni nicchia scalpellata.
Le parti mancanti (mq. 0,08 di sezione) riacquistarono ufficio statico mediante muratura di tavolette lapidee sovrapposte negli squarci più profondi (sempre collegati da armature di rame), e rivestite da conglomerato marmoreo che segue le sinuosità non chiedendo nuovi tagli per tasselli, e, senza stonature, differisce dal marmo antico. Egual danno nell'interno, a sinistra della porta d'ingresso, in corrispondenza dell'angolo profondamente leso. Sfogliamento della pietra angolare all'altezza della connessura, approfondita per asportarne il perno. Allo stipite della porta, verso la scala, non rimane che parte dell'architrave, assai frammentato.
L'angolo del pilone centrale è lesionato assai meno degli altri. Collo stipite sinistro mancò parte dello spigolo che, all'altezza della connessura, ha profondo incavo, ma niuna traccia di perni. Da siffatti squarci, interni ed esterni, si stabilisce il sistema di collegamento. Ciascun perno, parallelepipedo quadrangolare, lungo m. 0,14 e grosso m. 0,03, fissato nel blocco superiore, entro cavo di misura e forma precisa al perno, profondo metà altezza, aveva i contorni, sul piano di posa, lievemente smussati, per evitare fenditure da scosse.
Nel blocco, su cui poggiava, praticavasi un cavo quadrangolare, alquanto più largo, entro al quale, collocato il masso superiore, colava il piombo. Nella parete a settentrione della cella all'altezza della connessura, uno sfaldamento largo m. 1,45, dall'angolo a destra, ed alto m. 0,80, si approfondiva assai verso il centro presso la medioevale finestrella irregolare (alta e larga all'interno m. 0,70), cui era davanzale il piano di posa del masso inferiore. All'esterno il masso era perforato per fissarvi due spranghe di ferro in croce, a mo d'inferriata che, ossidandosi, rupper parte dei trofei scolpiti.
Con impasto di cemento e marmo, si robustò completamente pur tale lesione dovuta all'uomo. Esternamente il piedistallo della colonna presenta considerevoli danni, sopratutto agli angoli del lato nord, alla parte inferiore dei trofei (metà del dado), e sulla solea (base del piedistallo). Gli angoli, schiantati da urto violento, quale di moti tellurici che, spostando temporaneamente l'asse della colonna, ne portarono il peso su di uno o sull'altro spigolo, furono poscia asportati a colpi di mazza e di scalpello per trafugare le imperniature metalliche.
All'angolo nord-ovest mancano m. 1,65 di base e m. 1,40 di spigolo, e dal masso soprastante, a bassorilievi, asportavasi m. 0,65 in profondità, così che, in un punto, è perforato lo spessore del marmo e scopresi la muratura del Settecento che ostruisce l'angolo interno della cella. Il masso superiore del dado termina al ricco motivo decorativo dei trofei bellici e sporge quasi intatto; al disotto, sul piano di posa, ben levigato, resta il buco quadrangolare del perno d'angolo, dall'accurato lavoro ed orli smussati, posto lungo la diagonale, e distante m. 0,25 dai lati, con m. 0,10 di profondità e 0,04 di lato.
L'angolo nord-est ha pure la parte inferiore, più sporgente della base, asportata. Così nel dado, all'angolo, per oltre m. 0,40; ed il masso superiore, illeso, mostra, nel piano di posa, il buco angolare del perno. Gli angoli comprendenti la fronte del piedistallo conservano gli spigoli della base, guasta nella sagoma superiore, così che mancano tutte le foglie angolari d'acanto che ornavano la gola. Il dado ha strappo minore, ma profondo m. 0,60, ed ha smussata la parte superiore nell'angolo a sinistra della porta, rimanendo intatta la connessura.
L'angolo destro è asportato per circa m. 0,40. La parte soprastante, illesa, mostra, nel piano di posa, scoperto, il foro del perno, a m. 0,25 dai lati. In corrispondenza ai perni, che fissavano agli angoli i due blocchi, restano le tracce di altri quattro che collegavano la parte inferiore del dado al basamento; per asportarli s'aumentò il danno agli angoli della sagoma, corona alla base. La parte occidentale del piedistallo presentava ampia cavità nel blocco superiore, a destra della connessura.
Fu tratto il marmo lungo una vena che, allargandosi al basso, produceva, nell'intero spessore della parete marmorea, un vano largo, all'incirca, m. 0,40 ed alto quanto il blocco, e minacciato per attigue fenditure. Un conglomerato marmoreo, ad impasto di cemento, ridona, oggi, la sezione mancante. Così robustato il monumento, senza nuocere all'effetto pittorico, ed alla intonazione del tempo, si colò del cemento nelle connessure allargate e negli spacchi fra i quali l'acqua penetrava. Paion alcuni iniziati, all'esterno, dalle radici dei fichi o di altre piante crescenti sul terrapieno che celò il piedistallo. Le secrezioni acide delle fibre radicali, in contatto col marmo, sino alla metà del sec. XVI, produssero piccole gallerie tortuose e le radici vi funzionarono a guisa di cuneo, spaccando.
Le sezioni orizzontali, restituite dal conglomerato alla originaria funzione statica, sono le seguenti: Stipite destro della porta d'ingresso mq. 0,147; Stipite sinistro, id. mq. 0,072; Architrave della porta d'ingresso al vestibolo del piedistallo 0,685; Stipite sinistro della porticina d'accesso all'atrio sepolcrale mq. 0,078; Spigolo del pilone centrale, formante lo stipite destro della porta suddetta mq. 0,137; Altro spigolo formante lo stipite destro della porta di accesso alla cella mq. 0,053; Fronte ovest del piedistallo mq. 0,203; Finestrella medioevale e parete a settentrione della cella 0,325. Totale mq. 1,700
A metà circa del lato nord del piedistallo (figg. 14-33), mancava un masso di travertino della zoccolatura ed i due adiacenti, strappati agli angoli, rivelavano una
medioevale distruzione, forse per ricerca di tesori. Tolto il terriccio di colmatura, a mezzo metro circa di profondità, si scoperse un gruppo di scheggioni marmorei, scolpiti a foglie di lauro, appartenenti alla base della colonna, schiantata nella parte nord per violento urto, prodotto, parmi dalla caduta della statua bronzea, posta in cima.
Gli scheggioni ammassati nella cavità del travertino mancante, ed esternamente, occupavano m. 1,50 X 2,00 all'incirca ed erano sei grossi e dieci minori. Ripuliti, si mostrarono confusi, capovolti alcuni, come precipitarono e sotterrati in mucchio. Meglio assai che nel toro istesso, s'ammira in questi frammenti, protetti per una diecina di secoli, dalle ingiurie esterne, tutta la finezza di lavorazione originaria. Sovrapposte con regolarità geometrica, le foglie variano nel dettaglio, ben studiate dal vero e nella curva delle punte e nella increspatura del contorno e nelle nervature e nei picciuoli delle bacche. Un nastro ripiegato si avvolge in larga spira attorno alla corona.
Il pezzo centrale misurava m. 1,06 X 1,15; sovrasta un altro di m. 1,02 X 0,90, posto di fianco e mostrante il fogliame con parte di nastro. Dappresso, sporgente oltre la solea, un grosso scheggione di m. 1,06 X 0,75, visto superiormente, colle foglie della parte destra, danneggiate da colpi di subbia. A sinistra, posto diagonalmente, altro di m. 0,74 X 0,95, colla parte sinistra scolpita verso l'alto. Altri frammenti del toro, di varia dimensione, ricomposti, dànno, meno qualche piccola interruzione, la parte mancante alla base. Pezzi di marmo, scolpiti alcuni, appartenenti alle sagome del piedistallo erano misti al terriccio di colmatura del cavo.
A m. 0.77, spessore del travertino della solea, si riscontrò che lo scavo medioevale aveva danneggiata la sostruzione di pietrisco in selce con malta di pozzolana rossa, sporgente dalla solea di m. 0.20, ovvero di m. 1,60 dal piedistallo e formante una solida base di mq. 92,20. Circa la metà del lato nord della sostruzione, a m. 4,50 dall'angolo nord-ovest, si ritrovò un solco verticale, impronta dei pali infissi per l'opera di fondazione, penetrante di m. 0,12 nella sostruzione, largo m. 0,37, a sezione trapezio-rettangolare.
Lo spigolo inferiore del piedistallo, smussato verso la metà del lato nord, indicava una grotta scavata all'interno. Sotto ai frammenti marmorei, a m. 0,60 di profondità, presso il limite del piedistallo, una macera di scheggioni sovrapposti, a secco, parallelamente al lato nord del piedistallo, sbarrava la grotta. Nel piano superiore erano regolarmente disposti sei pezzi; a sinistra una sagoma architettonica; quattro pezzi di marmo a superficie liscia. Nel mezzo, un frammento di porfido, lungo m. 0,50, con piccolo foro quadrangolare.
Al disotto, altri scheggioni di selce e di travertino. Quattro i principali scheggioni del toro rinvenuti accanto alla solea: Di m. 1,06 X 1,15 X 0,82, comprendeva la parte superiore del toro. Di m. 1,02 X 0,90 X 0,62, mostrava fogliame e nastro girante, largo m. 0,10 ripiegato, con due bordi piatti. Di m. 0,74 X 0,95 X 0,75. Di m. 0,75 1,06 X 0,75, da strumento appuntito, privo, in parte, delle foglie. Sei pezzi di misure varie: m. 0,50 X 0,20 X 0,27 m. 0.36 X 0,20 X m. 0,27; m. 0,33 X 0,39 e 0,40 d'altezza, più piccoli gli altri. Minori dodici frammenti di foglie.
