Informazioni storicheData: 1970
Codice identificativo monumento: 2021
CronologiaIl Comune di Roma riceve in dono la Spada e ed altre memorie di Garibaldi:
"Appena saputasi la notizia della morte di Garibaldi, il sindaco di Roma chiese alla famiglia che dessero in dono al Museo Capitolino la spada dell'eroe. Non c'era più. Garibaldi ne avea fatto dono ad un inglese, al colonnello Chambers, che con la sua signora avea fatto la campagna del 1866 nel Trentino.
Il colonnello Chambers, senza aspettare neanche la richiesta, si presentò al nostro ambasciatore in Londra e si dichiarò pronto a rendere alla nazione italiana la spada ed altre memorie che aveva avute in dono dal generale. E fu veramente un tratto di generosità straordinaria, lo spogliarsi di tali memorie, ricevute da tal uomo, e in tale momento. Tratto ancor più ammirabile in un inglese, poichè tutti sanno il pregio in cui gli inglesi tengono questo genere di rarità, che in questo caso erano anche memorie personali.
La consegna al municipio di Roma ebbe luogo nell'aula massima capitolina il 5 luglio, con molta solennità. Un delegato del ministero degli esteri consegnò al ff. di sindaco, duca Torlonia, i seguenti oggetti:
1.º Una sciabola con dragona, fodero di acciaio con iniziali nella lama G. G. (è quella che gli servì nella campagna del 1859, a Marsala e nel 1866);
2.º Un cinturino d'argento, antico modello, con placca di ottone portante la croce di Savoia e lo stemma reale;
3.º Bandiera in tela tricolore, con frangia tricolore, portante scritta sul campo bianco con parole in oro: Faenza al prode di Montevideo; cravatta tricolore appartenente alla detta bandiera;
4.º Coperta di lana bianca con la quale fu involto il generale, quando fu ferito ad Aspromonte, con scritta inglese: coperta del generale Garibaldi nella quale quando fu ferito ad Aspromonte fu portato via dal campo.
Il Re diede al colonnello Chambers, il grado e le insegne di commendatore della Corona d'Italia. È una ricompensa più che meritata."
Cin il n. 212, viene istituito un Comitato Nazionale per la storia del Risorgimento, con il compito di: "raccogliere, preparare ed ordinare i documenti, i libri e tutte le altre memorie che interessano la storia del risorgimento italiano e di prepararne e facilitarne lo studio.
Alla presenza della famiglia reale, del presidente del Consiglio Giovanni Giolitti e di seimila sindaci provenienti da tutta Italia viene inaugurato il Vittoriano. Il monumento non ancora ultimato, viene aperto al pubblico in occasione degli eventi collegati all'Esposizione Universale e per le celebrazioni del cinquant'anni dell'Unità d'Italia. La data è scelta corrisponde alla festa nazionale dello Statuto Albertino.
Roma si è destata sotto una densa cortina di nuvole che minacciavano la pioggia. Dai cipressi di Monte Mario ai pini di Villa Medici, dai lauri del Gianicolo alle palme del Palatino è tutto un manto di piombo che si addensa sulle case e prolunga la sensazione incresciosa del crepuscolo. Le duecento mila persone che si sono affrettate dentro la cinta onoriana scrutano con malinconia quell'impenetrabile cortina. Le bandiere che pendono da ogni finestra (io non ne ho vedute mai tante, per nessuna festa) rimangono immobili lungo l'asta, nella calma opprimente dello scirocco. E verso le 7 comincia a piovere, una pioggia sottile che dà l'impressione di dover continuare tutta la giornata. Ma il miracolo avviene poco dopo: un'improvvisa folata di vento squarcia la nuvolaglia del cielo: le bandiere sventolano come vivificate, la gente che già affolla le vie si rialza dall'accasciamento in cui l'aveva posta la previsione di una festa mancata. In meno di mezz'ora, gli ultimi cirri si disperdono verso il mare e il più bel sole che mai abbia visto, "cosa maggiore di Roma„, risplende in tutta la sua gloria nel cielo senza macchia.