Ricomposti, diedero m. 2,95 di arco e 2,60 di corda. Frammenti marmorei dei trofei a bassorilievo sul piedistallo rinvenuti al disotto degli scheggioni. 1. Parte di turcasso (m. 0,10 X 0,14) decorato da fascie e palmette uscenti fra due spirali ed archi di cerchio, simile alle sculture del lato nord. 2. Frammento di scudo con sagoma semplice, a due listelli piatti, e resto del l'elsa (corda dell'arco m. 0,11). 3. Frammento di dacico, con cresta (m. 0,16 X 0,20) e la parte posteriore della testa, posato su piano lievemente concavo. Ha le proporzioni dei biscioni scolpiti fra i trofei, ma differenzia nella cresta, quivi ad archetti. 4. Frammenti dell'attaccatura di un'ala (m. 0,10 X 07,0); per la modellatura delle penne pare appartenesse ad una delle aquile che reggono i festoni di quercia. 5. Pezzo di scudo con ornati a spirali e fogliette (m. 0,17 X 0,16). 6. Frammento di scudo, col listello piatto e parte di ornato, simile a punta di freccia; misura m. 0,14 X 0,10. 7. Frammento di scudo (m. 0,27 X 0,06) con sagoma a semplice doppio listello e foglie d'olivo. 3. Parte superiore di turcasso, con sagoma a cordoni fortemente rilevati (m. 0,10 X 0,07 in due pezzi). 9. Frammento decorato a palmette. 10. Parte superiore di turcasso a calice di fiore, terminato da listelli ad angolo ottuso. 11. Frammento (m. 0,21 X 0,16) guasto nell'ornamentazione. 12. Parte di arma con grosse sagome (m. 0,10 X 0,09). 13. Dieci pezzi di armi, a forma cilindrica, di varia grossezza; alcuni possono ricomporsi. Frammenti della sagoma inferiore del piedistallo con m. 0,09 di toro adorno da cerchi raccordati ‘e parte di foglia di acanto, alta m. 0,17. Cornice superiore del piedistallo con gocciolatoio ed SIL a fogliette sovrapposte. Diam. mass. del pezzo m. 0.15 X 0,17. Vari pezzetti di porfido, serpentino e marmo colorato.
Per la fossa sotto il piedistallo della colonna, sbarrata anteriormente da frammenti lapidei e penetrante m. 2,37, s'asportarono i travertini della solea (uno dei quali di m. 3,00 X 1,50), parte di un secondo centrale e si scavò nella sostruzione. Alla superficie del terriccio erano avanzi di stoviglie ed una monetina di Ferdinando d'Aragona indicante approssimativamente la data delle ultime colmature. Ventidue frammenti di vasi e ciotole di maiolica con vernice bianca e costante decorazione, a pennellate azzurre e color seppia di fogliami, cordoni e striscie. Sei frammenti di vaso conico, a fondo bianco, con ornati e scomparti geometrici, a striscie verde pallido, incornicianti fogliami azzurri, variamente disposti con semplice contorno a pennello. Frammento di vaso faentino, in maiolica dipinta, con bordura a quadretti adiacenti azzurro cupo, intorno a fiorami in color azzurro, giallo e verde; pitture quattrocentiste, ingenue per espressione e gusto decorativo. Su fondo di piatto a più accurata lavorazione, entro sottile cerchio azzurro, è nn quadrupede (forse un cane) ritto sulle zampe posteriori ed appoggiato; buono il disegno, azzurra la colorazione con più cupo contorno a ‘chiare ‘‘ombreggiature sfumate. Otto frammenti di ciotole a vario disegno e stile delle maioliche italiane del XV secolo, azzurro-bruno. Frammento di vaso, largo m. 0,40, in argilla comune, a vernice bianca ed orlo striato all'esterno. Pezzo di ansa di vaso medioevale, verniciato in verdastro, con protuberanze di terra grigiastra. Fondi di vasi in argilla rossa, uno dei quali giallo all’esterno, bianco all’interno. Rottami di vasi a vernice lucida nera. Cinque frammenti in maiolica bianca. Sette frammenti in maiolica a scacchiera giallo-bruna su fondo bianco. Frammento di ansa in argilla ordinaria. Due orli di vaso in argilla rossastra grossolana e fondo internamente grigio-bruno, bianco all’esterno con tracce di colorazione turchina. Pezzo di mattone con bollo e solchi ad archi concentrici. Sei pezzetti di serpentino verde, sette di porfido rosso d'Egitto, quattro di marmo bianco, scolpiti ma interamente consunti.
A settanta centimetri dal livello dei travertini apparve uno strato di scheletri umani, fissati nel terriccio di colmatura, vicinissimi, supini, con orientazioni differenti dai lati della fossa, ma, senza dubbio, d'individui quivi sepolti, per essere in situ più di una serie. Verso il fondo, uno scheletro supino con cranio frantumato, volto all'angolo sudovest, stava attraverso alla fossa, formando, col maggior asse di questa, un angolo di 60°. Restava la colonna vertebrale intiera, con forte curva alle vertebre lombari, e gli omeri ed i resti delle costole ai lati, i femori disposti longitudinalmente e paralleli all'asse della spina dorsale. .
Un altro scheletro, con più accentuata obliquità, quasi perpendicalari ai lati maggiori della fossa, aveva del capo soltanto i parietali e le mandibole superiori con denti e parte della colonna vertebrale. Frantumato il bacino, spostati i femori, specialmente il destro incrociante ad angolo retto sul primo scheletro. Del braccio sinistro restavano l'omero e parte del cubito e le ossa della mano. L’avambraccio posava su di un cranio, ben conservato, dello strato sottostante. Verso il fondo altri scheletri, non interi; al lato sinistro molte ossa lunghe e frammenti di torace e teschi, frantumati in parte. Verso l'apertura, ossa ammucchiate per spostamento di terreno. Gli scheletri conservati apparivano di individui giovani e forti.
Lo strato intermedio mostrava molte ossa lunghe e corte, disordinate; un cranio completo di adulto, tre calotte craniche incomplete e parte di due crani di ragazzi. Dello strato inferiore si scorsero, sin da principio, tre scheletri disposti longitudinalmente al limite anteriore della fossa, di fianco e vicinissimi (compresi in m. 0,50). Mostravano la parte superiore dello scheletro con colonne vertebrali e casse toraciche non guaste. Ben sviluppato lo scheletro nel mezzo; di giovanetto il destro; di adulto il sinistro.
AI livello della estremità cefalica dei due scheletri, a destra era un cranio completo, degli altri non si rinvennero che pochi frammenti. In situ, più o meno rotte, le ossa delle spalle, del bacino e degli arti superiori. Più addietro, i tronchi di tre scheletri ed ossa lunghe e corte, porzioni di scatole craniche. Così che, nel piano più basso, quasi longitudinalmente, volto il capo al. lato anteriore, furono deposti sette cadaveri dei quali si osserva uno scheletro di vecchio, due di giovani, due di adulti. È Il disordine di alcuni ossamenti fa ritenere che la fossa divenisse ossario. Acque filtranti o la conseguenza della putrefazione spostarono molti scheletri dalle ossa assai guaste e frantumate. Si esaminarono due crani interi e sedici incompleti.
Il dott. prof. Ottolenghi, direttore dell'Istituto di medicina legale nell’ Università di Roma, riconobbe che due crani sono di vecchi; dodici di adulti, dai trenta ai trentacinque anni; due di ragazzi e due di fanciulli. Più o meno dolicocefali, dei tipi elissoido-bissoido ed ovoide. Meno uno, sono voluminosi gli adulti. Presso che tutti con fronte poco alta, verticale, qualcuno obliqua; in parecchi l’apofisi orbicolare esterna è molto sporgente. Un solo cranio ha tipo femmineo; impossibile l'osservare accuratamente i bacini in pessimo stato. Un cranio presenta, nella regione fronto-parietale sinistra, una fessura che continua nel tavolato esterno e, non apparendo congenita, par provenire da un fendente. Un cranio completo, rinvenuto nello strato intermedio, ha, nella metà sinistra della calotta cranica, un foro irregolare che continua in ampia breccia con base in corrispondenza della volta palatina.
Nessun oggetto o traccia di vestiario; alcuni frammenti di terrecotte e maioliche. Tolti gli scheletri ed asportato il terriccio, apparve la grotta scavata per m. 1,82, nella sostruzione della colonna, lontana cioè dal suolo, m. 2,59; a sezione trasversale imbutiforme ed a sfondo absidato. Vi si esaminò il collegamento di molti massi di travertino, riuniti a mezzo di grappe in ferro a sezione rettangolare di m. 0,05 di lato, internate, per oltre m. 0,13 dalllo spigolo, in ognuno dei cinque blocchi che limitavano l'interno della grotta. Nell'asportare i massi al punto di unione la pietra soffri abbassamenti di m. 0,15 di larghezza, a forme irregolari. In alcune buche resta parte del ferro saldato con piombo (come al lato sud del piedistallo) violentemente infranto.
Negli ultimi strati di scheletri erano frammisti al terriccio: Vasetto di argilla non verniciata (in due pezzi), mancante della parte superiore di m. 0,11 d'altezza e m. 0,10 di diametro massimo; a tronco di cono rovesciato con largo collo, due manici ad ansa, piatti. Frammenti di grossa pentola rossa con manico piatto, attaccato alla bocca ed alla pancia, conservante l’affumicatura nelle parti inferiori. Frammenti di due vasi, varii per forma, in rozza argilla. Due pezzi di vasi ordinari in terra giallastra. Due frammenti di argilla fina, con ornati a fasci di linee incise con strumento a punta. È Sei pezzi di vaso medievale verniciato in color giallastro-verde, di rozza lavorazione, decorati con bugnette. Cinque d'identica qualità e vernice verde-cupo. Cinque dalla verniciatura verde consunta, a superficie liscia. Dieci pezzetti di smalto celeste ed azzurro. Manico di fine vasetto in vetro verdiccio ripiegato ad angolo. Pezzo di piombo, forse dalle grappe dei travertini asportati.
Nel ripulire la fossa fu dato osservare come, anzichè posare su tufi vulcanici 0 sabbie plioceniche od argille, la sostruzione scendesse in terre di riporto sostenute, dai costruttori della colonna, mediante cassoni a palizzate. Importava accertare se le terre fossero scaricate confusamente qual colmatura, ovvero stratificate per graduale rialzamento del fondo della valle. A m. 1,35 sotto al piazzale attiguo alla colonna, venne in luce una strada a poligoni di selce. Anteriore alla costruzione del Foro, le venne sovrapposta una colmatura di m. 0,37 circa ed una massicciata, grossa m. 0,70, la platea, cioè, del cortile delle biblioteche, troncata nel costruir la colonna.
Relazione di Giacomo Boni sull'Esplorazione del Forum Ulpium: Sostruzioni
Ascende verso Magnanapoli del 3,70% è limitata al nord da un muro a dorica testacea, ovvero a cortina di tegole smarginate, di ottimo impasto, color rosso-giallastro chiaro, grosse m. 0,04 - 0,05 tagliate a m. 0,22 di lunghezza media. Il muro posa, al piano dei selci, sopra una sostruzione di tufo ed è orientato diversamente dalla colonna, formando, coll’asse maggiore della basilica Ulpia, un angolo di 19°. da Verso l'estremità orientale del tratto di strada, nel punto ove la massicciata in | pietrisco limita lo scavo, la cortina è terminata da un travertino alto m. 0,13, sporgente per m. 0,18, scoperto per m. 0,26, dagli spigoli lievemente arrotondati, e che appare soglia di porta.
La strada fu riconosciuta per circa m. 3, 50 ma ignota ne è la larghezza per taglio al sud della sostruzione e, verso occidente, per la buca medioevale, dannosa alla sostruzione stessa e causa del franamento di alcuni selci. Non fu possibile lo scavo oltre il tratto fra la platea e la sostruzione. Presso che tutti i poligoni di selce, ineguali per superficie e grossezza (massima diagonale m. 0,70 e minima m. 0,30), hanno forma pentagona ed angoli arrotondati, come nell'antica via ad oriente del Foro Romano, troncata dall'arco di Augusto. Molte commessure sottili mostrano accurato lavoro di scalpello e le smussature dei vertici sono tassellate con piccoli selci quadrangolari. Le protuberanze del selciato, i colpi di subbia e di scalpello indicano un risarcimento, come su di un tratto della Nova Via.
Fra la massicciata del cortile ed il piano dei selci, frammisti al terriccio, si rinvennero: Tre frammenti di vaso grande, in argilla ordinaria a vernice nera, due combacianti; uno di orlo; fondo, il terzo, con piede circolare, di grosso spessore e m. 0,08 di diametro. Due frammenti di vaso a rozza lavorazione, con circa m. 0,15 di diametro alla bocca. Un pezzo di piombo. Una vertebra bovina. Due pezzi di tegola.
Continuando lo scavo presso la sostruzione, al disotto della via, ove l’avean guasta i ricercatori, a m. 3,15 di profondità, giaceva un blocco di muratura, staccato da piccola cloaca che scendeva, ad angolo retto, dal caseggiato fiancheggiante la strada, dove si rinvenne intatto il piano di scolo, completamente vuota, larga m. 0,75, con pendenza dell' 8 % e la sponda verticale d'opus incertum di tufo, alta circa m. 1,10.
Poco addentro dal piano verticale della cortina, più in basso dei selci di m. 0,70, la fogna appare ostruita da tre grossi tegoloni bipedali, sovrapposti. E su questi poggiava un masso di m. 0.93 X 0,30 del quale rimane l'impronta. Le sponde della piccola cloaca terminano, superiormente, con una triplice fila di tegolozza, già sostegno ai lastroni di copertura, allineate con regolarità verso l' interno, a guisa di cortina, e con dimensioni medie di circa m. 0,22 X 0,12.
A questo livello, misti al terriccio, a circa mezzo metro dalla sostruzione si rinvennero: Un fondo di lucerna romana, col cerchio esterno di base del diametro di cm. 3-4, recante a leggero rilievo: OPPI. Caratteristica del I secolo dell'impero (v. Dressel, C.I.L. XV, 7182). Fondo di coppa aretina. Altro fondo di coppa in argilla ordinaria e due frammenti in terra rossa. Pezzo di gesso. Tre piccoli frammenti di vaso etrusco-campano. Sotto il blocco di muro franato, a m. 3,15, uno strato di vasi, lucerne, ciotole, di epoca e materiale diverso che si stendeva dalla sostruzione per circa due metri e penetrava a circa quattro in profondità. La platea della chiavica, incrostata di sedimento calcare gialliccio, è d'opera incerta o pietrisco tufaceo, grosso m. 0,30.
Sotto la platea della chiavichetta trasversale alla strada, fino a metri 4, dal livello della solea in travertino, il terreno di colmatura giunge al pavimento in tufo pesto di antichissimo piano camminabile, e conteneva vari oggetti, alcuni dei quali possono provenire dallo spandimento della cloaca: Quattro anse di lucerne, con piccolissima parte dell'infundibulum, una col principio del disco, decorato a solchi concentrici; il dorso ne è scannellato e tutte presentano tracce di verniciatura rossa. Cinque frammenti di dischi di lucerna con decorazione geometrica e vernice tura rossa. Il piano del disco assai basso ed orlato da uno o due solchi circolari x Presenta il margine, tangenzialmente all’esterno dei solchi, decorazione a doppio ferro di cavallo, chiusa in prossimità del rostrum da due spirali determinanti uno spazio triangolare che, alla metà della base, ha impresso un piccolo circoletto. Frammento di lucerna pure del 1° tipo. Ha parte dell'infundibulum, parte del disco e l'attaccatura del manico. Ornano l'orlo del disco quattro circoli concentrici, che, all'esterno, hanno una serie di palmette oblique. In prossimità del becco, la decorazione è chiusa da una spirale che, con altra opposta, mancante, determinava uno spazio triangolare. Pur il fondo è decorato da due circoli concentrici ed il tutto ha tracce di vernice rosso-bruna. Rostro di lucerna in argilla rossigna con forti tracce di affumicature. Becco oblungo; orlo superiore ad angolo ottuso, sotto l' inferiore un tratto simile ad una s. Altro rostro circolare con tracce d'affumicatura, piccola parte del corpo della lucerna orlato da due circoli concentrici. Disco di lucerna in argilla chiara, con manico circolare sporgente; forma oblunga, orlatura determinata da solco ovale che, verso il becco, termina corì lungo tratto che ne taglia a mezzo perpendicolarmente uno orizzontale, e ne ha paralleli altri quattro brevi; la cosidetta lucerna ebraica. Lunghezza: m. 0,065, larghezza: fam; 70,05. Frammento di ansa di lucerna con piccola parte del corpo, in argilla biancastra con tracce di verniciatura rosso-bruna. Tre frammenti di orli esterni di lucerna; uno con tracce di verniciatura bruna, un altro con tracce rossastro. Frammento di rostro di una lucerna in argilla biancastra; presenta tracce d'un canaletto per lo scolo dell’olio. Frammento di orlo di lucerna in argilla fine, verniciata in rosso. Ad una estremità appare un piccolo bottone che ricorda quelli delle lucerne del 3° tipo (v. Clark, loc. cit.). Frammento di disco di lucerna in argilla biancastra del diametro di m. 0,09 (m. 0,08 senza orlo). Il piano del disco è orlato da due zone circolari (l'interna minore determinate da tre solchi incisi, tangenzialmente al solco esterno con degli archetti adiacenti. Rappresenta il culto di Iside. Intera soltanto la figura dl Anubi (Ermanubi); la testa di sciacallo è volta a sinistra, il dorso di prospetto, le gambe di profilo. Il dorso è ricoperto da chitone che scende fino alle ginocchia e ricopre poca parte superiore del braccio. Ai fianchi una cintura; profonde le pieghe verticali come di stoffa pesante. Il braccio destro solleva un | sistro, l'altro, piegato orizzontalmente, impugna una palma o forse la verga di psico-pompia. Della figura di Iside, a sinistra, non rimane che la parte di due pieghe del panneggiamento; ed, all’esterno, a sinistra, la rappresentazione doveva essere chiusa da una figura simmetrica a quella di Anubi; forse Harpocrate (Horos). Sei frammenti di fondi di vasi aretini, decorati, uno con circoli concentrici notevolmente grande. I piedi sono circolari. Tre, molto piccini, id. Uno, id. con piede circolare del diametro esterno di m. 0,075. Nell’interno, al entro, un piccolo reticolato, inserito in zona circolare; attorno un circolo a grande raggio. Tre piccoli frammenti di fondo, id. con poverissime tracce di vernice rossa. Otto frammenti di orlo di vasi aretini a labbra più o meno pronunziate, con | incisioni a scannellature. Sette piccoli frammenti del corpo di vasi, id. . Altro frammento d’orlo con striature fogliacee intersecantesi. Id. con impressioni di foglia isolata. Frammento di orlo a fregio di foglie con tenia a festone e su un uccello. Frammento di corpo di vaso ben decorato.
Terracotte verniciate nere, in parte etrusco-campane.
Fondo di catino a piede circolare intero, del diametro di m. 0,08. Quattro frammenti di fondo, con sigilli a palmetta ed uno con palmetta iscritta in fasci circolari di striature fogliacee. di Otto frammenti di corpo ed undici d'orlo di vasi. Sei frammenti di vasi in argilla chiara, caratteristica della cadenter epubblica. Frammenti di tegole, con traccie del margo e delle immorsature, Vaglia a ma È tellina per adoperarli a guisa di mattoni cotti. Quattro mattoncini di opus spicatum.
Terracotte diverse.
Fondo di patera in fine argilla rossastra, a vernice nera, etrusco-campana, con piede circolare dal diametro esterno di m. 0,07. L'interno è decorato con tre ordini di centri concentrici, a sottili linee incise. Agli angoli del quadretto inserito nel secondo ordine, quattro sigilli a palmette entro spazi rettangolari. Tre frammentini d'orlo e corpo di vasi in eguale argilla. Frammento di piccola coppa in argilla a fattura bruna, e vernice nera, alta m. 0,035. Bocca di piccolo vaso in rozza argilla rosso-bruna, del diametro esterno di m. 0,065. Fondo di vaso a piede circolare in rozza argilla rosso-bruna, assai affumicata (operculum). Fondi, orli e frammenti di vaso in argilla bruna, grossolana, o rosso-chiara. Frammento di ceramica italiota a decorazione nera su fondo rosso-chiaro (denti di lupo in circoli concentrici e spirali). Tre pezzi di legno (pinus) e due di carbone. Due frammenti di anfora. Frammenti di tegole ed embrici. Frammenti di terracotte, ricche di leuciti, per decorazione fittile. Un'ansa di anfora con zona di attaccatura. Dodici frammenti di ansa di anfore; cinque scannellate. Quattro frammenti di orli di anfore; l'uno con traccia di attaccatura dell'ansa. Tre punte di anfora. Molti rottami di grosse e piccole anfore, e di urcei. Numerosi frammenti di vasi diversi in argilla rozza biancastra o arrossata o con traccie di verniciatura bruna. Uno ha bella vernice nera ed all'interno fascie determinate da solchi lineari, più fitti esternamente. Frammenti di olle affumicate. Dieci manichi di vaso, lisci o scannellati a curvatura molto pronunziata. Orli vari di urcei a varia grandezza. Cinque orli di vaso in argilla fine, l’uno con attaccatura del manico. Tre avanzi di coperchi; rimane ad wno la sporgenza centrale per la presa. Orlo di piccolo orciuolo in argilla biancastra (diametro esterno m. 0,25) col principio dell'ansa e la sigla CA inserita in solco arcuato. Sette orli di catino col principio del corpo, decorato, in cinque, all'esterno, con solchi o zone di solchi circolari concentrici. Un orlo di dolium con arco di cerchio. Quattro fondi di catino, tre in argilla biancastra ed uno in argilla rossa con orlo. Resto dell’orlo di mortaio in travertino. Due fritilli ben conservati, l'uno senza apice, alto m. 0,09 e col diametro della bocca di m. 0,043, in argilla alquanto rozza; all’esterno circoli concentrici a rilievo. Ai due lati del rigonfiamento superiore, due cavità, forse per il pollice ed il medio mentre l'indice premeva sulla cima. Due frammenti di fritilli, id.