Oramai tutta la popolazione di Roma, (i suoi seicentomila abitanti, i suoi duecentomila ospiti) ha invaso le strade della città. Il Corso è nero di folla: per un chilometro e mezzo (che tale è la lunghezza della via cittadina) i romani si addensano cercando di assistere allo scoprimento della statua. E siccome questa è nell'asse della strada, si può scorgere fino dall'obelisco della Piazza del Popolo. Di tanto in tanto la musica di un reggimento che passa per recarsi al suo posto fa battere i cuori con gl'inni della patria. Si applaude, si grida, si parla: è come una lieve ebbrezza che si estende su tutta la città, che scoppia improvvisamente al passaggio dei cortei, sieno essi formati dai fanciulli delle scuole o dai veterani scintillanti di medaglie. E il sole divampa su quei colori e su quei clamori mentre il vento che fa garrire la stamina delle bandiere reca lontano il rombo indefinibile di quell'entusiasmo.
Del resto, anche nel recinto degli invitati si ha lo stesso fenomeno di applausi, di grida, di entusiasmo. Visto nel sole mattutino il monumento biancheggia tutto come una montagna di marmo. Chi nota più i difetti? Per giungervi bisogna traversare la siepe dei seimila sindaci, bisogna fendere la folla delle signore, bisogna oltrepassare le rappresentanze dei reggimenti che recano tutti i vessilli d'Italia: da quello glorioso di Genova Cavalleria che porta sulla sua asta la medaglia al valore del 1750, fino a quello dei Cavalleggeri di Treviso, che ancora non ha avuto il suo battesimo di sangue e di gloria. Ma che mirabile visione di colore, fra lo scintillio delle armi, la porpora delle camicie rosse, le note chiare dei vestiti muliebri, l'oro delle statue, il candore del marmo: una visione che sembra sconfinare dai limiti imposti alla materia, per compendiarsi coi suoni delle musiche, coi clamori degli applausi, col grande trionfo dell'estate romano. Vi è stato un istante (quando il corteo reale è entrato nel recinto) che questo insieme ha assunto il suo significato più alto.
Era veramente un trionfo secolare, il trionfo guerresco e civile che gl'italiani tutti celebravano alla virtù della loro stirpe. Per la prima volta tutti i principi di Casa Savoia si trovavano riuniti; e tre generazioni di sovrani, dalla Regina Margherita al Principe di Piemonte, sembrano rappresentare dinnanzi agli occhi degli italiani la continuità della sua storia, il Patto di fede e di amore che il popolo e il re avevano cementato nel sangue di una vittoria comune. A questo sentimento ha dato maggior risalto un fatto nobilissimo che mi è sembrato veramente degno di Roma; nel momento in cui è caduto il velo che copriva la statua, le musiche hanno suonato l'Inno di Mameli. Allora, timidamente da prima, a piena voce in seguito i presenti lo hanno accompagnato in coro. Nobile pensiero dovuto non so a chi, questo che rompendo le consuetudini ufficiali si è voluto riallacciare con l'ideale armonia della musica, la grande cerimonia d'oggi con quella luminosa primavera romana quando intorno alle mura del Gianicolo erano accorsi in una disperata difesa i cavalieri gentili d'Italia. E nessuna apoteosi poteva riuscire più degna per il Poeta che ne aveva scritto le strofe, il poeta bello, appena ventenne, amato dalle donne e dalla gloria, che in un impeto di amore era venuto a cercare la morte nel bacio sanguinoso della sua grande amante: Roma!