Resti animali.
Dieci avanzi di mandibole di sus, cinque con zanna. Due gusci di lumaca. Un avanzo di grossa conchiglia. Vari avanzi di tibie e costole di bos ed ovis. Varie tessere musive di selce e palombino. Frammenti di lamina in bronzo ed in ferro. Orlo di vasetto in vetro a colorazione azzurra, diametro esterno di m. 0,036. Due pezzetti vitrei.
Il piedistallo della colonna Traiana, ha m. 6,18 di lato; posa su di una zoccolatura (solea) a massi di travertino, sporgenti all’intorno da m. 1,40, a m. 1,50, con un'area di mq. 84,64.
Dalle connessure esterne e da quelle visibili nell'interno della grotta medioevale, la solea appare, formata da diciotto parallelepipedi rettangolari di travertino, lunghi m. 3,00, larghi m. 1,50, grossi m. 0,77 e disposti in quattro file, parallele all'asse nord-sud ed alternati. A sinistra (lato occidentale) tre massi posti esternamente, col maggior lato parallelo a quello del piedistallo; una seconda fila di sei, col lato minore appoggiato al lato maggiore di massi della prima fila. Quattro rimangono interni e due esterni. Una terza fila di tre, eguale alla prima, ed infine la quarta simile alla seconda, a metà nascosti i blocchi sotto al basamento e scoperti due estremi.
Mancavano quivi mq. 5,78 di solea, avendo gli scavatori medioevali asportato un masso della terza fila e schiantato i tre massi adiacenti. La grotta penetrava per circa un metro nella fondazione di pietrisco sotto il piano di posa dei travertini. All’angolo nord-est mancava un altro blocco di travertino e parte degli adiacenti, per mq. 8,76. Nella cavità colmata di terriccio si ritrovarono dieci frammenti marmorei che poterono venir ricomposti; appartengono ad una transenna trapezia, del sec. VIII o IX, alta m. 0,94, lunga da m. 0,59 a m. 0,68, grossa m. 0,05, sulla fronte della quale sta scolpita a bassorilievo una croce latina fra due palme, racchiusa entro un arco retto da pilastri ornati, con la croce, da fascia ad intreccio.
La cavità nella sostruzione fu riempita con pietrisco di selce; quella nella solea con conglomerato di travertino, segnando alla superficie le commessure dei monoliti, dei quali il conglomerato fa le veci senza nuocere alla autenticità del monumento. Dall’interno della grotta scorgevansi le connessure regolari e rettilinee, dei travertini laterali. Lo spigolo e le connessure esterne della so/ea presentano guasti non lievi. La superficie, non piana in ogni punto, ha tumescenze o rialzi rettilinei; guasti subìti nel medioevo, difetti originari o tagli dovuti ai piani di posa delle lastre marmoree sovrapposte.
I piani di contatto della pietra sono accuratamente lavorati a martellina dentata, ma il piano di posa mostra lavoro di subbia. I massi son collegati, nei lati minori, da una, e nei maggiori, da due grappe di ferro, penetranti per circa m. 0,13, a sezione rettangolare di m. 0,04-0,03, infisse presso gli spigoli del piano di posa e saldate col piombo. Fu dato esaminarne e la profondità e la lavorazione nella grotta, benchè recassero traccie dello strappo, nello slabbramento della pietra e nel contorcimento del ferro spezzato.
Il travertino sporgente, attorno al piedistallo, mostra buche scavate a scalpello, notevoli per numero, per forma, sempre quadrilatera; con misure e posizione diverse. Fra le più importanti, due sono presso gli angoli del piedistallo nel lato della porta ed una terza nell’identica posizione, dal lato nord; certo. una quarta era nel travertino mancante all'angolo nord-ovest.
Due hanno la cavità a sezione orizzontale, rettangolare ed una trapezoidale, a spigoli interni verticali di m. 0,50 X 0,20 e 0,22 per m. 0;10 di profondità. La superficie interna è regolare, gli orli superiori slabbrati dal tempo. Mostrano, nel lato rasente il piedistallo, lungo la connessura, le grappe di ferro, tagliate più tardi, per scavare la buca.
Disposti con una qualche regolarità, sull’asse dei travertini estremi, osservansi altri piccoli buchi, poco profondi, utili forse, quale fulcro alle leve di ferro che spinsero contro il piedistallo i pesanti lastroni marmorei ricoprenti la zoccolatura allo esterno e delle quali resta l'impronta, attorno al basamento, qual piccolo solco regolare (all'altezza di m. 0,19 dal piano di posa) ad indicare lo spessore dei lastroni.
Presso alcune commessure, dal lato orientale, vedonsi i solchi, forse di grappe, abbastanza profondi, continuati in entrambe le lastre di travertino, con dimensioni medie di m. 0,30 X 0,10. Poco profonde e dal contorno irregolare, molteplici buche stanno all'ingiro. In punti diversi e disuguali distanze, di misure varianti fra i m. 0,40 X 0,20 e 0,10 X0,07; in gruppi di sei, sette, oppure isolate; di varia Re non svelano. l’uso, nè l'età loro. Per il violentissimo strappo perpetrato nel medioevo ai due massi fiancheggianti la grotta ed a quello presso l'angolo nord-ovest, gli angoli formano scaglioni irregolari allargantisi verso il basso, prodotti a colpi di grosso scalpello.
Nell’angolo nord-ovest sotto al basamento, quivi sporgente circa m. 0,25, scorgevansi i massi interni, lavorati a martellina dentata nei piani di combaciamento;
lo spigolo è guasto per la cieca furia dei rapaci medioevali. I lastroni di marmo, dello spessore di m. 0,19, posanti sull'aggetto della zoccolatura, rialzavano il piano all'intorno in guisa che la soglia della porta rimaneva all'altezza normale di un gradino. Non formavano crepidine rialzata attorno al piedistallo, ma continuavano a livello col pavimento nel cortile delle biblioteche, del quale, a poca distanza, resta ancora qualche traccia.
La sostruzione della colonna occupa un area di mq. 92,20 di base. Tagliò le costruzioni anteriori che, verisimilmente, fiancheggiavano il clivus, un tratto della strada istessa e la massicciata di platea al cortile delle biblioteche (quivi alta m. 0,70), composta, per la maggior parte, di peperino, selce, travertino, marmi e calce. Sporge m. 0,20 dalla so/ea di travertino. Per l’altezza di questa (m. 0,77) rimaneva all’i torno un solco largo m. 0,12-0,20 (distanza fra la solea e la massicciata della plate che dai costruttori della colonna, fu riempito con selce e malta di pozzola rossa. Il riempimento si scorge al lato ovest, per un tratto di m. 1,50 e largo m.0,2 ed al lato nord, presso l'angolo che tagliò la strada, per m. 1,40. Quivi è visibilissima la linea di separazione fra la platea ed il riempimento; limite preciso della sostruzione sottostante, palesato dallo scavo.
Seguendo la direzione della strada, verso nord-est, a 12 m. dal piedistallo il pozzetto del parafulmine, riaperto, non mostrò traccia di selci, forse perchè la via,
salendo di livello, fu distrutta per la platea. d un metro di profondità apparve, invece, un muro, ad angolo retto colla strada, dello spessore di m. 0,70, a rottami di tufo, guasto in tempi moderni dal parafulmine. Quivi lo spessore del pietrisco della platea varia da m. 0,60 a 0,40.
Le sostruzioni della biblioteca nord, esaminate in questo punto, sono d'opera a sacco, o pietrisco entro cassoni a palizzata, di cui rimangono le impronte. Penetravano in terreni che, verso la superficie di colmatura sostenente la massicciata, contengono rottami di tegole, vasellame ordinario, fittili aretini, elementi d’'opus spicatum, e, più sotto, alcuni cocci d'età repubblicana; notevole, fra gli altri, un fondo di ciotola etrusco-campana (fig. 34) a vernice nera, e frattura chiara, con piede circolare, del diametro di m. 0,06. Ha tre serie di cerchi concentrici; tra la centrale e le successive sono quattro palmette. Nel fondo graffito: STA (Statius, Statilius ?), nome forse del possessore.
Scendendo a valle volge il clivo, rinvenuto presso la colonna, all'angolo nord del cortile delle biblioteche, presso l'ultimo dei sei piloni che mostrano le zoccolature di travertino.
Doveva quel primitivo sentiero andar munito di cloaca di scolo dal Quirinale. Supponendo che, come la forense, corrispondesse ad un corso d’acqua, antico confine, e ricordando la tradizione che voleva Traiano sepolto entro la città, potevano ritenersi prossime le opere di sbarramento della valle (già indicate in una pianta dei colli urbani, del secolo scorso) continuazione di quelle in opera quadrata, rinvenute a Magnanapoli.
Fu possibile l'indagine oltre l'angolo nord del cortile (figg. 35-38), ove mancava parte della massicciata in pietrisco di selce che limitò il breve scavo. Forma la platea interna del portico della biblioteca, scende ad un metro, e dopo uno strato superficiale di terra di scarico, mostrò l’angolo nord-ovest del pilone angolare il cui zoccolo di travertino, grosso m. 0,84, posa su robusta sostruzione di tegolozza e tufo in malta di pozzolana rossa a pareti verticali coi solchi della palizzata di m. 0,12 X 0,15 e le impronte delle tavole orizzontali, larghe m. 0,27. Il pilone risvolta col lato nordovest del cortile e fa supporre che il portico della biblioteca non fosse chiuso trasversalmente od intestato, mancando traccia di altra fondazione connessa, ma conferma l'ipotesi che il fianco della basilica chiudesse un cortile, recinto da tre lati.
A m. 2,50 due massi parallelepipedi romboidali, di tufo, privo l'uno, dalla fondazione della biblioteca, di un prisma triangolare di m. 0,90 (m. 0,55 di cateti, m. 1,05 d'ipotenusa e, come il blocco, m. 0,60 d'altezza). I massi sono larghi ed alti m. 0,60 e combaciano esattamente nella lunghezza di m. 1,12. Gli angoli ottusi delle loro basi hanno 95°. Deviano di 19° dalla fronte del pilone, parallela all'asse della basilica Ulpia. L'antica opera quadrata aveva quindi l'allineamento della strada a poligoni di selce, ‘rinvenuta presso la sostruzione della colonna.
Il tufo litoide, rosso lionato, assai consistente, ricorda più che il rivestimento dell’« aggere serviano », le mura cosidette « dell’epoca dei re» a Magnanapoli ed il fornice a palazzo Antonelli. Sul piano dei due massi, squadrato con l'ascia, avvertesi un solco fine e poco profondo, parallelo a tre lati non tronchi dalla fondazione traianea, a m. 0,12 dal lato settentrionale e m. 0,26 dagli altri due. Questo solco limitava uno spazio centrale di m. 1,00X 0,68, alquanto depresso da colpi variamente diretti di martellina dentata.
All’esterno del solco, presso gli spigoli a nord ed est, alcuni piccoli buchi triangolari, poco profondi, utili, forse, ad avvicinare i blocchi. Gli spigoli, smussati per evitare rotture da spostamento, hanno orlo di piccola fascia verticale lisciata ad accetta, come nei piani di posa. Le testate ad ovest dei due massi sono sbozzate a colpi di piccone che lasciarono solchi brevi e non molto profondi, paralleli alle diagonali; direzione necessaria ad evitare rotture e trascurata presso uno spigolo ove i colpi, diretti parallelamente, scheggiarono l'angolo.
Non perfettamente verticali gli spigoli di connessura che, nel masso tagliato dalla fondazione, sporgon verso l’alto, nell’adiacente, verso il basso. Identico lavoro ebbero le due opposte testate. Il lato nord presenta, invece, lavorazione così detta di cava: grossolana squadratura a colpi d'ascia che, mentre esclude ogni ipotesi di combaciamento con altri | massi, fa supporre vi aderisse pietrisco o terra. A metà lunghezza ed a m. 0,12 dallo spigolo superiore, un buco dei ferrei forfices di m. 0,10 X 0,08 e profondo m. 0,06, nel punto di presa dell’ordigno che doveva avere le estremità larghe circa m. 0,02, a guisa di tenaglia piatta. Altro foro simmetrico nel lato opposto dello stesso ‘blocco, temporaneamente spostato per esaminare le faccie combacianti, squadrate con ascia e rifinite con accetta, solchi a fasci rettilinei, paralleli, disposti a spina, come nei piani superiori di posa, e da freschezza primitiva di taglio.
Il masso adiacente, troncato dalla fondazione traianea, non mostra alcuna traccia di presa dei forfices. I piani di posa, rifiniti ad accetta, combaciano esattamente colla muratura sottostante. Questa sostruzione, a scheggioni di tufo rosso e malta di pozzolana grigio-nerastra, scende verticalmente sotto i massi, conservando le impronte di due tavoloni orizzontali, larghi m. 0,42; sporge quindi come se, per m. 0,40, fosse mancata una tavola; ma, riprende, al di sotto, direzione verticale, e reca impronte di altre tavole.
Esaminata per m. 1,20, non presenta traccia di palizzata; scende nel terreno molle, entro il quale un'asta di ferro incontrò, a m. 1,50, un suolo più resistente, tufaceo. Sull'allineamento dei massi in tufo esaminati, alla distanza di m. 2,40, una fondazione consimile, recava l'impronta di sovrapposti massi, ad identico livello degli altri. La interruzione del muro e la larghezza dal vano fa supporre una porta o l'arcuazione di un portico posteriore ai blocchi di tufo, poichè fra la terra argillosa di scarico si rinvennero molti elementi tufacei, d'opus incertum, resti di costruzioni arcuate (come le ben note dell'Emporium alla Marmorata, o dei Rostri Cesarei al Foro Romano). Cunei d'arco, piccoli blocchi, ad accurata squadratura angolare (lunghi da m. 0,27 a 0,25, larghi m. 0,15 a 0,13), ed una quantità di minuti poligoni facilmente riconoscibili come parte della lorica od incrostazione parietale dell'opus che, ancora al tempo di Vitruvio, dicevasi antiquum.
A m. 1,80, sotto al piano di posa dei massi tufacei e verso la testata ovest, si trovò terra di scarico mista ad argilla giallastra, con carboni, rottami di terraglie e di ossa ed i seguenti oggetti: Corpo di unguentario in argilla chiara e due frammenti id. Orlo di grossa anfora in argilla chiara con l'attaccatura di un'ansa. Altro frammento identico con parte della pancia. Altro id. molto slabbrato, con principio della pancia. Frammento di corpo di anfora (parte superiore con resti dell'orlo) e quattro piccoli frammenti di orlo, di vasi, id. Un orlo di vaso colorato, in argilla rosso-bruna. Un frammento di punta di anfora. Sei frammenti di orli di vaso in argilla biancastra fine, con parti, più o meno esigue, della pancia. Quattro piccoli frammenti di vasi in argilla assai fine, con bella colorazione rosso-bruna. Resto del fondo di un vaso in argilla chiara con notevoli scannellature all'interno. Tre frammenti di vasi in argilla chiara, fine, biancastra (caratteristica dell'ultimo periodo della repubblica). Ventotto frammenti del corpo di grosse anfore ed urcei (dodici verisimilmente dallo stesso vaso), a pareti assai spesse. in argilla rozza e traccie di affumicature esterne; quattro di altro vaso a pareti meno spesse, arrossate da ambo le parti; altri otto a superficie imbiancata all'esterno e rossa internamente. Un fondo di vaso, in argilla bruna, a piede circolare, attorniato da solchi concentrici. Un frammento della parete di grosso vaso a vernice bruna e solchi e striature regolari. Un piccolo frammento di vaso etrusco-campano. Un fondo di vaso id. (con cerchio tracciato da solchi lineari). Un frammento del fondo di vaso id. con piede circolare, continuazione della parete esterna e slabbrato. Fondo di vaso id., a piede circolare con tre zone di circoli concentrici equidistanti. Tra la zona del centrale e la successiva quattro palmette, asimmetriche col fondo tangente all'esterna; tra la seconda e la terza una serie di linee e circoli concentrici.
Verso nord la sostruzione dell'opera quadrata continuava a sperone, tagliato, a m. 0,40 dal masso esterno, da una cloaca parallela ai blocchi. Fra i massi di tufo e l'esterno della cloaca numerosi frammenti di vasellame etrusco-campano, aretino e d'argilla comune. La cloaca è larga m. 0,65 in basso e m. 0,70 in alto, alta m. 1,25 alle pareti e m. 1,45 al centro, coperta da volta a cappuccio, con l'impronta delle tre tavole di centinatura. Libera del terriccio e dei frammenti di vasellame, lucerne, ecc., apparve, a m. 7,30 verso ovest, sbarrata da una sostruzione a palizzata, eguale alla Traianea e parallela al fronte del portico della biblioteca.