E queste cose ognuno le sentiva e ognuno viveva una vita nella breve ora del giorno indimenticabile. Intorno alla statua d'oro del Re, vi erano tutte le rappresentanze d'Italia: vi erano i reduci di tutte le battaglie e di tutte le glorie dal novantenne Coccanari che è l'ultimo superstite della Costituente romana al tenente di vascello Paolini che sul vasto petto di marinaro ha l'onore unico di portare la medaglia d'oro al valor militare! Mezzo secolo di storia che si avvicenda e che dimostra come il giorno in cui l'Italia abbia a chiamare i suoi figli, si troveranno nuovi soldati per difenderne i confini e nuovi poeti per infiammare gli animi alla vittoria.
Dopo l'inaugurazione siamo ritornati a vedere il monumento. Si era tanto parlato della statua del Chiaradia e se ne era detto tanto male, che a molti è apparsa una violazione. Nella sua immensa mole dorata, apparisce snella ed elegante; e fra le sculture (non sempre belle) che adornano il monumento apparisce delle migliori. Più discusso e più discutibile è invece il fregio dello Zanelli per l'Altare della Patria. I difetti che furono notati nel bozzetto si fanno più evidenti: è modellato deliziosamente ma è opera di cesello e non di scultura. Inoltre tutte quelle gambe penzolanti in linea retta danno la sensazione poco decorativa di un teatro di burattini. Inoltre il poco aggetto delle figure oltre a renderle quasi invisibili fa sì che gli altorilievi della base della statua appariscano più solidi di questi su cui dovrebbero riposare. Inoltre la figura centrale di Roma è una smilza Minerva Arcaica, senza carattere, senza rilievo, senza grandiosità. Ma per giudicare di questi e di altri difetti bisognerà aspettare che il Dazzi abbia esposto il suo lavoro. Oramai la lotta è impegnata e siamo agli ultimi colpi: fra un mese sapremo a chi spetta la vittoria che per conto mio non può essere dubbia.
E dopo la nuova visita al monumento.... è cominciata una giornata fantastica, un rincorrersi di gente per le strade, signore che vendevano fiori o sindaci che visitavano i monumenti, musiche che traversavano la città e grida e applausi di entusiasmo. Chi può dire quello che è successo dopo? Tutte le ville rigurgitavano di gente, tutte le strade erano piene di popolo, tutti i caffè erano zeppi di passanti, tutte le esposizioni affollate di visitatori. Per ventiquattro ore, una festa mostruosa ha tenuti tesi i nervi e i sensi dei romani. Per ventiquattro ore si è avuta un'orgia di suoni, di colori e di forme. E quando a notte gli undicimila razzi della girandola hanno incendiato dal Pincio il cielo di Roma, è sembrata veramente l'apoteosi di fuoco di questa grande giornata di entusiasmo che ha dato in noi tutti l'impressione profonda che qualcosa di grande e di misterioso era compiuto per sempre. Il voto secolare degli italiani dispersi, che sul principio di un secolo nuovo proclamavano al mondo la loro trionfale risurrezione.
Diego Angeli
Al Vittoriano inaugura la Mostra del Risorgimento in occasione dell'Esposizione Universale e delle celebrazioni per i cinquant'anni dell'Unità di'italia. Al termine della fiera, sarà il primo nucleo del Museo del Risorgimento.
In occasione del ventennale dell'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale, Vittorio Emanuele III celebra la conclusione dei lavori al Vittoriano. Viene inaugurata la nuova sede dell'Istituto del Risorgimento al Vittoriano e la cripta del Milite Ignoto.
"La Giunta centrale per la storia del Risorgimento, insediata dal Duce, ha il eòmpito ben determinato «di coordinare l’attività delle Reali Deputazioni e Società di storia patria». Ad essa fanno capo tre enti: il R. Istituto Storico Italiano per il medio evo, il R. Istituto Storico Italiano per l’età moderna e contemporanea, la Società Nazionale per la storia del Risorgimento italiano. Unitaria concentrazione.
Da una parte l' Istituto sopraintende allo studio delle fonti e alla preparazione degli studiosi. Dall'altra, la Società provvede alla utilizzazione delle fonti ed agli studî veri e propri.