È costituita, per m. 1,30, dalla tronca sostruzione dei blocchi tufacei. La sponda sinistra, per m. 2,40 (distanza fra le sostruzioni dei massi), è di muratura meno robusta, spessa m. 0,50 Forma, quindi, la parete per m. 1,77, la sostruzione dei blocchi ora scomparsi, ed al di là riapparisce il muro pressochè eguale all'intermedio. La sponda destra, meno i primi m. 1,30 tagliati nella sostruzione più antica, continua, per m. 6,00, eguagliando, per materiale, i muri posteriori a sinistra. Il letto della cloaca è irregolare, a scaglioni, corroso dalle acque e solcato da larga fenditura centrale. Tra il muro di fortificazione e la cloaca si rinvennero: Quattro frammenti di lucerne: 1° parte del fianco, in argilla rossa, lucidata (inizio del disco e solita sporgenza laterale); 2° id., inizio del fondo con tracce d'affumicatura; 3° frammento del fondo a vernice verde, lucida; 4° frammento del fondo, recante BINIA, ed inizio del fianco in argilla rossa, lucidata. Parte superiore di figurina femminile, testina, parte superiore del torso e la spalla destra, in terracotta completamente corrosa. Due piccoli frammenti d'orlo di vasi etrusco-campani, a vernice lucida. Un frammento più grande, id.; altro consimile, assai spesso. Cinque piccoli frammenti del corpo d'un vaso, id. Frammento della parte d'un piccolo bacino in terracotta, verniciata nera. Frammento di orlo di vaso aretino con parte della parete. Nella grande scannellatura dell'orlo cinque serie di lineole ad incastro e due altre simili nelle pareti. Nella superficie interna dell'orlo due solchi determinano due scannellature. Frammento di orlo di piccolo vaso, id. a labbro piatto. Nove piccoli frammenti d'orlo di vasi; due in terracotta biancastra; quattro in terracotta più o meno arrossata; uno con traccie di affumicatura; due in terracotta assai più fine con resti di vernice bruna. Frammento di vaso in terracotta con decorazioni a verniciatura nera (italiota). Fondo di vaso con piede circolare, del diametro di circa m. 0,055, in argilla grossolana con traccie di affumicatura nel fondo. Frammento del corpo di un vaso in terracotta verniciata nera all’interno e tracce di zone a vernice marrone. Grande frammento d’orlo di vaso in terracotta rossa affumicata e labbro sporgente piatto con solco circolare. Frammento di bacino in terracotta verniciata rosso bruna, con striature circolari sull'orlo esterno e tracce di decorazione interna a vernice nera. Ventisei frammenti di parete di vasi in argilla chiara, alcuni con decorazione a fascie striate all’esterno. Ventisei tessere musive. Collo di grosso vaso in terracotta arrossata con grande orlo sporgente e sul collo piccole incisioni a piani irregolari. Diam. della bocca m. 0,05. Collo di altro vaso più piccolo e più elegante con principio della pancia in argilla chiara; diametro esterno della bocca m. 0,04. Due piccoli frammenti di ansa di grosse anfore. Uno grande, id. Manico di vaso in argilla chiara, con superficie esterna striata, ed alla base un incavo circolare. i Piccolo manico di vasetto in argilla chiara. Centro di due coperchi in terracotta biancastra nell’uno, arrossata nell'altro, con bottone per la presa. Frammento di orlo di altro simile in argilla chiara. Una punta di anfora, molto grande, ed un frammento, id. Due orli di anfore, l'uno con l’attaccatura dell'ansa ed orlo scannellato. Otto frammenti del corpo di grosse anfore. Diciassette frammenti di vasi diversi, alti da m. 0,08 a m. 0,20, alcuni con traccie d'affumicatura. Sette corpi di unguentarî, due senza piede, tre col principio del piede, due col piede intero. Uno ha parte del collo. Sei piedi di unguentari, col bottone. Otto fondi, e due colli, id. Una cinquantina di frammenti di corpi, id. L'argilla è quasi sempre di pasta fine e la decorazione ha solchi regolari concentrici o fascie brune. L'interno, tutto striato, in color bruno. Sotto il pietrisco apparve un sesterzio bronzeo dell'anno 97 e. v. IMP NERVA CAES AVG PM TR P Il COS II PP
Entro la grande cloaca si rinvenne: Disco di anfora in argilla rosso-chiara, lucida, col becco allungato. Ai lati del disco le due solite sporgenze. Un foro sull'orlo interno dell’'infundicolo ed uno nel canale verso il becco. Frammento del fondo d'una lucerna con becco, in rossa argilla rozza, le traccie del canaletto abbastanza profonde; sulla superficie esterna del fondo, in due circoli concentrici, a lettere prominenti: FORTIS. Appartiene, forse al terzo tipo (becco allungato, mancanza di volute, leggenda). Altro piccolo frammento di lucerna in argilla rossa, lucida e striata. Frammento di orlo di vasetto in argilla nera, con due fascie tra le labbra dell'orlo. Frammento del fondo di vaso aretino a piede circolare sporgente, con pareti ad ampio bacino. Nella superficie interna un arco del solco circolare centrale; sull'esterna una sporgenza concentrica a quella del piede e decorazione a striature lineari. Frammento della parete di un vaso ad imitazione aretina, all'esterno resti di figure disposti in due zone. Una striscia di lavagna nera. Una pedina bianca ed una nera.
L'area della biblioteca ad occidente servì, nel medioevo, ad usi privati; sopra la massicciata imperiale, quivi mancante per una profondità di m. 0,50, si costruì un muro grossolano e si scavarono una fogna ed un pozzo. La fogna fra il pilone angolare e la fondazione del penultimo, è quadrilatera, irregolare, di m. 1,67 X 1,80, profonda m. 1,65. Poichè la massicciata, di un metro, sotto il portico della biblioteca termina presso i piloni, tagliò la metà ad ovest della fogna; le pareti ed il fondo ebbero intonaco. L'angolo a nord-ovest è curvo e, presso quello a sud-ovest, uno scolatoio solca la sostruzione e smussa l'orlo della fogna, allineata come le zoccolature di travertino. Nel concime di riempimento si rinvennero frammenti di marmo e terracotta. A m. 2,16 dal lato est del pilone d'angolo un pozzo rettangolare di m. 1,35 x 0,92, profondo m. 7,50 che, fino a m, 6,50, rivestito da muro di mattone, tufo e peperino ed intonacato, tagliò la sottostante massicciata Traianea. Nelle due facce maggiori apparvero dodici buchi dei travi di costruzione, quadrilateri e con m. 0,15 di lato e di profondità; quattro a m. 1,40, quattro a m. 3,15 e gli ultimi a m. 4,70 corrispondenti a tre ponti. L'ultimo tratto di parete non rivestito ed il fondo mostrano terriccio di riporto.
Colmavano il pozzo, fino a m. 6,00, resti di demolizioni, frammenti di travertino e marmo; dai m. 6 ai 7 gli oggetti qui elencati: Vaso in argilla chiara ordinaria, a piede circolare e fondo a tronco di cono rovesciato. Sull'imboccatura si attacca il manico elissoidale, scannellato; all'estremità del diametro dell'imboccatura perpendicolare a quello su cui gira il manico, un foro obliquo che, dall'alto al basso, sbocca in una cannula esterna mancante. La superficie delle pareti è grossolanamente scannellata a zone circolari parallele all'imboccatura. Altezza, dal fondo al giro del manico, m. 0,30; dal fondo all'imboccatura m. 0,22; diametro del piede m. 0,12, dell'imboccatura m. 0,18.Vaso elegante in fine maiolica di colore cenerognolo, imitazione marmo, a piede tondo e pareti sferoidali. Bocca circolare; all'estremità di un diametro, sovra due graziose volute sporgenti, le attaccature del manico, forse elissoidale. Foro obliquo come nel vaso precedente. Presso alla cannula una decorazione floreale e, nel centro, un'arma gentilizia. Altezza del piede all'imboccatura m. 0,14 circa, diametro del piede m. 0,08, della bocca m. 0,11. Fondo largo m. 0,094 di un vaso in fine maiolica a vernice bianca, lucida, con venature cinerognole. Su di una faccia una ghirlanda di ramoscelli gialli, intrecciati a nastri azzurri; nel centro l’inizio di ramo simile, più grande. Frammento di un vaso, a piede circolare, sporgente, in argilla chiara, a vernice lucida e venature cangianti azzurre, gialle, aranciate e turchine. Orlo di vaso, a bacino piatto e largo, in fine maiolica a vernice lucida azzurro cupo. Lungo l'orlo un nastro turchino fra liste di egual colore, l'ultima è a curve adiacenti. Verso l'interno resti di decorazione floreale. Frammento di vaso, pure a bacino piatto e largo, in maiolica chiara, all'interno con vernice lucente a tinte varie. La zona centrale, in color bruno, ha liste giallognole e brune, sulle quali svolgonsi, in giro, altre arcuate, adiacenti che limitano zone a fondo giallo con reticolato marrone; altre analoghe, in doppio giro, partono dai centri a formare nuove zone consimili. All'esterno, chiaro e libero di vernice, solchi concentrici; rimane parte del piede, parimenti circolare, e poco sporgente. Cinque frammenti della parete d’orlo di largo piatto in maiolica chiara, con vernice lucida a fondo azzurro cupo, e decorazione turchina a motivi geometrici floreali. Frammento del corpo e due del fondo (con piede circolare poco sporgente) dello stesso vaso. Quattro frammenti a fondo cinerognolo; all'esterno semplici venature oscure, internamente, decorazione floreale. Due frammenti del fondo dello stesso piatto, con piede circolare alquanto sporgente. Due frammenti combacianti di mattone quadrato, coperto all'esterno, con vernice lucida a vari colori. Lungo i lati, liste gialle che racchiudono la decorazione. Le zone laterali, in vernice turchina, con nastri e foglie e solchi chiari, circondano la parte interna ornata da frutti. Due frammenti di largo piatto in argilla chiara, esternamente decorata da solchi concentrici, ricoperta all’interno da vernice bruna, lucente, su cui risaltano, in tinta più oscura, molteplici archi adiacenti. L'uno, grande, conserva parte dell'orlo largo e piatto. Frammento di grande piatto con largo piede circolare sporgente, decorato, al di fuori, da solchi circolari concentrici ed all'interno ricoperto da vernice a fondo bruno e reticolato giallo-aureo, inserito, nel centro, in ampia zona circolare bruna (interrotta da una lista parimenti giallo-aurea), e, verso l'esterno, in archi adiacenti. Lungo le estremità dell'orlo, ampio e leggermente ricurvo all'esterno, liste circolari brune e cinerognole. Frammento di orlo dello stesso vaso. Cinque ferri da cavallo. Un coltellino in ferro a lama acuminata, triangolare. Una lama, id. Un gancio. Un punteruolo con manico di legno. Una zeppa di ferro solidamente ossidata ad una spranga. Due pezzi di ferro ad uncino. Due pezzi di spranghe di ferro con chiodi. Altro pezzo di spranghetta. Due grosse zeppe di ferro. Martello ben conservato, con tubo per il manico. Porzione centrale di grosso martello con largo foro rettangolare per l'immanicatura. Sei grossi chiodi e molti minori, alcuni con avanzi di calcinaccio. Alla profondità di 7 metri la fanghiglia a grumi, proveniente da slavatura di sponde terrose conteneva un residuo ligneo, nodoso e contorto, lungo m. 0,14, che il prof. Portis attribuì ad un ramo di vite, ed un altro, quasi totalmente carbonizzato, d'apice, ancora erbaceo, di sarmento di vite.
Il regio Commissario al Municipio di Roma annuncio l'avvio ai lavori di liberazione dei Fori Imperiali:
"lo però credo che poche volte sia stata incentivo a compiere cosa meritoria quanto la redenzione degli avanzi del Fòro d'Augusto, annunziata il 21 aprile di quest'anno, a coronazione d’antiche aspirazioni, antiche sicuramente di più che quattro secoli, perchè fu proprio durante il Rinascimento che Raffaello ne lanciò il voto, voto che forse ne raccoglieva altri già vecchi.
E veramente è da riconoscere il merito di quanto ora avviene, al senatore Filippo Cremonesi, regio Commissario al Municipio di Roma, spirito vigile nell’attuare quanto può giovar alla sua insigne città, e al comm. Alberto Mancini, segretario generale del Municipio stesso, uomo di fermi propositi, il quale, entrato nella via d’una impresa che gli sembri degna, vi persevera calmo quanto risoluto.
Il piano di lavoro, da essi accolto, è quello che io avanzai sino dal 1911, dopo che mi era stato concesso, come direttore generale delle antichità e belle arti, d'isolare le terme.
Non v'ha certo chi non vegga che idealmente la più grandiosa delle imprese sarebbe quella di liberare interamente l'area dei Fori tra il colle capitolino e il colle opposto; ma, realtà, tale progetto è ora e lo sarà per molto tempo, non per senpre, irrealizabile per i troppi edifici dovendosi abbattere e troppa folla di abitanti da spostare.
Sostenere ad oltranza tale progetto e volerlo inattuato era la stessa cosa. E fu per questo ch'io m'indussi a farne uno che, riducendo a poco le demolizioni, desse però un uguale risultato per quanto riguardava lo scoprimento delle maggiori parti monumentali. Basta infatti che si demoliscano le dieci o dodici case a levante di via Alessandrina, perchè tutte le testate orientali dei Fòri di Nerva, d'Augusto e di Traiano tornino all’ammirata vista di tutti.
Per ora, intanto, si scopriranno i grandiosissimi avanzi del Fòro d'Augusto, grazie alla raggiunta permuta del monastero dell'Annunziata dei Pantani con altri stabili di proprietà comunale.
E poichè la parte dei Fòri, che presto si scoprirà, è quella di mezzo, così v'è ragione a sperare che tosto parrà nece ia anche la liberazione dei Fòri laterali.
Ce ne danno, del resto, affidamento le parole con le quali si chiude la stessa pubblicazione ufficiale ora apparsa: L'Ammi-nistrazione Comunale fart tutto it possibile anche in avvenire perch e siano esauditi i voti, tante volte formulati, per la completa resurrezionc dei Fed Imperiali. ll Govern() Nationale, che dalla Romana grandezza ha tratto sa-piente misura di giustizia e di forza, vorra indubbiamente, con it stto pieno consenso, rendere pig agevole it raggiungimento della nobilissima meta, che segnera, in una suprema visione di bellezza, la rinascita di quells Roma che fu, nei secoli, luce di grandezza e di civiltà. "
Corrado Ricci
Ieri si è riunita al Ministero dei lavori pubblici la Commissione istituita per l’esame dei progetti esecutivi per l’esecuzione del Piano Regolatore di Roma. Sono intervenuti il Governatore di Roma, principe Boncompagni, e il senatore Corrado Ricci. In seguito all'approvazione di massima, data dal Capo del Governo e dalla stessa Commissione alla proposta del senatore Ricci per la sistemazione di piazza Venezia e delle adiacenze del monumento a Vittorio Emanuele II, la predetta Commissione ha proceduto all'esame dei vari particolari del progetto della grande esedra arborea, tracciando le fondamentali modalità tecniche, artistiche e prospettiche dell'opera. Ha quindi ritenuto che sulla base di tali direttive possa senz'altro essere studiato e compilato il progetto esecutivo da parte dei competenti uffici del Governatorato d'intesa col proponente senatore Ricci. Il Governatore di Roma ha assicurato che il progetto stesso potrà essere completato e portato all'esame definitivo della Commissione entro breve termine.
Ecco la lettera diretta al Capo del Governo dal senatore Corrado Ricci circa la sistemazione delle adiacenze del monumento a Vittorio Emanuele:
« Eccellenza, La sistemazione delle adiacenze del monumento a Vittorio Emanuele II è parsa sempre un problema grave. Diverse perciò le soluzioni proposte, ma tutte discusse assai, e talora non soddisfacenti, nemmeno per gli stessi progettisti. Arduo, infatti, trovare il modo di dare assetto architettonico a uno svariarsi così singolare e irregolare di piani, di edifici e di ruderi; imposti i primi dalla natura e ai cataclismi.
A levante lo scavo del Foro Traiano coi suoi colonnati infranti e l'ampia curva del Mercato di Traiano; a destra, la disforme spianata derivata dalle incaute demolizioni di piazza Aracoeli. Ai lati, quindi, del grande Monumento in ogni sua parte rigorosamente simmetrico, e in continuazione di piazza Venezia (che è ugualmente nelle masse e nei profili, se non nel tipo architettonico, simmetrica, un disordine senza pari di linee prospettiche, e di aspetti, case d'ogni tempo, ora alte, ora basse, chiese e palazzi inclinati per ogni verso, rimasti così dopo la scomparsa delle strade su cui corrispondevano.
Come rimediare a tutto ciò? In qual modo risolvere il problema e creare un ambiente architettonico che rispetti il vecchio e lo raccordi col nuovo? Il pensiero degli artisti corse in genere a quanto in condizioni pressoché simili, aveva fatto il Bernini col Colonnato di San Pietro, appunto per nascondere, ai lati della spianata antistante alla immensa basilica, tutto un formicolìo di costruzioni disuguali. Idea sicuramente ottima, ed attuazione stupenda; ma meno difficile che non sia nel caso nostro, perchè non v’erano là monumenti dell’importanza di Santa Maria di Loreto o della Colonna Traiana, nè ruderi da paragonare a quelli del Foro; e se anche vi sorgevano edifici alquanto notevoli come la porta vaticana di Paolo V, né il Bernini, né Alessandro VII, né il loro tempo avevano tali scrupoli da arrestarsi, dinanzi ad essi, nella colossale impresa. In ogni modo anche per i lati del nostro Monumento l'idea berniniana di alzare due porticati, che nascondessero le retrostanti anomalie, è prevalsa.
Ecco perciò proposte due costruzioni a portico, o rettilinee o in curva. Senonché esse, non collegate al Monumento stesso, come i loggiati di San Pietro, sì da formare un complesso unico, si vedrebbero staccate per quasi una trentina di metri, per dar posto alle due strade a levante e a ponente del Campidoglio. Esse non sarebbero altro che due nuovi Monumenti d'incerta destinazione, e costosissimi perchè non sarebbe certo consentito di farli meschini di linee e di materia. Oltracciò, a levante, il nuovo edificio nella sua moderna integrità verrebbe imposto ai ruderi del Foro Traiano, e precisamente della Basilica Ulpia, errore, a mio avviso, oltre che nel riflesso archeologico, anche in quello scenografico.
E poi i due emicicli non sorgerebbero come il Colonnato di San Pietro, prima del monumento a guisa d'immenso peristilio; bensì, con minore ragionevolezza, di fianco, e nasconderebbero totalmente o quasi, visuali magnifiche come quelle del Mercato di Traiano e del Foro d'Augusto. E allora? Giuseppe Sacconi, senza precisare il suo pensiero, vide come in sogno (uso una frase di Michelangelo) presso ai fianchi del suo Monumento, un fondo arboreo.
L'idea balenò in seguito ad altri. Ora da quella idea nasce la mia proposta, ampliata e concretata in una forma che ritengo (dico ritengo) nuova. Incorniciare, anzi isolare il Monumento da tutte le anomalie vicine, con una immensa esedra arborea, che a sinistra movendo di contro alla Chiesa della Madonna di Loreto si apra solo per far posto al Viale dei Fiori, lasciando vedere in fondo il Colosseo; e a destra movendo di contro il Palazzetto di Venezia, si apra solo per far posto alla via del Campidoglio, lasciando vedere la cima, ornata di pini, della Rupe Tarpea. Non altre forme architettoniche o scultorie vicino al Monumento; non altri candori marmorei; ma le ombre e il verde dei cipressi e dei pini in quei meravigliosi aspetti che la natura immutabile ha dato loro e che convengono ugualmente alle ruine, come agli edifici integri, d'ogni tempo, d'ogni stile, d'ogni culto civile o religioso.
Un viale a due filari, appunto, di cipressi e di pini (perchè il verde e l’ombra siano senza stagione, ossia perenni) col suo terreno alto tre o quattro gradini dal piano della piazza, perchè abbia certa grandiosità quasi di scalea teatrale, necessaria alla nobiltà del luogo, e non sia un giardinetto dal parterre rigonfio e banale. Sotto il viale, sedili di travertino, a linee semplici e romane.
E poiché è frequente il caso di solennità che si compiono nel Monumento, ed evitare il solito alzamento di aste provvisorie con trofei o aquile di legno o di cartapesta, siano da ogni lato collocati bei pili di bronzo, basi di antenne su cui s'inalberano, ad ogni occasione, bandiere e stendardi. Dietro alla curva alberata di ponente, risorgano edifici tali da ricomporre la piazza d'Aracoeli necessaria al raccoglimento delle linee convergenti delle scalee, delle rampe e dei palazzi Capitolini. A quegli edifici, non più alti del Palazzetto di Venezia, e parimenti oscuri, sarà di magnifica testata all'incontro della scala di Aracoeli, la piccola e grandiosa Chiesa di Santa Rita, la quale, con tre lati scoperti, risolverà il problema edilizio e artistico di quel punto piuttosto stretto.
E, si consideri che le colonne disuguali e rotte e i marmi della Basilica Ulpia e del Tempio di Traiano, avranno un fondo di verde; e, se altri resti affioreranno, saranno conservati tra gli alberi, senza che un edificio, da costruirvi sopra, renda necessaria la loro manomissione. E ben si sa come ogni orma d'antichità sia assai bella quand'è cinta di vegetazione. Sarà possibile, inoltre, con lo scavo del Foro, spingersi sino al Viale, nel cui percorso si avrà da ogni lato e di fronte, l'incanto di monumenti cospicui e famosi. Io credo perciò che la mia proposta conduca a una buona soluzione di tutte le difficoltà che « il loco varo » presenta. Né si trascuri infine il fatto che tale soluzione farà risparmiare allo Stato e al Governatorato molti e molti milioni, allontanando anche il pericolo che, a cose fatte, l'assetto architettonico si riveli infelice. Gli alberi sono sempre, e dovunque, cagione di bellezza e di ristoro. Con perfetto ossequio, Corrado Ricci. »
Su richiesta del direttore dei musei del comune di Roma, papa Pio XII concede in deposito perpetuo al costituendo Museo della Civiltà Romana, la prima serie dei Calchi della Colonna Traiana (realizzati da napoleone III nel 1861 ed esposti ai Musei Vaticani). .
Avvio dei lavori di rinforzo strutturale e di risanamento dalle infiltrazioni d'acqua delle opere in cemento armato risalenti ai lavori del Governatorato di Roma (per permettere la sistemazione urbanistica di piazza Venezia), nella Biblioteca Occidentale del Foro di Traiano.
I lavori hanno previsto lo smontaggio del massetto pavimentale in cemento, posato nella parte centrale dell'ambiente alla fine degli anni '80.