L'ingresso principale del Museo centrale del Risorgimento è verso il Foro di Cesare, da quella parte del Colle dove il Monumento viene a connettersi col portichetto del Vignola, alla piazza del Campidoglio. La severa sistemazione architettonica è dovuta ad Armando Brasini, Accademico d'Italia. Entrando dalle porte di bronzo, i cortei raggiungeranno la « Galleria delle Bandiere» e di lì il Sacrario. Qui si sono recati i Reggimenti a prendere i vessilli benedetti prima di condurli al fuoco. Qui li riporteranno, consacrati dalla morte e dalla vittoria.
La Galleria, dal geniale e ricco pavimento sacconiano, ha forma sontuosa e lievemente inflessa. Negli ampi nicchioni del fondo vengono collocate le vetrine con le gloriose bandiere dei Reggimenti. Le alzate di bronzo sorgono su basi di porfido. La Sala è stata rivestita dal Brasini d'una sottile cortina di cotto, con zoccolo di pietra.
Nel Vittoriano si congiungono la storia del Risorgimento e quella della nostra guerra: una ideale continuità di storia suggellata col sangue. Il cuore del Museo è l’altare della Patria, che racchiude i resti mortali del Soldato Ignoto. Nell'interno del Monumento esso ottiene un'ospitalità dignitosa e definitiva. La cappella, a croce greca, s'inarca al di sotto del monumento equestre, ed è circondata da un ambulacro, nel quale sfileranno riverenti i cittadini, sentendosi, là dentro, tutti soldati.
Nella Cappella non è che un altare: un blocco di pietra del Grappa, sormontato da una croce lignea. Il pavimento è di marmi del Carso. La cappella conduce alla cripta della tomba, dove una lastra bronzea reca la scritta «Soldato Ignoto ». Nella nicchia un mosaico di Giulio Bargellini raffigura Cristo in un cielo stellato. I pilastri angolari della cappella ricordano emblematicamente l’ascensione sanguinosa dalla guerra dell’Indipendenza alla Rivoluzione delle Camicie Nere.
Quattro sale sono dedicate al glorioso apostolo Mazzini; all'epico condottiero Garibaldi; a Camillo Cavour, genio politico; a Vittorio Emanuele II, re liberatore, che ebbe in sé la coscienza unitaria del popolo italiano.
Tra pochi anni il Museo centrale del Risorgimento sarà mèta relîgiosa d’ogni italiano: convegno di spiriti adoranti la divina entità della Patria. Poiché la storia del Risorgimento — ha detto benissimo il Quadrumviro De Vecchi di Val Cismon — va intesa come creazione dell'Unità Italiana e come presupposto della Rivoluzione Fascista."
Con R. D. 20 giugno 1935, viene istituito l'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, fondendo la Società Nazionale per la storia del Risorgimento (privata) e il Comitato Nazionale per la storia del Risorgimento (pubblico).
Attentato al Vittoriano. Scoppiano due bombe, a dieci minuti l'una dall'altra. Collocate lateralmente, in corrispondenza di ciascun propileo, riuscirono a scardinare la porta del Museo centrale del Risorgimento e a rompere le vetrate della basilica di Santa Maria in Aracoeli.
In occasione della commemorazione del centenario del plebiscito che decretò l'annessione del Lazio al Regno d'Italia, apre per la prima volta al pubblico il Museo centrale del Risorgimento al Vittoriano.
Il Vittoriano passa in carico dal Ministero della pubblica istruzione al neonato Ministero per i beni culturali.
Il Museo centrale del Risorgimento al Vittoriano viene chiuso per inagibilità a causa di un allagamento dovuto alla rottura di un tubo.
Su interesse del presidente Carlo Azeglio Ciampi, dopo una fase di restauri, il Vittoriano e il Museo Centrale del Risorgimento ritornano nuovamente accessibile al pubblico.
Opere d'arte e decorazioni
Stampe antiche