Dall'asportazione di questo materiale, riemerge la preparazione pavimentale originale della Biblioteca.
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Sepolture presenti
DescrizioneLa Colonna Traiana è un monumento innalzato a Roma per celebrare la conquista della Dacia (attuale Romania) da parte dell'Impero romano.
La colonna è del tipo "centenario", cioè alta 100 piedi romani (pari a 29,78 metri, 39,86 metri circa se si include l'alto piedistallo alla base e la statua alla sommità).
L'ordine della colonna è tuscanico riadattato, come testimoniano alla sommità le scanalature sotto il fregio spiraliforme, il capitello decorato da un kyma a ovoli e con la base a forma di corona su plinto.
La colonna è costituita da 18 colossali blocchi in Marmo di Carrara, ciascuno dei quali pesa circa 40 tonnellate ed ha un diametro di 3,83 metri.
Essi vanno a comporre i 17 rocchi, la base, il capitello e l'abaco. In origine sulla sommità era collocata una statua bronzea di Traiano.
Il rilievo rappresenta le due campagne dell'imperatore Traiano. La storia è rappresentata lungo i 200 metri arrotolati a spirale attorno alla colonna, con 114 riquadri di larghezza uguale, dove sono illustrati gli avvenimenti della prima campagna del 101-102 d.C. (scene 1-57) e della seconda campagna dacica del 105-106 d.C. (scene 59-114), con al centro una figura allegorica di Vittoria tra trofei nell'atto di scrivere le Res gestae (scena 58).
La figura di Traiano è raffigurata circa 60 volte e la sua presenza è spesso sottolineata dal convergere della scena e dello sguardo degli altri personaggi su di lui.
Stampe antiche1931
Marcello Piacentini
Vista della sistemazione di Piazza Venezia
Piano Regolatore del 1931
1931
Marcello Piacentini
Pianta della sistemazione di Piazza Venezia
Piano Regolatore del 1931
1931
Sistemazone di Piazza venezia con Esedre Arboree
1907
Diagramma altimetrico della sommità del Qurinale
Notizie degli scavi di antichità
1907
Sezione della Colonna Traiana
Notizie degli scavi di antichità
1907
Pianta del Basamento della Colonna Traiana
Notizie degli scavi di antichità
1907
Assonometria del Piedistallo della Colonna Traiana
Notizie degli scavi di antichità
1907
Restauro grafico del Piedistallo della Colonna Traiana
Notizie degli scavi di antichità
1907
Sostruzione del Piedistallo della Colonna Traiana
Notizie degli scavi di antichità
1864
Colonna e Foro Traiano
Scenografia dei più celebri monumenti
1851
Luigi Canina
Particolari della Colonna Traiana
Gli edifizj di Roma antica - Volume IV
1851
Luigi Canina
Colonna Trajana
Gli edifizj di Roma antica - Volume IV
1851
Luigi Canina
Vedute della Colonna Trajana
Gli edifizj di Roma antica - Volume IV
1851
Foro Traiano
Principali monumenti di Roma e sue vicinanze
1850
Luigi Rossini
Piedistallo della Colonna di Traiano
I principali Fori di Roma Antica
1850
Luigi Rossini
Piedistallo della Colonna di Traiano
I principali Fori di Roma Antica
1850
Luigi Rossini
Piedistallo della Colonna di Traiano
I principali Fori di Roma Antica
1850
Luigi Rossini
Piedistallo della Colonna di Traiano
I principali Fori di Roma Antica
1850
Luigi Rossini
Fregi trovati nel Foro di Traiano
I principali Fori di Roma Antica
1848
Luigi Canina
Sezione della basilica Ulpia
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Esposizione degli edifizi intorno la colonna coclide
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Veduta del Foro Trajano
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1843
Luigi Canina
Foro Trajana
Supplemento all'opera Sugli edifizi antichi di Roma
1839
Luigi Rossini
Foro Traiano
1839
Scavo della basilica Ulpia
Il ristauro del Foro Traiano
1839
Piante degli edifizi del foro Traiano
Il ristauro del Foro Traiano
1839
Scavi alla Colonna Traiana
Il ristauro del Foro Traiano
1839
Spaccato della Colonna Traiana
Il ristauro del Foro Traiano
1835
Giovanni Battista Cipriani
Foro di Traiano
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1833
Domenico Amici
Colonna Trajana
Raccolta delle principali vedute di Roma
1833
Agostino Tofanelli
Palazzo Imperiali Valentini
Memorie di antichità e curiosità di Roma e dintorni
1830
Colonna trajana
Nuova raccolta delle principali vedute antiche e moderne dell'Alma città di Roma e sue vicinanze
1824
Colonna Traiana
Accurata e succinta descrizione topografica delle antichità di Roma - III edizione
1821
George Ledwell Taylor
Antonine of TraJan
Architectural Antiquities of Rome
1821
George Ledwell Taylor
Trajan Column
Architectural Antiquities of Rome
1818
Pietro Parboni
Foro Traiano
Raccolta de monumenti più celebri di Roma antica
1817
Angelo Uggeri
Pianta degli edifici adiacenti la Colonna Traiana
Giornate pittoriche degli edifici di Roma Antica e de suoi contorni
1817
Angelo Uggeri
Pianta delle scoperte al Foro di Traiano
Giornate pittoriche degli edifici di Roma Antica e de suoi contorni
1817
Giovanni Battista Cipriani
Colonna Traiana
Degli Edifici Antichi e Moderni di Roma
1817
Giovanni Battista Cipriani
Foro Traiano
Degli Edifici Antichi e Moderni di Roma
1813
Progetto di abbellimento della Piazza Trajana
Album Gabrielli
1810
Giovanni Battista Cipriani
Foro Traiano
1787
Victor Jean Nicolle
Colonna Traiana
1787
Victor Jean Nicolle
Colonna Traiana
1774
Giovan Battista Piranesi
Sessione verticale della Colonna Trajana
Trofeo o sia magnifica colonna
1774
Giovan Battista Piranesi
Sessione verticale della Colonna Trajana
Trofeo o sia magnifica colonna
1774
Giovan Battista Piranesi
Sessione verticale della Colonna Trajana
Trofeo o sia magnifica colonna
1774
Giovan Battista Piranesi
Piedestallo e base della Colonna Trajana
Trofeo o sia magnifica colonna
1774
Giovan Battista Piranesi
Base del Piedestallo della Colonna Trajana
Trofeo o sia magnifica colonna
1774
Giovan Battista Piranesi
Capitello della Colonna Trajana
Trofeo o sia magnifica colonna
1774
Giovan Battista Piranesi
Veduta della Colonna Trajana
Trofeo o sia magnifica colonna
1774
Giovan Battista Piranesi
Veduta della Colonna Trajana
Trofeo o sia magnifica colonna
1774
Giovan Battista Piranesi
Veduta della Colonna Trajana
Trofeo o sia magnifica colonna
1774
Giovan Battista Piranesi
Veduta della Colonna Trajana
Trofeo o sia magnifica colonna
1774
Giovan Battista Piranesi
Piedistallo della Colonna di Traiano
Trofeo o sia magnifica colonna
1774
Giovan Battista Piranesi
Piedistallo della Colonna di Traiano
Trofeo o sia magnifica colonna
1774
Giovan Battista Piranesi
Piedistallo della Colonna di Traiano
Trofeo o sia magnifica colonna
1774
Giovan Battista Piranesi
Piedistallo della Colonna di Traiano
Trofeo o sia magnifica colonna
1761
Domenico Montaigù
Veduta della Colonna Trajana
Nuova raccolta delle più belle Vedute di Roma
1761
Fioravante Martinelli
Colonna Traiana
Roma ricercata nel suo sito
1756
Giovan Battista Piranesi
Colonna Traiana
Le Antichità Romane - Tomo I
1752
Giuseppe Vasi
Piazza della Colonna Traiana
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro II
1752
Giuseppe Vasi
Colonna Traiana
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro II
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta presso la Colonna Trajana
Vedute di Roma
1747
Giovan Battista Piranesi
Colonna Trajana
Vedute di Roma
1708
Bonaventura van Overbeek
Tombeau ou la Colomne de Trajan
Les restes de L'Ancienne Rome
1702
Fioravante Martinelli
Colonna Traiana
Roma ricercata nel suo sito
1697
Pietro Santi Bartoli
Colonna Trajana
Gli antichi sepolcri overo mausolei romani et etruschi trovati in Roma e altri luoghi celebri
1687
Fioravante Martinelli
Colonna Trajana
Roma ricercata nel suo sito
1669
Giovan Battista Falda
Chiesa della Madonna di Loreto de' Fornari
Novo teatro delle Chiese di Roma date in luce sotto papa Clemente IX
1666
Lievin Cruyl
Prospectus Columnae Traiani Imp.
Prospectus Locurum Urbis Romae Insignium
1641
Israel Silvestre
Piazza della Colonna traiana
Antiche e Moderne Vedute di Romae
1638
Giovanni Maggi
Calvmna Traiani
Roma vetus ac recens
1627
Pompilio Totti
Colonna Traiana
Ritratto di Roma antica
1625
Giacomo Crulli
Colvmna Traiani
Grandezze della città di Roma antiche e moderne
1615
Aloisio Giovannoli
Columna Traiani
Vedute degli antichi vestigj di Roma
1613
Giacomo Lauro
Columna Traiana
Antiquae Urbis Splendor
1590
Natale Bonifacio
Guglia della Modonna del Popolo
Fabriche di Sisto V fatte da Domenico Fontana
1589
Ambrogio Brambilla
Opere di Sisto V
Speculum Romanae Magnificentiae
1588
Girolamo Francino
Colvmnia Traiani
L'antichità di Roma
1575
Étienne Dupérac
Disegno della Colonna Traiana
I vestigi dell'antichita di Roma
1575
Colonna Traiana
Speculum Romanae Magnificentiae
1575
Colonna Traiana
Speculum Romanae Magnificentiae
1569
Giovanni Battista Cavalieri
Traiani columnae cochlidis
Vrbis Romae Aedificiorvm
1565
Bernardo Gamucci
Colonna di Traiano
Libri qvattro dell'antichita della città di Roma
1554
Ambrogio Brambilla
Colonna di Traiano
Speculum Romanae Magnificentiae
1540
Sebastiano Serlio
Colonna Traiana
Trattato di architettura